Martinengo: differenze tra le versioni
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Certo è che nel 1023 il figlio di Lanfranco da Martinengo Ambrogio II divenne Vescovo di Bergamo; personaggio assai potente anche per gli appoggi imperiali che ebbe, ed è quindi ipotizzabile che abbia facilitato lo straordinario sviluppo di questa famiglia e forse anche l’inserimento nella famiglia Martinengo di uno dei tre fratelli ungheresi giunti in val Cavallina col seguito di Enrico II, e che avrebbero dato origine anche agli Agliardi e ai Terzi. | Certo è che nel 1023 il figlio di Lanfranco da Martinengo Ambrogio II divenne Vescovo di Bergamo; personaggio assai potente anche per gli appoggi imperiali che ebbe, ed è quindi ipotizzabile che abbia facilitato lo straordinario sviluppo di questa famiglia e forse anche l’inserimento nella famiglia Martinengo di uno dei tre fratelli ungheresi giunti in val Cavallina col seguito di Enrico II, e che avrebbero dato origine anche agli Agliardi e ai Terzi. | ||
| − | Meriterebbe un riesame critico, alla luce anche di alcune notizie recenti, il documento originario del sec. XIII, poi mal riportato con enfasi barocca, che vorrebbe far discendere i Martinengo (che da tempo esistevano) da uno dei tre fratelli giunti in bergamasca dalla Pannonia nel 1007 agli ordini di Enrico II, (origine anche degli Agliardi e dei Terzi ), mentre è possibile vi siano stati innesti magari per via matrimoniale, come è detto per la loro sorella, o infeudamenti vescovili. | + | Meriterebbe un riesame critico, alla luce anche di alcune notizie recenti, il documento originario del sec. XIII, poi mal riportato con enfasi barocca, che vorrebbe far discendere i Martinengo (che da tempo esistevano) da uno dei tre fratelli giunti in bergamasca dalla Pannonia nel 1007 agli ordini di Enrico II, (origine anche degli Agliardi e dei Terzi), mentre è possibile vi siano stati innesti magari per via matrimoniale, come è detto per la loro sorella, o infeudamenti vescovili. |
Certo è che il potenziamento dei Martinengo in quei primi secoli del millennio fu un fenomeno di grande rilievo. La famiglia passò presto in terra bresciana, dove si diramò in ben 15 rami importanti con terre e castelli in tutto il territorio bresciano, bergamasco e cremasco, e dintorni. anche per gli appoggi imperiali, e Vescovili documentati in larghissima misura un secolo dopo per il Vescovo di Brescia. | Certo è che il potenziamento dei Martinengo in quei primi secoli del millennio fu un fenomeno di grande rilievo. La famiglia passò presto in terra bresciana, dove si diramò in ben 15 rami importanti con terre e castelli in tutto il territorio bresciano, bergamasco e cremasco, e dintorni. anche per gli appoggi imperiali, e Vescovili documentati in larghissima misura un secolo dopo per il Vescovo di Brescia. | ||
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Tra le dette diramazioni, il Guerrini, grande studioso di questa famiglia, conferma che vi fu già nel sec. XII quella bergamasca da cui derivarono anche i Calepio (pag 123) e una bresciana che si diramò via via (pag. 124) Brusati. | Tra le dette diramazioni, il Guerrini, grande studioso di questa famiglia, conferma che vi fu già nel sec. XII quella bergamasca da cui derivarono anche i Calepio (pag 123) e una bresciana che si diramò via via (pag. 124) Brusati. | ||
| − | Uno dei rami bresciani poi tornò in posizione di spicco in terra bergamasca all’inizio del 1500, grazie all’imparentamento con Bartolomeo Colleoni, marito di una Martinengo e padre adottivo di tre suoi generi, che così divennero Martinengo Colleoni ed Alessandro costruì il palazzo in via Pignolo. | + | Uno dei rami bresciani poi tornò in posizione di spicco in terra bergamasca all’inizio del 1500, grazie all’imparentamento con Bartolomeo Colleoni, marito di una Martinengo e padre adottivo di tre suoi generi, che così divennero '''[[Martinengo Colleoni]]''' ed Alessandro costruì il palazzo in via Pignolo. |
Dal ramo rimasto bergamasco derivarono i conti di Calepio come conferma anche Guerrini (pag 123) e da lui viene poi ampiamente documento lo sviluppo dei rami divenuti bresciani (pag.124-133 -174) Uno di questi cambiò nome e divenne Brusati gli altri tra il XII – al XIV ebbero a Brescia molti importanti personaggi e tantissimi feudi. | Dal ramo rimasto bergamasco derivarono i conti di Calepio come conferma anche Guerrini (pag 123) e da lui viene poi ampiamente documento lo sviluppo dei rami divenuti bresciani (pag.124-133 -174) Uno di questi cambiò nome e divenne Brusati gli altri tra il XII – al XIV ebbero a Brescia molti importanti personaggi e tantissimi feudi. | ||
Versione delle 18:06, 11 giu 2012
Le origini di questa famiglia, tanto importante nella storia e non solo di Brescia e di Bergamo, sono state oggetto di una secolare dibattuta ricerca che ormai ha sconfessato la leggendaria origine bresciana basata sull’apocrifo ottoniano del IX secolo ed ha confermata quella bergamasca dai conti di Martinengo. Da varie fonti è contestata l’ipotesi che derivassero da un ramo dei Gisalbertini. Già prima del 1000 erano ben radicati in bergamasca e con beni anche in bresciana.
Certo è che nel 1023 il figlio di Lanfranco da Martinengo Ambrogio II divenne Vescovo di Bergamo; personaggio assai potente anche per gli appoggi imperiali che ebbe, ed è quindi ipotizzabile che abbia facilitato lo straordinario sviluppo di questa famiglia e forse anche l’inserimento nella famiglia Martinengo di uno dei tre fratelli ungheresi giunti in val Cavallina col seguito di Enrico II, e che avrebbero dato origine anche agli Agliardi e ai Terzi.
Meriterebbe un riesame critico, alla luce anche di alcune notizie recenti, il documento originario del sec. XIII, poi mal riportato con enfasi barocca, che vorrebbe far discendere i Martinengo (che da tempo esistevano) da uno dei tre fratelli giunti in bergamasca dalla Pannonia nel 1007 agli ordini di Enrico II, (origine anche degli Agliardi e dei Terzi), mentre è possibile vi siano stati innesti magari per via matrimoniale, come è detto per la loro sorella, o infeudamenti vescovili.
Certo è che il potenziamento dei Martinengo in quei primi secoli del millennio fu un fenomeno di grande rilievo. La famiglia passò presto in terra bresciana, dove si diramò in ben 15 rami importanti con terre e castelli in tutto il territorio bresciano, bergamasco e cremasco, e dintorni. anche per gli appoggi imperiali, e Vescovili documentati in larghissima misura un secolo dopo per il Vescovo di Brescia.
Tra le dette diramazioni, il Guerrini, grande studioso di questa famiglia, conferma che vi fu già nel sec. XII quella bergamasca da cui derivarono anche i Calepio (pag 123) e una bresciana che si diramò via via (pag. 124) Brusati.
Uno dei rami bresciani poi tornò in posizione di spicco in terra bergamasca all’inizio del 1500, grazie all’imparentamento con Bartolomeo Colleoni, marito di una Martinengo e padre adottivo di tre suoi generi, che così divennero Martinengo Colleoni ed Alessandro costruì il palazzo in via Pignolo.
Dal ramo rimasto bergamasco derivarono i conti di Calepio come conferma anche Guerrini (pag 123) e da lui viene poi ampiamente documento lo sviluppo dei rami divenuti bresciani (pag.124-133 -174) Uno di questi cambiò nome e divenne Brusati gli altri tra il XII – al XIV ebbero a Brescia molti importanti personaggi e tantissimi feudi. Anche qui, come accennato, notevole aiuto diede loro l’importante Vescovo di Brescia Maifredo Martinengo e l’appoggio imperiale.
Malgrado la settantina di documentatissime pagine riportate del Guerrini sull’esordio in bresciana dei Martinengo, non è facile, anche per il ripetersi di nomi e soprannomi, trovare i collegamenti con i successivi alberi genealogici, generalmente in seguito meglio documentati, per i 15 rami.
Grazie poi a Bartolomeo Colleoni il nome Martinengo tornò in posizione di spicco in terra bergamasca. Non solo egli aveva sposato Tisbe Martinengo della Mottella, ma privo di discendenza maschile, aveva adottato i nipoti figli di Ursina sposa di Gherardo, che divennero Martinengo Colleoni unendo così due prestigiosi cognomi.(Pag 360 Guerini)
Alessandro che nel 1501 costruì il palazzo in via Pignolo ma non ebbe figli e Francesco (1548+1621) trisnipote d’Ursina nel 1597 sistemò il Castello di Cavernago, sulla cui facciata campeggia la bellissima aquila in marmo dello stemma, e che era stato acquistato nel 1470 da Bartolomeo Colleoni.
Su questo affascinante monumento scrisse un libro l’avvocato Giuseppe Maria Bonomi (1826+ 1893) ed è molto probabile che sia stato in omaggio alla nuora contessa Bianca Martinengo Villagana Chizzola, sposa dell’avv Paolo Bonomi e che ebbero come discendenti oltre ai Bonomi, i Berizzi, i Suardo e tanti pronipoti. Tornò con questa gentildonna a Bergamo, dopo quasi mille anni, una delle ultime dame e di questa grande stirpe. [GPA]
Indice
Genealogia
Stemmi
Storia
Sulle origini della famiglia, vedi Genesi dei rapporti feudali, L’affermazione dei grandi lignaggi, Evoluzione della nobiltà feudale e Lotte ed evoluzioni in seno alla curia episcopale di François Menant (in A.A .VV. Storia economica e sociale di Bergamo, Bergamo, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo. Istituto di Studi e Ricerche, Vol. 2 – I Primi millenni.* Dalla Preistoria al Medioevo (2007), pp. 719 segg..