Ginevra Agliardi. 2. Pollach: Letture, amicizie, viaggi
2.1 I libri di Pollach
Gli studi fino ad ora compiuti su Pollach si occupano principalmente dell’analisi delle sue opere architettoniche e indagano meno aspetti biografici come le letture e le amicizie.
Ritenendoli però importanti per una comprensione approfondita dell’opera dell’architetto austriaco, mi propongo, in questo capitolo, di indagarli. Cercherò di approfondire in modo particolare l’analisi dei libri, delle persone e dei viaggi che possono avere influenzato Pollach nella realizzazione del progetto della Villa Pesenti – tema della tesi - limitandomi a riportare senza analizzare i documenti o i dati che, pur interessanti, non sono legati al giardino in questione [1].
La Zàdor scrive [2] di aver visto tra le Carte Pollach, alcune cartelle ricche di preziose informazioni. Oltre a numerosi progetti di Pollach per edifici e disegni per l’arredamento di chiese, ville e palazzi, esse contenevano schizzi rappresentanti viaggi, feste, spettacoli teatrali a cui aveva assistito, libri letti e un ricco carteggio con parenti, colleghi e personaggi più o meno conosciuti del tempo. Purtroppo, come già detto, questo fondo è andato perduto. Ho però trovato in altri archivi alcuni documenti che permettono di ricostruire aspetti della vita di Pollach in modo più definito.
Questo capitolo è diviso in tre parti: la prima è dedicata alle letture di Pollach, documentate o altamente probabili; la seconda riguarda alcune sue conoscenze; la terza ha ad oggetto i suoi viaggi.
2.1.1 Le letture
Ecco che cosa sicuramente Pollach ha letto. La Zàdor, nei suoi Appunti sulle perdute «Carte di Pollach», scrive:
"Mi pare che abbia importanza l’elenco dei libri d’architettura della sua biblioteca (…). Di questi ho annotato quelli di: Alberti, Leonardo, Vignola, Vasari, Sanmicheli, Rusconi, Locatelli, Sandrart. Tra gli scritti più recenti: Vinci, Saggio d’architettura civile,1793; Algarotti, Saggio sopra la pittura, 1787; tutte le opere di Milizia; Guarini in un’edizione nuova; Temanza e Ferdinando Galli Bibiena; Carpenter, Architettura, 1760; Patte, Essai sur l’architecture théatrale; Blondel, Les Maisons de Plaisance. Sul giardino italiano si trova il noto libro di E. Silva, Dell’arte dei giardini inglesi, Milano 1800". [3]
Il documento da cui la Zàdor ha tratto queste informazioni era conservato tra le carte Pollach all’Archivio di Stato di Milano sotto la seguente segnatura: Reale Tribunale di I Istanza, 1806, lascito di Leopoldo Pollach. Ho trovato un altro breve documento [4] a proposito dei libri letti dal Pollach alla Biblioteca d’Arte del Castello che, purtroppo, è poco leggibile.
"Milano di 5 Novembre 799
Attesto io sottoscritto di aver ricevuto in consegna dal Signore Abate Carlo Bianconi Segretario della Nostra Real Accademia (…)
L’opera intera del Palladio Edizione (…) di Venezia Tomi IV.
Prospettiva del Poggi Tomo II legati in carta pergamena.
Vitruvio (…) Tomo I Legato in cartone.
Li quattro libri di Andrea Palladio edizione di Venezia 1570, legato in cartone alla francese Tomo I.
Leon Battista Alberti Edizione di Bologna 1782, Tomo I legato alla francese in cartone.
Varie tavolette di noce con sopra carte stampate della (…) opera del Palladio.
Varie carte stampate sciolte della sopra nominata opera.
Due Vignola in fogli del Rimondini (…)
Leopoldo Pollach Regio Architetto
Come si vede, nel documento compaiono i nomi, non secondari, di Palladio e Vitruvio, assenti dalla lista della Zàdor. Le notizie più interessanti provengono però da un altro luogo: nell’archivio della Società Storica Lombarda, nel fondo Bertarelli, ho ritrovato infatti il seguente documento:
"Inventario e perizia dei mobili e suppellettili di casa lasciati dall’ora fu Architetto Signor Leopoldo Pollack, nella casa di sua ragione ed abitazione, posta nella Contrada di San Spirito, segnata col Civico 5290 in Porta Nuova, Parrocchia di San Francesco da Paola, il quale Inventario e Perizia sono fatti nel giorno 14 e seguenti del mese di Marzo 1806 da me Sottoscritto Perito eletto dai Signori Esecutori Testamentari Signor Avvocato Rocco Marliani e Signor Ingegnere Ottavio Torelli non che della signora Giuseppina vedova Pollack amministratrice, e coll’intervento del Signor Giuseppe Pollack Figlio Maggiore del defunto e del Signor Avvocato Giuseppe Schiera". [5]
Queste poche righe costituiscono una delle prove documentarie del luogo in cui Pollach visse e lavorò e del giorno in cui morì. Compare anche il nome di Rocco Marliani, che ritroveremo in seguito.
Nella prima parte dell’inventario, come era usanza, vengono elencati tutti gli oggetti posseduti dal defunto nella sua casa e nello studio; tramite questa descrizione si potrebbe ricostruire idealmente la casa dell’architetto stanza per stanza. Il valore complessivo dei mobili e suppellettili è di L. 6920.
Nella seconda parte, più interessante, si legge:
"Segue il catalogo dei libri, carte geografiche e stampe diverse nello studio ed annessi del Defunto Signore Leopoldo Pollach, il tutto descritto e stimato nei giorni 15 e 16 marzo del 1806" [6].
È ipotizzabile che il documento visto dalla Zàdor fosse simile a questo: in genere gli inventari venivano stilati in più copie. È però strano il fatto che la studiosa citi Silva, Vasari, Guarini, Temanza, Locatelli e Sandrart che non compaiono in questa catalogazione. Perché? Purtroppo non ho notizie più precise di che cosa la Zàdor abbia veramente visto. Poteva trattarsi di un elenco di libri letti da Pollach e non tutti posseduti; forse si trattava di libri in prestito, come è ipotizzabile dal documento del Castello, o consultati in biblioteca [7]. Quest’incongruenza è però utile per capire che l’elenco da me ritrovato rappresenta solo una parte della cultura e della formazione di Pollach.
Il catalogo contiene più di 300 titoli e vari gruppi di stampe. Ecco ora, individuate per gruppi, le opere di maggior interesse [8]. Il primo gruppo di libri che, nell’ambito di questa tesi, risulta particolarmente interessante riguarda i volumi relativi ai giardini inglesi. Tra essi Pollach possedeva: i 5 tomi del Vitruvio Britannico [9]; L’Art de former les jardins modernes [10]; Descriptions pittoresques des jardins du goût le plus moderne, annexes de 28 planches; Racueil d’Idées Nouvelles pour la decoration des jardins et des parcs [11]. L’architetto austriaco possedeva inoltre Metodo per formare le viti e la Regola per la coltivazione delle viti. La vite è pianta frequentemente presente nei giardini di Pollach e suppongo che questi due trattati fossero stati comprati con lo scopo di capire le esigenze e le caratteristiche di questa pianta.
Questo gruppo di opere non è molto numeroso ma è, in compenso, piuttosto consistente in un altro senso. Il Vitruvio Britannico e L’Art de former les jardins modernes sono, come vedremo, due opere fondamentali per lo sviluppo dell’arte dei giardini e della trattatistica ad essa legata. Della Racueil d’Idées Nouvelles pour la decoration des jardins et des parcs purtroppo non risulta né l’autore né il luogo e l’anno di pubblicazione. Non ho così avuto modo di capire di quale opera si tratti. È comunque un genere di libro comune presso gli architetti di giardini: una specie di enciclopedia che riporta moltissimi modelli di templi, grotte, ponti, capanne, e serve come fonte d’ispirazione per chi deve progettare. Il Vitruvio è una delle opere più costose presenti nella biblioteca di Pollach e le sei opere elencate sono in realtà diciassette volumi.
Per quanto riguarda l’architettura [12] Pollach possedeva una biblioteca aggiornata e attenta alle nuove teorie neoclassiche: Winkelmann, Mengs, Algarotti, Lodoli e Milizia. Quest’ultimo, come vedremo, è particolarmente importante per il Pollach. Accanto a Vitruvio e all’Alberti stanno i nomi dei principali trattatisti del Cinquecento: Scamozzi, Serlio, Sanmicheli, Vignola, Rusconi e soprattutto Palladio. Autori legati alle due capitali del Cinquecento: Roma e Venezia, città che Pollach visitò. Leon Battista Alberti, nel De re aedificatoria, aveva scritto che
“vi sono siti (…) che in vario modo si offrono all’ammirazione, come i promontori, i picchi, i rialzi del terreno, gli sprofondamenti, gli antri, le fonti, e così via: tutti luoghi dove, meglio che altrove, si costruirà per suscitare meraviglia. Vi sono poi i resti dell’antichità, nei quali il ricordo del tempo che fu o di avvenimenti memorabili riempie di stupore l’animo di chi guarda” [13].
Nei suoi Quattro libri dell’architettura il Palladio non tratta direttamente del giardino ma vi arriva attraverso le pagine dedicate alla costruzione della villa. In Veneto, la casa di campagna non è solo un luogo di delizie ma è spesso costruita per la gestione dei fondi di terraferma. Non va isolata dalla campagna circostante ma, anzi, va ad essa legata ed armoniosamente integrata. Si può controllare così dalla villa il lavoro che si svolge nella campagna e rendere la dimora parte integrante del paesaggio. È un tutto armonico. Il paesaggio viene caratterizzato e rafforzato dalla presenza della villa e la villa gode delle bellezze e delle dolcezze del paesaggio da cui è circondata. Goethe rende bene questa idea, quando, il 21 settembre del 1786, scrive nel suo diario di viaggio:
“La splendida villa detta La Rotonda, (…) in tutta la regione ella si mostra sempre ugualmente bella, (…) E come l’edifizio si scorge in tutta la sua magnificenza da ogni punto del paese circostante, così la veduta che da lassù si abbraccia è del pari amenissima” [14].
È questa una rivalutazione della natura che precede di circa due secoli i paesaggisti inglesi. Palladio è uno degli architetti più amati da Pollach e lo si deduce, oltre che dalla presenza dei suoi volumi nella biblioteca e dalle numerose “citazioni architettoniche” dell’architetto austriaco, dall’unico ritratto che abbiamo di Pollach in cui poggia la mano su un volume di Palladio [15].
Tornando alla biblioteca di Pollach, moltissimi volumi sono dedicati all’architettura di Roma, soprattutto della Roma Antica, ma non mancano interessi artistici e storici verso altre città ed altri Paesi: Cina, Giappone, India, Egitto e America [16]. Non mancano inoltre libri di cultura storica, letteraria [17] e scientifica.
Interessante è la sezione delle guide [18] che possono far pensare ad alcuni percorsi compiuti da Pollach durante i suoi viaggi. Accanto all’architettura e all’antichità, per quanto riguarda la produzione artistica, ritornano i temi dei teatri [19], degli ornati e dell’arredamento [20].
Nonostante le origini austriache, la maggior parte dei libri sono in italiano e francese mentre le opere in tedesco sono soprattutto quelle tecniche.
NOTE
[1] Vista la ricchezza di questo materiale, spero di poterlo studiare in un’altra occasione.
[2] A. ZÀDOR, Appunti sulle perdute «Carte di Pollach», «Storia Architettura – quaderni di critica», (1975), 1, p.13.
[3] Ibi, p. 17.
[4] L. POLLACH, Carte manoscritte 278 riguardanti l’attività di Pollack e Albertiolli, riunite in un volume - folio, n° 177, Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco di Milano.
[5] Società Storica Lombarda, Fondo Bertarelli, Carte dell’architetto Pollach, manoscritti. Dono del socio Achille Bertarelli, maggio 1909. Faldone n° 3.
[6] Società Storica Lombarda, Fondo Bertarelli, cartella n° III.
[7] La biblioteca Braidense aprì al pubblico nel 1786.
[8] Riporto l’elenco per esteso nell’Appendice della tesi nell’ordine in cui erano disposti i volumi nella sua biblioteca.
[9] I primi tre volumi di quest’opera furono scritti dal Campbell mentre gli altri due dal Woolfe e Gandon. Essi furono pubblicati a Londra negli anni 1715, 1717, 1725, 1739,1767. Il valore complessivo di quest’opera è di L.150.
[10] Il libro fu curato da Latipe e pubblicato a Parigi da Jombeut nel 1771 il suo valore era di L.3.
[11] Questo libro fu pubblicato a Lipsia nel 1802 ed il suo valore era di L.7.10.
[12] Pollach possedeva le opere di: Mengs, Opere; Winkelmann, Storia dell’arte e del disegno presso gli antichi; Milizia, Memorie degli architetti antichi e moderni, Roma delle Belle Arti del Disegno, Principj di Architettura civile, Dizionario delle Arti del disegno, Del Teatro; Algarotti, Opere; Vinci, Saggio d’Architettura Civile; Bianchi, Architettura Civile Pratica; Carpenter, Architettura; Pini, Dialoghi dell’architettura; Vignola, L’architettura, Due regole di prospettiva pratica; Leon Battista Alberti, Dell’architettura, Delle misure delle fabbriche; Palladio, I quattro libri dell’architettura, Delle basiliche antiche; Vitruvio, L’architettura; Scamozzi, Idea dell’architettura universale; Sanvitali, Elementi di architettura civile; Galli Bibiena, Architetture e prospettive; Sanmicheli, Li cinque ordini dell’architettura civile; Rusconi, Dell’architettura secondo i precetti di Vitruvio; Serlio, Regole principali di architettura, Precetti d’architettura; Dubut, Architettura civile, Maisons de ville et de campagne; Blondel, De la distribution des maisons de plaisance et de la décoration; Sampani, Il Vignola; Scamozzi, Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio; Il palazzo di Caprarola; Il palazzo di Caserta; Elementi di architettura Lodoliana. Per questo ed i seguenti gruppi riporto solo i nomi degli autori e i titoli dei volumi. Per luogo e anno di pubblicazione o per il valore delle opere rimando all’Appendice.
[13] M. AZZI VISENTINI, Il giardino veneto tra Settecento e Ottocento, Milano 1988, p. 34.
[14] Ibidem.
[15] Si veda il quadro riportato nella copertina del capitolo precedente.
[16] Piranesi: Il tetro d’Ercolano, Tavole a stampa rappresentanti il tempio di Nettuno, il tempio di Giunone ed altri, Antichità romane molte tavole, Della magnificenza d’architettura de Romani, Altre stampe rappresentanti (…) la colonna Traiana; Palladio, Le terme dei Romani; Descrizioni di Roma antica; Romane Magnitudines Monumenta; Edifizi antichi di Roma disegnati e misurati dal R. architetto Desgodesz; Descrizione dei circhi particolarmente di quelli di Caracalla del Uggeri; Statue e fregi romani, piante delle terme di Tito; Trattenimenti accademici sugli spettacoli del Circo Massimo di Roma; Raccolta di vedute della città di Roma; Le logge di Raffaello; Piante ed elevazioni degli edifici della villa suburbana di Giulio terzo, dello Stern; Disegni di Roma e Genova; Architetture antiche e moderne della città di Firenze; Antichità di Verona; Pitture, sculture e architetture di Bologna; Les ruines de Paestum probabilmente del Walpole; Monumenti di Nismes ou antiquités de la France; Raccolta di cento tavole rappresentanti i costumi religiosi, civili e militari degli antichi Egiziani, Un libro di moltissime tavole con facciate di palazzi e chiese di Vienna, idem per Brescia. Etruschi, Greci e Romani, incise dal Rocchegianni; Scelta di vari tempietti antichi, del Montano Milanese; Dell’architettura egiziana.
[17] Per quanto riguarda la letteratura sono presenti sia opere classiche come Plutarco, Cicerone, Ovidio, Virgilio e Tacito sia opere moderne come Dante, Boccaccio, Tasso e Machiavelli.
[18] Ristretto delle cose notabili di Firenze del Riccardi; Breve notazione delle cose notabili della città di Siena, fatta dal Savini; Guida delle antichità di Pozzuoli; Prospettive di venti Isole intorno alla Città di Venezia; Pitture, sculture, architetture di Padova, del Brandalese; Guida per la città di Ferrara; Como e il Lario; Viaggio in Egitto del Valney; Raccolta di tutti i viaggi fatti intorno al mondo di diverse nazioni dell’Europa, del Berenger; Nuova Geografia, Guthrie; diverse altre carte geografiche: Svizzera, Malta e Grecia antica e moderna; piante delle città di Amsterdam, Vienna, Roma, Belgrado, Milano, Parigi.
[19] Milizia, Del teatro; Patte, Essai sur l’architecture théatrâle; Idea di un teatro; Il teatro della Scala del Piermarini con il parallelo de’cinque teatri più rinomati e un teatrino di Francia; Trattato sui teatri moderni.
[20] Disegni di mobili ed altro, stampati per la maggior parte in Francia; Raccolta di stampe diverse di camere, vestiboli, porte e finestre; Ornati, di Monsignor de la Fasse; Manuale di varj ornamenti tratti dalle fabbriche antiche; Miscellanea di ornati, dell’Albertolli; Scelta di ornati del Cipriani; Diversi modi di adornare i camini, del Piranesi.
[21] Per una analisi più dettagliata ed approfondita a questo riguardo rimando a: Il giardino a Milano per pochi e per tutti 1288-1945, catalogo della mostra, a cura di V. Vercelloni, Milano 1986, pp. 82-120.
[22] A. POPE, The Guardian, 173, 29 settembre 1713.
[23] J. ADDISON, The Spectator, n. 414, 25 giugno 1712, London.
[24] Purtroppo non sono riuscita a consultare quest’opera, perché l’unica copia di pubblica consultazione in Lombardia, era conservata alla biblioteca Braidense ma venne rubata nel 1978. Esistono i primi tre volumi del trattato nella biblioteca di Manzoni a Brusuglio ma non è presente il quarto volume: quello fondamentale per capire lo sviluppo dei giardini.
[25] M. AZZI VISENTINI, Il giardino veneto…, cit. p. 34.
[26] Solo Claremont presenta un itinerario in un bosco irregolare.
[27] La prima guida uscì nel 1732 ad opera di West con il titolo di Stowe: the garden. Nel 1739 fu pubblicato: A general Plan of the Woods, Park and Garden of Stowe scritta da Sarah Bridgeman.
[28] V.VERCELLONI, Il giardino a Milano… cit. p. 132.
[29] M. AZZI VISENTINI, Il giardino veneto… cit. p. 72.
[30] M. AZZI VISENTINI, L’arte dei giardini, Milano 1999, p. 11-12.
[31] Per uno studio più approfondito rimando a: R. WITTKOWER, Il giardino, la Cina e l’Illuminismo, in AA. VV., Palladio e il palladianesimo, Torino 1984.
[32] M. AZZI VISENTINI, L’arte dei giardini… cit. p. 15.
[33] V. VERCELLONI, Il giardino a Milano… cit. p. 151.
[34] F. ALGAROTTI, Opere, vol. VI, Livorno 1765, p. 74.
[35] A. GRAF, L’anglomania e l’influsso inglese in Italia nel secolo XVIII, Torino 1911, p. 60.
[36] VERRI P., Delizie della villa, in Il Caffè – ossia brevi e vari discorsi distribuiti in fogli periodici, a cura di S. Romagnoli, Milano 1960, p. 123.
[37] Queste le sue opere: Le vite de’ più celebri architetti (1768), poi ristampato con il titolo Memorie degli architetti antichi e moderni (1781), Del Teatro (1772), Principj di architettura civile (1781), Dell’arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principi di Sculzer e di Mengs (1781), Roma delle belle arti del disegno (1787); Dizionario delle arti del disegno (1787), Lettere varie (1767-1790).
[38] Poi ristampato con il titolo Memorie degli architetti antichi e moderni (1781).
[39] F. MILIZIA, Dizionario delle arti del disegno, Bolzano 1827 p. 62.
[40] Ibidem.
[41] Tratterò più a lungo di questa lettera nella parte dedicata ai viaggi di Pollach.
[42] I. PINDEMONTE, Dissertazione sui giardini Inglesi e sul merito di ciò in Italia, presentato all’Accademia di scienze, lettere ed arti di Padova nel 1792 e inserita nel volume IV degli atti dell’accademia medesima, Verona 1817.
[43] I. PINDEMONTE, Dissertazione sui giardini Inglesi e sul merito di ciò in Italia,… cit.
[44] Cfr. la premessa fatta da Latapie alle Observations on modern gardening, Illustrated by Descriptions.
[45] Questi interventi, esclusi quello del Malacarne (poco interessante perché portò a sostegno della sua tesi una lettera di Tasso falsificata), sono stati raccolti in un volumetto miscellaneo: Operette di varj autori intorno ai giardini inglesi ossia moderni, Verona 1817.
[46] “L’opera del signor Hirshfeld, originariamente in tedesco, e dappoi tradotta in francese (…) ricavata in gran parte da altri autori, ridonda di bellezze che sono state da noi copiate, ridonda di inesattezze e d’errori, che da noi sono stati corretti; ha molte lacune e mancanze, alle quali si è cercato di supplire, molte fastidiose superfluità che da noi sono state tolte (…) Di tutta quest’opera vi ha un eccellente compendioso estratto del sig. cav. Luigi Mabil. Bassano 1801, che è pervenuto alla nostra conoscenza sul finire della stampa della prima edizione.” E. SILVA, Dell’arte de’ giardini inglesi, a cura di G. Venturi, Milano 1976, p. 311.