Ginevra Agliardi. 3.4 I giardini di Pollach. Parte seconda
3.4.4 Il giardino di Riva presso Chieri Il progetto di Riva presso Chieri rappresenta un momento importante nello sviluppo del linguaggio di Pollach e, di rimando, per la comprensione del giardino Pesenti. Esiste al riguardo una ricca documentazione, conservata all’archivio comunale di Riva presso Chieri e composta da: una planimetria; 18 disegni ad acquarello rappresentanti i diversi edifici da costruire all’interno del giardino; una ricca spiegazione di Pollach per aiutare la lettura del giardino all’inglese (utile anche per capire le intenzioni dell’architetto negli altri giardini); un indice simile a quelli generalmente posti da Pollach a lato dei progetti, per la lettura del giardino grande; infine alcune lettere di Pollach e della committente. Questo materiale fu scoperto da Franca Dalmasso nel 1973 e, per la maggior parte, pubblicato in due articoli . Oltre alla ricchezza del materiale che lo documenta, questo progetto è particolarmente interessante perché rappresenta l’incontro tra i due stili che Pollach sviluppò nella progettazione dei giardini. Il primo, più paesaggistico, è già apparso nella Villa Belgiojoso e si ritrova qui sviluppato nel giardino inglese; il secondo, più formale, già incontrato nel giardino pubblicato dalla Zàdor e in alcune parti della proprietà di Montecchio, è qui sviluppato nel giardino grande. Questi due aspetti stilistici convissero spesso nelle creazioni di Pollach dando, di volta in volta, risultati diversi e originali. Veniamo ora al progetto piemontese. Già dalla fine degli anni Ottanta, in Piemonte erano stati creati alcuni giardini corrispondenti al nuovo gusto paesaggistico: l’intervento più noto fu quello della sistemazione all’inglese di una sezione del parco di Racconigi . Nel 1796 la contessa Faustina Mazzetti Grosso, dopo aver rimodernato gli interni del palazzo, commissionò al Pollach la risistemazione del giardino della sua villa a Riva presso Chieri. La progettazione fu terminata nel 1797 ma, in seguito, il giardino non venne realizzato . Il lotto di terreno su cui si doveva costruire il giardino era diviso in due parti da un dislivello, e per questo l’architetto decise di elaborare due giardini distinti. La parte più piccola (circa 50 metri per 50), posta a lato e sullo stesso livello del castello, venne progettata all’inglese, mentre la porzione di terreno più vasta, di forma quasi triangolare, posta di fronte all’abitazione e su un livello di terreno inferiore, venne pensata come un connubio tra forme regolari ed irregolari e rappresenta il predecessore del progetto per Sombreno.
Il giardino di Riva di Chieri rappresenterà per l’architetto viennese una tappa importante del suo itinerario di ricerca formale sul tema del giardino, costituendo l’occasione per elaborare quelle inedite soluzioni che, in modi diversi, ritroveremo in quell’unicum in terra lombarda che è il giardino della Villa Pesenti a Sombreno
Vediamo ora, attraverso lo scritto di Pollach , quali sono gli effetti che l’architetto austriaco si propose di creare nel giardino inglese, Lo scritto inizia con la descrizione generale del giardino e dei principali problemi da risolvere: diversi sentieri, spalleggiati da fitte macchie di verde, tracciano vari percorsi. Negli angoli principali sono collocati alcuni monumenti e diverse fabbriche in cui il visitatore può entrare sia per trovare un luogo di riposo che per intrattenere e dilettare lo spirito. Tutti i muri di cinta dovranno essere “artificiosamente aperti” o mascherati dalla vegetazione. Quest’ultima dovrà essere formata da piante dalla chioma frondosa e “di un bel verde”, le cui foglie cadano ad autunno inoltrato. Importante è che questi gruppi formino una massa fitta in modo tale da impedire alla vista di passare oltre. I gruppi di verde devono essere formati da piante tipiche del luogo. Pollach consiglia di piantare gli alberi più alti al centro dei gruppi, ponendo i cespugli sui bordi, così da creare un insieme armonico. L’architetto si dilunga poi nella descrizione di tutte le pendenze che il terreno dovrà avere per lasciare asciutti i sentieri e far confluire le acque piovane nel fiume che attraversa il giardino. Pollach inizia poi la descrizione di un percorso nel giardino. L’ingresso principale è posto accanto al castello ed è protetto da due Sfingi, simboli della custodia. Entrando, si scorge di fronte un tempio consacrato alla Concordia sulla cui porta verrà posta una scritta a piacimento della padrona di casa. Il visitatore, avviandosi lungo la strada per raggiungere questo monumento, viene interrotto nel percorso da un fiume ed è costretto ad imboccare un’altra via, iniziando così un percorso labirintico. Espressamente vengono creati una serie di impedimenti che costringono il visitatore ad allungare la strada e a sperimentare uno spazio più grande di quanto non sia quello reale del giardino. In questo progetto Pollach seguì la concezione del giardino paesaggistico sostenuta da Chambers , secondo cui nel giardino si devono susseguire una serie di scene, rappresentanti l’idea del suo ideatore e capaci di catturare l’attenzione del visitatore per invitarlo alla meditazione. L’architetto austriaco dispone così lungo il percorso una serie di monumenti. Il visitatore incontrava dunque un tempietto di forma circolare, un cippo con tre parche, un orologio solare, un altro “cippo ornato con corona civica e lapide parlante del merito di Persona vivente”. Poco oltre un ponticello avrebbe permesso di attraversare il fiume per scorgere sull’altra sponda “un antico Sarcofago con accanto seduta matrona piangente che addita sull’iscrizione al guardante la causa del suo dolore”. Alla fine del percorso il visitatore giungeva al tempio della Concordia, monumento prima visto e ma non raggiunto: entrandovi “d’improvviso, aprendo la porta, vi trova uno spazioso balcone dal quale scorge oggetti tutti diversi e lontani del sito in cui si trova. E’ questo luogo opportuno trattenimento per una nobile compagnia.” Nell’angolo del giardino confinante con il castello e con il giardino inferiore, Pollach dispose un gruppo di tre edifici collegati internamente tra loro e posti ognuno in un diverso giardino: nel giardino inglese sono collocate le rovine di un colombarium; nel piccolo giardino alla francese di fronte al castello si trova la facciata del tempio di Giano e nel giardino grande la Casina del vignaiolo. Mentre il giardino inglese, caratterizzato da una fitta e ombrosa vegetazione, è ricco di spunti di meditazione sulla morte e sulla commemorazione dei defunti, intrattenimento per l’anima del visitatore, quello grande ha caratteristiche e finalità differenti. Innanzitutto la disposizione delle piante è meno fitta così da creare un’atmosfera più solare; in secondo luogo, pur essendo anch’esso dedicato all’intrattenimento del visitatore, assolve anche una funzione di utilità. Sono presenti infatti un frutteto, una vigna, un giardino potager, una “caffè haös”, una peschiera: tutti elementi funzionali alle esigenze della casa. Vi è poi un aspetto più ludico, costituito da uno spazio dedicato al “gioco del Tisco con l’uccello di piombo” – elemento questo presente anche nel giardino di Sombreno - e un’altra “piazzetta con una scocca od altro gioco di passatempo”. L’organizzazione del “giardino grande” è una delle prime manifestazioni di quel tentativo, personalissimo di Pollach, di fondere la natura con la geometria: una propria personale e problematica interpretazione della relazione tra la tradizione del giardino formale e le nuove forme del giardino paesistico. Guardando la planimetria ci si rende però conto della difficoltà che Pollach incontra ancora nel fondere armonicamente i due stili: gli elementi geometrici come il frutteto, la vite, il lungo viale di olmi, il giardino potager sono tutte tra loro vicini, mentre la parte più paesaggistica, costituita da ampi prati attraversati da un fiume con un piccolo lago al centro, è tutta concentrata nella zona centrale del giardino. Come vedremo, nel giardino Pesenti-Agliardi, invece, la fusione dei due linguaggi risulterà più armonica, segno di una maggiore maturità artistica.
Già nei disegni per i due giardini di Riva di Chieri, Pollach aveva introdotto curiosi elementi di novità: in particolare forti nuclei geometrici che tentavano una sintesi dialettica con gli andamenti più paesaggistici. In quel caso però il tentativo era tutto nella direzione di un compromesso tra giardino all’italiana e all’inglese. Al contrario, la tavola riproducente il disegno per il giardino Pesenti-Agliardi mostra qualcosa di più di un semplice compromesso “formale”, come aveva già intuito d’altra parte il Perogalli .
3.4.5 Il giardino di Villa Amalia L’unica documentazione rimasta del giardino di Pollach per l’amico Rocco Marliani è la planimetria, riprodotta dalla Zàdor prima della guerra. La villa è oggi trasformata in una scuola e pochissimo è rimasto dell’impianto del giardino pensato dall’architetto austriaco. Il progetto per la risistemazione della villa e del giardino è del 1798 e fu realizzato entro il 1800. Il giardino è ben riuscito, grazie al percorso irregolare di un ruscello e ai numerosi alberi secolari. I tempietti, le grotte e simili decorazioni furono disposti nel 1800, secondo i disegni del Pollach. . La villa fu rappresentata, in una stampa ottocentesca, situata a mezzacosta sui monti boscosi della Brianza con un ampio terrazzamento di fronte alla facciata principale ed uno più basso verso valle. Tutto attorno era circondata da un paesaggio naturale ricco di boschi. Questo progetto, pur essendo contemporaneo a quello realizzato per Pesenti, presenta notevoli differenze. Solo il terrazzamento posto di fronte alla villa e quello sottostante risultano sistemati in modo regolare. La prima terrazza copre una superficie quadrata equivalente a quella occupata dalla villa ed è ricoperto da un ampio parterre . Il terrazzo termina in un lungo pergolato che lascia intravedere l’ampia vallata sottostante. Due piccole scale congiungono questo livello con quello sottostante, occupato da tre grandi riquadri: si tratta sicuramente di aiuole coltivate ad ortaggi. Il resto del giardino ha invece un’impostazione naturalistica, del tutto simile a quella adottata da Pollach per il giardino inglese di Riva di Chieri o per la zona boschiva di Montecchio. Questa parte del giardino trova una posizione ideale sul lato della villa. Per legare i due diversi luoghi, Pollach pensa ad una vigna: una serie di terrazzamenti che formano un semicono, sulla cui cima è posto un edificio. Elemento tipico dei suoi giardini, la vite permette, in questo caso, di unire armoniosamente lo spazio geometrico con quello naturale. E’ interessante notare come Pollach proponga, pur lavorandovi negli stessi anni, due soluzioni di giardini profondamente diverse, questo per la Villa Amalia e quello per la Villa Pesenti-Agliardi. Come mai? Si può pensare ad una precisa richiesta dei committenti oppure ad una diversa conformazione del terreno. Le colline boscose poste attorno alla villa Amalia percorse dal torrente Lambroncino risultavano probabilmente più adatte ad una sistemazione naturalistica. Non è chiaro quali fossero gli elementi sparsi nel bosco, collegati da una fitta rete di sentieri, perché manca una legenda e la riproduzione esistente non è abbastanza leggibile. E’ noto, e ne abbiamo già parlato, che vi era un monumento dedicato al Parini. Il Cantù parla inoltre di un “bel tempietto nel bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto dal quale due statue s’ergono ad Atteone e Diana” . Per richiesta del Marliani furono incisi sulla lapide posta all’ingresso della casa per accogliere gli ospiti, i versi di Orazio:
HOC ERAT IN VOTIS, MODUS AGRI
NON ITA MAGNUS HORTUS UBI ET TECTO VICINUS IUGIS AQUAE FONS ET PAULUM SILVAE SUPER HIS FORET AUCTIUS ATQUE DI MELIUS FECERE BENE EST NIHIL AMPLIUS ORO (VI Satira , libro II° , di Orazio)
3.4.7 Gli interventi minori Pollach elaborò diversi altri progetti, oltre a quelli fino ad ora analizzati ma la scarsissima documentazione non permette di compierne un’analisi adeguata . Numerosi furono gli interventi realizzati per i Belgiojoso . Nel 1790 disegnò un giardino inglese per Alessandro Serbelloni “i numerosi abbozzi ed i progetti particolareggiati che rimangono provano l’interesse del Pollach per la nuova moda dei giardini inglesi” . Nel 1795 lavorò a Mantova per un giardino all’inglese per il conte d’Arco, cugino del Firmian. Di questo suo lavoro esiste un riferimento in una lettera dell’Albertolli ed un disegno conservato alla Bertarelli. Senza data ma a lui attribuito è infine il giardino all’inglese di Palazzo Sormani.