Ginevra Agliardi. 3.4 I giardini di Pollach. Parte seconda
3.4.3 Il giardino e la proprietà a Montecchio
Il progetto di Montecchio era costituito da una planimetria generale [59] e da quindici fogli illustrativi andati persi. Commissionato a Pollach da Marco Alessandri [60] nel 1796, consisteva nella risistemazione del podere di Montecchio, in val Calepio (Bergamo). Si tratta di un disegno particolarmente interessante perché non organizza solo lo spazio di un giardino ma, come una specie di Ferme ornée, comprende sia la casa padronale con il terreno circostante (destinato a divenire un giardino utile), che la proprietà agricola vera e propria, costituita da campi, gelseti, viti e boschi. La legenda del disegno è inedito ed è riportato in nota [61].
Pollach si trovò qui a dover organizzare e gestire uno spazio molto più vasto di quello dei giardini da lui solitamente progettati. La proprietà si trovava inserita ai limiti della pianura e sulle prime colline delle Prealpi e la villa, posta in alto, godeva della vista del lago d’Iseo e della Pianura Padana. Il progetto mostra chiaramente come era organizzata una proprietà agraria nella Lombardia del Settecento, quale era la sua fisionomia e quali le sue principali attività agrarie.
Il gelso era l’elemento predominante anche perché il più redditizio. Lo si trovava, quale pianta “utile-decorativa”, nel viale principale che conduceva alla villa, posto in lunghi filari in mezzo ai campi, ed alternato alla vite nei terrazzamenti sottostanti alla villa. La vite costituiva un altro elemento importante, soprattutto in val Calepio, zona di vini. Nella proprietà di Montecchio era disposta in due punti diversi, probabilmente corrispondenti a due vitigni diversi: quella, già vista, nei terrazzamenti alternata al gelso era probabilmente destinata alla produzione del vino, mentre quella disposta nell’ottagono con il tempio di Bacco era probabilmente destinata alla consumazione da tavola. Vi erano poi due zone boscose, che Pollach sfruttò per ritagliarvi tortuosi e romantici percorsi fino a un roccolo per la caccia.
Ai limiti della pianura l’architetto austriaco dispose due abitazioni per i mezzadri con rispettivi orti, ed una lunga “orangeria con sala rotonda nel mezzo”; di fronte si trovava un “ viale nel mezzo a coltura, e spalleggiato da due vie per il pedone adombrate da piante di Celsi”.
Lo spazio attorno alla villa era geometricamente organizzato a parterre, in cui coltivare verdure, piante aromatiche, piante da frutto ed altro, al fine di garantire gli approvvigionamenti necessari alla casa. Uno spazio era poi dedicato al “giardino botanico con piante settentrionali” ed uno al giardino all’olandese.
Fin qui l’aspetto agricolo-produttivo del progetto. Pollach tuttavia non poteva dimenticare che la proprietà veniva visitata dal padrone spesso in compagnia di qualche ospite. Per questo, l’architetto dispose una serie di luoghi destinati a piacevoli soste, come ad esempio il tempio dell’ospitalità, che sorgeva in mezzo ad un campo, la sala circolare nel centro della serra, il roccolo con il suo “casino da addobbarsi civilmente nell’interno”. È poi da notare la “piazza ad uso di vari giuochi ginnastici con orologio solare antico”.
Non potendomi dilungare nella descrizione del progetto, per i limiti imposti dall’oggetto principale di questa tesi, noto semplicemente che si tratta di uno di quelli più interessanti ed originali dell’architetto austriaco.
3.4.4 Il giardino di Riva presso Chieri
Il progetto di Riva presso Chieri rappresenta un momento importante nello sviluppo del linguaggio di Pollach e, di rimando, per la comprensione del giardino Pesenti.
Esiste al riguardo una ricca documentazione, conservata all’archivio comunale di Riva presso Chieri e composta da: una planimetria; 18 disegni ad acquarello rappresentanti i diversi edifici da costruire all’interno del giardino; una ricca spiegazione di Pollach per aiutare la lettura del giardino all’inglese (utile anche per capire le intenzioni dell’architetto negli altri giardini); un indice simile a quelli generalmente posti da Pollach a lato dei progetti, per la lettura del giardino grande; infine alcune lettere di Pollach e della committente. Questo materiale fu scoperto da Franca Dalmasso nel 1973 e, per la maggior parte, pubblicato in due articoli . Oltre alla ricchezza del materiale che lo documenta, questo progetto è particolarmente interessante perché rappresenta l’incontro tra i due stili che Pollach sviluppò nella progettazione dei giardini. Il primo, più paesaggistico, è già apparso nella Villa Belgiojoso e si ritrova qui sviluppato nel giardino inglese; il secondo, più formale, già incontrato nel giardino pubblicato dalla Zàdor e in alcune parti della proprietà di Montecchio, è qui sviluppato nel giardino grande. Questi due aspetti stilistici convissero spesso nelle creazioni di Pollach dando, di volta in volta, risultati diversi e originali.
Veniamo ora al progetto piemontese. Già dalla fine degli anni Ottanta, in Piemonte erano stati creati alcuni giardini corrispondenti al nuovo gusto paesaggistico: l’intervento più noto fu quello della sistemazione all’inglese di una sezione del parco di Racconigi .
Nel 1796 la contessa Faustina Mazzetti Grosso, dopo aver rimodernato gli interni del palazzo, commissionò al Pollach la risistemazione del giardino della sua villa a Riva presso Chieri. La progettazione fu terminata nel 1797 ma, in seguito, il giardino non venne realizzato . Il lotto di terreno su cui si doveva costruire il giardino era diviso in due parti da un dislivello, e per questo l’architetto decise di elaborare due giardini distinti. La parte più piccola (circa 50 metri per 50), posta a lato e sullo stesso livello del castello, venne progettata all’inglese, mentre la porzione di terreno più vasta, di forma quasi triangolare, posta di fronte all’abitazione e su un livello di terreno inferiore, venne pensata come un connubio tra forme regolari ed irregolari e rappresenta il predecessore del progetto per Sombreno.
Il giardino di Riva di Chieri rappresenterà per l’architetto viennese una tappa importante del suo itinerario di ricerca formale sul tema del giardino, costituendo l’occasione per elaborare quelle inedite soluzioni che, in modi diversi, ritroveremo in quell’unicum in terra lombarda che è il giardino della Villa Pesenti a Sombreno
Vediamo ora, attraverso lo scritto di Pollach , quali sono gli effetti che l’architetto austriaco si propose di creare nel giardino inglese, Lo scritto inizia con la descrizione generale del giardino e dei principali problemi da risolvere: diversi sentieri, spalleggiati da fitte macchie di verde, tracciano vari percorsi. Negli angoli principali sono collocati alcuni monumenti e diverse fabbriche in cui il visitatore può entrare sia per trovare un luogo di riposo che per intrattenere e dilettare lo spirito. Tutti i muri di cinta dovranno essere “artificiosamente aperti” o mascherati dalla vegetazione. Quest’ultima dovrà essere formata da piante dalla chioma frondosa e “di un bel verde”, le cui foglie cadano ad autunno inoltrato. Importante è che questi gruppi formino una massa fitta in modo tale da impedire alla vista di passare oltre. I gruppi di verde devono essere formati da piante tipiche del luogo. Pollach consiglia di piantare gli alberi più alti al centro dei gruppi, ponendo i cespugli sui bordi, così da creare un insieme armonico. L’architetto si dilunga poi nella descrizione di tutte le pendenze che il terreno dovrà avere per lasciare asciutti i sentieri e far confluire le acque piovane nel fiume che attraversa il giardino. Pollach inizia poi la descrizione di un percorso nel giardino. L’ingresso principale è posto accanto al castello ed è protetto da due Sfingi, simboli della custodia. Entrando, si scorge di fronte un tempio consacrato alla Concordia sulla cui porta verrà posta una scritta a piacimento della padrona di casa. Il visitatore, avviandosi lungo la strada per raggiungere questo monumento, viene interrotto nel percorso da un fiume ed è costretto ad imboccare un’altra via, iniziando così un percorso labirintico. Espressamente vengono creati una serie di impedimenti che costringono il visitatore ad allungare la strada e a sperimentare uno spazio più grande di quanto non sia quello reale del giardino. In questo progetto Pollach seguì la concezione del giardino paesaggistico sostenuta da Chambers , secondo cui nel giardino si devono susseguire una serie di scene, rappresentanti l’idea del suo ideatore e capaci di catturare l’attenzione del visitatore per invitarlo alla meditazione. L’architetto austriaco dispone così lungo il percorso una serie di monumenti. Il visitatore incontrava dunque un tempietto di forma circolare, un cippo con tre parche, un orologio solare, un altro “cippo ornato con corona civica e lapide parlante del merito di Persona vivente”. Poco oltre un ponticello avrebbe permesso di attraversare il fiume per scorgere sull’altra sponda “un antico Sarcofago con accanto seduta matrona piangente che addita sull’iscrizione al guardante la causa del suo dolore”. Alla fine del percorso il visitatore giungeva al tempio della Concordia, monumento prima visto e ma non raggiunto: entrandovi “d’improvviso, aprendo la porta, vi trova uno spazioso balcone dal quale scorge oggetti tutti diversi e lontani del sito in cui si trova. E’ questo luogo opportuno trattenimento per una nobile compagnia.” Nell’angolo del giardino confinante con il castello e con il giardino inferiore, Pollach dispose un gruppo di tre edifici collegati internamente tra loro e posti ognuno in un diverso giardino: nel giardino inglese sono collocate le rovine di un colombarium; nel piccolo giardino alla francese di fronte al castello si trova la facciata del tempio di Giano e nel giardino grande la Casina del vignaiolo. Mentre il giardino inglese, caratterizzato da una fitta e ombrosa vegetazione, è ricco di spunti di meditazione sulla morte e sulla commemorazione dei defunti, intrattenimento per l’anima del visitatore, quello grande ha caratteristiche e finalità differenti. Innanzitutto la disposizione delle piante è meno fitta così da creare un’atmosfera più solare; in secondo luogo, pur essendo anch’esso dedicato all’intrattenimento del visitatore, assolve anche una funzione di utilità. Sono presenti infatti un frutteto, una vigna, un giardino potager, una “caffè haös”, una peschiera: tutti elementi funzionali alle esigenze della casa. Vi è poi un aspetto più ludico, costituito da uno spazio dedicato al “gioco del Tisco con l’uccello di piombo” – elemento questo presente anche nel giardino di Sombreno - e un’altra “piazzetta con una scocca od altro gioco di passatempo”. L’organizzazione del “giardino grande” è una delle prime manifestazioni di quel tentativo, personalissimo di Pollach, di fondere la natura con la geometria: una propria personale e problematica interpretazione della relazione tra la tradizione del giardino formale e le nuove forme del giardino paesistico. Guardando la planimetria ci si rende però conto della difficoltà che Pollach incontra ancora nel fondere armonicamente i due stili: gli elementi geometrici come il frutteto, la vite, il lungo viale di olmi, il giardino potager sono tutte tra loro vicini, mentre la parte più paesaggistica, costituita da ampi prati attraversati da un fiume con un piccolo lago al centro, è tutta concentrata nella zona centrale del giardino. Come vedremo, nel giardino Pesenti-Agliardi, invece, la fusione dei due linguaggi risulterà più armonica, segno di una maggiore maturità artistica.
Già nei disegni per i due giardini di Riva di Chieri, Pollach aveva introdotto curiosi elementi di novità: in particolare forti nuclei geometrici che tentavano una sintesi dialettica con gli andamenti più paesaggistici. In quel caso però il tentativo era tutto nella direzione di un compromesso tra giardino all’italiana e all’inglese. Al contrario, la tavola riproducente il disegno per il giardino Pesenti-Agliardi mostra qualcosa di più di un semplice compromesso “formale”, come aveva già intuito d’altra parte il Perogalli .
3.4.5 Il giardino di Villa Amalia L’unica documentazione rimasta del giardino di Pollach per l’amico Rocco Marliani è la planimetria, riprodotta dalla Zàdor prima della guerra. La villa è oggi trasformata in una scuola e pochissimo è rimasto dell’impianto del giardino pensato dall’architetto austriaco. Il progetto per la risistemazione della villa e del giardino è del 1798 e fu realizzato entro il 1800. Il giardino è ben riuscito, grazie al percorso irregolare di un ruscello e ai numerosi alberi secolari. I tempietti, le grotte e simili decorazioni furono disposti nel 1800, secondo i disegni del Pollach. . La villa fu rappresentata, in una stampa ottocentesca, situata a mezzacosta sui monti boscosi della Brianza con un ampio terrazzamento di fronte alla facciata principale ed uno più basso verso valle. Tutto attorno era circondata da un paesaggio naturale ricco di boschi. Questo progetto, pur essendo contemporaneo a quello realizzato per Pesenti, presenta notevoli differenze. Solo il terrazzamento posto di fronte alla villa e quello sottostante risultano sistemati in modo regolare. La prima terrazza copre una superficie quadrata equivalente a quella occupata dalla villa ed è ricoperto da un ampio parterre . Il terrazzo termina in un lungo pergolato che lascia intravedere l’ampia vallata sottostante. Due piccole scale congiungono questo livello con quello sottostante, occupato da tre grandi riquadri: si tratta sicuramente di aiuole coltivate ad ortaggi. Il resto del giardino ha invece un’impostazione naturalistica, del tutto simile a quella adottata da Pollach per il giardino inglese di Riva di Chieri o per la zona boschiva di Montecchio. Questa parte del giardino trova una posizione ideale sul lato della villa. Per legare i due diversi luoghi, Pollach pensa ad una vigna: una serie di terrazzamenti che formano un semicono, sulla cui cima è posto un edificio. Elemento tipico dei suoi giardini, la vite permette, in questo caso, di unire armoniosamente lo spazio geometrico con quello naturale. E’ interessante notare come Pollach proponga, pur lavorandovi negli stessi anni, due soluzioni di giardini profondamente diverse, questo per la Villa Amalia e quello per la Villa Pesenti-Agliardi. Come mai? Si può pensare ad una precisa richiesta dei committenti oppure ad una diversa conformazione del terreno. Le colline boscose poste attorno alla villa Amalia percorse dal torrente Lambroncino risultavano probabilmente più adatte ad una sistemazione naturalistica. Non è chiaro quali fossero gli elementi sparsi nel bosco, collegati da una fitta rete di sentieri, perché manca una legenda e la riproduzione esistente non è abbastanza leggibile. E’ noto, e ne abbiamo già parlato, che vi era un monumento dedicato al Parini. Il Cantù parla inoltre di un “bel tempietto nel bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto dal quale due statue s’ergono ad Atteone e Diana” . Per richiesta del Marliani furono incisi sulla lapide posta all’ingresso della casa per accogliere gli ospiti, i versi di Orazio:
HOC ERAT IN VOTIS, MODUS AGRI
NON ITA MAGNUS HORTUS UBI ET TECTO VICINUS IUGIS AQUAE FONS ET PAULUM SILVAE SUPER HIS FORET AUCTIUS ATQUE DI MELIUS FECERE BENE EST NIHIL AMPLIUS ORO (VI Satira , libro II° , di Orazio)
3.4.7 Gli interventi minori Pollach elaborò diversi altri progetti, oltre a quelli fino ad ora analizzati ma la scarsissima documentazione non permette di compierne un’analisi adeguata . Numerosi furono gli interventi realizzati per i Belgiojoso . Nel 1790 disegnò un giardino inglese per Alessandro Serbelloni “i numerosi abbozzi ed i progetti particolareggiati che rimangono provano l’interesse del Pollach per la nuova moda dei giardini inglesi” . Nel 1795 lavorò a Mantova per un giardino all’inglese per il conte d’Arco, cugino del Firmian. Di questo suo lavoro esiste un riferimento in una lettera dell’Albertolli ed un disegno conservato alla Bertarelli. Senza data ma a lui attribuito è infine il giardino all’inglese di Palazzo Sormani.
NOTE
[59] Il progetto fu ritrovato dall’Arch. Bugini in occasione della mostra su Pollach organizzata da Italia Nostra a Bergamo nel 1978 e in quell’occasione venne pubblicato sul catalogo della mostra: AA.VV., Leopoldo Pollach, architetto 1751-1806… cit. Tuttavia questo progetto non è stato mai studiato.
[60] Abbiamo già incontrato Marco Alessandri tra i sostenitori della Repubblica Bergamasca-Cisalpina nel capitolo dedicato a Pietro Pesenti.
[61] “Indice del presente tipo, che dimostra in generale la casa di campagna, ed i suoi contorni detta Montecchio nella valle Calepio di ragione del N.S.D. Marco Alessandri con tutti i circonvicini, ed annessi fondi, e quelli resi a delizia come &.
I Strada maestra, che viene da Bergamo.
II Strada che conduce a Sarnico.
III Strada conducente alla casa di campagna.
IV Accesso principale alla detta casa cinto con muro, e cancello decorati in foggia di fortificazione de bassi tempi. Foglio A.
V Porta che conduce alle due masserie decorate in forma di Chiesa di un castello abbandonato. Foglio A.
VI Viale di piante di Celsi che conduce alla VII piazzetta triangolare, dalla quale si entra nella casa suddetta, come pure nella corte rustica.
VIII Casa di campagna come nel foglio B.
IX Giardino ad ortaglia con vasca nel mezzo.
X Giardino botanico con piante settentrionali
XI Piazzetta avanti l’eremitaggio che serve d’oratorio privato decorato come nel foglio C, n° 1.
XII Giardino di fiori all’olandese, al quale si discende dal piano della predetta ortaglia per mezzo di scala scoperta a due rampe, con vasca.
XIII Fruttiera
XIIII Capanna rustica che internamente dovrassi addobbare civilmente, al di fuori è decorata come nel foglio D.
XV Fabbrica ad uso di due massari decorata come nel foglio E.
XVI Ortaglia appartenente ai detti due massari.
XVII Orangeria con sala rotonda nel mezzo come nel foglio F.
XVIII Parterre al quale si discende per una scala scoperta con vasca nel mezzo.
XIX Viale nel mezzo a coltura, e spalleggiato da due vie per il pedone adombrate da piante di Celsi.
XX Colonna miliare d’intorno alle diverse strade come nel foglio G n° 1.
XXI Cippo che indica le diverse strade come nel foglio H.
XXII Ponte che attraversa la valle come nel foglio I.
XXIII Roccolo col suo casino da addobbarsi civilmente nell’interno.
XXIV Tempio detto in antis dedicato all’ospitalità. Foglio K.
XXV Cippo antico in memoria di un singolar amico. Foglio G n° 3.
XXVI Punto centrale del pergolato, che si passa per varie strade a diversi luoghi. Foglio L.
XXVII Piazza ad uso di vari giuochi ginnastici con orologio solare antico. Foglio G n° 2.
XXVIII Rondò ossia piazza di Bacco. Foglio M.
XXIX Ruina di un bagno antico. Foglio N.
XXX Erme rappresentante Priapo. Foglio O n° 1.
XXXI Tempio rotondo dedicato alla fedeltà come nel foglio P e Q posto sulla cima di una collinetta.
XXXII Entrata alla cantina decorata a foggia di sotterraneo nel foglio R.
XXXIII Monumento dedicato al tempo. Foglio S.
XXXIV Vaso di Pandora, ossia osservatorio della speranza. Foglio O n° 2.
XXXV Altare antico. Foglio O n° 3.
Avvertimento del medesimo. Nei passeggi diversi si collocheranno dei sedili in varie fogge come nel foglio L n°1, 2, 3”.
Avvertimento secondo. Nelle strade fra le boscherecce, nei siti ripidi si praticheranno dei gradini di vivo in numero sempre diseguale conforme al caso, ed il locale.
Firmato in basso a sinistra: Leopoldo Pollach Architetto e Professore a Milano, 1796.
F. DALMASSO, Due giardini di Pollach, in Arte illustrata, febbraio 1973, pp.37-43. F. DALMASSO, A Riva di Chieri per capire Leopoldo Pollach, in Piemonte vivo, 1973, pp.37-41. Esiste poi un altro articolo dedicato interamente a questo giardino: F. TESTA, Leopoldo Pollach in Piemonte: il giardino della contessa Faustina Mazzetti Grosso a Riva di Chieri, 1796-1797, in «Artisti lombardi e centri di produzione italiana nel Settecento» a cura di G.C. Sciolla e V. Terraroli, Bergamo 1995, p.293-296. Il ricco materiale sopra citato è interamente riportato nel primo articolo della Dalmasso, risulta quindi inutile riportarlo in queste note. Per approfondimenti: E. CALDERINI, Il giardino all’inglese nel parco di Racconigi, “isola felice” di Giuseppina di Lorena Carignano, in «Studi Piemontesi», 23 (1993), 1, pp. 81-93 e V. DEFABIANI, Cultura e progetto dei giardini sabaudi, in «I giardini a Torino», Torino 1991, pp. 20-21. Attualmente la villa è sede comunale. Per approfondimenti: V. MOCCAGATTA, Il palazzo comunale di Riva di Chieri già Radicati di Brozolo, in «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», 27-29 (1973-1975), pp. 68-71 e M. MERLO, Il palazzo comunale di Riva presso Chieri, in «Riva di Chieri. Storia e architettura sino al secolo XVIII», catalogo della mostra, Riva presso Chieri 1992, p. 86. Non è noto se l’idea di creare due diversi giardini fu dell’architetto o della committente. F. TESTA, Leopoldo Pollach in Piemonte: il giardino della contessa Faustina Mazzetti Grosso a Riva di Chieri, 1796-1797, in «Artisti lombardi e centri di produzione italiana nel Settecento» a cura di G. C. Sciolla e V. Terraroli, Bergamo 1995, p. 293. Il testo “ Sul progetto di un giardino all’inglese per la eccellentissima dama la Signora contessa Mazzetti di Grosso, da situarsi nel recinto del luogo di Riva appresso a Chieri T. venne pubblicato da F. DALMASSO, Due giardini…, cit. pp. 44-46. F. TESTA, Leopoldo Pollach…,cit. p.293. A. TERRANOVA, M. C. RODESCHINI, Leopoldo Pollach architetto 1751-1806 …, cit. p. 15. A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach, …cit. p. 354. Il disegno di questo parterre ricorda nella forma la sistemazione fatta dal Vignola a Bagnaia di fronte ai due edifici anche se, nel caso di Bagnaia, si trattava di un parterre ad acqua. Il Cantù ci lascia questa descrizione di villa Amalia: “ Il palazzo è grandioso e decorato nell’interno dalla decantata Aurora, lavoro giovanile del Cavalier Giuseppe Bossi, il quale con Monti e Foscolo solea goder qui la cortesia del Marliani. L’ampio giardino, lontano da ogni uniformità disgustosa, è variato da un bosco interciso da garrulo torrente, che cadendo dall’alto si sparpaglia in molte artificiali cascatelle, da un roseto, il più ricco sicuramente delle vicinanze, da ajuole erbose e fiorite, da bel tempietto nel bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto dal quale due statue s’ergono ad Atteone e Diana; in ogni luogo vedi quel tutto, che rende più delizioso il campestre soggiorno.” da I. CANTU’, in AA.VV., Guida ai misteri della Brianza, Milano 1970, p. 208. Ne riporto in nota l’elenco schematico.
1780 Disegno di un “boschetto all’inglese fatto piantare dal Principe Belgiojoso A.” 1790 Palazzo Serbelloni a Cornaredo il quale, si dice, aveva un giardino all’inglese. 1792 Castellazzo (MI), disegno di giardino all’inglese per il conte Busca. Serre nel giardino Belgiojoso a Belgioioso 1793 Serre dell’Orto Botanico di Pavia (1793) Giardino Litta – Belgiojoso a Monza (MI) 1794 Giardino della contessa Belgiojoso a Lecco studi per la sistemazione. 1794 -1800 progetti per interventi nel Castello e nel giardino a Belgioioso. 1795 A Mantova un giardino all’inglese per il conte d’Arco, cugino del Firmian, 1795 Lavori per l’orto botanico di Parma. 1797 Disegno di un padiglione per giardino 1802 Villa Medolago Albani a Carvico con giardino Senza data ma a lui attribuito è il giardino all’inglese di Palazzo Sormani.
Il primissimo intervento sembra sia un “boschetto all’inglese fatto piantare dal Principe Belgiojoso A.” del 1780. Del 1792 sono alcuni disegni per le serre nel giardino Belgiojoso a Belgioioso e poco posteriore è un “ Monumento del tempo rappresentante una cella ruinata, con al di fuori due (…) composti di rottami d’ogni genere messi con disordine e confusione, in 1796 in Belgiojoso” conservato alla raccolta Bertarelli dove sono poi conservati alcuni disegni fatti per la contessa Belgiojoso per il giardino di Lecco: disegno di una cascata sormontata da un ponte in pietra a schiena d’asino: “Abbozzo di una cascata d’acqua per il nuovo giardino di Sua Eccellenza la Signora Contessa Belgiojoso in Lecco – 1794; vi è poi un “ pensiero in abbozzo per una ghiacciaja sotterranea (…) soprastante il Tempio del Sole sopra una collina per il nuovo giardino all’Inglese della signora contessa Belgiojoso in Lecco in settembre 1794”. A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach, 1751-1806, …cit. p. 352. Si tratta però di disegni che la Zàdor vide ma che risultano oggi per la maggior parte dispersi “Ho saputo che essa quest’inverno è stato a Vienna, e che è ritornato sano e salvo (…) ho veduto qui un suo bel disegno di giardino all’Inglese per questa botanica, ed in Mantova ho saputo che ha fatto delle cose in questo genere per il Conte d’Arco” Bibiloteca d’arte del Castello “ Leopoldo Pollach …, cit. DOCUMENTO N° 181-183.
I. PINDEMONTE, Dissertazione sui giardini Inglesi e sul merito di ciò in Italia…cit.
L’affermazione contiene un’inesattezza: Giovanni Antonio Grafer, giardiniere che creò il giardino di Caserta era inglese.
Per approfondimenti: C. KNIGHT, Il giardino inglese di Caserta, Napoli 1986; C. DE SETA, Il giardino della reggia di Caserta, in M. Mosser, G. Teyssot (a cura di), L’architettura dei giardini d’occidente: dal Rinascimento al Novecento, Milano 1990, pp.323-5. C. MARINELLI, Il giardino all’inglese di Caserta, «Neoclassico» (1993), 3, pp.42-51. Sir William Hamilton fu l’inviato straordinario di Sua Maestà Britannica presso il Regnio delle Due Sicilie. Fu socio della Royal Society di Londra, massima accademia scientifica Europea, e per oltre trent’anni ne fu il “corrispondente” da Napoli tenendo informati gli studiosi britannici sull’attività eruttiva del Vesuvio e sulle scoperte archeologiche a Pompei. Sir Joseph Banks viaggiò in tutto il mondo con l’intento di compiere studi botanici e scientifici; venne eletto nel 1779 ai vertici della Royal Society divenendone il più celebre presidente. La fitta corrispondenza, composta da oltre settemila lettere, con studiosi di tutta Europa, dimostrano come Banks impersonificasse di fatto il nobile ideale di sovranazionalità della scienza. Lo abbiamo già incontrato nel corso della tesi come amico di Ludovico Belgiojoso. John Andrew Graefer, allievo del celebre botanico Philip Miller aveva lavorato a Croome, alle dipendenze del conte di Coventry, e a Kensington Gore, presso il ricco mercante James Vere. Noto nell’ambiente botanico per aver introdotto in Inghilterra numerose piante esotiche, alcune delle quali dal Giappone, il giardiniere godeva l’amicizia di William Aiton, l’addetto ai Parchi Reali. Quando venne chiamato a Caserta nel 1785 stava lavorando presso la ditta “Thompson e Gordon”, importanti vivaisti londinesi. La lettera conservata al British Museum, Additional Manuscripts 34048. 43-44, è pubblicata da C. KNIGHT,
Il giardino inglese di Caserta, Napoli 1986, p.39.
Per approfondimenti: F. GHIRARDELLI DELFÓ, Il giardino Picenardi. Poema postumo, Parma 1818; C. FASSATI BIGLIONI, Riminescenze della villa Picenardi. Lettera di una colta giovane dama che può servire di guida a chi bramasse visitarla, Cremona 1819; G. SOMMI PICENARDI, Le Torri de’Picenardi. Memorie e illustrazioni, Cremona 1909; P. CARPEGIANNI, Giardini cremonesi fra ‘700 e ‘800. Torre de’ Picenardi-San Giovanni in Croce, Cremona 1990. Ivi, p.8. Si tratta dell’ora distrutto arco posto nel Campo Marzio di Vicenza. Queste lapidi erano reperti archeologici romani oggi trasferiti al Castello Sforzesco di Milano. Lettera riportata in: M. AZZI VISENTINI, Il giardino veneto…, cit. p. 88. Per approfondimenti: G. ERICANI, La storia e l’utopia nel giardino del senator Querini ad Altichiero, in Piranesi e la cultura antiquaria, atti del convegno, Roma 1983, pp.171-85; M. AZZI VISENTINI, Il giardino veneto tra Settecento e Ottocento e le sue fonti, Milano 1988, pp.113-136; M.AZZI VISENTINI, Fermenti innovativi nel giardino veneto del secondo Settecento da Villa Querini ad Altichiero a Prato della Valle, in C. Mozzarelli e G. Venturi (a cura di), L’Europa delle corti alla fine dell’antico regime, atti del convegno, Roma 1991, pp 249-76; M. AZZI VISENTINI, L’arte dei giardini, Milano 1999, pp. 123-135.
Riporto qui l’indice che affianca la planimetria del giardino:
PLAN de la campagne de Mr. le Sénateur ANGELO QUIRINI à ALTICHIERO – Village à deux milles et demie de Padoue. AAA. Maison et autres Corps de logis aaa. Potager B Autel de l’Amitié C Silène D Colombier E Volières F Coffee house G Cerès H Conversation Suisse I Jardin botanique LLL Berceau en vigne K Arthemise M Temple et Statue d’Apollon NNNN Essai d’Agriculture O Cabane de la Folie dans un bosquet pour la P Autel des Furies chasse aux petits oiseaux Q Colonne et Statue d’Hercule R Petit Bois aux Antiques 1 Faune, 2 Petit Bacchus, 3 Euripide, 4 (…), 5 La Fortune, 6 Venus 7 Monument pur le Grand Duc de Toscane, 8 Marius, 9 Monuments Hétrusques S Pavillon Chinois, Temple et Statue de Venus T Le Canope on Pièces Antiques Egyptiennes (…) V Autel de Delos, et statue de Bacchus X Bois de Young (…)
Della villa e del giardino non resta oggi che una planimetria e una ricca descrizione lasciata da contessa Giustiniana Wynne Rosenberg. Progetto conservato a Roma nell’Archivio Doria-Panphili con la descrizione che lo stesso Bettini fece del progetto stesso per il committente. I due documenti sono stati pubblicati da M. AZZI VISENTINI, in Il giardino veneto…, Cit. pp.171-194 e in M. AZZI VISENTINI, L’arte dei giardini…, Cit. pp.115-122. Il Silva nel suo trattato utilizzò questo nome per definire le diverse zone che costituivano il giardino. Per approfondimenti su Piermarini ed in particolare sui suoi giardini rimando ai seguenti libri e alle bibliografie li citate: G. RICCI, Giuseppe Piermarini e il suo tempo, Milano 1983; DE GIACOMO F. (a cura di), La Villa Reale di Monza, Cinisello Balsamo, 1984; AA. VV., Giuseppe Piermarini e i disegni di Foligno. Il volto piermariniano della Scala, Milano 1998; AA.VV. La villa reale di Monza, Milano 1999. Il progetto è oggi conservato presso la biblioteca Civica di Foligno. E. SILVA, Elogio dell’architetto Piermarini, Monza 1811, p. 9. Come abbiamo visto però già i Picenardi e in parte il Querini avevano preceduto la realizzazione di Monza. G. GALLETTI, I giardini, in AA.VV. Mostra dei maestri di Brera 1776-1859, Milano 1975, pag. 25. N° 281.205 – B e 281.204 – B. E. SILVA, Dell’arte dei giardini inglesi, a cura di G. VENTURI, Milano 1976, p.236. Per questa nuova area furono acquistati 429 Tigli, 440 Olmi, 100 Castagni d’India e 6200 Spini Bianchi. Per questo padiglione esistono numerosi disegni di progetti conservati all’archivio di Foligno. Verri, in una lettera al fratello del 20 agosto 1777, nomina alcune delle Serre costruite negli anni Settanta: quelle dell’abate Crivelli a Mombello, in casa Litta, il marchese Cusani a Desio, in casa Andreoli.
“Qualche anno più tardi nella lettera del 22 marzo 1780, Pietro (…) riconoscerà al conte Donato Silva il merito di aver per primo «fatto conoscere a Milano dei vegetabili curiosi», coltivando aloe e cactus sul terrazzino della sua casa di città. (…) Di Donato Silva, significativa figura di patrizio lombardo, il Frisi ci ha lasciato un interessante profilo, ricordando tra l’altro che la sua villa di Cinisello «fu… tra di noi il primo luogo in cui si videro le piante esotiche, il primo Orto Botanico del Milanese» (Elogio del conte Silva, Milano 1779, p. 19). Il nucleo originario era costituito da un certo numero di piante che il Silva aveva portato con se da un viaggio a Venezia nel 1733, altre furono aggiunte in anni successivi. Commentando questa iniziativa il Frisi osserva «Adesso il buon gusto di alcuni privati, e le Sovrane Beneficenze hanno fatto moltiplicare i nostri orti botanici, e vi hanno portato tutta l’eleganza, ed il lusso. Ma giova sempre sapere per quali graduazioni siamo arrivati a questo termine, e di chi siano i primi meriti». I primi meriti furono dunque di Donato Silva , ma, come testimonia il Frisi stesso, le iniziative si moltiplicarono nel corso del secolo e le pubbliche beneficenze cui egli accenna richiamano alla mente l’Orto Botanico braidense, istituito alcuni anni prima.” Da: G. GALLETTI, I giardini, in AA.VV. Mostra…, cit., pag. 27. In Veneto Filippo Farsetti fu tra i primi ad occuparsi di botanica, nel 1759 fece costruire nella sua villa di Santa Maria di Sala, nella pianura tra Padova e Venezia, attrezzatissime serre per lo studio della botanica. Per approfondimenti: M. AZZI VISENTINI, Ilgiardino veneto…,cit, pp. 91-112, e M. AZZI VISENTINI, L’arte dei…, cit., pp. 31-32.
Nel 1774 Maria Teresa stabilì che il vecchio orto del ex-Collegio dei Gesuiti di Brera venisse sostituito da un moderno Orto Botanico sotto la direzione del padre Wittman. Scopo principale dell’iniziativa era quello “di istruire gli studenti speziali nella Botanica Officinale”e “di insegnare la botanica a Brera”. A Pavia l’Orto venne realizzato negli stessi anni presso il convento di S. Epifanio, aggregato all’università. Per approfondimenti: S. SICOLI, L’Orto Botanico di Brera: notizie storiche, in Parchi e Giardini Storici, Parchi Letterari, atti del II convegno, Monza 1992, pp. 99-111. G. RICCI, Milano, per il decoro della città. Appunti in materia di Microurbanistica, in AA.VV. Piermarini e il suo tempo,…Cit. p. 54. Nessuno di questi progetti è ancora oggi esistente e la maggior parte di essi non fu mai realizzata. V. VERCELLONI, Il giardino a Milano…,cit. p. 172. A. SOMIGLIANA ZUCCOLO, Un amico di Giuseppe II, Lodovico Barbiano di Belgiojoso. (dalla sua corrispondenza inedita), in « Archivio Storico Lombardo », LXII (1936), 2-4, Milano, pp. 467-479. “Il disegno è di Brown, ossia il disegno commesso a quest’artista combinò perfettamente con quello che frattanto dispose l’intelligente proprietario. S.A.I. vi ha combinata la nuova aggiunta.” in E. SILVA, Dell’arte dei giardini inglesi, a cura di G. Venturi, Milano 1976, p.261. A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach…, cit. il disegno è riportato tra le tavole allegate all’articolo alla fine del testo pp. 347-364. TERRANOVA A.- RODESCHINI M.C., Leopoldo Pollach architetto 1751-1806, catalogo della mostra, (a cura di) Italia Nostra, Bergamo, aprile 1978, p.14. Riporto qui l’indice del progetto scritto da Pollach su un lato della planimetria conservata alla Raccolta Bertarelli.
“ Piano generale del palazzo e giardino all’inglese di Sua Eccellenza il Signore Conte Tenent Mareschiallo Ludovico di Barbiano e Belgiojoso. Eretti in Milano col disegno direzione ed assistenza dell’architetto Leopoldo Pollach Viennese dall’anno 1790 al 1793. Indice: A) Palazzo, B) Gruppo d’Ercole, C) Tempio in Antis delle Parche, D) Statua di Tetide, E) Boschetto di Venere Celeste, F) Bosco di Pini, G) Tenda Militare, H) Torre del Conte Ugolino, I) Ponte Levatojo, K) Statua di Venere Calypica, L) Tempio Monoptero d’Amore, M) Statua di Nettuno, N) Ponte rustico, O) Sarcofago di Madonna Laura, P) Grotta, Q) Statua d’Apollo, R) Sorgente del Fiume, S) Bosco di piante forestiere.
Gia Franchini, su indicazione di Parini, aveva rappresentato questo tema dantesco in un bassorilievo, oggi andato perso. Nell’edizione del 1801 il Silva scrisse alla fine del capitolo “dello spazio totale”:
“E’ sorto tra noi un superbo palazzo con giardino all’Inglese, di cui non ve ne ha forse un altro più ben inteso, né più grande nel recinto di alcuna capitali conosciuta; opera tutta dell’intelligentissimo propietario, recentemente estinto, Lodovico di Belgiojoso, e del valente architetto Leopoldo Pollack, che ne ha diretto l’esecuzione, ed ideato le fabbriche che l’adornano” E. SILVA, Dell’arte…, cit. 1801. Dodici anni dopo il Silva non citò più il Pollach e da tutto il merito dell’invenzione al Belgiojoso che rielaborò i disegni del Brown: “Questo giardino, per il suo riparto, per la mossa e l’andamento del terreno, per l’intelligenza con la quale è divisato risulta per un vero modello; la piantagione solo non vi corrisponde. Il disegno è di Brown, ossia il disegno commesso a quest’artista combinò perfettamente con quello che frattanto dispose l’intelligente proprietario. S.A.I. vi ha combinata la nuova aggiunta.” in E. SILVA, Dell’arte…, cit. p.261. L’esistenza di un disegno autografo di Pollach conservato alla Bertarelli porta però a pensare che la prima affermazione del Silva sia la più corretta. La questione è stata approfondita da G. GALLETTI, I Giardini, in Mostra dei Maestri di Brera, Milano 1975.
La prima descrizione è del 1794 ed è quella scritta nel diario della marchesa Boccapaduli Sparapani Gentili che visitò la villa Belgiojoso durante il suo viaggio nel Nord Italia in compagnia di Alessandro Verri.
“ Il palazzo del conte Belgiojoso è sicuramente della più bella architettura. Questo è fatto cinque anni sono. Vi è annesso un elegantissimo giardino all’inglese, che domina anche il giardino pubblico. Vi sono in esso dei tempietti, pagode, cadute d’acqua del Naviglio, una torretta rustica, che finge carcere, un’isoletta con ponte levatoio con varie statue ed iscrizioni, coffe house, boschetto ed alcune altre cosette graziose. Il di dentro del palazzo non è mobiliato che il primo piano e questo tutto con volte di belli stucchi, parati i muri con carte d’Inghilterra (…) vi è un gabinetto con comodo inglese, ove corre l’acqua, essendo il vaso in maiolica in declivio o sia con il buco da una parte, per qui parte ogni cosa mediante una valvola, che si alza dalla parte del foro e dell’acqua, che scorrendo velocemente porta via ogni immondezza.(…) il tutto resta chiuso da un coperchio di noce (…)vi sono poi cuscini al di sopra, dimodochè figuri un comodo di canapè” In: G. GIULINI, Milano e i suoi dintorni nel diario di una dama romana del settecento, in «Archivio Storico Lombardo», 64 , Milano 1917, pp. 362-363. La seconda testimonianza ci viene dal Silva, che, nell’edizione del 1813 del suo trattato dedica qualche pagina alla descrizione di questo giardino (accanto a quella di villa Silva a Cinisello, villa Reale a Monza e villa Cusani a Desio). La descrizione fatta una ventina d’anni dopo la realizzazione del giardino, è quella che più si avvicina alla disposizione originaria. “ Questo suntuoso palazzo (Villa Reale) è circondato da estesi tratti di verdeggiante tappeto, disposti con bella varietà, e spontaneamente percorsi da sinuosi sentieri e dalle laterali piantagioni, che ravvivano e adornano la scena. L’erboso terreno scende al fiume, che vi deriva con vaga caduta, e lo trascorre alla manca, formando in avanti due bracci, che racchiudono un’amena isoletta, ove campeggia il tempietto d’amore. La veduta n’è brillante e spaziosa, e le interne piantagioni s’uniscono e felicemente si combinano con quelle de’ giardini pubblici, che esteriormente le attorniano. E’ situato dentro alla città e non in parti remote, e vi sembra d’essere trasportato ben lontano. Prendendo il largo sentiero sulla destra a’ fianchi del palazzo, vi trovate tra poco al tempietto delle Parche. Il suo frontespizio è sostenuto da colonne e da pilastri ionici di un bel marmo ed il frontale ed il vestibolo sono ornati di relativi bassorilievi. Più in là troverete una statua augusta d’Ercole sopra uno scoglio che declina al prato. Riprendendo lo trascorso sentiero, vi mette ad un vago circolar boschetto formato da robinie, nel cui centro havvi la statua della Venere de’Medici.
Di la entrate in deliziosa vallata, che fa capo ad una grotta, che la racchiude, dalla quale sortendo vi troverete in uno spazio ameno, guarnito d’erbe e di fiori, e circondato d’arbuscelli e piante aggruppate. Ivi è riposto l’elegante serbatoio pei fiori, il cui dorso s’appoggia ad un massiccio d’alberi; vicino havvi il giardino olandese. La continuazione de senteri vi guida alla collinetta, sulla quale debbe regnare un tempio e d’onde la veduta è vaga. (Non esiste nel progetto ne un altro tempio oltre a quello d’amore e delle parche ne il giardino all’olandese con il serbatoio) Scorrendo per la circolar valle, che forma la collinetta guadagnate il bosco de’pini, ove più in avanti in aggradevole e ridente distretto risiede la tenda greca (doveva essere militare) (…) passand’oltre v’appare la ruvinata torre del conte Ugolini, su cui porta è scritto: Uscite di speranza o voi ch’entrate. Nell’interno è praticato un gabinetto gotico, d’onde la vista scorre sul sottoposto giardin pubblico. Un annoso salice piangente ( non disegnato sul progetto)l’investe e la nasconde in parte, rendendola oltremodo pittoresca; e quivi fra i rottami ed i rimasugli dell’antica rocca l’acqua del fiume forma un piccolo stagno, e scompare. Scendendo dal rialto, attraversate il ponte , praticato con bel congegno, che introduce all’isola di Amore. Il suo tempietto monoptero è elegante e di bell’aspetto, e sul piedistallo del Dio di Gnido che posa nel centro della cella, vi è scritto:
Des chagrins brisons la chaîne, Semons des fleurs sur nos pas : Un chemin bien courtnous méne De la naissance ou trépas. Varcato un altro ponte, percorrete le molli rive del fiume, adombrate da piante e da vaghi arbusti. Sulla ripa più alta giace l’urna di Laura, sulla quale il divino cantore ha inciso : Non la conobbe il mondo mentre visse, ma ben la conobb’io, che qui la piango. Passando sotto la vicina grotta vi si affaccia un ristretto e breve sentiero rettilineo, e più in basso trovate ridenti ricoveri e cammini in riva al fiume. In avanti varcate lo scoglio, d’onde si getta il fiume nella sua entrata nel giardino, e pervenite in un ameno spartimento di rare piante, che da questa parte fiancheggiano il palazzo.” E. SILVA, Dell’arte…,cit. pp.259-261.
A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach…cit. tavola non numerata. Probabilmente il giardino doveva essere realizzato in provincia di Bergamo perché si legge la scala è in braccia Bergamasche. L’indice purtroppo è poco leggibile e per questo motivo mancano diverse voci:
A - Casa , E - Contorno a fiori, H - Pergolati, I - Parter a fiori all’italiana, L - Ortaglia grande, M - Serra d’agrumi, O - Bosco a frutti, P - Grotta con scala segreta che porta a una (…) superiore, Q – Scala che conduce al giardino all’inglese, S – Gabinetto…in forma di torre, T – Viale di (…) V – Sala con gabinetto annesso…compagnia.
Il progetto fu ritrovato dall’Arch. Bugini in occasione della mostra su Pollach organizzata da Italia Nostra a Bergamo nel 1778 e in quell’occasione venne pubblicato sul catalogo della mostra: AA.VV., Leopoldo Pollach, architetto 1751-1806…cit. Tuttavia questo progetto non è stato mai studiato. Abbiamo già incontrato Marco Alessandri tra i sostenitori della Repubblica Bergamasca-Cisalpina nel capitolo dedicato a Pietro Pesenti. “Indice del presente tipo, che dimostra in generale la casa di campagna, ed i suoi contorni detta Montecchio nella valle Calepio di ragione del N.S.D. Marco Alessandri con tutti i circonvicini, ed annessi fondi, e quelli resi a delizia come &.
I Strada maestra, che viene da Bergamo. II Strada che conduce a Sarnico. III Strada conducente alla casa di campagna. IV Accesso principale alla detta casa cinto con muro, e cancello decorati in foggia di fortificazione de bassi tempi. Foglio A. V Porta che conduce alle due masserie decorate in forma di Chiesa di un castello abbandonato. Foglio A. VI Viale di piante di Celsi che conduce alla VII piazzetta triangolare, dalla quale si entra nella casa suddetta, come pure nella corte rustica. VIII Casa di campagna come nel foglio B. IX Giardino ad ortaglia con vasca nel mezzo. X Giardino botanico con piante settentrionali XI Piazzetta avanti l’eremitaggio che serve d’oratorio privato decorato come nel foglio C, n° 1. XII Giardino di fiori all’olandese, al quale si discende dal piano della predetta ortaglia per mezzo di scala scoperta a due rampe, con vasca. XIII Fruttiera XIIII Capanna rustica che internamente dovrassi addobbare civilmente, al di fuori è decorata come nel foglio D. XV Fabbrica ad uso di due massari decorata come nel foglio E. XVI Ortaglia appartenente ai detti due massari. XVII Orangeria con sala rotonda nel mezzo come nel foglio F. XVIII Parterre al quale si discende per una scala scoperta con vasca nel mezzo. XIX Viale nel mezzo a coltura, e spalleggiato da due vie per il pedone adombrate da piante di Celsi. XX Colonna miliare d’intorno alle diverse strade come nel foglio G n° 1. XXI Cippo che indica le diverse strade come nel foglio H. XXII Ponte che attraversa la valle come nel foglio I. XXIII Roccolo col suo casino da addobbarsi civilmente nell’interno. XXIV Tempio detto in antis dedicato all’ospitalità. Foglio K. XXV Cippo antico in memoria di un singolar amico. Foglio G n° 3. XXVI Punto centrale del pergolato, che si passa per varie strade a diversi luoghi. Foglio L. XXVII Piazza ad uso di vari giuochi ginnastici con orologio solare antico. Foglio G n° 2. XXVIII Rondò ossia piazza di Bacco. Foglio M. XXIX Ruina di un bagno antico. Foglio N. XXX Erme rappresentante Priapo. Foglio O n° 1. XXXI Tempio rotondo dedicato alla fedeltà come nel foglio P e Q posto sulla cima di una collinetta. XXXII Entrata alla cantina decorata a foggia di sotterraneo nel foglio R. XXXIII Monumento dedicato al tempo. Foglio S. XXXIV Vaso di Pandora, ossia osservatorio della speranza. Foglio O n° 2. XXXV Altare antico. Foglio O n° 3. Avvertimento del medesimo. Nei passeggi diversi si collocheranno dei sedili in varie fogge come nel foglio L n°1, 2, 3”. Avvertimento secondo. Nelle strade fra le boscherecce, nei siti ripidi si praticheranno dei gradini di vivo in numero sempre diseguale conforme al caso, ed il locale. Firmato in basso a sinistra: Leopoldo Pollach Architetto e Professore a Milano, 1796.
F. DALMASSO, Due giardini di Pollach, in Arte illustrata, febbraio 1973, pp.37-43. F. DALMASSO, A Riva di Chieri per capire Leopoldo Pollach, in Piemonte vivo, 1973, pp.37-41. Esiste poi un altro articolo dedicato interamente a questo giardino: F. TESTA, Leopoldo Pollach in Piemonte: il giardino della contessa Faustina Mazzetti Grosso a Riva di Chieri, 1796-1797, in «Artisti lombardi e centri di produzione italiana nel Settecento» a cura di G.C. Sciolla e V. Terraroli, Bergamo 1995, p.293-296. Il ricco materiale sopra citato è interamente riportato nel primo articolo della Dalmasso, risulta quindi inutile riportarlo in queste note. Per approfondimenti: E. CALDERINI, Il giardino all’inglese nel parco di Racconigi, “isola felice” di Giuseppina di Lorena Carignano, in «Studi Piemontesi», 23 (1993), 1, pp. 81-93 e V. DEFABIANI, Cultura e progetto dei giardini sabaudi, in «I giardini a Torino», Torino 1991, pp. 20-21. Attualmente la villa è sede comunale. Per approfondimenti: V. MOCCAGATTA, Il palazzo comunale di Riva di Chieri già Radicati di Brozolo, in «Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti», 27-29 (1973-1975), pp. 68-71 e M. MERLO, Il palazzo comunale di Riva presso Chieri, in «Riva di Chieri. Storia e architettura sino al secolo XVIII», catalogo della mostra, Riva presso Chieri 1992, p. 86. Non è noto se l’idea di creare due diversi giardini fu dell’architetto o della committente. F. TESTA, Leopoldo Pollach in Piemonte: il giardino della contessa Faustina Mazzetti Grosso a Riva di Chieri, 1796-1797, in «Artisti lombardi e centri di produzione italiana nel Settecento» a cura di G. C. Sciolla e V. Terraroli, Bergamo 1995, p. 293. Il testo “ Sul progetto di un giardino all’inglese per la eccellentissima dama la Signora contessa Mazzetti di Grosso, da situarsi nel recinto del luogo di Riva appresso a Chieri T. venne pubblicato da F. DALMASSO, Due giardini…, cit. pp. 44-46. F. TESTA, Leopoldo Pollach…,cit. p.293. A. TERRANOVA, M. C. RODESCHINI, Leopoldo Pollach architetto 1751-1806 …, cit. p. 15. A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach, …cit. p. 354. Il disegno di questo parterre ricorda nella forma la sistemazione fatta dal Vignola a Bagnaia di fronte ai due edifici anche se, nel caso di Bagnaia, si trattava di un parterre ad acqua. Il Cantù ci lascia questa descrizione di villa Amalia: “ Il palazzo è grandioso e decorato nell’interno dalla decantata Aurora, lavoro giovanile del Cavalier Giuseppe Bossi, il quale con Monti e Foscolo solea goder qui la cortesia del Marliani. L’ampio giardino, lontano da ogni uniformità disgustosa, è variato da un bosco interciso da garrulo torrente, che cadendo dall’alto si sparpaglia in molte artificiali cascatelle, da un roseto, il più ricco sicuramente delle vicinanze, da ajuole erbose e fiorite, da bel tempietto nel bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto dal quale due statue s’ergono ad Atteone e Diana; in ogni luogo vedi quel tutto, che rende più delizioso il campestre soggiorno.” da I. CANTU’, in AA.VV., Guida ai misteri della Brianza, Milano 1970, p. 208. Ne riporto in nota l’elenco schematico.
1780 Disegno di un “boschetto all’inglese fatto piantare dal Principe Belgiojoso A.” 1790 Palazzo Serbelloni a Cornaredo il quale, si dice, aveva un giardino all’inglese. 1792 Castellazzo (MI), disegno di giardino all’inglese per il conte Busca. Serre nel giardino Belgiojoso a Belgioioso 1793 Serre dell’Orto Botanico di Pavia (1793) Giardino Litta – Belgiojoso a Monza (MI) 1794 Giardino della contessa Belgiojoso a Lecco studi per la sistemazione. 1794 -1800 progetti per interventi nel Castello e nel giardino a Belgioioso. 1795 A Mantova un giardino all’inglese per il conte d’Arco, cugino del Firmian, 1795 Lavori per l’orto botanico di Parma. 1797 Disegno di un padiglione per giardino 1802 Villa Medolago Albani a Carvico con giardino Senza data ma a lui attribuito è il giardino all’inglese di Palazzo Sormani.
Il primissimo intervento sembra sia un “boschetto all’inglese fatto piantare dal Principe Belgiojoso A.” del 1780. Del 1792 sono alcuni disegni per le serre nel giardino Belgiojoso a Belgioioso e poco posteriore è un “ Monumento del tempo rappresentante una cella ruinata, con al di fuori due (…) composti di rottami d’ogni genere messi con disordine e confusione, in 1796 in Belgiojoso” conservato alla raccolta Bertarelli dove sono poi conservati alcuni disegni fatti per la contessa Belgiojoso per il giardino di Lecco: disegno di una cascata sormontata da un ponte in pietra a schiena d’asino: “Abbozzo di una cascata d’acqua per il nuovo giardino di Sua Eccellenza la Signora Contessa Belgiojoso in Lecco – 1794; vi è poi un “ pensiero in abbozzo per una ghiacciaja sotterranea (…) soprastante il Tempio del Sole sopra una collina per il nuovo giardino all’Inglese della signora contessa Belgiojoso in Lecco in settembre 1794”. A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach, 1751-1806, …cit. p. 352. Si tratta però di disegni che la Zàdor vide ma che risultano oggi per la maggior parte dispersi “Ho saputo che essa quest’inverno è stato a Vienna, e che è ritornato sano e salvo (…) ho veduto qui un suo bel disegno di giardino all’Inglese per questa botanica, ed in Mantova ho saputo che ha fatto delle cose in questo genere per il Conte d’Arco” Bibiloteca d’arte del Castello “ Leopoldo Pollach …, cit. DOCUMENTO N° 181-183.