Bonghi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Stemma Bonghi, dagli Statuti di Bergamo del 1453
Stemma Bongo o Bongi Stemmario Camozzi n. 345
Stemma di Lucia Bonga (tomba nella chiesa di S. Salvatore a Bergamo, 1774, Stemmario Camozzi n. 3353
Lorenzo Lotto. Ritratto di Niccolò Bonghi (Nozze mistiche di S. Caterina, part.)

Per quanto riguarda il nome Bongus, dobbiamo precisare che sino almeno al 1140 è riportato nei documenti con l’aggiunta de Scano. Per questo, si è ipotizzato che i Bonghi potessero essere un ramo della famiglia de Scano, che abitava e dominava l’omonimo villaggio, ma nessun documento pare attestarne la parentela. I Bonghi potrebbero quindi essere semplicemente originari di Scano. Dalla metà del XII secolo le due famiglie sono distinte, come appare in documenti del 1140, 1147 e 1174, nei quali si trova un Lanfrancus Bongus de civitate Pergami.

La famiglia Bonghi è presente in Bergamo dalla fine del XII secolo, ma avrà un ruolo di primo piano nel successivo, quando si afferma come uno dei gruppi dirigenti della fazione Guelfa ed alcuni suoi membri prenderanno parte attiva nel governo della città. Nel XIII secolo i Bonghi occupano anche solide posizioni nel territorio delle valli bergamasche. Una potenza basata su una ricchezza crescente (legata ai prestiti ad interesse, all’allevamento) e sul controllo degli uomini (attraverso prestiti ai comuni e cariche di Podestà).

Un’antica citazione del castello Bonghi a Redona la troviamo anche nella leggenda romantica relativa ad Antonia Bonghi, che nel castello di Redona nel 1168 si sarebbe suicidata per sottrarsi alle concupiscenti brame del Barbarossa, che per vendetta avrebbe fatto demolire il castello. La leggenda risulta inventata da Michele Alberto Carrara, ma il castello è vero.

Dalle cronache di Castello Castelli risultano poi numerosi i riferimenti dal castello dei Bonghi a Redona. Così nel 1398 Gian Galeazzo Visconti per garantire il patto di pace tra Guelfi e Ghibellini oltre a prendere numerosi ostaggi tre le più eminenti famiglie di entrambe le fazioni fece occupare vari loro castelli e tra questi quello di Alessandro Bonghi a Redona.

La prematura morte di Gian Galeazzo Visconti (3 settembre 1402) e l’inettitudine del suo crudele successore Giovanni Maria, diedero nuovo fuoco alle discordie e così i Bonghi si ripresero il castello di Redona come Alessandrino Rivola quello di Comonte e altri quello di Zogno.

Vi fu poi un violento contrattacco dei Ghibellini che investirono anche Redona e che si ripeté nel 1405 con l’appoggio di Estore Visconti, ma poi i Guelfi, venuti anche delle valli si erano ammassati a Redona ed erano pronti ad assalire la città. Lo stesso innocente Castello Castelli fu catturato dai Guelfi nel 1406 nella Chiesa di Nese; percosso e imprigionato, fu salvato solo dopo 50 giorni da Peterzolo Calepio. Nel 1428 Bergamo era entrata a far parte della Serenissima e Venezia aveva posto fine ai tristi anni delle crudeli lotte tre Guelfi e Ghibellini. [GPA]


Genealogia

Genealogia Bonghi

Storia

Personaggi

Antonio Bonghi Giurista

Niccolò Bonghi

Dimore

Casa di Antonio Bonghi - Bergamo, Città Alta

Redona. Cascina Martinella

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Bonghi Feliciano, di Bergamo, 1526 (?) perg 0773

Bonghi Gabriele, giudice del Collegio di Bergamo, 1503 perg 1886

Bonghi Giovanni Francesco fu Superleone, notaio, 1502 perg 0025

Bonghi Roberto, arcidiacono chiesa S. Vincenzo di Bergamo, 1280 perg 1837

Bonghi Roberto d.Codellus fu Pantino, di Bergamo, canonico chiesa S. Fermo in Bedesco, 1364 perg 0171

Bonghi Ursina fu Giovanni moglie di Martino Benaglio, 1507 perg 0033

Bongi Benedetto, 1478 perg 3331

Bongi Benedetto, di Bergamo, 1577 perg 3330

Bibliografia

AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 41-42:

Nobile e aulico casato, tra i più ricchi e potenti della Bergamasca, di cui oggi però si contano nella nostra provincia poche famiglie. Sin dal XIII secolo possedeva torri e palazzi a Bergamo, tra cui un castello a Redona, e forse aveva diritti feudali sul paese di Dossena, dove i servitori presero quindi il nome di Bongi, da cui l’origine del cognome dossenese Bonzi. Diedero fama alla dinastia, tra gli altri, Roberto, vescovo di Bergamo dal 1281 al 1292; Antonio, giureconsulto ucciso a tradimento nel 1484; Bartolomeo, rettore dell’Università di Pavia nella metà del XVI secolo, e Pietro, autore di una curiosa raccolta sui numeri e le loro proprietà cabalistiche. Lattanzio, uomo d’arme, combatté al servizio di Venezia tra il 1508 e il 1510, partecipando alla difesa di Bergamo contro i Francesi; cadde in combattimento a Verona nel 1510.


[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio. Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 237]:

Famiglia patrizia originaria di Scano, dove ebbe beni fino all’estinzione nel XVIII secolo. Ebbe feudo vescovile in alta Val Seriana ed assurse al potere in città nel XIII secolo a fianco dei guelfi Rivola, a partire dal consolato di Piero (1190) e dalla partecipazione di Guidotto alla "Societas populi" (1230). È dovuto a manipolazione storica il mito di Antonia, insidiata dal Barbarossa, come segno di un precoce odio politico tedesco verso la famiglia. Al potere ancora nel 1298 con i "sapientes" Guidotto ed Enrico, si scontrarono con i ghibellini Suardi e Colleoni, che risultarono vincitori nel XIV secolo, ma manovrarono i loro seguaci valligiani, specialmente di Almenno, per la rivincita antiviscontea del 1362-63. Superleone, residente in San Pancrazio, guidò i guelfi nelle guerre di fine secolo; sotto Venezia si affermò il giurista Antonio, che firmò lo Statuto del 1453 e fu ucciso (1484) probabilmente per controversie sull’eredità di Bartolomeo Colleoni, di cui era arbitro. Nel XVI secolo si affermarono Lattanzio, capo militare, Bartolomeo, lettore di diritto e rettore dell’Università di Pavia (1552-53), e Pietro, filosofo; nelle case in San Michele al Pozzo Bianco, Niccolò ospitò Lorenzo Lotto, che lo raffigurò nello Sposalizio di Santa Caterina. Nel ‘600 i Bonghi subirono confische nei beni di Fontana e nel ‘700 vendettero quelli di Zanica.


http://www.treccani.it/enciclopedia/roberto-bonghi_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/guidotto-bonghi_(Dizionario-Biografico)/ http://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-bonghi_(Dizionario-Biografico)/

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