Bonifacio Agliardi (14)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

(20 maggio 1612 † 2 febbraio 1667)

Genealogia

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Figlio primogenito di BONIFACIO e di Isotta Secco Suardo (de’ Siccis da Lendinara)

Prelato, Letterato, Vescovo.

Generale dei Teatini nel 1640. Vescovo di Adria (1653).

Fu tra i fondatori a Bergamo dell’Accademia degli Eccitati (ora Ateneo di Scienze, Lettere e Arti) con Donato Calvi e Girolamo Riva. Scrisse dei saggi sacri e profani.

Nel 1649 tenne l’orazione funebre per Andrea Martinoni, cavaliere caduto nella difesa di Candia del 1648.

Ritratto di Bonifacio Agliardi. Copia commissionata dal Canonico Camillo Agliardi nel 1783 (Bergamo, Ateneo di Scienze Lettere ed Arti)
Frontespizio dei “Saggi sacri” di Bonifacio Agliardi, stampati a Venezia nel 1665


BORTOLO BELOTTI, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, a cura della Banca Popolare di Bergamo, 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). 3ª Ed., Bergamo, Bolis, 1989, Vol. VI pp. 20-22:

[…] Ma ha ben ragione chi rileva che assai peggio del Rota verseggiarono gli altri lirici del nostro Seicento: Bonifacio Agliardi, Clemente Rivola, Giovan Battista Moroni, Antonio Quarenghi, Carlo Francesco Ceresoli, Pierantonio Carrara, Giovanni Albani e gli altri di minor conto, autori di componimenti vuoti, cascanti, privi di ogni spontaneità di sentimento, e talora anche rozzamente triviali e strampalati. Bonifacio Agliardi nacque in Bergamo il 20 maggio del 1612. Entrato nella religione fra padri Teatini (1627), fu poi a Bergamo nel convento di S. Agata, e morì il 1° febbraio 1667, vescovo di Adria, mentre, come già si disse, i Bergamaschi lo avrebbero voluto come presule della loro diocesi (Vaerini 1, 37 ss.). Nella Accademia degli Eccitati ebbe il nome di Associato, e per impresa un capo d’aglio in mezzo a due rose, col motto Societate proficiam. Egli lasciò specialmente saggi e opere sacre, come Cleopatra orans non exorans, pubblicata con lo pseudonimo di Innominato (1633), il Mosè (1638) e, nei «Giovedì Estivi» (1645), La figlia di Ieffe, L’encomio degli occhi e altri lavori, che però non rivelano nessun particolare valore letterario, e per i quali l’Agliardi si soleva servire anche dello pseudonimo di Facibonio evidente anagramma del suo nome. [p. 30] […] Ma è il caso di illustrare questi romanzi noiosi e gonfi di lunghe e retoriche parlate? Tali del resto erano anche le declamazioni degli accademici Eccitati, come quelle di Bonifacio Agliardi e di Clemente Rivola, alle quali si possono bene aggiungere La genitrice percossa e La tragica morte di Sechele sbranato, di padre Donato Calvi.


Relazione di Gian Paolo Agliardi all’Ateneo di Scienze e Lettere, aprile 1999.