Castello di Chiuduno

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Pian terreno del castello di Chiuduno

Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 171-172:


L’antico castello di Chiuduno fu fatto edificare a quanto sembra fra il 941 ed il 997 da un vescovo di Bergamo [679]. Nel XII secolo l’Episcopato ne investì un ramo della famiglia da Ticengo, detta poi dei Capitani di Chiuduno [680]. Nel XIV secolo sfuggì totalmente di mano al vescovo ed in parte ai Capitani stessi e venne diviso fra questi ed i Suardi, i Greppi, i della Crotta ed i Barzizza [681].

Anche questo possedimento passò poi dai Suardi ai Lupi, come il castello di Cenate.

Il 4 novembre 1397 nel Castello di Belgioioso il Duca Gian Galeazzo Visconti concesse in feudo nobile e gentile ad Enrico fu milite Guglielmo Suardi ed ai suoi discendenti in perpetuo, tanto maschi quanto femmine, una parte di questo castello con tutte le immunità ed i diritti, confinante ad est con beni degli eredi di Petrobono Capitani di Chiuduno, allora tenuti da Galvano fu Giovanni detto Moris Suardi dei Revolati, a sud con la via od accesso ed in parte con Giovanello fu Marchesino Capitani di Chiuduno, ad ovest con Bettino fu Giovanni Petrobono Capitani di Chiuduno ed in parte con Marciano Ferabò ed in parte ancora con Giacomo fu Bonetto Barzizza, a nord ancora con proprietà degli eredi di Petrobono tenute dal Suardi. Pare trattarsi della parte già appartenuta a Perfetto della Crotta. La concessione fu rogata dal notaio Castellano fu Franceschino Cristiani. Enrico giurò fedeltà al Duca.

Il 21 marzo 1421 il cavalier Gaspare Visconti per mandato del Duca Filippo Maria Visconti del 18, rinnovò l’investitura feudale a Guglielmo e Marco, a nome anche dei fratelli Castruccio e Rolando, figli di Enrico Suardi. Il castello però era in quel momento in parte diruptum. L’atto venne rogato dal notaio Giovanni Francesco fu Pietro Gallina.

Troviamo disposizioni testimoniali, avvenute fra il 10 ed il 30 aprile 1421, relative ad una controversia vertente davanti al vicario del podestà di Bergamo fra Paolo Barzizza fu Cominzolo e Guglielmo e fratelli Suardi. Si tratta di un documento molto interessante in quanto ci dà delucidazioni sulle vicende di questo fortilizio fra la fine del XIV ed i primi decenni del XV secolo. L’atto fu steso da Pietro Bardi e Peterzolo Casari ed il fascicolo fu copiato dal notaio Peterzolo di Bartolomeo da Bondo.

Nel 1441 la proprietà venne espropriata al ribelle Guglielmo Suardi e con Ducale del 17 maggio 1442 e successiva presa di possesso del 1° giugno assegnata a Detesalvo. Viene descritta come una casa nel castello di Chiuduno, confinante ad est con Baribando da Chiuduno, a sud con la Strada, ad ovest con Guglielmo e fratello Suardi ed in parte con i Capitani di Chiuduno, non è indicato il confine nord [685]. L’abate Giovanni Suardi menziona una distruzione per ordine di Venezia nel 1454, ma la cosa non sembra confermata.

Con le divisioni del 16 aprile 1477 fu spartito fra Filippo e Bernardino Lupi e sembra che non vi fossero altri proprietari e che il fortilizio fosse fuori uso [687]. In seguito abbiamo descrizioni nelle quali troviamo anche indicate delle torri [688].

Con testamento del 30 luglio 1789 Alessandro Lupi, ultimo del suo ramo, lasciò eredi i figli maschi della figlia Giulia e di Pinamonte Brembati, oppure, in mancanza di maschi, le femmine, ed usufruttuaria la moglie. Fra i beni troviamo una casa dominicale posta nella contrada di San Michele detta il Castello ed una casa masserizia nella contrada del castello, sopra il luogo detto Baradello, abitata dai massari Giovanni e Francesco fratelli Zinesi, vari ronchi “uniti contigui” con poca porzione di boschetto in contrada Strette, oltre ad altri ad Alzano Sopra e Zandobbio.

Oggi rimangono una torre trasformata in abitazione ed un torrione in pietra a vista, risalente forse al XIII secolo, dalla quale si vuole partano camminamenti.


NOTE:

[679] Infatti nel 6/941 il vesc. Recone agì a Chiuduno, ma non vi è indicazione alcuna del castello (PACB 2547; Lupi II, 201-202; CDL 949-961; “Le pergamene…” I, 137-139), mentre nel 11/997 il vesc. Reginfredo compì un atto di permuta nel castello di Chiuduno (PACB 4230; Lupi II, 417-418; CDL 1649-1651; “Le pergamene…” I, 294-295. A proposito di questo documento il Lupi II, 418 annota; Vides quam antiquus sit castrum de Clauduno, quod a nonnullis sæculis a nostra familia possidetur.). Sul castello vedasi anche Gaspari “Chiuduno Storia…” pag. 106-112.

[680] Interessanti documenti sui diritti vescovili a Chiuduno, castello compreso, ci sono forniti dal “Rotulus episcopatus…” 77-77v. Una sentenza emessa con atto del causidico Alberto venerdì 21/4/1150 da Alcherio console di giustizia dichiarò che il vesc. aveva diritti nel castello di Chiuduno. (Probabilmente è questa la sententia de Clauduno citata nell’“Indiculus privilegiorum…” e riportata da Lupi II, 1088; Mazzi “L’atto…” 29). Da un atto del not. Gio: del 11/1153 emerge come il vesc. avesse diritti nel castello di Chiuduno. Dopo questa affermazione di diritto il vesc., che secondo alcuni non riusciva più a controllare questo possesso (Mazzi “L’atto…” 30), lo cedette ai da Ticengo, poi detti Capitani di Chiuduno. Con atto del not. Gio: del 11/1154 Lanfranco e Sozzo germani fu Oprando detto da Ticengo ed Oprando fu Uguzone loro nipote refutarono al vesc. Girardo tutto ciò che essi dicevano loro pertinere e tenevano nel luogo e territorio di Chiuduno ed in tutta la curia di quel luogo. Sempre nel 11/1154 con atto del not. Gio: il vesc. Girardo investì Lanfranco e Sozzo germani fu Oprando detto de Ticengo ed Oprando loro nipote di tutta la curia di Chiuduno che era dell’Episcopato di Bergamo contro un pagamento a S. Martino di ogni anno di 9 £ e mezza. Girardo vesc. investì Lanfranco fu Oprando detto da Chiuduno di tutti i beni che Lanfranco teneva dall’Episcopato nel luogo e territorio di Chiuduno e nel castello di quel luogo e fuori dallo stesso, oltre a tutto quello che pertineva all’Episcopato con un fitto annuo a S. Martino di 3 £, con atto del not. Alberto di lunedì (6 o 13 o 20 o 27) 11/1155. Con atto del not. Gio: venerdì 18/9/1169 Colombo fu Sozzo da Chiuduno refutò a Guala tutto ciò che suo padre teneva nel luogo e curia di Chiuduno per investitura del vesc. Girardo. Con atto dello stesso not. Gio: del 2/11/1178 Lanfranco fu Oprando da Chiuduno ed Oprando nipote refutarono al vesc. Guala tutto ciò che tenevano nel luogo e curia di Chiuduno per investitura dal vesc. Guala. Questi investì Colombo fu Sozzo di Chiuduno per metà indivisa e Montenario e Lanfranco, Roggero e Pietro germani fu Lanfranco da Chiuduno a nome anche del fratello Vinciguerra per altra metà indivisa di tutto ciò che i figli del fu Oprando da Chiuduno ed Oprando erano soliti tenere per eredità nel castello e villa e corte di Chiuduno in integro con fitto a S. Martino di 3 £, con atto rogato da Guglelmo 19/3/1180. Con atto del not. Sanzamonte del 23/12/1180 Guala investì per feudo Morario fu Lanfranco da Chiuduno di una terra aratoria posta nel territorio di Chiuduno da tutte le parti via tranne a sud Ruggero fratello di Morario. Con atto del not. Gugl. del 19/3/1186 Oberto fu Oprando da Chiuduno a nome anche dei suoi fratelli Ottone, Guidotto e Federico refutò al vesc. Guala tutto ciò che essi tenevano nel luogo, territorio, castello e corte di Chiuduno. L’11/3/1223 Pietro Vingegera di Chiuduno investì Lanfranco Capitani di Mozzo e Gugl. fu Gugl. Carenzoni della città di Bergamo a Lanfranco per 2/3 pro indiviso ed a Gugl. per un 1/3 di alcuni beni: una terra nel luogo, territorio, pertinenze e confini di Chiuduno sedimata con una casa piodata e pagliata e con corte ed aia ed orto di 4 pertiche, confinante ad est via, a sud compratore, ad ovest Zanino fu Alberto da Chiuduno, a nord via; di una seconda campiva lì vicino, di 8 pertiche meno 6 tavole, confinante ad est, sud ed ovest Marco fu Suzone da Chiuduno, a nord con prima terra e Zanino; di una terra aratoria di 2 pertiche 8 tavole e mezza nello stesso territorio a Cicola in ciquela, confinante ad est con Bonifacio, a sud con Strada, ad ovest Algiso fu Algiso da Telgate, a nord Domnesmano da Grone; di un’altra lì vicino aratoria sempre a Cicola in cigulla, confinante ad est con Lanfranco de Lombario, a sud via comunale, ad ovest Bonifacio, a nord compratore e di altre terre per un totale di 150 con atto di Alberto Rossi Gennari. Un regesto di documento con atto di Montenaro Preposulo[?] del 4 exeunte febbraio di un anno non scritto, Lanfranco fu Oberto Capitani di Mozzo investì Guglelmo, Ferlenda e Gio: Pizzi e Busio Vussi e Montano Oddoni ed Oberto Gaforum e Girardo Venture e Pietro Adelasio ed Oberto di Gio: Ferrari e Ventura di Guglelmo di Gio: Rogeri, ed Alberto Pot[??] ed Amachunudi Lanfranco de Calepio e Martino Platti e Ragazone Moici e Gio: Mussi, tutti del luogo di Chiuduno di diverse terre e di ogni onore e distretto e ogni condizione e diritto di erbatico competenti a Lanfranco nel luogo di Chiuduno. Un richiamo a questi atti si trova in Menant “Campagnes…” 754.

[681] Ecco alcuni pagamenti per il censo della curia di Chiuduno: nel 1309 il vesc. Gio: essendo Belfante Rivola investito della curia di Chiuduno con l’obbligo di un canone annuo gli accordò di pagare quello che tempore pacis inde exigi potuit essendo quelle zone state devastate dalla guerra (Ronchetti “Memorie istoriche…” V, 6; Suardi “Trescore…” 49, 386); 13/1/1311 Peterbono fu Zoanno, Marchisio fu Osberto, Montino fu Bonifacio Capitani di Chiuduno, e poi Nantelmo fu Regolato Suardi e Petrobono, Marchino, Montino suddetti, e Giacomo fu Alberto Rosa a nome anche del fratello Landolfino e Ruggero fu Gugl. tutti Capitani di Chiuduno e Guglelmo fu ser Gio: Greppi de lacololio di Trescore per investitura fatta dal vesc. Guala a Lanfranco fu Oprando di Chiuduno di 1/3 della Curia castello, villa e Curia e ad Oprando nipote di Lanfranco di 1/3 ed a Colombo fu Sozzo di 1/3, come atto di Gio: not. di martedì 11/11/1168 e mercoledì 17/9/1169 (“Imbreviature…” 62); 1312 per affitto di 1/3 del castello e della curia di Chiuduno da Nantelmo Suardi, Peterbono Ruggeri, Gugl. Greppi, Alberto e Landolfino Rosa, Marchisio e Martino Ruggeri, Gugl. Capitani di Chiuduno, Roggero Capitani di Chiuduno. Tutto ciò in forza dell’investitura fatta dal vesc. Guala a Lanfranco di Chiuduno. Gli altri 2/3 erano similmente investiti ad Oprando nipote di Lanfranco ed a Colombino fu Sozzo di Chiuduno (Ronchetti “Memorie istoriche…” V, 17; Suardi “Trescore…” 386-387), 15/5/1313 Giacomo fu Regolato Suardi (“Imbreviature…” 62v); 17/3/1314 Peterbono fu Gio: e Ruggero fu Gugl. Capitani di Chiuduno (“Imbreviature…” 63); Grumerio fu Antoniolo e Pellegrino fu Perfetto Crotta 3/3/1330 (“Imbreviature…” 79); Grumerio 7/6/1335 (“Imbreviature…” f. volante fra 78v e 79 e 84); 26/3/1345 Gio: detto Pancia fu Montino Capitani di Chiuduno per sé ed Aidino (“Imbreviature…” 9); 10/3/1346 Gio: detto Pancia Capitani di Chiuduno (“Imbreviature…” 4v); 18/1/1347 Pellegrino della Crotta per quella parte di terre e possessioni che allora teneva de castro, curia, loco et territorio de clauduno de terris et possessionibus que condam fuerunt domini Raynerii de clauduno, deinde venturini et pagani carpionum, domini Iacobi magistri ottonis et maifredi fratrum et condam filii alberti de moraris, de inde domini stephani de tercio sive de bulgare. Et degoldus et rogerius fratres de moraris deinde suprascripti domini stephani heredes dni Iohannis et ugonis de peterlupis et postea suprascripti domini stephani dominus bertolottus et Atto de venzeguerris et Iacobus eius filius. Et marchettus et columbinus de columbis de clauduno. ed altri soldi pro terris et possessionibus quas ipse dns piligrinus emit a comite aymerico de caleppio cum onere solvendo episcopatui quolibet anno perpetuo in dicto termino (“Imbreviature…” 4v); 30/1/1347 Venturino fu Ruggero Capitani di Chiuduno per se ed il fratello Guglelmo (“Imbreviature…” 6); 26/4/1348 Suardino del milite Crotta e Nicolino Crotta a nome anche del fratello Franc. per quello che il fu Grumerio doveva pagare (“Imbreviature…” 8); 9/2/1349 Pellegrino Crotta, a nome anche degli eredi di Peterbono Capitani di Chiuduno (“Imbreviature…” 8v); 20/5/1349 milite Guglelmo e Nicolino fratelli fu giudice Grumerio Crotta (“Imbreviature…” 9); 17/4 e 19/11/1350 Gio: Capitani di Chiuduno (“Imbreviature…” 64); 1351 Gio: fu Peterbono Capitani di Chiuduno (“Imbreviature…” 68); Grumerio e Pellegrino 12/4/1352 (“Imbreviature…” 69); 29/11/1357 Suardino Crotta (“Imbreviature…” 12v); 3/2/1358 Venturino e Guglelmo da Chiuduno (“Imbreviature…” 12v). Troviamo in questo castello il sedime di abitazione di Perfetto fu Pellegrino della Crotta, di più di 18 anni e di Legge longobarda. Il Mazzi “L’atto…” 32 scrive che fra il 1355 ed il 1384 troviamo il castello in mano a Perfetto Crotta e dei suoi eredi. Egli era marito di Adelasia od Adelasina fu Zenone Revolati Suardi e zia di Galvano (Mozzi II, 112a; Mazzi “L’atto…” 32). Abbiamo altre notizie nella seconda metà del XIV sec.: 6/6/1361, quando si citano anche Facino figlio emancipato di Aidino fu Montino e Gio di Peterbono e Panzia, tutti Capitani di Chiuduno (Not. Ubicino Bonasi I (1356-1371) 177) ed il 24/10/1361 quando Perfetto affittò a Gio: detto Panzia fu Montino Capitani di Chiuduno una terra per cavar mole (Not. Ubicino Bonasi I (1356-1371) 283). Troviamo citata una camera nel castello il 24/2/1362 ove troviamo Caterina fu Grumerio fu Ant. Crotta vedova di Corradino fu Martino Preiacini (Not. Lanfranco del Becco imbrev. I 1361-1362 89) il 18/3/1362 In loco de clauduno districtus pergami In castro ipsius loci In quadam caminata heredum infrascripti domini perfecti troviamo Giacomina fu Bello Brenzoni di Crema, vedova di Perfetto fu Pellegrino della Crotta; è presente anche Gio: fu Peterbono Capitani di Chiuduno (Not. Ubicino Bonasi II (1362) 125-126), l’11/9/1362 troviamo il castello di Chiuduno “nel quale sta ed abita” Lanfraco detto Fachiuno fu Pefetto fu Pellegrino della Crotta Cittadino di Bergamo, di Legge longobarda, maggiore di 18 anni (Not. Ubicino Bonasi II (1362) 319), il 30/9/1362 troviamo Giovannina fu Giacomo fu Frate Pievano Ficeni vedova fu Fachino fu Perfetto fu Pellegrino Crotta, di Legge longobarda, maggiore di 18 anni (Not. Ubicino Bonasi II (1362) 346), il 14/10/1362 troviamo la caminata del castello, in cui vi era Caterina fu Grumerio fu Ant. Crotta (Not. Ubicino Bonasi II (1362) 363-364). Morto Perfetto, Bernabò Visconti occupò il castello tenendovi un presidio, come pure Gian Galeazzo. Durante la guerra terminata nel 1403 vi entrò a forza Galvano Suardi e lo tenne per sè (“Registrum literarum…” 19v; Celstino I, 295; AFSSL Censimento 1.4.3 dice dopo la morte di Peterbono Capitani di Chiuduno); qui lo troviamo nel 1399 (Mozzi VI, 215v, 345). Galvano ne fu cacciato da Gio: da Tours, al soldo di Pandolfo Malatesta, che in una scorreria fatta da Cividate sull’Oglio il 28/5/1407 prese le terre di Chiuduno, Tagliuno, Grumello e le torri di Telgate e le tenne a nome di Pandolfo (Castello Castelli; “Registrum literarum…” 19v; Celestino I, 295). Il condottiere cercava di occupare tutti i possessi dei Suardi per farli cedere e far venir meno un valido appoggio ai Visconti. Il castello venne recuperato furtivamente da Paolo figlio naturale di Ameo fu Baldino (“Registrum literarum…” 19v; Celestino I, 295), che ebbe un privilegio dal Malatesta nel 1408. (Il Mazzi “L’atto…” 33 ipotizzava che si trattasse di uno del ramo Testa). Forse è suo figlio un Galeazzo fu Paolo Suardi, che con processo e sentenza 24/10/1433 fu impiccato come ribelle ed i suoi beni furono confiscati dalla Camera (Mozzi VIII, 65a; “Cronaca anonima…” 258). Franc., Gugl. e Gio: fratelli fu Nicolino Crotta, consanguineo di Perfetto, che aveva lasciato in eredità il castello, non osavano muovere lite all’usurpatore che era tanto potente, mentre loro erano poveri chiesero quindi al Malatesta di render loro giustizia e questi il 28/4/1410 con lettera da Brescia ingiunse al podestà di prendere informazioni (“Registrum literarum…” 19v; Celestino I, 295-296).

[685] LP 1-28. Lo troviamo citato nella Ducale del 16/3/1428 come tenuto dai Suardi come quello di Grumello (Ducale in ASVe edita fotostaticamente in Belotti “Storia…” II, fra 328 e 329). Nel 1433 i fratelli Gio: Suardi e Baldo Suardi fu Poncino ed il loro cugino Ant. Suardi, che avevano due castelli in Val Trescore: uno Cicola ed uno Chiuduno, mandarono a dire al duca che mandasse a fornire questi castelli e per questo furono dichiarati ribelli ed i beni furono confiscati con processo e sentenza 16/12/1433 (“Cronaca anonima…” 244, 258; a pag. 244 si trovano solamente i nomi, senza specificare la paternità, che si trova invece a pag. 258; Mozzi VIII, 65a; Mazzi “L’atto…” 8, 33. Il Suardi “Trescore…” 387 dice che era stato dato dai Suardi al Duca nel 1431 unitamente a quello di Cicola.) Anche Moris e Zano fratelli fu Galvano furono fatti ribelli ed i beni confiscati il 20/3/1434 (“Cronaca anonima…” 258). Con Ducale 2/5/1437 Giacomo fu Ameo avendo appellato a Venezia per una sentenza contro di lui riguardante la possessione di Cicola venne intanto ingiunto ai Rettori di Bergamo di provvedere affinché i fedeli massari ed abitanti di Cicola potessero ricoverarsi nel castello di Chiuduno in tempo di guerra (Angelini “Sommario…” 25; Mazzi “L’atto…” 34). Alcune interessanti notizie sul castello di Cicola ci sono fornite dai documenti. Nel 1366 vi era un sedime dei Della Crotta: il 13/9/1366 In Castro de cicola teritorii de sancto stephano sive de clauduno nel sedime di Nicholino fu Grumerio Crotta giudice, di Legge longobarda, maggiore di 18 anni, che affittò vari beni a Marchisio fu Peterbono Capitani di Chiuduno, fra cui una casa a Chiuduno in S. Michele, confinante ad est con il cimitero di S. Michele (Not. Ubicino Bonasi I (1356-1371) 394). Fra XIV e XV secolo troviamo questo castello come proprietà degli eredi di Baldino fu Ameo Suardi e poi di suo figlio Ameo che vi abitava. Nella descrizione dei confni del Comune di S. Stefano del 5/7/1392 troviamo un termine posto ai piedi della scala di pietra di questo castello. Si dice poi che esso si trovava in beni degli eredi di Baldino Suardi (Marchetti 31). Nell’estimo del 1399 egli era estimato in Antescolis, ma abitava a Cicola (Mozzi VI, 215v, 345). Il 30/11/1400 troviamo un atto di Castello Castelli nel castello di Cicola, territorio di S. Stefano, abitazione di Ameo (Lupi “Genealogia…” I, 88; Mozzi VI, 313). Nel 1422 lo troviamo Ameo nella loggia del luogo o castello Cicola (Not. Peterzolo Casari imbrev. 1421-1426 ASBg not. 154 19/4/1422), che teneva nel 1428 (Ducale del 16/3/1428 in ASVe edita fotostaticamente in Belotti “Storia…” II, fra 328 e 329). Il 18/3/1417 troviamo Ameo in loco seu teritorio de sancto stephano districtus pergami Ante castrum de cichola (AFSSL serie I, titolo Xc, 577). Dopo le già citate vicende, nell’agosto 1442 il vicario pretorio sentenziò a favore di Grazio Della Pianca fratello di Bertola che in comunione avevano avuto in affitto per molti anni da Giacomo Suardi la possessione di Cicola e Chiuduno e dato che mancavano ancora 7 anni alla fine del contratto si decise che il termine fosse rispettato, anche se le possessioni fossero state vendute a nome della Camera od alienate in altro modo (Angelini “Sommario…” pag. 36; Mazzi “L’atto…” pag. 34). Il 25/2/1443 il Doge ordinò che gli affittuari del ribelle Giacomo Suardi dessero 12 some di frumento al co: Trussardo Caleppio dato che il Suardi ne aveva fatto raccogliere altrettante dalla possessione di Chiuduno sui beni del Caleppio quando nel territorio vi era il Piccinino ed i beni del Suardi erano confiscati (Angelini “Sommario…” pag. 39 e seg; Mazzi “L’atto…” pag. 34).

[687] Nella parte toccata a Filippo vi fu metà del Castello di Chiuduno, confinante ad est con una via, a sud con lo stesso Filippo, ad ovest con Bernardino, a nord con Ant. fu Baribando abitante di Chiuduno. Gli toccò anche un orto confinate ad est, sud ed ovest con una via, a nord con Filippo ed in parte con Bernardino. Anche un orto ad ovest del castello, confinante ad est con un accesso, a sud con la via, ad ovest con Pietro fu Grazio Pianca di Rota, a nord con Bernardino. Nella parte toccata a Bernardino troviamo metà del castello di Chiuduno, il tutto confinava ad est con via, a sud con via, ed in parte con Filippo, ad ovest con via o accesso, a nord con Ant. Barribando da Chiuduno (PCB 4590; Mazzi “L’atto…” 34).

[688] Il 5/6/1517 a Chiuduno nella casa di Troilo Lupi fabbricata a sue spese si procedette alla divisione fra Troilo, Gerardo e Gio: Maria fratelli e figli del fu cav. aurato Filippo fu Detesalvo capitano generale di fanteria, tutti maggiori di 25 anni. Troviamo nella parte di Troilo una terra già bregnata, prativa, aratoria e vidata con l’acqua di due fonti, ora casata, solerata, coppata e cortiva a Chiuduno ed il diritto di cavare pietre per fare mole in una terra a Chiuduno. A Gio: Maria una casa cilterata, solerata, con più torri ed un orto, fuori e ad est dal castello, detta sotto il castello. Troviamo anche nella parte di Gerardo e Troilo un terreno detto la Capra di sotto Dugalle del Cherio, dove scorreva appunto il fiume, parte di Troilo e parte di Gerardo. Nella parte di Gerardo vi era una chiesa vecchia distrutta, chiamata di S. Aless.. Qui nei giorni precedenti era stato costruito un sedime cilterato e copato (Not. Sebastiano Maffeis imbrev. 1517-1519 ASBg not. 923, 133-140v). Il 3/2/1524 a Chiuduno nella caminata di Troilo Lupi, Gio: Ant., figlio ed erede del fu Franc. fu Filippo e di Dandola, di anni 18 e più, vendette a Troilo beni pervenutigli con divisione del 1517, con atto di Sebastiano Maffei e del secondo not. Ant. Viani Zambelli di Telgate (Not. Sebastiano Maffei ASBg not. 924 imbrev. 1523-1526 94-96v). Il 25/9/1577 a Chiuduno troviamo la caminata dei fratelli fu Troilo (Documenti della famiglia Lupi di Chiuduno R 63, 2 (3). Il 17/3/1723 l’abate Ottavio Lupi e Gio: Ant. dott. Collegiato fratelli fu Aless. fecero la divisione con atto di Girolamo Berlendis di Bergamo. Ad Ottavio venne assegnata una casa vecchia nel castello consistente nella casa, forno, camerino, caneva, stanze superiori sino al cielo e torresino con l’orto a mattina e l’ortello, pezola con il sotto porta ed al di sopra, portico sotto e sopra ove erano le tine, legna, casa delle tine con il canevino e castello Rotto, accesso allo stesso, Broletto del Moscatello di 3:16 pertiche circa, e tanto quanto con la ragione delle torri e con il scurizzo verso sera. Confinava ad est con strada rispetto al Brolo ed in parte con la casa abitata dal fratello, a sud la chiesa parrocchiale di Chiuduno, ad est il luogo del Baradello, a nord i Capitani ed in parte i fratelli abate e dott.. Al fratello dott. Gio: Ant. toccò la casa dominicale del Castello, posta ad est, consistente in una stanza sotto la camera della torre, sala, saletta, camera della torre, con le camere, logetto, e solai superiori sino al celo, con studio e castello rotto, ove erano i Moroncelli, Polaro sotto e sopra, stalla vecchia, con il portico sopra con la camera della carozzera sotto e sopra, con il valore di tutto delle case acquistate da Bernardo Capitani, le case del palazzino, l’orto, ortello, aia comprate da Capitani, in Stralettea. Confinava ad est strada ed in parte il luogo detto il Casatorre, assegnato ad Ant., a sud orto e case assegnate ad Ottavio, ad ovest Ottavio, a nord i Capitani. Gli toccò anche lo stallo del massaro del casa torre, con aia e pradella con tutto il ronco ed il bosco superiore e roccolino ed i ronchi comprati dai Capitani. Confinavano ad est strada ed in parte Franc. Carrara, a sud fratelli Gambarini ed in parte strada, ad ovest in parte il palazzino suddetto ed in parte i Capitani ed in parte il Valsello ed in parte stradone suddetto (Not. Girol. Berlendis filza 1717-1737, ASBg not. 4599; AG). Estimo nel quale si trova una casa nel territorio di Chiuduno dove si diceva al castello con 3 pertiche di orto e brolo per uso padronale, confinante ad est e sud strada. Nella seconda metà del secolo XVIII troviamo fra i beni del fedecommesso di Gio: Maria per deduzione fattane da Lodovoco Benaglio con sentenza 3/7/1590 ed a quello dell’abate Ottavio, troviamo la casa del Castello con le sue coerenze abitata dai Lupi a Chiuduno. Si citano anche beni venduti da Troilo e Nicola Lupi (AG). I fratelli abate Ottavio e dott. Gio: Ant. possedevano fra l’altro una casa nel territorio di Chiuduno detta al castello con 3 pertiche di orto e brolo per uso padronale, confinante ad est e sud strada. Inoltre vi erano anche alcune vene da pietre di molino nella terra in Val del Fico ed un’altra da coperchi di Molino dove si diceva alla Troila. I beni passarono poi a Donato Filippo il 13/1/1746, ad Aless. il 28/4/1770 ed ai co: Coriolano e fratelli fu co: Franc. Brembati l’8/2/1798. Vi erano anche una casa da padrone a Cicola con due pertiche di Giardino (Catasto veneto 13, f. 482). Allegato agli atti del testamento dell’abate Ottavio questi atti troviamo un elenco di beni soggetti a fedecommesso di Gio: Maria e deduzione del co: Lodovico Benaglio, sentenza 3/7/1590, not. Andrea Cassano fu Cristoforo, fra i quali la casa del castello da loro abitata a Chiuduno e il Ronco in Baradello verso il Castello, posseduti da Aless. Lupi (AG).