Castello di Mologno

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Il castello di Mologno. Rilievo di Luigi Angelini
Mologno dominato dal castello in una cartolina del 1907
Il castello di Mologno da nord-est
Il castello di Mologno da sud
Il castello di Mologno da sud-ovest
Il loggiato del castello di Mologno

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Luigi Angelini, I Castelli medioevali di Trescore (Bergamo). Rilievi e note storiche. Bergamo, Stamperia Conti, 1944, pp. 36-38.

Oltrepassata la stretta del torrente Cherio nel paese di Borgo Unito che aveva oltre i due Castelli soprastanti di Berzo e di Terzo un piccolo fortilizio in Vigano, la valle si allarga verso la fine del lago di Endine. A metà circa di quel tratto di strada fra Borgo Unito e Spinone, si alza sulla sinistra salendo contro la collina il paese di Mologno, parte pianeggiante e parte su un dosso che scende ripido sopra il torrente Orione. Su questo dosso la località, contornata da due stradette periferiche che la ricingono, detta una della Foppetta e altra del Castello, presenta un gruppo denso di case che danno già nel complesso visivo una impressione di antico fortilizio.

L’esame in luogo piuttosto intricato per le molte trasformazioni subite dagli stabili, consente di poter rintracciare i nuclei costruttivi che fecero veramente parte del vero e proprio Castello.

All’infuori di due caseggiati civili uno dominante a est con una curiosa loggia in alto a bifore con capitelli pensili (già dei Beltrami ora Traversi) ed eretta nel sec. XVII, e un altro più piccolo interno con porticato del sec. XVI, tutto il resto è invaso da locali rustici di abitazioni e stalle e fienili che mascherano quasi totalmente il carattere antico degli avanzi rimasti. Di visibile appare solo la parete esterna a nord-ovest e un avanzo di torre a nord. Penetrando tuttavia nell’interno delle case rustiche e nei cortiletti interposti, parecchi elementi di porte e finestre conservate sicuramente medioevali a conci di pietra calcare lavorati di scalpello e colla bozza ad unghia, talune ad arco di tutto sesto, talune ad arco ribassato poste nei punti A B C D e di dimensioni di poco variabili (0.87 x 1.85, 0.78 x 1.72, 0.88 x 1.90, 0.85 x 1.76) rivelano chiaramente la presenza delle originarie luci dell’antico Castello. I forti spessori delle muraglie in pietrame e la loro costituzione danno la certezza della consistenza dello stabile come poteva essere intorno al sec. XIII.

Il blocco di fabbricati a muri pressoché paralleli e colla luce interna di m. 7.20-7.50, con spessori di muro variabili da 0.95 a 1.10, risulta così sul lato di nord-ovest di una lunghezza di circa 32 metri, terminando contro l’avancorpo della torre di luce interna di 3.90 x 4.20 e gli spessori di m. 1.10-1.20. La torre, ben visibile dalla via della Foppetta, ha ora una comune copertura di tetto a doppia falda e doveva certo alzarsi di un terzo almeno più dell’altezza attuale. La parete pure antica che prospetta a nord-ovest del lungo fabbricato di 32 metri in parte mascherato ora dalle costruzioni rustiche posteriori ha, pur avendo l’ossatura muraria antica, nelle poche aperture rimaste di finestrelle tutti i. contorni strappati: probabilmente le belle pietre scalpellate e squadrate servirono come angoli di parte di fabbricati posteriori e scomparvero in quelle costruzioni.

Anche nel lato est, sotto la veste edilizia del sec. XVII di un gruppo di locali attigui alla torre, i rilievi hanno consentito di ricomporre la probabile forma originaria.

Su questo Castello reca qualche curiosa notizia lo storico Celestino (pag. 496), ricavandola come a suo cenno da manoscritti di Agostino San Pellegrino e dalle cronache di diverse antichità raccolte dal Terzo: «Notasi in Mologno il Castello fabbricato da un Ingeforte figliuolo di Longofredo, consigliere del Re di Ungheria e di Boemia il quale nel 1007, venuto in Lombardia e nel Bergamasco, fabbricò nella Val Cavallina Mologno e altri castelli altrove...».

A parte questa vaga attribuzione storica si conosce, per documenti esistenti richiamati dal Ronchetti (Vol. V, pag. 162), che il Castello di Mologno era nel sec. XIII proprietà della famiglia ghibellina dei Suardi e che (Vol. V, pag. 189) verso la metà del ‘300 «Ameo Suardi figlio di Baldino Podestà di Valle Camonica e Castellano di Breno ottenne ampio privilegio di esenzione de’ suoi castelli di Cicola e Mologno e di tutti gli altri suoi poderi».

Si conosce inoltre che, dichiarati ribelli i Suardi all’avvento della Repubblica di Venezia in Bergamo, gran parte della loro proprietà passò a Detesalvo Lupi, il generale delle fanterie venete, come già ricordato nel capitolo del Castello di Cenate. Il Celestino infatti nel descrivere la Valle Cavallina, parlando di Mologno, scrive: «Vi ha un bellissimo Castello, alla Famiglia Lupa come a benemerita, donato dalla Repubblica Vinitiana». Il Celestino chiama bellissimo questo edificio, mentre usa vocaboli generici per altre costruzioni affini. Probabilmente, quando egli così scriveva sul principio del ‘600, lo stabile, non essendo ancora sorta la casa grande ad arcate bifore pensili detta dei Beltrami, costrutta mezzo secolo più tardi forse dalla stessa famiglia Lupi né tutti i locali rustici venuti più tardi ancora e che oggi l’avviluppano, doveva presentarsi solenne e grandioso, anche perché dominante al vertice della collina.


Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 171-172:

Il castello sorse presso un bivio lungo la strada da Borgo di Terzo a Spinone, che a sud scendeva lungo il pendio, passava per Mologno e per il nucleo della Torre, si dirigeva verso Spinone, mentre a nord-est portava al passo della Farcella verso la Val Rossa e poi a Gandino.

Le strutture del castello risalgono grosso modo alla metà del XIII secolo e la torre forse al XIV. Originariamente era formato da due corpi di fabbrica posti a L, disposti lungo i lati meno difesi naturalmente. Ad essi era collegata una torre, probabilmente in corrispondenza dell’ingresso, alla congiunzione dei due corpi. A sud ed ovest si trovava, sembra, solo un muro di cinta.

Nel 1428 e nel 1432 troviamo citata la porta d’ingresso del castello. All’inizio del XV secolo questo fu confiscato a Giacomo Suardi di Mologno, figlio di Ameo fu milite Baldino. Il 26 dicembre 1443 Detesalvo lo acquistò dalla Signoria con i beni ad esso annessi.

Nel XVII secolo fu ampliato il corpo di fabbrica posto in senso nord-sud. Le proprietà Lupi a Mologno rimasero sino al 1726.