Chiese e cappelle della famiglia Lupi

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Bergamo, Cimitero unico, tomba Lupi
La Cappella Lupi nel cimitero di Cenate

Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 176-181:

La famiglia ebbe lo iuspatronato di alcune chiese ed edificò alcuni oratori privati presso i propri palazzi. Ebbe altresì un posto riservato fra i sindaci e poi fra i fabbricieri del Santuario di Loreto a Cenate, visto che il terreno era stato in parte donato da Corrado Lupi.

SANTUARIO DELLA COSTA DI SAN GALLO

La cappella di Santa Maria della Costa, nel territorio della parrocchia di Santa Maria Annunciata nel Comune di San Gallo, fu di iuspatronato della Famiglia Lupi, non i discendenti di Detesalvo, ma quelli che rimasero ad abitare nel paese d’origine.

Caterina moglie di Martino Montino della Famiglia di Lupi della Costa teneva per sua devozione in camera sua, posta a mano destra della cappella edificata poi, un’immagine dell’Adorazione dei Magi dipinta in carta. Un giorno, il 4 aprile 1492 [712], mentre la donna pregava, dall’immagine, e più precisamente dal petto della Madonna, vide uscire sangue vivo. Con grande meraviglia ed allegria iniziò a gridare ed a palesare a tutti il miracolo. il popolo cominciò quindi ad accorrere e ad ottenere grazie. Ad esempio la madre del fu Agostino Lupi, a letto malata, avendo sentito del miracolo chiese alle donne della contrada di portarle un po’ del sangue perché era sicura che avrebbe riacquistato la salute. Con un fazzoletto presero un po’ di sangue e glielo portarono. Arrivate nel mezzo dell’aia che era davanti alla cappella della Madonna, videro che il sangue era svanito e non vi era segno alcuno che mai ve ne fosse stato, rimanendo il fazzoletto bianchissimo. Arrivate dall’inferma, essa tutta allegra disse loro che era guarita. Il popolo cominciò a portare voti, offerte e doni. All’epoca era parroco dell’Annunziata di San Gallo Don Guarisco Cornalbis, che avendo sentito e visto i miracoli chiese a Martino Montino ed alla moglie l’immagine miracolosa e le offerte, voti ed altro per portarli alla parrocchiale, ma essi non vollero consegnare né l’una, né le offerte e dissero che non avrebbero ubbidito né a parole amorevoli, né a minacce. Il parroco, d’accordo con alcuni della parrocchia, ricorse al vescovo e l’8 maggio 1492 ottenne mandato contro Caterina che entro sei giorni, sotto pena di scomunica, doveva consegnare l’immagine con tutte le elemosine, voti ed oblazioni. L’immagine fu quindi consegnata al parroco che la portò nella parrocchiale su di un altare, ma la mattina successiva, aprendo la chiesa, non la trovò e pensò che o Martino o Caterina od un loro figlio di nome Giovanni Pietro l’avessero rubata nottetempo. Andò a casa loro e la trovò come prima e li incolpò e sgridò ed essi, che nulla sapevano, rimasero intimoriti, poi la riportò in chiesa sull’altare e la mattina seguente si ripeté la stessa cosa. Questa volta, dubitando fosse volere di Dio, chiese di poterla riportare in chiesa e poi si sarebbe fatto ciò che Dio voleva. In chiesa la pose in un luogo nascosto più possibile, in un banco ben chiuso con la chiave e chiuse benissimo le porte. Andò in chiesa la mattina dopo e non trovò l’immagine, la rinvenne invece al suo posto, si prostrò e l’adorò. Per il suo errore fece ammenda per 30 mattine pubblicamente portandosi ogni mattina dalla parrocchiale alla Costa facendo penitenza.

La chiesa fu dichiarata di iuspatronato di casa Lupi dal vescovo il 29 agosto 1492 con 40 giorni e più di indulgenza per chi veramente pentito l’avesse visitata ed avesse fatto elemosina.

Il corrispondente di Padre Calvi cita un processo fatto nel 1492 che si sarebbe dovuto trovare nelle scritture del vescovado che erano nelle mani di Carlo Asoletto senza ordine o registro alcuno, a lui pervenute quando la città di Bergamo era stata presa dai Veneziani e riferisce anche quanto ricordato da Antonio Lupi, avo dell’Antonio Lupi vivente il 21 agosto 1622, nato nell’anno 1500, cioè 8 anni dopo il fatto e che lo aveva udito da Caterina e Martino.

Il vescovo monsignor Giovanni Emo con decreto 18 maggio 1615 in occasione della Visita pastorale ordinò che l’immagine si dovesse portare dalla camera nella chiesa che si era edificata a corto di essa e che vi fosse fatta e si eleggessero tre che con il parroco di San Gallo dovessero governare elemosine ed oblazioni.

Il 5 agosto 1622 in conformità al decreto suddetto, essendo dai superiori stata affidata la traslazione all’arciprete di Dossena con Don Agostino Bonzi parroco di San Gallo e con il parroco di San Pietro d’Orzio, questa ebbe luogo con molta solennità e concorso di popolo e nell’occasione due donne oppresse da spiriti maligni fecero grandi dimostrazioni con timore degli astanti.

Nel 1693 il dottor Francesco Lupis, che pretendeva che l’oratorio della Madonna della Costa fosse solo dei Lupi, fece causa con il Comune di San Gallo.


CHIESA DELLA PRESENTAZIONE DI MARIA AI PORTICI MANARINI DI CHIUDUNO

Già il 6 ottobre 1307 troviamo citata a Chiuduno una chiesa dedicata a Sant’Alessandro, quando abbiamo anche menzione di Santa Maria, San Michele e San Vito.

Nella divisione del 5 giugno 1517 fra i figli del fu cavalier Filippo troviamo nella parte di Girardo e Troilo un terreno detto la Capra di sotto Dugalle del Cherio, dove scorreva il fiume Cherio, parte di Troilo e parte di Girardo. Nella parte di quest’ultimo vi era una chiesa di Sant’Alessandro, vecchia e distrutta.

Nel 1555 era già una chiesa campestre distrutta, unitamente a quella di San Vito e San Modesto.

Alla fine del XVI secolo si trovavano due chiesette diroccate (citate come murache): una dedicata a San Vito, all’interno delle terre del conte Orazio Caleppio ed un’altra, dedicata a Sant’Alessandro, in quelle del capitano Giovanni Maria Lupi. Della chiesa di Sant’Alessandro restava un po’ di muro alto che dimostrava forse una torre o campanile, la chiesa era scoperchiata, dimostrava vestigia di muraglie e si diceva che vi si fossero stati rinvenuti resti di sepolture; vi si andava due o tre volte all’anno in processione. Il parroco propose di demolirla e di costruire una tribulina o cappelletta sulla strada pubblica. Il Lupi si offrì di fare questo ed il 26 aprile 1594 il vescovo gli concesse di demolirla ed utilizzando i materiali della precedente, di costruire una tribulina in cima al suo terreno verso monte, sulla strada maestra pubblica, sotto il titolo di Sant’Alessandro, facendovi di pingere una figura del titolare. Si tratta dell’attuale oratorio della Presentazione della Beata Vergine, in località Portici Manarini.

Ancora nel 1624 troviamo citata la chiesa campestre di Sant’Alessandro, totalmente diroccata. Stranamente nel 1668 a Chiuduno troviamo un oratorio di San Francesco custodito da Alessandro Lupi.

La chiesina fu nel 1738 restaurata da Donato Filippo Lupi, proabiatico del capitano. A memoria del fatto sulla facciata della chiesa venne posta l’iscrizione:

AD MAIOREM DEIPARAE GLORIAM

DONATUS PHILIPPUS LUPUS

SACELLUM HOC

A VETUSTATE RESTAURAVIT

AETERNAM IN EA SPERANS

SALUTEM ET TERRAE BENEDICTIONEM

ANN. DNI. MDCCXXXVII

e cioè che Donato Filippo Lupi, a maggior gloria della Madre di Dio, restaurò questa cappelletta (degradata) dall’antichità, sperando con questo di ottenere l’eterna salvezza e la benedizione in terra, nell’anno del Signore 1738.

Nel 1781 troviamo citato l’oratorio della Madonna al Portico Manarino di proprietà di Alessandro Lupi, che viene definito ben costruito e decente. Nel 1820 era del Canonico conte Giovanni Mosconi. Nel 1864, aveva una dimensione di circa 6 braccia, coperta da volta reale, un altare in sassi accostato al muro, una campana nella contigua casa massarizia. Si ordinò di sistemare la facciata esterna e di porvi una croce sulla sommità.


CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI IN OSSANESGA

Anche nel palazzo di Ossanesga vi era un oratorio privato sotto il titolo di San Francesco d’Assisi. Esso venne edificato nel 1680 da Giacomo Morandi, come ricorda la lapide posta sul davanti:

DEIPARAM VIRGINEM SANCTOSQ.

IOSEPHVM AVGVSTINVM FRANCISCVM ET ANTONIVM

PATRONOS SVOS

SIBI ADHVC ET SVCCESSORIBVS SVIS

HOC SACELLO CVRAVIT

IACOBVS MORANDVS

ANNO J680

ÆTATIS VERO SUE SEXAGESIMO OCTAVO

Questo sacello nel 1814 al portava il mappale 66 ed era di proprietà di Salvo e fratelli Lupi fu Paolo [724]. Nella Visita pastorale del 1865 è detto oratorio pubblico, se ne ignorava la fondazione; era in buono stato, era costituito da un ambiente quadrato con un unico altare di marmo a muro, vi era il quadro del titolare. Seguì le vicende del palazzo.


ORATORIO PRIVATO ALLA STROPPA DI REDONA

Il conte Giovanni Lupi possedette presso il suo palazzo di Redona di Bergamo anche un oratorio dedicato alla Madonna. Nel catasto del 1808 esso era segnato con il mappale D ed era indicato come di proprietà comunale, mentre il mappale 84 era piazzale davanti la chiesa, nel 1820 viene menzionato come compreso nel suo palazzo.


ORATORIO PRIVATO IN PIGNOLO

Nel 1778 il conte cavalier Paolo Lupi di Bergamo presentò al vescovo il Breve di papa Pio VI, dato da Santa Maria Maggiore di Roma il 3 luglio 1778, inviato ai conti e cavalieri Giulio, Alessandro, Antonio, Detesalvo, Luigi e ad Angelica Francesca ed Angela, fratelli e sorelle Lupi, con il quale si concedeva di tenere un oratorio privato nel quale far celebrare Messa, nella casa di loro abitazione, certamente quella di Pignolo, anche a beneficio dei genitori conte Paolo e contessa Laura Morandi, oltre che dello zio conte Vittorio Lupi e dei consanguinei. Il vescovo concesse il 21 luglio.


ORATORIO PRIVATO NEL CASTELLO DI CHIUDUNO

Nel 1803 Caterina Mosconi vedova Lupi decise di costruire nella sua casa di Chiuduno un oratorio per uso suo e pubblico con apertura sulla strada pubblica e chiese quindi le debite autorizzazioni, data la propria età avanzata, per vantaggio proprio e degli abitanti e vista anche l’interposizione di un torrente fra il castello e la chiesa. Il 9 maggio la prefettura chiese al vescovo il parere. Il 16 il parroco Don Francesco Ferrari diede il proprio assenso. Il 17 il vescovo autorizzò la costruzione. Il 24 ottobre Don Giovanni Pigolotti scrisse da casa Lupi in Chiuduno al cancelliere vescovile trasmettendo una lettera di approvazione prefettizia e chiese per il parroco la licenza e la delega di benedire l’oratorio. Il 29 ebbe la delega per la visita e la benedizione ed il 31 attestò di aver visitato e trovato adeguato il sacello.


LE SEPOLTURE

Sino all’editto di Saint Cloud del 12 giugno 1804, entrato in vigore nel Regno d’Italia il 5 settembre 1806, le sepolture avvenivano nei sagrati delle chiese od all’interno di queste. Era consuetudine che le famiglie eminenti o nobili costruissero una propria tomba privata, quella che poi verrà sostituita nei cimiteri comunali dalla cappella di famiglia. Le famiglie più ricche facevano edificare addirittura una cappella nella quale realizzavano il sepolcro.

La famiglia Lupi ebbe inizialmente una tomba propria nella cattedrale di San Vincenzo. Con il passare del tempo alcuni dei vari rami si diedero un proprio sepolcro in altre chiese.


SEPOLCRO E CAPPELLA DI SAN GIORGIO POI DI SAN CARLO BORROMEO NELLA CATTEDRALE

Il generale Detesalvo Lupi († 1461) fondò una cappella sotto l’invocazione di San Giorgio nella cattedrale di San Vincenzo maggiore in Bergamo, che fu di iuspatronato dei suoi discendenti. Si trattava della seconda cappella della navata di mezzo, a destra entrando in chiesa [730]. La dedicazione a San Giorgio non è certamente casuale, si tratta di un santo guerriero, che, unitamente a San Michele, era ed è patrono dei militari.

Il 16 aprile 1477 nella divisione dei beni del condottiere vennero lasciati indivisi quelli a Vall’Alta ed Entratico per “fabbricare una cappella nella chiesa di San Vincenzo di Bergamo”, che dalle espressioni usate sembra ancora da realizzare.

Con suo testamento del 24 aprile 1477 suo figlio Girardo lasciò alla cappella propria e dei fratelli 60 lire imperiali da pagarsi dagli eredi al Capitolo, affinché i Canonici facessero celebrare una Messa a beneficio della sua anima. L’atto fu rogato da Maffeo fu Mosè da Cologno, con Alberto di Obicino Carrara e Donato fu Almidano Zanchi come secondi notai [732]. Anche nel testamento del figlio Alessandro del 16 giugno 1495 troviamo un Legato di 25 ducati d’oro alla Fabbrica di San Vincenzo in Bergamo per la propria cappella.

In un atto del 3 maggio 1531, rogato dal notaio Alessandro Sangalli, troviamo Alessandro fu Girardo, Giovanni Maria fu Pedrino, Giovanni Maria fu Filippo, agente a nome suo e dei fratelli Troilo e Filippo suoi nipoti, Pedrino fu Salvo a nome anche del fratello Guerino, patroni della cappellania di San Giorgio nella cattedrale, di iuspatronato della famiglia Lupi.

La cappella venne ornata dai discendenti di Detesalvo nel 1567. A memoria di questo fatto venne posta una scritta al di sopra dell’icona, ancora visibile nel 1675 e nel 1755 [735]:

DIVO GEORGIO SACELLUM

INSIGNIS EQUES DETESALVUS LUPUS

PEDITATUS VENETI GENERALIS PRAEFECTUS

INSTITUIT

ET POSTERI POSTERI COMMUNIBUS EXPENSIS

EXORNANDUM CURARUNT.

1567

Forse in quest’occasione vennero realizzati i due stemmi Lupi che si trovavano nella cappella, uno per lato ed il sepolcro con lo stemma, posto davanti all’altare, ricordati anch’essi nel 1675.

Nel 1575 l’ancona era ornata da una tela vecchia e lacerata.

Per il sepolcro di Guerino Lupi morto nel 1576 si registrano spese pagate a mastro Stefano “picapreda” di Gorlago, dapprima 60 lire il 14 novembre 1577 e poi altre 8:10 a saldo ed altre “per quelli della sepoltura” 32 lire (cioè 4 scudi e 4 lire). Il 3 dicembre 1583 la vedova con testamento ordinò di essere sepolta nella cappella della famiglia Lupi in San Vincenzo nel sepolcro nel quale riposava il marito.

Giovanni Battista fu Giovanni Maria Lupi con testamento del 13 marzo 1611, pubblicato il giorno 24, avendo anche in precedenza fatto celebrare per propria devozione una Messa quotidiana nella cappella della famiglia Lupi, volle che per l’avvenire fosse celebrata da Don Egidio Colleoni vita natural durante a beneficio dell’anima sua e degli antenati. Quando questi avesse cessato, per morte od altro, gli eredi ed i loro discendenti maschi, tutti od a maggioranza, avrebbero dovuto eleggere un altro sacerdote. Lasciò poi a questo altare quattro tovaglie ed una coperta di tela d’argento che si trovava in casa sua per fare una pianeta od altro ad arbitrio del cappellano, ad ornamento dell’altare [740]. Anche questa cappellania fu di iuspatronato Lupi ed il cappellano veniva eletto dal maggiore della famiglia [741].

Vi fu posta una tela di Giovanni Paolo Cavagna (1556?-1627) con Crocifissione e San Carlo, Madonna, San Giovanni evangelista e Sant’Ambrogio.

La dedicazione a San Carlo Borromeo è molto successiva alla canonizzazione del santo nel 1610, infatti venne probabilmente mutato il titolo con la ricostruzione [742].

Il 23 settembre 1766 si trovano spese per “disfare” l’altare di San Carlo, probabilmente per togliere le sovrastrutture dipinte da Bernardo Pietro (1735-1793). Il 3 settembre 1767 fu steso il contratto per il recupero di marmo di Seravezza (brezza medicea) dal deposito di marmi usati per l’altare dei Santi con la specifica che serviva per l’altare di San Carlo.

Vi si trovano marmi che si vogliono di Nicola Salvi (1697-1751) compiuti nel 1767 con materiale di pertinenza della cappella dei Santi Fermo Rustico.

Le strutture settecentesche con gli apostoli Matteo ed Andrea in marmo bianco statuario sono opera di Alessandro Sanz e del figlio Giordano, firmati e datati 1806 sulla pagina del libro di San Matteo. Sculture sul romanato sono attribuite ad Antonio Gelpi il giovane.

Nel 1786 il Canonico monsignor Lupi la definì Cappella ora detta di S. Carlo una volta di Ius Patronato della nostra Famiglia.

Il 10 dicembre 1795 i conti cavalieri Flaminio fu Detesalvo ed il nipote Giovanni fu Gaetano, patroni della cappellania di San Carlo, ne elessero cappellano il chierico Antonio di Giacomo Soranzo di Bergamo.

L’ultimo ad avervi trovato sepoltura fu il conte Canonico Alessandro Lupi il 14 giugno 1802.


SEPOLCRO IN PIGNOLO

Anche il ramo di Pignolo ad un certo momento costruì un sepolcro nella chiesa prepositurale della sua parrocchia. Vittorio, morto il 27 giugno 1686, fu sepolto in cattedrale, invece Vittorio Pietro Giuseppe, morto il 15 aprile 1694, fu sepolto in Pignolo, quindi forse la costruzione del sepolcro avvenne fra queste due date.

Lo troviamo esplicitamente citato nel 1748 nel testamento di Corrado. L’ultima sepoltavi sembra essere Teresa Piatti in Lupi, morta l’11 giugno 1808.


SEPOLCRO IN SANTA MARIA DI ROSATE

Il ramo di Bergamo-Chiuduno ebbe una sepoltura in Rosate negli anni 1715-1736. Nel 1689 Caterina era stata sepolta nella parrocchiale di San Cassiano, forse il sepolcro non era ancora stato realizzato.


SEPOLCRO NELLA CHIESA DELLA MADONNA DI LORINO IN CHIUDUNO

Già nel 1579 in questa chiesa troviamo un altare del signor Troylo Luppo.

Vi furono sepolti membri della famiglia almeno dal 1638 al 1773. Abbiamo segnalazioni di sepolture con rottura di pavimento, previa licenza dell’Ordinario diocesano dal 1659 al 1694. Mentre dal 1723 al 1773 troviamo specificato che si trattava di un sepolcro di questa famiglia, altre volte si ha genericamente l’indicazione di sepoltura in Santa Maria.

Nel 1638 nel testamento di Zaccaria troviamo che qui erano sepolti sua figlia Felicita e Don Antonio Tinti. L’abate Ottavio, con suo testamento del 18 marzo 1723, ordinò che il suo corpo fosse deposto nella sepoltura costruita nel coro unitamente ad Alessandro Lupi, ove si trovavano padre, madre, fratelli, zii ed altri di casa sua. Effettivamente fu sepolto qui, dopo la morte, avvenuta a Bergamo.


TOMBA AL CIMITERO UNICO DI BERGAMO

Nell’ala occidentale del Cimitero unico di Bergamo, progettato dall’architetto Ernesto Pirovano nel 1898 ed aperto nel 1904, vi è la sepoltura di famiglia Lupi, costituita da uno spazio semicircolare recintato da un muro concluso da due pilastrini; all’interno si trova un alto cippo recante al centro lo stemma familiare e la scritta:

FAMIGLIA LUPI

Il tutto è chiuso da cancellata ed ha al suo interno degli alberi. Sul davanti si trova una tomba con piano inclinato ricoperto da una lapide in marmo bianco. Sul muretto perimetrale sono affisse a sinistra ed a destra due lapidi con i nomi dei defunti:

PAX

EGO SUM RESURRECTIO, ET VITA: QUI CREDIT IN ME ETIAM SI MORTUS FUERIT, VIVET ET OMNIS QUI VIVIT, ET CREDIT IN ME, NON MORIETUR IN ÆTERNUM.

_________

LUIGI LUPI MORTO IL 17 8BRE 1831 NATO IL 13 GIUGNO 1762

PAOLO LUPI MORTO IL 1 GIUGNO 1848 NATO IL 14 XBRE 1813

CORRADO LUPI MORTO IL 13 FEBBRAIO 1852 NATO IL 30 MARZO 1822

GIOVANNA MORETTI LUPI M. IL 27 LUGLIO 1866 N. IL 4 9BRE 1782

GIULIO LUPI MORTO IL 24 9BRE 1868 NATO IL 7 9BRE 1823

ANGELA BREMBATI LUPI M IL 19 8BRE 1837 N IL 12 APRILE 1812

LAURA LUPI GOLTARA M. IL 29 XBRE 1895 N. IL 2 XBRE 1825

PAX

QUONIAM IN TE, DOMINE SPERAVI, TU

EXAUDIES, ME, DOMINE DEUS MEUS

_________

ENRICO CURTI M. IL 27 DICEMBRE 1897 N. IL 20 AGOSTO 1833

DETESALVO LUPI M. IL 12 AGOSTO 1899 N. IL 14 APRILE 1842

GIACOMO LUPI M. IL 21 OTT. 1905 N. IL 22 OTT. 1816

LUIGI LUPI M. IL 3 MARZO 1911 N. IL 26 SETT. 1837

ANTONIETTA CURTI NATA LUPI VED. SUARDI N. 5 DIC. 1835 M. 5 SET. 1915

PAOLO LUPI NATO 6 MAGGIO 1878 MORTO 21 FEB. 1918

GIULIA LUPI OLIVAZZI N. 31 GENN. 1849 M 2 DIC. 1922

IPPOLITA LUPI D’ADDA SALVATERRA N. 25 • 8 • 1882 M 23 • 6 • 1971

CONTESSA FANNJ LUPI PIGNI MACCIA N. 23 • 6 • 1916 M. 10 • 11 • 1962

LUPO LUPI

N. 6 • 10 • 1906 M. 10 • 1 • 1990

Al di sotto è stata posta una piccola lapide con la scritta:

CONTESSA

CAMILLA LUPI GRICCIOLI

  • 27 -7-1908 † 18-2-2001


TOMBA AL CIMITERO DI CENATE SOTTO

L’attuale cappella Testa appartenne in origine al ramo cenatese della famiglia Lupi e fu progettata dall’ingegner Giuseppe Lupi (1852-1920), unica opera sua conosciuta. Al centro in basso sotto l’altare si trova l’iscrizione:

FAMIGLIA LUPI

LUPI VITTORIO M IL 13-12-1895

“ GIOVANNI “ L’11-4-1897

“ LUIGIA TESTA “ IL 3-7-1904

“ VITTORIO “ IL 27-6-1917

“ GIUSEPPE “ IL 6-9-1920

LUPI LAURA MORETTI “ IL 13-12 1928

LUPI NOT. DOTT. ENRICO

N. 27-6-1885 - M. 22-1-1938


NOTE:

[712] Il miracolo del sangue si calcola esser avvenuto all’inizio d’aprile 1492 dal mandato intimato da Caterina dato l’8/5 dal palazzo vescovile che si dice da un mese circa. La data si trova in Calvi I, 394; Cornaro 339-340; Tacchi 75 e Salvetti 205.

[724] Catasto Ossanesga. Lo troviamo citato anche nel 1819 dal Maironi II, 209. Nel 1849 era di proprietà dei co: fu Luigi, nel 1853 oratorio privato sotto il titolo di S. Franc. aperto al culto pubblico, di proprietà dei co: Paolo, Giacomo, Vittorio, Corrado Giulio fratelli fu Luigi con usufrutto per la madre Giovanna Moretti. Passò subito nel 1853 alla co: Antonietta, Luigi, Salvo fratelli fu Paolo e Brembati co: Angela ved Lupi madre usufruttuaria.

[730] Lupi “Memorie…” 171 (1755). Anche il dottor Vittorio Lupi nel proprio testamento del 1621 la ricorda come cappella di San Giorgio, istituita da Detesalvo Lupi, da cui ebbe origine la famiglia, generale di Venezia essendo doge il Foscari nel 1423 (Not. Gio: Batt. Bottani ASBg not. 3866 Testamenti 1591-1625).

[732] Fundamenta Capellaniarum…” 18-19v. L’esemplare dell’atto venne concluso, data la morte di Maffeo da Angelo suo figlio, essendo stato sostituito ai suoi atti da Nicola Trevisano pretore di Bergamo il 23/121517 con atto di Martino Ficeni. Donato di Almidano Zanchi copiò dall’atto di Maffeo Cologno. Almidano di mastro Bart. Zanchi scrisse l’atto del fu Donato. Copia fatta da Agostino Carrara fu Alberto, sostituito.

[735] La scritta nelle PRB è riferita come Divo Georgio sacellum Insignis Eques Detesalvus Lupus Peditatus Veneti Generalis Præfectus instituit, et posteri communibus expensis exornandum curaverunt. 1567, Il Lupi “Memorie…” 171 la ricorda invece: DIVO GEORGIO SACELLUM | INSIGNIS EQUES DETESALVUS LUPUS | PEDITATUS VENETI GENERALIS PRAEFECTUS | INSTITUIT | POSTERI EXORNANDUM CURARUNT.

[740] “Fundamenta Capellaniarum…” 27. Copia fatta da Giorgio fu Girol. Vavassori di Medolago. Testamento del Can. Lupi.

[741] La troviamo poi citata il 15/1/1580 come cappella di S. Giorgio di proprietà Lupi in S. Vincenzo (Estimi comunali 498, f. 219v) e nella divisione del 18/4/1585 fra Adriano ed Orazio fu Pietro troviamo un onere per un cappellano da eleggersi per il maggiore della famiglia Lupi nella cappellania nella cattedrale di S. Vincenzo (Not. Gabr. Lazzaroni XXI, 1585, N.° 3719, atto 141).

[742] Il 3/2/1766, il 17/5/1777 ed il 13/7/1795 troviamo quest’altare citato come altare di San Carlo. (Lib. mort. S. Salvatore; Lib. mort. cattedrale; Lib. mort. S. Michele dell’Arco).