Frapolli

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Fratelli Frapolli
Carolina Frapolli Dell'Oro

La casata è originaria di Scareglia, patriziato presso Lugano (Canton Ticino), ove diversi rami ne portano ancora il nome. La famiglia è attestata dal sec. XVIII a Gavirate (VA), dove Giovanni Antonio Frapolli risulta essere sostituto del primo Deputato dell’Estimo marchese Pompeo Litta Visconti Arese, nel 1767; nel 1770 è “cassiere economico per il tabacco”. Un Francesco Frapolli risulta essere stato esattore a Cocquio nel 1745. Giovanni Antonio sposa Anna Maria Besozzi e dal matrimonio nascono due figli, Cesare (1741-1820) e Giuseppe. Con Giuseppe la famiglia si trasferisce a Milano. La moglie Margherita Suardi gli dà quattro figli, due femmine, Maria e Teresa, e due maschi, Giuseppe e Cesare. Giuseppe diventa sacerdote, e quindi non ha discendenza. Cesare (1786-1875) invece, con Giuseppina Busti, ha sette figli, dei quali solo due maschi, Lodovico (1818-1878) e Agostino (1824-1903). Agostino rimane celibe, Lodovico si sposa ma non ha figli. La famiglia si estingue perciò con la morte di Agostino nel 1903.

(Agnese Calcaterra)

Genealogia

Stemmi

Storia

Personaggi

Cesare (Gavirate, 13 luglio 1741-Milano, 19 aprile 1820): prete gesuita, è Reggente del Ginnasio di Brera dal 1774 al 1806. Giuseppe Parini, professore nel medesimo ginnasio, che gli era amico, lo nomina suo esecutore testamentario insieme al notaio Giovanni Antonio Vimercati.

Maria Frapolli Londonio (1780-1849), accoglie nel suo salotto milanese scrittori e uomini di cultura seguaci del classicismo, unico movimento, a suo avviso, animato da reale spirito patriottico e a cui si devono veri capolavori letterari. Si scaglia invece contro il romanticismo e i suoi seguaci. Col soprannome di “Bia” o “Bibìn” più volte la cita anche Carlo Porta quando ironizza proprio sulla polemica accesa tra romantici e classicisti. Spesso ha tra i suoi ospiti Stendhal, assiduo frequentatore anche del suo palco alla Scala. Dal primo marito Carlo Landonio ha otto figli, alcuni dei quali compaiono con lei nei ritratti in cui la effigia Giuseppe Bossi. Dopo essere rimasta vedova nel 1810, si lega a Carlo Gherardini, colto classicista milanese.

Cesare (Gavirate, 26 luglio 1786-Milano, marzo 1875): censore delle pubblicazioni sotto il governo austriaco, è Assistente al Consiglio di Stato nel primo Regno d'Italia e Direttore del liceo Sant'Alessandro di Milano dal 1822 al 1836. Amico di Alessandro Manzoni così come la moglie Giuseppina (Peppina) Busti lo era di Enrichetta Blondel, spesso il figlio Lodovico da bambino era ospite di Villa Manzoni a Lecco.

Lodovico (Milano, 23 marzo 1815 - Torino, 25 aprile 1878): avviato alla carriera militare l’abbandona per iscriversi all’università a Parigi, dove si laurea in ingegneria mineraria. Di mentalità cosmopolita, viaggia molto, specialmente per motivi di studio, in Francia, Germania e Svezia. Amico di Mazzini e di Carlo Cattaneo, prende parte ai moti risorgimentali italiani del 1848 e aderisce alla Repubblica romana; gli vengono affidate missioni diplomatiche a Parigi e in Ungheria. Nel 1849, quando è stato riportato l’ordine a Roma dopo la parentesi della seconda Repubblica Romana, viene espulso dalla Francia; chiede asilo politico nel Canton Ticino, e, in nome delle origini elvetiche della famiglia, ottiene la cittadinanza: in Svizzera rimane fino al 1853, collaborando con diversi giornali sia ticinesi sia della Confederazione. Dopo l’unità d’Italia, dal 1860 al 1874 è deputato alla Camera e svolge missioni diplomatiche e militari. Nel 1864 contribuisce alla costituzione del Grande Oriente d’Italia, di cui fu Gran Maestro. Sposa una londinese, Mary Burdon (*1813), ma dal matrimonio non nascono figli. Muore suicida a Torino. A Milano gli è stata intitolata una via.

Agostino (1824-1903): abita a Milano in Via Case Rotte 2. Si laurea in legge a Pavia; impiegato nell’amministrazione austriaca, quando scoppiano i moti risorgimentali del 1848-1849 si arruola nel corpo dei Volontari del Piemonte. Negli anni che seguono si dedica con passione allo studio della chimica (è allievo di Antonio Kramer e Luigi Chiozza) e va a specializzarsi a Heidelberg dal 1856 al 1858 con Robert Von Bunsen e nel centro metallurgico di Friburgo. Collabora a ricerche sperimentali con Charle-Adolphe Wurz, docente della Sorbona. Nel 1859, tornato a Milano, diviene direttore della Scuola di chimica. Docente di chimica anche preso la SIAM (Scuola di Incoraggiamento di Arti e Mestieri) e presso il nuovo Regio Istituto tecnico superiore di Milano, inaugurato nel 1863 (il futuro Politecnico), ha tra i suoi colleghi Antonio Stoppani e Giovanni Schiaparelli. Nel 1881 abbandona la cattedra di chimica alla SIAM per diventarne membro del consiglio direttivo e poi vice-presidente. Importante figura nell’ambiente culturale milanese, frequenta il celebre salotto della Contessa Maffei.

Dimore

Sepolture

Cimitero di Sesto Calende (VA)

Iconografia

Fonti

ASMI, Agricoltura - parte antica, N. 45 – Gavirate “Lite con Cocquio per un bosco al confine” (1767-1769)

Bibliografia

Giovanni Gregorini, Il frutto della gabella. La ferma generale a Milano nel cuore del Settecento economico lombardo, Milano, Vita e Pensiero, 2003, p. 409


Luigi Polo Friz, Giuseppe Ferrari e Lodovico Frapolli: un rapporto di amore e odio tra due interpreti del Risorgimento italiano, in Giuseppe Ferrari e il nuovo stato italiano, Atti del convegno, a cura di S. Rota-Ghibaudi - R. Ghiringhelli, Cisalpino ed., Milano, 1992

Luigi Polo Friz, La massoneria italiana nel decennio post unitario: Lodovico Frapolli, Milano, F. Angeli, 1998

Luigi Polo Friz, Lodovico Frapolli : biografia e carteggio : scienziato, rivoluzionario, diplomatico, svizzero, massone, uomo del Risorgimento, Roma : Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 2014

Luigi Polo Friz, Lodovico Frapolli: due tipografie svizzere del Risorgimento, Milano, Leva SPA, 2001

Luigi Polo Friz, Lodovico Frapolli e l'emigrazione ungherese nel risorgimento italiano, Firenze, Leo S. Olschki, 1993

Luigi Polo Friz, Lodovico Frapolli-Luigi Kossuth. La crisi austro-svizzera del 1853, in "Bollettino storico della Svizzera italiana" (1990), p. 175 e sgg.

Luigi Polo Friz, Una voce. Lodovico Frapolli. I fondamenti della prima massoneria italiana, Carmagnola, Arktos, 1998

Mario Menghini, Lodovico Frapolli e le sue missioni diplomatiche a Parigi (1848-1849), Firenze, Le Monnier, 1930

Luigi Polo Friz, FRAPOLLI, Lodovico, in Dizionario Biografico degli Italiani 50 (1998) http://www.treccani.it/enciclopedia/lodovico-frapolli_(Dizionario-Biografico)/

Anna Maria Isastia, La massoneria, in L'Unificazione (2011) http://www.treccani.it/enciclopedia/la-massoneria_%28L%27Unificazione%29/


Agostino Frapolli, Processo per l'essiccamento delle pustole vacciniche in "Annali di chimica applicata alla medicina cioè alla farmacia, ecc.", S. 3, Vol. 57, Fasc. 2 (ago. 1873)

Gianfranco Scorrano, Chimici italiani, Società Chimica Italiana, ad vocem Agostino Frapolli https://www.soc.chim.it/sites/default/files/Chimici%20Italiani.pdf


Rachele Farina, Dizionario biografico delle donne lombarde (568-1968), Milano, Baldini & Castoldi, 1995, ad vocem "Maria Frapolli Londonio"

Documenti

Cesare Frapolli: testamento 30 luglio 1866 (notaio Lainati di Milano)

Agostino Frapolli: testamento Pubblicato nella Pretura di Mandamento VI di Milano e depositato in atti del dr. Giuseppe Casati con suo istrumento 27 febbraio 1903 al N. 7647 di repertorio

Collezioni

Note

Non è acclarato a tutt’oggi un legame con questa famiglia di Francesco: laureato in medicina a Pavia nel 1758, per primo identifica la pellagra, malattia causata dalla carenza di acido nicotinico, o vitamina PP. Pubblica nel 1771 un libro fondamentale per i tempi sull’argomento Animadversiones in morbum, vulgo pellagra (Mediolani : apud Joseph Galeatium regium typographum, 1771), muore intorno al 1773. Potrebbe essere fratello o cugino di Giuseppe e Cesare; lo si segnala comunque in questa sede per la sua rilevanza.

A short title catalogue of eighteenth century printed books in the National Library of Medicine, a c. di John Ballard Blake, Bethesda, NIH, 1979, p. 160