Ginevra Agliardi. 2. Pollach: Letture, amicizie, viaggi (parte quarta)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Torna a Ginevra Agliardi. Il progetto di Leopoldo Pollach per il giardino di villa Pesenti-Agliardi a Sombreno


2.3 I Viaggi

2.3.1 Il viaggio a Roma con Alessandro Serbelloni (1793)

Nell’autunno del 1793, come abbiamo sopra ricordato, Pollach intraprese un viaggio a Roma con Alessandro Serbelloni. È facilmente ipotizzabile che i due viaggiatori, per recarsi nell’Urbe, percorsero la “ via Emilia” passando da Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, proseguendo poi verso Firenze e Siena per raggiungere Roma. Questa ipotesi è indirettamente confermata anche dalla presenza, tra i libri di Pollach, dei seguenti volumi: Pitture, sculture e architetture di Bologna; Ristretto delle cose notabili di Firenze; Breve notazione delle cose notabili della città di Siena.

A Roma Pollach ricevette una lettera dall’amico Giacomo Albertolli.

"Amico Carissimo e Signore mio pregiatissimo

da mio zio Giocondo ho saputo essersi essa portata a Roma in compagnia di S.A. il Signor Conte Serbelloni. Ne ho avuto somma consolazione. Ora arrischio questa lettera non per indicarLe cosa debba vedere delle antichità, e dei monumenti, che questi sono troppo noti; ma solo per rammemorarLe di andare se può a Caprarola, che quello è il più bel pezzo d’Architettura moderna.

Caprarola è distante da Roma quaranta miglia ma essa si troverà ben contento di aver fatto quel viaggio. Se andasse mai a Napoli, si celebra il giardino di Caserta, fatto all’Inglese dicesi da un bravo Tedesco. In Roma si ricordi di visitare il famoso Milizia, a cui essa ha delle obbligazioni; e se ha tempo procuri di vedere una unione di certi giovani di Roma, anzi quei sono i giovani che intendono l’arte come si deve; è loro guida un certo Vincenzo Balestra disegnatore di cui io non conosco il migliore, ed è della società il Signor Campovecchio Mantovano giovane architetto di molto merito. Qualunque Milanese o Mantovano a cui essa cerchi conto di questa unione egli ne darà certezza! I giovani pensionati di Spagna sono pure valentissimi, se ne ha tempo cerchi di vederli. Ma soprattutto La prego nuovamente di trattare il Signor Milizia. A Tivoli già andrà senz’altro. Ritornando e passando per Modena vada a vedere l’Accademia , dove ritroverà il Signor Soli professore Architetto che gli piacerà assai. A Reggio se può cerchi il Marchelli, e ritroverà quello che forse non si aspetterebbe mai da quel giovane. Se non più a Borgo San Damiano quindici miglia lontano da Parma per andare a Piacenza non manchi se può di veder una rotonda disegnata dal detto Marchelli, che merita di essere veduta anche da chi viene da Roma. Scusi se scrivo così alla buona, e secco secco. Lo faccio per non fargli perder tempo, e senza più sono il suo antico amico vero e servitore.

Verona 18 ottobre 1793 Giacomo Albertolli

P.S. Mi saluti il Signor Abbate Uggeri vedendolo." [85]

Laura Maggi pubblicò questa lettera in un articolo dedicato ai taccuini del viaggio a Roma di Pollach. La studiosa catalogò minuziosamente disegni, schizzi e rilievi [86] elaborati dall’architetto austriaco in questa occasione. Le informazioni sopra citate riguardo alle letture di Pollach e alle sue conoscenze permettono di aggiungere alcuni elementi nuovi alle scoperte già fatte dalla Maggi.

Il primo contatto documentato tra l’Architetto e il nobile milanese risale al 1789 quando Alessandro Serbelloni, da poco erede dei beni di don Carlo Sfrondati della Riviera, commissionò al Pollach un palazzo per il Corso di Porta Orientale. Le lettere prima riportate sono posteriori al 1793. È quindi possibile che l’amicizia tra i due fosse nata proprio durante questo viaggio. Era uso comune tra i nobili del tempo farsi accompagnare nei propri viaggi ed è possibile che Pollach fosse stato scelto dal nobile milanese come consulente di architettura per il viaggio.

Molti sono gli spunti di riflessione che si possono dedurre dalla lettera sopra riportata ma in questa sede mi interessa analizzarne solo alcuni. Albertolli, ritenendo inutile dare consigli sui monumenti antichi, suggerì all’amico di recarsi a visitare Caprarola. Non esistono disegni di Pollach che riguardano questa Villa ma tra i suoi libri ne compare uno dal titolo Il palazzo di Caprarola che documenta la conoscenza di questo palazzo da parte dell’architetto.

Albertolli consigliò poi una visita al giardino di Caserta. Nessun documento ci sa indicare se i due viaggiatori si recarono effettivamente a visitare questa famosa reggia ma, la presenza nella biblioteca di Pollach di una Guida delle antichità di Pozzuoli, città che dista una trentina di chilometri da Caserta, fa supporre che i due viaggiatori si spinsero a visitare anche la Campania.

All’ipotesi di un incontro con il Milizia ho già accennato sopra.

La visita dei due viaggiatori a Tivoli è invece certa e documentata dai fogli del Gabinetto dei Disegni di Milano. Qui Pollach disegnò il tempietto di Vesta, la Villa d’Este [87] con la pianta della fontana dell’Ovato, la Villa di Mecenate e soprattutto fece diversi rilievi della Villa Adriana [88]: il Canopo, il tempio di Giove Serapide, una nicchia delle Terme e vari dettagli architettonici.

"Se avalliamo l’affermazione che «il paragone meno arbitrario» per i disegni del Pollach per la sistemazione all’Inglese del giardino di Villa Pesenti-Agliardi a Sombreno «possa essere costituito dalla Villa Adriana a Tivoli, ovviamente dimensioni a parte», possiamo vedere in essi una derivazione diretta dalle suggestioni romane." [89]

I disegni che riguardano Roma rappresentano: le decorazioni della Farnesina, Villa Madama con alcuni particolari dei giardini, gli ornamenti della Stanza dell’Incendio di Borgo, S. Damaso, la Cappella Chigi in S. Maria del Popolo e la chiesa di S. Giovanni in Laterano. L’architetto austriaco si soffermò molto ad osservare e riprodurre i dettagli architettonici e quelli decorativi dei vari edifici antichi e moderni, forse con l’intenzione di poter riutilizzare alcune delle cose viste per le sue fabbriche.

Un disegno riportato dalla Maggi riguarda alcuni affreschi di Palazzo Te a Mantova. Si possono fare due ipotesi: o Pollach si recò a Mantova nel 1793 di ritorno da Roma, oppure questo disegno è del 1802, data in cui l’architetto si recò a Ravenna. Questo viaggio è documentato da un disegno che riporta questa scritta dello stesso Pollach:

“Mausoleo (…) di Goti Teodorico in Ravenna che ho veduto li 29 giugno di 1802”

La presenza di una Guida per la città di Ferrara tra i libri di Pollach fa pensare che la seconda ipotesi sia più attendibile: Mantova e Ferrara si trovano infatti in linea tra loro su una delle strade che conducono a Ravenna.


2.3.2 Vienna

Si sa che Pollach tornò a Vienna nel 1795 per andare a trovare il padre malato. In quest’occasione stese un progetto per il Teatro della città di Vienna [90], sperando di ottenere l’incarico per la sua costruzione.

"Portatosi a Vienna l’anno 1795 per rivedere il proprio genitore fu egli (…) a dare dei schiarimenti sopra atri progetti di cospicue Fabbriche in Vienna, che gli erano stati ordinati in Milano, e segnatamente per la fabbrica di un Teatro nella cosi detta Stahlburg che si pensava di costruire vi allora, e che per le vicende della guerra pur nella sua costruzione protratto alla pace" [91].


2.3.3 Venezia

Ho trovato, all’Archivio Storico Lombardo, una supplica scritta da Pollach all’Imperatore d’Austria. Questo documento [92], tutto in terza persona, riporta il luogo e la data in cui venne scritto: Venezia 1798. L’architetto austriaco scrisse questa lettera in un momento particolarmente difficile della sua vita; in essa si legge:

"[Il regime francese] … privandolo di benefici che godeva sotto la protezione del Real Governo, ed esponendolo ad una persecuzione per il conosciuto suo attaccamento al legittimo suo Sovrano, e per la costanza colla quale rigettò sempre le vantaggiose proposizioni che gli furono fatte in questi ultimi tempi. In tale stato di cose si trovò egli inabilitato al sostentamento della sua famiglia, e prendendo il partito di sacrificare i suoi risparmi per provvedere ai bisogni della medesima, attese fino al momento presente il sospirato ritorno del suo Sovrano; ma deluso in questa sua lusinga, carico di famiglia, privo di mezzi per sostentarla, e con deciso ribrezzo di prevaleri in Milano di quelli, che gli somministra l’esercizio della sua professione, ha egli approfittato di un pretesto per portarsi a Venezia, e di mettere a piedi della Maestà Vostra col mezzo di questa Imperiale Regia Commissione le sue suppliche unitamente a quelle della moglie, e di otto piccoli figli, che seco lui dividono e le disgrazie del loro stato, e le lusinghe di meritare in qualche parte la benefica contemplazione del loro clementissimo Sovrano.

[…] umilmente supplicandola di volergli conferire in Patria la carica d’architetto di Corte, o quel qualunque altro impiego che può procurargli il proprio sostentamento, e la sospirata grazia di vedersi di nuovo annoverato fra i fedeli sudditi della medesima, come lo fu sempre e per la sua nascita e per la costruzione dei suoi sentimenti.

Venezia li 15 aprile 1798" [93]


Lo scopo di questo viaggio fu ben diverso da quello compiuto a Roma. Venezia, con il Trattato di Campoformio del 1797, era diventata austriaca. Pollach, per poter presentare una lettera di questo genere al suo Sovrano, doveva per forza uscire dalla repubblica Cisalpina perché, come già visto, le comunicazioni con il nemico erano tenute strettamente sotto controllo dai francesi.

Al di là della forma retorica, immancabile in una lettera inviata all’Imperatore, sembra verosimile che Pollach cercò di restare fedele al suo sovrano senza compromettersi con il nuovo regime. Guardando i lavori che l’architetto austriaco svolse durante i primi anni della dominazione francese, si nota che tutti furono elaborati per una committenza privata e, spesso, residente in provincia. Pesenti gli commissionò la ristrutturazione della villa proprio in questo periodo.

L’incarico che venne affidato a Pollach come Primo professore a Brera era del giugno 1798; probabilmente, non ricevendo altre proposte dall’Austria, l’architetto accettò questo incarico.

Non ci sono altre notizie su che cosa Pollach abbia fatto o su chi abbia visto a Venezia, né su quanto tempo vi si sia fermato. Dato il grande interesse che Pollach mostrò per Palladio, Scamozzi, Sanmicheli, Serlio e Rusconi, si può ipotizzare che colse l’occasione per visitare le architetture dei suoi maestri. Nella sua biblioteca erano presenti diverse prospettive delle isole intorno a Venezia e un libro di pitture, sculture e architetture di Padova. Il viaggio a Venezia, così come quello a Roma, diede al Pollach la possibilità di vedere dal vivo le opere a lungo studiate sui libri.

In conclusione, se era già noto che Pollach avesse una formazione architettonica ispirata sia all’antichità che ai modelli rinascimentali, e che avesse avuto modo di confrontarsi con i giardini moderni, era tuttavia utile documentare alcune vie attraverso cui l’architetto austriaco giunse a quelle fonti: è quello che ho cercato di fare in questo capitolo.


NOTE

[85] La Lettera conservata alla Biblioteca d’Arte del Castello Sforzesco di Milano fra le «Carte manoscritte 278 riguardanti l’attività di Pollach e Albertolli, riunite in un volume-folio»; è già stata pubblicata in L. MAGGI, Appunti di Leopoldo Pollach sull’antico: i taccuini del viaggio a Roma del 1793, «Rassegna di studi e notizie – Raccolta delle stampe A. Bertarelli », 11-12 (1984-1985), 12, pp. 227-8.

[86] I disegni sono oggi conservati nel Gabinetto dei disegni del Castello Sforzesco di Milano.

[87] Come già visto Pollach aveva alcune stampe del Piranesi della Villa d’Este a Tivoli.

[88] Per approfondimenti: J.A. MAC DONALD, W.L. PINTO, Villa Adriana: la costruzione e il mito da Adriano a Louis Kahn, Milano 1997.

[89] L. MAGGI, Appunti... cit. p. 82. La studiosa cita a sua volta il Perogalli.

[90] La pianta e il prospetto del teatro di Vienna furono pubblicate da ANNA ZÀDOR in: Leopoldo Pollack 1751-1806, «L’Arte», 67 (1963), 2.

[91] Dalla Supplica presentata da Pollach all’Imperatore nel 1798. Archivio Storico Lombardo, Fondo Bertarelli, carte dell’architetto Pollach, faldone 3.

[92] Supplica,… cit.

[93] Ibidem.