Ginevra Agliardi. 2. Pollach: Letture, amicizie, viaggi (parte terza)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Torna a Ginevra Agliardi. Il progetto di Leopoldo Pollach per il giardino di villa Pesenti-Agliardi a Sombreno

2.2 Amicizie e conoscenze

In questa seconda parte vorrei mettere in luce alcune delle relazioni sociali che Pollach ebbe nel corso dei suoi anni milanesi. Sarebbe impossibile ricostruire interamente la rete delle sue amicizie e delle sue conoscenze, sia per la mancanza di documenti, sia per la complessità del lavoro, che supera il tema di questa tesi. Ho cercato di approfondire alcuni aspetti delle personalità di Firmian, Silva e Belgiojoso, perché queste persone ebbero contatti diretti con la cultura inglese. Ho poi scelto di approfondire l’analisi dei legami che unirono Pollach con Serbelloni e Marliani perché, oltre ad aver commissionato all’architetto austriaco ville e giardini moderni, gli furono anche intimi amici. Per le influenze di Piermarini rimando al prossimo capitolo, dove analizzerò i tre progetti per giardini del maestro di Pollach. Alla calda amicizia che legò Giacomo Albertolli e l’architetto viennese ho già accennato precedentemente così come all’ipotesi di una conoscenza tra questi e il Milizia.

2.2.1 Carlo Firmian [47]

Come già detto, Pollach arrivò a Milano con una lettera di presentazione del Kaunitz indirizzata al governatore Firmian. Fu quest’ultimo ad affiancarlo al Piermarini.

Nella sua giovinezza, Firmian [48] prima si dedicò alle discipline umanistico-filosofiche, poi compì studi di diritto civile e canonico a Leida e Salisburgo. Soggiornò brevemente a Parigi dove conobbe vari esponenti della vita intellettuale parigina, ma la tappa che segnò profondamente la sua formazione culturale fu il viaggio in Italia. Tra il 1744 e il 1745 visse qualche mese a Firenze e quasi un anno a Roma dove coltivò la sua passione per l’arte, l’antiquariato e gli studi filologici. Dal 1745 al 1753 fu membro del consiglio Aulico a Vienna. Nominato poi ambasciatore presso la corte di Napoli fu responsabile del matrimonio tra l’arciduchessa Carolina e Ferdinando, futuro re delle due Sicilie [49]. Furono anni fondamentali per la formazione del suo gusto artistico: qui nacque il primo nucleo delle sue collezioni; qui strinse importanti rapporti di amicizia con Winckelmann, Genovesi, Mazzocchi. Ecco il ritratto che di lui ci lasciano Genovesi e Winckelmann:

“Tra gli amici che ho acquistato quest’anno è il conte Firmian. Quale uomo! E’ il più gentile ad amabile che io conosco…La sua conversazione è composta di 15 o 20 de’ più begli spiriti che qui sono. Soprattutto è molto inteso dello stato presente d’Europa, né solo per ciò che riguarda il governo civile, ma per quello che appartiene al commercio, alle scienze e alle arti.” [50].

“ Il conte di Firmian, da cui vado a pranzare ogni volta che passo da Napoli, è un compitissimo cavaliere, ed un uomo, che oltre la gran dottrina, buon gusto, retto discernimento e passione per le belle arti, può essere chiamato amabilissimo” [51].

È però interessante confrontare queste opinioni con l’immagine che di Firmian ci arriva dalla Lombardia, dove fu ministro plenipotenziario dal 1758 fino alla morte, avvenuta nel 1782. Possediamo, da un lato il suo profilo apologetico tracciato dal conte d’Arco (che però potrebbe non essere obiettivo, trattandosi di suo cugino), dall’altro l’aspra critica di Pietro Verri:

“…ascoltava con impazienza, nulla comprendeva, si conosceva prevenuto che tutto fosse cabala o raggiro e questo fu il governo veramente tirannico che soffrimmo durante il ministero del conte Firmian” [52] e “Frattanto ci teneva depressi un ministro invisibile e rintanato in una galleria di cattivi quadri, fra una libreria di volumi conosciuti pel solo frontespizio, segnando comodamente e senza leggere i decreti che gli presentavano i suoi scrivani preferiti” [53].

Non è questa la sede per dare un giudizio sulla politica di Firmian [54]. Ciò che vorrei invece mettere in luce sono i suoi interessi culturali e la sua passione per l’arte, che lo portarono ad essere mecenate e protettore di artisti e letterati quali Beccaria, Knoller, Piermarini, Parini e Bianchi.

Nel primo nucleo di quadri costituitosi a Napoli compaiono i nomi di Ribera, Solimena, Giordano, Preti, Cavallino: è forse comprensibile il giudizio di “cattivi quadri” dato da Verri: probabilmente non sono questi i pittori più in voga nella Lombardia del Settecento ma non si tratta certo di pittori secondari. Oltre ad una vasta raccolta di quadri, possedeva circa 20.000 incisioni [55] e numerosi disegni di notevole interesse. Il Firmian stesso si dilettava nell’arte dell’incisione. La sua biblioteca, prima di essere venduta allo stato e smembrata tra la Braidense, l’Ambrosiana e la Trivulziana, fu fatta catalogare e pubblicare in sette volumi [56] dal conte di Wilzeck, suo successore in Lombardia. Ecco le principali materie in essa raccolte: storia, politica, legislazione, arte, pittura, scultura, architettura, storia della musica, filosofia morale, retorica, metafisica, teologia, humane littere, geografia, fisica, matematica, ottica, meccanica, astronomia, medicina;

“una formazione intellettuale di prim’ordine, caratteristica dell’epoca di Muratori e Giannone ma già aperta ai nuovi interessi per l’economia e le scienze sociali e in particolare agli influssi della cultura inglese” [57].

Troviamo infatti nel catalogo una vasta sezione dedicata all’Inghilterra: poesia, romanzi, opere teatrali, lingua e grammatica inglese, dizionari di arti e scienze.

Possedeva le opere di Milton, Hogarth (Theory of arts), Walpole (Sulle rovine di Paestum; Antichità di Atene, Viaggi in Grecia e Asia Minore), Chambres (Dissertation on Oriental Gardening), oltre ai classici dell’arte: Mengs, Winckelman, Palladio. Fu socio attivo dell’Accademia dei Trasformati, amico di Ercole Silva e di Alberico Belgiojoso.

Oltre alla lettera inviata dal Firmian al Kaunitz [58], non ho trovato altri documenti che diano la certezza di ulteriori rapporti tra il governatore e l’architetto austriaco. È documentato che Pollach, alcuni anni dopo il suo arrivo a Milano, inviò al Kaunitz i disegni per un bagno pubblico come saggio dei suoi miglioramenti in architettura, come forma di ringraziamento per la raccomandazione accordatagli e, probabilmente, con la speranza di essere tenuto in considerazione per eventuali commissioni pubbliche. Se Pollach compì questo gesto verso il protettore austriaco è molto probabile che avesse cercato di mantenere buoni contatti anche con il suo protettore “milanese”.

Considerando inoltre la passione che il ministro plenipotenziario aveva per tutto ciò che riguardava l’arte, l’appoggio che egli accordò per l’apertura dell’Accademia di Brera e la grande protezione concessa al Piermarini, si può ipotizzare che Pollach e Firman ebbero altri contatti oltre a quello iniziale.


2.2.2 Ercole Silva

Ercole Silva nacque a Milano da una nobile famiglia nel 1756. Suo zio Donato fu un appassionato botanico e per primo introdusse questa scienza in Lombardia [59]. Nel 1779 lasciò in eredità al nipote il primo nucleo di un museo di scienze naturali e un gabinetto di antichità oltre alla villa di Cinisello.

Ercole Silva frequentò e strinse legami d’amicizia con i maggiori esponenti della politica e della cultura lombarda: Firmian, i fratelli Verri, Beccaria, Parini, Frisi, Piermarini. Importante nella sua formazione culturale fu il tour che compì in Europa tra il 1785 e il 1789. In questa occasione visitò Francia ed Inghilterra al seguito dell’arciduca Ferdinando che compiva una visita ufficiale ai due paesi nel 1785. In quest’occasione sia il Silva che l’Arciduca visitarono i giardini inglesi. Silva criticò Stow perché era ancora in alcune parti “formale”. Di questo viaggio resta un manoscritto non ancora studiato. Nel 1799, per motivi di salute, si ritirò a vivere a Cinisello dove intraprese studi letterari e scientifici, curò e ingrandì le raccolte lasciategli dallo zio e sostituì al giardino formale elegantemente rappresentato nelle stampe del Dal Re un giardino moderno di gusto paesaggistico. È interessante sottolineare l’amicizia che legava Silva e Piermarini, testimoniata anche dall’Elogio all’architetto Piermarini che il nobile milanese scrisse nel 1811. È facile ipotizzare che Silva abbia consigliato o perlomeno si sia confrontato con l’architetto di Foligno durante la progettazione e costruzione del giardino all’inglese della reggia di Monza. Fu amico anche di Ludovico Belgiojoso di cui, nella seconda edizione del suo libro, descrive ed elogia il giardino della Villa in contrada Isara. È facile ipotizzare che Pollach e Silva si siano conosciuti in occasione della progettazione del giardino di Monza quando già Pollach lavorava accanto a Piermarini. È inoltre probabile che, durante la costruzione del giardino di Villa Belgiojoso, il Silva avesse avuto scambi di idee sia con l’amico Ludovico Belgiojoso che con il Pollach.


2.2.3 Alberico e Ludovico Belgiojoso

Stretti furono i rapporti di lavoro tra Pollach e i due fratelli Belgiojoso, Alberico e Ludovico. Inizialmente l’architetto austriaco lavorò al fianco di Piermarini nella costruzione del palazzo di Milano su commissionato dal principe Antonio Belgiojoso, padre dei due fratelli [60]. La Zàdor ci riferisce di aver visto, all’archivio di Stato di Milano tra le Carte Pollach, alcuni disegni di Pollach datati 1776-78 che si riferivano alla sistemazione della piazza di fronte al palazzo e ad alcuni interni [61].

A partire dal 1790, anno in cui Piermarini delegò a Pollach la progettazione della Villa di Ludovico Belgiojoso, i contatti tra l’architetto austriaco e la famiglia Belgiojoso divennero più intensi. Divenne probabilmente l’architetto “di famiglia”, perché le numerose commissioni riguardavano lavori di tutti i tipi: dalla grandiosa costruzione della villa in contrada Isara ad interventi più modesti come i progetti per la risistemazione del castello di Belgioioso, i disegni per una cascata con ghiacciaia per la villa presso Lecco, le serre del giardino di Belgiojoso, le piccole risistemazioni della villa presso Merate [62]. Per l’architettura dei giardini sono interessanti alcuni disegni compiuti da Pollach per i Belgiojoso conservati alla raccolta Bertarelli.

Alberico [63] fu uno dei più importanti nobili di Milano del Settecento. Ingiustificatamente si vide in lui il “giovin Signore” del Parini, in realtà fu “gentiluomo dotato di buona cultura, amante e protettore dell’arte” [64] e delle lettere, amico di pensatori, letterati e artisti; divenne il primo presidente dell’Accademia di Brera ed è probabile che già allora avesse conosciuto il Pollach. Raccolse nella sua biblioteca manoscritti preziosi, antiche pergamene e numerose stampe. Divenne intimo amico di Foscolo e di Parini [65].

Abbiamo già visto che, nel corso degli anni Novanta, affidò la risistemazione del castello di Belgiojoso al Pollach.

"Lavori lunghissimi furono fatti alla vecchia costruzione di Belgioioso, e di queste tratta una serie di lettere fra il principe e l’architetto. Nel 1791 – 92 furono eretti grandi edifici d’uso pratico agricolo, nel 1800 il Pollach disegnava una cripta, con varianti un poco gravi del Pantheon. Molti lavori occuparono l’architetto colla trasformazione del giardino, decorato anche di un tempietto. Questo giardino, del quale il principe Belgiojoso scrive pieno di ammirazione, fu circondato di una bella cinta in pietra: un ricco porticato con nove colonne fu posto davanti all’edificio, e ornato con un’iscrizione" [66].

Purtroppo non si hanno notizie più precise del modo con cui risistemò il giardino e il carteggio menzionato nella citazione è andato perduto. Sono conservati alla Raccolta Bertarelli i disegni delle serre che Belgiojoso commissionò a Pollach nel 1791.

Più interessante è la vita del fratello minore Ludovico.

Ludovico [67] nacque a Milano nel 1728. Dopo gli studi legali intraprese la carriera militare e, nel giro di dieci anni, ricevette la nomina di colonnello. Nel 1762 fu chiamato a Vienna e presentato all’Imperatrice. Due anni dopo, in seguito alla pace di Hubertusburg, gli venne proposta la carica di ministro plenipotenziario a Stoccolma, che accettò, rimando in quella città cinque anni. Fu poi trasferito, sempre con lo stesso incarico, a Londra dove svolse un ruolo fondamentale per gli accordi politici e diplomatici stipulati tra Austria e Inghilterra. Fu amico personale di Giorgio III e di numerosi scienziati e scrittori inglesi Tra essi è importante ricordare Banks, celebre naturalista e botanico che appoggiò Sir Hamilton nella costruzione del giardino inglese nella reggia di Caserta. Fu attento osservatore delle “rivoluzioni” tecniche che stavano modificando la struttura economica e sociale dell’Inghilterra. Nominato consigliere di Stato e conquistatosi la stima di Giuseppe II, fu scelto dal sovrano come suo accompagnatore nel viaggio in Francia del 1776-77. Visitò, accanto all’imperatore: Parigi, Brest, Tolone, Bordeaux, Lione. Durante questo viaggio ebbe modo di stringere rapporti più intimi con Giuseppe II. Ludovico, in una lettera al fratello Alberico conservata alla Trivulziana scriveva:

“Oltre che continuamente occupato a vedere e a girare sono obbligato quando abbiamo un momento d’essere in casa d’avere sempre a fianco l’Imperatore. Più di una volta mi è accaduto ch’essendo io entrato nella mia stanza per fare qualche disposizione per le mie cose o per scrivere S. M. I. vi è entrata un momento dopo senza cerimonie. Più di una volta è venuto ad assistere alla mia tavoletta, come assisto alla sua, ordinandomi di continuarla e standomi presente fino a quando mutavo di camicia. Simil cose sorprendono la prima volta ma poi ci si accostuma in modo che si resta tranquillo come se entrasse in stanza un amico dei più intimi, e tale egli vuole essere quando sa che non se ne abusa” [68].

Insieme fecero visita alla famiglia reale francese a Versailles e al Petit Trianon. Nel 1783 il Belgiojoso venne trasferito dall’Inghilterra ai Paesi Bassi austriaci. Qui si trovò a dover fronteggiare una situazione politica molto pesante: le riforme imperiali [69] furono osteggiate in modo deciso e violento. Quando la situazione divenne insostenibile il Belgiojoso presentò le sue dimissioni al sovrano che vennero accolte nel 1787. Così tornò a Vienna dove restò fino alla morte dell’imperatore. Nel 1790 rientrò a Milano e decise di costruirsi una lussuosa residenza in città ma lontana dalle caotiche vie del centro e immersa nel verde. La scelta del luogo cadde sulla contrada Isara, dove il recente esproprio di alcuni conventi dava la possibilità di edificare una villa con giardino entro i limiti delle mura. L’incarico della costruzione venne affidato al Piermarini ma questi propose in sua sostituzione l’allievo preferito. È il primo importante incarico privato di Pollach [70]. Ludovico morì nel 1801 [71] e la sua grandiosa villa fu venduta dai nipoti allo stato.

Interessante sarebbe avere più informazioni sul periodo passato in Inghilterra dal Belgiojoso. Il primo disegno del giardino proveniva infatti dall’Inghilterra ed era stato eseguito, come ci riferisce la Zàdor [72], da un certo Haverfield Jardinier de sa Majesté Britannique à Richmond [73]. Pollach, come vedremo nel prossimo capitolo, lo modificò impreziosendolo.


2.2.4 Rocco Marliani

Nel testamento di Pollach [74] si legge che gli amici a cui in punto di morte affidò la sua famiglia furono l’avvocato Rocco Marliani e l’ingegnere Ottavio Torelli. È interessante scoprire tra gli amici intimi dell’architetto il committente di villa Amalia: Rocco Marliani fu un personaggio notevole [75].

Villa Amalia, costruita nei pressi di Erba nel 1799, fu uno dei più vivi centri culturali del neoclassicismo. Parini, Foscolo, Pindemonte, intimi amici del proprietario, vi erano spesso ospiti.

Nel giardino all’inglese progettato da Pollach, all’ombra di una macchia di allori, Marliani fece costruire un monumento in memoria di Parini. Al tramonto, gli ultimi raggi del sole proiettavano su questo l’ombra di un antico cipresso. Il monumento è costituito dal busto del poeta scolpito dal Franchini, replica del busto collocato a Brera [76] e da una lapide su cui sono incisi i versi, leggermente modificati, dell’ode All’inclita Nice:

"Qui ferma il passo e attonito \ udirai del tuo cantore \ le commesse reliquie \ sotto la terra argute sibillar."

Il “sibillio” di cui qui si parla si sentiva davvero, avvicinandosi al monumento, ed era creato da un organo sotterraneo i cui ingranaggi erano messi in movimento dalle acque del torrente che attraversava il giardino. Parini morì nel 1799 e la villa venne terminata nel 1800. Trattandosi di una risistemazione, è probabile però che Marliani poté ospitare il poeta già prima della conclusione definitiva. Testimonianza di ciò viene dal Cantù che scrisse:

“Quando poi (Parini) si poteva circondare delle auree libere o nei colli beati e placidi che cingono il suo lago nativo, (si recava) o nella Villa Amalia dei Marliani presso Erba o dagli Agudj o dal conte della Riviera su quell’incomparabile promontorio di Bellagio” [77]

La figlia di Marliani, famosa per la sua bellezza, è cantata dal Foscolo come una delle Tre Grazie [78] ed elogiata da Napoleone che la definì “La plus belle parmi tant de belles”.

Queste notizie su Marliani, come le prossime sul Serbelloni, non hanno lo scopo di dare informazioni dirette sui progetti dei giardini ma sul mondo in cui Pollach visse e sugli ambienti che frequentò.


2.2.5 Alessandro Serbelloni

Alessandro Serbelloni nacque a Milano nel 1745 dal duca Gabrio Serbelloni e di Maria Vittoria Ottoboni. Compì studi letterari al Collegio Imperiale e li continuò a Roma al Collegio Clementino. Visse a Vienna per apprendere l’arte militare. Nel 1788 ereditò, non per parentela ma per amicizia, i beni ed il titolo di don Carlo Sfrondati della Riviera [79]. Nel 1789 commissionò a Pollach un progetto per un palazzo in corso di Porta Orientale non realizzato e nel 1790 gli chiese di ristrutturare la sua villa di campagna a Cornaredo, incaricandolo di progettarvi anche un giardino all’inglese [80]. La Zàdor riferisce dell’esistenza di numerosi abbozzi e di progetti particolareggiati per il giardino, ma purtroppo di questo nucleo unitario di disegni non se ne hanno più notizie; una traccia di questo progetto è conservato alla Raccolta di Stampe Bertarelli di Milano. Si tratta dello schizzo per un cancello d’ingresso [81] che riporta le iniziali del Serbelloni. Non si sa se il progetto per il giardino venne eseguito o se rimase solo su carte: attualmente ne sono rimaste poche tracce [82].

Come poi vedremo, nel 1793 Pollach e Serbelloni si recarono insieme a Roma. Ho trovato due lettere inedite [83] inviate dal Serbelloni al Pollach che provano il forte legame di amicizia che univa il duca e l’architetto.

"Mio caro Leopoldo, Dal Po verso Venezia, 23 Settembre 1799

(…)

Fui a Siena, e vidi i miei figli de quali ne sono molto contento, si per il morale, che per il fisico, si applicano, ma molto il maggiore, quale si è cambiato assai in Suo Vantaggio. Il secondo ebbe (…) della Sua Memoria e la saluta.

Tutto è quieto in Toscana, il popolo adora e sospira il ritorno del Suo Sovrano: Ma vi è grave assenza di grani, motivo d’inquietudine, e che esige provvidenza. Il … Hohen… comanda in Firenze. Il … Frölich è andato verso Roma, si crede che breve anche quella capitale verrà libera dal tirannismo dispotico (…) entrati gl’Imperiali austriaci in Roma il …Hohen… vi passerà per comandarvi. Incontrai presso Bolognade grossi Battaglioni di Granatieri Russi quali passavano a Napoli imbarcandosi a Livorno.

Ho parlato col Commissario Imperiale Pelegrini in Bologna e parlammo anche di Lei, è un vero Galantuomo, e degno ministro, ben fortunata sarebbe la nostra Lombardia se lo riavesse. (…)

La prego avere l’attenzione e di farmi la grazia ne giorno di Sabato di parlare col mio Canzi, ed informarsi della nostra Fabrica, e se occorre ella non mi risparmi di farmi una fuggita per vedere se il lavoro prosegue con precisione, de suoi disegni, e miei mi preme molto che tutti li volti siano terminati avanti l’inverno . Per così approfittare nell’inverno il lavoro del trasporto di terra, si fuori dalla cantina che sopra (…) li piani de granai. (…) con tutta la più distinta e particolare stima ed amicizia.

Suo devotissimo ed affezionatissimo (…)

Alessandro Serbelloni Sfondrati

Signor Leopoldo mio carissimo

Valmadrera 7 settembre 1803

Eccomi inaspettatamente al mio caro Belaggio dove a Dio piacendo sarò domani sera, per restarvi qualche tempo. La mia salute esigeva un pronto risoluto; ho bisogno di quiete , riposo e tranquillità d’animo, lontano da pensieri che mi disturbano ed affannino l’animo mio; in un clima si bello e dolce, ho bisogno distrazione che m’occupi, in sollievo a vera affezione d’animo.

Se lei potesse e quando le sue occupazioni glie lo permettino, la prego di venire a farmi un poco di compagnia: ella sa quanta amicizia ho sempre avuto per lei; e quando ha valutato, la sua farà cosa molto gradita e che mi farà gran piacere. Non vengo a Milano, ne voglio a Bellagio oggetti che alterino di più l’affezione mia. Veramente non sto bene, ho mi rimetto, o lascerò la mia spoglia a Belagio.

Finisco perché mi affatica assai lo scrivere (…) Alessandro Duca Serbelloni Sfondrati"


Concludo questo capitolo con una delle poche lettere autografe di Pollach. Il destinatario è ignoto. L’architetto scrisse queste righe in risposta al tentativo di truffa che rischiò di subire dal destinatario della missiva, a cui Pollach aveva commissionato, nel 1788, una partita di marmi. Un anno dopo aver ricevuto la commissione e saldata la relativa fattura, costui scrisse una lettera sostenendo di non essere stato pagato. Pollach, dopo aver messo in evidenza l’imbroglio, conclude la lettera in questo modo:

"Milano, li 12 gennajo 1789

(…) Caro mio figliuolo (…) cognosco ancora il vostro Umore, pien d’immaginazione, franco di rigiri, e grande nell’impostura. Crediate à me, vi consiglio mutar sistema, altrimenti voi farete sempre, e maggiormente coll’andar degli anni una (…) figura, Sappiate per base fondamentale, che non vi vuol delle parole e supposizioni di Sapere, vi vuole umiltà e contegno. Un uomo prudente procura Sempre di farsi amare colle sue opere, col tratto Sincero, e sommissione verso tutti: non corre che lui si vanti da se, le azioni sue se son buone lo inalzeranno al grado della stima del Mondo Illuminato e se saranno corrotte a segno delle vostre, lo scopriranno con suo torto, come un presuntuoso, ignorante e, per consequenza, superbo presso tutti indistintamente.

Provate prima cosa vuol dire lavorare, cimentarsi con uomini Superiori a voi, ed affaticarvi dei anni, in allora vi accorgerete che non cammina il vostro sistema preso, di vantarsi con facilità e servirsi del merito d’altrui per defraudare quelli che meritano con ragione ogni lode e figurare l’erudito senza cognizione.

So da prima che non vi piacerà questo mio parere. Lasciatelo correre, prendetelo però per un avvertimento infallibile, correggetevi, se sarà possibile, forse un giorno mi sarete obbligato di più che al presente vi divora la vostra rabbia, effetto di sentirsi tocco.

Finisco perché non ho tempo, e se ne avessi non voglio perderlo così a mal prò, ma sappiate che vi avverto di pensare a restituirmi quelle Carte che avete portate via dal mio studio di qualunque ragione egli siano." [84]

In conclusione, tutte queste relazioni di amicizia di Pollach testimoniano i possibili canali d’accesso attraverso cui Pollach venne più direttamente a contatto con la cultura inglese: Firmian, Silva, Belgiojoso.


Segue Parte quarta


NOTE

[47] Per approfondimenti: A.T. VILLA, Caroli comitis Firmiani vita, Milano 1783. G.B. D’ARCO, Elogio di Carlo conte di F rmian, Mantova 1783. L. BENVENUTI, C. conte di F. e la Lombardia, Trento 1872. B. ZANEI, L’opera di rinnovamento nella Lombardia austriaca durante il governo del conte C. di F., Trieste 1948. E. GARMS CORNIDES, Riflessi dell’illuminismo italiano nel riformismo asburgico: la formazione intellettuale del conte C. di F., in L’illuminismo e l’Europa. Atti dei Convegni Lincei XXVII…1966, Roma 1977, pp.75-96. D. SELLA – C. CAPRA, Il ducato di Milano dal 1535 al 1796, in Storia d’Italia (UTET), XI, Torino 1984. , E. GARMS CORNIDES, Un trentino tra Impero, antichi Stati italiani e Gran Bretagna: l’anglomane C.F., in Il Trentino nel Settecento fra Sacro Romano Impero e antichi Stati italiani, in Annali dell’Istituto storico italo-germanico di Trento, quaderno n° 17, Bologna 1985, pp. 467 – 494. A. SCOTTI TOSINI, Carlo conte di F. e le belle arti, in Il Trentino nel Settecento…,cit. pp. 431-465. L. BRUNAZZI CELASCHI, Note di vita politica e culturale parmense nella corrispondenza di F. con Du Tillot e Paciaudi, ibid., pp. 353 – 375. R. MUZZI CAVALLO, La raccolta di stampe di C. F., Trento 1984.

[48] Nacque a Mezzocorona, presso Trento, nel 1718.

[49] Nel 1785, la regina Carolina e, in seguito re Ferdinando, accolsero e sovvenzionarono il progetto per la costruzione del giardino all’Inglese nel parco della reggia di Caserta.

[50] Lettera inviata dal Genovesi al De Sanctis il 5 luglio 1755. In Illuministi italiani, tomo V: Riformatori napoletani, a cura di F.VENTURI, Milano-Venezia 1962, pp. 82-83.

[51] J.J. WINCKELMANN, Lettere italiane, a cura di G. ZAMPA, Milano 1961, p.84.

[52] P. VERRI, Sullo stato politico del milanese nel 1790, in « Scritti vari di Pietro Verri ordinati da G. Carcano», Firenze 1854, vol. II, appendice p. 10.

[53] Ibi, p. 9.

[54] Rimando per questo a C. CAPRA, La Lombardia austriaca nell’età delle riforme, 1706- 1796, Torino 1987.

[55] Sono ora conservate nel Gabinetto Stampe e Disegni del Museo di Capodimonte.

[56] Biblioteca firmiana sive thesaurus librorum, Mediolani MDCCLXXXIII, libri Angelico Sermone conscripti.

[57] C. CAPRA, La Lombardia austriaca… cit.

[58] Mi riferisco alla lettera in cui Firmian scrive al cancelliere austriaco di essersi occupato del giovane Pollach, lettera che ho trascritto nel capitolo precedente.

[59] “Il primo che ha fatto conoscere in Milano dei vegetabili curiosi è stato il Conte Donato Silva; egli aveva anche sopra il terrazzino in Milano degli aloe e de’ cerei, si riguardavano con distrazione da taluno passando; ma nessuno ebbe la curiosità di averne. Poi nel 1760 venne l’Abate Crivelli a Milano, e da Vienna portò il gusto della curiosità botanica” Pietro – Alessandro Verri, Carteggio dal 1766 al 1797, XI, Milano 1937-42, p. 46.

Nel 1777 dopo che la passione per la botanica aveva contagiato molti, scrisse: “Dacché sei partito è entrato il gusto dei giardini”, Ivi, X, p.109.

[60] Figlia del Principe Belgiojoso fu anche Antonia (1730 – 1773), una delle dame più in vista della società milanese; sposando il conte di Orio divenne zia dei Verri. Ebbe un vivace salotto dove si incontravano, oltre ai nipoti Verri, Beccaria, Frisi, Longo, Goldoni.

[61] A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach 1751 - 1806, in «L’Arte» LXII, 3-4, Milano 1963, p. 363.

[62] Per l’elenco più dettagliato degli incarichi di Pollach presso i Belgiojoso rimando alla cronologia della sua vita posta alla fine della tesi.

[63] Nato nel 1725, primogenito di Antonio e Barbara Elisabetta d’Adda divenne, in seguito al matrimonio con Anna Ricciarda d’Este, marchese d’Este. Fece una breve carriera militare combattendo nella guerra dei sette anni. Dopo un breve soggiorno a Parigi visse a Milano dove svolse diversi incarichi sia politici che di rappresentanza. Con l’arrivo dei francesi fu arrestato per qualche giorno; liberato si ritirò nella villa di Belgioioso vicino a Pavia. Partecipò ai comizi di Lione. Venne proposto dal Beauharnais come candidato al senato del regno italico ma rifiutò l’incarico e visse appartatamente fino al 1813. Venne identificato con lui il personaggio del Giovin Signore, teoria in seguito smentita fin dai tempi di Carducci.

[64] A. GIULINI, Milano nel Settecento, Milano 1926, p. 12.

[65] Bibliografia: Sulla famiglia e sul feudo di Belgiojoso: G. BASCAPÈ, Belgiojoso, Pavia 1929. N. RAPONI, Dizionario biografico degli italiani, a cura di M. Ghisalberti, Roma 1964. Su Alberico: U. FOSCOLO, Epistolario, a cura di P. Carli, III, Firenze 1953, pp. 534 n. 1, 550,551 n. 1, 571, 586. P. GHINZONI, Ugo Foscolo e il principe Alberico Barbiano di Belgiojoso, in «Rivista minima di scienze lettere e arti», X (1880), p. 288–304, 350–357. A. GIULINI, Il preteso «Giovin Signore», in «Curiosità di Storia milanese», Milano 1933. I comizi nazionali di Lione per la Costruzione della Repubblica Italiana, a cura di U. Como, Bologna 1935, II, p. 241.

[66] A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach… cit. pp. 356.

[67] Bibliografia: N.RAPONI, Dizionario biografico degli italiani, a cura di M. Ghisalberti, Roma 1964; F. FORTE, Carteggio del conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso, in «Notizie degli archivi di stato», II (1942), pp. 18-24; A.SOMIGLIANA ZUCCOLO, Un amico di Giuseppe II, in «Archivio storico lombardo», 63 (1936), 2-4, pp. 467-479.

[68] A. SOMIGLIANA ZUCCOLO, Un amico di Giuseppe II…, cit. p. 475.

[69] Le principali riforme che Giuseppe II tentò di imporre nei Paesi Bassi furono di carattere religioso come la riduzione del matrimonio a semplice contratto civile, la soppressione di numerose feste religiose, l’abolizione delle confraternite, l’istituzione di un seminario generale che portava alla chiusura di tutti i seminari vescovili e di carattere amministrativo e legislativo. L’imperatore mantenne la ferma decisione di voler applicare le riforme ma, quando una delegazione belga si presento a Vienna con precise richieste, fu costretto a rinunciarvi.

[70] Per una analisi più approfondita dell’architettura della Villa rimando a: A. ZÀDOR, Leopoldo Pollach 1751 – 1806…, cit. pp. 354-6. A. TERRANOVA, M.C. RODESCHINI, Leopoldo Pollach architetto…, cit. p.13-14. G. C. BASCAPÈ, La Villa Reale di via Palestro, Milano 1986.

[71] Il ricco carteggio tra Ludovico e Alberico è conservato nell’archivio Belgiojoso della Biblioteca Trivulziana. Sarebbe interessante poter vedere le lettere scritta da Ludovico dall’Inghilterra per capire quali contatti ebbe con la nuova arte dei giardini. Purtroppo mi è impossibile farlo per la momentanea chiusura dell’archivio.

[72] A. ZÀDOR, Leopoldo Pollack 1751- 1806…, cit. p. 356.

[73] I giardini di Richmond entrarono a far parte dei Royal Botanic Gardens di Kew.

[74] L. POLLACK, Carte manoscritte 278 riguardanti… cit. n° 33-38.

[75] Nacque a Verona nel 1742. Avvocato e uomo politico appoggiò le nuove idee liberali, fu membro del corpo legislativo subalpino, presidente della Municipalità di Milano nel 1800, della Consulta legislativa della Cisalpina e deputato ai Comizi Nazionali di Lione. Appartenente al Collegio Elettorale dei Possidenti e al Corpo Legislativo. Candidato al Senato nel 1808 ma non fu eletto. Dal 1811 fu giudice d’appello a Milano e fu confermato in tale ufficio dagli austriaci nel 1818. F. ERCOLE, Gli uomini politici, in «Enciclopedia bio-bibliografica degli italiani», Tomo II, 1941.

[76] F. MAZZOCCA, L’immagine di Parini tra Appiani e Foscolo, in «La Milano del Giovin Signore», a cura di F.Mazzocca, A. Morandotti, Milano 1999.

[77] L. BALZARETTI, Villa Amalia (Erba), Como 1964.

[78] “Tre vaghissime donne a civile tracce \ infiora di felici itale rose \ Giovinezza, e per cui splende più bello \ Sul lor sembiante il giorno, all’ara vostra \ Sacerdotesse, o care Grazie…”

[79] Archivio Storico Civico di Milano, Fondo Serbelloni, Serie II, cart. 33 e Famiglie, cart. 1404 e cart. 1405, Serbelloni.

[80] A.ZÀDOR, Leopoldo Pollach… cit. p. 352.

[81] Raccolta delle Stampe Bertarelli di Milano, Vol. bb. 46, n° 35.

[82] In una lapide posta sul fabbricato in prossimità dell’edificio padronale è scritto: “Queste fabbriche sono state fatte dal duca Alessandro Serbelloni Sfrondati, delineate ed eseguite dall’architetto Leopoldo Pollach, viennese. Capo Mastro Carlo Serachi di Corbetta, anno 1806”. MAGGI L., Appunti di Leopoldo Pollach sull’ antico: i taccuini del viaggio a Roma del 1793, «Rassegna di studi e notizie – Raccolta delle stampe A. Bertarelli», 11-12 (1984-1985), 12, pp. 285.

[83]

[84] POLLACK L., Carte manoscritte 278 riguardanti… cit. n° 159-162.