Giuseppe Pezzoli d'Albertone - Testamento

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Vai a Goltara

Testamento di Giuseppe Pezzoli d’Albertone

[manoscritto] A persuadere i reggitori della stampata consulta delli Sig.r Avv. Carlo Marocco, conte Luigi Valdrighi ed Avv. Angelo Mocchetti sul testamento dell’or defuntoSig.r Cavaliere Don Giuseppe Pezzoli dell’[essoneità??] dell’opinione dai Sig. Consulenti spiegata sulla totalità del Testamento, non presentandone che una sola parte non havvi maggior bisogno che di sottoporre alli suddetti Reggitori le intiere testamentarie disposizioni di esso Sig. Cavaliere Pezzoli dalle quali senza legali dimostrazioni od osservazioni metafisiche, ma in senso di pura verità, e di fatto rilevasi che li Sig.ri Giuseppe Poldi e Francesco Goltara non solo sono gli Eredi delle sostanze tutte, Crediti, Azioni, Ragioni, ecc. del sullodato Sig.r Testatore […??] di tutti li Legati ad essi rispettivamente caricati ma fin anche li successori delle di lui Personali qualità essendo obbligati ad assumere il di lui cognome, e che la Sig.ra Luigia Poldi Tecchi non ha il menomo diritto di pretendere all’Eredità salvo il di lei Legato Vitalizio.


[a stampa]

N°. 2089 in Repertorio

Nel nome del Signore Iddio l’anno dalla di lui nascita mille otto cento Diciannove giorno di Lunedì quattro del mese di Gennajo (1819 4 Gennajo)

REGNANDO S. M. L’IMPERATORE E RE FRANCESCO I

Nel giorno 31, trentuno Dicembre prossimo passato cessò di vivere in questa Città di Milano il Sig. Cavaliere della Corona di Ferro Don Giuseppe Pezzoli d’Albertone, previo Testamento del giorno 15, quindici Maggio 1806, mille ottocento sei avente una Nota di Gioje unita, Carta Addizionale del giorno 24 Luglio 1812, ventiquattro Luglio mille ottocento dodici, e Codicillo del giorno 10, dieci Settembre 1818, mille ottocento diciotto stati presentati all’I. R. Tribunale di Prima Istanza Civile residente in Milano lo stesso giorno 31, trentuno Dicembre ora scorso per la loro pubblicazione, e contemporaneamente essendo io Notaro sottoscritto stato delegato a ricevere il suddetto Testamento, ed altre Carte come sopra ne’ miei Protocolli, come appare dal Processo verbale di pubblicazione, e relativa ordinanza di detto giorno 31, trentuno Dicembre 1818 , mille ottocento diciotto al N.° 25377; epperò io Dottore Benedetto Cacciatore Notaro residente in Milano figlio del fu Dottor Carlo abitante in P. Nuova nella Contrada de’ Biglj al Civico N.° 1246 dichiaro di avere ricevuto dal sullodato I. R. Tribunale di Prima Istanza il summentovato Testamento, e Carte relative come sopra, ad effetto di porle, e conservarle ne’ miei Protocolli per darne Copia a chi me la richiedesse, del che ne ho eretto il presente Atto a termini dei veglianti Ordini.

Sott. — Col Segno del Tabellionato anteposto — Dottor Benedetto Cacciatore Notaro residente in Milano ec.

N.° 2089 del Repertorio -- N.° 26377.

Avanti l’Imperiale Regio Tribunale di Prima Istanza Civile, e per esso alli Signori Marinelli, Maris e Beretta Consiglieri, e Giuseppe Dell’Acqua Protocollista.

Sono comparsi in vigore di Decreto dello stesso Tribunale del giorno d’oggi al N.° 25377 Giuseppe Poldi, e Gerolamo Goltara, i quali hanno presentato quattro Carte consistenti, una in sette foglj di carta col Bollo del cessato R. I. di soldi 2, 6, uniti, ed assicurati con refe bianco passato, che dissero essere il Testamento del Cavaliere Giuseppe Pezzoli morto in Milano il giorno 31 corrente Dicembre, scritto sopra tredici facciate di propria mano, e carattere per linee trecento sessantuna compresa la data — Milano 15 Maggio 1806, e la firma del detto Testatore Giuseppe Pezzoli d’Albertone; Altra in un mezzo foglio col bollo del cessato R. I. da 26 centesimi, che dissero essere una Carta addizionale al suddetto Testamento, scritta di propria mano, e carattere del detto Testatore sopra la prima facciata per linee ventisette compresa la data — 24 Luglio 1812 e la di lui firma apposta sotto le prime cinque linee. Altra pure in un mezzo foglio di Carta col bollo del cessato R. I. di soldi 2, 6, che dissero essere un’altra Carta addizionale al suenunciato Testamento, scritta sopra la prima facciata di mano, e carattere di esso Testatore per linee quaranta, compresa la data — 14 Agosto 1806, e la firma apposta in due luoghi del detto Pezzoli d’Albertone; ed altra pure in un mezzo foglio di Carta col bollo da venticinque centesimi, che dissero essere altra Carta addizionale, come sopra, scritta da altrui mano sopra le due tacciate per linee trentasei compresa la data — Milano 10 Settembre 1818 —, ed oltre un segno fatto di proprio pugno dal detto Testatore, e la firma delli Testimonj Dottor Fisico Gio Batt. Butti, Dott. Fisico Giacomo Locatelli, ed Onofrio Corti, ed, hanno nuovamente fatta istanza per la pubblicazione delle suddette Carte Testamentarie, e perché le stesse siano consegnate al Notaro Dott. Benedetto Cacciatore.

N.° 2089 del Repertorio.

Nel nome del Signore Iddio, e di Maria Vergine Santissima alli quindici Maggio dell’anno mille ottocento sei, Regnando Napoleone il Grande, Imperatore de’ Francesi, e Re d’Italia nostro graziosissimo Sovrano.

Io Giuseppe Pezzoli figlio del fu Girolamo olim Girolamo abitante in P. N. sotto la Parrocchia di S. Fedele di Milano, sano per la Dio grazia di corpo, e di mente ho determinato di fare il presente mio Testamento Olografo, il qual voglio che abbia forza, e valore quanto qualsivoglia altro Testamento, e giusta lo spirito del nuovo Codice Cap. 5, Sezione prima §. 970, annullando con questo ogni altro che avessi fatto, e riserbandomi la facoltà di cambiare, ed aggiungere anche al presente, ciò che in seguito crederò necessario, o crederò di dover fare.

Frattanto nomino, e chiamo mio Erede, d’ogni, e qualunque sostanza, crediti, azioni, ragioni ec. cadenti sotto l’Amministrazione qui in Milano il Sig. Giuseppe Poldi mio Nipote figlio della fu Signora Margherita mia Sorella, e del fu Sig. Dott. Gaetano Poldi di Parma marito della suddetta Sorella mia. Caso mai, che Dio non voglia, il detto Sig. Giuseppe Poldi a me premorisse, chiamo fin d’ora mio Erede di tutto come sopra il di lui Fratello Giovanni Battista altro mio Nipote figlio esso pure dei suddetti, ed in mancanza anche di questo, chiamo l’ultimo di essi Fratelli, e mio Nipote Sig. Girolamo Poldi figlio egualmente della Signora Margherita mia Sorella, e del Sig. Dott. Gaetano Poldi di Parma ec. Nomino altresì, e chiamo mio Erede d’ogni, e qualunque mia sostanza, crediti, azioni, ragioni ec. che sono in Amministrazione tenuti nella mia Casa di Bergamo così detta la Masone, il Sig. Francesco Goltara mio Nipote figlio della fu Signora Annunciata altra mia sorella, e del fu Sig. Ignazio Goltara di Mantova suo marito, e volta che detto Sig. Francesco Goltara mio Nipote premorisse a me, che Dio noi voglia, chiamo mio Erede il di lui fratello Sig. Girolamo figlio esso pure della Signora Annunciata, e Sig. Ignazio suddetti, e mio Nipote nella sostanza medesima.

Obbligo, comando, e voglio che il mio Erede Sig. Giuseppe Poldi sii tenuto di dare alla mia carissima, e dilettissima Moglie Signora Antonia nata Bressi, Vedova Perego, Alloggio, Servitù, Carrozze, Mantenimento di Cavalli, Tavola, uso di tutte le sue Gioje fin che vive, e per Alloggio intendo che sii quel qualunque Quarto, ossia Appartamento in mia Casa, che a lei più piacerà, e per Servitù voglio che s’intenda a di lei comandi intieramente un Cocchiere per lo meno, due Staffieri, un Cameriere, non che una Cameriera, ed altra Donna per servigi più andanti, e che sii servita dal Credenziere, Donna di Guardaroba, Maggiordomo, ed altri di Casa, come la è di presente, in somma, che sii mantenuta, e trattata in quella stessa stessissima guisa, che me vivente la è stata sempre: inoltre a titolo di Vestiario, e Palco in Teatro il mio suddetto Erede Poldi pagherà alla stessa Lire sei mille di Milano all’anno di trimestre in trimestre anticipato vita sua natural durante, che ben lunga desidero Dio le conceda, e felice.

Se poi alla medesima mia Moglie o presto, o tardi non le piacesse convivere col mio Erede Poldi, obbligo allora il medesimo di pagare alla stessa mia cara Moglie Lire trentasei mille di Milano all’anno finché vivrà, e queste in quattro rate, cioè ogni tre mesi, e sempre anticipatamente, intendendomi in queste compresi i frutti di sua Dote e Contraddote, più due Carozze a suo piacere di quelle ad uso suo, due Cavalli a sua scielta, oltre l’uso delle gioje come sopra e siccome alcune delle gioje stesse furono a Lei da me donate prima di sposarla, e qualche altra dopo, potrà di queste disporre come a Lei piacerà, perché veramente sue, siccome altre sono di sua particolar ragione, unitamente a’ varj bijous di valore avuti già in Casa Perego, e come da Nota al presente unita, tanto di queste, quanto delle suddette da me a Lei donate, e firmata di mio proprio pugno, come tutta di mio pugno scritta.

In oltre volendo la medesima sortire di Casa, né più convivere col mio Erede, obbligo questo a dover sborsare alla suddetta lire dodici mille di Milano, onde possa provvedersi quei mobili, che sono necessarj a chi deve piantar Casa, e ciò per una volta tanto.

In vista di quanto sopra tanto convivendo mia Moglie coll’Erede Poldi, quanto separandosi, obbligo l’altro mio Nipote, ed Erede Goltara a pagare annualmente all’Erede, e Nipote Poldi lire quindici mille di Milano in quattro rate, cioè di tre in tre mesi anticipatamente e, finché vivrà detta mia Moglie, in compenso di quanto resta a carico del suddetto Erede Poldi pel da me disposto come sopra a favor della medesima, per la quale intendo, che restano ipotecate ambedue le mie sostanze, quella cioè di Milano, e di Bergamo, sendo mia mente precisa, che nulla mai abbia a mancare alla detta mia cara Moglie, al buon cuor della quale raccomando i detti miei Eredi, siccome a questi raccomando quanto so e posso la medesima.

Obbligo il mio Erede Poldi di cedere a beneficio dei di lui fratelli Gio. Battista, e Girolamo ogni, e qualunque ragione, che possa avere sulla sostanza Paterna, e Materna, nell’ultima delle quali intendo compresa anche quella porzione che spettar gli potrebbe nella sostanza lasciata dal fu mio fratello Abbate Giammaria di lui Zio.

Obbligo egualmente il mio Erede Goltara di rinunciare a suo fratello Girolamo ogni sua ragione sulla sostanza Paterna , e Materna non però compresa quella che gli può competere di sua porzione nella sostanza lasciata dal suddetto fu mio fratello Giammaria, e suo rispettivo Zio.

Fatto maturo esame, e riscontrati tutti li Conti di quanto possa appartenere, ed abbia lasciato di sua sostanza il fu mio Fratello Giammaria, e questa nella massima parte nel Dipartimento del Serio in fondi stabili, ed altri di mia particolar ragione uniti, trovo che valutandola lire duecento quaranta mille di Milano dico lir. 240m., siccome voglio che per tale si ritenga, e largamente, ed abbondantemente valutata, escluso un Credito di poco o niuna speranza come dirò in appresso, dovuto dal fu Caval. Giacomo Sannazari, ora dell’Ospitale Maggiore di Milano qual suo Erede chiamato.

Di dette lire duecento quaranta mille di Milano come sopra un terzo ne spetta a me, cioè lire ottanta mille, ed altrettante alli Fratelli, e Sorelle Poldi pel loro terzo, e pari somma alli Fratelli Goltara per l’altro terzo. Per le lire ottanta mille che a me si dovrebbono come sopra, il mio Erede Poldi rinuncierà all’Erede Goltara quel di più che gli competerebbe in questo mio terzo, e voglio, che si chiami soddisfatto col valore molto minore di quella porzione di Libri, Stampe, che furono di particolar ragione del fu suddetto mio Fratello, la maggior parte esistenti al tempo di sua morte in uno dei Gabinetti del Quarto da lui occupato, ed altri promiscui con i miei proprj nella mia Libreria. Per il terzo dovuto in detta Sostanza alla Fraterna Poldi il mio Erede Goltara pagherà lire quarantotto mille alli Fratelli Gio. Battista, e Girolamo Poldi, comprese in queste anche il Quinto che si dovrebbe al loro Fratello Giuseppe, e le altre lire trentadue mille, ossiano due quinti a compimento delle stabilite lire ottanta mille, rispetto a lire sedici mille dovrà pagarle alla Signora Colomba Zucchi, nata Poldi di Parma per il suo quinto, ed altre lire sedici mille alla Signora Luigia Tecchi di Cremona nata Poldi per il suo quinto parimente nelle già dette lire ottanta mille di Milano.

L’altro terzo poi in detta sostanza spettante per metà ad esso mio Erede Francesco Goltara, e l’altra metà a suo Fratello Girolamo, pagherà a questi la sua porzione, ossiano lire quaranta mille di Milano. Se al tempo di mia morte avessi già a qualcuno dei Coeredi suddetti pagata la loro tangente, in tal caso l’Erede Goltara non ne avrà ulterior carico; se poi alcuno di essi non avesse percetto che qualche somma a conto della porzion loro, dovrà detto mio Erede pagargli il resto a compimento come segue. Tanto i Fratelli, e Sorelle Poldi, quanto il Sig. Girolamo Goltara dovranno fare al mio Erede Francesco Goltara le fini generali generalissime dietro il pagamento come sopra, confessandosi pienamente soddisfatti di quanto loro possa competere nella sostanza lasciata dal fu loro Zio Giammaria Pezzoli; se mai qualcuno dei suddetti conformar non si volesse al già da me con maturo esame stabilito, e deciso riguardo alla porzione che spettar gli possa nella sostanza lasciata dal loro Zio suddetto, e così apportare dei disturbi all’Erede Goltara, in tal caso intendo che sii annullato, e come non fatto a favor loro il Legato, che spiegherò in appresso, assolvendo l’Erede medesimo di un tal peso, rispetto a quello o quella che conformar non si volesse, come dissi, al da me stabilito, salve le rispettive ragioni perii già detto Credito di poca o ninna speranza verso l’Ospital Maggiore di Milano qual Erede nominato dal fu Cav. Giacomo Sannazari.

Obbligo, comando, e voglio che tanto i miei Eredi, quanto i loro Fratelli e sorelle entro tre mesi al più tardi dichiarino di accettare quanto ho disposto come sopra riguardo alla Sostanza lasciata dal fu mio Fratello, e non accettando replico, che sarà come non fatto il Legato, che a favor loro intendo di fare siccome faccio cioè: Il mio Erede Poldi pagherà a titolo di Legato al Sig. Gio. Battista suo Fratello lire tre mille di Milano ogni anno vita sua natural durante, ed altrettante lire tre mille simili al Sig. Girolamo altro suo Fratello annualmente, e finché vive, alla di lui Sorella Signora Colomba Zucchi di Parma pagherà lire due mille di Milano all’anno finche vivrà, ed altre lire due mille dì Milano ogni anno alla Signora Luigia altra di lui Sorella ora Tecchi di Cremona vita sua natural durante. Così il mio Erede Goltara pagherà a titolo di Legato a suo Fratello Girolamo vita sua natural durante lire sei mille di Milano annualmente.

Qualunque debito avesse poi la mia sostanza di Milano verso quella di Bergamo, così questa verso quella di Milano voglio, e comando che si abbia a considerare come saldato al momento di mia morte, cosicché né l’uno, né l’altro de’ miei Eredi possano mai pretendere per tal causa neppure un soldo l’uno dall’altro, così qualunque debito che potessero avere verso di me, e li Nipoti Poldi, o li Nipoti Goltara intendo che si abbiano a considerare come saldati al momento stesso di mia morte, ed il Credito mio resterà di ragione delli Fratelli Gio. Battista, e Girolamo Poldi, se tal mio Credito era verso li Fratelli Poldi, fosse anche dipendente da pagamento fatto, e dato a conto di sua porzione di Eredità nella Sostanza del fu loro Zio Giammaria, e mio Fratello, volendo per essi come non detto quanto qui addietro avevo divisato su tali pagamenti, egualmente resterà a favore di Girolamo Goltara mio Nipote qualunque credito potessi avere verso la sua Fraterna, per cui né l’Erede Poldi, né l’Erede Goltara potranno mai per tal titolo addomandare cosa alcuna, così essendo la mia volontà, e perché così voglio. Li due miei Eredi Poldi e Goltara saranno obbligati, come gli obbligo di pagare tutti gli altri Legati, Vitalizj, Disposizioni ec. che qui appresso sarò a dichiarare, o specificati in altra Carta, o Carte separate, sempre però che siano da me firmate, e tutte scritte di proprio pugno, e questi tutti a carico d’entrambi per giusta meta, siano mo vitalizj, o per una volta tanto, e se fossero specificati in Carte separate come sopra, voglio ed intendo che siano considerate come parte di questo Testamento, sempre che però non siano di data anteriore del medesimo, giacché qualunque altro di data anteriore, così qualunque altro Testamento come dissi fatto anteriormente a questo, intendo e voglio che sii annullato, siccome casso, ed annullo col presente.

Obbligo i miei due Eredi come sopra ad assumere anche il mio Cognome, ritenendo però anche il loro. Venendosi a realizzare o tutto, o parte del motivato Credito di poca, o niuna speranza verso questo Ospitale Maggiore qual Erede chiamato del fu Cav. G. Sannazari, per quella parte che spetterebbe al fu mio Fratello se ne farà avere ad ognuno dei Coeredi del medesimo quella giusta porzione, che gli può com-petere in quella somma che si venisse a realizzare: Se poi credessero bene tutti i Cointeressati in quello, siccome io gli consiglio, di farne all’Ospitale suddetto un dono, col non farne ulteriore ricerca, sarà cosa sempre lodabile.

Qualora piacesse alla mia cara Moglie di andar a soggiornare per qualche tempo a Bergamo, oppure a Chioduno, obbligo il mio Erede Goltara di dover fornire alla medesima Alloggio, e Tavola, Scuderia, Mantenimento di Cavalli ec., così pure Alloggio, e Tavola a qualche persona sua Amica, colla quale vi si conducesse, non che a tutte quelle di suo servigio, e nel caso che ivi dimorasse alcun tempo obbligo il mio Erede Poldi di abbonare all’Erede Goltara lire due mille di Milano al mese da scontarsi dalle lire quindici mille simili, delle quali l’ho caricatole se il soggiorno oltrepassasse sette Mesi, e mezzo, obbligo detto Erede Poldi di pagare all’Erede Goltara quel di più che importar potesse tale soggiorno oltre le lire quindici mille, e sempre in ragione di lire due mille di Milano al mese come sopra, giacché i sette mesi e mezzo equiparerebbono le lire quindici mille suddette,delle quali ho caricato l’Erede Goltara di pagare all’Erede Poldi, perciò se accadesse che detta mia Moglie si fermasse al di là di sette mesi e mezzo, sia a Bergamo, o Chioduno l’Erede Poldi, come dissi, invece di ricevere dal Goltara le lire quindici mille, rifonderà a questo il di più in ragione come sopra di lire duemille al mese, tale essendo la mia volontà ec.

Sott. — Giuseppe Pezzoli d’Albertone Testatore.

Per gli altri Legati, che intendo di fare, come dissi, e che avrei o in questo stesso Testamento, od in altre carte separate specificati , dichiaro e voglio che siano li qui sotto segnati colla diversità però, che dove dissi, che esser dovessero a carico dei miei Eredi per giusta metà, riflettendo, che in tal maniera venir ne potrebbe ai suddetti maggiori disturbi, così stimo bene di assegnare ad ognuno di essi quelli, che in loro specialità dovranno pagare, come gli obbligo di fare, così essendo la mia volontà; perciò a carico del mio Erede Poldi assegno i seguenti, cioè:

SEGUE LA NOTA DEI LEGATI, E DELLE GIOJE

Ordino ai miei Eredi di farmi fare a spese comuni Funerali bensì decenti, ma senza pompa, né fasto alcuno, abbondando piuttosto in elemosine ai Poveri, e col far celebrare mille Messe a lire tre per ciascuna di elemosina entro i primi otto giorni dopo la mia morte, trecento delle quali cioè si faranno celebrare nella mia Parrocchia di S. Fedele, cento nella Chiesa della B. V. di S. Celso, cento nella Chiesa di S. Bartolommeo in Porta Nuova, cento nella Chiesa di S. Barnaba in Porta Tosa: Le restanti quattrocento si faranno celebrare nel Dipartimento del Serio, cento delle quali nella mia Parrocchia di S. Alessandro in Pignolo, cento nella mia Chiesa particolare di S. Simone, e Giuda alla Masone, cento nella Chiesa Parrocchiale di Leffe, e le altre cento nella Chiesa Parrocchiale di Chioduno: Se in queste ultime tre Chiese non si potessero celebrare tutte dette Messe cento entro l’ottava, si celebreranno dopo quella al più presto possibile.

Per evitare poi qualunque possibile inconveniente dichiaro, che qualunque Testamento posteriore a questo che annullasse, o in parte cambiasse le disposizioni del presente, se in quello non verrà citato il giorno preciso, e l’anno nel quale stesi, e scrissi questo mio Olografo Testamento, dichiaro dissi, che non vi si abbia a prestare alcuna fede, qualificandolo fin d’ora per falso falsissimo, giacché qualora intendessi di annullare questo, o cambiarlo, non ometterò di precisare tutto quanto sopra, volta che ne facessi un nuovo, siccome dichiaro che sarò per fare, qualunque volta mi piacesse di aggiungere, o cambiare anche con Carte separate a quanto ho in questo Testamento disposto; perciò si dovranno avere per false egualmente tutte quelle Carte che potessero venir prodotte, se non ricordano, e specificano l’anno, e il giorno di questo stesso mio Testamento, il quale include l’ultima mia volontà, e per fede.

Milano 15 Maggio 1806.

Sott. — Giuseppe Pezzoli d’Albertone-Testatore.

Milano 4 del 1819.

Visto pel Bollo a foglj quattro uniti, e parafatti da Centesimi 75 cadauno, esatte Lir. 3 come da Bolletta N. 222.

Sott. - De Antichi.

N.° 2089 del Repertorio.

Sotto questo giorno ventiquattro Luglio mille ottocento dodici, dico 24 Luglio 1812, confermo il mio qui unito Testamento scritto di proprio mio pugno fin dal giorno quindici Maggio mille ottocento sei, 15 Maggio 1806 e per fede ec.

Sott. — Giuseppe Pezzoli d’Albertone.

Confermo egualmente quanto sopra oggi giorno del ventisei Maggio mille ottocento tredici, dico 26 Maggio 1813, e stante la facoltà riservatami di aggiungere, cambiare, ec. dispongo a favore del mio Nipote Girolamo Goltara lire sei mille di Milano, dico lir. 6000, pari ad Italiane lir. 4605, 11 da pagarsi dal mio Erede Giuseppe Poldi annualmente di semestre in semestre anticipate, e queste finché a Dio piacerà di prolungare in vita la cara mia Moglie coll’obbligo di continuare siccome ha fatto finora la sua assistenza alla medesima, che con tutto il calore a lui raccomando non meno che al suddetto Nipote Giuseppe Poldi, persuaso che ambidue coopereranno, onde la suddetta sia assistita, e servita in tutto e per tutto e come la è attualmente, pregando ambidue li miei Nipoti suddetti di far ogni possibile, perché meno risenti la triste situazione in cui si ritrova procurando di divagarla, e soprattutto di secondare i suoi desiderj, semprechè non fossero nocevoli alla sua salute, nel qual caso procureranno di persuaderla con buone ragioni, e con dolci maniere acciò non abbia ad inquietarsi non secondando le sue idee, come qualche volta mi è accaduto di vedere.

N.° 2089 del Repertorio.

Io Don Giuseppe Pezzoli d’Albertone essendo venuto in cognizione, che il Sig. Giuseppe Tecchi Marito della mia Nipote dal lato di Sorella Luigia Poldi dimorante in Cremona, si è più volte trasferito a Milano, cercando d’introdursi nella mia Casa, e desiderando io per ragioni a me note, che il prefato Sig. Tecchi si tenga lontano dalla mia Casa tanto al presente, come anche dopo che io avrò cessato di vivere, onde non sia per effetto delle pretese, ch’egli fosse per movere nella qualità di Marito, e Procuratore della nominata mia Nipote, turbata la pace, che bramo conservata anche dopo la mia morte fra le persone, in favor delle quali ho trovato opportuno DI DISPORRE DELLE MIE SOSTANZE, io ripeto Don Giuseppe Pezzoli di certa scienza, e di mia libera, e spontanea volontà sono venuto nella determinazione di fare il presente Codicillo, in forza del quale dispongo ed ordino.

Che qualora il Sig. Tacchi anche nella premessa qualità di Procuratore della detta sua Sig. Moglie, e mia Nipote Luigia Poldi, o questa stessa, o qualunque altra di lei sottomessa Persona, avvenuta che sia la mia morte usassero, o attentassero di usare il menomo atto d’insistenza diretto od indiretto per introdursi in questa mia Casa, sia per prendere cognizione della mia disposizione di ultima volontà, sia per tentare d’ingerirsi negli affari relativi alla mia sostanza, O PER QUALUNQUE ALTRO TITOLO CHE IN QUALSIASI MODO RIGUARDAR POSSA GLI INTERESSI DI MIA EREDITÀ, abbia la detta mia Nipote a ritenersi priva, come, in caso di verificazione di altro dei succennati fatti, la privo del Legato a di lei favore da me disposto nell’ultimo mio Testamento del giorno quindici Maggio mille otto cento sei; rimanendo anzi fin d’ora quel Legato rivocato, come lo revoco nel caso della anzidetta verificazione dovendosi la relativa somma in questo caso consolidare a FAVORE DELLI MIEI EREDI NOMINATI NEL SUDDETTO TESTAMENTO.

Fatto in Milano nella Stanza da Letto Superiore risguardante verso un Cortile della Casa propria, e d’abitazione di detto Sig. Codicillante situata in Porta Nuova sulla Corsia del Giardino al Civico numero 1205, questo giorno dieci Settembre mille ottocento diciotto (10 Settembre 1818.) Sottoscritto — Io Dottore Fisico Giambattista Butti a nome, e commissione del detto Cavaliere Signor Don Giuseppe Pezzoli d’Albertone, quale per non poter scrivere ha fatto di suo proprio pugno il seguente Segno — Luogo del Segno.

Sottoscritto — Io Dottor Fisico Giambattista Butti fui anche testimonio al suddetto Segno stato fatto come sopra del detto Signor Cavaliere Pezzoli di sua mano, avendolo anche sentito a dichiarare, che la presente Carta contiene una sua codicillare disposizione. Sottoscritto — Io Dottor Fisico Giacomo Locatelli fui presente per Testimonio, ed ho veduto il suddetto Sig. Dottor Fisico Gio. Battista Butti a firmarsi in nome, e commissione del detto Sig. Cavaliere Don Giuseppe Pezzoli d’Albertone, non che lo stesso ad apporvi il suddetto Segno di propria mano, ed ho anche sentito il medesimo Sig. Cavaliere Pezzoli a dichiarare, che la presente Carta contiene la sua Codicillare disposizione.

Sottoscritto — Onofrio Corti fui presente per Testimonio, ed ho veduto il Sig. Dottor Fisico Gio. Battista Butti a firmarsi a nome e commissione del detto Sig. Cavaliere Don Giuseppe Pezzoli d’Albertone, non che lo stesso ad apporvi il suddetto Segno di propria mano, ed ho anche sentito il medesimo Sig. Cavaliere Pezzoli a dichiarare, che la presente Carta contiene una sua codicillare disposizione.

Io Dott. Benedetto Cacciatore Not. Residente in Milano figlio, ed abitante come sopra dichiaro, che la presente Copia d’altrui mano trascritta, e da me collazionata è conforme agli Originali esistenti ne’ miei Protocolli, come sopra, consegnatimi dall’I. R. Tribunale Civile di Prima Istanza in Milano, e per fede mi sono sottoscritto questo giorno ventuno Gennajo mille ottocento diciannove coll’apposizione del segno del mio Tabellionato.

Mantova dalla Tipografia Virgiliana.