La famiglia Lupi - Il Fedecommesso del dottor Salvo Lupi (1575)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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'Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 158-159:


Salvo fu Giovanni Maria Lupi, dottore in utroque iure e Cittadino di Bergamo, fece il suo testamento olografo nella casa di abitazione di Giulio fu Marsilio Zanchi in Antescolis, presso Santa Maria di Rosate domenica 20 febbraio 1575, con atto del notaio Alessandro fu dottor in legge Francesco Allegri, con come secondi notai Giovanni Antonio fu Giovanni Agostino Fontana di Averara e Giulio fu Marsilio Zanchi. Poiché aveva sempre convissuto con l’appena defunto fratello Cesare dottor fisico (cioè medico) in comunione di beni ed ora con i suoi figli minori e la loro madre Alessandra Guarneri, moglie di Cesare, nominò eredi e successori in parti uguali i suoi pupilli e nipoti Pompeo e Mario, oltre al figlio che Alessandra stava aspettando, costituendo un fedecommesso per i maschi legittimi e naturali. In caso di loro morte senza figli sostituì per metà il proprio fratello germano Giovanni Battista e per metà il fratello germano Gerolamo od i rispettivi discendenti maschi legittimi e naturali. In caso di estinzione dei discendenti dei suoi nipoti lasciò alle nipoti Lucia e Faustina fu Cesare ed ad un’eventuale nascitura 1˙000 scudi d’oro ciascuna se si fossero sposate o 200 scudi se fossero entrate in religione. In caso di sostituzione proibì tanto a Giovanni Battista, quanto a Gerolamo e discendenti rispettivi l’alienazione, distrazione, diminuzione od altro dei beni in questione. Nel caso in cui i discendenti di Giovanni Battista o di Gerolamo si fossero estinti avrebbero dovuto subentrare quelli dell’altro. Sostanzialmente era sua volontà che i suoi beni rimanessero dei discendenti maschi legittimi e naturali dei suoi fratelli. Ai fratelli Giovanni Battista e Gerolamo lasciò alcuni beni a Cenate, terre e vasi vinari. Ordinò di essere sepolto nella cattedrale di San Vincenzo ove riposavano le ossa dei suoi maggiori e del fratello Cesare. Stabilì altresì che al suo funerale avrebbero dovuto presenziare i poveri di San Martino ed i parroci di città entro le nuove mura (cioè di Città alta), con panni neri. Spirò la notte antecedente il 7 giugno. Ultimo dei discendenti di Cesare fu il Canonico monsignor Mario. Questi il 26 settembre 1786 con atto del notaio Pietro Antonio di Gaetano Longaretti fece il suo testamento con il quale lasciò eredi i conti Marco e Lanfranco Benaglio figli del fu conte Giacinto ed in caso di morte sostituì loro il conte Giacinto di Marco e nominò commissari ed esecutori i conti Francesco e Ludovico Roncalli ed il conte Nicola Angelini, suoi cugini. Il 20 settembre 1787 fece un codicillo ed, essendo morto il conte Francesco Roncalli, gli sostituì il nobile Giovanni Giacomo Terzi suo amico. Il Lupi spirò il 7 novembre 1789. Il conte Flaminio fu conte Giulio fu conte Orazio fu Flamino fu Orazio, fu Girolamo (quest’ultimo fratello del dottor Salvo) ed il conte Giulio fu conte Gaetano Lupi suo nipote, ultimi discendenti di Gerolamo, impugnarono il testamento ed il codicillo. I conti Lupi infatti sostenevano che si era verificata l’estinzione della discendenza maschile di Pompeo, cioè la condizione prevista dal testatore dottor Salvo per il passaggio dei beni ai fratelli Girolamo e Giovanni Battista od ai loro discendenti, cioè a loro in quanto discendenti maschi legittimi e naturali di Girolamo. I commissari ed i Benaglia sostenevano invece che nel testamento il dottor Salvo avrebbe limitato la successione ai figli dei propri fratelli e non a tutti i loro discendenti. Il 5 dicembre si ebbe una sentenza del vicario pretorio vicegerente che diede ragione ai ricorrenti. L’8 gennaio 1790 Giovanni Nicoli difensore dei commissari Terzi ed Angelini ricorse contro la sentenza perché secondo loro il fedecommesso era limitato ai nipoti di Salvo, figli dei fratelli, e non ai loro discendenti. Seguì tutta una serie di appelli e costituzioni. La causa andò quindi in secondo grado di giudizio presso il Consiglio dei Quaranta di Civil Nova, ovverosia Quarantia Civil Nova a Venezia, dopo i commissari intervennero anche gli eredi conte Marco ed abate Lanfranco fratelli Benaglia. Il Canonico conte Camillo Agliardi (1749-1795) scrivendo al Mascheroni l’8 marzo dice che il deposito che egli aveva affidato ai commissari per la pubblicazione delle opere era fermo per certa pretesa di fidecomesso che tiene casa Lupi dal Seminario contro la sudetta eredità per cui non è possibile effettuare l’ordinato deposito. Il 24 si ebbe una decisione del vicario pretorio a favore dei Lupi. Il 17 febbraio 1791 (1790 more veneto) la Quarantia annullò la sentenza, dando ragione agli eredi testamentari. Si ebbero 5 voti per il laudo (cioè per la conferma della sentenza), 24 per il taglio (cioè l’annullamento) e 2 non sinceri (cioè astenuti). Il 20 luglio il vicario pretorio vicegerente sentenziò nuovamente a favore dei conti Lupi. Contro questa decisione i Benaglio si appellarono il 2 agosto. Il 10 dicembre il vicario pretorio sentenziò nuovamente a favore dei conti Lupi. La sentenza venne impugnata e si ricorse nuovamente davanti alla Quarantia che il 9 maggio 1792 la tagliò con 21 voti, 2 al laudo e 3 non sinceri, dando ragione agli eredi testamentari. Da una lettera del Ronchetti in data 17 luglio 1793 apprendiamo che era incerto l’esito della causa a Venezia. La contestazione si concluse definitivamente, anche per interessamento dell’Angelini e del Terzi, nel 1795, infatti il mutamento di nome sui beni è del 24 febbraio di quell’anno. Della causa ci sono rimaste alcune ‘stampe’, cioè raccolte di atti di causa stampate che furono presentate per la sentenza della Quarantia.: PER | LI NOBILI CONTI LUPI | CONTRO | Li Nobili Conti Benaglia, | Angelini, e Terzi Eredi, | e Commissarj Lupi | AL LAUDO. in: RACCOLTA | DI | VARIE CAUSE SEGUITE | FATTA DA | FRANCESCO MARIA | QUERENGHI | AVVOCATO DI BERGAMO | CHE CONTIENE ANCO ALTRE COSE | AL FORO APPARTENENTI | TOMO XL. numero 191. STAMPA | Delli Nobb. Sign. Comissarj del | qu. Co: Canonico Mario Lupi, | e delli Nobb. Sig. Coo: | Marco,ed Abb. Lanfranco | Fratelli Benaglia Eredi | Testamentarj del me-|desimo Assuntori | di Giudizio | AL TAGLIO due ‘stampe’ diverse con lo stesso titolo nella citata Raccolta volume XL ai numeri 192 e 193 STAMPA | Delli Nobb. Sigg. Gio: Giacomo Terzi,| e Nicola Angelini Comissarj del | qu. Co: Canonico Mario Lupi, e | Nobb. Sigg. Coo: | Marco, ed Abb. | Lanfranco Fratelli Benaglia Eredi | Testamentarj del detto Assuntori | di Giudizio. | AL LAUDO nel volume CCII della Raccolta citata, N.° 975 STAMPA | Delli Nobb. Sign. Comissarj del | qu. Co: Canonico Mario Lupi, | e delli Nobb. Sig. Coo: | Marco,ed Abb. Lanfranco | Fratelli Benaglia Eredi | Testamentarj del me- | desimo Assuntori | di Giudizio | AL TAGLIO. nella Raccolta citata volume CCII, N.° 976 PER | LI NOBILI CONTI LUPI | CONTRO | Li Nobili Conti Benaglia, | Angelini, e Terzi Eredi, | e Commissarj Lupi | AL LAUDO. nella Raccolta citata volume CCII, N.° 977 STAMPA | Delli Nobb. Sign. Comissarj del | qu. Co: Canonico Mario Lupi, | e delli Nobb. Sig. Coo: | Marco,ed Abb. Lanfranco | Fratelli Benaglia Eredi | Testamentarj del me- | desimo Assuntori | di Giudizio | AL TAGLIO. in Raccolta citata volume CCII, N.° 978 Un sunto si trova in: REPERTORIO | OSSIA | INDICE ALFABETICO | DELLA RACCOLTA | DI NUMERO MILLE E CINQUE STAMPE | CONTENUTE IN DUECENTO E SETTE TOMI | FATTA | DALL’AVVOCATO | FRANCESCO MARIA QUERENGHI | DI BERGAMO. | IN BERGAMO | Dalla Stamperia Duci | MDCCC.