Lupi. Dipinti e Ritratti

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Anonimo lombardo. Ritratto di Dom Ambrogio Lupi (1600 ca. - 1684)
Anonimo lombardo. Ritratto di Antonio Lupi
Anonimo lombardo. Ritratto di Cesare Lupi (1575-1615)
Anonimo. Ritratto di Detesalvo Lupi ((1390/1400 ca. † 1461)
Anonimo. Ritratto di Filippo Lupi ((ante 1445 † 1484/89)
Anonimo. Ritratto di Farinata Lupi (ca. 1471 † 1500)
Anonimo. Ritratto di Francesco Lupi ((ca. 1471 † 1512)
Anonimo lombardo. Ritratto di Giovanni Antonio Lupi (1598 † 1668), Vescovo di Treviso (1667)
Anonimo lombardo. Ritratto di Salvo Lupi (1659)
Nicolas Regnier (?). Ritratto di Vittorio Lupi (1627-1690)
Carlo Ceresa. Ritratto di Ignazio Lupi (1627-1690)
Pietro Michieli. Ritratto di Ignazio Lupi pubblicato nella Scena letteraria di Padre Donato Calvi (1664)
Francesco della Madonna di Gandino. Ritratto del canonico Mario Lupo
Antonio Gelpi. Busto del canonico Mario Lupo
Mauro Picenardi. Ritratto del canonico Mario Lupo
Pietro Gualdo. Ritratto del canonico Mario Lupo
Medaglia in onore del canonico Mario Lupo
Nino Galizzi (1893-1971). Busto del canonico Mario Lupo. Zogno, villa Belotti


Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 181-192:

Abbiamo notizie di collezioni d’arte dei Lupi di Pignolo, oggi disperse. Ci sono inoltre pervenuti ritratti di componenti della famiglia, in buona parte anch’essi un tempo di proprietà dei Lupi di Pignolo.

Verso il 1720 il dottor Lupi, certamente Giovanni Antonio, possedeva un ritratto opera di Andrea Sacchi. Nel 1786 il Canonico monsignor Lupi possedeva due quadri del Cavagna rappresentanti Rotari con la madre e Sant’Antonio che lasciò all’amico Giovanni Terzi. Nel 1824 in una sala di palazzo Lupi in Pignolo si trovavano due ritratti dipinti da Giovanni Battista Moroni di Albino (1525ca-1578), uno di Antonio Corticelli detto il Pordenone (1484ca-1539) ed uno di Leandro Ponte detto il Bassano (1557-1622), un altro nel quale vi ha posto il suo nome e superato sé medesimo, come scrive nella sua “Guida di Bergamo” Girolamo Marenzi, che dice anche che il conte Antonio nel suo casino di città al civico 153 possedeva una numerosa collezione di stampe incise dai più celebri autori e molti disegni originali dell’architetto Giacomo Quarenghi.

All’Accademia Carrara, inventario D/34, si trova un dipinto di 95x128 cm, di Evaristo Baschenis (1617-1677), realizzato verso il 1660 raffigurante strumenti musicali, firmato: EVARISTUS BASCHENIS BERGOMI, donato dal conte Paolo Lupi nel 1912. Anche un’altra tela di 110x170 cm dello stesso soggetto si trovava in casa Lupi ed ora è in una collezione privata a Milano.

L’ingegner Elia Fornoni ricorda di aver visto in palazzo Lupi opere d’arte cospicue: un ritratto di gentiluomo e di Leon di Moscova di Salomone Adler, due ritratti a figura intera attribuiti ad Enea Salmeggia detto il Talpino (†1626), un ritratto di Giovanni Battista Moroni, un busto di gentildonna attribuito a Paolo Veronese, un ritratto del conte Vittorio Lupi, eseguito da Carlo Ceresa (al quale però oggi non viene più attribuito), una Tumulazione di Cristo firmata dallo Spagna, un ritratto maschile del Sublurman.

Nella sala poi adibita a salotto di ricevimento del Comando militare, nei primi anni del XX secolo erano collocate tre tele eseguite a quattro mani da Giuseppe Diotti (1779-1846) e da Pietro Ronzoni (1781-1862) illustranti tre “Idilli” di Gessner, fra i quali interessante la tela denominata “La Tempesta”, dove le figure classiche del Diotti si inserivano nel paesaggio neosecentesco del Ronzoni. Attualmente non si hanno notizie di queste opere. Nel 1909 troviamo ricordati una Giuditta e due ritratti di proprietà del conte Luigi Lupi, erroneamente attribuiti a Fra’ Galgario.

Il salone rinascimentale dell’appartamento nobile si era arricchito attraverso i secoli di una pregevole raccolta di ritratti degli antenati della famiglia, che costituivano un’importante documentazione storica ed artistica, che purtroppo si è smembrata nei secoli XIX e XX, quando diversi quadri furono venduti.

Una fotografia dell’inizio del XX secolo mostra il salone dell’appartamento nobile al primo piano con alle pareti i ritratti di famiglia. Nella fotografia se ne vedono 17; sono riconoscibili, partendo da destra, quello di monsignor Giovanni Antonio, quello di Vittorio e quello di Detesalvo.

Sui ritratti, a figura intera, sono indicati il nome del personaggio rappresentato e la data di realizzazione od il periodo in cui presumibilmente visse il personaggio. Vi è uniformità dell’impianto scenografico, delle dimensioni, dei colori e degli stemmi di famiglia che compaiono in tutti i quadri. Questi dipinti vennero realizzati secondo un’ottica di glorificazione della famiglia, infatti non vi sono solo gli antenati di un ramo, ma i personaggi illustri di tutta la famiglia, compresi quelli di altre linee, anche molto distanti. Furono probabilmente fatti realizzare da Vittorio (1627-1686).

Un buon numero di dipinti che formavano la galleria degli antenati con la vendita di palazzo Lupi furono acquistati da Enrica Lupi in Daina e trasferiti sullo scalone di palazzo Daina, sempre in Pignolo. Nel 1959 qui sono ricordati i ritratti di Detesalvo, Corrado e Vittorio Lupi. Nel 1965 molti furono donati dalla N. D. Graziella Gallinari in Daina de Valsecchi alla Fondazione “Gian Giacomo Morando Bolognini” con sede nel castello di Sant’Angelo Lodigiano. I grandi ritratti sono ora esposti nel “Salone dei Cavalieri” al primo piano del Museo storico, che è stato allestito nelle sale del palazzo per disposizioni testamentarie degli ultimi discendenti della nobile famiglia Bolognini-Attendolo. Sono stati donati altresì tre ritratti femminili.

RITRATTO (DI UN LUPI?)

Olio su tela, cm 47x39,7, Londra, National Gallery 3129, opera di Giovanni Battista Moroni. Sulla base del quadro si legge la scritta

DVM SPIRITVS HOS REGET ARTVS

La frase, tratta dall’Eneide IV, 336 è rivolta da Enea a Didone prima di lasciarla. Il dipinto potrebbe essere stato donato all’amata come segno di amore imperituro. Sotto, in colori diversi ed in caratteri incerti, vi è la scritta

ANNOR XXX

un’aggiunta posteriore ad indicare forse l’età del personaggio rappresentato, che da alcuni viene identificato con Orazio Lupi. L’opera viene datata intorno al 1560.

Sappiamo che un ritratto opera del Moroni, uno dei due che si trovavano in Casa Morandi a Bergamo, passò ai conti Lupi, discendenti di Laura Morandi, l’altro fu regalato al cerusico veneziano Vajola dall’abate Morandi, ultimo di quella famiglia. Se il ritratto di cui parliamo fosse quello già in casa Morandi non si tratterebbe di un Lupi, ma di un componente di altra famiglia, forse appunto un Morandi. Nel 1824 in palazzo Lupi si trovavano in una sala due ritratti dipinti dal Moroni.

Nel 1865 questo ritratto di giovane gentiluomo attribuito al Moroni fu acquistato da A. H. Layard per mezzo di Giovanni Morelli (1816-1891) dai conti Lupi; il 13 ottobre il Morelli scrisse di un ritratto del Moroni e di uno del Galgario da inviare al restauratore Molteni di Milano che il 21 erano arrivati, dicendo di aver fatto pagare i 50 napoleoni d’oro fissati. Il 1° gennaio 1866 il Layard a Londra aspettava il quadro a restauro finito. Fu ceduto alla National Gallery di Londra nel 1916 e ripulito nel 1975.


Padre Dom AMBROGIO LUPI

Olio su tela, cm 200x140, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio, di età matura, è ritratto in veste nera, seduto su di un’elegante poltrona intagliata, appoggiato con il braccio destro ad un tavolo coperto da drappo rosso, come il tendaggio in secondo piano; sul tavolo si trovano un foglio, un calamaio con due penne, un libro e vari fogli, su uno dei quali egli poggia la mano. Sulla sinistra si trova lo stemma con ornamenti abbaziali con mitria e pastorale e la scritta:

AMBROSIVS LVPVS ABBAS CASSINENSIS 1670

La cornice è originale, in legno intagliato e dorato con piccole foglie ritmate. Al centro di essa vi è un cartiglio con l’iscrizione:

DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

La tela è purtroppo bucata, allentata, con cattivi restauri e cadute di colore.


ANTONIO LUPI

Olio su tela, cm 240x156, di anonimo lombardo, probabilmente bergamasco, della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini.

Il personaggio, di età matura, con barba e capelli lunghi, erroneamente ritenuto un antenato dei Lupi di Bergamo, è rappresentato a figura intera in abito scuro, ha un copricapo nero rotondo, corsetto, pantaloni a sbuffo e calze nere, uno stiletto al fianco sinistro e tiene con la destra un bastone al quale si appoggia. Sullo sfondo architettonico vi è una colonna con corona di lauro e lo stemma e nella fascia inferiore la scritta:

ANTONIVS LVPVS FRANCISCI CARRARIENSIS VICARIVS IN BELLO CICCCCLXXII

Il dipinto è racchiuso in una cornice originale in legno intagliato e dorato con piccole foglie ritmate, al centro della quale vi è un cartiglio con scritto:

DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

Purtroppo lo stato di considerazione è mediocre: la tela è consunta, bucata ed ossidata.


CESARE LUPI (1575-1615)

Olio su tela, cm 240x155, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Egli è raffigurato con barbetta e baffi, a figura intera, in età matura, in piedi, in abito da cavaliere di Malta, con corpetto, pantaloni, calze nere, manto di pelliccia pure nero avvolto sulle spalle. Nella mano destra tiene un ampio cappello nero, nella sinistra il bastone. Sul petto reca la croce di Malta. Il fondo scuro è architettonico. Su di un basamento architettonico in basso a sinistra si trova lo stemma ed al di sotto la scritta: CESAR LVPVS MELITENSIS EQVES 1612 Il dipinto è in mediocre stato di conservazione, con cadute di colore e pesanti restauri. È racchiuso da cornice originale in legno intagliato e dorato con piccole foglie ritmate. Al centro di essa vi è un cartiglio con scritto: DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

DETESALVO LUPI

Olio su tela, già a Bergamo, proprietà conte Lupi, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo. Rappresenta il condottiere a cavallo con in mano il bastone di comando. In basso si vedono le fanterie in marcia, in alto a destra due puttini reggono una targa con la scritta: DETESALVVS LVPVS INSIGNIS EQVES PEDITATVS VENETI IMPERATOR 1443

FILIPPO LUPI

Olio su tela, cm 240x156, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio è raffigurato a figura intera con cintura e spada, corpetto e calze nere, giubba nera foderata di pelliccia, copricapo nero ed al collo un ricco collarino con medaglia d’oro effigiante il leone di San Marco. Volge il viso a destra ed appoggia la mano destra ad un braccio d’armatura posto su di un tavolo, coperto da un drappo. Sullo sfondo, al di sopra di un arco con tendaggio, vi è lo stemma e nella fascia inferiore si trova la scritta: PHILIPPVS LVPVS EQVES ET DVX DANDOLAM E VENETA NOBILITATE PROCVRATORIS NICOLAI LEONIS FILIAM DVXIT 1470 La tela presenta alcune cadute di colore, è tesa, abrasa ed ossidata, racchiusa in una cornice in legno intagliato e dorato non pertinente, al centro della quale vi è un cartiglio con scritto: DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

FRANCESCO LUPI

Olio su tela, cm 240x156, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio, di età matura, è raffigurato a figura intera in costume nero con cintola e spada, poggia la mano destra su un elmo posto su di un tavolo, con la sinistra regge la spada. Il tutto è entro uno sfondo architettonico nel quale, nel timpano di un portale con tendaggio si trova lo stemma. Nella fascia inferiore del ritratto si trova la scritta: FRANCISCVS LVPVS LEVIORIS ARMATURÆ EQVITVM DVX CICICVI La tela è sporca, allentata, ossidata, con cadute di colore, buchi e nella parte inferiore maldestri restauri.

GHERARDO LUPI

Olio su tela, di anonimo lombardo, probabilmente bergamasco, della seconda metà del XVII secolo, Bergamo, già scalone di palazzo Daina. Reca la scritta: GHERARVS LVPVS CONRADI PRO REGIS FILIVS PRIMVS LVPO RVM FAMILIAM EX ALEMANIA IN ITALIAM INVEXIT. CICCCCIIIXI

GIOVANNI ANTONIO LUPI

Olio su tela, cm 240x151, di anonimo lombardo della seconda metà del XVII secolo, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio, di età piuttosto giovanile, è raffigurato con una armatura coperta dal mantello rosso del comando. Tiene la gamba destra piegata e regge con la sinistra un bastone di comando. Nello sfondo scuro si vede una scena di battaglia, entro un paesaggio montuoso. Alla destra si trova un elemento architettonico con lo stemma ed al di sotto la scritta: IOA.es ANTONIVS LVPVS FARINATA OLIM DICTVS PRÆCLARVS VENETORVM DVX 1494 La tela è purtroppo in mediocre stato di conservazione, con buchi e nella parte inferiore maldestri restauri, è ossidata, sporca ed allentata. È racchiusa in una cornice originale in legno intagliato e dorato con piccole foglie ritmate. Al centro della quale vi è un cartiglio con scritto: DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

GIOVANNI ANTONIO LUPI (1598-1668)

Olio su tela, cm 240x156, di anonimo lombardo, probabilmente bergamasco, del 1667, Fondazione Morando-Bolognini. Il personaggio è raffigurato a figura intera, anziano, calvo, con il pizzo sul mento, la mano destra benedicente, in mozzetta e rocchetto, seduto su un’ampia poltrona intagliata ed ornata di cuoio e borchie, sul fianco della quale si trova lo stemma, davanti ad un tavolo con crocefisso, breviario e campanello. Sul bordo inferiore del quadro vi è l’iscrizione: JOANNES ANTONIVS LVPVS TARVISY EP˜VS 1667. Il ritratto è contenuto in una cornice intagliata in legno, non pertinente. La tela, che si trovava in mediocre stato di conservazione, ossidata, sporca ed allentata, con buchi, danneggiata da maldestri restauri, nel 1999 fu restaurato da Alessandra Tibiletetti di Milano. Un altro ritratto di monsignor Lupi esisteva fra i beni di Don Giacomo Cesari, pievano di Albaredo in diocesi di Treviso, morto il 29 ottobre 1692, ed era collocato nella camera da letto dello stesso.

SALVO LUPI (1619-1660)

Olio su tela, cm 195x140, di anonimo lombardo, probabilmente bergamasco, del 1659, Fondazione Morando-Bolognini. Sul lato sinistro si trova la scritta: SALVVS LVPIS CANONICVS CATHEDRALIS BERGOMI 1659. Il personaggio, di età matura e barbuto, è ritratto con una veste nera, seduto su di una poltrona tappezzata in rosso, con in mano un foglio. A destra si vede un tavolo coperto da un drappo, con libro, calamaio con penna d’oca e vicino un drappo di colore chiaro. In alto a sinistra si trova lo stemma di famiglia. La tela è racchiusa da una cornice con al centro un cartiglio con scritto: DONO DELLA FAMIGLIA LUPI DAINA

VITTORIO LUPI (1627-1690)

Olio su tela, cm 218x141. Bergamo, Collezione privata della nobile Daina de Valsecchi. Il conte è ritratto a figura intera con spada e speroni, appoggiato ad un tavolo sulla tovaglia del quale si trova lo stemma e sulla quale è appoggiato un cappello piumato tipico dell’epoca. Al di sotto vi è la scritta: VICTORIVS LVPVS 1650 Lo sfondo di una tenda aperta a rivelare una villa patrizia con statue e giardino all’italiana. In precedenza era attribuito a Carlo Ceresa, ora a scuola francese, forse di Nicolas Regnier.

Fra IGNAZIO LUPI

Olio su tela 142x177 cm, di Carlo Ceresa (1609-1679), realizzato verso il quarto decennio del XVII secolo. Fece parte del fondo originario che costituì l’Accademia Carrara nel 1796, ove si trova ancor oggi. Il soggetto venne identificato in Ignazio Lupi dal professor Francesco Rossi.

Fra IGNAZIO LUPI

Un suo ritratto inciso si trova a pagina 335 della Scena letteraria di Padre Donato Calvi, edita nel 1664, disegnato da Pietro Michieli ed inciso da Giacomo Bigoni, misura 99x87 mm.

Fra IGNAZIO LUPI

È raffigurato anche su di una medaglia, conservata presso il medagliere dell’Accademia Carrara B80.

MARIO LUPI

Busto in marmo di Carrara, opera di Antonio Gelpi di Como. Su proposta del prevosto e dell’arcidiacono, i Canonici, nel Capitolo del 30 luglio 1784, prima che la stampa del “Codex” venisse terminata, decisero di rendergli onore facendo eseguire una statua in marmo con iscrizione. Il 6 agosto vennero eletti deputati per l’esecuzione della decisione a spese capitolari Marco Celio Passi ed Ulisse Caleppio. Il busto venne collocato nel primo vano delle sagrestie, con l’epigrafe: MARIO LVPO ECCLESIAE BERGOMENSIS PRIMICERIO ADHVC VIVENTI CANONICORVM COLLEGIIVM P. C. AN. CIC.IC.CCLXXXV.

MARIO LUPI

Olio su tela, ovale, cm 77x65, opera di Francesco Della Madonna di Gandino (1742-1818), Bergamo, Biblioteca Civica. Va datato dopo il 1774 in quanto vi è riprodotta la croce canonicale concessa in quell’anno dal vescovo monsignor Molin ai Canonici. Probabilmente fu realizzato prima del 1785 in quanto il Lupi non è ritratto in abito da Cameriere d’onore di Sua Santità, onorificenza concessagli in quell’anno. Il Lupi è raffigurato con l’abito nero, collarino azzurro con bordi violacei, croce canonicale sostenuta da fascia violacea e porta un anello al mignolo della mano sinistra, con la quale tiene un cappello. Questo dipinto era comunemente ritenuto il più somigliante. Monsignor Lupi con il suo testamento del 26 settembre 1786 lo lasciò alla Civica Biblioteca. Stranamente sulla scheda d’inventario si dice che vi fu depositato dal Comune nel 1879.

MARIO LUPI

Olio su tela, cm 113x97, Bergamo, Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti. Il 27 gennaio 1785 l’Accademia degli Eccitati diede ordine che fosse fatto eseguire ad un valente pittore un ritratto del Lupi, da collocarsi fra quelli dei più insigni letterati adornanti la propria sede in Sant’Agostino. Con lettera dello stesso giorno il segretario Maffeo Maria Rocchi comunicò la cosa all’interessato. L’opera è firmata da Pietro Gualdi di Nembro (1719-1785..) e rappresenta il Lupi con la croce canonicale, su di uno sfondo architettonico con finestra dalla quale si vedono il ponte di Almenno e San Tomè, appoggiato ad un tavolo dal quale pende un foglio con la scritta MARIO LVPO CANONICO ET PRIMICERIO SOCIO SVO BENEMERITO ADHVC VIVENTI EXCITATORVM ACADEMIA. In una piega del foglio vi è la firma: P. Gualdo pin. Sul tavolo si trovano sei tomi: il primo dal basso porta la scritta: CODEX | DIPLOM. | T. I., il secondo CODEX | DIPLOM. | T. II., il terzo DE PAROCHIS | DISSERTAT., il quarto DE ANNIS CHRI | DISSERT. DVAS, il quinto è girato ed il sesto CODEX ANTIQ. CANONVM | ECCL. BERG. È interessante notare come a fianco di opere già pubblicate siano state rappresentate anche quelle in preparazione. Fu collocato il 3 luglio 1785 dal segretario nella sede dell’Accademia, ove lo ricorda il Ronchetti. In occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’Ateneo il 21 novembre 1959 il commendator Mauro Pelliccioli donò la foderatura ed il restauro.

MARIO LUPI

Olio su tela, cm 137x100, Bergamo, Accademia Carrara, opera di Mauro Picenardi (1735-1809). L’11 giugno 1785 il Consiglio del Comune di Bergamo decise di far realizzare a spese pubbliche da un valente pittore un ritratto del Canonico, da collocarsi nella sala del Maggior Consiglio, e di porvi sotto un’adeguata iscrizione; l’esecuzione della delibera venne affidata al conte cavalier Giovanni Battista Vertova ed a Luigi Marchesi. Il tutto venne approvato con 59 voti contro 9. L’iscrizione postavi fu la seguente: MARIO. LVPO PONTIFICIS. MAX. AB HONORARIO CVBICVLO CANONICO. ET. PRIMICERIO OB. PATRIAM HISTORIAM ILLVSTRATAM CENTVMVIRI MDCCLXXXV. Il Canonico porta l’abito della sua dignità, con il rocchetto, e tiene in mano il cappello. Si poggia ad un tavolo alla sua destra sul quale si trovano la ferula, un tomo, certamente il Codex, una penna e tre medaglie, fra cui quella con la sua immagine fattagli coniare dal Territorio. Il cardinal Carrara lo vide nella sala del Consiglio cittadino, l’attuale salone Furietti della Biblioteca civica, e si rallegrò di questo fatto, come ricorda il Serassi in una lettera del 5 agosto 1786. Seguì i vari spostamenti del palazzo municipale: dalla sala del maggior Consiglio al palazzo di Via Tasso, a Palazzo Frizzoni ove si trovava nel 1959. Circa vent’anni fa passò di pertinenza dell’Accademia Carrara che lo depositò nel salone di rappresentanza di palazzo Lupi.

MARIO LUPI

Olio su tela, opera di Pietro Roncalli, irreperibile. Essendo un ritratto in abito paonazzo, va datato al 1785 od al 1786, infatti nel 1785 il Lupi fu nominato Cameriere d’onore di Sua Santità con titolo di monsignore ed abito paonazzo e con il suo testamento del 26 settembre 1786 ordinò che fosse consegnato a Vittorio e Paolo Lupi di Pignolo od al primogenito della famiglia.

MEDAGLIA DI MARIO LUPI

Il 17 gennaio 1785 con l’intervento di Nicolò Venier Capitano di Bergamo nella solita sala dei consigli del Territorio (cioè dell’organismo che riuniva i rappresentanti delle comunità sovracomunali del territorio bergamasco) i difensori delle Valli (Giovanni Pezzoli, Albino Marini, Giovanni Antonio Patirana, Giovanni Antonio Mazzocchi, dottor Carlo Locatelli, Francesco Colla, Carlo Sonzogni, Felice Calvi sostituto), i sindaci generali del Piano (Lodovico Brugnetti, Giovanni Antonio Gambirasio, Giacomo Comotti, Stefano Grena, Domenico Cani, Giacomo Tadini) e deputati di comunità, componenti il Consiglio generale territoriale, decisero di ringraziare il Lupi per il dono dell’ormai celebre “Codex” e di eleggere due deputati che unitamente ai difensori ed al cancelliere notaio Alessandro Bidasio ringraziassero e facessero coniare una medaglia in oro del valore intrinseco di 6 doppie in testimonio del pubblico gradimento ed un’altra d’argento da tenere in Archivio come il “Codex”. Della decisione venne rilasciata copia al Lupi. Per questo incarico fu scelto Don Giovanni Battista Locatelli Zuccala (1754-1825), che redasse anche l’iscrizione onoraria. La medaglia, avente un diametro di circa 42 mm ed uno spessore di 2.5, reca sul recto l’immagine del Lupi di profilo e le parole: MARIO LVPO PRIMICERIO BERGOMATI HISTOR • ET ANTIQVAR •, nonché la firma dell’incisore Antonio Guillemard († 1812) A • GUILLEMARD • F • e sul verso una pianura con sullo sfondo i monti e la Patria che tiene in mano spiegata la carta geografica del territorio bergamasco e sul contorno le parole: BERGOMEI ASSERTIS ANTIQVI FINIBVS AGRI ed ai piedi di un sasso la scritta DEVOTA | VENETIA | CONLOCA|VIT ed infine: CVRATORVM D • S • | MDCCLXXXV in basso. Di questa medaglia il Lupi fece coniare con lo stesso stampo diversi esemplari in oro, argento e bronzo (il Ronchetti dice parte in argento e parte in metallo), il Lupi ne regalò 64 a vari illustri letterati ed amici, molte furono donate dall’Amministrazione del Territorio e molte furono collocate in vari musei d’Italia. L’11 febbraio 1786 l’abate Serassi scrisse al Lupi dicendo di aver ricevuto questa medaglia, lodò l’iniziativa del Territorio, e disse di averne data una al cardinal Carrara ed una al cardinal Giuseppe Garampi (-1792), una di bronzo a monsignor Borgia. Il 18 febbraio scrisse che il martedì precedente il cardinal Carrara avesse mostrato la medaglia al pontefice. Sempre il Serassi in una lettera del 22 aprile 1786 parla della medaglia data al cardinal Giovanni Maria Riminaldi (-1789) che l’avrebbe posta nel museo dell’Università di Ferrara. Anche il bergamasco Antonio Alberici, grande amico del Lupi, prosegretario della Sacra Congregazione del Concilio gli scrisse, lodando la medaglia e dicendo che era stata lodata da tutti gli intenditori in Roma. Don Alessandro Barca da Padova il 22 febbraio 1786 ringraziò della medaglia per l’Accademia di quella città.

MARIO LUPI

Incisione litografica, successiva al 1785, antecedente al 1788, probabilmente proprio del 1788. L’esemplare in Biblioteca civica, rifilato, misura 203x270 mm. Con la scritta: MARIUS LUPUS PII VI. PONT. MAXIMI AB HONORARIO CUBICULO ET BERGOMATIS ECCLESIÆ PRIMICER. AC CATHEDR. CANONICUS. Firmata Pietro Roncalli delin. Berg. e Becceni sculp. Brix. cioè Pietro Becceni o Beceni, di Brescia (1755-1829). Forse fu tratta dal ritratto eseguito da quel pittore. Essa venne utilizzata come antiporta in alcuni esemplari dell’opera “De Parochiis…” del Lupi nel 1788. Si trova anche in un esemplare della Vita del Lupi scritta dal Ronchetti nel 1845, ma forse vi fu applicata. Il Serassi in una lettera del 12 aprile 1788 consigliò la forma Ab Honorario Cubicolo rispetto ab Honoris Cubiculo, certamente in riferimento a questa incisione.

MARIO LUPI

Nino Galizzi (1893-1971) Busto di Mario Lupo in arenaria di Sarnico, collocato da Bortolo Belotti nel giardino della sua villa patrizia di Zogno, a comporre con altri dieci illustri personaggi suoi convalligini, il noto Cenacolo dei grandi Brembani. L'insieme delle sculture che compongono l'amoenus locus sono dell'artista bergamasco Nino Galizzi, scultore affermato, amico del committente, noto e apprezzato in ambito nazionale.


VITTORIO LUPI

Ritratto a zincografia inciso dal milanese Domenico Cagnoni come antiporta dell’opuscoletto per le nozze della nipote con il conte Sottocasa nel 1775, misura 216x165 mm.

LUIGI LUPI da bambino

Olio su cartone ovale 91x72 cm. Bergamo, Collezione privata della nobile Daina de Valsecchi. Sul retro si trova scritto a penna Luigi Lupi.

LUIGI LUPI in abito da ussaro

Olio su tela di 253x158 cm, attribuito a Giovanni Battista Riva (1830-1910), 1866. Bergamo, Museo storico della Città, dono Graziella Daina de Valsecchi.

LUIGI LUPI da anziano

Olio su tela di 66.3x37.6 cm., opera di Ponziano Loverini (1845-1929), 1912, Bergamo, Collezione privata della nobile Daina de Valsecchi. Sul retro si trova: Conte Luigi Lupi - ritratto eseguito dal Prof.r Loverini | Ponziano | Bergamo 1912 Si vede ritratto il personaggio in età anziana con baffi e capelli bianchi. Si tratta di un ritratto eseguito postumo, o forse terminato postumo, dato che il conte Luigi era morto nell’anno precedente.

ENRICA LUPI

Autoritratto eseguito a 18 anni, quindi 1898, olio su tela 62x46 cm. Bergamo, Collezione privata della nobile Daina de Valsecchi.

ENRICA LUPI in DAINA

Pastello di 56.5x49 di Pietro Servalli del 1943, firmato PServalli | 1943. Bergamo, Collezione privata della nobile Daina de Valsecchi.


Ritratto del canonico Mario Lupo. Incisione in antiporta del “De Parochiis ante annum Christi millesimum (1788)
Ritratto a zincografia di Vittorio Lupi inciso dal milanese Domenico Cagnoni come antiporta dell’opuscoletto per le nozze della nipote con il conte Sottocasa (1775)
Ritratto di Luigi Lupi bambino
Luigi Lupi. Paesaggio (1850-60 ca.)
Luigi Lupi. Paesaggio (1850-60 ca.)
Giovanni Battista Riva (1830-1910) (?). Ritratto di Luigi Lupi in divisa da Ussaro, 1866
Ponziano Loverini. Ritratto postumo di Luigi Lupi (1912)
Pietro Servalli. Ritratto di Enrica Lupi in Daina de' Valsecchi, 1943