Palazzo Agliardi - Bergamo, via Pignolo 86

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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L'ingresso al palazzo
L'ingresso al palazzo (part.)
Il cortile del palazzo
Il cortile del palazzo verso l'ingresso
Il cortile del palazzo verso l'ingresso (1995 ca.)

L’attuale aspetto deriva da una radicale riedificazione avvenuta verso la metà del 1700 su strutture dell’antico edificio che l’architetto Antonio Moroni progettò per il C.te Alessandro Martinengo Colleoni che lo fece costruire nell’anno 1500 (vedi atto not. Giacomo Petrobelli 23 settembre 1500. Arch di Stato, faldone 1042, foglio 34; notizia avuta dal dott. G. Mario Petrò). A quell'epoca parecchie importanti famiglie di nobili e di mercanti scelsero Borgo Pignolo per costruirvi i propri palazzi, così che grazie al crescente benessere e alla sensibilità culturale dei committenti, la via diventò uno dei luoghi architettonicamente più nobili della città.

Dell’edificio antico rimangono, negli scantinati dell’attuale, solo delle colonne con capitelli che sono di interesse storico perché su uno di esse v’è scolpito lo stemma Colleoni, che si ritrova anche su di un vecchio pozzo.

I conti Martinengo ne furono proprietari sino al 1741, quando il c.te Giovanni Martinengo Colleoni lo vendette al Nob. Benedetto dei conti Mosconi.

La casa già nell’atto di vendita era detta in parte diruta, tanto che il costo d’acquisto di 7000 scudi bresciani (da £ 7 ciascuno) s’accrebbe di altri 14.000 per i rifacimenti radicali.

Recenti studi attribuiscono all’architetto Caniana il progetto. La coerenza architettonica e le pregevoli decorazioni coeve confermano datazione, unitarietà e qualità dell’intervento. Gli stucchi sono del Comuzio e le sale sono affrescate da Carlo Carloni nel 1750 e da Federico Ferrario intorno al 1770. Un elegante scalone di schietto gusto settecentesco porta al primo piano, verso la strada, a un ampio salone affrescato: non molto chiara, anche per un probabile successivo ritocco, è l’attribuzione dei dipinti a Giuseppe Brina.

Nel maggio del 1800 i C.ti Mosconi acquisirono e incorporarono le due case Ragnoli e Albani sul lato a ponente. Interessante è l’unico intervento neoclassico che fu commissionato da Mons. Mosconi a Quirino Salvatoni e figlio G. Battista nel 1835. Il tema dell’incontro a Bologna di Clemente VII con Carlo V per la riconciliazione dopo il sacco di Roma, è significativo del clima culturale del tempo.

Nel 1845 la dimora venne acquistata dal conte Paolo Agliardi per 80.000 svanziche.

Nel 1924 alcune sale al primo piano verso giardino vennero decorate con stucchi, su progetto del conte ing. Ernesto Suardo, dallo stuccatore Aiolfi . Vi è un interessante esempio di moderno intervento in un bagno decorato negli anni ‘50 dal pittore Tony Mellara.

Nella facciata verso strada, il portale, che è sovrastato da un poggiolo in pietra sagomato,è a tutto sesto e si apre in uno zoccolo d’arenaria, sormontato da una muratura, intonacata, tagliata orizzontalmente da due cornici. Nel cortile, sul lato opposto all’ingresso, le colonne binate reggono una trabeazione interrotta da archi a tutto sesto. La loggia sovrastante è sorretta da colonne più esili.

A piano terreno, un ampio salone, fiancheggiato da quattro sale, si affaccia su un giardino pensile.

Le sale sono decorate da briosi affreschi di Carlo Innocenzo Carloni e di Federico Ferrario rappresentanti scene mitologiche e incorniciati da stucchi.

Interessanti dipinti ivi conservati:

Jacopo Bassano (Bassano, 1518-1592) Deposizione.

J. Ph. Hackert (Prenzlau, 1737 † San Pietro a Careggi 1807) tre “Paesaggi romani” (dipinti nel 1781).

Francesco Buoneri detto Cecco del Caravaggio “ Decollazione del Battista”.

Simone Contarini (Pesaro 1613 † Verona 1648) detto il Pesarese, allievo di Guido Reni “Agar nel deserto”.

Pietro Liberi, (Padova 1614 † Venezia 1687) “Figure mitologiche” (dipinto intorno al 1680).

Cesare Tallone (Savona, 1853 † Milano, 1919) Ritratto del C.te Giovanni Battista Agliardi.

Giacomo Gritti (Torre Boldone 1819 † Bergamo, 1891) Ritratto del C.te Canonico Alessandro Agliardi e del C.te Paolo Agliardi.

Basiletti Ritratto giovanile del C.te Paolo Agliardi .

Sala neoclassica

La grisaille del fregio fu ordinata da monsignor Mosconi nel 1835 a Quirino Salvatoni (1787-1871) e a suo figlio Giovanni Battista (1806-1864). Rappresenta l’incontro fra l’imperatore Carlo V e il papa Clemente VII (1523-1534) (Giulio de’ Medici), in occasione della riconciliazione (dopo il sacco di Roma) fra la Chiesa e l’Impero, avvenuta in Bologna nella chiesa di San Petronio il 1° gennaio 1530.

“.........Il 23 ottobre vi giungeva il Papa salutato dallo scampanio e dai fuochi di gala: i preparativi pel ricevimento erano davvero straordinari. Il Papa fu portato in sedia gestatoria: 16 cardinali, numerosi vescovi ed arcivescovi, pubbliche autorità erano presenti in San Petronio dove egli impartì la solenne benedizione. Ancor più importanti furono i preparativi per accogliere l’Imperatore: per gli addobbi e le decorazioni vi fu chiamato anche Giorgio Vasari con altri pittori. Carlo V vi giungeva, con tutta la maestosa pompa del suo seguito il 5-11-1529: gli facevano scorta duchi, marchesi, conti e militi, a piedi e a cavallo, in gran numero. Sua Santità lo attese su di un palco eretto in piazza dinnanzi a San Petronio. L’Imperatore smontò da cavallo e, inginocchiatosi, baciò prima il piede, poi la mano del Papa, il quale fattolo alzare lo baciò in fronte. Dopo i convenevoli l’Imperatore offrì al Papa dieci libbre di monete d’oro e insieme entrarono nel tempio a cantare il Te Deum”. (Da la “Storia dei Papi” di C. Castiglioni - Ed. U.T.E.T.)

Quadri:

Pietro Liberi (Padova 1614 † Venezia 1687). Due tele di “Figure mitologiche”, dipinte intorno al 1680.

Cesare Tallone (Savona 1853 † Milano 1919), ritratto del C.te Senatore G. Battista Agliardi.

Giacomo Gritti (Torre Boldone, 1819 † Bergamo,1891) ritratti del C.te Canonico Alessandro Agliardi e del C.te Paolo Agliardi.

Luigi Basiletti (Brescia, 1780-1859), ritratto giovanile del C.te Paolo Agliardi.

Salone centrale

Salone pianoterra. Decorazioni del soffitto dello stuccatore luganese Maurizio Camuzio (sec. XVIII)

L’ampio salone centrale si affaccia sul giardino pensile. È decorato con affreschi di Carlo Innocenzo Carloni, dipinti nel 1750. Sono quattro medaglioni mistilinei, incorniciati da stucchi dal Comuzio, che rappresentano scene bacchiche. Di due di questi, Bacco e Arianna e Bacco e una Ninfa esistono anche i bozzetti, passati anni fa sul mercato antiquario inglese. I medaglioni fiancheggiano lateralmente il riquadro centrale rappresentante Apollo e Diana.

Quadri:

Quattro tele olio di scuola piemontese del XVIII sec. “Paesaggi”.

Sala d'angolo verso il giardino

L’affresco di Carlo Innocenzo Carloni rappresenta Diana e Endimione. Lo stesso soggetto è stato raffigurato dal Carloni in una sala di palazzo Gallarati Scotti a Milano. Ambedue gli affreschi sono stati eseguiti alla metà del 1700, in un periodo in cui il colorito chiarissimo e sfumato adottato dall’artista, le linee nervose e la leggerezza delle forme, fanno pensare all’influenza veneziana della corrente del Pellegrini. Endimione, eroe leggendario della mitologia greca, appare amato da Selene; da Zeus avrebbe avuto la possibilità di sostituire la morte col sonno. Secondo altre versioni tale facoltà gli sarebbe stata data dal dio Ipno o dalla stessa Selene. Nell’arte antica fu soggetto di straordinaria bellezza, raffigurato più che come eroe, come avvenente pastore o cacciatore.

Quadri:

Simone Contarini detto il Pesarese (Pesaro, 1613 † Verona, 1648) “Agar nel deserto”.

Francesco Buoneri detto Cecco del Caravaggio (post 1580? † post 1630?) “Decollazione del Battista”.

Sala verso la corte (Lato destro)

Affresco:

Carlo Innocenzo Carloni “ Scena mitologica”

Quadri: Quattro paesaggi bucolici

Sala verso la corte (Lato sinistro)

Federico Ferrario Il Sacrificio di Polissena (Affresco Pianoterra)

Affresco di Federico Ferrario (Milano 1714- 1802) “Il sacrificio di Polissena”. L’affresco si ritiene sia stato eseguito intorno al 1770. Le figure piuttosto statiche e fredde precorrono il gusto neoclassico. Polissena, personaggio della mitologia classica, era figlia di Priamo e di Ecuba. La sua vita e la sua morte furono oggetto di molte leggende.

Quadri:

Jacopo Bassano (Bassano,1518-1592) “Deposizione”.

Jakob Philipp Hackert (Prenzlau, 1737 † San Pietro a Careggi, 1807) “Tre paesaggi romani”, dipinti nel 1781.


Carlo Innocenzo Carloni. Affresco raffigurante Bacco nel salone centrale
Carlo Innocenzo Carloni. Affresco raffigurante Bacco nel salone centrale
Carlo Innocenzo Carloni. Affresco raffigurante Bacco e una Ninfa nel salone centrale
Carlo Innocenzo Carloni. Affresco raffigurante Diana e Endimione nel salone centrale
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Il salone al pianterreno
Lo scalone
La 3ª parte della galleria, verso le sale
La Galleria degli antenati dall'entrata (foto del 1968)
La Galleria degli antenati verso l'uscita (foto del 1968)
La sala delle pelli (foto del 1968)
La sala delle pelli (foto del 1968)
La sala rosa (foto del 1968)
La sala rosa (foto del 1968)
La sala verde (foto del 1968)
La sala verde (foto del 1968)
La sala verde (foto del 1968)
Giuseppe Brina (sec. XVII-XVIII). Scena allegorica
Giuseppe Brina (sec. XVII-XVIII). Scena allegorica sul soffitto
La sala degli Hackert
La sala neoclassica
La stanza della signorina Schubert nel 1901