Provaglio

Da EFL - Società Storica Lombarda.
(Spreti, App., II, p. 499)
(Spreti, vol. V, p. 515)
Ramo di Francesco (Spreti, vol. V, p. 517)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 515-517:

Famiglia illustre che si distinse fra le altre della Nobiltà Bresciana. Tralasciando la leggenda, che fiorì pure attorno a questo Casato nei secoli delle genealogie adulatorie, e tutti i nomi che ripetutamente ricorrono nelle cronache dei tempi oscuri e nei documenti, il primo dei quali è un istrumento del 16 settembre 1286 ricordante il giuramento di fedeltà fatto dai maggiorenti degli Orzinuovi agli Ambasciatori del Comune di Brescia fra i quali sono menzionati ZAVAGLIANO GIOVANNI e RODOLFINO de Provalio (paese della riviera del Lago d’Iseo), inizieremo la serie dei nomi della famiglia col nome certo e vicino del capostipite. Esso è GIACOBINO uomo di leggi, giudice di Collegio e conte Valassino il quale nel 1356 fu eletto, assieme ad altri cittadini eminenti, all’incarico della riforma delle leggi. Fu suo nipote figlio di Giovanni, ANGELINO uomo d’armi espertissimo, fedele alla fugace signoria in Brescia di Pandolfo Malatesta il quale, a premiare il Provaglio dei suoi servizi, nel 1411 lo investì del castello di Ponticelli sull’Oglio, a guardia del confine Cremonese, con tutti i diritti e giurisdizioni ed esenzione di qualunque dazio; feudo che era stato tolto ai Griffi nemici del Malatesta.

Figlio di Angelino fu ARMANNO che fu assieme ai suoi figli tra i difensori di Brescia durante l’assedio di Nicolò Picinino nel 1438. Dei suoi eredi ANGELINO, già morto nel 1469, ebbe quattro figli che si distinsero tutti: ALESSANDRO nel 1500 fu inviato ambasciatore di Brescia alla elevazione di Leonardo Loredan a Doge di Venezia e venne creato cavaliere; TEODORO, che durante il terribile assedio dei Francesi alla città di Brescia, nel 1512, cadde combattendo valorosamente sotto gli occhi del fratello capitano GEROLAMO, il quale pure compì atti di grande valore, ed infine SCIPIONE che durante una mischia venne fatto prigioniero e poté riscattare la propria libertà pagando una taglia di 4000 ducati. Egli solo rimase superstite vivendo sino a tarda età. Venezia per le benemerenze sue e dei suoi fratelli lo creò cavaliere e concedette nel 1524 a lui ed ai suoi nipoti figli di Gerolamo, dei quali era tutore, ampii privilegi ed esenzioni da dazio. Uomo pio, fondò il Convento di Saiano e morì nel 1534.

Dei nove figli maschi di Gerolamo si distinsero per valore e perizia in fatti d’armi: TEODORO, OTTAVIANO capitano, BATTISTA e FRANCESCO cavaliere.

Dopo questa generazione la famiglia si suddivise in tre rami, due dei quali vivono tuttora, che continuarono le nobili tradizioni degli antenati. Il ramo di Battista continuò col figlio MARIO, capitano di Brescia alla Battaglia di Lepanto e nominato cavaliere di S. Marco per il suo valore: dal di lui figlio FRANCESCO nacque nel 1633 GIULIO il quale per le benemerenze sue e della famiglia, fu nominato dalla Repubblica di Venezia consignore della Meduna, mentre il fratello IPPOLITO vivendo alla Corte di Carlo Emanuele II, fu nel 1660 creato cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro per meriti acquisiti nella battaglia di Valenza. MARIO, unico figlio di Giulio e della nob. Lucrezia Uggeri, nato nel 1672, morì senza discendenti.

Da Francesco discende altro ramo di cui trattiamo in cenno a parte, mentre qui viene tracciato la discendenza del ramo primogenito l’origine del quale fu Ottaviano. Dei tre figli di costui solo CESARE (n. 1540) ebbe figli. Egli fu uomo d’armi, compagno del Martinengo al servizio della Serenissima Dominante; per i suoi alti meriti ebbe, con ducale 27 febbraio 1592, dal Doge Pasquale Cicogna il titolo di conte di Monticelli, titolo riconfermato ai discendenti. Dal suo terzogenito ALFONSO (n. 1573) nacque Cesare II che fu padre di ALFONSO (n. 1642), PIETRO (n. 1643), NICOLA (n. 1650) e SCIPIONE (n. 1648). Da quest’ultimo e dalla moglie sua contessa Marzia Martinengo nacque nel 1690 CESARE III che sposò la contessa Camilla Gambara e ne ebbe SCIPIONE (n. 1721) marito della contessa Eleonora Martinengo Cesaresco e padre di PIETRO (n. 1750).

Questi tolse in moglie la contessa Cecilia Fenaroli, da cui ebbe: CESARE (n. 1789, † 1851) che sposò la nob. Giulia Fisogni (n. 1800, † 1881) da cui: Cecilia (n. 1828) in nob. Luigi Cazzago e SCIPIONE (n. 1829, † 1903) marito nel 1858 della nob. Claudia Brunelli (n. 1831, † 1914) da cui CESARE V (n. 19 novembre 1858, † 15 marzo 1917). Questi dalla moglie Rosa Ancilloto (n. 16 agosto 1864) ebbe: 1) Claudia (n. 1890, † 1907); 2) Elisa (n. 1891) suora; 3) Maria (n. 1893) ved. di D. Morandini, capitano di lungo corso; 4) Adele (n. 7 agosto 1895), sp. ing. Giorgio Catturich; 5) Carmela (n. 16 luglio 1897), sp. il nob. Alberto Compostella; 6) Emilia (n. 5 gennaio 1901); 7) SCIPIONE (n. 17 febbraio 1903); 8) AGOSTINO (n. 6 aprile 1904); 9) Paola (n. 21 giugno 1909).

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. coi titoli di conte di Monticelli (mf.), nobile (mf.), in persona di SCIPIONE, AGOSTINO, Elisa, Maria, Adele, Carmela, Emilia e Paola, fu Cesare.

f. l. [Fausto Lechi]


Ramo di Francesco

È un ramo della famiglia precedente. Uno dei nove figli di quel GEROLAMO che si distinse nell’assedio di Brescia del 1512 contro i Francesi guidati da Gastone di Foix, fu FRANCESCO, cavaliere di S. Marco, morto attorno al 1550 e padre di ANNIBALE, anch’esso cavaliere e riconfermato, come i cugini, nel titolo di conte che venne sempre portato dai suoi discendenti. Figlio di Annibale fu CARLO OTTAVIO, padre a sua volta di altro CARLO CAMILLO (n. 1617).

Da quest’ultimo la discendenza, sempre ammessa al Consiglio Generale della Nobiltà bresciana, continua da padre in figlio col seguente ordine: TOMASO (n. 1641), FRANCESCO (n. 1674), CARLO (n. 1696), sp. a Venezia Angela Saccariol, FRANCESCO (n. 1750 circa). La famiglia viveva allora in Brescia sotto la Parrocchia di S. Alessandro e in provincia a Calcinato indi a Barbariga.

Da Margherita Gerra il conte Francesco suddetto ebbe vari figli, due dei finali ALESSANDRO (n. 1767) e PAOLO (n. 1779) ebbero discendenti sdoppiando nuovamente la famiglia.

Ramo di Alessandro. - Suo figlio LUIGI, che si stabilì in provincia a Faverzano, sposò Caterina Pesce da cui ebbe ALESSANDRO (n. 1 marzo 1858) marito di Luisa Carati (n. 1865) e padre di Caterina (n. 1901) e di LUIGI (n. 10 agosto 1903) dottore in Agraria.

Ramo di Paolo. - Furono suoi figli: GIUSEPPE e CESARE. Giuseppe fu padre di: 1) PAOLO padre di GIUSEPPE APOLLONIO; 2) ANGELO padre di GIULIO e GIUSEPPE, 3) MARIO padre di MARIO e avo di BORTOLO. Cesare fu padre di LUIGI, avo di BORTOLO, bisavo di LUIGI.

f. l. [Fausto Lechi]


Genealogia

Genealogia Provaglio

Stemmi

ARMA: Troncato: nel 1° d’oro al leone nascente di azzurro, linguato di rosso e coronato del campo; nel 2° d’azzurro a tre stelle d’oro poste 2 e 1.

Alias: Troncato: nel 1° d’oro al leone nascente di azzurro, linguato di rosso e coronato del campo, nel 2° d’azzurro a tre stelle d’oro male ordinate.

Ramo di Francesco

ARMA: Troncato: nel 1° d’argento al leone nascente d’azzurro, linguato di rosso e coronato d’oro; nel 2° d’azzurro a tre stelle d’argento male ordinate.

Stemmi famiglia Provaglio

Storia

Personaggi

Dimore

Brescia

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

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Fonti

Bibliografia

Sitografia

Documenti

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Note