Trotti

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Trotti Bentivoglio (Spreti, vol. VI, p. 729)
Trotti del ramo di Andrea (Spreti, vol. VI, p. 728)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 728-732:

TROTTI BENTIVOGLIO

Antica e celebre famiglia illustrata ampiamente in Famiglie Notabili Milanesi, vol. I. Giorgio Merula fa menzione di un GUGLIELMO, fortissimo milite, vissuto verso il 1000. Da Guglielmo, sempre secondo il Merula, nacque MARTINETTO, che viveva a Gamondio nel 1050. Dal suo matrimonio con Boida Fieschi, dei conti di Lavagna, nacque postumo un altro MARTINETTO, che, dal nome della madre, fu volgarmente chiamato Boido-Trotti.

Da questo Martinetto venne in luce GUGLIELMO, vissuto circa l’anno 1140. Suo contemporaneo fu quel MANFREDO, che il Corio e il Giulini citano come uno dei trentasei nobili cittadini milanesi, i quali, per aderire alle suppliche dei monaci di Pontida, firmarono nel 1119 il privilegio di esenzione da ogni aggravio a favore di quel monastero che i milanesi avevano eretto a loro spese (cfr. Calvi Felice, Famiglie notabili milanesi, Milano, 1873, volume I, fam. Trotti, tav. I). Da Guglielmo, nacquero EMANUELE e GIOVANNI.

Emanuele, secondo il Merula, sarebbe uno degli otto fondatori della città di Alessandria, anzi il principale autore di quell’impresa. Il predetto storico in data di Milano, 15 giugno 1488, tra l’altro, scrisse a Marco Trotto, segretario ducale: «Emanuel primus, orator insignis, unus ex octo aedificatoribus fuit in aedificatione urbis nostrae Alexandriae, primitus cognominata Cesarea de anno domini 1168, et in medio mensis maii aedificatae, inductis per eum cunctis agnatis ad destruendum Castellacium et aedificandum ac habitandum in Alexandria, in qua illis dari fecit primum locum, situm et honorem in Gamondio». (Cfr. CALVI, op. e loc. cit.).

Giovanni fiorì nell’anno 1173 e fu il primo della famiglia, dopo Emanuele, che, lasciato Gamondio (Castellazzo), andò coi suoi ad abitare la citta di Alessandria. Dei suoi figli, meritano particolare menzione RINALDO, uomo dotto e valoroso, che fiorì nel 1209 e più tardi fu dalla città di Alessandria inviato ambasciatore presso papa Onorio III; GUGLIELMO, che nel 1208, come rappresentante di una delle più nobili ed antiche famiglie di Alessandria, custodiva la prima delle otto chiavi dell’arca delle reliquie in Duomo, e ARDENGO, illustre vescovo di Firenze, ambasciatore di Gregorio IX presso l’imperatore Federico nel 1238, ricordato anche come fondatore del tempio dell’Annunciata in Firenze, reso celebre dagli stupendi affreschi di Andrea del Sarto. Da Guglielmo nacquero TROTTO, che viveva nel 1279 in Alessandria e vi possedeva la propria torre, e GIOVANNI, che diede origine al ramo dei Trotti-Sandri.

Figli di Trotto furono PIETRO e FEDERICO. Da Federico nacquero LORENZO, giudice di Alessandria nel 1320, e ROBERTONE, capostipite dei Trotti di Castellazzo, capitano del popolo di Asti (1308), governatore di Tortona per Carlo II d’Angiò, primo possessore dei beni della Torre di S. Evasio del Ghisone, nel cui ramo fiorirono parecchi uomini illustri: ANTONIO, ambasciatore di Alessandria a Milano nel 1397, FRANCESCO, podestà di Piacenza nel 1335, ANDREA, podestà di Casalmaggiore nel 1590.

Da Lodovico, di Federico, oltre ROBERTONE, dal quale venne in luce DOMENICO, che fu il capostipite della linea dei conti di Santa Giulietta, ebbe i natali ANDREA, marito prima di Maria Canefri di Ugone e poi di Silvia de’ Tornasi, nobile anconitana (1372). Il primogenito di Andrea, GABRIELE, fu condottiero al servizio dei duchi di Milano. Viveva ancora nel 1397. Da lui ebbe origine il ramo dei Trotti di Pasturana, che continuò con un GIOVANNI, trasferitosi in Francia e si estinse ai primi del 1600. Il secondogenito fu ANDREINO, condottiero al servizio di Gian Galeazzo Visconti, che nel 1387 gli concesse un ampio privilegio di esenzione da qualunque imposta, ricordato per l’aiuto che prestò a Jacopo Dal Verme contro Stefano di Baviera e Giacomo d’Armagnac a Porta Marengo di Alessandria. Più tardi lo stesso Andreino fu gonfaloniere di S. R. C. sotto Bonifacio IX, dal quale ottenne il privilegio per sé e per i suoi discendenti di porre nella sua arma gentilizia le chiavi di S. Pietro. Nel 1392 acquistò per ventimila fiorini d’oro, stampo di Firenze, le terre di S. Leonardo e Campagna, S. Andrea di Sesto, S. Rainerio e SS. Trinità di Castellazzo, nella diocesi d’Acqui, ottenendo da Gian Galeazzo Visconti il permesso di fortificarvi alcuni posti e di tenervi presidio. Il terzogenito di Andrea fu FACINO, cavaliere Gerosolimitano (1394).

Il figlio di Andreino, GIAN GALEAZZO, nato nel 1394 da Giulia Dal Pozzo, fu tenuto a battesimo a mezzo di procuratore dallo stesso duca Gian Galeazzo Visconti. Nel 1433 ottenne in feudo il luogo ed il castello di Monte Aldeo e nel 1440 quello della Rocca Valle d’Orba, detta dei Trotti, nel distretto di Alessandria. (Cfr. CALVI, op. e loc. cit.). Come guelfo seguì Rinaldo Dresnay, generale dell’esercito francese. Fatto poi prigioniero nella rotta che i francesi subirono alla Frascata (1447), Gian Galeazzo Trotti fu condotto a Milano, ove rimase due anni finché Francesco Sforza, proclamato duca di Milano, lo rimandò libero. Morì nel 1472. Sposò, in prime nozze, Beatrice Pepoli, del conte Giovanni Romeo e di Francesca Bentivoglio, e in seconde nozze Francesca Ordelaffi dei signori di Forlì. Dopo Gian Galeazzo, coi suoi figli ANTONIO ed ANDREA, la famiglia si divise in due grandi linee. Quella di Antonio aggiunse al proprio il cognome Bentivoglio, per adozione di Giovanni II Bentivoglio (25 dicembre 1478); quella di Andrea, alla quale spettò il feudo di Monte Aldeo, formò il ramo dei feudatari di Monte Aldeo, estintosi nel secolo XVIII.

La linea dei Trotti-Bentivoglio si divise a sua volta in tre diramazioni: la primogenita tenne la sua principale dimora in Alessandria e si trasferì a Milano al principio del sec. XVIII; la secondogenita si stabilì molto tempo prima a Milano e quando si estinse, chiamò erede di tutta la sua fortuna la primogenita; la terzogenita infine si trapiantò a Ferrara.

Qui si segue soltanto la genealogia della diramazione principale cioè quella di ANTONIO, primogenito di Gian Galeazzo. Il detto Antonio fu tra i conti e militi creati da Francesco I Sforza il 26 marzo 1450, nel 1468 fu presente alla convocazione seguita nel castello di Porta Giovia in Milano a prestare giuramento di fedeltà a Galeazzo Maria Sforza, fu capitano o podestà di Bologna nel 1471, e infine, per i suoi rari meriti, fu da Giovanni Bentivoglio, signore della predetta città, con privilegio del 25 dicembre 1478, ascritto con tutti i figli e discendenti in perpetuo alla sua famiglia, con il diritto di portarne il cognome e l’arma col motto Fides et Amor. Con istrumento 8 maggio 1498, del notaio Raffaele Grasso di Alessandria, acquistò quattro quinti del feudo di Fresonara e il 19 novembre 1479, per la sua fedeltà e devozione agli Sforza, fu investito dalla duchessa Bona di Savoia, madre e tutrice di Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, del feudo di Ovada nel Genovesato. Luigi XII con diploma 28 ottobre 1499, lo creò conte dei predetti luoghi. Sua moglie, che fu la nobile Isabella Guasco, figlia di Luigi, gentiluomo di Camera del re Luigi XII, e di Riccia nata dei marchesi Del Carretto, gli diede molti figli.

Il primogenito FRANCESCO, giureconsulto, appartenne al Consiglio di Lodovico il Moro nel 1497 e a quello di Luigi XII ne! 1500; ottenne da quest’ultimo la conferma dei feudi di Ovada e due Rossiglioni. Morì nel 1515. Anch’egli ebbe due consorti: la prima fu Bianca Visconti, di Giovanni Maria, dei signori di Castelletto; la seconda fu Caterina Ordelaffi. Ebbe quattro figli, tra i quali GIAN GIACOMO, cavaliere aurato, cancelliere ducale nella provincia della Lomellina, ambasciatore della città di Alessandria a Milano nel 1546. Da Laura Galliciani, figlia del nobile Tomaso, di Napoli, sua moglie, ebbe il figlio LODOVICO, cavaliere aurato (1599-1613), che sposò prima Francesca, di Nicolò Trotti e poi Giulia, di Antonio Trotti, dei signori di Pasturana. MARC’ANTONIO, figlio di Lodovico, nato il 1° marzo 1589, nel 1614 era capitano di fanteria lombarda nella guerra tra gli eserciti di Spagna e di Savoia. Da sua moglie, Marianna Pettenari, figlia ed erede del nobile Gerolamo, decurione di Alessandria, il 22 gennaio 1629, ebbe il figlio GUARNIERO, che sposò Antonia Marianna Trotti, figlia di Gian Giacomo, consignore di Fresonara. Da questo matrimonio sortì i natali LODOVICO (1667-1704), che trasferì definitivamente la dimora della famiglia a Milano, in parrocchia di S. Giovanni alle Quattro Facce. Con diploma 5 febbraio 1688, Lodovico fu creato marchese da Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza. Dopo due secoli dalla morte di Antonio, capo del ramo Trotti-Bentivoglio, questo Lodovico riunì in sé le ricchezze, le memorie e le nobilissime tradizioni degli altri rami dei Trotti-Bentivoglio. Sua moglie fu Maria Antonia Gallarati, figlia del marchese senatore Tomaso e di Lucrezia Archinto.

L’unico figlio di Lodovico, cui fu imposto il nome di LORENZO GALEAZZO, nacque il 2 novembre 1702 e morì a soli 35 anni nel 1737. Fu educato a Parma e nel 1718 ottenne da Carlo VI la conferma di tutti i suoi titoli feudali. Sposò Paola Simonetta, del conte Giacomo, dalla quale, tra gli altri figli, ebbe LODOVICO (1729-1808), nominato, nel 1767, gentiluomo di camera dell’imperatore d’Austria. Con decreto 16 agosto 1770 il Tribunale Araldico di Lombardia ordinò che il suo stemma gentilizio fosse delineato nel Codice Araldico col manto e coi motti di cui alla descrizione che precede. Sposò nel 1751 Costanza Castelbarco Visconti, figlia del conte Carlo e, morta la prima consorte, contrasse matrimonio con Teresa Fontana Belinzaghi Beluschi, di Gaetano. Dalla prima consorte venne in luce LORENZO GALEAZZO, nato a Milano il 19 marzo 1759, che con Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817, ottenne la . conferma dell’antica nobiltà e del titolo di marchese. Contrasse matrimonio a Vienna con Antonietta Schaffgotsch, figlia di S. E. Antonio Gottardo, conte del S. R. I. e libero barone di Trochenberg, signore ereditario di Cravara, Wildschin e Krautenwald. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Nob. Uff. Ital. coi titoli di marchese (mpr.), marchese di Fresonara (mpr.), conte di Castelnuovo Calcea (mpr.), signore di Venzaglio (mpr.), nobile (mf.), trattamento di don e donna, come da decreto ministeriale 7 maggio 1918. È infine rappresentata da LORENZO, n. 13 marzo 1874, di Maurizio (n. 8 ottobre 1843, † 20 aprile 1873; sp. con Giovanna Besana), di Antonio (n. Vienna, 5 gennaio 1728, † Milano, 16 settembre 1879; sp. con Giacomina Faa, del conte Bruno, di Alessandria), di Lorenzo suddetto.

Sorella: Eugenia, n. 27 aprile 1876, in Avogadro.

Cugine (nate dal primo matrimonio dello zio marchese Lodovico, con Elisabetta dei conti Lucini Passalacqua): Costanza, n. 10 novembre 1855; sp. 30 giugno 1880 al conte Angelo Nerio Malvezzi; Beatrice, n. 13 dicembre 1856, ved. di Emanuele D’Adda, marchese di Pandino.

(Nate dal secondo matrimonio dello zio Lodovico, con Maria Barbiano di Belgioioso, del principe Emilio): Cristina, n. 11 novembre 1861, in Valperga di Masino; Antonietta, n. S. Giovanni di Bellagio, 6 agosto 1864, spos. Milano, 25 luglio 1885 al duca Giuseppe Crivelli Serbelloni.

f. f. [Francesco Forte]

Ivi, Appendice, Parte II, p. 636:

A complemento di quanto pubblicato aggiungiamo che dal matrimonio di LORENZO GALEAZZO con Antonietta Scaffgotsch oltre ad ANTONIO dal quale discendono i citati nel VI volume, nacque pure LODOVICO che dal matrimonio con Sofia Manzoni, di Alessandro, ebbe quattro figli: ANTONIO, nato a Milano il 9 dicembre 1839 e morto a Trezzo d’Adda il 14 luglio 1930. Tenente Generale, combattè valorosamente nelle Campagne dell’Indipendenza Italiana nel 1859, 1860, 1861, 1866, 1870, decorato di due medaglie al valor militare, comandò per due anni la Scuola Militare di Pinerolo; ALESSANDRO, morto a Baveno nel 1914: GIULIO, ufficiale di Marina, morto ad Ancona nel 1863; Margherita, sposata con Francesco Bassi, di Paolo.

v. s. [Vittorio Spreti]


TROTTI (Ramo di Andrea)

Le memorie più antiche di questa famiglia dimostrano i Trotti abitanti in Gamondio, da dove passarono in Alessandria, donde diramarono a Milano, Ferrara, Possano, Cherasco e forse a Torino e in Francia. Recenti studi riallacciano i Trotti al grande ceppo Manfredingo e assegnano loro per capostipite un ENRICO detto Trotto (1165). Ma la cosa non è sufficientemente provata. Si suddivisero in molti rami, alcuni dei quali aggiunsero al proprio nomi di alleanza e di aggregazione. Ebbero signoria su Cimena, Incisa, Ovada, Castelvairo, Castelnuovo Calcea, Santa Giulietta, Berzano, Pasturana, Montaldeo, Valle d’Orba, Rocca Grimalda, Rossiglione, Confienza, Fresonara, Broni, Frascaro, Aimonetta Rossa, Torre Volgorera, Casalcermelli, Robbio, Castelnuovo Belbo, Vinzaglio e Vimercate.

Il presente ramo si stacca dal ceppo dei Trotti con ANDREA, figlio di quel Giovanni Galeazzo († 10 settembre 1462) che possedeva i feudi di Montaldeo, San Michele, San Leonardo e che ottenne di unire alle proprie l’arma degli Sforza, e fratello di quell’Antonio, che fu lo stipite della linea dei Trotti-Bentivoglio, al quale Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, concesse, il 25 dicembre 1478, di assumere il cognome e le armi sue.

Andrea († 1477), che fu signore di Montaldeo, fu padre di BERNARDINO († 1515), che dalle sue nozze con Maddalena, di Leonardo Giustiniani, ebbe per figli GIOVANNI CRISTOFORO e ANDREA. Il nome del primo è legato ad una grande tragedia occasionata dalla terribile vendetta degli abitanti di Montaldeo, che insofferenti delle vessazioni del loro signore, uccisero (1528) Giovanni Cristoforo e quasi tutta la sua famiglia, gettandone poscia i cadaveri in un profondissimo pozzo. Andrea, che non ebbe feudi, continuò la linea, che verso il 1700 si suddivise in due rami, i quali si riallacciano, il primo, a SAINO, il secondo, ad ANDREA, figli di Antonio (1697).

Da Saino (n. Cassine, 13 aprile 1663) provennero successivamente LUCA ANTONIO (1760), SAINO GIO. BATTISTA, che fu decurione di Alessandria, e GALEAZZO. Costui, il quale nacque a Cassine il 23 aprile 1779, ebbe dalla consorte Gabriella Maggiolini di Mombercelli, numerosissima prole. Merita di essere ricordato ARDINGO (n. Cassine, 20 giugno 1797; † Torino, 11 aprile 1877), che fu tenente generale, prese parte alle campagne del ‘48 e ‘49 e ottenne una medaglia d’oro al valore militare. Fu pure deputato al Parlamento nella III e IV legislatura. Fu suo fratello VITTORIO (n. Cassine, 12 ottobre 1800; † Moncalieri, 3 agosto 1860), che dalle sue nozze con Maddalena, di Giacomo Penco, ebbe per figli ARDINGO (n. Nervi, 27 luglio 1841), che è avvocato, e GALEAZZO (n. Nervi, 4 maggio 1849; † Torino, 31 dicembre 1919), che fu ufficiale di fanteria. Sposò costui (1877) Lucia, del marchese Luigi Salvago, e nacquero da questo matrimonio Amalia (n. 1879) e Laura (n. 1881), che è moglie dell’avvocato Cesare Augusto Chionio.

La discendenza di Andrea ebbe termine con l’avvocato FERDINANDO VITTORIO (n. 24 ottobre 1871; † Settimo Torinese, 7 maggio 1917), figlio di Alberto Eugenio (n. Torino, 27 agosto 1831, † 12 febbraio 1908) e di Elena Chiapirone. Questo ramo era stato riconosciuto nobile con Declaratoria camerale del 17 marzo 1824 a favore di FERDINANDO VINCENZO GIUSEPPE (n. Torino, 14 ottobre 1783).

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ARDINGO, di Vittorio, di Galeazzo.

Fratello: GALEAZZO, †.

Figlie di Galeazzo: Amalia, Laura.

Altra linea.

ALBERTO EUGENIO †, di Ferdinando.

Figlio: FERDINANDO VITTORIO †.

l. b. [Luigi Borello]


Genealogia

Genealogia Trotti

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

TROTTI BENTIVOGLIO

ARMA: Inquartato: nel 1° e 4° troncato d’oro e d’azzurro (Trotti); nel 2° e 3° trinciato, indentato d’oro e di rosso (Bentivoglio). Sul tutto di rosso al gonfalone pontificio d’oro con le chiavi, l’una (a destra) d’oro, l’altra (a sinistra) d’argento decussate, col capo d’azzurro caricato di un’ancora di argento posta in paio e portante nell’anello d’attacco una lista dello stesso inscritta della leggenda in nero: Quae me sustinet porto (Per decreto 16 agosto 1770; Codice Araldico Lombardo, pagina 11).

CIMIERO: 1°) Leone d’oro con due penne di pavone piantate nell’orecchio, uscente, rivoltato e linguato di rosso; 2°) Tigre uscente da fiamme; 3°) Liocorno nascente d’argento.

ORNAMENTI: Piume giallo-azzurre, barletta rosso-azzurro, manto di velluto rosso seminato di T d’oro e foderato d’ermellino.

MOTTO: Fides et Amor.


TROTTI (Ramo di Andrea)

ARMA: Troncato d’oro e di azzurro.

CIMIERO: Una testa di leopardo, d’oro, con due penne di pavone, uscenti da ciascun orecchio.

Stemmi famiglia Trotti

Storia

Personaggi

Dimore

Milano

Torino (Trotti del ramo di Andrea)

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/trotti/

http://www.treccani.it/enciclopedia/trotti-bentivoglio-lodovico-marchese/

http://www.treccani.it/enciclopedia/trotti-di-santa-giulietta-giovanni-battista-conte/

http://www.verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30682&action=T&tipo=2

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note