Visconti di Modrone
Torna a Visconti
Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 932-937:
VISCONTI MODRONE
Nella relazione 5 dicembre 1815 della I. R. Commissione Araldica Lombarda, con cui fu proposto a favore del duca CARLO Visconti Modrone, di Antonio, di Carlo, la conferma del predetto titolo di duca di concessione napoleonica e degli altri titoli di cui godeva la famiglia prima del 1796, tra l’altro si legge che questo ramo dei Visconti «ha per capostipite UBERTO detto il Picco che viveva nella fine del secolo XIII ed era figlio di Teobaldo e fratello di Matteo I detto il Magno» (Archivio di Stato in Milano, Governo, parte moderna, Araldica, cart. 74, Duchi Visconti Modrone). Ciò trova conferma nella genealogia della famiglia più volte approvata dal Collegio dei Giureconsulti di Milano e precisamente nelle comparizioni 6 aprile 1682, 31 agosto 1722 e 21 aprile 1755 presentate al Collegio in occasione dell’ammissione dei giureconsulti conte GALEAZZO (figlio di Antonio Coriolano, di Antonio), conte FILIPPO (figlio di Nicolò, di Antonio Coriolano) e conte NICOLÒ (figlio del predetto Filippo), tutti ascendenti diretti del duca Carlo, confermato nel 1816 (Archivio di Stato in Milano, Amministrazione del Fondo di Religione, Collegi, Comuni, Milano, Giurisperiti, Petenti, Visconti, 1651-1794, cart. 2142).
UBERTO, detto anche UBERTINO Visconti, fu — secondo il Litta (Famiglie Celebri Italiane, Visconti, tav. II) e secondo la citata comparizione 6 aprile 1682 — podestà di Vercelli nel 1290, di Como nel 1292 e nel 1295. Con Matteo I il Magno, suo fratello, possedette i luoghi di Somma, Vergiate, Golasecca, Lonate Pozzolo, Perno, ecc., ad essi fratelli pervenuti nelle divisioni del 1288 con lo zio paterno Pietro. Morì nel 1315 e fu sepolto in S. Eustorgio. Da Ubertino, tra gli altri figli, venne in luce VERCELLINO o VERCELLOLO, così chiamato perché nato a Vercelli (Litta, op. cit., tav. XVI). Fu podestà della stessa città di Vercelli nel 1317, indi di Novara (1318-20). Nel 1324 militava contro i guelfi di Raimondo di Cardona e nel 1331 fu con altri inviato ad Avignone a continuare, a nome di Azzo Visconti, le trattative di pace con Giovanni XXII, iniziate quando Lodovico il Bavaro aveva lasciato l’Italia. Nel 1341 fu infine nuovamente inviato presso la Corte Pontificia per ultimare gli accordi dei signori di Milano con Benedetto XII e Clemente VI, che successe a Benedetto.
Figli di Vercellino furono GIOVANNI ed ANTONIO. La linea di Giovanni si estinse con l’abbiatico di lui, OTTONE, che fu uno degli assassini del duca Giovanni Maria (16 maggio 1412). La linea di Antonio, invece, dura tuttora.
ANTONIO, che negli atti riceve le qualifiche di spectabilis et egregius, nobilis et potens miles (1401, 1423) fu consigliere del duca Giovanni Maria e signore di Somma, Cislago, Pozzolo, Agnadello e Motta (Visconti). Sposò in prime nozze Deianira di Valperga, e in seconde nozze Anastasia Carcano, di Giovannolo. Secondo il Litta (tav. XVI), ebbe undici figli, tra i quali GIO. BATTISTA (1423, 1431, 1438, 1453), che insieme con suo padre partecipò ai funerali del duca Gian Galeazzo, e VERCELLINO, che fu poi padre di un altro GIOVANNI, arcivescovo di Milano († 3 marzo 1453).
Dal predetto Gio. Battista e da sua moglie Regola, di Guido Galeazzi, di Siena, podestà di Milano, nacquero FRANCESCO, capostipite dei marchesi di S. Vito e dei marchesi della Motta, e GUIDO. Questi visse all’epoca di Francesco e di Galeazzo Maria Sforza. Nel 1450, nel giorno in cui lo Sforza prese possesso del ducato di Milano, egli fece da coppiere della duchessa Bianca Maria e in un decreto del 14 gennaio 1450, dato nella rocca di Brivio, dallo stesso Francesco Sforza è qualificato affine ducale. Magnìficus et insignis aureatus eques, affinis dilectissimus è qualificato pure da Galeazzo Maria Sforza nel decreto dato a Milano il 29 luglio 1473 con cui lo nominò governatore di Genova e territorio dipendente (Comparizione 6 aprile 1682 citata). Precedentemente era stato commissario ducale in Novara (1462), governatore della stessa città di Genova (1466), commissario ducale in Alessandria (1467) e governatore di Cremona (1473), donde poi fu inviato di nuovo a Genova, ove trovavasi ancora nel 1476, quando scoppiò il tumulto dei genovesi guidati da Giacomo Gentile e da lui sedato con grande abilità. Morì qualche anno dopo, nella città di Genova, dopo aver avuto la nomina a consigliere ducale. Ebbe due mogli: la prima fu Eleonora de Rotariis di Princivalle, di Asti, la seconda Lieta Manfredi, figlia di Guido Antonio, signore di Faenza.
ANTONIO, figlio di Guido, consigliere segreto ed ambasciatore ducale a Ferrara (1494, 1497), signore di Lonate Bozzolo, consignore di Somma, Golasecca, Vergiate, Mezzana, Agnadello, ecc., sposò Maddalena Trivulzio, di Gio. Fermo, fratello di Gian Giacomo Trivulzio detto il Magno. Da lei ebbe, tra gli altri, la figlia Anna, che poi sposò il senatore Francesco Sfondrati e fu madre di Nicolo Sfondrati, più tardi elevato al trono pontificio col nome di Gregorio XIV (1590-1591).
GIO. BATTISTA, figlio del predetto Antonio, nel 1541 fu inviato a Trento in qualità di ambasciatore di Milano, ad onorare Carlo V che veniva in Italia. In questa occasione l’imperatore, con diploma dato a Milano il 27 agosto 1541, gli concesse la facoltà di tenere nel borgo di Lonate Pozzolo un mercato settimanale ciascun giovedì e una fiera annuale di tre giorni da cominciarsi il dì di S. Nazaro (cfr. Casanova, Dizionario feudale delle Province componenti l’antico Stato di Milano, Firenze, 1904, pag. 56, Lonate Pozzolo). Nel diploma relativo, di cui trovasi un riassunto nella citata Comparizione 6 aprile 1682, si accenna agli importanti servigi resi dai Visconti alla Casa d’Austria. Tra l’altro, vi è ricordato che papa Gregorio X (Tebaldo Visconti, 1271-1276) molto contribuì a far conferire per la prima volta il diadema imperiale alla Casa d’Austria, favorendo l’elezione di Rodolfo I, conte di Absburgo (1273). Vi è ricordata, inoltre, Verde Visconti, moglie di Leopoldo il Buono, duca d’Austria (1365), e Bianca Maria Sforza Visconti, figlia del duca Galeazzo Maria e seconda moglie dell’imperatore Massimiliano, avo di Carlo V. Più tardi, nel 1549, fu ascritto al Consiglio dei LX Decurioni. Da Vetturia, figlia di Gio. Ambrogio Visconti, sua moglie, ebbe parecchi figli, tra i quali VISCONTE e CORIOLANO.
Visconte, che non è nominato dal Litta, è espressamente indicato come figlio di Gio. Battista e di Vetturia Visconti nella lettera patente 13 maggio 1562 emessa dal Senato di Milano, nella quale si legge: «inspectis civitatis huius annalibus nec non publicis tabulis testamentorum aliisque scripturis authenticis», «Vicecomitem hunc genus utrumque deducere a clarissimo et fortissimo viro Uberto Vicecomite fratre Matthaei eius, qui ob res domi forisque praeclarissime gestas Magni cognomen est adeptus. Pater enim illi est Jo. Baptista, quem supra nominavimus, avus vero Antonius, proavus Guido, abavus Baptista, qui liberti praedicti pronepos fuit; mater autem Vecturia Vicecomes, cui pater fuit Ambrosius, avus Baptista, proavus Franciscus, abavus Baptista ille idem, qui Uberti pronepos fuit. Qui viri omnes cum uxores nobilissimis e familiis duxere, tum principibus Mediolanensibus tempore quisque suo gratissimi, maximisque honoribus et dignitatibus ob eorum praeclaras virtutes honestati fuere, ut in eorum principum diplomatibus apparet» (riportata nella citata comparizione 6 aprile 1682).
Coriolano fu ascritto nel 1572 al Consiglio dei LX Decurioni e nel 1590 inviato dalla città di Milano presso il pontefice Gregorio XIV, suo cugino, a porgergli le congratulazioni della città per l’elevazione al soglio pontificio. Sposò Gaudenzia, di Giampietro Solari, e morì in Somma il 7 aprile 1601.
Da Coriolano, tra gli altri figli, venne in luce ANTONIO (1610, 1621, 1632). Fu nominato decurione della città (1609), giudice delle strade (1627), conservatore del Patrimonio (1633). Sposò Paola, di Stefano Doria, e ne ebbe il figlio ANTONIO CORIOLANO, nel 1634 ancora in età minore sotto la tutela della madre. Questi fu capitano della milizia urbana e morì nel 1663. Da Maddalena, figlia di Giangiacomo Durini, ebbe, secondo il Litta, due figli, cioè GALEAZZO, precedentemente nominato a proposito della comparizione del 1682 più volte citata, e che fu sacerdote della Compagnia dei PP. dell’Oratorio, istituita da S. Filippo Neri, e NICOLÒ MARIA. Questi fu membro del Consiglio dei LX Decurioni ed uomo di molta erudizione. Morì in Milano il 22 maggio 1731. Da Teresa, figlia del marchese Antonio Modroni, sua moglie, ebbe parecchi figli, tra i quali FILIPPO e CARLO. Da Filippo, come vedremo, discendono direttamente i Visconti Modroni; la linea di Carlo, invece, si estìnse nel 1837.
FILIPPO, come già si è accennato, fu ascritto al Collegio dei Giureconsulti nel 1722. Nato in Milano, parr. di S. Pietro in Camminadella, il 21 luglio 1695, morì il 28 gennaio 1768. Sposò Caterina, figlia del conte Francesco Cicogna, morta nel marzo dello stesso anno 1768. Si riprenderà in séguito la discendenza di lui.
CARLO, fratello di Filippo, fu ascritto al Consiglio dei Decurioni nel 1725 e morì il 26 aprile 1752. Sposò Laura del conte Gio. Battista Seccoborella, dalla quale ebbe le figlie Teresa, che fu moglie del marchese Sforza Brivio; Maria, che sposò Pietro Antonio Fossani, e Paola, che entrò in casa Visconti d’Aragona, e i figli GIAN VINCENZO e FRANCESCO ANTONIO.
Gian Vincenzo, prevosto della Metropolitana di Milano nel 1762, morì nel 1798; Francesco Antonio si ammogliò con Maria, figlia del marchese Federico Fagnani. Fu nominato ciambellano di Casa d’Austria nel 1771. Egli fu il primo della famiglia che potè usare il titolo di marchese di Vimodrone, a lui devoluto in séguito alla morte della marchesa Teresa Modrone, sua ava paterna, ultima della sua famiglia. Usò anche, per ragioni ereditarie, aggiungere al proprio il cognome Pirovano, famiglia alla quale apparteneva Giovanna, moglie del marchese Antonio Modrone e madre della marchesa Teresa.
Quanto al feudo di Vimodrone, si può ricordare che con istrumento 5 marzo 1648, a rogito del notaio camerale Francesco Mercantolo, ne fu investito il conte Giuseppe Modroni per appoggiarvi il suo titolo di conte, con diritto di trasmetterlo ai maschi primogeniti da lui discendenti.
Al conte Giuseppe successe il marchese e conte abate Gian Carlo Modroni, suo fratello, il quale ne fece refuta alla Regia Camera con istrumento 26 maggio 1690 a rogito del notaio camerale Giuseppe Bonaglio, affinché potesse passare nella contessa Teresa Visconti nata Modroni, sua nipote, figlia del marchese Antonio, suo fratello, riservandosi però il titolo di conte di Vimodrone vita sua natural durante. Il trapasso fu autorizzato con decreto del Governatore di Milano in data 22 aprile 1690 e il 22 giugno dello stesso anno ne fu investita la predetta contessa Teresa per quello dei suoi maschi Visconti che avesse preferito e maschi primogeniti di lui. Con diploma 2 novembre 1694 re Carlo II elevò il feudo al grado di marchesato a favore della contessa Teresa, con trasmissibilità uguale a quella del feudo (cfr. Casanova, op. cit., pag. 111, Vimodrone). In forza di tali precedenti Francesco Antonio Visconti, abbiatico della marchesa Teresa, ottenne nel 1778 che fosse riconosciuto in lui e nei suoi discendenti il titolo di marchese di Vimodrone (mpr.). Dal matrimonio del marchese Francesco Antonio con Maria Fagnani il 10 agosto 1770 in Milano (S. Giorgio in Palazzo), nacque CARLO. Questi fu cavaliere gerosolimitano ed al tempo della Repubblica Cisalpina fu elettore del Collegio dei possidenti, indi ciambellano dell’imperatore Napoleone I, che gli concesse il 5 marzo 1813 il titolo di duca, per il quale egli, a norma degli articoli 28 e 54 del VII Statuto Costituzionale del Regno d’Italia 21 settembre 1808, aveva istituito un maggiorasco di L. 100.000. I beni che formarono la dotazione del maggiorasco erano costituiti da 7405 pertiche di terra nei comuni di Busto Garolfo, Parabiago, S. Vittore, Legnano, Cassina San Giorgio e Canegrate e da altre 8703 pertiche in territorio di Motta Visconti e Besate. I beni di Besate provenivano dall’eredità dei marchesi Modroni verificatasi a favore del duca Carlo con la eredità di suo fratello Giuseppe, che aveva fatto testamento il 4 ottobre 1800 in Verona a rogito del notaio Luigi Capetti.
Nelle Lettere Patenti relative alla concessione del titolo di duca il predetto Carlo venne autorizzato a portare lo stemma che trovasi delineato nell’ultima pagina del Codice degli stemmi personali del cessato Governo Italiano (vol. I, Conti e Duchi, conservato nell’Archivio di Stato in Milano). Detto stemma è così descritto nelle citate Lettere Patenti:
«Partito: nel 1° d’argento con due grifoni di nero affrontati controrampanti ad una torre di rosso, merlata di tre pezzi, aperta e finestrata del campo; nel 2° d’azzurro ad un alerione (d’argento) posto in sbarra; sormontato dal capo dei Duchi nominati da Noi, che è di rosso seminato di stelle d’argento; cimato da un berrettone di forma elettorale di velluto nero e risvolto di armellino posato sul punto alto con un portapennacchio d’oro sostenente sette piume bianche, accompagnato da sei fogliami d’oro foderati di verde, divisi ai due fianchi dello scudo. Il tutto circondato da un manto di velluto verde spiegato e foderato di vaio». (Archivio di Stato in Milano, Araldica, p. m., cart. 74 cit.).
Al ritorno dell’Austria in Lombardia, anche il duca Carlo chiese la conferma del titolo concessogli dal cessato Governo Italiano e degli altri titoli nobiliari e feudali di cui godeva la famiglia prima del 1796; ma l’Austria, con Sovrana Risoluzione 13 maggio 1816, a tenore dei regolamenti allora vigenti, confermò soltanto il titolo di duca e respinse l’istanza quanto agli altri titoli nobiliari e feudali.
Il duca Carlo, ultimo maschio superstite del suo ramo, in quanto che anche suo fratello GIUSEPPE, pur avendo contratto matrimonio con Luigia Castelli, figlia del marchese Francesco, era morto di vaiuolo in Verona fin dal 1801 senza lasciar figli, sposò Maria Kevenhüller, del conte Emanuele, ma non ebbe figli. Preoccupato, quindi, giustamente per la continuazione dei titoli e delle tradizioni familiari, col suo testamento 30 ottobre 1833 nominò suo erede universale il conte Uberto Visconti, di Gaetano, di Filippo, di Nicolò, suo cugino in terzo grado, adottandolo agli effetti della traslazione in lui del maggiorasco col titolo di duca.
Il conte UBERTO, designato a succedere al duca Carlo nel titolo e nel patrimonio della famiglia, era figlio, come si è detto, del conte GAETANO, ciambellano dell’imperatore d’Austria nel 1790, morto nel 1813, e di Aurelia, del principe Nicolò Gonzaga. Il predetto Gaetano, a sua volta, era figlio del giureconsulto Filippo e della contessa Caterina Cicogna, già menzionato precedentemente a proposito dei figli del conte Nicolò, marito della marchesa Teresa Modroni e abavo così del duca Carlo, come dell’adottato conte Uberto.
Morto in Milano il 10 marzo 1836 il duca Carlo, con Sovrana Risoluzione 31 ottobre 1837, S. M. I. R. A. permise — e per grazia speciale — che il maggiorasco e il titolo di duca del predetto fu Carlo passasse al conte Uberto sotto le condizioni legali alle quali era vincolata l’esistenza di detti maggiorasco e titolo e con tutti i diritti annessi in forza della legge». Ciò in considerazione del fatto che il conte Uberto era consanguineo del defunto, era stato da lui adottato agli effetti della traslazione ed era stato infine espressamente designato a succedergli. Il titolo, pertanto, rivisse nella famiglia di un consanguineo del defunto duca Carlo. Ma nell’Elenco del 1840 allo stesso Uberto, oltre il titolo di duca (mpr.), si attribuisce il titolo di conte per tutti i maschi, ciò che si ripete anche nell’Elenco del 1858, sebbene il detto titolo di conte non fosse stato compreso nella Sovrana Risoluzione del 1837.
Il duca Uberto sposò la nobile Giovanna dei marchesi Gropallo di Genova, e ne ebbe il figlio GUIDO, n. a Milano (S. Fedele) il 19 luglio 1838, senatore del Regno, morto nel 1902.
Da lui e da Ida Renzi, sua moglie, sortirono i natali : UBERTO, GIOVANNI, GIUSEPPE e GUIDO CARLO, dai quali discendono le persone iscritte attualmente nell’Elenco Uff. Nob. Ital. La famiglia, alla quale si attribuiscono nell’Elenco i titoli di duca (mpr.), marchese di Vimodrone (mpr.), conte di Lonate Pozzolo (m.), signore di Corgeno (m.), consignore di Somma, Crenna e Agnadello (m.), patrizio milanese (m.), trattamento di don e donna, è rappresentata da:
Ramo ducale
MARCELLO, n. a Macherio (Milano) il 18 dicembre 1898, attuale podestà della città di Milano, del fu Uberto, senatore del Regno (n. a Milano il 23 febbraio 1871, sp. a Genova l’8 febbraio 1893 con Maria Anna dei marchesi Gropallo, morto a Milano il 13 gennaio 1923), sp. a Roma il 1° ottobre 1924 con Xenia Berlingieri dei marchesi di Valle Perrotta.
Figli: Maria Anna, n. a Milano il 5 agosto 1925; UBERTO, n. a Milano il 25 dicembre 1927.
Sorelle: Ida, n. a Milano il 2 dicembre 1892, spos. a Macherio il 9 settembre 1914 col m.se Alfonso Corti di S. Stefano Belbo; Maria, n. a Como il 4 ottobre 1896, spos. a Macherio il 18 ottobre 1917 col principe Cesare Castelbarco Albani; Valentina, n. a Macherio il 1 novembre 1901, spos. a Macherio il 21 ottobre 1921,col nobile Luigi Perego di Cremnago.
Rami Comitali
GIOVANNI, di Guido, n. a Milano il 10 ottobre 1873, spos. a Imbersago (Como) il 20 agosto 1900 con la nobile Edoarda Castelbarco Visconti Simonetta, figlia del conte Tommaso (morta in Milano il 13 luglio 1929) morto a Forte dei Marmi il 14 agosto 1931.
Figli: Ida, n. a Milano il 21 ottobre 1901, spos. a Milano il 9 aprile 1931 col conte Girolamo Cavalli; Raimonda, n. a Milano il 1 settembre 1903, spos. il 12 gennaio 1923 a Milano col nobile Gianfranco Della Porta; Carla, n. a Milano l’8 novembre 1904, spos. a Milano l’8 giugno 1932 col marchese Blasco Lanza d’Ajeta dei principi di Trabia; RUGGERO, n. a Milano il 27 giugno 1906, spos. a Chicago con Edith Anna Faibanks, nel 1931; EMANUELE, n. a Milano, il 10 ottobre 1907; OTTORINO, n. a Milano il 27 settembre 1909; GALEAZZO, n. a Milano il 12 dicembre 1918; MARCO, n. a Milano il 1 agosto 1920.
GIUSEPPE, di Guido, n. a Milano il 10 novembre 1879, spos. a Cernobbio (Como) il 10 novembre 1900 con Carla Erba.
Figli: GUIDO, n. a Milano il 9 dicembre 1901, spos. a Firenze il 12 aprile 1926 con Franca dei marchesi Viviani della Robbia; Anna, n. a Milano il 12 maggio 1903; LUIGI, n. a Milano il 10 giugno 1905, sp. a Venezia il 24 aprile 1929 con Maddalena dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga, da cui: BARNABÒ, n. a Roma l’11 marzo 1930; LUCHINO, n. a Milano il 2 novembre 1906, EDOARDO, n. a Milano il 22 settembre 1908, spos. a Venezia il 28 novembre 1931 con Nicoletta dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga, da cui ERIPRANDO, n. a Milano il 24 sett. 1932; Ida Pace, n. a Milano il 19 genn. 1916; Uberta, n. Milano apr. 1918.
GUIDO CARLO, di Uberto, n. a Milano il 13 luglio 1881, senatore del Regno, spos. a Milano, 16 luglio 1906, con Matilde Maria dei conti Marescalchi.
Figli: RAIMONDO, n. a Milano il 9 maggio 1907; FERDINANDO, n. a Milano il 30 aprile 1919; Giulia, FILIPPO, gemelli, n. a Milano il 20 febbraio 1913; Maria, n. a Milano il 14 ottobre 1916; NICOLÒ, n. a Firenze il 22 dicembre 1920; Ida, n. a Firenze il 19 gennaio 1923.
f. f. [Francesco Forte]
Ivi, Appendice, parte II, pp. 666-669:
Fu già osservato che questa famiglia figura negli Elenchi Ufficiali del 1840 e del 1858, oltre che col titolo di Duca (mpr.), anche col titolo di Conte (m.), sebbene quest’ultimo titolo non sia compreso nella Sovrana Risoluzione 31 ottobre 1837. Giova ora aggiungere il risultato di nuove ricerche sul titolo di Conte di Lonate Pozzolo (m.), col quale la famiglia stessa figura nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano.
La concessione originale del suddetto titolo non si trova. Le più accurate ricerche sono riuscite infruttuose ora, così come nelle altre occasioni, cui si accennerà. Non è possibile quindi precisare quando il titolo sia stato concesso; si può soltanto dire che, se la Concessione fu fatta, essa non può che rimontare al decennio 1500-1510, perché soltanto a cominciare dal 1511 il titolo di conte appare in atti pubblici e privati, mentre nella conferma del feudo di Lonate Pozzolo, fatta il 9 settembre 1500 da Luigi XII di Francia ad ANTONIO Visconti (A. S. M., Feudi Camerali, cart. 301, fasc. Lonate Pozzolo), questi è qualificato semplicemente «dominus». Seguì il diploma 27 agosto 1541, interinato dal Senato di Milano il 19 novembre dello stesso anno (ibidem), con cui Carlo V concesse al «comes» GIOVANNI BATTISTA Visconti, «dominus» del borgo di Lonate Pozzolo, il privilegio di tenervi un mercato settimanale.
Occorrerebbe qui discutere se il valore della espressione usata nel diploma suindicato sia o meno equivalente all’espressione «dominus JOHANNES BAPTISTA VICECOMES, comes burgi Lonati Pozoldi», ma tale discussione non interessa agli scopi del presente articolo; basta quindi limitarsi a notare che l’equivalenza fra le due espressioni fu implicitamente ammessa in un’attestazione genealogica rilasciata dal Senato di Milano il 13 maggio 1562 ad istanza di VISCONTE, figlio del suddetto Gio. Battista (A. S. M., Senato, Consulte e Memorabili., cart. 6, alla data).
La stessa interpretazione fu esplicitamente confermata in una sentenza emessa dallo stesso Senato il 7 aprile 1617 (A. S. M., Feudi Camerali, cart. 301, fasc. Lonate Pozzolo).
La sentenza fu pronunciata su ricorso dei fratelli GIO. BATTISTA ed ANTONIO Visconti, figli del fu Coriolano, i quali «essendo venuti a conoscenza che alcune persone ponevano in dubbio che ad essi fosse lecito usare il titolo di conte di Lonate Pozzolo» presentarono alcuni documenti a sostegno di quel che credevano loro diritto e chiesero che il Senato si pronunciasse in argomento, come magistratura competente a conoscere «de causis marchionatuum, comitatuum et quorumcumque pheudorum», a norma delle «Constitutioncs Domimi Mediolanensis», approvate da Carlo V il 27 agosto 1541.
Il Senato, sentito il parere del R. Fisco, che non trovò nulla da opporre; visti alcuni istrumenti pubblici degli anni dal 1512 al 1517 incluso, in cui Antonio Visconti, proavo dei richiedenti, era chiamato conte; esaminato l’istrumento 1° marzo 1548, presentato dai richiedenti, nel quale l’avo dei medesimi, a nome Gio. Battista, era detto figlio del fu conte Antonio; esaminata l’attestazione relativa ad alcune diciture poste su pianete e pallii della chiesa di S. Eustorgio in Milano, in cui è il sepolcro dei Visconti di cui si tratta, nonché alle insegne del suddetto Giovanni Battista e di Coriolano, padre dei richiedenti, poste nella parrocchiale di Somma e in quella di Lonate Pozzolo; visti il privilegio di Carlo V del 1541, il proclama 29 novembre dello stesso anno pubblicato dal Magistrato Ordinario per l’esercizio del mercato settimanale di Lonate Pozzolo, l’attestazione 13 maggio 1562, alla quale si è precedentemente accennato, e, infine, la patente 15 gennaio 1559, con cui il predetto Gio. Battista senior nominò pretore di Lonate Pozzolo Filippo de Spezie, nella quale si dava il titolo comitale, dichiarò spettare ai fratelli suddetti, Gio. Battista ed Antonio Visconti, di Coriolano, di Gio. Battista, di Antonio, il diritto di usare il titolo di conte, come lo avevano usato i loro predecessori.
Questa sentenza del Senato, interessantissima dal punto di vista giuridico, fece testo, e, insieme con il diploma 27 agosto 1541, servì di base a tutti gli altri giudizi successivi.
Nel 1633, infatti, quando ANTONIO Visconti notificò il suo titolo comitale poggiato sul feudo di Lonate Pozzolo, in ottemperanza alle disposizioni della grida 9 aprile dello stesso anno, emanata in vista della compilazione del Catalogo dei Titolati, egli fondò le sue ragioni specialmente sulla sentenza 7 aprile 1617, pur presentando un bel gruppo di oltre venti documenti; onde il Fisco nulla ebbe da opporre, trattandosi «de re alias declarata», e il Magistrato Ordinario ordinò senz’altro l’iscrizione del Visconti nel Catalogo (Ordinanza 20 dicembre 1642 in A. S. M., Governo, p. a., Araldica, cart. 130).
Il titolo venne ancora in discussione negli anni 1652 e 1653. La Camera Ducale, questa volta, pose in discussione non solo la legittimità dell’uso del titolo, ma anche del possesso del feudo di Lonate Pozzolo, che formava parte della pieve di Dairago infeudata ad altri. Ma i Visconti, anche questa volta, si difesero presentando l’investitura di Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, ad Antonio Visconti in data 5 febbraio 1499 (A. S. M., Feudi Camerali, cartella 301, fasc. Lonate Pozzolo) e il diploma imperiale del 1541, in base ai quali il Magistrato, con sentenza 8 luglio 1653, dichiarò testualmente: «satis constare ex iuribus per dictos dominos comitem Antonium et abbatem Ioannem Baptistam fratres Vicecomites productis de eorum descendentia utique de eorum titulo comitis feudumque praedictum dictae terrae Lonati Putheoli ex legitimis et validis titulis ad eos spectare» (A. S. M., Feudi Camerali, cart. 301, fasc. Lonate Pozzolo).
Più tardi, dovendosi provvedere a pubblicare il Catalogo dei Titolati, con grida 14 dicembre 1683, fu ingiunto a tutti i titolari di feudi di presentare, nel termine di due mesi dalla data della grida, i documenti giustificativi. E i consorti Visconti credettero opportuno produrre i soliti documenti, cioè il privilegio del 1541, la sentenza del Magistrato del 1653. Così il conte NICOLÒ MARIA e i suoi fratelli furono iscritti nel Catalogo (manoscritto dell’anno 1688 conservato nell’Archivio di Stato di Milano).
Dal Catalogo predetto il notaio Camerale, Giuseppe Benalio, riportò a pag. 67 del suo «Elenchus familiarum in Mediolani dominio feudis, iurisdictionibus titulisque insignium», Milano, 1714: « Item dictus Nicolaus Maria (Vicecomes) feudatarius Corzeni et Sesonae in plebe Sommae ex possessione immemorabili, comes Lonati Putheoli per diploma Caesareum diei 27 augusti 1541 et per sententiam Senatus excellentissimi 7 aprilis 1617». Lo stesso si ha nell’elenco a stampa dei componenti il nobile Collegio dei Giureconsulti di Milano trasmesso il 19 dicembre 1751 dal medesimo Collegio al Magistrato Camerale per la compilazione del Catalogo dei Titolati. Infine, nell’«Elenco dei Titolati compilato dal notaio Camerale don Giuseppe Casanova Stampa seguendo i Sovrani ordini di S. M. emanati con R. Dispaccio del giorno 12 giugno 1768» si legge (p. 58): «Visconti NICOLAO MARIA conte di Lonate Pozzolo per diploma Cesareo del 27 agosto 1541». Questa registrazione è da ultimo ripetuta nell’«Elenco delli feudi e titolati» dello stesso Casanova, ove (pag. 50), è più completamente dichiarato: «Per un memorabile possesso, il signor conte Nicolò Visconti è feudatario di Corzenio (Corgeno) e Sesona e conte di Lonate Pozzolo per diploma Cesareo del 27 agosto 1541 e per sentenza dell’ecc.mo Senato 7 aprile 1617».
Naturalmente, dopo tutte queste testimonianze del persistere del predicato come specificazione del titolo comitale, bisognerebbe qui spiegare come e perché il medesimo più non figuri né nel decreto 4 agosto 1770 con cui il Tribunale Araldico ordinò che fosse delineato nel Codice Araldico della Lombardia Austriaca lo stemma dei conti don NICOLÒ, don FRANCESCO e don GAETANO fratelli Visconti, né nella conferma dei titoli fatta dall’Austria, dopo la parentesi Napoleonica, a favore del conte don Francesco Visconti e dei di lui nipoti don GIO. BATTISTA e don LUIGI, del fu conte don Nicolò, e don UBERTO e don CARLO FRANCESCO, del fu conte don Gaetano; ma tale indagine sulle ragioni che spinsero l’Austria a seguire la linea di condotta che seguì nei riguardi dei predicati feudali, ragioni in intimo rapporto con lo spirito animatore della legislazione del tempo, porterebbe in un campo estraneo agli scopi del presente articolo, che vuol essere una semplice ed obbiettiva rassegna delle vicende di quel titolo comitale, di cui la famiglia ha chiesto il riconoscimento alla Consulta Araldica del Regno.
Il Conte UBERTO, di Gaetano, designato a succedere, al Duca Carlo nel titolo e nel patrimonio della famiglia, era nato in Milano il 12 giugno 1802; sposò il 9 dicembre 1830 la Nobile Giovanna dei Marchesi Gropallo di Genova. Da questo matrimonio nacque GUIDO, n. a Milano (S. Fedele) il 19 luglio 1838, morto ivi il 15 novembre 1902, Senatore del Regno, sposato a Milano il 7 maggio 1870 con Ida Rensi dalla quale ebbe: UBERTO, n. a Milano il 23 febbraio 1871, † a San Remo il 13 gennaio 1923, Senatore del Regno, spos. a Genova l’8 febbraio 1893 con Maria Anna dei Marchesi Gropallo, e da cui il ramo ducale iscritto nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933; GIOVANNI, GIUSEPPE e GUIDO CARLO, da cui i rami comitali iscritti nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1933.
Ramo Ducale
Sono iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933, coi titoli di Duca (mpr.), Marchese di Vimodrone (mpr.), Conte di Lonate Pozzolo (m.), Signore di Corgeno (m.), Consignore di .Somma (m.), Consignore di Crenna (m.), Consignore di Agnadello (m.), Patrizio Milanese (m.), Tratt. di Don e Donna:
MARCELLO, di Uberto, di Guido, di Uberto, n. a Macherio (Milano) il 18 dicembre 1898, attuale Podestà della città di Milano, spos. a Roma l’1 ottobre 1924 con Xenia dei Marchesi Berlingieri di Valle Perrotta.
Figli: Maria Anna, n. a Milano il 5 agosto 1925; UBERTO, n. a Milano il 25 dicembre 1927.
Sorelle: Ida, n. a Milano il 2 dicembre 1892, spos. a Macherio il 9 settembre 1914 col Marchese Alfonso Corti di S. Stefano Belbo; Maria, n. a Como il 4 ottobre 1896, spos. a Macherio il 18 ottobre 1917 col principe Cesare Castelbarco Albani; Valentina, n. a Macherio il 1° novembre 1901, spos. ivi il 21 ottobre 1921 col nobile Luigi Perego di Cremnago.
Ramo Comitale
Sono iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933, col titoli di Nobile dei Duchi (mf.), Conte di Lonate Pozzolo (m.), Signore di Corgeno (m.), Consignore di Somma (m.), Consignore di Crenna (m.), Consignore di Agnadello (m.), Patrizio Milanese (m.), Trattamento di Don e Donna:
GIOVANNI, di Guido, di Uberto, n. a Milano il 10 ottobre 1873, † a Forte dei Marmi il 14 agosto 1931, spos. ad Imbersago (Como) il 20 agosto 1900 con la Nobile Edoarda Castelbarco Visconti Simonetta, figlia del Conte Tommaso, morta a Milano il 13 luglio 1929.
Figli: Ida, n. a Milano il 21 ottobre 1901, spos. ivi il 9 aprile 1931 col conte Girolamo Cavalli, vedova il 21 aprile 1932; Raimonda, n. a Milano il 1° settembre 1903, spos. ivi il 12 gennaio 1923 col nobile Gianfranco Della Porta; Carla, n. a Milano l’8 novembre 1904, spos. ivi l’8 giugno 1932 col marchese Blasco Lanza d’Ajeta dei principi di Trabia; RUGGERO, n. a Milano il 27 giugno 1906, spos. a Chicago l’8 giugno 1931 con Edith Anna Faibanks; EMANUELE, n. a Milano il 10 ottobre 1907; OTTORINO, n. a Milano il 27 settembre 1909; GALEAZZO, n. a Milano il 12 dicembre 1918; MARCO, n. a Milano il 1° agosto 1920.
GIUSEPPE, di Guido, di Uberto, n. a Milano il 10 novembre 1879, spos. a Cernobbio (Como) il 10 novembre 1900 con Carla Erba.
Figli : GUIDO, n. a Milano il 9 dicembre 1901, spos. a Firenze il 12 aprile 1926 con Franca dei marchesi Viviani della Robbia; Anna, n. a Milano il 12 maggio 1903; LUIGI, n. a Milano il 10 giugno 1905, spos. a Venezia il 24 aprile 1929 con Maddalena dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga; Luchino, n. a Milano il 2 novembre 1906, EDOARDO, n. a Milano il 22 settembre 1908, spos. a Venezia il 28 novembre 1931 con Nicoletta dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga; Ida Pace, n. a Milano il 19 gennaio 1916; Uberta, n. Milano 6 aprile 1918.
Figlio di Luigi, non iscritto nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933: BARNABÒ, n. a Roma l’11 marzo 1930.
Figli di Edoardo, non iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933: ERIPRANDO, n. a Milano il 24 settembre 1932; Violante, n. a Milano il 12 giugno 1934.
GUIDO CARLO, di Guido, di Uberto, n. a Milano il 13 luglio 1881, Senatore del Regno, spos. ivi il 16 luglio 1906 con la Nobile Matilde Maria, dei Conti Marescalchi.
Figli: RAIMONDO, n. a Milano il 9 maggio 1907; FERDINANDO, n. a Milano il 30 aprile 1909; Giulia, FILIPPO, gemelli, n. a Milano il 20 febbraio 1913; Maria, nata ivi il 14 ottobre 1916; NICOLÒ, n. a Firenze il 22 dicembre 1920; Ida, n. a Firenze il 19 gennaio 1923.
f. f. [Francesco Forte]
Indice
Genealogia
Stemmi
ARMA: Inquartato: nel 1° d’azzurro all’aquila d’argento, coronata d’oro; nel 2° di rosso al castello d’oro sostenuto da due leoni coronati dello stesso ed affrontati; nel 3° d’oro a tre monti di verde, il destro cimato da una pianta dello stesso ed il medio, più alto, da un gallo al naturale beccante la pianta e sormontato da un nastro svolazzante d’argento, carico del motto: Vigilate in lettere maiuscole romane di nero; nel 4° troncato di rosso alla stella di otto raggi di oro, e d’argento al leone di rosso tenente una spada al naturale, attraversato da una banda d’azzurro carica di tre rose di rosso. Sul tutto inquartato: nel 1° d’argento a sette corone di rosso poste 1, 2, 1, 2, 1; nel 2° d’argento al biscione d’azzurro, coronato d’oro, ondeggiante in palo, ed ingollante a metà un fanciullo nudo di carnagione posto in maestà e movente in fascia con le braccia aperte; nel 3° d’argento al castello di rosso; nel 4° scaccato di nero e d’argento di otto file.
CIMIERO: Il drago visconteo addestrato dall’impresa dei Visconti che è un bastone posto in banda e da cui pendono due secchi al naturale.
Alias: Inquartato: nel 1° d’argento a sette corone di rosso poste 1, 2, 1, 2, 1; nel 2° d’argento al biscione d’azzurro, coronato d’oro, ondeggiante in palo, ed ingollante a metà un fanciullo di carnagione, posto in maestà e movente in fascia con le braccia aperte; nel 3° scaccato d’argento e di rosso di otto file; nel 4° fasciato d’argento e d’oro di otto pezzi.
CIMIERO: Come sopra (il tutto per Decreto 4 agosto 1770 del Tribunale Araldico di Lombardia - Arch. Stato Milano, Codice Araldico, pag. 43).
Alias: D’argento al biscione d’azzurro, coronato d’oro, ondeggiante in palo ed ingollante a metà un fanciullo nudo di carnagione, posto in maestà e movente in fascia con le braccia aperte. (Dipl. dell’imperatore Ferdinando I a favore del duca Uberto Visconti Modrone per il trasferimento del titolo di duca e del maggiorasco del defunto Carlo Visconti Modrone già approvato con S. R. 31 ottobre 1837).
Storia
Personaggi
Dimore
Milano