Visconti di San Vito

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. VI, p. 928

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Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 928-929:

VISCONTI (DI SAN VITO).

Questa famiglia deriva dallo stesso ceppo dal quale provengono i Visconti Modrone ed ha comune con questi tutta la prima parte della genealogia, dal capostipite Uberto, fratello di Matteo I il Grande, fino a Gio. Battista, marito di Regola, figlia di Guido Galeazzi di Siena (1402). Dal predetto Gio. Battista, come si accenna nell’articolo relativo ai Visconti Modrone, nacquero FRANCESCO e GUIDO. Il primo diede origine a quel ramo della famiglia che a sua volta si distinse più tardi in due altre diramazioni, cioè quella dei marchesi di S. Vito e quella dei marchesi della Motta; il secondo al ramo che alla fine del secolo XVIII aggiunse al proprio cognome quello di Modrone.

I fratelli FRANCESCO e GUIDO, di Giovanni Battista, di Antonio, ottennero il 15 novembre 1448 i privilegi di cui godevano e la conferma della Signoria di Somma colla cascina Coarezza ; il 21 nov. 1448, a rogito notaio Francesco Cogarana ebbero giuramento di fedeltà dagli uomini di Golasecca; il 14 dicembre stesso anno con rogito del predetto notaro, ebbero giuramento di fedeltà dalla Comunità di Mezzana e l’11 marzo 1449 quello di Cascina Coarezza e di Casorate.

Francesco, di Gio. Battista, di Antonio, alla morte di Filippo Maria Visconti, si ritirò con suo fratello Guido a Somma, antica signoria della sua famiglia, e, temendo che i Milanesi tramassero qualche cosa contro di lui, nel 1448 chiese ed ottenne che Federico III gli confermasse tutti i privilegi di cui godeva. La Repubblica Ambrosiana allora venne a patto con lui e l’ebbe alleato. Quando poi Francesco Sforza s’impadronì del ducato di Milano, egli fu grande fautore del nuovo principe e da lui altamente onorato. Nel 1453 fu inviato a Ferrara con altri gentiluomini a complimentare il re dei Romani che si recava a Roma e nel 1456 fece da testimone all’istrumento nuziale d’Ippolita Sforza col duca di Calabria. Fu infine nominato governatore di Cremona nel 1466. Riedificò a sue spese la chiesa di S. Stefano presso Somma e arricchì; con cospicue dotazioni quella di S. Agnese nello stesso luogo. Sposò Elisabetta figlia del celebre Francesco di Bussone, conte di Carmagnola.

Da Francesco sortì i natali BATTISTA, che fu uno dei più fervidi sostenitori di Lodovico il Moro. Fu quindi eletto consigliere ducale nel 1489, luogotenente in Pavia nel 1490, commissario e luogotenente ducale in Cremona nel 1494 e ambasciatore a Mantova nel 1496. Con la fuga di Lodovico da Milano, Battista fu uno di quelli che maggiormente eccitò il popolo alla rivolta contro i Francesi; poi, quando gli Sforza ricuperarono per breve tempo il ducato, fu eletto tra i XVI governatori dello Stato; ma appena seppe della prigionia del Moro a Novara, fuggì da Milano e si ricoverò nella Ghiara d’Adda, ove incautamente si affidò alla fede dei Veneziani, alleati dei Francesi, ai quali fu subito dopo consegnato. Imprigionato e condotto in Francia, non poté essere liberato che a prezzo di forti somme, di cui fu in parte indennizzato quando nel 1512 gli Sforza ritornarono a Milano. Sposò Giovanna, figlia del senatore Pietro Pusterla.

Suo figlio ERMES, morto ancora giovane, sposò Bianca Maria Scapardone, di Giacomo, di Casal Monferrato, che, rimasta vedova, sposò un conte Challant di Aosta e poco dopo l’abbandonò, dandosi a vita impudica. Avendo, infine, istigato Pietro di Cardona, suo amante, a uccidere Ardizzino Valperga, chiuse i suoi giorni sul patibolo il 20 ottobre 1526.

Da Ermes nacque GIOV. BATTISTA, uomo caritatevole, ascritto nel 1535 al Consiglio dei LX Decurioni. Sposò in prime nozze Maddalena Visconti, di Bernabò, signore di Brignano, e in seconde nozze Ippolita Barbiano di Belgioioso, figlia del conte Pierfrancesco, dalle quali, secondo il Litta (Famiglie celebri italiane, Visconti, Tav. XVI), ebbe complessivamente quattordici figli. Tra questi meritano di essere particolarmente ricordati ERMES e FRANCESCO, capi rispettivamente del ramo dei Visconti di S. Vito e di quello dei Visconti della Motta). FRANCESCO nel 1605 fu aggregato al nobile Collegio dei Giureconsulti di Milano.

Ermes militò nelle Fiandre. Nel 1590 fu eletto luogotenente del generale delle guardie pontificie, Ercole Sfondrati, e nel 1565 partecipò alle azioni in soccorso di Malta. Aprì in Milano, nel 1598, a sue spese, la via che fu chiamata Velasca in onore del governatore della città. Sposò Margherita Taverna, figlia del conte Cesare, e n’ebbe FRANCESCO MARIA. Questi ottenne da re Filippo III, con diploma 31 agosto 1619, interinato il 9 settembre 1620, la concessione del feudo di S. Vito (Milano) col titolo di marchese trasmissibile ai suoi discendenti in linea e per ordine di primogenitura, sotto condizione che rinunciasse a favore della Regia Camera alla pensione di 200 scudi da lui goduta e che pagasse in Tesoreria quella somma che sarebbe stata stabilita dal Magistrato Ordinario. Dalla interinazione risulta che la somma stabilita e pagata fu di L. 3000; onde nel 1621, ne prese possesso (cfr. CASANOVA, Dizionario Feudale delle provincie componenti l’antico Stato di Milano, Firenze, 1904, p. 88, San Vito).

Da Isabella, figlia del marchese Carlo Beccaria, sua moglie, nacque ERMES. Questi fu giudice delle strade e del Consiglio Segreto nel 1661. Sposò nel settembre del 1655 Margherita, figlia del conte senatore Carlo Archinto (cfr. F. FORTE, Archintea Laus, Milano, 1932, p. 158).

Da Margherita Archinto il marchese Ermes ebbe tre figli: BARTOLOMEO, cavaliere dell’Ordine di Malta nel 1678; CARLO FRANCESCO e LODOVICO, quest’ultimo chierico regolare teatino nel 1681.

Carlo Francesco, secondogenito, sposò Chiara del marchese Edoardo Scotti di Vigoleno e ne ebbe undici figli, dei quali soltanto ERMES ebbe discendenza. Egli sposò in prime nozze Bianca Lampugnani, di Attilio, ed in seconde Francesca Baleotti del marchese Paolo.

CARLO FRANCESCO, figlio del predetto Ermes, fu dei LX Decurioni di Milano. In suo favore, l’I. R. Consiglio di Governo ordinò che lo stemma della famiglia fosse delineato nel Codice Araldico Lombardo. Sposò Margherita, figlia del conte Antonio Dal Verme nel 1776 e morì nel 1809.

Suoi figli furono GIUSEPPE ed ERMES, entrambi cavalieri dell’Ordine di Malta, a favore dei quali, con Sovrana Risoluzione 30 novembre 1816 fu confermata dall’Austria l’antica nobiltà col titolo di marchese.

Giuseppe contrasse matrimonio con la nobile Leopoldina Isimbardi dei marchesi di Pieve del Cairo e ne ebbe CARLO-ERMES, n. 25 nov. 1834, il quale fu marito di Teresa dei conti Vimercati-Sanseverino.

Da Carlo Ermes discendono gli attuali iscritti nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di S. Vito (mpr.), consignore di Somma, Crenna e Agnadello (m.), patrizio milanese (m.), trattamento di don e donna. Essi sono: ERMES, di Carlo Ermes, di Giuseppe, n. 17 gennaio 1860.

Fratelli: Mercede, n. a Milano 20 giugno 1874; ROBERTO, n. ivi 4 luglio 1862, spos. a Cologno Monzese il 9 settembre 1891 con Anna dei conti Casati.

Figlio di Roberto: ALBERTO, n. a Milano 13 giugno 1896.

f. f. [Francesco Forte]


Ivi, Appendice, parte II, pp. 665-666:

Da sua moglie [di Francesco Maria] Maria Isabella, figlia del Marchese Carlo Beccaria, nacquero ERMES, primogenito che continuò la discendenza; il sacerdote DOMENICO che fu Prevosto di S. Maria della Scala in Milano, ammesso nel nobile collegio dei Giureconsulti nel 1663; il sacerdote GIUSEPPE dell’Ordine dei Gesuiti; ed il Senatore di Milano GIO. GALEAZZO, egli pure Giureconsulto collegiato dal 1671 e regio avvocato fiscale generale.

L’Ermes testò nel 1716; dalla moglie Margherita Archinti ebbe 5 figli: BARTOLOMEO, cavaliere nell’Ordine di Malta nel 1678; LODOVICO, teatino; ERMES GIACINTO padre inquisitore (domenicano); SAVERIO MARIA, gesuita, e CARLO FRANCESCO nel quale continuò la discendenza. Questi sposò, alla fine del 1686, Donna Clara del marchese Edoardo Scotti di Vigoleno, che gli diede 11 figli; di essi soltanto ERMES primogenito ebbe a sua volta discendenza; egli nacque il 16 luglio 1695 e morì il 1° febbraio 1759; in prime nozze sposò Bianca Lampugnani; ma e dalla seconda moglie, Donna Francesca del Marchese Don Paolo Gaudenzio Bagliotti, sposata il 30 settembre 1742, che ebbe discendenza colla nascita, nel 1745, di Don CARLO FRANCESCO e nel 1758 di Don FILIPPO, quello che nel 1781, dopo ottenuta la laurea a Pavia, fece le prove per l’ammissione nel nobile collegio dei Giureconsulti.

Il marchese Carlo Francesco sposò nel 1776 Donna Margherita del Conte Don Antonio Dal Verme, e nel 1781 ottenne dal Tribunale Araldico in Milano il riconoscimento dello stemma avito, che perciò venne delineato nel Codice Araldico a pag. 164; morì nel 1809.

Varii membri di questo ramo appartennero all’Ordine dei LX Decurioni di Milano, e cioè il BATTISTA, avvocato del primo marchese Francesco Maria; i figli di lui, ERMES e UBERTO, il primo marchese suddetto, suo figlio marchese ERMES e tre diretti discendenti in linea primogeniale da quest’ultimo, cioè il figlio marchese CARLO FRANCESCO, l’abbiatico altro marchese ERMES ed il figlio di questo altro marchese CARLO FRANCESCO. Da quest’ultimo e dalla Dal Verme nacquero ERMES primogenito, che nel 1816 ebbe dall’imperatore la conferma della nobiltà e del titolo di marchese in ordine di primogenitura e morì poi celibe in Crenna presso Gallarate il 21 gennaio 1841; e GIUSEPPE, nato nel 1789, ricevuto nell’Ordine di Malta in grado di Cavaliere milite di Giustizia con Breve apostolico 28 giugno 1791, Bolla Magistrale 23 luglio 1791 ed altra Bolla Magistrale 5 giugno 1793; il quale ebbe pure la conferma della nobiltà nel 1816; egli però nel 1826 contrasse matrimonio con Donna Leopolda del marchese Alessandro Isimbardi; assunse il titolo di marchese nel 1841 alla morte del fratello Ermes; fu nominato Ciambellano di S. M. I. R. A. e morì nel 1846. Da lui e da Donna Leopolda nacque nel 1834 CARLO FRANCESCO ALESSANDRO ERMES (conosciuto poi conte CARLO ERMES) il quale nel 1847 fu riconosciuto dal Governo di Milano come feudatario di Crenna; egli nel 1856 contrasse matrimonio colla contessa Teresa del conte Faustino Vimercati Sanseverino Tadini; da essi nacquero: nel 1860 ERMES, che nel 1912 fu ammesso nell’Ordine di Malta come Cavaliere Milite di Giustizia nella Lingua d’Italia per Decreto consigliare e bolla magistrale 24 aprile di detto anno, e morì poi celibe nel 1929 in Massino; nel 1862 Don ROBERTO, che nel 1891 sposò Donna Anna dei Conti Casati; e nel 1874 Donna Mercede. Don Roberto morì nel 1922;-unico figlio sopravvissuto di lui è Don ALBERTO, nato a Milano nel 1896, avvocato, volontario nella grande guerra, ammesso nel 1919 nell’Ordine di Malta come Cavaliere d’Onore e Devozione, e che fece istanza per l’inscrizione nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana coi titoli già riconosciuti al casato ed inscritti negli Elenchi nobiliari e per il riconoscimento di quelli di Consignore di Mezzana., Arzago, Casorate, Castelnovate, Crugnola, Mornago, Golasecca, Vergiate e Coarezza, quali risultano dai giuramenti di fedeltà dei suoi antenati e da altri atti.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Visconti

Stemmi

ARMA: D’argento al biscione d’azzurro, coronato d’oro, ondeggiante in palo e ingollante un putto di carnagione. (Codice Araldico Lombardo, pag. 164, per decreto 23 agosto 1781).

CIMIERO: Il drago.

MOTTO: Sufficit unus.

Stemmi famiglia Visconti

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