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		<title>&quot;Gli Uscocchi&quot; di Minuccio Minucci e Paolo Sarpi - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Gian paolo il 22:18, 13 ott 2008</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<title>Gian paolo il 22:17, 13 ott 2008</title>
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				<updated>2008-10-13T22:17:32Z</updated>
		
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				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 22:17, 13 ott 2008&lt;/td&gt;
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Nel campo di fuori si trovava un Turco nominato Bagora, di statura grande, e di forze tremende, il quale, come un nuovo Golia, sfidava ogni giorno quei di dentro a singolar battaglia, rimproverando loro la viltà, e la chiusura della muraglia: arrossivano i Cristiani di vergogna: ma ritenuti forse dalla prudenza del Capitano, e forse anche da ragionevol timore, non uscivano da’ ripari, quando un giovanetto nominato Milosso, il qual serviva al Crosichio di paggio, si fece innanzi al padrone dimandando il combattimento contro Bagora: ma ripreso come troppo audace, e disuguale a tanto nemico, soggiunse, ch’egli confidava in Dio di doverlo vincere, e se pur rimanesse perdente sarebbe poco danno, e poco disonore de’ Cristiani che un Turco di tanto credito fosse restato superiore ad un garzone: in somma questo era stato eletto da Dio, come un nuovo David contra Golia a domare la superbia orgogliosa di Bagora. Usci egli adunque accompagnato da divote orazioni de’ fedeli Cristiani, e con un colpo di scimitarra, che fu forse il primo, tagliò netta una gamba al nemico , il quale fermatosi nondimeno sulla coscia manca tutto rabbioso si andava girando, con tanta furia, che l’ardito giovane sebben gli saltellasse intorno per venire a fine della vittoria, non poteva però avvicinarsegli per far alcun colpo; ma aveva che far assai a schivar quelli dell’infuriato nemico, il quale ne menò uno con tanto empito, che, scansandolo il Cristiano coll’agilità della persona, non poté il Turco reggersi sulla gamba tronca, né sulla sana, cadde boccone e nel medesimo tempo gli cadde di mano la scimitarra, sebbene altri riferiscono, che la gettò via spontaneamente con dire a Milosso che lo feriva di lontano con sassi, che non lo volesse uccidere come cane, ma come uomo di guerra, e così coll’arma propria gli fu troncata la testa, la quale fu portata con allegri gridi dentro a Clissa: ma essendosi essa poco dappoi perduta, non poté esser lunga l’allegrezza di così nobil fatto. Venuta Clissa in mano de’ Turchi, restò loro libero il passo per far scorrerie in tutta la Dalmazia e Croazia senza impedimento, e si aprirono il primo adito nel Contado di Zara, essendosi loro in quei medesimi giorni renduto anche per tradimento Nadino Castello importante, posto nel bellico del medesimo territorio di Zara; ma gli Uscochi avanzati all’infelice battaglia si ricoverarono in Segna, città posta in un’intimo recesso del seno Flanatico, oggi detto corrottamente Quarnaro, o Carnaro dai monti di Carnia, che l’inquietano con tempeste continue, di riscontro all’isola di Veglia, giudicandola opportuna a’ disegni loro, per la fortezza del sito naturale ajutato anche assai coll’arte: perché per la via di terra rispetto a’ boschi e monti non vi si poteva accostare esercito, ne condurvi la cavalleria, non che le vettovaglie, e l’artiglieria; e per mare non vi era porto capace, né anche di poca armata, e il tenersi su quel canale era pericoloso eziandio in mezzo allo Stato pel vento di Borea, che vi soffia spessissimo, e che, per comune opinione (se ben par favola il dirlo), si può concitare a voglia de’ paesani con accendere un fuoco grande in certa cava della montagna: che per qualche segreto naturale riscaldando le vene della terra fa come di sdegno, o di mandar fuori per occulti meati furiose esalazioni, che causano in quegli angusti canali, vento impetuoso, e fortunevole.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Nell’assedio di Clissa , che durò più d’un anno, occorse un fatto memorabile, del quale non essendo stata fatta menzione da altri, non mi è paruto fuor di proposito il riferirlo in questo luogo: passò egli dunque in questa maniera. Nel campo di fuori si trovava un Turco nominato Bagora, di statura grande, e di forze tremende, il quale, come un nuovo Golia, sfidava ogni giorno quei di dentro a singolar battaglia, rimproverando loro la viltà, e la chiusura della muraglia: arrossivano i Cristiani di vergogna: ma ritenuti forse dalla prudenza del Capitano, e forse anche da ragionevol timore, non uscivano da’ ripari, quando un giovanetto nominato Milosso, il qual serviva al Crosichio di paggio, si fece innanzi al padrone dimandando il combattimento contro Bagora: ma ripreso come troppo audace, e disuguale a tanto nemico, soggiunse, ch’egli confidava in Dio di doverlo vincere, e se pur rimanesse perdente sarebbe poco danno, e poco disonore de’ Cristiani che un Turco di tanto credito fosse restato superiore ad un garzone: in somma questo era stato eletto da Dio, come un nuovo David contra Golia a domare la superbia orgogliosa di Bagora. Usci egli adunque accompagnato da divote orazioni de’ fedeli Cristiani, e con un colpo di scimitarra, che fu forse il primo, tagliò netta una gamba al nemico , il quale fermatosi nondimeno sulla coscia manca tutto rabbioso si andava girando, con tanta furia, che l’ardito giovane sebben gli saltellasse intorno per venire a fine della vittoria, non poteva però avvicinarsegli per far alcun colpo; ma aveva che far assai a schivar quelli dell’infuriato nemico, il quale ne menò uno con tanto empito, che, scansandolo il Cristiano coll’agilità della persona, non poté il Turco reggersi sulla gamba tronca, né sulla sana, cadde boccone e nel medesimo tempo gli cadde di mano la scimitarra, sebbene altri riferiscono, che la gettò via spontaneamente con dire a Milosso che lo feriva di lontano con sassi, che non lo volesse uccidere come cane, ma come uomo di guerra, e così coll’arma propria gli fu troncata la testa, la quale fu portata con allegri gridi dentro a Clissa: ma essendosi essa poco dappoi perduta, non poté esser lunga l’allegrezza di così nobil fatto. Venuta Clissa in mano de’ Turchi, restò loro libero il passo per far scorrerie in tutta la Dalmazia e Croazia senza impedimento, e si aprirono il primo adito nel Contado di Zara, essendosi loro in quei medesimi giorni renduto anche per tradimento Nadino Castello importante, posto nel bellico del medesimo territorio di Zara; ma gli Uscochi avanzati all’infelice battaglia si ricoverarono in Segna, città posta in un’intimo recesso del seno Flanatico, oggi detto corrottamente Quarnaro, o Carnaro dai monti di Carnia, che l’inquietano con tempeste continue, di riscontro all’isola di Veglia, giudicandola opportuna a’ disegni loro, per la fortezza del sito naturale ajutato anche assai coll’arte: perché per la via di terra rispetto a’ boschi e monti non vi si poteva accostare esercito, ne condurvi la cavalleria, non che le vettovaglie, e l’artiglieria; e per mare non vi era porto capace, né anche di poca armata, e il tenersi su quel canale era pericoloso eziandio in mezzo allo Stato pel vento di Borea, che vi soffia spessissimo, e che, per comune opinione (se ben par favola il dirlo), si può concitare a voglia de’ paesani con accendere un fuoco grande in certa cava della montagna: che per qualche segreto naturale riscaldando le vene della terra fa come di sdegno, o di mandar fuori per occulti meati furiose esalazioni, che causano in quegli angusti canali, vento impetuoso, e fortunevole.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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Perciò gli Uscochi tanto più volentieri si ridussero in quel ricetto, condotti anche con onorati stipendi militari dall’Imperadore, perché essendo essi uomini feroci, ed usi non solo a camminare, ma anche a correre con piedi saldi per boschi, e per balze, pensò mediante l’opera loro di tener lontani i Turchi da tutti quei confini, e far disabitare la Lica, e la Corbavia, dalle quali provincie soprastavano i più vicini pericoli. Né gli riuscì allora male il disegno, mentre gli Uscochi attesero con gagliardi stratagemmi, con repentine sortite a battere il nemico, ma tosto cominciarono a convertire l’onorate imprese militari in latrocinj e rubamenti de’ Cristiani, onde si rendettero odiosi a tutti i vicini. Il medesimo Milosso, che sotto Clissa nell’ammazzamento di Bagora aveva acquistato tanto onore, corrotto in Segna col mal uso delle ingiuste depredazioni dappoi che era diventato uomo di maravigliosa fortezza di corpo, contaminò la sua fama, e finì poi la vita in Zara con un capestro. Gli altri valendosi della comodità del mare, e de’ recessi fallaci ne’ quali difficilmente potevano esser seguiti avevano introdotto 1’esercizio di alcune barche velocissime colle quali costeggiavano le marine, ed assicuravano le prede, che facevano in terra da qualunque improvvisa furia de’ Turchi, costumando di nascondere ne’ cespugli, ed anche di sommergerle sotto l’acqua per cavarle poi negli urgenti bisogni. Colle medesime barche assaltavano anche i Vascelli de’ mercanti, o dentro i porti, o in altri luoghi opportuni con insidie notturne, professando però da principio di non voler toccare né le robe, né le persone de’ Cristiani, ma solo de Giudei, e de’ Turchi, sebbene spesso trattavano tutti ugualmente: onde la navigazione veniva impedita, ed il commercio interrotto, ed in Costantinopoli sì facevano lamentazioni, e minacce contra i Veneziani, come quelli, ai quali per le condizioni della pace toccava di tenere netto il golfo Adriatico, e libera la navigazione per i Mercanti, e Sudditi Turcheschi, onde Solimano si lasciava intendere liberamente di voler mandar l’armata propria alla estirpazione degli Uscochi, ed assicurazione del Golfo; come i Successori suoi continuarono sempre nelle medesime protestazioni, dal che si vedeva poter derivare qualche gran rovina alla Cristianità, i quali pericoli mentre venivano dalla Repubblica rappresentati dal Papa, acciò colla sua autorità disponesse l’Imperadore al rimedio, ella ancora ne faceva per mezzo de’ suoi Ambasciatori continui uffizj alla Corte, e nel tempo medesimo or con Fuste, or con Galee, or con barche armate attendeva a perseguitare gli Uscochi per tutte le parti, e quanti se ne potevano aver in mano, tanti s’impiccavano, e per gastigo de’ delitti, e perché alla Porta restasse testificata la diligenza, della quale si procurava di mano in mano, che arrivasse conveniente e necessaria relazione, acciò si vedesse, che da quella Repubblica si osservavano gli accordi.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Era in quei tempi Segna de’ Conti Frangipani i quali nel contorno possedevano lungo Stato, ora ridotto in picciolissimo dominio per esser mancata ne’ posteri quella virtù Cavalleresca, la quale i maggiori avevano acquistata: i Turchi si lasciarono però intender di voler Segna, come appartenente al Regno di Ungheria, del quale pretendeva Solimano giusto titolo, come acquistato coll’armi, e colla ragione della guerra, tenendo già in sua mano la Città Reale del Regno: onde Ferdinando Imperadore, mosso da queste voci e dall’esempio fresco di Clissa, per non lasciare in mano di un debol Signore piazza così importante non solo alle cose sue, ma alla salute di tutta Italia, risolse con prudente consiglio di unirla alla Corona, acciò con maggiori forze, e più ordinate ella avesse a difendersi in occorrenza. Perciò gli Uscochi tanto più volentieri si ridussero in quel ricetto, condotti anche con onorati stipendi militari dall’Imperadore, perché essendo essi uomini feroci, ed usi non solo a camminare, ma anche a correre con piedi saldi per boschi, e per balze, pensò mediante l’opera loro di tener lontani i Turchi da tutti quei confini, e far disabitare la Lica, e la Corbavia, dalle quali provincie soprastavano i più vicini pericoli. Né gli riuscì allora male il disegno, mentre gli Uscochi attesero con gagliardi stratagemmi, con repentine sortite a battere il nemico, ma tosto cominciarono a convertire l’onorate imprese militari in latrocinj e rubamenti de’ Cristiani, onde si rendettero odiosi a tutti i vicini. Il medesimo Milosso, che sotto Clissa nell’ammazzamento di Bagora aveva acquistato tanto onore, corrotto in Segna col mal uso delle ingiuste depredazioni dappoi che era diventato uomo di maravigliosa fortezza di corpo, contaminò la sua fama, e finì poi la vita in Zara con un capestro. Gli altri valendosi della comodità del mare, e de’ recessi fallaci ne’ quali difficilmente potevano esser seguiti avevano introdotto 1’esercizio di alcune barche velocissime colle quali costeggiavano le marine, ed assicuravano le prede, che facevano in terra da qualunque improvvisa furia de’ Turchi, costumando di nascondere ne’ cespugli, ed anche di sommergerle sotto l’acqua per cavarle poi negli urgenti bisogni. Colle medesime barche assaltavano anche i Vascelli de’ mercanti, o dentro i porti, o in altri luoghi opportuni con insidie notturne, professando però da principio di non voler toccare né le robe, né le persone de’ Cristiani, ma solo de Giudei, e de’ Turchi, sebbene spesso trattavano tutti ugualmente: onde la navigazione veniva impedita, ed il commercio interrotto, ed in Costantinopoli sì facevano lamentazioni, e minacce contra i Veneziani, come quelli, ai quali per le condizioni della pace toccava di tenere netto il golfo Adriatico, e libera la navigazione per i Mercanti, e Sudditi Turcheschi, onde Solimano si lasciava intendere liberamente di voler mandar l’armata propria alla estirpazione degli Uscochi, ed assicurazione del Golfo; come i Successori suoi continuarono sempre nelle medesime protestazioni, dal che si vedeva poter derivare qualche gran rovina alla Cristianità, i quali pericoli mentre venivano dalla Repubblica rappresentati dal Papa, acciò colla sua autorità disponesse l’Imperadore al rimedio, ella ancora ne faceva per mezzo de’ suoi Ambasciatori continui uffizj alla Corte, e nel tempo medesimo or con Fuste, or con Galee, or con barche armate attendeva a perseguitare gli Uscochi per tutte le parti, e quanti se ne potevano aver in mano, tanti s’impiccavano, e per gastigo de’ delitti, e perché alla Porta restasse testificata la diligenza, della quale si procurava di mano in mano, che arrivasse conveniente e necessaria relazione, acciò si vedesse, che da quella Repubblica si osservavano gli accordi.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<title>Gian paolo: Nuova pagina: &lt;center&gt;'''GLI USCOCCHI'''  di  Minuccio Minucci e Paolo Sarpi&lt;/center&gt;   ''Minuccio nacque nel 1551; era nipote di Andrea Minucci arcivescovo di Zara, che colà aveva risieduto e tenu...</title>
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