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		<title>Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 11 - Cronologia</title>
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		<updated>2026-05-14T20:40:25Z</updated>
		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Gian paolo il 14:55, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:55:18Z</updated>
		
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<title>Gian paolo il 14:53, 20 ott 2009</title>
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<title>Gian paolo il 14:43, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:43:35Z</updated>
		
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				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 14:43, 20 ott 2009&lt;/td&gt;
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<id>https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8804&amp;oldid=prev</id>
		<title>Gian paolo il 14:42, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:42:08Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, &amp;amp; Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, &amp;amp; in latino, &amp;amp; vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante &amp;amp; celesti attioni, &amp;amp; contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni '''[207]'''. Noi havendo fatte orationi in questi luoghi '''[208]''', ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento '''[209]''', ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, &amp;amp; meditationi de i misterij ivi operati. &amp;amp; doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta '''[210]''', ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, &amp;amp; celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, &amp;amp; per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, &amp;amp; conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, &amp;amp; rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, &amp;amp; Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, &amp;amp; andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. &amp;amp; padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, &amp;amp; di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste '''[211]'''.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, &amp;amp; contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode '''[205]''', &amp;amp; di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, &amp;amp; doppo, poco più avanti, di S. Paola, &amp;amp; di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, &amp;amp; volsero passare, &amp;amp; finire le sue vite, per devotione in questi paesi '''[206]'''. Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, &amp;amp; Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, &amp;amp; in latino, &amp;amp; vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante &amp;amp; celesti attioni, &amp;amp; contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni '''[207]'''. Noi havendo fatte orationi in questi luoghi '''[208]''', ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento '''[209]''', ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, &amp;amp; meditationi de i misterij ivi operati. &amp;amp; doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta '''[210]''', ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, &amp;amp; celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, &amp;amp; per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, &amp;amp; conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, &amp;amp; rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, &amp;amp; Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, &amp;amp; andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. &amp;amp; padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, &amp;amp; di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste '''[211]'''.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;/table&gt;</summary>
		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<id>https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8802&amp;oldid=prev</id>
		<title>Gian paolo il 14:40, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:40:52Z</updated>
		
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<id>https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8800&amp;oldid=prev</id>
		<title>Gian paolo il 14:25, 20 ott 2009</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8800&amp;oldid=prev"/>
				<updated>2009-10-20T14:25:14Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 14:25, 20 ott 2009&lt;/td&gt;
				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 7:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 7:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 51:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Ut queant laxis resonare fibris mira gestorum famuli tuorum, solve polluti labii reatum, sancte Iohannes! Nuntius celso veniens Olympo te patri magnum fore nasciturum, nomen et vitae seriem gerendae ordine promit. Ille promissi dubius superni perdidit promptae modulos loquelae; sed reformasti genitus peremptae organa vocis. Ventris abstruso positus cubili senseras regem thalamo manentem, hinc parens nati meritis uterque abdita pandit. Gloria Patri genitaeque proli et tibi compar utriusque semper Spiritus alme Deus unus omni Tempore saecli. Amen. ANTIPHONA: Ex utero vetulae et sterilis hic natus est Ioannes praecursor Domini. Vers. Fuit homo missus a Deo. Resp. Cui nomen erat Ioannes. ORATIO: Deus qui populum tuum in Nativitate Beati Ioanni Baptista laetificare feristi, da nobis famulis tuis spiritualium gratiam gaudiorum et omnium fidelium mentis dirige in viam salutis aeternae. Per Christum Dominum. Amen. – Nella Capella che è al lato destro dell’Altare: Benedictus Dominus Deus Israel, quia visitavit, et fecit redemptionem plebis suae:&amp;#160; Et erexit cornu salutis nobis in domo David pueri sui. Sicut locutus est per os sanctorum, qui a saeculo sunt, prophetarum eius: Salutem ex inimicis nostris, et de manu omnium qui oderunt nos: Ad faciendam misericordiam cum patribus nostris: et memorari testamenti sui sancti: Iusiurandum, quod iuravit ad Abraham patrem nostrum, daturum se nobis; Ut sine timore, de manu inimicorum nostrorum liberati, serviamus illi. In sanctitate et iustitia coram ipso, omnibus diebus nostris. Et tu puer, propheta Altissimi vocaberis: praeibis enim ante faciem Domini parare vias eius: Ad dandam scientiam salutis plebi eius: in remissionem peccatorum eorum: Per viscera misericordiae Dei nostri: in quibus visitabit nos, oriens ex alto: Illuminare his qui in tenebris et in umbra mortis sedent: ad dirigendos pedes nostros in viam pacis. Gloria Patri et Filio et Spiriti sancto, sicut erat in principio et nunc et sempre et in specula saeculorum. Amen. ORATIO: Deus qui beatum Zachariam de sancte prolis Promissione dubgitantem mutum feristi, cui postmodum credenti&amp;#160; os Spiritu sancto plenum in tuas laudes mirabiliter reserastis concede ut eius ac filij gloriosis precibus demeritis linguis nostris incredulitatis vinculo resolutis, ea quae tuae palamita sunt volutati corde credentes animose confiteamur et ore. Per Christum Dominum nostrum. Amen.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Esiste ancora oggi una scalinata che risale ai tempi dell’occupazione romana che porta a un luogo detto “palazzo di Caifa”, dove vi è la Chiesa del Gallicanto, o “canto del gallo”, che ricorda il rinnegamento di Pietro. È possibile che la chiesa sia stata costruita sulle rovine dell’antica casa del sommo sacerdote Caifa, tuttavia studi recenti suggeriscono che la casa di Caifa in realtà fosse un po’ più in là, nel quartiere aristocratico della città.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Si tratta della località di Latrun che si trova a metà strada, sulla sinistra tra Lidda e Gerusalemme. Qui, alla fine del XII secolo, i templari costruirono un castello che veniva chiamato “toron des chevaliers” o “Turo militum”, ossia “cordone dei cavalieri o dei soldati”. Da questa denominazione gli arabi trassero il nome di “al – Latrun” o “Latun”, un nome che nel XV secolo fece nascere la leggenda secondo cui questa era la patria del buon ladrone, San Disma e da allora venne anche chiamato “Castello del buon ladrone”. Oggi, costruito sulle rovine del castello, sorge un grande monastero, con annessa una colonia agricola, tenuto dai padri trappisti francesi.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<id>https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8798&amp;oldid=prev</id>
		<title>Gian paolo il 14:22, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:22:12Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 14:22, 20 ott 2009&lt;/td&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt; Giaffa si trova poco a Sud dell’attuale Tel-Aviv, e oggi ne è parte integrante. Anticamente era il porto della Giudea, anche se ai tempi di Erode aveva un po’ perso la sua importanza per la concorrenza di Cesarea. Distrutta da Napoleone nel 1799, fu ricostruita all’inizio dell’Ottocento, ed è oggi città dall’aspetto moderno.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt; Gaza si trova sulla costa sud-orientale del mar Mediterraneo. Nell’antichità era il centro principale della confederazione filistea. Sul suo territorio si svolsero le leggendarie imprese di Sansone. A causa della sua posizione strategica e della sua floridezza economica, soprattutto in quanto emporio commerciale tessile, Gaza era un possedimento ambito dai conquistatori che miravano a dominare in Palestina: se ne contesero il dominio gli egizi, gli assiri, i caldei, i persiani, i greci di Alessandro Magno (che la occupò nel 332 a.C.) e i romani. Con i romani Gaza divenne uno dei mercati di schiavi più importanti di tutto l’impero. Con l’avvento del cristianesimo fu sede di una delle prime comunità cristiane, finché venne occupata dagli arabi nel 643 e dai templari nel 1152. Proprio la città di Gaza fu uno dei capisaldi intorno ai quali si svolsero le più sanguinose battaglie delle crociate (1239–44) e, qualche secolo più tardi, nel 1516, della conquista ottomana dell’Egitto. &lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Gli ambasciatori veneziani negoziavano trattati e badavano a proteggere gli interessi commerciali della Repubblica, non solo nei modi convenzionali, ma anche con reti spionistiche, pagando ricche tangenti e a volte commissionando perfino sabotaggi e assassinii.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; A proposito dell’igiene dei pellegrini scrive R. Oursel riferendosi ai pellegrini nel Medioevo: “Il pellegrino medievale comunque non ha niente del devoto lacrimoso e pedante. È un gagliardo, che non frena le sonore imprecazioni né i crassi scherzi, o che si immerge negli stagni o nei ruscelli, in bagni che non sono solo gesti rituali (…) La leggenda troppo volentieri ha celato questi aspetti di colore agreste e folcloristico. Solo chi è a contatto continuo con i campi o è consueto ai lunghi giri, può realmente concepire il peso e il disgusto di una sporcizia unta che impiastriccia le mani e resiste come una ganga ad ogni pulizia, del sudore che appiccica i vestiti alla pelle, come all’odore fetido e acre che emana dalle povere vesti logore, sozze e lerce dal lungo uso. Il pellegrino, nell’abito di sacco sbiadito, disgustoso, giorno dopo giorno si sente sempre più fuori da questo mondo in cui deve calarsi…” (RAYMOND OURSEL, Pellegrini del medioevo – gli uomini, le strade, i santuari, ed. Jaca Book, Milano, 1978, p. 58). All’inizio del ‘600 i pellegrini non viaggiavano più unicamente a piedi (o, in alcuni casi particolari, cavalcando muli o cavalli), con il bordone in mano, vestiti con abito di sacco, tuttavia, come leggiamo nelle pagine di questo memoriale, spesso anche Pesenti riferisce di situazioni di forte disagio dovuto a lunghi giorni vissuti al caldo, senz’acqua, nell’impossibilità di lavarsi e cambiarsi di abito.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; La città del Cairo venne fondata come accampamento militare nel 641 per opera di un generale del califfo Omar, ma il primitivo nucleo (Fustāt) fu profondamente trasformato dall’emiro Ahmad ibn Tūlūn che, conquistata l’indipendenza dagli Abbasidi nell’870, cercò di rendere la città una vera capitale.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Nel periodo di dominazione dei mamelucchi (una milizia formata originariamente da schiavi circassi, slavi, curdi e turchi che fungevano da guardia del corpo del sovrano), subentrati nel 1250 al regime militare degli Ayyubidi, il Cairo godeva di una propria indipendenza e divenne il più importante centro commerciale del Vicino Oriente. I mamelucchi erano in quegli anni i dominatori delle coste siro-libanesi e del mar Rosso e sotto il loro dominio la città raggiunse la sua maggiore estensione comprendendo tre agglomerati: la cittadella, al-Qāhira e Fustāt. Il centro dell’amministrazione e la sede del governo era la cittadella, che divenne un intricato e multiforme organismo che del suo aspetto originario manteneva ormai solo le mura di cinta. Sempre nel periodo della dominazione mamelucca il Cairo si arricchì di moschee, scuole coraniche, ospedali, caravanserragli, bagni pubblici, palazzi e innumerevoli edifici a varia destinazione che sorsero disordinatamente, senza un piano di sviluppo urbano. A quegli anni risale inoltre l’ingrandimento della necropoli, concepita come vera e propria città funeraria con abitazioni, mercati e giardini, e l’installazione delle prime fontane pubbliche. Il declino commerciale della città iniziò verso la fine del XV secolo, ossia in corrispondenza ai sostanziali mutamenti delle rotte commerciali dovuti alla scoperta della rotta del capo di Buona Speranza; si accentuò con l’annientamento della flotta mamelucca ad opera dei portoghesi, nel 1508, a Diu e la conseguente bancarotta finanziaria dell’Egitto, nonché con la definitiva esclusione dei mamelucchi dai traffici con l’oriente. Tale declino divenne poi definitivo dopo il 1517, allorché i turchi, approfittando del momento di crisi in cui si trovavano i mamelucchi, conquistarono l’Egitto. I traffici commerciali vennero ulteriormente deviati, questa volta verso Costantinopoli: inglobata nell’impero ottomano, la città perse la propria indipendenza e venne posta sotto la giurisdizione di un pascià, interessato di fatto solo alla riscossione dei tributi. Ne seguì un periodo di tremendo declino: sconvolta da razzie e da rivolte popolari, la città subì un impoverimento totale e perse circa due terzi della popolazione. Del periodo ottomano restano ancora oggi alcune moschee e belle abitazione private.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Pesenti non pare particolarmente colpito dalla numerosa presenza di schiavi, infatti in quegli anni anche in Europa la schiavitù era ancora molto diffusa, anche se già le leggi medievali sia della Spagna che del Portogallo sanzionavano il possesso di schiavi e in nessuna parte d’Italia la schiavitù era formalmente accettata come pubblica istituzione, tanto che a uno schiavo fuggitivo, a maggior ragione se battezzato, veniva riconosciuto diritto assoluto alla libertà. In Europa la schiavitù veniva considerata una condizione legata alla fortuna avversa di essere stati catturati da pirati o in guerra, non quindi a uno stato di natura. I continui conflitti tra cristiani e musulmani, insieme agli atti di pirateria, consentirono così il perpetuarsi dell’istituzione della schiavitù anche nel periodo precedente all’epoca coloniale (cfr. M. LENCI, op. cit.). Nel Cinquecento i corsari musulmani furono attivi in tutto il Mediterraneo e catturarono schiavi cristiani provenienti anche da paesi lontani, come l’Inghilterra o la Russia. Allo stesso modo le potenze cristiane non esitarono a schiavizzare tutti i mori che riuscirono a catturare. Nel secolo successivo la schiavitù nel Mediterraneo continuò a perpetuarsi quasi esclusivamente grazie alla pirateria, a parte in Spagna dove la schiavitù, prima legata alla cacciata dei mori, divenne poi un aspetto fondamentale del sistema coloniale. Oltre alla schiavitù domestica, tra i clienti più assidui del mercato degli schiavi vi erano i capitani delle galee: le marine da guerra degli Stati italiani e spagnoli dipendevano infatti ancora molto dagli schiavi al remo (cfr. M. LENCI, op. cit.).&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; L’Egitto, come provincia dell’impero ottomano, godeva di uno statuto speciale: i mamelucchi furono infatti mantenuti al potere, in instabile equilibrio, come intermediari dell’amministrazione ottomana, facente capo a un pascià, raddoppiando in pratica le esazioni soprattutto a carico dei contadini.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; Ricordiamo che il governo dei mamelucchi costituiva una gerarchia di tipo militare.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt;&amp;#160; La parte più antica, e più abitata, della città si trova sulla sponda destra del Nilo, nella parte sudorientale ai piedi della cittadella. L’impianto urbanistico della città vecchia è ancora oggi quello tipico di un centro abitato medievale, con un caotico addensamento di costruzioni tra vie strette e tortuose, circa 300 moschee e un migliaio di minareti.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;</summary>
		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<id>https://famiglie.societastoricalombarda.it/index.php?title=Pellegrinaggio_di_Gerusalemme_-_Parte_11&amp;diff=8796&amp;oldid=prev</id>
		<title>Gian paolo il 14:19, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:19:31Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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				&lt;col class='diff-marker' /&gt;
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				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
				&lt;td colspan='2' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 14:19, 20 ott 2009&lt;/td&gt;
				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 3:&lt;/td&gt;
&lt;td colspan=&quot;2&quot; class=&quot;diff-lineno&quot;&gt;Riga 3:&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire '''[189]''', &amp;amp; più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo '''[190]''', che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, &amp;amp; alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi '''[191]'''.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire '''[189]''', &amp;amp; più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo '''[190]''', che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, &amp;amp; alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi '''[191]'''.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Seguitando il nostro viaggio per la costa ritornassimo passando appresso al monte Sion, &amp;amp; entrati nella Città, &amp;amp; nel Convento riposassimo alquanto. Il giorno seguente era il Sabato Santo dell’altre nationi, nel qual giorno fanno le cerimonie del fuogo santo, co’l quale fanno molte superstitioni, &amp;amp; per ritrovarsi apparati entrorno tutti con gran confusone; stava però alla porta il Sangiacho, &amp;amp; altri ministri, i quali vogliono vedere ad uno per uno il segno di havere pagato il datio dell’entrata, &amp;amp; per questa seconda volta si paga solamente un maidino per persona. Con questa occasione entrassimo anco alcuni di noi per rivedere, e godere quei luoghi tanto divoti, &amp;amp; la sera facessimo la solita processione &amp;amp; buona parte della notte veggiassimo in orationi, benche, per esservi tanta moltitudine di gente, il romore, e lo strepito era infinito. La mattina seguente che fu il sabato, molti Patriarchi, e altri si apparorno per far la processione con Mitre diverse in testa, &amp;amp; habiti a sua usanza, e prima alcuni de suoi religiosi portavano avanti Penelli diversi, &amp;amp; Croci, &amp;amp; tutti gridavano in suo linguaggio, altri sonavano diversi strani stromenti, e havendo tutti fatta la processione intorno alla Capella del Santissimo Sepolcro per tre volte, tutti i Patriarchi si fermorno avanti la porta dell’anticapella, &amp;amp; havendo mandato dentro uno ch’ammorzasse tutte le lampade, acciò non vi fusse fuoco, &amp;amp; ciò fatto noto a tutto il popolo, entrorno poi entro soli i principali Patriarchi de Greci, degl’Armeni, &amp;amp; de gl’Abissini, e fatte alcune cerimonie, &amp;amp; orationi per spatio d’una mezz’hora a sua usanza, fecero il fuoco, &amp;amp; di questo accese alcune candelette uscirno, gridando, che quel fuoco che havevano in mano, era disceso per miracolo dal Cielo, &amp;amp; che era fuoco santo, correndo tutte le nationi con infinite candelette stimandosi beato chi prima havesse potuto accender la sua; la onde in puochissimo spatio di tempo ne furno accese infinite, con le quali alcuni s’inceravano i vestimenti, &amp;amp; si affumavano la vita, altri dispensavano il fuoco, &amp;amp; la cera sopra a quelle tele, che havevano lavate nel fiume Giordano, riservandolo poi per cosa santissima, &amp;amp; adoprando dette tele per avolgervi i corpi morti, parendogli questo bastante alla sua salute, e di questo ne facevano allegrezza, &amp;amp; romore, in modo che pareva volesse cadere la Chiesa istessa. Queste cerimonie quando si finirono era hoggimai passato il mezzo giorno, il restante del quale dispensarono in allegrezze; noi facessimo le visite a tutti quei luoghi santi, crescendoci il desiderio tanto più di goderle, quanto più volte le visitavamo. La Domenica di mattina tutti offitiorno a suoi luoghi a sua usanza, in sue lingue, &amp;amp; furno fatti infiniti segni di allegrezza per il miracoloso giorno della Resurrettione. Havendo poi il Sangiacho aperta la porta tutti uscirono, &amp;amp; si ritirarono a gli alloggiamenti, noi andassimo al Convento, ove disinassimo con tutti i Rever. Padri, &amp;amp; Pellegrini che erano restati. Si diede poi ordine d’andar in Betlehem, che è lontano circa a sei miglia, &amp;amp; di già il R. P. Guardiano havea fatto venire di detto luogo molti Somieri a questo effetto, per servigio di tutti i Pellegrini, &amp;amp; d’alcuni Rev. Padri. Detto dunque il Vespero si partimmo di Gierusalemme, andando fuori per la porta del Castello, cavalcando per colline verso mezzo giorno, ove sono diversi campi piantati de fichi, d’olive, armandole, &amp;amp; altri frutti, non molto custoditi. Cavalcati circa a due miglia, arrivassimo al luogo, ove è l’arbore tanto antico, che tuttavia è verde, chiamato il Terebinto della Madonna, sotto il quale più volte la Vergine santissima nell’andare, &amp;amp; ritornar di Gerusalemme, in Betlehem, riposò all’ombra con il diletto suo figliuolo in braccio, il quale, dicono, che come ancora si vede per miracolo s’inchinò, per ripararli meglio dal Sole. Sono a detto arbore molte Indulgenze. Doppo noi smontati, &amp;amp; fatte le orationi solite, vi si riposassimo alquanto, piamente meditando come ivi fosse stato il Fattor dell’Universo, con la sua dilettissima madre. Questa pianta è da tutte le nationi tenuta in grande veneratione, nè altra di detta specie si trova in detto viaggio. Seguitando il camino in manco d’un miglio vedessimo la Cisterna, che si chiama de’ Magi, ove i tre Regi perdettero la luce della Stella andando in Gierusalemme .&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Seguitando il nostro viaggio per la costa ritornassimo passando appresso al monte Sion, &amp;amp; entrati nella Città, &amp;amp; nel Convento riposassimo alquanto. Il giorno seguente era il Sabato Santo dell’altre nationi, nel qual giorno fanno le cerimonie del fuogo santo, co’l quale fanno molte superstitioni, &amp;amp; per ritrovarsi apparati entrorno tutti con gran confusone; stava però alla porta il Sangiacho, &amp;amp; altri ministri, i quali vogliono vedere ad uno per uno il segno di havere pagato il datio dell’entrata, &amp;amp; per questa seconda volta si paga solamente un maidino per persona. Con questa occasione entrassimo anco alcuni di noi per rivedere, e godere quei luoghi tanto divoti, &amp;amp; la sera facessimo la solita processione &amp;amp; buona parte della notte veggiassimo in orationi, benche, per esservi tanta moltitudine di gente, il romore, e lo strepito era infinito. La mattina seguente che fu il sabato, molti Patriarchi, e altri si apparorno per far la processione con Mitre diverse in testa, &amp;amp; habiti a sua usanza, e prima alcuni de suoi religiosi portavano avanti Penelli diversi, &amp;amp; Croci, &amp;amp; tutti gridavano in suo linguaggio, altri sonavano diversi strani stromenti, e havendo tutti fatta la processione intorno alla Capella del Santissimo Sepolcro per tre volte, tutti i Patriarchi si fermorno avanti la porta dell’anticapella, &amp;amp; havendo mandato dentro uno ch’ammorzasse tutte le lampade, acciò non vi fusse fuoco, &amp;amp; ciò fatto noto a tutto il popolo, entrorno poi entro soli i principali Patriarchi de Greci, degl’Armeni, &amp;amp; de gl’Abissini, e fatte alcune cerimonie, &amp;amp; orationi per spatio d’una mezz’hora a sua usanza, fecero il fuoco, &amp;amp; di questo accese alcune candelette uscirno, gridando, che quel fuoco che havevano in mano, era disceso per miracolo dal Cielo, &amp;amp; che era fuoco santo, correndo tutte le nationi con infinite candelette stimandosi beato chi prima havesse potuto accender la sua; la onde in puochissimo spatio di tempo ne furno accese infinite, con le quali alcuni s’inceravano i vestimenti, &amp;amp; si affumavano la vita, altri dispensavano il fuoco, &amp;amp; la cera sopra a quelle tele, che havevano lavate nel fiume Giordano, riservandolo poi per cosa santissima, &amp;amp; adoprando dette tele per avolgervi i corpi morti, parendogli questo bastante alla sua salute, e di questo ne facevano allegrezza, &amp;amp; romore, in modo che pareva volesse cadere la Chiesa istessa. Queste cerimonie quando si finirono era hoggimai passato il mezzo giorno, il restante del quale dispensarono in allegrezze; noi facessimo le visite a tutti quei luoghi santi, crescendoci il desiderio tanto più di goderle, quanto più volte le visitavamo. La Domenica di mattina tutti offitiorno a suoi luoghi a sua usanza, in sue lingue, &amp;amp; furno fatti infiniti segni di allegrezza per il miracoloso giorno della Resurrettione. Havendo poi il Sangiacho aperta la porta tutti uscirono, &amp;amp; si ritirarono a gli alloggiamenti, noi andassimo al Convento, ove disinassimo con tutti i Rever. Padri, &amp;amp; Pellegrini che erano restati. Si diede poi ordine d’andar in Betlehem, che è lontano circa a sei miglia, &amp;amp; di già il R. P. Guardiano havea fatto venire di detto luogo molti Somieri a questo effetto, per servigio di tutti i Pellegrini, &amp;amp; d’alcuni Rev. Padri. Detto dunque il Vespero si partimmo di Gierusalemme, andando fuori per la porta del Castello, cavalcando per colline verso mezzo giorno, ove sono diversi campi piantati de fichi, d’olive, armandole, &amp;amp; altri frutti, non molto custoditi. Cavalcati circa a due miglia, arrivassimo al luogo, ove è l’arbore tanto antico, che tuttavia è verde, chiamato il Terebinto della Madonna, sotto il quale più volte la Vergine santissima nell’andare, &amp;amp; ritornar di Gerusalemme, in Betlehem, riposò all’ombra con il diletto suo figliuolo in braccio, il quale, dicono, che come ancora si vede per miracolo s’inchinò, per ripararli meglio dal Sole. Sono a detto arbore molte Indulgenze. Doppo noi smontati, &amp;amp; fatte le orationi solite, vi si riposassimo alquanto, piamente meditando come ivi fosse stato il Fattor dell’Universo, con la sua dilettissima madre. Questa pianta è da tutte le nationi tenuta in grande veneratione, nè altra di detta specie si trova in detto viaggio. Seguitando il camino in manco d’un miglio vedessimo la Cisterna, che si chiama de’ Magi, ove i tre Regi perdettero la luce della Stella andando in Gierusalemme &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;'''[192]'''&lt;/ins&gt;.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Poco più avanti a mano sinistra si vede un Convento, ove stanno alcuni Caloieri Greci, che si chiamano di Santo Elia, &amp;amp; vi è una fontana, ove i Pellegrini sogliono bere; &amp;amp; all’incontro si vede nella Rupe il luogo, ove Elia si riposava, &amp;amp; per miracolo vi resta fin’hora improntata l’effigie delle sue membra, come se fusse stata non rupe, ma tenera materia. Quì è la mezza parte del viaggio, &amp;amp; di doppo si vede Betlehem, &amp;amp; riguardando indietro si vede Gierusalemme. &amp;amp; cavalcando circa un longo miglio si vede a man destra la Sepoltura di Rachele , che fin’hora vi si conserva. &amp;amp; più avanti un poco giù di strada, si vede la Cisterna chiamata di David, molto copiosa d’acqua buonissima. Alla fine arrivassimo alla distrutta città di Betlehem , già Città Regale , &amp;amp; assai grande, posta sopra diverse colline, hora tutta distrutta in modo, che di lei vi sono solamente alcune casette, habitate per lo più da Christiani, ma poveri; poiché gli Arabi vi fanno molti assassinamenti, rubbando ciò che ponno havere. In questa Città (della quale il nome viverà in eterno) è il luogo, ove Giesu Christo volse nascere in una povera casetta, appresso ad una stalla, che come sin’hora si vede, era nella costa d’un monticello, sotto ad una grotta: ma S. Elena ornò il luogo d’una Chiesa , &amp;amp; Convento, come fin’hora si vede, &amp;amp; doppo la distruttione della Citta hanno fatto i Christiani una muraglia intorno alla Chiesa, &amp;amp; Convento, assai forte, per reprimere l’impeto degli Arabi, &amp;amp; Mori, &amp;amp; vi si entra a capo chino solamente per una picciola porta, &amp;amp; bassa, per ostare, che non vi si possa condur dentro animali .&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;−&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #ffe49c; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;del style=&quot;font-weight: bold; text-decoration: none;&quot;&gt; Gli Europei ignorarono a lungo la storia africana tanto che si diffuse l’idea di una terra di pure barbarie. Unica eccezione a questa ignoranza erano le voci da sempre diffuse in Europa sull’esistenza di un paese cristiano situato oltre i paesi arabi, nelle regioni del Mar Rosso. Ad Aksum, in Etiopia, nel primo millenio a.C. era sorto un regno i cui sovrani sostenevano di essere i successori di re Salomone. Nel 330, anno della fondazione di Costantinopoli, Costantino inviò una lettera al suo “potentissimo fratello Ezanà, re di Aksum” per comunicargli la notizia della fondazione della nuova capitale. Tre anni dopo Ezanà si convertì al cristianesimo. La fama di un regno cristiano situato oltre il Nilo si mantenne durante tutto il medioevo. “Prete Gianni” era il titolo che competeva al re-sacerdote d’Etiopia e frequentemente il suo regno veniva indicato sulle mappe con il nome di “Regno di Prete Gianni”. Secondo una tradizione centenaria, si trattava di un paese cristiano ricco e potente. L’alleanza con tale monarca avrebbe ampliato i mercati e allo stesso tempo stretto in una ferrea morsa cristiana gli odiati musulmani; così almeno pensavano gli europei del Medioevo. La leggenda di Prete Gianni ha origini oscure, ma ebbe grande impulso nel 1165 quando l’imperatore bizantino Manuele Comneno ricevette una misteriosa lettera nella quale il presunto regnante gli prometteva che avrebbe liberato l’Europa dai musulmani che la minacciavano da ogni parte. “Io, Prete Gianni, che regno come suprema autorità”, vi era scritto, “supero per ricchezza, virtù e potere ogni creatura vivente sotto il cielo. Settantadue re mi sono tributari. Sono devoto cristiano e proteggo i cristiani del nostro impero.” La lettera così continuava: “Nel nostro paese il miele scorre a fiumi e il latte è ovunque abbondante”. Secondo la lettera, vi scorreva perfino un fiume ricco di “smeraldi, zaffiri, carbonchi, topazi, crisoliti, onici, berilli, sardoniche e molte altre gemme”. Manuele Comneno non diede alcun seguito alla missiva, ma le copie che ne circolarono per il mondo cristiano infiammarono i cuori, talché il regno di Prete Gianni divenne oggetto di una grande e perenne fascinazione, ma l’idea della sua ubicazione fu anche molto confusa. All’inizio si pensò che quel regno potesse trovarsi in India, poi nell’Asia centrale, ma i viaggi di Marco Polo e di altri all’inizio del Trecento smentirono siffatte ipotesi. Quando poi il missionario Giordano di Severac tornò dall’Oriente con la notizia che il regno di Prete Gianni era in Etiopia, l’attenzione prontamente si volse verso l’Africa. Nel 1493 un agente portoghese di nome Pero da Covimi si spinse fino alla corte del re d’Etiopia, ma poi fu costretto a rimanervi e non si sa se mandò in patria un resoconto delle proprie scoperte. Nel 1527 un altro portoghese, Francisco Alvares, tornato in Portogallo da un viaggio in Etiopia, dichiarò che il re era cristiano e piuttosto ricco: “Porta sul capo un’alta corona d’oro e d’argento”. Ma si trattava di un giovane di 23 anni il cui nome era Lebna Dengel, e non Prete Gianni, e regnava su un popolo nomade e primitivo in una terra inospitale in cui non abbondavano di certo né il latte né il miele, come invece si raccontava. L’Europa non ne fu molto delusa: Colombo aveva da poco scoperto un nuovo mondo, da Gama aveva raggiunto l’India e Magellano aveva circumnavigato un globo che conteneva meraviglie di gran lunga superiori a quelle narrate dalla leggenda del misterioso Prete Gianni.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td colspan=&quot;2&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Gian paolo</name></author>	</entry>

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		<title>Gian paolo il 14:13, 20 ott 2009</title>
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		<title>Gian paolo il 14:06, 20 ott 2009</title>
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				<updated>2009-10-20T14:06:16Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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