Giovanni Francesco Albani (19): differenze tra le versioni

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'''Maria Cristina Bozzoli ''Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario'', ne ''I Pittori Bergamaschi. Il Settecento'', vol. I, p. 122, scheda 133''':
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'''Maria Cristina Bozzoli ''Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario'', ne ''I Pittori Bergamaschi. Il Settecento'', vol. I, p. 120, scheda 119''':
  
Ritratto del conte Giovanni Domenico Albani
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Ritratto di Giovanni Francesco Albani
 
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Olio su tela (cm 114x93)
Olio su tela ovale (cm 138x102) Milano, collezione privata
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Milano, Museo Poldi Pezzoli (cat. n. 491, inv. n. 1546)
 
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Reca un’iscrizione in capitali dorate che forma un ovale intorno alla figura dell’effigiato: «IO. FRANC: ALBANUS. CO. ET EQ. PRAEFECTUS AULAE IN REGIONE BERGOMATE ELISABETH CHRISTINAE BRANSUICCENSIS, CAROLI III. HISPANIAE REGIS SPONSAE QUAE, IN ARCE SUA URGNANI PRANDENS DIE 30 MAI 1708 EUM REGALI MUNERE CONDECORAVIT AETA AN. 45».
Il dipinto, in buono stato di conservazione, fu acquistato nell’800 da Luigi Legnani che, insieme con Gian Giacomo Poldi Pezzoli, rilevò alcuni Ghislandi dai conti Albani a Bergamo, con il suo pendant Ritratto di Paola Josefa Calepio Albani (v. scheda 134); è pervenuto all’attuale collezione per via ereditaria familiare. Reca al centro a destra un foglio con la scritta in caratteri minuscoli: «Joan Dominicus Albanus / Comes / Eques Cesareus in Ser.mo Venetiarum / Dominio Equitum Cataphractorum / Ductor et a S. M. Innocentio Papa / XIII, nec non a S.S.D.N.P.P. / Benedicto XIII inter Honorarios a Cubicolo Viros et / Familiares ascriptus / anno 1724». Figlio del conte Giovanni II Albani e della nobile Lelia Poncini, Giovanni Domenico contrasse nel 1718 con Paola Josefa Calepio promessa di matrimonio (documento nell’archivio Suardo a Cicola, Armadio Archivio Calepio, primo, Cancello 10, Colto 27, Istromenti e Atti Nuziali 1526-1733), la cui copia conforme ho potuto consultare grazie alla cortesia del prof. Emilio Sioli Legnani e viene qui parzialmente trascritta: «Al nome del Signore IDDIO - La mattina delli 20 ottobre 1718... Essendosi trattato e concluso, così cooperando lo Spirito Santo, di contrarsi matrimonio tra la Nob. Dama la Sig. Contessa Paola figlia del fu Generoso Cavagliere il Sig. Conte Trusardo conti di Calepio Feudatario della Valle Calepio e Pertinenze e della Nob. Donna la Sig.ra Contessa Grandilia Martinengo Colleoni Condomina di Urago e relitta d’esso Sig. Conte Trusardo da una; et il Generoso Cavaliere Conte Gio Domenico Albano Cameriere d’onore e famigliare di N. S. Clemente XImo per Divina Provvidenza Papa dall’altra; ambi Nobili di questa Città e di Brescia, secondo i riti di S. R. Chiesa et ordini del Sacro Concilio di Trento, con la dote, contradote e patti infrascritti, di che volendo le parti ne consti pubblico documento, quindi è che: Personalmente constituiti avanti di me Nodaro, secondo Nodari e testimoni infrascritti, la detta nob. Dama la Contessa Paola Conti di Calepio col consenso autorità e presenza della Nob. Donna Signora contessa Grandilia Martinengo Conti di Calepio di Lei madre e tutrice e delli generosi Cavalieri li sigg. Co: Co: Marc’Antonio e Celestino Conti di Calepio di Lei fratelli ha promesso e promette di ricevere in suo sposo e consorte il prefato il Sig. Co: Domenico Albani».
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Il dipinto, in ottimo stato di conservazione, proviene dalla quadreria di Gian Giacomo Poldi Pezzoli.
Il Tassi (II, p. 69) menziona i due ritratti subito dopo aver ricordato il Ritratto del Bruntino e il Ritratto di Giacomo Carrara: «Della stessa maniera sono pure li ritratti del Co: Gio. Domenico Albano, e della Contessa Paola sua consorte». Se si attribuisce alla frase del Tassi un valore di indicazione cronologica, questa non solo contrasta con la data delle scritte presenti in entrambi i ritratti e certo coeve, poiché costituiscono parte integrante dei dipinti, ma anche con i caratteri stilistici effettivamente consoni ad una datazione intorno al 1724.
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Ricordato dal Tassi, che lo giudicava «non inferiore al Vitellio», nel gruppo di opere dipinte tra il ritorno a Bergamo e la frequentazione milanese dello studio dell’Adler, il ritratto deve essere anticipato rispetto alla datazione tradizionale al 1715 (Caversazzi, Mazzini, Russoli). Anche ammettendo che l’iscrizione sia posteriore al dipinto, essa deve infatti cadere tra il 1708, anno in cui Elisabetta Cristina di Brunswick, promessa sposa di Carlo d’Asburgo proclamatosi re di Spagna col titolo di Carlo in, soggiorna in Italia, entrando solennemente in Milano l’11 giugno (Salmon, «Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo» Venezia 1751, XIX, p. 23), e il 1711, quando Carlo diviene imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo VI. L’estrema finitezza della stesura pittorica concorda d’altra parte con una datazione precoce. Esposto a Bordeaux nel 1956 (n. 9).
Né si può attribuire all’espressione «della stessa maniera» il senso di un’indicazione stilistica e tipologica, poiché questi ritratti di parata appartengono a una tipologia completamente diversa da quel conte Carrara e del Bruntino. L’unica spiegazione è allora costituita dall’ipotesi di una svista o di un errore del Tassi. Il dipinto fu esposto a Milano nel 1910 (n. 178).
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Bibl.: F. M. Tassi 1793, II, p. 60; G. Berlini 1881, p. 18, n. 11; G. Moratti ms. 1900, I, p. 429; Museo Poldi Pezzoli 1911, p. 65, n. 491; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 82, n. 54; C. Caversazzi 1927, p. 136; A. Morassi 1936, p. 23, n. 491; F. Russoli 1951, p. 17, n. 491; id. 1955, p. 162, n. 491, fig. 54; De Tiepolo a Goya 1956, p. 6, n. 9; G. Testori 1970, tav. 1; AA.VV. 1972, p. 275, fig. 497; G. Butazzi 1977, p. 110, tav. 159.
Bibl.: F. M. Tassi 1793, II, p. 69; C. Caversazzi 1910, p. 62, n. 178; E. Fornoni ms s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 67, n. 35; R. Bassi Rathgeb 19551 , LXI, n. 3, p. 388; id. 19552, fig. p. 20.
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Versione delle 13:45, 23 lug 2007

(ca. 1663 † post 1711)

[Genealogia]

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Vittore Ghislandi (Fra' Galgario). Ritratto del conte Giovanni Francesco Albani (19). (1708/11) Olio su tela (cm 114x93). Milano, Museo Poldi Pezzoli (cat. n. 491, inv. n. 1546)

Figlio del conte GIOVANNI e di Lelia Poncini

Sp. Paola Marenzi(Il matrimonio venne concordato il 20 ottobre 1718)


Maria Cristina Bozzoli Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario, ne I Pittori Bergamaschi. Il Settecento, vol. I, p. 120, scheda 119:

Ritratto di Giovanni Francesco Albani Olio su tela (cm 114x93) Milano, Museo Poldi Pezzoli (cat. n. 491, inv. n. 1546) Reca un’iscrizione in capitali dorate che forma un ovale intorno alla figura dell’effigiato: «IO. FRANC: ALBANUS. CO. ET EQ. PRAEFECTUS AULAE IN REGIONE BERGOMATE ELISABETH CHRISTINAE BRANSUICCENSIS, CAROLI III. HISPANIAE REGIS SPONSAE QUAE, IN ARCE SUA URGNANI PRANDENS DIE 30 MAI 1708 EUM REGALI MUNERE CONDECORAVIT AETA AN. 45». Il dipinto, in ottimo stato di conservazione, proviene dalla quadreria di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Ricordato dal Tassi, che lo giudicava «non inferiore al Vitellio», nel gruppo di opere dipinte tra il ritorno a Bergamo e la frequentazione milanese dello studio dell’Adler, il ritratto deve essere anticipato rispetto alla datazione tradizionale al 1715 (Caversazzi, Mazzini, Russoli). Anche ammettendo che l’iscrizione sia posteriore al dipinto, essa deve infatti cadere tra il 1708, anno in cui Elisabetta Cristina di Brunswick, promessa sposa di Carlo d’Asburgo proclamatosi re di Spagna col titolo di Carlo in, soggiorna in Italia, entrando solennemente in Milano l’11 giugno (Salmon, «Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo» Venezia 1751, XIX, p. 23), e il 1711, quando Carlo diviene imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo VI. L’estrema finitezza della stesura pittorica concorda d’altra parte con una datazione precoce. Esposto a Bordeaux nel 1956 (n. 9). Bibl.: F. M. Tassi 1793, II, p. 60; G. Berlini 1881, p. 18, n. 11; G. Moratti ms. 1900, I, p. 429; Museo Poldi Pezzoli 1911, p. 65, n. 491; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 82, n. 54; C. Caversazzi 1927, p. 136; A. Morassi 1936, p. 23, n. 491; F. Russoli 1951, p. 17, n. 491; id. 1955, p. 162, n. 491, fig. 54; De Tiepolo a Goya 1956, p. 6, n. 9; G. Testori 1970, tav. 1; AA.VV. 1972, p. 275, fig. 497; G. Butazzi 1977, p. 110, tav. 159.