Sombreno - Villa Pesenti Agliardi. Il Giardino: differenze tra le versioni
| Riga 44: | Riga 44: | ||
Il tronco è eccezionalmente contorto e le costolature sono particolarmente pronunciate; l’aspetto scultoreo è un indice di vetustà, anche se le proporzioni non danno l’impressione di un grande albero. La forma della chioma è espansa, appiattita in alto, orientata nella crescita dalla mano sapiente del giardiniere; ancora oggi, ogni 4-5 anni è soggetta ad una potatura di contenimento che interessa tutti i rami minori e che permette, quindi, la conservazione della forma voluta. | Il tronco è eccezionalmente contorto e le costolature sono particolarmente pronunciate; l’aspetto scultoreo è un indice di vetustà, anche se le proporzioni non danno l’impressione di un grande albero. La forma della chioma è espansa, appiattita in alto, orientata nella crescita dalla mano sapiente del giardiniere; ancora oggi, ogni 4-5 anni è soggetta ad una potatura di contenimento che interessa tutti i rami minori e che permette, quindi, la conservazione della forma voluta. | ||
| + | |||
| + | |||
| + | |||
| + | '''Brevi notizie storiche sull’isolato nord-est di Sombreno, oggetto del piano di ricupero.''' | ||
| + | |||
| + | Dal giornale delle spese per la fabbrica di Breno dal 1793 al 1819. | ||
| + | |||
| + | La “fabbrica” è la villa di Pietro Pesenti, progettata da Leopoldo Pollack. | ||
| + | |||
| + | 1815 - “Si è demolito in inverno la filanda acquistata dal Moroni il 7 luglio 1814 e la casa contigua in facciata alla tinera per poter usare il materiale per la costruzione del casino dell’ortolano ultimato nel mese di luglio-agosto”. | ||
| + | |||
| + | Il casino dell’ortolano è l’esistente casa del giardiniere nel giardino della villa progettato da L. Pollack. Il progetto originale fu modificato non realizzando la retrostante filanda prevista. Tale modifica è da ritenersi dovuta all’evoluzione delle filande, proprio in quel periodo, che da artigianali diventano industriali. La filanda acquistata e demolita corrisponde al mapp. 71 della planimetria allegata, risalente al primo decennio del 1800. Sui mappali 64, 69, 70 insistevano gli unici edifici non agricoli di questo isolato. L’edificio del mappale 64 fu l’abitazione del medico condotto e poi sede del medico della mutua fino agli anni novanta. La porzione dell’edificio su via Roma che insiste sul mapp. 69 ospitava, fino agli anni settanta, il negozio di alimentari e, al primo piano, l’abitazione del gestore. Nella restante porzione del fabbricato vi erano il laboratorio e l’abitazione del falegname Locatelli, ultimo costruttore di carri. In corrispondenza del mapp. 70 vi fu per molti anni l’abitazione del Curato del paese. Il mapp. 114, fino agli anni sessanta, fu ortaglia recinta da un muro alto a protezione dei frutti e degli ortaggi coltivati. La parte maggiore dell’ala, ovest dell’edificio al mapp.113 fu demolita, presumibilmente, nel 1815; l’ultima porzione lo fu, nei primi anni trenta del secolo scorso, quando fu realizzato l’ampliamento della cantina per le botti in corrispondenza della testata nord della tinaia; questa ed il soprastante fienile, furono costruiti in sostituzione della filanda nel 1815. Il mapp. 113 ospita l’edificio più significativo di questo isolato, probabilmente nato come dimora del proprietario della filanda, poi usato come fattoria della proprietà. Scrostando una parte di intonaco del muro su via Agliardi è diventato ben leggibile il portone della filanda abbattuta. Il mapp. 115 doveva essere in origine il brolo della casa padronale, il porticato lungo il suo lato ovest, presumibilmente, fu costruito quando l’edificio non fu più usato come casa padronale ma divenne casa del fattore e questo spazio divenne il centro di raccolta di tutto il legname proveniente dal taglio invernale di un quindicesimo dei boschi di proprietà. Gli edifici insistenti sui mapp. 66, 67 e 146 erano le abitazioni di quattro famiglie di mezzadri, dotate delle rispettive pertinenze. In particolare sui mapp. 66 e 67 insistevano due unità indipendenti, magari comprate in tempi diversi, separate da un muro di cinta di cui un tratto è tuttora esistente. Originariamente qui le proprietà agricole erano molto piccole e frazionate, nel corso degli ultimi quattro secoli si unirono in parte e furono via via ampliati i fabbricati per rispondere alle esigenze dello sviluppo dell’allevamento del baco da seta che cessò completamente nei primi anni cinquanta. | ||
| + | |||
| + | Il primo piano di ricupero di questo isolato prevedeva la costruzione di un nuovo volume residenziale al posto dell’edificio del mapp. 64 e il cambio di destinazione da agricolo a residenziale di gran parte del portico al mapp. 115 e della tinaia, costruita nel 1815 in luogo della filanda. Il semplice cambiamento di destinazione di questi volumi esistenti avrebbe compromesso e reso impossibile il ricupero della fattoria, l’edificio più significativo del complesso, perché l’affacciamento diretto su entrambi i suoi spazi di pertinenza, a monte e a valle, avrebbe ovviamente scoraggiato qualunque acquirente. | ||
| + | |||
| + | Il piano attuale ha evitato la demolizione dell’edificio del mapp. 64 integrandone solo limitatamente la volumetria; ha previsto la rotazione di novanta gradi del volume del mapp. 115 e di parte del volume della tinaia duplicando quanto c’è al mapp. 70. Si sono così evitate le negative interferenze con gli spazi di pertinenza della fattoria (mapp. 113). Il nuovo piano ha pure previsto di dotare di autorimesse sotterranee questo complesso residenziale. | ||
Versione delle 22:02, 12 ott 2009
Torna a Villa Pesenti Agliardi - Sombreno
Ne segnalo tre aspetti in ordine cronologicamente inverso.
Il primo è quello che esamina dell’aspetto odierno quello prettamente botanico e gli ovvii risvolti estetici, di alcun grandi alberi, che esso accoglie e che il tempo ha forgiato nei circa centotrenta anni trascorsi dal loro impianto e un certo numero di essenze minori per spettacolarità di sviluppo e importanza botanica, ma pur significative.
Ma vi è correlato quello dell’architettura del verde; infatti gli alberi più antichi e prestigiosi oggi condividono il ruolo di protagonisti con i monumenti che sono disseminati nel giardino . Monumenti che, come la villa, fanno parte del progetto originario di Leopoldo Pollach. Merita di ricordare che il committente conte Pietro Pesenti , patriota Cisalpino, aveva posto come tema progettuale l’ospitalità e l’agricoltura, tema felicemente interpretato da Pollach ed evidenziato dalle scritte latine in facciata e simboleggiato dalle sottostanti due statue dello scultore Gelpi e dallo stesso progetto della villa che prevedeva otto “suite” per ospiti, poi non realizzate.
Il secondo aspetto è il significato culturale che esso ha, sia come documento di architettura dei giardini,sia in termini botanici: scelta delle essenze, loro collocazione e sviluppo, infatti riguarda anche un tentativo d’analisi del evolversi dei criteri delle piantumazioni. Questa nostra è una breve ricerca che, per quanto possibile, tenta una documentazione della datazione e delle motivazione progettuali degli interventi più significativi e della evoluzione della “moda” nella scelta delle essenze, soprattutto per quelle esotiche.
Mi sembra anche importante notare come lo sviluppo, imponente specialmente di talune piante, sia interessante non solo nel suo aspetto biologico, ma per gli effetti che comporta nel evolversi dei rapporti spaziali del giardino stesso e quindi anche nel modo di vederlo e di fruirlo. Questo aspetto, che è tipico del giardino romantico, per il giardino di Sombreno sembra anche più evidenziato dal fatto che esso è il risultato della sovrapposizione di due progetti uno classico più statico e uno romantico appunto più dinamico.
Per far un po’ di luce su questi interessanti aspetti è di grande aiuto la ricca documentazione fotografica, soprattutto quella degli anni 1865-1900-1960 , nonché di due acquarelli del pittore Madone (uno è datato 1883, l’altro evidentemente coevo).
Il terzo aspetto è più storico e riguarda l’esame del progetto neoclassico iniziale del 1796-97 che, anche se modificato dall’intervento del 1875-80, ha comunque lasciato una profonda traccia. Di questo primo progetto esiste poi una completa e interessantissima documentazione grafica progettuale (piante e prospetti acquerellati) e vari studi che tra l’altro esaminano le correlazioni con altri giardini dall’epoca.
(Agosto 2005)
I grandi Alberi. Monumenti vegetali della terra bergamasca. A cura di Gabriele Rinaldi. Provincia di Bergamo, Grafo, 2006, p. 108:
I CARPINI BIANCHI (Carpinus betulus)
Il carpino bianco è una latifoglia caducifoglia autoctona spontanea nei boschi collinari e planiziali che dispongano di un buon grado di umidità nel terreno.
Non è facile individuare grandi esemplari in ambienti naturali poiché ha crescita piuttosto lenta, raggiunge dimensioni contenute e raramente prevale in altezza o volume sulle altre specie spontanee, le querce in particolare; è quindi comunque sfavorita nella competizione. La bellezza del tronco e del fogliame, specialmente in autunno, e la grande capacità di sopportare potature e sagomature ripetute, ne hanno fatto un elemento basale dell’arte del giardino. I parchi storici, ma anche i roccoli, raramente ne sono privi. A Sombreno, nel Parco della Villa Pesenti-Agliardi, vi sono esemplari rari per le dimensioni considerevoli, uno dei quali forma sette ramificazioni poderose già a pochi metri dal suolo, tanto da somigliare ad un candelabro.
Il tronco è eccezionalmente contorto e le costolature sono particolarmente pronunciate; l’aspetto scultoreo è un indice di vetustà, anche se le proporzioni non danno l’impressione di un grande albero. La forma della chioma è espansa, appiattita in alto, orientata nella crescita dalla mano sapiente del giardiniere; ancora oggi, ogni 4-5 anni è soggetta ad una potatura di contenimento che interessa tutti i rami minori e che permette, quindi, la conservazione della forma voluta.
Brevi notizie storiche sull’isolato nord-est di Sombreno, oggetto del piano di ricupero.
Dal giornale delle spese per la fabbrica di Breno dal 1793 al 1819.
La “fabbrica” è la villa di Pietro Pesenti, progettata da Leopoldo Pollack.
1815 - “Si è demolito in inverno la filanda acquistata dal Moroni il 7 luglio 1814 e la casa contigua in facciata alla tinera per poter usare il materiale per la costruzione del casino dell’ortolano ultimato nel mese di luglio-agosto”.
Il casino dell’ortolano è l’esistente casa del giardiniere nel giardino della villa progettato da L. Pollack. Il progetto originale fu modificato non realizzando la retrostante filanda prevista. Tale modifica è da ritenersi dovuta all’evoluzione delle filande, proprio in quel periodo, che da artigianali diventano industriali. La filanda acquistata e demolita corrisponde al mapp. 71 della planimetria allegata, risalente al primo decennio del 1800. Sui mappali 64, 69, 70 insistevano gli unici edifici non agricoli di questo isolato. L’edificio del mappale 64 fu l’abitazione del medico condotto e poi sede del medico della mutua fino agli anni novanta. La porzione dell’edificio su via Roma che insiste sul mapp. 69 ospitava, fino agli anni settanta, il negozio di alimentari e, al primo piano, l’abitazione del gestore. Nella restante porzione del fabbricato vi erano il laboratorio e l’abitazione del falegname Locatelli, ultimo costruttore di carri. In corrispondenza del mapp. 70 vi fu per molti anni l’abitazione del Curato del paese. Il mapp. 114, fino agli anni sessanta, fu ortaglia recinta da un muro alto a protezione dei frutti e degli ortaggi coltivati. La parte maggiore dell’ala, ovest dell’edificio al mapp.113 fu demolita, presumibilmente, nel 1815; l’ultima porzione lo fu, nei primi anni trenta del secolo scorso, quando fu realizzato l’ampliamento della cantina per le botti in corrispondenza della testata nord della tinaia; questa ed il soprastante fienile, furono costruiti in sostituzione della filanda nel 1815. Il mapp. 113 ospita l’edificio più significativo di questo isolato, probabilmente nato come dimora del proprietario della filanda, poi usato come fattoria della proprietà. Scrostando una parte di intonaco del muro su via Agliardi è diventato ben leggibile il portone della filanda abbattuta. Il mapp. 115 doveva essere in origine il brolo della casa padronale, il porticato lungo il suo lato ovest, presumibilmente, fu costruito quando l’edificio non fu più usato come casa padronale ma divenne casa del fattore e questo spazio divenne il centro di raccolta di tutto il legname proveniente dal taglio invernale di un quindicesimo dei boschi di proprietà. Gli edifici insistenti sui mapp. 66, 67 e 146 erano le abitazioni di quattro famiglie di mezzadri, dotate delle rispettive pertinenze. In particolare sui mapp. 66 e 67 insistevano due unità indipendenti, magari comprate in tempi diversi, separate da un muro di cinta di cui un tratto è tuttora esistente. Originariamente qui le proprietà agricole erano molto piccole e frazionate, nel corso degli ultimi quattro secoli si unirono in parte e furono via via ampliati i fabbricati per rispondere alle esigenze dello sviluppo dell’allevamento del baco da seta che cessò completamente nei primi anni cinquanta.
Il primo piano di ricupero di questo isolato prevedeva la costruzione di un nuovo volume residenziale al posto dell’edificio del mapp. 64 e il cambio di destinazione da agricolo a residenziale di gran parte del portico al mapp. 115 e della tinaia, costruita nel 1815 in luogo della filanda. Il semplice cambiamento di destinazione di questi volumi esistenti avrebbe compromesso e reso impossibile il ricupero della fattoria, l’edificio più significativo del complesso, perché l’affacciamento diretto su entrambi i suoi spazi di pertinenza, a monte e a valle, avrebbe ovviamente scoraggiato qualunque acquirente.
Il piano attuale ha evitato la demolizione dell’edificio del mapp. 64 integrandone solo limitatamente la volumetria; ha previsto la rotazione di novanta gradi del volume del mapp. 115 e di parte del volume della tinaia duplicando quanto c’è al mapp. 70. Si sono così evitate le negative interferenze con gli spazi di pertinenza della fattoria (mapp. 113). Il nuovo piano ha pure previsto di dotare di autorimesse sotterranee questo complesso residenziale.
| 16 ottobre 1906. Fidanzamento di Elena Agliardi con Antonio Pesenti | |||
|---|---|---|---|
| Ottobre 1906. Elena, Laura, Battista e Maria Agliardi alla fontana della ninfa |
Irma Gandini. L'obelisco, 1918-19 ca. Erbusco, coll. privata |
||