Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 9: differenze tra le versioni
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| + | La mattina arrivassimo a vista del fiume Giordano, e passati ove altre volte era una Chiesa, & Convento di. S. Gio. Battista, ch’ivi hora sonovi le sole rovine, andati alla riva, e smontati li Rever. Padri lessero l’Evangelo di S. Giovanni, & noi tutti facessimo orationi ringratiando Iddio, che ci havesse concesso gratia di veder, & gustar quell’acqua nella quale volle esser battezzato il nostro Salvatore . Noi ne bevessimo, & se ne bagnassimo il capo: de gl’Armeni, & altre nationi molti saltano nel fiume, & nuotano, alcuni lavano molte pezze di tele, & se le portano poi a suoi paesi, & quando alcun muore gli avolgano in dette tele, con opinione che con questa cerimonia vadano le anime senza altro a salvamento; molti ancora pigliano della detta acqua, & la ripongono in fiaschi, & ne’ portano alle sue patrie. | ||
| + | Qui dimorati più d’un hora, contemplato il luogo, & il Santissimo Misterio operatovi, le altre nationi, per che non vanno alla quarantana, ritornorno adietro, noi tolta una compagnia, di quelli soldati partimmo inviandoci verso Gierico, che essendo già si grande, & bella Città, favorita tanto dalla presenza & miracoli del Signore, hora è tutta distrutta, & ridotta a stato di povero Villaggio . | ||
| + | In essa si vede ancora in piedi una parte della casa di Zacheo , & passando avanti arrivassimo alla Fontana , la quale essendo amara, benedetta da Eliseo Profeta subito divenne dolce, & saporita, come sin hora si vede e si gusta; e seguitando giungessimo alle radici del Monte della Quarantana , e smontati riguardando l’erta, & faticosa salita, alcuni si de Padri, come de Pellegrini, non ardirono di salire, & restarono al piede alla guardia delle cavalcature, ma noi con molti disposti al tutto di vedere il luogo tanto devoto, ove Giesù Christo Signor nostro stette in orationi, & digiunò quaranta giorni, deposto una parte de vestimenti, facessimo l’ardua, pericolosa, e faticosa salita, essendo la strada per lo più intagliata, & cavata nella pietra viva, in molti luoghi di questa montagna sono grotte, che già furono elette da molti Santi Eremiti per loro habitationi, & vi hanno fatta la sua beata, & felice vita, & essendo noi saliti per spatio di più di un hora di camino, arrivassimo alla grotta che fu si favorita dall’omnipotente Iddio, & riguardato, & contemplato il luogo, da Rever. Padri fu letto l’Evangielo, che si dice la prima Dominica di Quaresima, & ne fu fatto un bel ragionamento sopra il luogo, & digiuno, & noi vi facessimo alcune orationi. Di la risguardando al basso vi si vede uno spaventoso precipitio, talche molti dubitavano del ritorno pericoloso; tra tanto visitassimo tutti i luoghi della grotta, la quale fece accomodare, e dipingere S. Helena (come molti dicono), indi incominciassimo la discesa aiutandosi l’uno, l’altro, & con fatica, arrivati tutti al fondo per la Iddio gratia senza alcun pericolo, ritrovassimo li compagni, che ne aspettavano, & ci havevano apparechiato il reficiamento. Dimorati quì per un pezzo ad asciugarci, dal molto sudore, facendoci i soldati instanza al ritorno, rimontassimo, e cavalcando al piede delle montagne per assai buon paese in puoco piu di quattro hore arrivassimo la Caravana, la qual era fermata, el Sangiaco attendeva a riscuotere il Cafarro, & per esser la Caravana di diverse nationi, che ascendevano al numero più di tre milla persone, facendogli pagare a persona per persona, la cosa andò al lungo e quasi a sera. A noi Pellegrini, & ai Rever. Padri fece pagare quattro cechini per persona; ma si contentò che gli fossero sborsati in Gierusalemne, noi desiderosi di ritornare, facevamo far istantia per mezzo del nostro interprete, che la Caravana cavalcasse, e vi furno molte difficoltà, che molti altri volevano, che si restasse nel luogo della notte passata. Ma al fine fu risolto di cavalcare, & per esser il tempo alquanto piovoso, quel viaggio notturno fu con molto travaglio a molti, che le cavalcature per il viaggio d’andar per monti, & per la stanchezza del longo portare sottocadevano. | ||
| + | Quelli che si ritrovorno con noi meglio a cavallo arrivorno verso la mezza notte in Gierusalemme. Ove fussimo aperti dalle guardie benché con difficoltà; gli altri parte restorno per la strada, parte gli convenne star fuori delle mura fin al giorno seguente, che fu il mercordi delli dieci d’Aprile, nel qual giorno restassimo nel Convento per rihaversi, essendo molto lassi & stanchi per haver cavalcato senza staffe le due giornate passate. La mattina del giorno seguente levassimo per tempo per andar a visitar diversi luoghi Santi fuori della Città, e vennero con noi due Padri per mostrarne il tutto, & un interprete insieme. Il primo viaggio fu verso il Castello , il qual è assai forte con alcuni pezzi d’Artegliaria, & quì si vede una parte della torre di David , la qual hora serve per muraglia, & baloardo al Castello: quì apresso è la Porta chiamata Babel Cali, di dove si esce della Citta, & verso mezzo giorno si vede il tanto memorando monte Sion , nel quale soleva esser il Convento delli nostri Padri, ma il Turco per esser detto Convento fuori della Città, presa occasione di sospetto volse detto luogo per se, & alli Padri diede il luogo che hora habitano. La Chiesa , che era in detto monte Sion è il loco istesso, ove Giesu Christo molte volte conversò con i suoi Apostoli, ove lavò loro i piedi di sua mano, ove fece l’ultima cena, ove istituì il Santissimo Sacramento della Eucarestia; ivi pure discese lo spirito Santo sopra gli Apostoli il giorno della Pentecoste, ivi apparve a porte chiuse a detti suoi Apostoli il risuscitato Signore: ivi a S.Tomaso mostrò le Sante piaghe & le essibì al tocco di lui. Hora questo luogo il Turco l’ha fatto Moschea, & a qual si voglia Christiano è prohibita l’entrata sotto pena della vita ; onde si saluta con orationi da lontano. Fuori della detta porta da cinquanta passi si vede il loco, ove si sepelliscono tutti i Franchi, & i Padri che muoiono in quella Città ; & di la puoco lontano miransi le rovine della casa, ove la beatiss. Vergine Maria habitò il restante della sua vita, doppo la passione & resurettione del suo dilettissimo figliuolo, & ove S. Gio. molte volte celebrò alla presenza di lei . | ||
| + | Vi si veggono ancora le rovine della casa di Caifa, che hora è fatta come un Convento, habitato da gl’Armeni, Quì fu mandato il Sig. nostro da Anna a Caifa, che in quel tempo era Pontefice, & quì hebbe molte percosse, quì vi patì molti dispreggi, & vi fu giudicato degno di morte. La pietra dell’Altar grande è quella, che fu posta alla bocca del Santissimo Sepolcro, quando fu Giesù Christo sepolto. Vi è ancora un picciol loco, ove l’istesso Sig. fu tenuto prigione, fin che fu poi mandato a Pilato. Fuori di detta Chiesa, vedisi il capitello della Colonna, sopra la quale cantò il Gallo, quando S. Pietro negò di conoscere il Sig. & vi è un arbore piantato nel luogo ove i soldati, i Ministri, & S.Pietro si scaldavano; vi sono di più alcune celle, sopra le quali salendo, & guardando verso mezzo giorno si vede il Santo Cenacolo, & Convento del monte Sion, il quale può esser lontano circa quaranta passi. Quì havendo fatte alcune orationi, per acquìstar l’Indulgenze, che vi sono, seguimmo il viaggio calando giù per la costa del Monte, ove ne fu mostrato il luogo, nel quale essendo portata la Beata vergine da Discepoli a sepelire, i Giudei volevano pigliar il corpo, e di loro uno fu si empio, & temerario, che voleva urtar con le mani nella barra per farla cadere, ma per miracolo d’Iddio vi si inaridiron le mani & le braccia, & gli Apostoli pregando per quel meschino, & egli pentito dell’errore ritornò nel suo primiero stato . | ||
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| + | Et seguitando il viaggio vedessimo la Porta Sterquìlina per la quale Giesù Christo fu condotto, quando lo presero. Quì appresso è una picciola grotta, nella quale S. Pietro pianse amaramente, doppo haver negato il suo Signore, e Maestro . Nel continuar la discesa si vede il fonte chiamato Natatoria di siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, & fece altri miracoli . | ||
| + | Arrivati che fussimo nella valle di Giosafat , vedessimo apresso ad’un ponte, sotto il quale passava il torrente Cedron, l’effigie delle piante de piedi, e mani di nostro Signore: e che vi cadde, quando di quì passando era condotto, & strascinato prigione. & havendovi fatta oratione , & baciato il loco, seguitassimo il viaggio, & salendo per la costa del monte Oliveto vedessimo il loco, ove era l’arbore, al quale s’appese il traditor di Giuda. & essendo caminati circa due miglia per monte, & per calata verso Oriente, havessimo sotto gl’occhi le rovine delle case, & Castello di S. Lazzaro & delle Sante sorelle Marta & Madalena, tutti luoghi nobilitati dalla presenza, e da i miracoli di nostro Signore . | ||
| + | Et passando in Betania calassimo per alcuni scalini alla sepoltura, ove Giesù Christo risuscitò Lazaro, che vi era stato sepolto quattro giorni avanti. Quì v’è una capelletta, nella quale uno de Rever. Padri celebrò la Santissima Messa sopra la pietra, che faceva coperta al Sepolcro di S. Lazaro: finita la Messa, & le nostre orationi , visitammo la casa di Simon leproso ò più tosto le rovine di lei . | ||
| + | Indi salendo verso il monte Oliveto visitassimo la pietra sopra la quale fermossi nostro Signore, quando le Sante Sorelle gli dissero che il suo fratello Lazaro era morto. Quì doppo d’haver orato , ritiratisi puoco discosto havendo portato con noi alcune cose per mangiare, prendessimo cibo, e riposo. | ||
| + | Di quì ritornassimo verso la valle di Giosafat, & salendo verso la Città vedessimo il luogo, ove il protomartire S. Stefano fu da Giudei lapidato; in memoria di che vedesi la forma di lui, che restò miracolosamente scolpita nel marmo, sopra il quale cadde morto, & fin hora vi si conserva; benche alcuni ne habbiano rotta qualche particella. | ||
| + | Havendo quì fatte le debite orationi , saliti verso la porta che si chiama di S. Stefano, & entrati nella Città, poco avanti voltando per una strada a man manca trovassimo la Probatica Piscina , ove erano i cinque portici, & vi si sanavano gli amalati quando l’Angelo moveva l’acqua . Hora il famoso luogo è quasi tutto ripieno d’immonditie, & di rovine . | ||
| + | Quì è la porta, per la quale s’entra nel Tempio , che è rifatto nel medesimo luogo, ove era quel già tanto magnifico, & ammirando di Salomone, che fu distrutto da Tito Vespasiano Imperatore; hora questo com’ho detto è rifatto, & fatto assai grande, e bello, ma non tanto come quel primiero, ne vi può entrare Christiano alcuno se non sotto pena della vita, o di farsi Turco. | ||
| + | Da quì noi ritornassimo indietro nella strada maestra, & seguitando puoco avanti, voltando per una stretta via, fussimo condotti alla Chiesa di già chiamata S. Anna , la quale è fabricata nel loco proprio, ove era la Casa di S. Gioachino marito di lei: hora questa è in mano di certi santoni Turchi, i quali co’l donativo d’alcuni maidini ci apersero la porta, lasciandoci entrar, e veder la Chiesa, la qual è di assai bella forma, & ha congiunto un bel Convento, ove solevano stare Monache, il Chiostro del quale è fatto con colonne, e tuttavia intiero si serva. Il santone ci condusse per una fenestra con una scaletta sotto al Choro, che è la casa di S. Anna, & vi è ancora la camera, ove nacque la Beatiss.V. M. Havendo quì fatte le debite orationi , usciti ritornassimo nella strada maestra, & seguitando il viaggio, ne fu mostrata a man dritta la casa, ove stava il Re Herode, c’hora è quasi distrutta, & entrati dentro ne fu insegnato il luogo, ove Giesù Christo fu si malamente trattato, & ogn’uno di noi rapresentavasi il caso alla mente, fu sforzato a versar molte lagrime, e ci s’accrebbe il dolore dal vedere quel luogo dalle divine piante, e dal sangue di Christo santificato, hora fatto una stalla. Dopo l’oratione quì fatta , usciti sopra la strada, che da quì avanti si chiama, Via dolorosa , puoco inanzi vedessimo la Casa di Pilato, & vi è ancora la riva sopra la quale era posta la scala Santa, che fu poi levata, & portata a Roma, ove tuttavia si conserva. Quì al considerare come Giesù Christo vi ascendesse, ò per dir meglio vi fosse strascinato, flagellato, incoronato, & calpestato, come vi sparse tanto sangue, & come poi ne scendesse carico, & opresso dal legno della Croce, scalzo, & lacerato accompagnato da infame genti, & da manigoldi, ci s’eressero i Capelli in testa, ci si ristrinse il fiato nel petto, & da gli occhi in segno d’eccessivo dolore ci usci largo pianto. | ||
| + | Seguitassimo la santa strada a capo chino pensando, che in questa fussero tante goccie di sangue sparse, & pure fusse calpestata da ogni sorte di gente: & poco inanzi alzando gli occhi vedessimo l’Arco, il quale passa sopra la strada, & questo è quel proprio, sopra il quale Pilato condusse Giesù Christo, coronato di spine, & flagellato, & lo mostrò al popolo, che era nella strada dicendo, Ecce homo , all’hora che dal popolo fu gridato, tolle, tolle Crucifige eum. Noi passando sotto facevamo orationi interotte da sospiri. Ivi apresso si veggono le rovine di quella Chiesa, che fu fatta per memoria nel luogo proprio, ove la Vergine Santissima incontrò il suo unigenito figliuolo tutto impiagato, & quasi disfatto dalli tormenti, alla cui vista ella cadde spasimando di dolore. Più avanti s’arriva ove è la strada, che viene dalla porta di Damasco, & quì e il luogo ove fu costretto Simon Cireneo, che veneva dalla Villa, a portar la Croce essendo N. S. quasi essangue, e caduto per il peso grave. | ||
| + | Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi , & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma . | ||
| + | Seguitando s’arriva alla Porta , che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare. | ||
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| + | La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa , nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi , & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo ; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi. | ||
Noi doppò fatte alcune orationi , & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo , in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta , nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione . Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina . | Noi doppò fatte alcune orationi , & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo , in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta , nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione . Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina . | ||
Versione delle 00:23, 13 ott 2009
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La mattina arrivassimo a vista del fiume Giordano, e passati ove altre volte era una Chiesa, & Convento di. S. Gio. Battista, ch’ivi hora sonovi le sole rovine, andati alla riva, e smontati li Rever. Padri lessero l’Evangelo di S. Giovanni, & noi tutti facessimo orationi ringratiando Iddio, che ci havesse concesso gratia di veder, & gustar quell’acqua nella quale volle esser battezzato il nostro Salvatore . Noi ne bevessimo, & se ne bagnassimo il capo: de gl’Armeni, & altre nationi molti saltano nel fiume, & nuotano, alcuni lavano molte pezze di tele, & se le portano poi a suoi paesi, & quando alcun muore gli avolgano in dette tele, con opinione che con questa cerimonia vadano le anime senza altro a salvamento; molti ancora pigliano della detta acqua, & la ripongono in fiaschi, & ne’ portano alle sue patrie. Qui dimorati più d’un hora, contemplato il luogo, & il Santissimo Misterio operatovi, le altre nationi, per che non vanno alla quarantana, ritornorno adietro, noi tolta una compagnia, di quelli soldati partimmo inviandoci verso Gierico, che essendo già si grande, & bella Città, favorita tanto dalla presenza & miracoli del Signore, hora è tutta distrutta, & ridotta a stato di povero Villaggio . In essa si vede ancora in piedi una parte della casa di Zacheo , & passando avanti arrivassimo alla Fontana , la quale essendo amara, benedetta da Eliseo Profeta subito divenne dolce, & saporita, come sin hora si vede e si gusta; e seguitando giungessimo alle radici del Monte della Quarantana , e smontati riguardando l’erta, & faticosa salita, alcuni si de Padri, come de Pellegrini, non ardirono di salire, & restarono al piede alla guardia delle cavalcature, ma noi con molti disposti al tutto di vedere il luogo tanto devoto, ove Giesù Christo Signor nostro stette in orationi, & digiunò quaranta giorni, deposto una parte de vestimenti, facessimo l’ardua, pericolosa, e faticosa salita, essendo la strada per lo più intagliata, & cavata nella pietra viva, in molti luoghi di questa montagna sono grotte, che già furono elette da molti Santi Eremiti per loro habitationi, & vi hanno fatta la sua beata, & felice vita, & essendo noi saliti per spatio di più di un hora di camino, arrivassimo alla grotta che fu si favorita dall’omnipotente Iddio, & riguardato, & contemplato il luogo, da Rever. Padri fu letto l’Evangielo, che si dice la prima Dominica di Quaresima, & ne fu fatto un bel ragionamento sopra il luogo, & digiuno, & noi vi facessimo alcune orationi. Di la risguardando al basso vi si vede uno spaventoso precipitio, talche molti dubitavano del ritorno pericoloso; tra tanto visitassimo tutti i luoghi della grotta, la quale fece accomodare, e dipingere S. Helena (come molti dicono), indi incominciassimo la discesa aiutandosi l’uno, l’altro, & con fatica, arrivati tutti al fondo per la Iddio gratia senza alcun pericolo, ritrovassimo li compagni, che ne aspettavano, & ci havevano apparechiato il reficiamento. Dimorati quì per un pezzo ad asciugarci, dal molto sudore, facendoci i soldati instanza al ritorno, rimontassimo, e cavalcando al piede delle montagne per assai buon paese in puoco piu di quattro hore arrivassimo la Caravana, la qual era fermata, el Sangiaco attendeva a riscuotere il Cafarro, & per esser la Caravana di diverse nationi, che ascendevano al numero più di tre milla persone, facendogli pagare a persona per persona, la cosa andò al lungo e quasi a sera. A noi Pellegrini, & ai Rever. Padri fece pagare quattro cechini per persona; ma si contentò che gli fossero sborsati in Gierusalemne, noi desiderosi di ritornare, facevamo far istantia per mezzo del nostro interprete, che la Caravana cavalcasse, e vi furno molte difficoltà, che molti altri volevano, che si restasse nel luogo della notte passata. Ma al fine fu risolto di cavalcare, & per esser il tempo alquanto piovoso, quel viaggio notturno fu con molto travaglio a molti, che le cavalcature per il viaggio d’andar per monti, & per la stanchezza del longo portare sottocadevano. Quelli che si ritrovorno con noi meglio a cavallo arrivorno verso la mezza notte in Gierusalemme. Ove fussimo aperti dalle guardie benché con difficoltà; gli altri parte restorno per la strada, parte gli convenne star fuori delle mura fin al giorno seguente, che fu il mercordi delli dieci d’Aprile, nel qual giorno restassimo nel Convento per rihaversi, essendo molto lassi & stanchi per haver cavalcato senza staffe le due giornate passate. La mattina del giorno seguente levassimo per tempo per andar a visitar diversi luoghi Santi fuori della Città, e vennero con noi due Padri per mostrarne il tutto, & un interprete insieme. Il primo viaggio fu verso il Castello , il qual è assai forte con alcuni pezzi d’Artegliaria, & quì si vede una parte della torre di David , la qual hora serve per muraglia, & baloardo al Castello: quì apresso è la Porta chiamata Babel Cali, di dove si esce della Citta, & verso mezzo giorno si vede il tanto memorando monte Sion , nel quale soleva esser il Convento delli nostri Padri, ma il Turco per esser detto Convento fuori della Città, presa occasione di sospetto volse detto luogo per se, & alli Padri diede il luogo che hora habitano. La Chiesa , che era in detto monte Sion è il loco istesso, ove Giesu Christo molte volte conversò con i suoi Apostoli, ove lavò loro i piedi di sua mano, ove fece l’ultima cena, ove istituì il Santissimo Sacramento della Eucarestia; ivi pure discese lo spirito Santo sopra gli Apostoli il giorno della Pentecoste, ivi apparve a porte chiuse a detti suoi Apostoli il risuscitato Signore: ivi a S.Tomaso mostrò le Sante piaghe & le essibì al tocco di lui. Hora questo luogo il Turco l’ha fatto Moschea, & a qual si voglia Christiano è prohibita l’entrata sotto pena della vita ; onde si saluta con orationi da lontano. Fuori della detta porta da cinquanta passi si vede il loco, ove si sepelliscono tutti i Franchi, & i Padri che muoiono in quella Città ; & di la puoco lontano miransi le rovine della casa, ove la beatiss. Vergine Maria habitò il restante della sua vita, doppo la passione & resurettione del suo dilettissimo figliuolo, & ove S. Gio. molte volte celebrò alla presenza di lei . Vi si veggono ancora le rovine della casa di Caifa, che hora è fatta come un Convento, habitato da gl’Armeni, Quì fu mandato il Sig. nostro da Anna a Caifa, che in quel tempo era Pontefice, & quì hebbe molte percosse, quì vi patì molti dispreggi, & vi fu giudicato degno di morte. La pietra dell’Altar grande è quella, che fu posta alla bocca del Santissimo Sepolcro, quando fu Giesù Christo sepolto. Vi è ancora un picciol loco, ove l’istesso Sig. fu tenuto prigione, fin che fu poi mandato a Pilato. Fuori di detta Chiesa, vedisi il capitello della Colonna, sopra la quale cantò il Gallo, quando S. Pietro negò di conoscere il Sig. & vi è un arbore piantato nel luogo ove i soldati, i Ministri, & S.Pietro si scaldavano; vi sono di più alcune celle, sopra le quali salendo, & guardando verso mezzo giorno si vede il Santo Cenacolo, & Convento del monte Sion, il quale può esser lontano circa quaranta passi. Quì havendo fatte alcune orationi, per acquìstar l’Indulgenze, che vi sono, seguimmo il viaggio calando giù per la costa del Monte, ove ne fu mostrato il luogo, nel quale essendo portata la Beata vergine da Discepoli a sepelire, i Giudei volevano pigliar il corpo, e di loro uno fu si empio, & temerario, che voleva urtar con le mani nella barra per farla cadere, ma per miracolo d’Iddio vi si inaridiron le mani & le braccia, & gli Apostoli pregando per quel meschino, & egli pentito dell’errore ritornò nel suo primiero stato .
Et seguitando il viaggio vedessimo la Porta Sterquìlina per la quale Giesù Christo fu condotto, quando lo presero. Quì appresso è una picciola grotta, nella quale S. Pietro pianse amaramente, doppo haver negato il suo Signore, e Maestro . Nel continuar la discesa si vede il fonte chiamato Natatoria di siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, & fece altri miracoli . Arrivati che fussimo nella valle di Giosafat , vedessimo apresso ad’un ponte, sotto il quale passava il torrente Cedron, l’effigie delle piante de piedi, e mani di nostro Signore: e che vi cadde, quando di quì passando era condotto, & strascinato prigione. & havendovi fatta oratione , & baciato il loco, seguitassimo il viaggio, & salendo per la costa del monte Oliveto vedessimo il loco, ove era l’arbore, al quale s’appese il traditor di Giuda. & essendo caminati circa due miglia per monte, & per calata verso Oriente, havessimo sotto gl’occhi le rovine delle case, & Castello di S. Lazzaro & delle Sante sorelle Marta & Madalena, tutti luoghi nobilitati dalla presenza, e da i miracoli di nostro Signore . Et passando in Betania calassimo per alcuni scalini alla sepoltura, ove Giesù Christo risuscitò Lazaro, che vi era stato sepolto quattro giorni avanti. Quì v’è una capelletta, nella quale uno de Rever. Padri celebrò la Santissima Messa sopra la pietra, che faceva coperta al Sepolcro di S. Lazaro: finita la Messa, & le nostre orationi , visitammo la casa di Simon leproso ò più tosto le rovine di lei . Indi salendo verso il monte Oliveto visitassimo la pietra sopra la quale fermossi nostro Signore, quando le Sante Sorelle gli dissero che il suo fratello Lazaro era morto. Quì doppo d’haver orato , ritiratisi puoco discosto havendo portato con noi alcune cose per mangiare, prendessimo cibo, e riposo. Di quì ritornassimo verso la valle di Giosafat, & salendo verso la Città vedessimo il luogo, ove il protomartire S. Stefano fu da Giudei lapidato; in memoria di che vedesi la forma di lui, che restò miracolosamente scolpita nel marmo, sopra il quale cadde morto, & fin hora vi si conserva; benche alcuni ne habbiano rotta qualche particella. Havendo quì fatte le debite orationi , saliti verso la porta che si chiama di S. Stefano, & entrati nella Città, poco avanti voltando per una strada a man manca trovassimo la Probatica Piscina , ove erano i cinque portici, & vi si sanavano gli amalati quando l’Angelo moveva l’acqua . Hora il famoso luogo è quasi tutto ripieno d’immonditie, & di rovine . Quì è la porta, per la quale s’entra nel Tempio , che è rifatto nel medesimo luogo, ove era quel già tanto magnifico, & ammirando di Salomone, che fu distrutto da Tito Vespasiano Imperatore; hora questo com’ho detto è rifatto, & fatto assai grande, e bello, ma non tanto come quel primiero, ne vi può entrare Christiano alcuno se non sotto pena della vita, o di farsi Turco. Da quì noi ritornassimo indietro nella strada maestra, & seguitando puoco avanti, voltando per una stretta via, fussimo condotti alla Chiesa di già chiamata S. Anna , la quale è fabricata nel loco proprio, ove era la Casa di S. Gioachino marito di lei: hora questa è in mano di certi santoni Turchi, i quali co’l donativo d’alcuni maidini ci apersero la porta, lasciandoci entrar, e veder la Chiesa, la qual è di assai bella forma, & ha congiunto un bel Convento, ove solevano stare Monache, il Chiostro del quale è fatto con colonne, e tuttavia intiero si serva. Il santone ci condusse per una fenestra con una scaletta sotto al Choro, che è la casa di S. Anna, & vi è ancora la camera, ove nacque la Beatiss.V. M. Havendo quì fatte le debite orationi , usciti ritornassimo nella strada maestra, & seguitando il viaggio, ne fu mostrata a man dritta la casa, ove stava il Re Herode, c’hora è quasi distrutta, & entrati dentro ne fu insegnato il luogo, ove Giesù Christo fu si malamente trattato, & ogn’uno di noi rapresentavasi il caso alla mente, fu sforzato a versar molte lagrime, e ci s’accrebbe il dolore dal vedere quel luogo dalle divine piante, e dal sangue di Christo santificato, hora fatto una stalla. Dopo l’oratione quì fatta , usciti sopra la strada, che da quì avanti si chiama, Via dolorosa , puoco inanzi vedessimo la Casa di Pilato, & vi è ancora la riva sopra la quale era posta la scala Santa, che fu poi levata, & portata a Roma, ove tuttavia si conserva. Quì al considerare come Giesù Christo vi ascendesse, ò per dir meglio vi fosse strascinato, flagellato, incoronato, & calpestato, come vi sparse tanto sangue, & come poi ne scendesse carico, & opresso dal legno della Croce, scalzo, & lacerato accompagnato da infame genti, & da manigoldi, ci s’eressero i Capelli in testa, ci si ristrinse il fiato nel petto, & da gli occhi in segno d’eccessivo dolore ci usci largo pianto. Seguitassimo la santa strada a capo chino pensando, che in questa fussero tante goccie di sangue sparse, & pure fusse calpestata da ogni sorte di gente: & poco inanzi alzando gli occhi vedessimo l’Arco, il quale passa sopra la strada, & questo è quel proprio, sopra il quale Pilato condusse Giesù Christo, coronato di spine, & flagellato, & lo mostrò al popolo, che era nella strada dicendo, Ecce homo , all’hora che dal popolo fu gridato, tolle, tolle Crucifige eum. Noi passando sotto facevamo orationi interotte da sospiri. Ivi apresso si veggono le rovine di quella Chiesa, che fu fatta per memoria nel luogo proprio, ove la Vergine Santissima incontrò il suo unigenito figliuolo tutto impiagato, & quasi disfatto dalli tormenti, alla cui vista ella cadde spasimando di dolore. Più avanti s’arriva ove è la strada, che viene dalla porta di Damasco, & quì e il luogo ove fu costretto Simon Cireneo, che veneva dalla Villa, a portar la Croce essendo N. S. quasi essangue, e caduto per il peso grave. Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi , & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma . Seguitando s’arriva alla Porta , che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.
La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa , nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi , & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo ; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.
Noi doppò fatte alcune orationi , & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo , in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta , nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione . Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina . Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta , & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli , mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire . Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato . Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città , & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo , & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale , & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale . Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia . Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo , della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi , riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese . Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte , con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello , & la sua Porta , & la Porta del Giaffa . Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David , & più a basso la porta Sterquillina , per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea , che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone , che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano , la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco . Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo : e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo , & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione .
La Valle del Cedron. Si riconoscono a sinistra il pilastro di Assalonne, la tomba di Giacomo e la tomba di Zaccaria
Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe , & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse. Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire , & più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo , che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, & alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi .
Seguitando il nostro viaggio per la costa ritornassimo passando appresso al monte Sion, & entrati nella Città, & nel Convento riposassimo alquanto. Il giorno seguente era il Sabato Santo dell’altre nationi, nel qual giorno fanno le cerimonie del fuogo santo, co’l quale fanno molte superstitioni, & per ritrovarsi apparati entrorno tutti con gran confusone; stava però alla porta il Sangiacho, & altri ministri, i quali vogliono vedere ad uno per uno il segno di havere pagato il datio dell’entrata, & per questa seconda volta si paga solamente un maidino per persona. Con questa occasione entrassimo anco alcuni di noi per rivedere, e godere quei luoghi tanto divoti, & la sera facessimo la solita processione & buona parte della notte veggiassimo in orationi, benche, per esservi tanta moltitudine di gente, il romore, e lo strepito era infinito. La mattina seguente che fu il sabato, molti Patriarchi, e altri si apparorno per far la processione con Mitre diverse in testa, & habiti a sua usanza, e prima alcuni de suoi religiosi portavano avanti Penelli diversi, & Croci, & tutti gridavano in suo linguaggio, altri sonavano diversi strani stromenti, e havendo tutti fatta la processione intorno alla Capella del Santissimo Sepolcro per tre volte, tutti i Patriarchi si fermorno avanti la porta dell’anticapella, & havendo mandato dentro uno ch’ammorzasse tutte le lampade, acciò non vi fusse fuoco, & ciò fatto noto a tutto il popolo, entrorno poi entro soli i principali Patriarchi de Greci, degl’Armeni, & de gl’Abissini, e fatte alcune cerimonie, & orationi per spatio d’una mezz’hora a sua usanza, fecero il fuoco, & di questo accese alcune candelette uscirno, gridando, che quel fuoco che havevano in mano, era disceso per miracolo dal Cielo, & che era fuoco santo, correndo tutte le nationi con infinite candelette stimandosi beato chi prima havesse potuto accender la sua; la onde in puochissimo spatio di tempo ne furno accese infinite, con le quali alcuni s’inceravano i vestimenti, & si affumavano la vita, altri dispensavano il fuoco, & la cera sopra a quelle tele, che havevano lavate nel fiume Giordano, riservandolo poi per cosa santissima, & adoprando dette tele per avolgervi i corpi morti, parendogli questo bastante alla sua salute, e di questo ne facevano allegrezza, & romore, in modo che pareva volesse cadere la Chiesa istessa. Queste cerimonie quando si finirono era hoggimai passato il mezzo giorno, il restante del quale dispensarono in allegrezze; noi facessimo le visite a tutti quei luoghi santi, crescendoci il desiderio tanto più di goderle, quanto più volte le visitavamo. La Domenica di mattina tutti offitiorno a suoi luoghi a sua usanza, in sue lingue, & furno fatti infiniti segni di allegrezza per il miracoloso giorno della Resurrettione. Havendo poi il Sangiacho aperta la porta tutti uscirono, & si ritirarono a gli alloggiamenti, noi andassimo al Convento, ove disinassimo con tutti i Rever. Padri, & Pellegrini che erano restati. Si diede poi ordine d’andar in Betlehem, che è lontano circa a sei miglia, & di già il R. P. Guardiano havea fatto venire di detto luogo molti Somieri a questo effetto, per servigio di tutti i Pellegrini, & d’alcuni Rev. Padri. Detto dunque il Vespero si partimmo di Gierusalemme, andando fuori per la porta del Castello, cavalcando per colline verso mezzo giorno, ove sono diversi campi piantati de fichi, d’olive, armandole, & altri frutti, non molto custoditi. Cavalcati circa a due miglia, arrivassimo al luogo, ove è l’arbore tanto antico, che tuttavia è verde, chiamato il Terebinto della Madonna, sotto il quale più volte la Vergine santissima nell’andare, & ritornar di Gerusalemme, in Betlehem, riposò all’ombra con il diletto suo figliuolo in braccio, il quale, dicono, che come ancora si vede per miracolo s’inchinò, per ripararli meglio dal Sole. Sono a detto arbore molte Indulgenze. Doppo noi smontati, & fatte le orationi solite, vi si riposassimo alquanto, piamente meditando come ivi fosse stato il Fattor dell’Universo, con la sua dilettissima madre. Questa pianta è da tutte le nationi tenuta in grande veneratione, nè altra di detta specie si trova in detto viaggio. Seguitando il camino in manco d’un miglio vedessimo la Cisterna, che si chiama de’ Magi, ove i tre Regi perdettero la luce della Stella andando in Gierusalemme . Poco più avanti a mano sinistra si vede un Convento, ove stanno alcuni Caloieri Greci, che si chiamano di Santo Elia, & vi è una fontana, ove i Pellegrini sogliono bere; & all’incontro si vede nella Rupe il luogo, ove Elia si riposava, & per miracolo vi resta fin’hora improntata l’effigie delle sue membra, come se fusse stata non rupe, ma tenera materia. Quì è la mezza parte del viaggio, & di doppo si vede Betlehem, & riguardando indietro si vede Gierusalemme. & cavalcando circa un longo miglio si vede a man destra la Sepoltura di Rachele , che fin’hora vi si conserva. & più avanti un poco giù di strada, si vede la Cisterna chiamata di David, molto copiosa d’acqua buonissima. Alla fine arrivassimo alla distrutta città di Betlehem , già Città Regale , & assai grande, posta sopra diverse colline, hora tutta distrutta in modo, che di lei vi sono solamente alcune casette, habitate per lo più da Christiani, ma poveri; poiché gli Arabi vi fanno molti assassinamenti, rubbando ciò che ponno havere. In questa Città (della quale il nome viverà in eterno) è il luogo, ove Giesu Christo volse nascere in una povera casetta, appresso ad una stalla, che come sin’hora si vede, era nella costa d’un monticello, sotto ad una grotta: ma S. Elena ornò il luogo d’una Chiesa , & Convento, come fin’hora si vede, & doppo la distruttione della Citta hanno fatto i Christiani una muraglia intorno alla Chiesa, & Convento, assai forte, per reprimere l’impeto degli Arabi, & Mori, & vi si entra a capo chino solamente per una picciola porta, & bassa, per ostare, che non vi si possa condur dentro animali .
Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande , del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri . Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno , fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina , nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa. Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, Christe redemptor omnium , fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, Gloria in excelsis Deo. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra , & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente . Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode , & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi . Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni . Noi havendo fatte orationi in questi luoghi , ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento , ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta , ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste . Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri . Doppo l’haver visitato li detti luoghi, ritornassimo al Convento, riposandovi fin’al giorno seguente, nel quale levati di buon’hora, sentita la S. Messa, & fatta colatione, si ponemmo in ordine per andar a vedere il Fons signatus, & havendo tolto con noi per guardia da trenta di quelli nostrani, armati d’archi, & altr’arme, de quali molti hanno la lingua Italiana, per assicurarci che non fussimo impediti da gl’Arabi, dando a ciascuno de questi quattro maidini. Questo Fons Signatus dista da Betlehem in circa a quattro miglia Italiane. Noi v’andassimo a piedi per colli, & monti, i quali solevano essere fruttiferi, hora sono al tutto distrutti e dishabitati. Nasce il detto fonte in diverse parti de monti, & con diversi canali, è tirato tutto ad un sol luogo, il quale con dette acque in una valle fa tre laghi, che con muraglie d’inestimabil grossezza, & fortezza sostengono il peso, & la medesima acqua che soprabonda del primo lago, qual è nella più alta parte della valle: fa poi il secondo, & il terzo più abbasso, & detta acqua poi con un canale fatto con bellissimo, & maraviglioso artificio si conduce in Gierusalemme, che lo rende abondante di fontane. Per condur detta acqua in alcuni luoghi il Canale è fatto sotto le montagne, & è intagliato nella viva pietra passando fin dall’altra parte del monte. Appresso al primo lago, il quale può haver di circuito puoco men d’un miglio, vi si vedono le rovine d’un gran Palazzo, & si dice che qui il Re Salomone teneva le sue Regine, che erano da cinquecento, & le Concubine che giungevano al numero di settecento. Tutte queste sue donne dicesi che erano tenute in questo circonvicino per esser delitiosissimo, e di aria felice il paese. Al piede de gli tre laghi si vede il luogo, ove era l’amenissimo Hortus conclusus, il quale è irrigato d’acque chiare, e perenni, e giace tra due monticelli, e al tempo di Salomone era si pieno d’ogni più nobil sorte d’arbori, frutti, & fiori, che pareva un Paradiso Terrestre. Di quì poco lontana è anco la Villa, che sin hora si chiama Villa di Salomone, ove ammiravansi ne gli antichi secoli superbi edificij, hora miransi solitudini, e ruine . Noi havendo tutti questi luoghi rimirati, ritornassimo per altra via commodamente in Betlehem, ove ritrovassimo i restati, che ne aspettavano essendo di gia l’hora tarda. Quì havendo cenato andassimo a riposare. Aggiungo quì che in Betlehem vi sono molti Christiani nostrani, che hanno la lingua italiana per la pratica che tengono di continuo con i Padri, & molti di loro fanno Croci diverse d’oliva, & altri legnami, & dentro in certe nicchiette vi fanno porre da qualche Padre diverse cose sante. Altri di loro fanno Corone, che vendono poi a’ Pellegrini i quali le fanno toccare quei luoghi santi, & se le portano a suoi paesi. L’istesso si fa anco in Gierusalemme. Noi havendo disegnato d’andare in Hebron , che può esser lontano da quatordeci miglia, a veder il famoso Campo Damasceno, nel quale molti tengono che Iddio fabricasse il nostro primo padre Adamo, & che ancora vi fossero vissuti le prime genti della sua discendenza , & ove al tempo di David, & Salomone vi furono intorno molte Città popolate, e grandi, se bene hora sono quasi tutti quelli paesi ruinati, & dishabitati affatto; tralasciassimo nondimeno quel pensiero, informati che molti Arabi erano posti in aguato, con disegno d’assassinare, quanti di là passavano. Et fu vero, perche alcuni hebrei vi volsero andare, e furno spogliati, e ancora feriti, & malamente trattati. La matina, dunque seguente, che fu il mercoledì diecisette Aprile, udita la santissima Messa nella Chiesa della Natività, dessimo ordine d’andar alla Montana di Giudea, & tolto con noi interpreti, & huomini per guardia pagandoli, montati sopra asinelli si partissimo, & dopo due hore di camino in circa arrivassimo al fonte di S. Filippo, posto in una bella valle, ove sono Indulgenze, & l’acqua è buonissima, & la Fabrica fin’hora si mantiene in assai bella forma. Quì appresso si vedono le ruine d’una bella Chiesa, & altre habitationi tutte atterrate. A questa Fontana S. Filippo battezzò l’Ethiope Eunuco della Regina Candace . Essendoci quì rinfrescati salissimo per la montagna, & calando per l’altra parte, ci s’offerì a gli occhi un bel paese assai ben seminato, & colto di grano, piantato d’olive, & altre piante fruttifere. Più avanti seguiva un paese sterile, & dopo d’ haver cavalcato, & alcune volte anco caminato a piedi per le male salite, & calate della montagna, intorno a poco più d’un hora arrivassimo al deserto, ove si ridusse S. Gio. Battista dalla sua fanciullezza a farvi asprissima penitenza, onde poi venne alle rive del Giordano, & tra gli altri vi battezò N. S. In questo deserto si veggono quasi al piede della costa del monte (al qual luogo si va per dirupi) le rovine d’una Chiesa, e d’un Convento, e più a basso discendendo con difficoltà, s’arriva alla grotta, ove il detto S. Gio. dimorava, & in capo di detta grotta vi è un rilievo di pietra, come un’Altare, & questa era la pietra, che serviva per letto al Santo. Noi quì genuflessi, & fatte in silentio orationi, cantassimo doppò l’Hinno, Antra deserti teneris sub annis , usciti dall’antro, riconoscessimo la vicina Fontana, che dava a lui il bere, la quale chiara, e copiosa si raccoglie in due gran vasi fatti dalla natura nel vivo sasso, assai belli, & capaci. Fù a noi divoto favore il gustarne, fruttuosa meditatione il pensare l’asprezza, & la lunghezza della penitenza, che ivi fece il prima santo che nato, il cibo, il bere, il letto, l’albergo, che in quel remoto, solitario luogo v’hebbe il gran Patriarca de’ Santi Romiti. Indi partiti cavalcando circa quattro miglia per camino di molta fatica, & pericolo, arrivassimo alla casa de i Santi consorti Zacharia, e Elisabetta, che fu quella, ove da Betlehem venne la B. Vergine a visitare S. Elisabetta sua parente, vecchia, e per favor del Cielo fatta gravida del glorioso San Giovanni, ove si trattenne per tre mesi, havendo nel sacratissimo Reliquiario del suo ventre la Maesta incarnata dell’Eterno Verbo, & ove pe’ i tanti miracoli, che successero, cantò il Cantico Magnificat anima mea Dominum. Sopra questa casa era fabricata una bella Chiesa, con l’aggiunta d’un bel Convento: hora quasi il tutto è per terra, restandovi solo una parte del Choro, ove sono ancora alcune Imagini de Santi. Nella muraglia di detta Chiesa si discende per una scala di pietra, per la quale si dice, che per la istessa discendendo la B. Vergine, fù incontrata da S. Elisabetta, & sentì nel suo ventre S. Gio. far riverenza al suo Signore. Quì havendo fatte orationi, & rimirato il luogo, che hora è vilipeso, si partimmo, & passassimo ove tra due monti è una valletta, onde esce una fontana assai limpida, della quale si servivano i detti Santi a suo tempo. Seguitando poco avanti si vede la Villa, nella quale era la casa, in che nacque S. Gio. Battista , ove poi fù fabricata una bella Chiesa, della quale, ruinato tutto il resto, si conservano fin’hora le sole muraglie, & i volti, & se ne servono i paesani (che sono per lo più Mori) per stalla, ricetto d’animali. Caso in vero lagrimando il vedere, che luogo sì santo, habitato già da sì gran Santi, ch’erano padroni di lui, & di questo paese, hora sia con ogni atto d’irreverenza habitato da gente peggiore de i cani. Gli habitatori non volsero, che noi entrassimo ne i nominati luoghi, se prima non pagavamo loro alcuni maidini . Doppo d’haver veduto il tutto, si partimmo, & cavalcando per l’erta d’un monte, & doppo per colline assai ben coltivate, & piene d’olive, & d’altri fruttifere piante, in poco più d’un hora di camino arrivassimo ad’una Abbadia d’alcuni monachi Giorgiani, i quali n’apersero benignamente, & ne mostrorno il monasterio, & la Chiesa che è assai ben dipinta, & sotto all’altare maggiore conserva il tronco della palma, che fu tagliata per far il traverso della Croce sopra la quale fu inchiodato Christo, onde anco la Chiesa si chiama di S. Croce. Il Monasterio è ben guardato, & e circondato di buone & alte mura, ha le porte di ferro picciole, ma molto forti per ostare all’impeto di quegli infedeli, che alle volte vi vanno per far loro oltraggio. Di qui partiti in poco più d’un’hora ritornassimo in Gierusalemme essendo l’hora tarda, ove fussimo da’ Padri accarezzati, & cenato andassimo a riposare, come che stanchi per il viaggio, & per il sole molto ardente patito quel giorno. Nei giorni seguenti aspettando, che la caravana d’Egitto si metesse all’ordine per partirsi, non mancavamo di visitar di novo i luoghi Santi nella città, la Chiesa di S. Marco, la Porta ferrea, la Casa di S.Tomaso, ove era una bella Chiesa, che hora è rovinata, la Chiesa di S. Giacomo maggiore che tengono gli Armeni, & vi si vede la pietra sopra la quale fu a lui tagliata la testa, la Chiesa, ove era la Casa di Anna pontefice, ove fu prima menato prigione il Signore, & nella quale vi è tuttavia l’oliva, ove fu legato che ancora è verde, la Chiesa della Presentatione della Verg. Santiss. ove Giesu Christo fù circonciso, benché non sia concesso l’entrarvi, ma solo si saluta alla lontana la Probatica piscina, la Chiesa di S. Anna, ove nacque la B. V. M., la Casa d’Herode, ove fù flagellato N. Sig., la Casa di Pilato, l’Arco sopra quale fù mostrato al popolo, la via dolorosa, per la quale Giesu Christo passò con la Croce in spalla, andando verso il Monte Calvario al supplicio, la Chiesa ruinata dello Spasimo, la Casa di S. Veronica, & tutte le sere andavamo alla Chiesa del Santiss. Sepolcro; & perche non si poteva entrare, facevamo le orationi alla porta. Altre volte andando fuori della Porta del Castello visitassimo la Casa di Caifa , nella quale è poi stata fatta una Chiesa, & sopra l’Altar maggiore vi è posta la pietra, che servì per mettere alla bocca del Sepolcro di N. S.; il luogo ove habitò, & morse la Vergine Santissima doppo la morte di Christo, nel quale S. Gio. Evangelista celebrava la Messa, & ove si sepelliscono i Catolici, che muoiono in Gierusalemme; il tanto memorando Monte Sion, ove Giesu Christo fece tanti miracoli, & non potendo di presenza, lo riverivamo di lontano. Et più appresso alla muraglia, il luogo, ove gl’iniqui Giudei volsero far cadere il corpo della B. Vergine di man de gli Apostoli, che la portavano a sepellire. & ove S. Pietro pianse doppo haver negato il suo Signore, la Fontana chiamata Natatoria Siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, il luogo ove Esaia fu segato, & sepolto, & nel monte dell’offensione, ove stettero nascosti gli Apostoli nel tempo della persecutione, & passione di Christo, & ove è il Campo santo comperato per li trenta dinari, che Giuda gettò nel Tempio; & visitassimo di più la Valle tremenda di Giosafat, nella quale molte volte pensando, & confidando, come quì il giorno spaventevole del Giuditio tutti s’habbiamo a ritrovare per esser giudicati, & sentir la spaventevole ultima sentenza per gl’iniqui, & vedere con quanta forza, e horribilità l’ira d’Iddio scaricarassi sopra gli ostinati peccatori, & come da quì saranno rapiti da’ Diavoli alle sempiterne pene dell’Inferno, certo che non vi è persona, alla quale (ritrovandosi in questa Valle, & ciò considerando) non se gl’instecchino i capelli in testa, & non se gli agghiacci il sangue nelle vene, non tremi per timore, e versi al di fuori quasi sudor di sangue. Ma considerando ancora come qui il benigno Giesù volgendosi a’suoi divoti, & fedeli, con quel vivo splendore della sua Maestà tutti unitamente chiamerà, & condurrà alle beate stanze del Paradiso, entra nel cuore tal giubilo, che si desidera la venuta del giorno prefisso, e si risolve il poco della vita che resta, impiegarlo in modo, che alla morte niuna cosa s’opponga, che ritardi il godere la desiata gloria. Visitassimo in detta Valle la Chiesa, ove è il Sepolcro della B.V.M, & nella istessa la sepoltura di S. Gioseffo suo sposo, & de’ Santi consorti Gioachino, & Anna genitori. & più a basso in detta Valle vicino al fonte del torrente Cedron, le vestigie delle mani, & de’ piedi, che scolpite ivi nella pietra, come impresse in cera, lasciò nostro Signore essendo condotto prigione, le quali fin’hora molto apparenti si vedono. & più a basso, ove dimorò nascosto S. Giacomo minore, & dall’altra parte il fonte della B. V. M. Visitassimo ancora l’antro, overo grotta, ove Christo orava, & ove dormirono i tre Discepoli, & il luogo, nel quale da Giuda fù tradito, preso, e legato nostro Signore; & più ascendendo nel Monte Oliveto, ove S. Tomaso hebbe la cinta dalla Vergine Santissima ascendente in Cielo, ove Christo pianse sopra la Città di Gierusalemme, prevedendo la ruina di lei, ove gli Apostoli composero il Simbolo, ove Christo insegnò a’ suoi Apostoli a pregare, con l’Oratione Dominicale, ove predisse il Giuditio, il luogo parimente ove fece penitenza S. Pelagia; & nella sommità di detto Monte il luogo, ove Christo ascese al Cielo, & in memoria lasciò l’effigie delle sue piante nel marmo incise, come fin’hora si veggono. In Betania visitassimo la Casa ruinata di S. Martha, la pietra, sopra la quale s’assise N.S. mentre Marta, & Maria Maddalena vi parlarono di Lazaro suo fratello morto, la Casa di S. Maria Maddalena, della quale fù poi fatto un nobile Convento, che hora è tutto spianato, la Casa di Simone leproso, il Sepolcro, ove Christo richiamò a vita il già quatriduano Lazaro; & appresso alla Citta il luogo, ove fu lapidato & morto il Proto martire San Stefano, il quale in cadendo sopra il duro marmo vi lasciò la forma di tutto il suo corpo impressa, come fin’hora si vede, & in tutte le visite di questi luoghi accompagnate con orationi, sempre i Padri che venivano a mostrarli, leggevano ancora alcune orationi, overo Hinni particolari, & Evangelij trattanti de gli effetti ivi successi, & sovente vi aggiungevano gravi, & divoti sermoni, dichiarando i miracoli, e le cose, che vi occorsero. Ne furono ancora mostrate un giorno fuori della Città nella parte verso Tramontana le ruine dell’antica Gierusalemme, fra le quali vedesi sotto terra cavato per forza di scalpello nel duro marmo tutto d’un pezzo, un luogo in forma d’una sala, di lunghezza intorno a quindici braccia , & in un canto verso mezzo giorno vi è cavato un buco in forma quadra nell’istesso marmo, per il quale s’entra ben difficilmente, & solo carpone, per spatio d’otto braccia , che tanta è la lunghezza di detto forame. S’entra poi in un’altra sala fatta in quadro di dieci braccia per ogni verso, la quale altresì è tutta tagliata a forza di ferro nel detto marmo. & è gran cosa, che il suolo, le pareti, e il sofitto è tutto d’un pezzo; e di più in detta sala vi sono sei porte (…) incavate, che vanno in altre camere, nelle quali; sono poi cavate alcune cellette, & si comprende esservi state sotterrate anticamente persone grandi, del che fanno fede l’ossa de’ cadaveri, che vi si veggono; che perciò chiamano detto luogo la Sepoltura de i Ré . Ma in vero hà del maraviglioso molto il vedere, come in un marmo solo vi si sia fatto quasi un compito Palazzo. Havendo noi più volte visitati questi Santissimi luoghi, & ivi con quella maggior divotione, che ci concede Dio, fatte orationi per noi, & per tutti li nostri parenti, & amici; la gente incominciò a far trattati della partenza: ma perche due Sig. Fiamenghi il mio compagno, & io eravamo risoluti di passar con la Caravana per il deserto dell’Egitto, & veder in particolare la gran Città del Cairo, essendovi ancora di ritorno quelli Sig. Pellegrini, che erano per l’istesso viaggio venuti, trattassimo con un Mucaro, che ci noleggiò tre Cameli per prezzo di quaranta piastre in tutto, & patto di spesar gli animali, & pagar li cafarri. Di questi tre animali uno caricossi della vettovaglia, & delle bagaglie; sopra gli altri due, accommodati con ceste (che paiono mezze letiche) una per parte, ove vi stà una persona dentro per luogo, s’accommodassimo noi per il viaggio, & facessimo anco provisione di buon vino, tolto da certi Caloieri Grechi, perche in detto viaggio non se ne ritrova fino in Cairo, pigliassio di più biscotto, & altre cose per il vitto, benche d’indi lontano tre giornate nella Città di Gaza, si faccia provedimento per passar il deserto. Nella Città di Gierusalemme si spende la moneta, quasi come in Egitto; i più spendibili dinari sono i Reali di Spagna, che chiamano Piastre, & i Toleri d’Alemagna, che si chiamano abuchelli. Il Reale di Spagna intiero vale trenta maidini, & un maidino vale diciotto soleri, che sono moneta di rame molto grossa, & pesante. I Cecchini, & Ongari da quei popoli pigliansi volontieri, ma si vogliono di peso, & belli in vista, & calando non gli accettano per alcuna valuta, e vagliono qnarantacinque maidini l’uno; alcune volte gli Hebrei li cambiano a qualche cosa d’avantaggio; altra sorte d’oro, nè di moneta non occorre portare in quelle parti, che la perdita sarebbe troppo grande. Havendo noi visitati, & riveriti questi luoghi Santi, perche s’approssimava il partire, & di già gli amici che erano venuti con noi di Soria, erano ritornati con la Caravana, & altri sì de’ Padri, come de’ Pellegrini erano andati verso Iaffa, per passarne in Cipro, che questa è la più breve, & di manco spesa, per ritornarsene in Europa, noi andassimo alla Cella del R. P. Guardiano, il quale si ritrovava un poco indisposto, & ringratiatolo infinitamente delle cortesie ricevute, & de’ travagli presi per noi, havendoci il Convento per tre settimmane intiere per sola charità alloggiati, e spesati, chiestagli buona licenza, e la sua santa benedittione, per ritornarci a’ nostri paesi, da sua Paternità fussimo ad uno per uno abbracciati, & benedetti tutti insieme poi con affettuoso ragionamento essortati alla ricognitione della gratia ricevuta dal Signore nella visita di quei Santi luoghi, alla memoria della vita, & passione di Christo, alla santità della vita, & alla fedele, e perseverante essecutione di ciò che la divota stima del grado, & Cavalerato ricevuto, impone. Io poi, soggiongeva, non mancarò a mio potere di pregare, e far pregare a questi nostri R. Padri N. S. che come vi hà, fra tanti mari, fatti favorevoli tanti venti, fra tanti viaggi, fra tanti pericolosi passi fatti sicuri, fra tanti inimici dissesi, fra tanti disaggi, e bisogni soccorsi, e felicemente condotti alla bramata meta del vostro altretanto lungo, grave, affannoso, e pericoloso, quanto pio, divoto, e santo pellegrinaggio, quì consolandovi con una compita, distinta, commoda, chiara, e replicata visita di questi santissimi luoghi, ove hà operata la salute del mondo, eleggendovi di più nel glorioso numero de’ favoriti soldati, e Cavalieri suoi; cosi continuando con voi, & in noi la grandezza de’ suoi celesti efficaci favori a’nostri paterni soggiorni e sicuri, e sani, e lieti vi ritorni, dandovi gratia di vivere il resto della nostra vita nel suo timore, di giunger puri, e immaculati alla morte, e di passar sicuri all’eterno possesso della gloria. Ciò detto, ne fece dono d’alquanti Agnus Dei, composti di Terrasanta, che egli di sua mano raccoglie in tutti i luoghi nominati, & riducendo la materia in polvere, col dragante fattane una pasta, & con piccioli impronti diversi stampatevi sopra imagini di Christo, & de Santi, de quali divisi, e lasciati indurire, & data loro la benedittione Apostolica, alla partenza de’ Pellegrini ne dà a tutti, acciò segli portino a’ suoi paesi, che sono di gran divotione, & hanno molte Indulgenze. Ci diede ancora il privilegio solito a darsi ad ogni Cavaliero ascritto in quella Religione, registrato in bella forma in carta pecora, sottoscritto di sua mano, sigillato col sigillo della Santissima Resurrettione. Noi genuflessi lo ringratiassimo molto delle infinite cortesie da sua Paternità, & da tutti quei Rev. Padri ricevute, poi gli facessimo quella elemosina, che è solita a darsi dagli ascritti in detta Religione, & di più un’altra elemosina per divotione, & ricognitione della charità ricevuta da detti Padri, i quali sono molto bisognosi, essendo di continuo aggravati da Turchi di false imputationi; onde sempre costretti a dar loro denari, e robba del poverissimo Convento; oltra che d’ordinario i Padri sono molti in numero, ne hanno cosa alcuna di fermo, & solo aspettano l’elemosine, che le vengono fatte da Pellegrini, & ciò che gli viene mandato per charità dalle parti d’Europa, il che è molto poco in se, & meno alle necessarie grandissime spese, onde sempre il Convento ha debiti, paga grandi interessi, pigliando ne’ frequenti bisogni danari da certi Hebrei, che ne vogliono ingordissimi [interusuri]. E ricevuta […] la sua santa benedittione, ci ritirassimo con gli altri, pigliando congedo da molti Pellegrini nostri amici, raccomandandoci alle divote loro orationi.
Fine del secondo libro.
NOTE