Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 8: differenze tra le versioni

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Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande , del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri . Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno , fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina , nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa.
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Hora noi due, essendovi con particolar aiuto, a favore del Cielo arrivati, informati prima delle nobilissime conditioni di lei, & all’hora più che mai confirmati nel desiderio già un pezzo fa natoci nel core d’esservi ascritti, havendone anticipatamente trattato col Rever. Padre Comissario, & col Rev. Padre Guardiano, e dare loro le dovute informationi dell’esser nostro, quella notte a tal fine facessimo la confessione generale de nostri peccati, (come si richiede,) & perche quest’ordine si da con ogni secretezza possibile, acciò non venga a notitia del Turcho, che vi sarebbe pericolo grandissimo della robba, & della vita, circa le quattro hore di notte il Rev. Padre Comissario con paramenti sacri entrò nella Capella del santissimo Sepolcro accompagnato da un altro Padre, che di nascosto havea recata la spada, stimata gia di Goffredo che acquisto Gierusalemme, e ne fu , gli sproni d’oro '''[112]''', e la collana con la Croce; nell’istessa Capella entrassimo ancor noi, e restando gli altri Pellegrini nella anticapella insieme con i fratelli, e fattici genuflettere, il Rev. Padre ne fece un ragionamento di questo tenore.
Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, Christe redemptor omnium , fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, Gloria in excelsis Deo. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra , & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente .
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Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode , & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi . Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni . Noi havendo fatte orationi in questi luoghi , ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento , ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta , ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste .
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Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri .
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Doppo l’haver visitato li detti luoghi, ritornassimo al Convento, riposandovi fin’al giorno seguente, nel quale levati di buon’hora, sentita la S. Messa, & fatta colatione, si ponemmo in ordine per andar a vedere il Fons signatus, & havendo tolto con noi per guardia da trenta di quelli nostrani, armati d’archi, & altr’arme, de quali molti hanno la lingua Italiana, per assicurarci che non fussimo impediti da gl’Arabi, dando a ciascuno de questi quattro maidini. Questo Fons Signatus dista da Betlehem in circa a quattro miglia Italiane. Noi v’andassimo a piedi per colli, & monti, i quali solevano essere fruttiferi, hora sono al tutto distrutti e dishabitati. Nasce il detto fonte in diverse parti de monti, & con diversi canali, è tirato tutto ad un sol luogo, il quale con dette acque in una valle fa tre laghi, che con muraglie d’inestimabil grossezza, & fortezza sostengono il peso, & la medesima acqua che soprabonda del primo lago, qual è nella più alta parte della valle: fa poi il secondo, & il terzo più abbasso, & detta acqua poi con un canale fatto con bellissimo, & maraviglioso artificio si conduce in Gierusalemme, che lo rende abondante di fontane. Per condur detta acqua in alcuni luoghi il Canale è fatto sotto le montagne, & è intagliato nella viva pietra passando fin dall’altra parte del monte. Appresso al primo lago, il quale può haver di circuito puoco men d’un miglio, vi si vedono le rovine d’un gran Palazzo, & si dice che qui il Re Salomone teneva le sue Regine, che erano da cinquecento, & le Concubine che giungevano al numero di settecento. Tutte queste sue donne dicesi che erano tenute in questo circonvicino per esser delitiosissimo, e di aria felice il paese. Al piede de gli tre laghi si vede il luogo, ove era l’amenissimo Hortus conclusus, il quale è irrigato d’acque chiare, e perenni, e giace tra due monticelli, e al tempo di Salomone era si pieno d’ogni più nobil sorte d’arbori, frutti, & fiori, che pareva un Paradiso Terrestre. Di quì poco lontana è anco la Villa, che sin hora si chiama Villa di Salomone, ove ammiravansi ne gli antichi secoli superbi edificij, hora miransi solitudini, e ruine . Noi havendo tutti questi luoghi rimirati, ritornassimo per altra via commodamente in Betlehem, ove ritrovassimo i restati, che ne aspettavano essendo di gia l’hora tarda. Quì havendo cenato andassimo a riposare. Aggiungo quì che in Betlehem vi sono molti Christiani nostrani, che hanno la lingua italiana per la pratica che tengono di continuo con i Padri, & molti di loro fanno Croci diverse d’oliva, & altri legnami, & dentro in certe nicchiette vi fanno porre da qualche Padre diverse cose sante. Altri di loro fanno Corone, che vendono poi a’ Pellegrini i quali le fanno toccare quei luoghi santi, & se le portano a suoi paesi. L’istesso si fa anco in Gierusalemme. Noi havendo disegnato d’andare in Hebron , che può esser lontano da quatordeci miglia, a veder il famoso Campo Damasceno, nel quale molti tengono che Iddio fabricasse il nostro primo padre Adamo, & che ancora vi fossero vissuti le prime genti della sua discendenza , & ove al tempo di David, & Salomone vi furono intorno molte Città popolate, e grandi, se bene hora sono quasi tutti quelli paesi ruinati, & dishabitati affatto; tralasciassimo nondimeno quel pensiero, informati che molti Arabi erano posti in aguato, con disegno d’assassinare, quanti di là passavano. Et fu vero, perche alcuni hebrei vi volsero andare, e furno spogliati, e ancora feriti, & malamente trattati. La matina, dunque seguente, che fu il mercoledì diecisette Aprile, udita la santissima Messa nella Chiesa della Natività, dessimo ordine d’andar alla Montana di Giudea, & tolto con noi interpreti, & huomini per guardia pagandoli, montati sopra asinelli si partissimo, & dopo due hore di camino in circa arrivassimo al fonte di S. Filippo, posto in una bella valle, ove sono Indulgenze, & l’acqua è buonissima, & la Fabrica fin’hora si mantiene in assai bella forma.
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Quì appresso si vedono le ruine d’una bella Chiesa, & altre habitationi tutte atterrate. A questa Fontana S. Filippo battezzò l’Ethiope Eunuco della Regina Candace .
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Essendoci quì rinfrescati salissimo per la montagna, & calando per l’altra parte, ci s’offerì a gli occhi un bel paese assai ben seminato, & colto di grano, piantato d’olive, & altre piante fruttifere. Più avanti seguiva un paese sterile, & dopo d’ haver cavalcato, & alcune volte anco caminato a piedi per le male salite, & calate della montagna, intorno a poco più d’un hora arrivassimo al deserto, ove si ridusse S. Gio. Battista dalla sua fanciullezza a farvi asprissima penitenza, onde poi venne alle rive del Giordano, & tra gli altri vi battezò N. S. In questo deserto si veggono quasi al piede della costa del monte (al qual luogo si va per dirupi) le rovine d’una Chiesa, e d’un Convento, e più a basso discendendo con difficoltà, s’arriva alla grotta, ove il detto S. Gio. dimorava, & in capo di detta grotta vi è un rilievo di pietra, come un’Altare, & questa era la pietra, che serviva per letto al Santo. Noi quì genuflessi, & fatte in silentio orationi, cantassimo doppò l’Hinno, Antra deserti teneris sub annis , usciti dall’antro, riconoscessimo la vicina Fontana, che dava a lui il bere, la quale chiara, e copiosa si raccoglie in due gran vasi fatti dalla natura nel vivo sasso, assai belli, & capaci. Fù a noi divoto favore il gustarne, fruttuosa meditatione il pensare l’asprezza, & la lunghezza della penitenza, che ivi fece il prima santo che nato, il cibo, il bere, il letto, l’albergo, che in quel remoto, solitario luogo v’hebbe il gran Patriarca de’ Santi Romiti. Indi partiti cavalcando circa quattro miglia per camino di molta fatica, & pericolo, arrivassimo alla casa de i Santi consorti Zacharia, e Elisabetta, che fu quella, ove da Betlehem venne la B. Vergine  a visitare S. Elisabetta sua parente, vecchia, e per favor del Cielo fatta gravida del glorioso San Giovanni, ove si trattenne per tre mesi, havendo nel sacratissimo Reliquiario del suo ventre la Maesta incarnata dell’Eterno Verbo, & ove pe’ i tanti miracoli, che successero, cantò il Cantico Magnificat anima mea Dominum. Sopra questa casa  era fabricata una bella Chiesa, con l’aggiunta d’un bel Convento: hora quasi il tutto è per terra, restandovi solo una parte del Choro, ove sono ancora alcune Imagini de Santi. Nella muraglia di detta Chiesa si discende per una scala di pietra, per la quale si dice, che per la istessa discendendo la B. Vergine, fù incontrata da S. Elisabetta, & sentì nel suo ventre S. Gio. far riverenza al suo Signore. Quì havendo fatte orationi, & rimirato il luogo, che hora è vilipeso, si partimmo, & passassimo ove tra due monti è una valletta, onde esce una fontana assai limpida, della quale si servivano i detti Santi a suo tempo. Seguitando poco avanti si vede la Villa, nella quale era la casa, in che nacque S. Gio. Battista , ove poi fù fabricata una bella Chiesa, della quale, ruinato tutto il resto, si conservano fin’hora le sole muraglie, & i volti, & se ne servono i paesani (che sono per lo più Mori) per stalla, ricetto d’animali. Caso in vero lagrimando il vedere, che luogo sì santo, habitato già da sì gran Santi, ch’erano padroni di lui, & di questo paese, hora sia con ogni atto d’irreverenza habitato da gente peggiore de i cani. Gli habitatori non volsero, che noi entrassimo ne i nominati luoghi, se prima non pagavamo loro alcuni maidini .
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Doppo d’haver veduto il tutto, si partimmo, & cavalcando per l’erta d’un monte, & doppo per colline assai ben coltivate, & piene d’olive, & d’altri fruttifere piante, in poco più d’un hora di camino arrivassimo ad’una Abbadia d’alcuni monachi Giorgiani, i quali n’apersero benignamente, & ne mostrorno il monasterio, & la Chiesa che è assai ben dipinta, & sotto all’altare maggiore conserva il tronco della palma, che fu tagliata per far il traverso della Croce sopra la quale fu inchiodato Christo, onde anco la Chiesa si chiama di S. Croce. Il Monasterio è ben guardato, & e circondato di buone & alte mura, ha le porte di ferro picciole, ma molto forti per ostare all’impeto di quegli infedeli, che alle volte vi vanno per far loro oltraggio. Di qui partiti in poco più d’un’hora ritornassimo in Gierusalemme essendo l’hora tarda, ove fussimo da’ Padri accarezzati, & cenato andassimo a riposare, come che stanchi per il viaggio, & per il sole molto ardente patito quel giorno. Nei giorni seguenti aspettando, che la caravana d’Egitto si metesse all’ordine per partirsi, non mancavamo di visitar di novo i luoghi Santi nella città, la Chiesa di S. Marco, la Porta ferrea, la Casa di S.Tomaso, ove era una bella Chiesa, che hora è rovinata, la Chiesa di S. Giacomo maggiore che tengono gli Armeni, & vi si vede la pietra sopra la quale fu a lui tagliata la testa, la Chiesa, ove era la Casa di Anna pontefice, ove fu prima menato prigione il Signore, & nella quale vi è tuttavia l’oliva, ove fu legato che ancora è verde, la Chiesa della Presentatione della Verg. Santiss. ove Giesu Christo fù circonciso, benché non sia concesso l’entrarvi, ma solo si saluta alla lontana la Probatica piscina, la Chiesa di S. Anna, ove nacque la B. V. M., la Casa d’Herode, ove fù flagellato N. Sig., la Casa di Pilato, l’Arco sopra quale fù mostrato al popolo, la via dolorosa, per la quale Giesu Christo passò con la Croce in spalla, andando verso il Monte Calvario al supplicio, la Chiesa ruinata dello Spasimo, la Casa di S. Veronica, & tutte le sere andavamo alla Chiesa del Santiss. Sepolcro; & perche non si poteva entrare, facevamo le orationi alla porta. Altre volte andando fuori della Porta del Castello visitassimo la Casa di Caifa , nella quale è poi stata fatta una Chiesa, & sopra l’Altar maggiore vi è posta la pietra, che servì per mettere alla bocca del Sepolcro di N. S.; il luogo ove habitò, & morse la Vergine Santissima doppo la morte di Christo, nel quale S. Gio. Evangelista celebrava la Messa, & ove si sepelliscono i Catolici, che muoiono in Gierusalemme; il tanto memorando Monte Sion, ove Giesu Christo fece tanti miracoli, & non potendo di presenza, lo riverivamo di lontano. Et più appresso alla muraglia, il luogo, ove gl’iniqui Giudei volsero far cadere il corpo della B. Vergine di man de gli Apostoli, che la portavano a sepellire. & ove S. Pietro pianse doppo haver negato il suo Signore, la Fontana chiamata Natatoria Siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, il luogo ove Esaia fu segato, & sepolto, & nel monte dell’offensione, ove stettero nascosti gli Apostoli nel tempo della persecutione, & passione di Christo, & ove è il Campo santo comperato per li trenta dinari, che Giuda gettò nel Tempio; & visitassimo di più la Valle tremenda di Giosafat, nella quale molte volte pensando, & confidando, come quì il giorno spaventevole del Giuditio tutti s’habbiamo a ritrovare per esser giudicati, & sentir la spaventevole ultima sentenza per gl’iniqui, & vedere con quanta forza, e horribilità l’ira d’Iddio scaricarassi sopra gli ostinati peccatori, & come da quì saranno rapiti da’ Diavoli alle sempiterne pene dell’Inferno, certo che non vi è persona, alla quale (ritrovandosi in questa Valle, & ciò considerando) non se gl’instecchino i capelli in testa, & non se gli agghiacci il sangue nelle vene, non tremi per timore, e versi al di fuori quasi sudor di sangue.
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Ma considerando ancora come qui il benigno Giesù volgendosi a’suoi divoti, & fedeli, con quel vivo splendore della sua Maestà tutti unitamente chiamerà, & condurrà alle beate stanze del Paradiso, entra nel cuore tal giubilo, che si desidera la venuta del giorno prefisso, e si risolve il poco della vita che resta, impiegarlo in modo, che alla morte niuna cosa s’opponga, che ritardi il godere la desiata gloria. Visitassimo in detta Valle la Chiesa, ove è il Sepolcro della B.V.M, & nella istessa la sepoltura di S. Gioseffo suo sposo, & de’ Santi consorti Gioachino, & Anna genitori. & più a basso in detta Valle vicino al fonte del torrente Cedron, le vestigie delle mani, & de’ piedi, che scolpite ivi nella pietra, come impresse in cera, lasciò nostro Signore essendo condotto prigione, le quali fin’hora molto apparenti si vedono. & più a basso, ove dimorò nascosto S. Giacomo minore, & dall’altra parte il fonte della B. V. M. Visitassimo ancora l’antro, overo grotta, ove Christo orava, & ove dormirono i tre Discepoli, & il luogo, nel quale da Giuda fù tradito, preso, e legato nostro Signore; & più ascendendo nel Monte Oliveto, ove S. Tomaso hebbe la cinta dalla Vergine Santissima ascendente in Cielo, ove Christo pianse sopra la Città di Gierusalemme, prevedendo la ruina di lei, ove gli Apostoli composero il Simbolo, ove Christo insegnò a’ suoi Apostoli a pregare, con l’Oratione Dominicale, ove predisse il Giuditio, il luogo parimente ove fece penitenza S. Pelagia; & nella sommità di detto Monte il luogo, ove Christo ascese al Cielo, & in memoria lasciò l’effigie delle sue piante nel marmo incise, come fin’hora si veggono. In Betania visitassimo la Casa ruinata di S. Martha, la pietra, sopra la quale s’assise N.S. mentre Marta, & Maria Maddalena vi parlarono di Lazaro suo fratello morto, la Casa di S. Maria Maddalena, della quale fù poi fatto un nobile Convento, che hora è tutto spianato, la Casa di Simone leproso, il Sepolcro, ove Christo richiamò a vita il già quatriduano Lazaro; & appresso alla Citta il luogo, ove fu lapidato & morto il Proto martire San Stefano, il quale in cadendo sopra il duro marmo vi lasciò la forma di tutto il suo corpo impressa, come fin’hora si vede, & in tutte le visite di questi luoghi accompagnate con orationi, sempre i Padri che venivano a mostrarli, leggevano ancora alcune orationi, overo Hinni particolari, & Evangelij trattanti de gli effetti ivi successi, & sovente vi aggiungevano gravi, & divoti sermoni, dichiarando i miracoli, e le cose, che vi occorsero. Ne furono ancora mostrate un giorno fuori della Città nella parte verso Tramontana le ruine dell’antica Gierusalemme, fra le quali vedesi sotto terra cavato per forza di scalpello nel duro marmo tutto d’un pezzo, un luogo in forma d’una sala, di lunghezza intorno a quindici braccia , & in un canto verso mezzo giorno vi è cavato un buco in forma quadra nell’istesso marmo, per il quale s’entra ben difficilmente, & solo carpone, per spatio d’otto braccia , che tanta è la lunghezza di detto forame. S’entra poi in un’altra sala fatta in quadro di dieci braccia  per ogni verso, la quale altresì è tutta tagliata a forza di ferro nel detto marmo. & è gran cosa, che il suolo, le pareti, e il sofitto è tutto d’un pezzo; e di più in detta sala vi sono sei porte (…) incavate, che vanno in altre camere, nelle quali; sono poi cavate alcune cellette, & si comprende esservi state sotterrate anticamente persone grandi, del che fanno fede l’ossa de’ cadaveri, che vi si veggono; che perciò chiamano detto luogo la Sepoltura de i Ré . Ma in vero hà del maraviglioso molto il vedere, come in un marmo solo vi si sia fatto quasi un compito Palazzo. Havendo noi più volte visitati questi Santissimi luoghi, & ivi con quella maggior divotione, che ci concede Dio, fatte orationi per noi, & per tutti li nostri parenti, & amici; la gente incominciò a far trattati della partenza: ma perche due Sig. Fiamenghi il mio compagno, & io eravamo risoluti di passar con la Caravana per il deserto dell’Egitto, & veder in particolare la gran Città del Cairo, essendovi ancora di ritorno quelli Sig. Pellegrini, che erano per l’istesso viaggio venuti, trattassimo con un Mucaro, che ci noleggiò tre Cameli per prezzo di quaranta piastre in tutto, & patto di spesar gli animali, & pagar li cafarri. Di questi tre animali uno caricossi della vettovaglia, & delle bagaglie; sopra gli altri due, accommodati con ceste (che paiono mezze letiche) una per parte, ove vi stà una persona dentro per luogo, s’accommodassimo noi per il viaggio, & facessimo anco provisione di buon vino, tolto da certi Caloieri Grechi, perche in detto viaggio non se ne ritrova fino in Cairo, pigliassio di più biscotto, & altre cose per il vitto, benche d’indi lontano tre giornate nella Città di Gaza, si faccia provedimento per passar il deserto. Nella Città di Gierusalemme si spende la moneta, quasi come in Egitto; i più spendibili dinari sono i Reali di Spagna, che chiamano Piastre, & i Toleri d’Alemagna, che si chiamano abuchelli. Il Reale di Spagna intiero vale trenta maidini, & un maidino vale diciotto soleri, che sono moneta di rame molto grossa, & pesante. I Cecchini, & Ongari da quei popoli pigliansi volontieri, ma si vogliono di peso, & belli in vista, & calando non gli accettano per alcuna valuta, e vagliono qnarantacinque maidini l’uno; alcune volte gli Hebrei li cambiano a qualche cosa d’avantaggio; altra sorte d’oro, nè di moneta non occorre portare in quelle parti, che la perdita sarebbe troppo grande. Havendo noi visitati, & riveriti questi luoghi Santi, perche s’approssimava il partire, & di già gli amici che erano venuti con noi di Soria, erano ritornati con la Caravana, & altri sì de’ Padri, come de’ Pellegrini erano andati verso Iaffa, per passarne in Cipro, che questa è la più breve, & di manco spesa, per ritornarsene in Europa, noi andassimo alla Cella del R. P. Guardiano, il quale si ritrovava un poco indisposto, & ringratiatolo infinitamente delle cortesie ricevute, & de’ travagli presi per noi, havendoci il Convento per tre settimmane intiere per sola charità alloggiati, e spesati, chiestagli buona licenza, e la sua santa benedittione, per ritornarci a’ nostri paesi, da sua Paternità fussimo ad uno per uno abbracciati, & benedetti tutti insieme poi con affettuoso ragionamento essortati alla ricognitione della gratia ricevuta dal Signore nella visita di quei Santi luoghi, alla memoria della vita, & passione di Christo, alla santità della vita, & alla fedele, e perseverante essecutione di ciò che la divota stima del grado, & Cavalerato ricevuto, impone.
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Io poi, soggiongeva, non mancarò a mio potere di pregare, e far pregare a questi nostri R. Padri N. S. che come vi hà, fra tanti mari, fatti favorevoli tanti venti, fra tanti viaggi, fra tanti pericolosi passi fatti sicuri, fra tanti inimici dissesi, fra tanti disaggi, e bisogni soccorsi, e felicemente condotti alla bramata meta del vostro altretanto lungo, grave, affannoso, e pericoloso, quanto pio, divoto, e santo pellegrinaggio, quì consolandovi con una compita, distinta, commoda, chiara, e replicata visita di questi santissimi luoghi, ove hà operata la salute del mondo, eleggendovi di più nel glorioso numero de’ favoriti soldati, e Cavalieri suoi; cosi continuando con voi, & in noi la grandezza de’ suoi celesti efficaci favori a’nostri paterni soggiorni e sicuri, e sani, e lieti vi ritorni, dandovi gratia di vivere il resto della nostra vita nel suo timore, di giunger puri, e immaculati alla morte, e di passar sicuri all’eterno possesso della gloria.
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Ciò detto, ne fece dono d’alquanti Agnus Dei, composti di Terrasanta, che egli di sua mano raccoglie in tutti i luoghi nominati, & riducendo la materia in polvere, col dragante fattane una pasta, & con piccioli impronti diversi stampatevi sopra imagini di Christo, & de Santi, de quali divisi, e lasciati indurire, & data loro la benedittione Apostolica, alla  partenza de’ Pellegrini ne dà a tutti, acciò segli portino a’ suoi paesi, che sono di gran divotione, & hanno molte Indulgenze. Ci diede ancora il privilegio solito a darsi ad ogni Cavaliero ascritto in quella Religione, registrato in bella forma in carta pecora, sottoscritto di sua mano, sigillato col sigillo della Santissima Resurrettione. Noi genuflessi lo ringratiassimo molto delle infinite cortesie da sua Paternità, & da tutti quei Rev. Padri ricevute, poi gli facessimo quella elemosina, che è solita a darsi dagli ascritti in detta Religione, & di più un’altra elemosina per divotione, & ricognitione della charità ricevuta da detti Padri, i quali sono molto bisognosi, essendo di continuo aggravati da Turchi di false imputationi; onde sempre costretti a dar loro denari, e robba del poverissimo Convento; oltra che d’ordinario i Padri sono molti in numero, ne hanno cosa alcuna di fermo, & solo aspettano l’elemosine, che le vengono fatte da Pellegrini, & ciò che gli viene mandato per charità dalle parti d’Europa, il che è molto poco in se, & meno alle necessarie grandissime spese, onde sempre il Convento ha debiti, paga grandi interessi, pigliando ne’ frequenti bisogni danari da certi Hebrei, che ne vogliono ingordissimi [interusuri]. E ricevuta […]
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la sua santa benedittione, ci ritirassimo con gli altri,
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pigliando congedo da molti Pellegrini
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nostri amici, raccomandandoci
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alle divote loro orationi.
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Fine del secondo libro.
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Honoratissimi amici, che quì con alta ventura sete per esser ammessi all’ordine glorioso della militia di Christo, e posti al rollo di quei Cavaglieri, che già fu tempo nel theatro del mondo fecero prove degne del Cielo, considerate prima vi prego la grandezza dell’ordine, raccogliendola da chi lo vi conferisce, che è il Vicario di Christo, il Sommo Pontefice se ben per mezzo di questo indegno, humile suo servo: da quelli che di già vi furono rollati, che furono i più stimati scettri le più alte corone del mondo christiano i Santi Lodovici di Francia, i Carli Magni, Gottifredi, & altri innumerabili immortali Eroi; dall’insegna, che vi si concede di cinque rosse Croci a memoria delle cinque mortali memorande piaghe date al Signore: dal luogo istesso ove vi si conferisse, che non è Aula, ò Palaggio di Prencipe terreno, non Teatro, non ordinario Tempio, ma quel luogo, ove l’increato incarnato Verbo nel triduo della sua morte fu sepolto, & ove trionfator dell’Inferno, e della Morte istessa glorioso risorse. Raccogliete la dignità dell’ordine da gli antichissimi suoi primordij, che da questa istessa tomba già tanti secoli sorse con la vita, & con la gloria del Cielo; dal fondator di lui, che fu potiam dire il Creator, e Redentor del Mondo, dal fine, a che si conferisse, che e di pugnar per la fede di Christo difenderla, e propugnarla, e rinovar e concorrere per la vostra parte con chi volesse mai rinovar le memorie immortali dei Santi gloriosi acquìsti. Cavaglieri del Sepolcro di Christo, e della trionfante risurection di lui, santamente ambite voi di esser creati. O grandezza ch’ogni grandezza avanza, ma alla grandezza aggiongete anco la gravita, e’l peso dell’honore. E sia pur vero che non passi per peso il dover sempre portar la Santissima già detta insegna nel petto, e di lei la memoria divota nel core: il dover tener, e difender la ragione delle vedove, è de gl’orfani ingiustamente opressi, il riverire, e procurar che sia riverito il Santissimo nome di Dio. Sia vero, che meno passi per peso quel che, se non vi si comanda, vi si ricomanda con ogni affetto almeno, l’udir ogni giorno la Messa, il recitar pur ogni giorno l’offitio di nostro Signore, il frequentar i Sacramenti '''[113]'''. Non è però se non di considerabilissimo peso, che ricevendo quest’ordine in caso, & ogni volta che il Santissimo Padre, overo altri Regi, e Prencipi risolvessero (il che Iddio voglia) di venir all’acquisto di questi santissimi luoghi, sete obligati venirvi anco voi in persona, a spese del vostro proprio, e in caso d’infermità, ò d’altro legitimo impedimento, mandarvi pur a vostre spese in vostra vece idonea persona. Ho su veggovi ardere nei volti i cori, leggovi nelle fronti gl’interni ardenti affetti: gl’occhi vostri con vivi raggi fannomi chiaro vedere che ben ponderate con la gravità del peso, la grandezza del Grado per tutte le sue circostanze, collatore, colleghi, insegna, institutore, tempo, luogo, fine e che nulla bramate più che vedervi hoggimai titolati di questo sacro nome, adorni di questi gloriosi corredi, onde promettendomi di voi meriti e presenti, e futuri, e a voi altresi promettendo eterni premij, vengo hoggimai a soddisfar alle honorate, e sante vostre brame.  
  
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Finito il ragionamento cantassimo tutti l’hinno ''Veni creator Spiritus'', e finito fece che legessimo gl’ordini & capitoli, che si hanno ad’osservare, e con belle cerimonie me gli fece giurare sopra il Santissimo Sepolcro; indi ne cinse di sua mano la spada, & ne calzò gli sproni, leggendo sempre alcune orationi, dopoi ne fece metter mano, & di novo giurare sopra il Santiss. Sepolcro di sempre adoperarla in diffesa, & a essaltaione di Santa Chiesa, & ne pose la collana d’oro con la Croce al collo, & pigliata la spada, essendo noi inginocchiati col capo sopra il Santissimo Sepolcro, ci diede il colpo di Cavagliero; & questo fatto ad uno per uno, si cantò il Salmo, ''Te Deum laudamus'', doppo il quale ci baciò, & ci salutò per Cavaglieri, & soldati della guardia del Santissimo Sepolcro.
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Usciti, tutti i Padri, & i Pellegrini complendo con molto affetto ci toccarono la mano, rallegrandosi con noi dell’honore, & dignità acquìstata. Era di già passata gran parte della notte, onde si ritirassimo verso la Capella dell’Apparitione, & d’indi a deputati luoghi a prender una picciola refettione, e riposar quel poco che della notte restava. La mattina seguente che fu il sabbato Santo fin tanto che veniva l’hora d’ascoltar i divini officij accompagnati da un pratico Padre facessimo le visite a tutti li luoghi santi di quella Chiesa, e vedessimo oltra i sudetti, alcuni altri, ne i quali la processione non si ferma, come farebbe, all’uscire della Capella dell’apparitione, alcune pietre poste nel suolo in forma rotonda, che dicono, esser il luogo ove Giesu Christo apparve alle tre Marie, & le salutò, un altro simile ivi vicino, che fu ove apparve a Santa Madalena in forma d’Hortolano; e seguendo il camino a man destra sotto il portico vedessimo intagliati nella rupe tre sepolcri voti, i quali furno fatti fare da Nicodemo, & da Giosefo Abarimatia, ove stanno ad offitiar i Cossiti in una Capella edificata da loro con licenza del Sangiaccho congiunta al Santissimo Sepolcro dalla parte verso ponente. Piegando poi intorno alla Chiesa rotonda venendo verso la porta il Padre ci mostrò nel suolo un altro luogo fatto in forma rotonda coperto di marmi, che dicono esser quello ove stava la Vergine Madre mentre che il figlio Giesu Christo stette in Croce. Quì sopra v’arde una lampada mantenuta da Siriani, & vi si dice l’Oratione, ''Stabat mater dolorosa, iuxta crucem lachrimosa''. Tenendo il camino verso la porta, & passati appresso la pietra della Santissima untione, venessimo alla Capella, la qual è sotto al monte Calvario ove sono posti, uno a destra, l’altro a sinistra li sepolcri de i Regi fratelli Goffredro, e Baldovino. E camminando attraverso la Chiesa, entrassimo nel Choro, che è nel mezzo della nave grande, il quale tengono i Greci, & v’hanno un bel altare molto adorno di pitture, & indorature, con le sedie da i lati per i suoi Patriarchi. Nel mezzo del Choro vi è intagliato nella pietra un buco, del quale raccontano varij misterij, & sopra stavvi appesa una bellissima Corona di bronzo, che serve per lampadario al Choro. Quì misurassimo la grandezza della Chiesa, & la trovassimo longa circa cento passi nella maggior longhezza, & nella maggior larghezza larga circa sessanta; e quì pure fussimo informati di tutti i luoghi santi distintamente e chi n’ha governo, & la cura. I nostri Rev. Padri possedono, & hanno in custodia, sopra il santissimo monte Calvario, la Capella ove nostro Signore fu crocifisso, & vi tengono da trenta lampadi accese; hanno ancora la prima giurisditione del Santissimo Sepolcro benche le altre nationi mantenghino quì parte delle lampadi, ottengono di più la Capella ove l’istesso Sig. apparve doppo la sua santissima resurrettione alla Vergine santissima, & di questa si servono per sacristia, vi tengono i paramenti, & vi offitiano, che vi sono tre altari. Tengono ancora in protettione il luogo ove fu ritrovata la santissima Croce da S. Helena. Li Greci possedono tutto il Choro, il qual è cinto con un muro, & è in mezzo alla nave della Chiesa grande, & hanno custodia del luogo ove Giesu Christo fu tenuto prigione mentre si accomodava il luogo per la passione. Li Giorgiani tengono nel monte Calvario il luogo ove fu piantata la santissima Croce, sopra la quale Giesu morì, & vi mantengono più di quaranta lampade accese. Gli Armeni tengono la Capella, & il luogo, ove furono divise le vestimenta di Christo, & di più la Capella di S. Helena. Gl’Abissini tengono la Capella, nella quale, è riposta la colonna che si dice dell’improperio; li Siriani tengono una lampada sopra il luogo ove stava la Vergine Maria mentre Giesu Christo era in Croce, & li detti offitiano insieme con i Cofti nella Capella attaccata al Santissimo Sepolcro. Ma nissuna di queste nationi vieta che tutte l’altre non facciano l’orationi & visite in ogn’uno de suoi luoghi, anzi lo si reccano a favore per dentro la porta ove s’entra vi sono attaccate sette corde, che rispondono a i luoghi ove risiedono le dette sette nationi, ogni corda al suo luogo & sono le corde attacate a certe campanelette, si che, quando vien chiamato alcuno delle nationi alla porta, il portinaro tira la corda che va a riferire al luogo di quella natione, e quelli vanno a rispondere fra questo mentre che il R. Padre ci rendeva capaci di queste cose, venne l’hora di celebrar gl’officij & far le cerimonie solite a farsi in detto giorno. Il che esseguirono i R. R. Padri vestiti delle sacre vesti, con molta devotione avanti la Capella del Santiss. Sepolcro, & durò il tutto fina passato mezzo giorno. Indi si ritirassimo a pranso nel solito luogo. Ma fu a noi gran ventura, che le altre nationi facessero secondo il rito antico, poi che questo anno portò differenza d’una settimana, & la Domenica che a noi fu il giorno della santiss. Pascha di Resurectione, a gli altri fu solo la Domenica delle Palme, & per questo non entrando altre nationi questa settimana, a noi fu assai commodo il far le nostre orationi, & visite senza esser disturbati da tanta gente.
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Il detto giorno vennero alla porta per entrare a far le cerimonie della sua Domenica delle Palme tutte l’altre nationi, & il Sangiacco con altri ministri assisi presso alla porta facevano pagare a tutti a persona per persona, chi più, chi meno, secondo le nationi, & ciò durò fino alla sera entrando huomini, e donne con gran confusione, & a mio credere furono più di quatro mila gl’intromessi. Tutta notte s’udì gran romore, & strepito; noi si retirassimo nella Capella della apparitione, & quì facessimo le nostre orazioni, a buona pezza della notte, nel resto di lei riducendosi a riposo. La mattina seguente, che fu il gloriosissimo giorno della Resurrettione, s’apparechio un altare avanti all’anticapella del santissimo Sepolcro, & con bellissimi paramenti, & pompa fu dal Rev. Padre Comissario cantata la santissima Messa, & amministrata la sacratissima Eucharistia a noi altri pellegrini. Finita la celebratione si levò l’altare, perche di già erano apparechiati i Patriarchi dell’altre nationi per far le processioni delle palme, le quali facevano in questa maniera, portavano avanti penelli, e Croci in quantità una natione, e poi l’altra: a questa seguitavano i suoi Patriarchi con le mitre in capo, tutte diverse, & havevano in mano diversi stromenti molto strani, con i quali suonavano, o più tosto, rumoreggiavano. Davano alla coda di questi molti con rami d’olive, & palme, attacandovi candelette accese, & cosi in forma di processione andorno tre volte intorno alla Capella del santissimo Sepolcro, tenendovi dietro senza ordine tutta la gente; tra la quale vi erano certi huomini, & donne, che dimenando la lingua per la bocca facevano strepito infinito. Finite queste loro cerimonie, i Rev. Padri, & noi altri pellegrini usciti dal tempio andassimo al Convento a far la santissima Pasqua in allegrezze, & doppo il desinare si riposassimo stanchi dalle vigilie fatte le notti antecedenti. Il lunedì mattina restassimo a casa a’ divini Offitij, & doppo il pranso ne fu fatto sapere dal Sangiacco, che tutti quelli che volevano andare al fiume Giordano, & alla Quarantana si mettessero all’ordine, & subito passato mezzo giorno fussero in viaggio, & cosi come di già haveva ordinato l’interprete, erano comparsi alcuni Mucari con Muli, & afini. Il R. P. Guardiano haveva fatto mettere all’ordine pane, vino, &: altre robbe per nostro viatico, onde caricatone alcuni Muli, con le some si mandarono avanti, alcuni dunque de’ Rever. P.P. è tutti noi Pellegrini provisti di cavalcature, montati andassimo verso la porta di S. Stefano, & di la passati per la valle di Giosafat costegiando il monte Oliveto verso Betania, spingendosi avanti, per spatio di cinque hore arrivassimo ad’un Castello chiamato S. Moise, ove è una Moschea, che è lontana puoco più di due miglia dal Mar morto '''[114]'''. Quì tutta la caravana fermossi in una valletta, & i soldati mandati dal Sangiacco ad accompagnar, & assicurar la Caravana, perche non fusse offesa da gl’Arabi assasini, che infestano tutto quel paese, allogiarno atorno. Sono tutti sterili quei paesi circonvicini cosi fatti da che l’ira d’Iddio cosi castigò le cinque Città '''[115]''', che erano nel luogo, ove hora stagna il detto Mare, cioè Sodoma e Gomorra, Sebeon, Adama, è Segor, per l’abominevole peccato, con pioggia di zolfo, & pece, che abissó tutto quel paese e’l rese a le rive sterile, & distrutto: & fin hora tuttavia si vede in memoria del fatto, sempre pieno di nebbia, e i monti circonvicini circa a due miglia lontano dalla riva mandano fuori un intolerabile puzzore, & è sterilissimo tutto il paese, & le pietre di lui, attaccatovi il fuoco, ardono come se fossero legni, ma il fummo è puzolente. Quì riposassimo il resto del giorno, & fina a mezza notte al sereno. Ne fu poi comandato che cavalcassimo, & seguitando il viaggio per colli arrivassimo ad una bella pianura, che soleva essere molto fertile, & vi era il deserto di S. Gieronimo, come si vede ancora da certe vestigij restati d’un bel convento: e ove anticamente questo paese fu molto habitato, hora è tutto distrutto.
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La mattina arrivassimo a vista del fiume Giordano, e passati ove altre volte era una Chiesa, & Convento di. S. Gio. Battista, ch’ivi hora sonovi le sole rovine, andati alla riva, e smontati li Rever. Padri lessero l’Evangelo di S. Giovanni, & noi tutti facessimo orationi ringratiando Iddio, che ci havesse concesso gratia di veder, & gustar quell’acqua nella quale volle esser battezzato il nostro Salvatore '''[116]'''. Noi ne bevessimo, & se ne bagnassimo il capo: de gl’Armeni, & altre nationi molti saltano nel fiume, & nuotano, alcuni lavano molte pezze di tele, & se le portano poi a suoi paesi, & quando alcun muore gli avolgano in dette tele, con opinione che con questa cerimonia vadano le anime senza altro a salvamento; molti ancora pigliano della detta acqua, & la ripongono in fiaschi, & ne’ portano alle sue patrie.
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Qui dimorati più d’un hora, contemplato il luogo, & il Santissimo Misterio operatovi, le altre nationi, per che non vanno alla quarantana, ritornorno adietro, noi tolta una compagnia, di quelli soldati partimmo inviandoci verso Gierico, che essendo già si grande, & bella Città, favorita tanto dalla presenza & miracoli del Signore, hora è tutta distrutta, & ridotta a stato di povero Villaggio '''[117]'''.
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In essa si vede ancora in piedi una parte della casa di Zacheo '''[118]''', & passando avanti arrivassimo alla Fontana '''[119]''', la quale essendo amara, benedetta da Eliseo Profeta subito divenne dolce, & saporita, come sin hora si vede e si gusta; e seguitando giungessimo alle radici del Monte della Quarantana '''[120]''', e smontati riguardando l’erta, & faticosa salita, alcuni si de Padri, come de Pellegrini, non ardirono di salire, & restarono al piede alla guardia delle cavalcature, ma noi con molti disposti al tutto di vedere il luogo tanto devoto, ove Giesù Christo Signor nostro stette in orationi, & digiunò quaranta giorni, deposto una parte de vestimenti, facessimo l’ardua, pericolosa, e faticosa salita, essendo la strada per lo più intagliata, & cavata nella pietra viva, in molti luoghi di questa montagna sono grotte, che già furono elette da molti Santi Eremiti per loro habitationi, & vi hanno fatta la sua beata, & felice vita, & essendo noi saliti per spatio di più di un hora di camino, arrivassimo alla grotta che fu si favorita dall’omnipotente Iddio, & riguardato, & contemplato il luogo, da Rever. Padri fu letto l’Evangielo, che si dice la prima Dominica di Quaresima, & ne fu fatto un bel ragionamento sopra il luogo, & digiuno, & noi vi facessimo alcune orationi. Di la risguardando al basso vi si vede uno spaventoso precipitio, talche molti dubitavano del ritorno pericoloso; tra tanto visitassimo tutti i luoghi della grotta, la quale fece accomodare, e dipingere S. Helena (come molti dicono), indi incominciassimo la discesa aiutandosi l’uno, l’altro, & con fatica, arrivati tutti al fondo per la Iddio gratia senza alcun pericolo, ritrovassimo li compagni, che ne aspettavano, & ci havevano apparechiato il reficiamento. Dimorati quì per un pezzo ad asciugarci, dal molto sudore, facendoci i soldati instanza al ritorno, rimontassimo, e cavalcando al piede delle montagne per assai buon paese in puoco piu di quattro hore arrivassimo la Caravana, la qual era fermata, el Sangiaco attendeva a riscuotere il Cafarro, & per esser la Caravana di diverse nationi, che ascendevano al numero più di tre milla persone, facendogli pagare a persona per persona, la cosa andò al lungo e quasi a sera. A noi Pellegrini, & ai Rever. Padri fece pagare quattro cechini per persona; ma si contentò che gli fossero sborsati in Gierusalemne, noi desiderosi di ritornare, facevamo far istantia per mezzo del nostro interprete, che la Caravana cavalcasse, e vi furno molte difficoltà, che molti altri volevano, che si restasse nel luogo della notte passata. Ma al fine fu risolto di cavalcare, & per esser il tempo alquanto piovoso, quel viaggio notturno fu con molto travaglio a molti, che le cavalcature per il viaggio d’andar per monti, & per la stanchezza del longo portare sottocadevano.
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'''[112]''' Ancora oggi nella sagrestia del piccolo convento dei francescani addetti ad officiare nel basilica del Santo Sepolcro, sono conservati un paio di speroni dorati e una spada attribuiti a Goffredo di Buglione.
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'''[113]''' Tutti gli ordini militari comportano per i fratelli gli obblighi religiosi del monaco o del canonico regolare, anche se meno rigidi e adattati alla loro vocazione e alla loro pratica militare. La partecipazione alla messa quotidiana è obbligatoria in tutti gli ordini (''cfr.'' A. DEMURGER, ''op. cit.'')
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'''[114]''' Il Mar Morto è chiamato in arabo Bahr Lut, ossia Mare di Lot, mentre l’antico nome è Asfaltide. È la depressione geologica più profonda della terra: si trova a circa 400 m sotto il livello del mare. È lungo 80-85 km e largo al massimo 17; il perimetro misura 230 km. Il punto di massima profondità delle acque raggiunge i 400 m. Non esiste un emissario, tuttavia la forte evaporazione impedisce la crescita del livello. Le acque del Mar Morto hanno una concentrazione di sali talmente alta da non consentire alcun genere di vita (donde il nome di Mar Morto). Il mare è circondato da colossali montagne, simili a muraglie inframezzate da gole profonde ed inaccessibili. Tra queste si ricordano a Est le Montagne di Moab, di cui una delle cime più alte è il Monte Nebo (m 808), dove Mosè, dopo aver contemplato la Terra promessa, morì all’età di 120 anni.
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'''[115]''' Le cinque città della Pentapoli sorgevano sull’antica piana di Siddim, una penisola che sporge a Sud-Est, dividendo questa parte del Mar Morto in due parti disuguali, di cui la minore è quasi uno stagno salato di solo 6-8 m d’acqua.
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'''[116]''' Giovanni evangelista chiama il luogo della predicazione di Giovanni il Battista e del Battesimo di Gesù “Betania, al di là del Giordano” (Gv.1,28) per distinguerla dalla Betania vicino a Gerusalemme, patria di Lazzaro e delle sue sorelle. Tuttavia non si conosce con precisione la collocazione di questo villaggio; recenti scoperte archeologiche tenderebbero a identificarlo con l’attuale Ennon-Sapsafas, nei pressi del wadi Kharrar, in Transgiordania. Il punto identificato dalla tradizione e qui descritta come luogo del Battesimo di Gesù si trova a 8 km da Gerico. Qui fin dai primi tempi del cristianesimo furono commemorati anche il passaggio del Giordano da parte degli Israeliti per entrare nella Terra promessa, il passaggio di Elia e il suo rapimento in cielo su un carro di fuoco e la predicazione del Battista.
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'''[117]''' Anticamente Gerico era abitata dagli Asmonei, eredi della famiglia dei Maccabei, che vi avevano costruito un palazzo fortificato. Erode il Grande (morto proprio in questa città), vi aveva fatto erigere grandiosi edifici in stile ellenistico-romano e  tra questi, il suo palazzo d’inverno. A motivo del clima mite, sembra che alcune famiglie aristocratiche di Gerusalemme avessero proprio a Gerico una residenza invernale. La città era inoltre considerata l’ultima tappa per i pellegrini che dalla Galilea si dirigevano verso Gerusalemme, evitando di attraversare la Samaria a causa dei difficili rapporti con gli abitanti di questa regione, considerati eretici. L’attuale villaggio di Gerico, un’oasi nel deserto, è sorto nel XVIII secolo sulle rovine della città bizantina e crociata. In realtà l’insediamento di età ellenistica abitato ai tempi di Erode e di Gesù non corrisponde esattamente all’attuale Gerico, ma era situato un po’ più a Sud, sotto i colli.
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'''[118]''' La ricchezza di reperti archeologici presenti sul territorio e la mancanza di fonti che possano dare indicazioni al riguardo, rendono oggi l’identificazione della casa di Zaccheo alquanto improbabile.
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'''[119]''' La Fontana di Eliseo (che ne risanò le acque amare) si trova a Nord, sulla collina ove sorge la Gerico Cananea, ossia la prima città che gli Israeliti guidati da Giosuè, conquistarono entrando nella Terra promessa dopo l’attraversamento del Giordano. A partire dal 1907 scavi archeologici condotti in questa zona hanno riportato alla luce resti di costruzioni appartenenti a varie epoche, alcuni dei quali addirittura risalenti a circa 8000 anni prima di Cristo, facendo perciò di Gerico la città più antica del mondo fino ad oggi conosciuta.
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'''[120]''' Il Monte della Quarantena, Giabal Quruntul in arabo, si trova ad Ovest della Gerico cananea e si erge quasi a picco sul piano viene anche chiamato Monte delle Tentazioni, a ricordo del digiuno di quaranta giorni di Gesù e delle tentazioni da lui subite durante questo periodo. Sulla cima del monte sono ancora visibili i resti di un’antica cappella eretta a ricordo della terza tentazione di Gesù. È possibile che Pesenti si riferisca ai resti di questa cappella quando parla di una caverna fatta accomodare e dipingere da Sant’Elena.

Versione attuale delle 00:53, 13 ott 2009

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Hora noi due, essendovi con particolar aiuto, a favore del Cielo arrivati, informati prima delle nobilissime conditioni di lei, & all’hora più che mai confirmati nel desiderio già un pezzo fa natoci nel core d’esservi ascritti, havendone anticipatamente trattato col Rever. Padre Comissario, & col Rev. Padre Guardiano, e dare loro le dovute informationi dell’esser nostro, quella notte a tal fine facessimo la confessione generale de nostri peccati, (come si richiede,) & perche quest’ordine si da con ogni secretezza possibile, acciò non venga a notitia del Turcho, che vi sarebbe pericolo grandissimo della robba, & della vita, circa le quattro hore di notte il Rev. Padre Comissario con paramenti sacri entrò nella Capella del santissimo Sepolcro accompagnato da un altro Padre, che di nascosto havea recata la spada, stimata gia di Goffredo che acquisto Gierusalemme, e ne fu Rè, gli sproni d’oro [112], e la collana con la Croce; nell’istessa Capella entrassimo ancor noi, e restando gli altri Pellegrini nella anticapella insieme con i fratelli, e fattici genuflettere, il Rev. Padre ne fece un ragionamento di questo tenore.

Honoratissimi amici, che quì con alta ventura sete per esser ammessi all’ordine glorioso della militia di Christo, e posti al rollo di quei Cavaglieri, che già fu tempo nel theatro del mondo fecero prove degne del Cielo, considerate prima vi prego la grandezza dell’ordine, raccogliendola da chi lo vi conferisce, che è il Vicario di Christo, il Sommo Pontefice se ben per mezzo di questo indegno, humile suo servo: da quelli che di già vi furono rollati, che furono i più stimati scettri le più alte corone del mondo christiano i Santi Lodovici di Francia, i Carli Magni, Gottifredi, & altri innumerabili immortali Eroi; dall’insegna, che vi si concede di cinque rosse Croci a memoria delle cinque mortali memorande piaghe date al Signore: dal luogo istesso ove vi si conferisse, che non è Aula, ò Palaggio di Prencipe terreno, non Teatro, non ordinario Tempio, ma quel luogo, ove l’increato incarnato Verbo nel triduo della sua morte fu sepolto, & ove trionfator dell’Inferno, e della Morte istessa glorioso risorse. Raccogliete la dignità dell’ordine da gli antichissimi suoi primordij, che da questa istessa tomba già tanti secoli sorse con la vita, & con la gloria del Cielo; dal fondator di lui, che fu potiam dire il Creator, e Redentor del Mondo, dal fine, a che si conferisse, che e di pugnar per la fede di Christo difenderla, e propugnarla, e rinovar e concorrere per la vostra parte con chi volesse mai rinovar le memorie immortali dei Santi gloriosi acquìsti. Cavaglieri del Sepolcro di Christo, e della trionfante risurection di lui, santamente ambite voi di esser creati. O grandezza ch’ogni grandezza avanza, ma alla grandezza aggiongete anco la gravita, e’l peso dell’honore. E sia pur vero che non passi per peso il dover sempre portar la Santissima già detta insegna nel petto, e di lei la memoria divota nel core: il dover tener, e difender la ragione delle vedove, è de gl’orfani ingiustamente opressi, il riverire, e procurar che sia riverito il Santissimo nome di Dio. Sia vero, che meno passi per peso quel che, se non vi si comanda, vi si ricomanda con ogni affetto almeno, l’udir ogni giorno la Messa, il recitar pur ogni giorno l’offitio di nostro Signore, il frequentar i Sacramenti [113]. Non è però se non di considerabilissimo peso, che ricevendo quest’ordine in caso, & ogni volta che il Santissimo Padre, overo altri Regi, e Prencipi risolvessero (il che Iddio voglia) di venir all’acquisto di questi santissimi luoghi, sete obligati venirvi anco voi in persona, a spese del vostro proprio, e in caso d’infermità, ò d’altro legitimo impedimento, mandarvi pur a vostre spese in vostra vece idonea persona. Ho su veggovi ardere nei volti i cori, leggovi nelle fronti gl’interni ardenti affetti: gl’occhi vostri con vivi raggi fannomi chiaro vedere che ben ponderate con la gravità del peso, la grandezza del Grado per tutte le sue circostanze, collatore, colleghi, insegna, institutore, tempo, luogo, fine e che nulla bramate più che vedervi hoggimai titolati di questo sacro nome, adorni di questi gloriosi corredi, onde promettendomi di voi meriti e presenti, e futuri, e a voi altresi promettendo eterni premij, vengo hoggimai a soddisfar alle honorate, e sante vostre brame.

Finito il ragionamento cantassimo tutti l’hinno Veni creator Spiritus, e finito fece che legessimo gl’ordini & capitoli, che si hanno ad’osservare, e con belle cerimonie me gli fece giurare sopra il Santissimo Sepolcro; indi ne cinse di sua mano la spada, & ne calzò gli sproni, leggendo sempre alcune orationi, dopoi ne fece metter mano, & di novo giurare sopra il Santiss. Sepolcro di sempre adoperarla in diffesa, & a essaltaione di Santa Chiesa, & ne pose la collana d’oro con la Croce al collo, & pigliata la spada, essendo noi inginocchiati col capo sopra il Santissimo Sepolcro, ci diede il colpo di Cavagliero; & questo fatto ad uno per uno, si cantò il Salmo, Te Deum laudamus, doppo il quale ci baciò, & ci salutò per Cavaglieri, & soldati della guardia del Santissimo Sepolcro.

Usciti, tutti i Padri, & i Pellegrini complendo con molto affetto ci toccarono la mano, rallegrandosi con noi dell’honore, & dignità acquìstata. Era di già passata gran parte della notte, onde si ritirassimo verso la Capella dell’Apparitione, & d’indi a deputati luoghi a prender una picciola refettione, e riposar quel poco che della notte restava. La mattina seguente che fu il sabbato Santo fin tanto che veniva l’hora d’ascoltar i divini officij accompagnati da un pratico Padre facessimo le visite a tutti li luoghi santi di quella Chiesa, e vedessimo oltra i sudetti, alcuni altri, ne i quali la processione non si ferma, come farebbe, all’uscire della Capella dell’apparitione, alcune pietre poste nel suolo in forma rotonda, che dicono, esser il luogo ove Giesu Christo apparve alle tre Marie, & le salutò, un altro simile ivi vicino, che fu ove apparve a Santa Madalena in forma d’Hortolano; e seguendo il camino a man destra sotto il portico vedessimo intagliati nella rupe tre sepolcri voti, i quali furno fatti fare da Nicodemo, & da Giosefo Abarimatia, ove stanno ad offitiar i Cossiti in una Capella edificata da loro con licenza del Sangiaccho congiunta al Santissimo Sepolcro dalla parte verso ponente. Piegando poi intorno alla Chiesa rotonda venendo verso la porta il Padre ci mostrò nel suolo un altro luogo fatto in forma rotonda coperto di marmi, che dicono esser quello ove stava la Vergine Madre mentre che il figlio Giesu Christo stette in Croce. Quì sopra v’arde una lampada mantenuta da Siriani, & vi si dice l’Oratione, Stabat mater dolorosa, iuxta crucem lachrimosa. Tenendo il camino verso la porta, & passati appresso la pietra della Santissima untione, venessimo alla Capella, la qual è sotto al monte Calvario ove sono posti, uno a destra, l’altro a sinistra li sepolcri de i Regi fratelli Goffredro, e Baldovino. E camminando attraverso la Chiesa, entrassimo nel Choro, che è nel mezzo della nave grande, il quale tengono i Greci, & v’hanno un bel altare molto adorno di pitture, & indorature, con le sedie da i lati per i suoi Patriarchi. Nel mezzo del Choro vi è intagliato nella pietra un buco, del quale raccontano varij misterij, & sopra stavvi appesa una bellissima Corona di bronzo, che serve per lampadario al Choro. Quì misurassimo la grandezza della Chiesa, & la trovassimo longa circa cento passi nella maggior longhezza, & nella maggior larghezza larga circa sessanta; e quì pure fussimo informati di tutti i luoghi santi distintamente e chi n’ha governo, & la cura. I nostri Rev. Padri possedono, & hanno in custodia, sopra il santissimo monte Calvario, la Capella ove nostro Signore fu crocifisso, & vi tengono da trenta lampadi accese; hanno ancora la prima giurisditione del Santissimo Sepolcro benche le altre nationi mantenghino quì parte delle lampadi, ottengono di più la Capella ove l’istesso Sig. apparve doppo la sua santissima resurrettione alla Vergine santissima, & di questa si servono per sacristia, vi tengono i paramenti, & vi offitiano, che vi sono tre altari. Tengono ancora in protettione il luogo ove fu ritrovata la santissima Croce da S. Helena. Li Greci possedono tutto il Choro, il qual è cinto con un muro, & è in mezzo alla nave della Chiesa grande, & hanno custodia del luogo ove Giesu Christo fu tenuto prigione mentre si accomodava il luogo per la passione. Li Giorgiani tengono nel monte Calvario il luogo ove fu piantata la santissima Croce, sopra la quale Giesu morì, & vi mantengono più di quaranta lampade accese. Gli Armeni tengono la Capella, & il luogo, ove furono divise le vestimenta di Christo, & di più la Capella di S. Helena. Gl’Abissini tengono la Capella, nella quale, è riposta la colonna che si dice dell’improperio; li Siriani tengono una lampada sopra il luogo ove stava la Vergine Maria mentre Giesu Christo era in Croce, & li detti offitiano insieme con i Cofti nella Capella attaccata al Santissimo Sepolcro. Ma nissuna di queste nationi vieta che tutte l’altre non facciano l’orationi & visite in ogn’uno de suoi luoghi, anzi lo si reccano a favore per dentro la porta ove s’entra vi sono attaccate sette corde, che rispondono a i luoghi ove risiedono le dette sette nationi, ogni corda al suo luogo & sono le corde attacate a certe campanelette, si che, quando vien chiamato alcuno delle nationi alla porta, il portinaro tira la corda che va a riferire al luogo di quella natione, e quelli vanno a rispondere fra questo mentre che il R. Padre ci rendeva capaci di queste cose, venne l’hora di celebrar gl’officij & far le cerimonie solite a farsi in detto giorno. Il che esseguirono i R. R. Padri vestiti delle sacre vesti, con molta devotione avanti la Capella del Santiss. Sepolcro, & durò il tutto fina passato mezzo giorno. Indi si ritirassimo a pranso nel solito luogo. Ma fu a noi gran ventura, che le altre nationi facessero secondo il rito antico, poi che questo anno portò differenza d’una settimana, & la Domenica che a noi fu il giorno della santiss. Pascha di Resurectione, a gli altri fu solo la Domenica delle Palme, & per questo non entrando altre nationi questa settimana, a noi fu assai commodo il far le nostre orationi, & visite senza esser disturbati da tanta gente.

Il detto giorno vennero alla porta per entrare a far le cerimonie della sua Domenica delle Palme tutte l’altre nationi, & il Sangiacco con altri ministri assisi presso alla porta facevano pagare a tutti a persona per persona, chi più, chi meno, secondo le nationi, & ciò durò fino alla sera entrando huomini, e donne con gran confusione, & a mio credere furono più di quatro mila gl’intromessi. Tutta notte s’udì gran romore, & strepito; noi si retirassimo nella Capella della apparitione, & quì facessimo le nostre orazioni, a buona pezza della notte, nel resto di lei riducendosi a riposo. La mattina seguente, che fu il gloriosissimo giorno della Resurrettione, s’apparechio un altare avanti all’anticapella del santissimo Sepolcro, & con bellissimi paramenti, & pompa fu dal Rev. Padre Comissario cantata la santissima Messa, & amministrata la sacratissima Eucharistia a noi altri pellegrini. Finita la celebratione si levò l’altare, perche di già erano apparechiati i Patriarchi dell’altre nationi per far le processioni delle palme, le quali facevano in questa maniera, portavano avanti penelli, e Croci in quantità una natione, e poi l’altra: a questa seguitavano i suoi Patriarchi con le mitre in capo, tutte diverse, & havevano in mano diversi stromenti molto strani, con i quali suonavano, o più tosto, rumoreggiavano. Davano alla coda di questi molti con rami d’olive, & palme, attacandovi candelette accese, & cosi in forma di processione andorno tre volte intorno alla Capella del santissimo Sepolcro, tenendovi dietro senza ordine tutta la gente; tra la quale vi erano certi huomini, & donne, che dimenando la lingua per la bocca facevano strepito infinito. Finite queste loro cerimonie, i Rev. Padri, & noi altri pellegrini usciti dal tempio andassimo al Convento a far la santissima Pasqua in allegrezze, & doppo il desinare si riposassimo stanchi dalle vigilie fatte le notti antecedenti. Il lunedì mattina restassimo a casa a’ divini Offitij, & doppo il pranso ne fu fatto sapere dal Sangiacco, che tutti quelli che volevano andare al fiume Giordano, & alla Quarantana si mettessero all’ordine, & subito passato mezzo giorno fussero in viaggio, & cosi come di già haveva ordinato l’interprete, erano comparsi alcuni Mucari con Muli, & afini. Il R. P. Guardiano haveva fatto mettere all’ordine pane, vino, &: altre robbe per nostro viatico, onde caricatone alcuni Muli, con le some si mandarono avanti, alcuni dunque de’ Rever. P.P. è tutti noi Pellegrini provisti di cavalcature, montati andassimo verso la porta di S. Stefano, & di la passati per la valle di Giosafat costegiando il monte Oliveto verso Betania, spingendosi avanti, per spatio di cinque hore arrivassimo ad’un Castello chiamato S. Moise, ove è una Moschea, che è lontana puoco più di due miglia dal Mar morto [114]. Quì tutta la caravana fermossi in una valletta, & i soldati mandati dal Sangiacco ad accompagnar, & assicurar la Caravana, perche non fusse offesa da gl’Arabi assasini, che infestano tutto quel paese, allogiarno atorno. Sono tutti sterili quei paesi circonvicini cosi fatti da che l’ira d’Iddio cosi castigò le cinque Città [115], che erano nel luogo, ove hora stagna il detto Mare, cioè Sodoma e Gomorra, Sebeon, Adama, è Segor, per l’abominevole peccato, con pioggia di zolfo, & pece, che abissó tutto quel paese e’l rese a le rive sterile, & distrutto: & fin hora tuttavia si vede in memoria del fatto, sempre pieno di nebbia, e i monti circonvicini circa a due miglia lontano dalla riva mandano fuori un intolerabile puzzore, & è sterilissimo tutto il paese, & le pietre di lui, attaccatovi il fuoco, ardono come se fossero legni, ma il fummo è puzolente. Quì riposassimo il resto del giorno, & fina a mezza notte al sereno. Ne fu poi comandato che cavalcassimo, & seguitando il viaggio per colli arrivassimo ad una bella pianura, che soleva essere molto fertile, & vi era il deserto di S. Gieronimo, come si vede ancora da certe vestigij restati d’un bel convento: e ove anticamente questo paese fu molto habitato, hora è tutto distrutto.

La mattina arrivassimo a vista del fiume Giordano, e passati ove altre volte era una Chiesa, & Convento di. S. Gio. Battista, ch’ivi hora sonovi le sole rovine, andati alla riva, e smontati li Rever. Padri lessero l’Evangelo di S. Giovanni, & noi tutti facessimo orationi ringratiando Iddio, che ci havesse concesso gratia di veder, & gustar quell’acqua nella quale volle esser battezzato il nostro Salvatore [116]. Noi ne bevessimo, & se ne bagnassimo il capo: de gl’Armeni, & altre nationi molti saltano nel fiume, & nuotano, alcuni lavano molte pezze di tele, & se le portano poi a suoi paesi, & quando alcun muore gli avolgano in dette tele, con opinione che con questa cerimonia vadano le anime senza altro a salvamento; molti ancora pigliano della detta acqua, & la ripongono in fiaschi, & ne’ portano alle sue patrie.

Qui dimorati più d’un hora, contemplato il luogo, & il Santissimo Misterio operatovi, le altre nationi, per che non vanno alla quarantana, ritornorno adietro, noi tolta una compagnia, di quelli soldati partimmo inviandoci verso Gierico, che essendo già si grande, & bella Città, favorita tanto dalla presenza & miracoli del Signore, hora è tutta distrutta, & ridotta a stato di povero Villaggio [117].

In essa si vede ancora in piedi una parte della casa di Zacheo [118], & passando avanti arrivassimo alla Fontana [119], la quale essendo amara, benedetta da Eliseo Profeta subito divenne dolce, & saporita, come sin hora si vede e si gusta; e seguitando giungessimo alle radici del Monte della Quarantana [120], e smontati riguardando l’erta, & faticosa salita, alcuni si de Padri, come de Pellegrini, non ardirono di salire, & restarono al piede alla guardia delle cavalcature, ma noi con molti disposti al tutto di vedere il luogo tanto devoto, ove Giesù Christo Signor nostro stette in orationi, & digiunò quaranta giorni, deposto una parte de vestimenti, facessimo l’ardua, pericolosa, e faticosa salita, essendo la strada per lo più intagliata, & cavata nella pietra viva, in molti luoghi di questa montagna sono grotte, che già furono elette da molti Santi Eremiti per loro habitationi, & vi hanno fatta la sua beata, & felice vita, & essendo noi saliti per spatio di più di un hora di camino, arrivassimo alla grotta che fu si favorita dall’omnipotente Iddio, & riguardato, & contemplato il luogo, da Rever. Padri fu letto l’Evangielo, che si dice la prima Dominica di Quaresima, & ne fu fatto un bel ragionamento sopra il luogo, & digiuno, & noi vi facessimo alcune orationi. Di la risguardando al basso vi si vede uno spaventoso precipitio, talche molti dubitavano del ritorno pericoloso; tra tanto visitassimo tutti i luoghi della grotta, la quale fece accomodare, e dipingere S. Helena (come molti dicono), indi incominciassimo la discesa aiutandosi l’uno, l’altro, & con fatica, arrivati tutti al fondo per la Iddio gratia senza alcun pericolo, ritrovassimo li compagni, che ne aspettavano, & ci havevano apparechiato il reficiamento. Dimorati quì per un pezzo ad asciugarci, dal molto sudore, facendoci i soldati instanza al ritorno, rimontassimo, e cavalcando al piede delle montagne per assai buon paese in puoco piu di quattro hore arrivassimo la Caravana, la qual era fermata, el Sangiaco attendeva a riscuotere il Cafarro, & per esser la Caravana di diverse nationi, che ascendevano al numero più di tre milla persone, facendogli pagare a persona per persona, la cosa andò al lungo e quasi a sera. A noi Pellegrini, & ai Rever. Padri fece pagare quattro cechini per persona; ma si contentò che gli fossero sborsati in Gierusalemne, noi desiderosi di ritornare, facevamo far istantia per mezzo del nostro interprete, che la Caravana cavalcasse, e vi furno molte difficoltà, che molti altri volevano, che si restasse nel luogo della notte passata. Ma al fine fu risolto di cavalcare, & per esser il tempo alquanto piovoso, quel viaggio notturno fu con molto travaglio a molti, che le cavalcature per il viaggio d’andar per monti, & per la stanchezza del longo portare sottocadevano.


Vai a Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 9


NOTE

[112] Ancora oggi nella sagrestia del piccolo convento dei francescani addetti ad officiare nel basilica del Santo Sepolcro, sono conservati un paio di speroni dorati e una spada attribuiti a Goffredo di Buglione.

[113] Tutti gli ordini militari comportano per i fratelli gli obblighi religiosi del monaco o del canonico regolare, anche se meno rigidi e adattati alla loro vocazione e alla loro pratica militare. La partecipazione alla messa quotidiana è obbligatoria in tutti gli ordini (cfr. A. DEMURGER, op. cit.)

[114] Il Mar Morto è chiamato in arabo Bahr Lut, ossia Mare di Lot, mentre l’antico nome è Asfaltide. È la depressione geologica più profonda della terra: si trova a circa 400 m sotto il livello del mare. È lungo 80-85 km e largo al massimo 17; il perimetro misura 230 km. Il punto di massima profondità delle acque raggiunge i 400 m. Non esiste un emissario, tuttavia la forte evaporazione impedisce la crescita del livello. Le acque del Mar Morto hanno una concentrazione di sali talmente alta da non consentire alcun genere di vita (donde il nome di Mar Morto). Il mare è circondato da colossali montagne, simili a muraglie inframezzate da gole profonde ed inaccessibili. Tra queste si ricordano a Est le Montagne di Moab, di cui una delle cime più alte è il Monte Nebo (m 808), dove Mosè, dopo aver contemplato la Terra promessa, morì all’età di 120 anni.

[115] Le cinque città della Pentapoli sorgevano sull’antica piana di Siddim, una penisola che sporge a Sud-Est, dividendo questa parte del Mar Morto in due parti disuguali, di cui la minore è quasi uno stagno salato di solo 6-8 m d’acqua.

[116] Giovanni evangelista chiama il luogo della predicazione di Giovanni il Battista e del Battesimo di Gesù “Betania, al di là del Giordano” (Gv.1,28) per distinguerla dalla Betania vicino a Gerusalemme, patria di Lazzaro e delle sue sorelle. Tuttavia non si conosce con precisione la collocazione di questo villaggio; recenti scoperte archeologiche tenderebbero a identificarlo con l’attuale Ennon-Sapsafas, nei pressi del wadi Kharrar, in Transgiordania. Il punto identificato dalla tradizione e qui descritta come luogo del Battesimo di Gesù si trova a 8 km da Gerico. Qui fin dai primi tempi del cristianesimo furono commemorati anche il passaggio del Giordano da parte degli Israeliti per entrare nella Terra promessa, il passaggio di Elia e il suo rapimento in cielo su un carro di fuoco e la predicazione del Battista.

[117] Anticamente Gerico era abitata dagli Asmonei, eredi della famiglia dei Maccabei, che vi avevano costruito un palazzo fortificato. Erode il Grande (morto proprio in questa città), vi aveva fatto erigere grandiosi edifici in stile ellenistico-romano e tra questi, il suo palazzo d’inverno. A motivo del clima mite, sembra che alcune famiglie aristocratiche di Gerusalemme avessero proprio a Gerico una residenza invernale. La città era inoltre considerata l’ultima tappa per i pellegrini che dalla Galilea si dirigevano verso Gerusalemme, evitando di attraversare la Samaria a causa dei difficili rapporti con gli abitanti di questa regione, considerati eretici. L’attuale villaggio di Gerico, un’oasi nel deserto, è sorto nel XVIII secolo sulle rovine della città bizantina e crociata. In realtà l’insediamento di età ellenistica abitato ai tempi di Erode e di Gesù non corrisponde esattamente all’attuale Gerico, ma era situato un po’ più a Sud, sotto i colli.

[118] La ricchezza di reperti archeologici presenti sul territorio e la mancanza di fonti che possano dare indicazioni al riguardo, rendono oggi l’identificazione della casa di Zaccheo alquanto improbabile.

[119] La Fontana di Eliseo (che ne risanò le acque amare) si trova a Nord, sulla collina ove sorge la Gerico Cananea, ossia la prima città che gli Israeliti guidati da Giosuè, conquistarono entrando nella Terra promessa dopo l’attraversamento del Giordano. A partire dal 1907 scavi archeologici condotti in questa zona hanno riportato alla luce resti di costruzioni appartenenti a varie epoche, alcuni dei quali addirittura risalenti a circa 8000 anni prima di Cristo, facendo perciò di Gerico la città più antica del mondo fino ad oggi conosciuta.

[120] Il Monte della Quarantena, Giabal Quruntul in arabo, si trova ad Ovest della Gerico cananea e si erge quasi a picco sul piano viene anche chiamato Monte delle Tentazioni, a ricordo del digiuno di quaranta giorni di Gesù e delle tentazioni da lui subite durante questo periodo. Sulla cima del monte sono ancora visibili i resti di un’antica cappella eretta a ricordo della terza tentazione di Gesù. È possibile che Pesenti si riferisca ai resti di questa cappella quando parla di una caverna fatta accomodare e dipingere da Sant’Elena.