Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 10: differenze tra le versioni

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Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande , del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri . Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno , fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina , nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa.
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Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi '''[149]''', & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma '''[150]'''.
Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, Christe redemptor omnium , fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, Gloria in excelsis Deo. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra , & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente .
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Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode , & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi . Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni . Noi havendo fatte orationi in questi luoghi , ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento , ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta , ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste .
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Seguitando s’arriva alla Porta '''[151]''', che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.
Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri .
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Doppo l’haver visitato li detti luoghi, ritornassimo al Convento, riposandovi fin’al giorno seguente, nel quale levati di buon’hora, sentita la S. Messa, & fatta colatione, si ponemmo in ordine per andar a vedere il Fons signatus, & havendo tolto con noi per guardia da trenta di quelli nostrani, armati d’archi, & altr’arme, de quali molti hanno la lingua Italiana, per assicurarci che non fussimo impediti da gl’Arabi, dando a ciascuno de questi quattro maidini. Questo Fons Signatus dista da Betlehem in circa a quattro miglia Italiane. Noi v’andassimo a piedi per colli, & monti, i quali solevano essere fruttiferi, hora sono al tutto distrutti e dishabitati. Nasce il detto fonte in diverse parti de monti, & con diversi canali, è tirato tutto ad un sol luogo, il quale con dette acque in una valle fa tre laghi, che con muraglie d’inestimabil grossezza, & fortezza sostengono il peso, & la medesima acqua che soprabonda del primo lago, qual è nella più alta parte della valle: fa poi il secondo, & il terzo più abbasso, & detta acqua poi con un canale fatto con bellissimo, & maraviglioso artificio si conduce in Gierusalemme, che lo rende abondante di fontane. Per condur detta acqua in alcuni luoghi il Canale è fatto sotto le montagne, & è intagliato nella viva pietra passando fin dall’altra parte del monte. Appresso al primo lago, il quale può haver di circuito puoco men d’un miglio, vi si vedono le rovine d’un gran Palazzo, & si dice che qui il Re Salomone teneva le sue Regine, che erano da cinquecento, & le Concubine che giungevano al numero di settecento. Tutte queste sue donne dicesi che erano tenute in questo circonvicino per esser delitiosissimo, e di aria felice il paese. Al piede de gli tre laghi si vede il luogo, ove era l’amenissimo Hortus conclusus, il quale è irrigato d’acque chiare, e perenni, e giace tra due monticelli, e al tempo di Salomone era si pieno d’ogni più nobil sorte d’arbori, frutti, & fiori, che pareva un Paradiso Terrestre. Di quì poco lontana è anco la Villa, che sin hora si chiama Villa di Salomone, ove ammiravansi ne gli antichi secoli superbi edificij, hora miransi solitudini, e ruine . Noi havendo tutti questi luoghi rimirati, ritornassimo per altra via commodamente in Betlehem, ove ritrovassimo i restati, che ne aspettavano essendo di gia l’hora tarda. Quì havendo cenato andassimo a riposare. Aggiungo quì che in Betlehem vi sono molti Christiani nostrani, che hanno la lingua italiana per la pratica che tengono di continuo con i Padri, & molti di loro fanno Croci diverse d’oliva, & altri legnami, & dentro in certe nicchiette vi fanno porre da qualche Padre diverse cose sante. Altri di loro fanno Corone, che vendono poi a’ Pellegrini i quali le fanno toccare quei luoghi santi, & se le portano a suoi paesi. L’istesso si fa anco in Gierusalemme. Noi havendo disegnato d’andare in Hebron , che può esser lontano da quatordeci miglia, a veder il famoso Campo Damasceno, nel quale molti tengono che Iddio fabricasse il nostro primo padre Adamo, & che ancora vi fossero vissuti le prime genti della sua discendenza , & ove al tempo di David, & Salomone vi furono intorno molte Città popolate, e grandi, se bene hora sono quasi tutti quelli paesi ruinati, & dishabitati affatto; tralasciassimo nondimeno quel pensiero, informati che molti Arabi erano posti in aguato, con disegno d’assassinare, quanti di là passavano. Et fu vero, perche alcuni hebrei vi volsero andare, e furno spogliati, e ancora feriti, & malamente trattati. La matina, dunque seguente, che fu il mercoledì diecisette Aprile, udita la santissima Messa nella Chiesa della Natività, dessimo ordine d’andar alla Montana di Giudea, & tolto con noi interpreti, & huomini per guardia pagandoli, montati sopra asinelli si partissimo, & dopo due hore di camino in circa arrivassimo al fonte di S. Filippo, posto in una bella valle, ove sono Indulgenze, & l’acqua è buonissima, & la Fabrica fin’hora si mantiene in assai bella forma.  
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La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa '''[152]''', nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi '''[153]''', & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo '''[154]'''; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.
Quì appresso si vedono le ruine d’una bella Chiesa, & altre habitationi tutte atterrate. A questa Fontana S. Filippo battezzò l’Ethiope Eunuco della Regina Candace .
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Essendoci quì rinfrescati salissimo per la montagna, & calando per l’altra parte, ci s’offerì a gli occhi un bel paese assai ben seminato, & colto di grano, piantato d’olive, & altre piante fruttifere. Più avanti seguiva un paese sterile, & dopo d’ haver cavalcato, & alcune volte anco caminato a piedi per le male salite, & calate della montagna, intorno a poco più d’un hora arrivassimo al deserto, ove si ridusse S. Gio. Battista dalla sua fanciullezza a farvi asprissima penitenza, onde poi venne alle rive del Giordano, & tra gli altri vi battezò N. S. In questo deserto si veggono quasi al piede della costa del monte (al qual luogo si va per dirupi) le rovine d’una Chiesa, e d’un Convento, e più a basso discendendo con difficoltà, s’arriva alla grotta, ove il detto S. Gio. dimorava, & in capo di detta grotta vi è un rilievo di pietra, come un’Altare, & questa era la pietra, che serviva per letto al Santo. Noi quì genuflessi, & fatte in silentio orationi, cantassimo doppò l’Hinno, Antra deserti teneris sub annis , usciti dall’antro, riconoscessimo la vicina Fontana, che dava a lui il bere, la quale chiara, e copiosa si raccoglie in due gran vasi fatti dalla natura nel vivo sasso, assai belli, & capaci. Fù a noi divoto favore il gustarne, fruttuosa meditatione il pensare l’asprezza, & la lunghezza della penitenza, che ivi fece il prima santo che nato, il cibo, il bere, il letto, l’albergo, che in quel remoto, solitario luogo v’hebbe il gran Patriarca de’ Santi Romiti. Indi partiti cavalcando circa quattro miglia per camino di molta fatica, & pericolo, arrivassimo alla casa de i Santi consorti Zacharia, e Elisabetta, che fu quella, ove da Betlehem venne la B. Vergine  a visitare S. Elisabetta sua parente, vecchia, e per favor del Cielo fatta gravida del glorioso San Giovanni, ove si trattenne per tre mesi, havendo nel sacratissimo Reliquiario del suo ventre la Maesta incarnata dell’Eterno Verbo, & ove pe’ i tanti miracoli, che successero, cantò il Cantico Magnificat anima mea Dominum. Sopra questa casa  era fabricata una bella Chiesa, con l’aggiunta d’un bel Convento: hora quasi il tutto è per terra, restandovi solo una parte del Choro, ove sono ancora alcune Imagini de Santi. Nella muraglia di detta Chiesa si discende per una scala di pietra, per la quale si dice, che per la istessa discendendo la B. Vergine, fù incontrata da S. Elisabetta, & sentì nel suo ventre S. Gio. far riverenza al suo Signore. Quì havendo fatte orationi, & rimirato il luogo, che hora è vilipeso, si partimmo, & passassimo ove tra due monti è una valletta, onde esce una fontana assai limpida, della quale si servivano i detti Santi a suo tempo. Seguitando poco avanti si vede la Villa, nella quale era la casa, in che nacque S. Gio. Battista , ove poi fù fabricata una bella Chiesa, della quale, ruinato tutto il resto, si conservano fin’hora le sole muraglie, & i volti, & se ne servono i paesani (che sono per lo più Mori) per stalla, ricetto d’animali. Caso in vero lagrimando il vedere, che luogo sì santo, habitato già da sì gran Santi, ch’erano padroni di lui, & di questo paese, hora sia con ogni atto d’irreverenza habitato da gente peggiore de i cani. Gli habitatori non volsero, che noi entrassimo ne i nominati luoghi, se prima non pagavamo loro alcuni maidini .
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Noi doppò fatte alcune orationi '''[155]''', & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo '''[156]''', in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta '''[157]''', nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’ suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione '''[158]'''. Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina '''[159]'''.
Doppo d’haver veduto il tutto, si partimmo, & cavalcando per l’erta d’un monte, & doppo per colline assai ben coltivate, & piene d’olive, & d’altri fruttifere piante, in poco più d’un hora di camino arrivassimo ad’una Abbadia d’alcuni monachi Giorgiani, i quali n’apersero benignamente, & ne mostrorno il monasterio, & la Chiesa che è assai ben dipinta, & sotto all’altare maggiore conserva il tronco della palma, che fu tagliata per far il traverso della Croce sopra la quale fu inchiodato Christo, onde anco la Chiesa si chiama di S. Croce. Il Monasterio è ben guardato, & e circondato di buone & alte mura, ha le porte di ferro picciole, ma molto forti per ostare all’impeto di quegli infedeli, che alle volte vi vanno per far loro oltraggio. Di qui partiti in poco più d’un’hora ritornassimo in Gierusalemme essendo l’hora tarda, ove fussimo da’ Padri accarezzati, & cenato andassimo a riposare, come che stanchi per il viaggio, & per il sole molto ardente patito quel giorno. Nei giorni seguenti aspettando, che la caravana d’Egitto si metesse all’ordine per partirsi, non mancavamo di visitar di novo i luoghi Santi nella città, la Chiesa di S. Marco, la Porta ferrea, la Casa di S.Tomaso, ove era una bella Chiesa, che hora è rovinata, la Chiesa di S. Giacomo maggiore che tengono gli Armeni, & vi si vede la pietra sopra la quale fu a lui tagliata la testa, la Chiesa, ove era la Casa di Anna pontefice, ove fu prima menato prigione il Signore, & nella quale vi è tuttavia l’oliva, ove fu legato che ancora è verde, la Chiesa della Presentatione della Verg. Santiss. ove Giesu Christo fù circonciso, benché non sia concesso l’entrarvi, ma solo si saluta alla lontana la Probatica piscina, la Chiesa di S. Anna, ove nacque la B. V. M., la Casa d’Herode, ove fù flagellato N. Sig., la Casa di Pilato, l’Arco sopra quale fù mostrato al popolo, la via dolorosa, per la quale Giesu Christo passò con la Croce in spalla, andando verso il Monte Calvario al supplicio, la Chiesa ruinata dello Spasimo, la Casa di S. Veronica, & tutte le sere andavamo alla Chiesa del Santiss. Sepolcro; & perche non si poteva entrare, facevamo le orationi alla porta. Altre volte andando fuori della Porta del Castello visitassimo la Casa di Caifa , nella quale è poi stata fatta una Chiesa, & sopra l’Altar maggiore vi è posta la pietra, che servì per mettere alla bocca del Sepolcro di N. S.; il luogo ove habitò, & morse la Vergine Santissima doppo la morte di Christo, nel quale S. Gio. Evangelista celebrava la Messa, & ove si sepelliscono i Catolici, che muoiono in Gierusalemme; il tanto memorando Monte Sion, ove Giesu Christo fece tanti miracoli, & non potendo di presenza, lo riverivamo di lontano. Et più appresso alla muraglia, il luogo, ove gl’iniqui Giudei volsero far cadere il corpo della B. Vergine di man de gli Apostoli, che la portavano a sepellire. & ove S. Pietro pianse doppo haver negato il suo Signore, la Fontana chiamata Natatoria Siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, il luogo ove Esaia fu segato, & sepolto, & nel monte dell’offensione, ove stettero nascosti gli Apostoli nel tempo della persecutione, & passione di Christo, & ove è il Campo santo comperato per li trenta dinari, che Giuda gettò nel Tempio; & visitassimo di più la Valle tremenda di Giosafat, nella quale molte volte pensando, & confidando, come quì il giorno spaventevole del Giuditio tutti s’habbiamo a ritrovare per esser giudicati, & sentir la spaventevole ultima sentenza per gl’iniqui, & vedere con quanta forza, e horribilità l’ira d’Iddio scaricarassi sopra gli ostinati peccatori, & come da quì saranno rapiti da’ Diavoli alle sempiterne pene dell’Inferno, certo che non vi è persona, alla quale (ritrovandosi in questa Valle, & ciò considerando) non se gl’instecchino i capelli in testa, & non se gli agghiacci il sangue nelle vene, non tremi per timore, e versi al di fuori quasi sudor di sangue.  
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Ma considerando ancora come qui il benigno Giesù volgendosi a’suoi divoti, & fedeli, con quel vivo splendore della sua Maestà tutti unitamente chiamerà, & condurrà alle beate stanze del Paradiso, entra nel cuore tal giubilo, che si desidera la venuta del giorno prefisso, e si risolve il poco della vita che resta, impiegarlo in modo, che alla morte niuna cosa s’opponga, che ritardi il godere la desiata gloria. Visitassimo in detta Valle la Chiesa, ove è il Sepolcro della B.V.M, & nella istessa la sepoltura di S. Gioseffo suo sposo, & de’ Santi consorti Gioachino, & Anna genitori. & più a basso in detta Valle vicino al fonte del torrente Cedron, le vestigie delle mani, & de’ piedi, che scolpite ivi nella pietra, come impresse in cera, lasciò nostro Signore essendo condotto prigione, le quali fin’hora molto apparenti si vedono. & più a basso, ove dimorò nascosto S. Giacomo minore, & dall’altra parte il fonte della B. V. M. Visitassimo ancora l’antro, overo grotta, ove Christo orava, & ove dormirono i tre Discepoli, & il luogo, nel quale da Giuda fù tradito, preso, e legato nostro Signore; & più ascendendo nel Monte Oliveto, ove S. Tomaso hebbe la cinta dalla Vergine Santissima ascendente in Cielo, ove Christo pianse sopra la Città di Gierusalemme, prevedendo la ruina di lei, ove gli Apostoli composero il Simbolo, ove Christo insegnò a’ suoi Apostoli a pregare, con l’Oratione Dominicale, ove predisse il Giuditio, il luogo parimente ove fece penitenza S. Pelagia; & nella sommità di detto Monte il luogo, ove Christo ascese al Cielo, & in memoria lasciò l’effigie delle sue piante nel marmo incise, come fin’hora si veggono. In Betania visitassimo la Casa ruinata di S. Martha, la pietra, sopra la quale s’assise N.S. mentre Marta, & Maria Maddalena vi parlarono di Lazaro suo fratello morto, la Casa di S. Maria Maddalena, della quale fù poi fatto un nobile Convento, che hora è tutto spianato, la Casa di Simone leproso, il Sepolcro, ove Christo richiamò a vita il già quatriduano Lazaro; & appresso alla Citta il luogo, ove fu lapidato & morto il Proto martire San Stefano, il quale in cadendo sopra il duro marmo vi lasciò la forma di tutto il suo corpo impressa, come fin’hora si vede, & in tutte le visite di questi luoghi accompagnate con orationi, sempre i Padri che venivano a mostrarli, leggevano ancora alcune orationi, overo Hinni particolari, & Evangelij trattanti de gli effetti ivi successi, & sovente vi aggiungevano gravi, & divoti sermoni, dichiarando i miracoli, e le cose, che vi occorsero. Ne furono ancora mostrate un giorno fuori della Città nella parte verso Tramontana le ruine dell’antica Gierusalemme, fra le quali vedesi sotto terra cavato per forza di scalpello nel duro marmo tutto d’un pezzo, un luogo in forma d’una sala, di lunghezza intorno a quindici braccia , & in un canto verso mezzo giorno vi è cavato un buco in forma quadra nell’istesso marmo, per il quale s’entra ben difficilmente, & solo carpone, per spatio d’otto braccia , che tanta è la lunghezza di detto forame. S’entra poi in un’altra sala fatta in quadro di dieci braccia  per ogni verso, la quale altresì è tutta tagliata a forza di ferro nel detto marmo. & è gran cosa, che il suolo, le pareti, e il sofitto è tutto d’un pezzo; e di più in detta sala vi sono sei porte (…) incavate, che vanno in altre camere, nelle quali; sono poi cavate alcune cellette, & si comprende esservi state sotterrate anticamente persone grandi, del che fanno fede l’ossa de’ cadaveri, che vi si veggono; che perciò chiamano detto luogo la Sepoltura de i Ré . Ma in vero hà del maraviglioso molto il vedere, come in un marmo solo vi si sia fatto quasi un compito Palazzo. Havendo noi più volte visitati questi Santissimi luoghi, & ivi con quella maggior divotione, che ci concede Dio, fatte orationi per noi, & per tutti li nostri parenti, & amici; la gente incominciò a far trattati della partenza: ma perche due Sig. Fiamenghi il mio compagno, & io eravamo risoluti di passar con la Caravana per il deserto dell’Egitto, & veder in particolare la gran Città del Cairo, essendovi ancora di ritorno quelli Sig. Pellegrini, che erano per l’istesso viaggio venuti, trattassimo con un Mucaro, che ci noleggiò tre Cameli per prezzo di quaranta piastre in tutto, & patto di spesar gli animali, & pagar li cafarri. Di questi tre animali uno caricossi della vettovaglia, & delle bagaglie; sopra gli altri due, accommodati con ceste (che paiono mezze letiche) una per parte, ove vi stà una persona dentro per luogo, s’accommodassimo noi per il viaggio, & facessimo anco provisione di buon vino, tolto da certi Caloieri Grechi, perche in detto viaggio non se ne ritrova fino in Cairo, pigliassio di più biscotto, & altre cose per il vitto, benche d’indi lontano tre giornate nella Città di Gaza, si faccia provedimento per passar il deserto. Nella Città di Gierusalemme si spende la moneta, quasi come in Egitto; i più spendibili dinari sono i Reali di Spagna, che chiamano Piastre, & i Toleri d’Alemagna, che si chiamano abuchelli. Il Reale di Spagna intiero vale trenta maidini, & un maidino vale diciotto soleri, che sono moneta di rame molto grossa, & pesante. I Cecchini, & Ongari da quei popoli pigliansi volontieri, ma si vogliono di peso, & belli in vista, & calando non gli accettano per alcuna valuta, e vagliono qnarantacinque maidini l’uno; alcune volte gli Hebrei li cambiano a qualche cosa d’avantaggio; altra sorte d’oro, nè di moneta non occorre portare in quelle parti, che la perdita sarebbe troppo grande. Havendo noi visitati, & riveriti questi luoghi Santi, perche s’approssimava il partire, & di già gli amici che erano venuti con noi di Soria, erano ritornati con la Caravana, & altri sì de’ Padri, come de’ Pellegrini erano andati verso Iaffa, per passarne in Cipro, che questa è la più breve, & di manco spesa, per ritornarsene in Europa, noi andassimo alla Cella del R. P. Guardiano, il quale si ritrovava un poco indisposto, & ringratiatolo infinitamente delle cortesie ricevute, & de’ travagli presi per noi, havendoci il Convento per tre settimmane intiere per sola charità alloggiati, e spesati, chiestagli buona licenza, e la sua santa benedittione, per ritornarci a’ nostri paesi, da sua Paternità fussimo ad uno per uno abbracciati, & benedetti tutti insieme poi con affettuoso ragionamento essortati alla ricognitione della gratia ricevuta dal Signore nella visita di quei Santi luoghi, alla memoria della vita, & passione di Christo, alla santità della vita, & alla fedele, e perseverante essecutione di ciò che la divota stima del grado, & Cavalerato ricevuto, impone.
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Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. '''[160]''' in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta '''[161]''', & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli '''[162]''', mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire '''[163]'''.
Io poi, soggiongeva, non mancarò a mio potere di pregare, e far pregare a questi nostri R. Padri N. S. che come vi hà, fra tanti mari, fatti favorevoli tanti venti, fra tanti viaggi, fra tanti pericolosi passi fatti sicuri, fra tanti inimici dissesi, fra tanti disaggi, e bisogni soccorsi, e felicemente condotti alla bramata meta del vostro altretanto lungo, grave, affannoso, e pericoloso, quanto pio, divoto, e santo pellegrinaggio, quì consolandovi con una compita, distinta, commoda, chiara, e replicata visita di questi santissimi luoghi, ove hà operata la salute del mondo, eleggendovi di più nel glorioso numero de’ favoriti soldati, e Cavalieri suoi; cosi continuando con voi, & in noi la grandezza de’ suoi celesti efficaci favori a’nostri paterni soggiorni e sicuri, e sani, e lieti vi ritorni, dandovi gratia di vivere il resto della nostra vita nel suo timore, di giunger puri, e immaculati alla morte, e di passar sicuri all’eterno possesso della gloria.
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Ciò detto, ne fece dono d’alquanti Agnus Dei, composti di Terrasanta, che egli di sua mano raccoglie in tutti i luoghi nominati, & riducendo la materia in polvere, col dragante fattane una pasta, & con piccioli impronti diversi stampatevi sopra imagini di Christo, & de Santi, de quali divisi, e lasciati indurire, & data loro la benedittione Apostolica, alla  partenza de’ Pellegrini ne dà a tutti, acciò segli portino a’ suoi paesi, che sono di gran divotione, & hanno molte Indulgenze. Ci diede ancora il privilegio solito a darsi ad ogni Cavaliero ascritto in quella Religione, registrato in bella forma in carta pecora, sottoscritto di sua mano, sigillato col sigillo della Santissima Resurrettione. Noi genuflessi lo ringratiassimo molto delle infinite cortesie da sua Paternità, & da tutti quei Rev. Padri ricevute, poi gli facessimo quella elemosina, che è solita a darsi dagli ascritti in detta Religione, & di più un’altra elemosina per divotione, & ricognitione della charità ricevuta da detti Padri, i quali sono molto bisognosi, essendo di continuo aggravati da Turchi di false imputationi; onde sempre costretti a dar loro denari, e robba del poverissimo Convento; oltra che d’ordinario i Padri sono molti in numero, ne hanno cosa alcuna di fermo, & solo aspettano l’elemosine, che le vengono fatte da Pellegrini, & ciò che gli viene mandato per charità dalle parti d’Europa, il che è molto poco in se, & meno alle necessarie grandissime spese, onde sempre il Convento ha debiti, paga grandi interessi, pigliando ne’ frequenti bisogni danari da certi Hebrei, che ne vogliono ingordissimi [interusuri]. E ricevuta […]
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Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato '''[164]'''.
la sua santa benedittione, ci ritirassimo con gli altri,
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pigliando congedo da molti Pellegrini
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Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città '''[165]''', & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo '''[166]''', & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale '''[167]''', & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale '''[168]'''.
nostri amici, raccomandandoci
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alle divote loro orationi.
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Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia '''[169]'''.
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Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo '''[170]''', della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi '''[171]''', riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese '''[172]'''. Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte '''[173]''', con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello '''[174]''', & la sua Porta '''[175]''', & la Porta del Giaffa '''[176]'''. Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David '''[177]''', & più a basso la porta Sterquillina '''[178]''', per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea '''[179]''', che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici '''[180]''' sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone '''[181]''', che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano '''[182]''', la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco '''[183]'''. Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo '''[184]''': e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo '''[185]''', & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione '''[186]'''.
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Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe '''[187]''', & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse '''[188]'''.
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Vai a '''[[Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 11]]'''
  
Fine del secondo libro.
 
  
 
'''NOTE'''
 
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'''[149]''' La porta costituisce la quinta stazione della Via Dolorosa (Il Cireneo aiuta Gesù). Oggi conduce a una cappella francescana.
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'''[150]''' Il velo di seta con cui la donna asciugò il volto di Gesù e su cui rimasero impressi i suoi tratti è conservato nella basilica di San Pietro a Roma fino dal 707. La porta che costituisce la sesta stazione della Via Dolorosa conduce oggi a una piccola chiesa armeno-ortodossa, in cui si trova la tomba della Santa.
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'''[151]''' Ancora oggi tra la sesta e la settima stazione si nota un arco facente parte delle antiche mura della città al tempo di Gesù.
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'''[152]''' In questo luogo, che la tradizione indicò fin da tempi remotissimi come Sepolcro della Madonna, sorse una prima chiesa nel V secolo. Questa primitiva costruzione venne distrutta nel 1010 e successivamente, nel 1130, restaurata dai Crociati che vi aggiunsero un’abbazia benedettina. I soldati di Saladino distrussero l’abbazia nel 1187, ma risparmiarono la tomba di Maria. Nel 1303 i francescani ne ottennero il possesso dal Sultano di Egitto ed essi vi si stabilirono fino al 1757, quando vennero scacciati definitivamente dai musulmani, istigati dai greci ortodossi, i quali poi subentrarono ai francescani nel possesso del luogo.
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'''[153]''' La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.
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'''[154]''' L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: ''Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna.'' ANTIPHONA: ''Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis  &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo.'' ANTIPHONA: ''Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum  &c.''
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'''[155]''' HYMNUS: ''Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus.  Amen.'' ANTIPHONA: ''O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna.'' ORATIO: ''Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.''
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'''[156]''' Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.
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'''[157]''' Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.
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'''[158]''' Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o ''Basilica di tutte le Nazioni''. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.
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'''[159]''' ANTIPHONA: ''Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra''. ORATIO: ''Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.''
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'''[160]''' Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.
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'''[161]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.''
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'''[162]''' A destra del sagrato della  ''Basilica di tutte le nazioni'' si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.
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'''[163]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ''Vigilate et hic, orate.'' ANTIPHONA: ''Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum.'' ORATIO: ''Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.''
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'''[164]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis.'' ORATIO: ''Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.''
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'''[165]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae.'' ORATIO: ''Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.''
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'''[166]''' ''Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c.'' Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del ''Credo'' da parte degli Apostoli.
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'''[167]''' ''Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c.'' L’orazione domenicale è il ''Padre Nostro''. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del ''Padre Nostro'' e la formulazione del ''Credo'' da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.
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'''[168]''' Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca.'' ORATIO: ''Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.''
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'''[169]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c.'' ORATIO: ''Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.''
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'''[170]''' L’Ascensione al cielo di Gesù viene descritta dall’evangelista Luca sia nel Vangelo che negli Atti degli Apostoli, senza però dare indicazioni precise sul luogo dove avvenne. Tuttavia, fin dai primi tempi del cristianesimo, il fatto miracoloso venne collocato e ricordato sulla cima del Monte degli Ulivi. Si sa che al tempo di San Gerolamo (347–420 ca) vi era un tempio a forma rotonda, a cielo aperto, detto ''Imbomon'', ossia “posto sulla cima”. La costruzione aveva un diametro di circa 32 m e al centro si trovava la “roccia sacra” sulla quale, secondo la tradizione, posava i piedi Gesù quando si elevò verso il cielo. Successivamente i crociati vi costruirono una cappella, che nel 1187 venne modificata dai musulmani che ne fecero una moschea murandone le arcate e aggiungendovi una cupola ottagonale di 6,60 m di diametro.
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'''[171]''' HYMNUS: ''Iesu nostra redemptio / Amor et desiderium / Deus creator omnium / Homo in fine temporum / Quae te vicit clementia / Ut ferres nostra crimina / Crudelem mortem patiens / Ut nos a morte tolleres / Inferni clausura penetrans / Tuos captivos redimens / Victor triumpho nobili / Ad dextram patris residens. / Ipsa te cogat pietas / Ut mala nostra superes / Parcendo et voti compotes / Nos tuo vultu facies / Tu esto nostrum gaudium / Qui es futurus praemium / Sit nostra in te gloria / Per cuncta sempre specula.  Amen.'' ANTIPHONA: ''O Rex gloriae Domine virtutum, qui triumphator hic super omnes Coelos ascendisti, ne derelinquas nos orfanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis allaluia. Vers. Ascendit Deus in iubilatione alleluia. Resp. Et Dominus.'' ORATIO: ''Concede quaesumus omnipotens Deus: ut qui de hoc loco unigenitum tuum redemptorem nostrum ad Coelos ascendesse credimus ipsi quoque mente in caelestibus habitemus. Per eundem Christum &c.''
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'''[172]''' Il Monte degli Ulivi effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme. Esso è formato da tre alture: quella Nord (810 m), chiamta dai cristiani “Viri Galilaei”; quella centrale (808 m), dove viene collocato il luogo tradizionale dell’Ascensione; quella Sud (734 m) detta Monte dello scandalo.
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'''[173]''' Le attuali mura di Gerusalemme vennero innalzate nel 1542 durante il regno di Solimano il Magnifico. Hanno un perimetro di circa 3 km e sono alte 13 m., sono munite di 34 piccole torri e hanno 8 porte.
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'''[174]''' Probabilmente si riferisce alla Cittadella. Pesenti non cita il caratteristico minareto perché fu costruito solo nel 1635.
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'''[175]''' Si tratta presumibilmente della “Porta di Erode”.
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'''[176]''' Detta anche “Porta di Hebron”. Presso la porta di Giaffa si trova la Cittadella,un insieme di costruzioni irregolari e dirute fiancheggiate da torri; tra queste quella Nord-Est è detta “torre di David”.
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'''[177]''' Detta anche “Porta di Sion”, si trova a Sud.
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'''[178]''' Oggi è chiamata “Porta del Letame” o “Porta dei Mograbini” (Marocchini).
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'''[179]''' La porta d’Oro di cui si è già detto.
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'''[180]'''  Ai tempi di Gesù la spianata del Moriah, ingrandita verso Nord, era circondata da portici superbi, ad eccezione dell’angolo Nord-Ovest, in cui sorgeva la fortezza Antonia. Il portico orientale conservava il nome di “Portico di Salomone”; il portico meridionale era chiamato “Regio” ed era il più bello con quattro file di colonne di 8 m coronate da capitelli corinzi. A Sud-Est si elevava a picco sulla valle del Cedron a un’altezza di 180 m ed è quindi possibile identificarlo con il “pinnacolo del Tempio” di cui parla l’evangelista Matteo (Mt 4,5-6).
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L’accesso alla zona all’interno dei portici era permesso solo agli ebrei ed era ben definita da una balaustrata che girava intorno all’edificio centrale. L’accesso nella parte proibita da parte di un incirconciso comportava la pena di morte. Oltrepassati i portici si accedeva al cortile dei Gentili, dove potevano accedere anche gli stranieri.
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'''[181]''' Il “Portico di Salomone” era il portico orientale del Tempio.
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'''[182]''' La porta di S. Stefano si trova a Est, e venne così denominata dai cristiani perché secondo la tradizione qui sarebbe stato lapidato il santo. Si chiama anche “porta dei Leoni” per i rilievi di due coppie di leoni affrontati che fiancheggiano l’ogiva, o “porta delle pecore” o, ancora, dagli arabi, “Bâb Sittia Maryam”, cioè “Porta della Vergine Maria” perché si credeva che in questo luogo fosse nata e perché conduceva alla tomba della Madonna nella valle del Cedron.
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'''[183]''' Oggi è anche detta “Porta della Colonna” ed è la più alta e la più frequentata.
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'''[184]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Tunc relicto Iesu omnes Discipuli fugierunt. Vers. Jacobus venit ad hunc locum. Resp. Non se comesturum voverat nisi prius videret Christum resuscitatum.'' ORATIO: ''Domine Iesu Christe consolator omnium et redemptor qui B. Apostolo tuo Iacobo Idaeorum metu in hoc latibulo tempore tuae passionis secretissime latitanti, tua resuscitatus potentia, eumque com’edere benigne suffisti esto nobis precibus ipsius Apostoli propitius et presta ut inter has barbaras nationes omesso omnis pusillanimitatis timore, fidem tuam constanter confiteri et predicare valeamus. Qui vivis &c.''
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'''[185]''' Ancora oggi i luoghi vengono indicati come tombe di Assalonne, San Giacomo (anche se per quanto riguarda San Giacomo Pesenti non parla di tomba, ma di nascondiglio) e Zaccaria, ma i monumenti sono soltanto commemorativie risalgono all’epoca ellenistica: nessuno di essi accolse le ceneri del defunto di cui porta il nome. Assalonne era figlio di re David e “mentre era ancora in vita si era fatto erigere questo monumento poiché diceva: «Non avendo figli, questo sarà il ricordo del mio nome» e chiamò il monumento con il nome suo , cosicché ancor oggi è chiamato la Mano di Assalonne” (2° Re, 18, 18); detto anche “tiara dei faraoni” per la forma conica della parte superiore, il pilastro di Assalonneè databile all’epoca del Secondo Tempio. San Giacomo molto probabilmente è l’apostolo Giacomo “il Minore”, cioè il figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna. Egli fu il primo vescovo di Gerusalemme e morì martire, gettato dagli Ebrei dal pinnacolo del Tempio nella valle del Cedron; Zaccaria potrebbe essere il profeta di cui si parla nel secondo libro delle Cronache (24,20-22), la cui uccisione nel santuario del Tempio è ricordata da Gesù insieme a quella di Abele (Mt 23,35)
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'''[186]''' Questa fonte, detta anche ''fonte Ghihon'', viene infatti ancora oggi chiamata dai cristiani ''Fontana della Vergine'', ma questa denominazione pare piuttosto dovuta al fatto che secondo la tradizione qui Isaia profetizzò ad Acaz: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele” (Isaia 7,14). La stessa fonte è chiamata invece dagli arabi ''madre degli scalini'' a causa dei 32 scalini che bisogna scendere per attingervi l’acqua. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum, Salve radix sancta, Ex qua mundo lux est orta, Gaude gloriosa Super omnes speciosa, Vale valde decora Et pro nobis Christum sempre exora. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Deus qui virginalem aulam B. Mariae Virginia in qua abitare eligere dignatus es, da quaesumus, ut sua nos defensione munitos iucundos facies suae interesse commemorationi. Qui vivis et regnas &c.''
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'''[187]''' Detta anche Piscina di Siloe, era la fontana principale dell’antica Gerusalemme; è lunga 16 m e larga 4,25. si trova ai piedi dello sperone meridionale della collina dell’Ofel, nella parte più bassa di Gerusalemme. Fu costruita da re Ezechia (716-687 a.C.) all’interno delle mura per rifornire di acqua la città in caso di assedio. La piscina era collegata attraverso un canale lungo 550 m alla fonte Ghihon, unica sorgente d’acqua presente in città. Nel V secolo venne costruita una chiesa, poi trasformata in moschea, a ricordo del miracolo qui compiuto da Gesù con la guarigione del cieco nato.
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'''[188]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Isaias in Hierusalem nobili genere natus, sub Manasse rege sectum in duas partes occubuit. Vers. Ora pro nobis B. Isaia. Resp. Ut digni efficiamur &c.'' ORATIO: ''Deus qui Beatum Isaiam profetici spiritus sublimasti, gratia mediumque pro zelo Iustitia sectum: hic inclito martirio laureasti: presta propitius, ut qui eius admiramur constantiam, sentiamus auxilium, Per Christum Do. Amen.''

Versione attuale delle 22:05, 15 ott 2009

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Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi [149], & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma [150].

Seguitando s’arriva alla Porta [151], che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.

La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa [152], nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi [153], & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo [154]; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.

Noi doppò fatte alcune orationi [155], & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo [156], in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta [157], nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’ suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione [158]. Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina [159].

Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. [160] in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta [161], & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli [162], mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire [163].

Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato [164].

Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città [165], & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo [166], & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale [167], & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale [168].

Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia [169].

Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo [170], della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi [171], riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese [172]. Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte [173], con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello [174], & la sua Porta [175], & la Porta del Giaffa [176]. Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David [177], & più a basso la porta Sterquillina [178], per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea [179], che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici [180] sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone [181], che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano [182], la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco [183]. Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo [184]: e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo [185], & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione [186].

Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe [187], & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse [188].


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NOTE

[149] La porta costituisce la quinta stazione della Via Dolorosa (Il Cireneo aiuta Gesù). Oggi conduce a una cappella francescana.

[150] Il velo di seta con cui la donna asciugò il volto di Gesù e su cui rimasero impressi i suoi tratti è conservato nella basilica di San Pietro a Roma fino dal 707. La porta che costituisce la sesta stazione della Via Dolorosa conduce oggi a una piccola chiesa armeno-ortodossa, in cui si trova la tomba della Santa.

[151] Ancora oggi tra la sesta e la settima stazione si nota un arco facente parte delle antiche mura della città al tempo di Gesù.

[152] In questo luogo, che la tradizione indicò fin da tempi remotissimi come Sepolcro della Madonna, sorse una prima chiesa nel V secolo. Questa primitiva costruzione venne distrutta nel 1010 e successivamente, nel 1130, restaurata dai Crociati che vi aggiunsero un’abbazia benedettina. I soldati di Saladino distrussero l’abbazia nel 1187, ma risparmiarono la tomba di Maria. Nel 1303 i francescani ne ottennero il possesso dal Sultano di Egitto ed essi vi si stabilirono fino al 1757, quando vennero scacciati definitivamente dai musulmani, istigati dai greci ortodossi, i quali poi subentrarono ai francescani nel possesso del luogo.

[153] La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.

[154] L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna. ANTIPHONA: Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo. ANTIPHONA: Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum &c.

[155] HYMNUS: Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus. Amen. ANTIPHONA: O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna. ORATIO: Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.

[156] Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.

[157] Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.

[158] Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o Basilica di tutte le Nazioni. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.

[159] ANTIPHONA: Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra. ORATIO: Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.

[160] Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.

[161] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

[162] A destra del sagrato della Basilica di tutte le nazioni si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.

[163] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: Vigilate et hic, orate. ANTIPHONA: Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum. ORATIO: Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.

[164] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis. ORATIO: Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.

[165] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae. ORATIO: Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.

[166] Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c. Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del Credo da parte degli Apostoli.

[167] Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c. L’orazione domenicale è il Padre Nostro. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del Padre Nostro e la formulazione del Credo da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.

[168] Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca. ORATIO: Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.

[169] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.

[170] L’Ascensione al cielo di Gesù viene descritta dall’evangelista Luca sia nel Vangelo che negli Atti degli Apostoli, senza però dare indicazioni precise sul luogo dove avvenne. Tuttavia, fin dai primi tempi del cristianesimo, il fatto miracoloso venne collocato e ricordato sulla cima del Monte degli Ulivi. Si sa che al tempo di San Gerolamo (347–420 ca) vi era un tempio a forma rotonda, a cielo aperto, detto Imbomon, ossia “posto sulla cima”. La costruzione aveva un diametro di circa 32 m e al centro si trovava la “roccia sacra” sulla quale, secondo la tradizione, posava i piedi Gesù quando si elevò verso il cielo. Successivamente i crociati vi costruirono una cappella, che nel 1187 venne modificata dai musulmani che ne fecero una moschea murandone le arcate e aggiungendovi una cupola ottagonale di 6,60 m di diametro.

[171] HYMNUS: Iesu nostra redemptio / Amor et desiderium / Deus creator omnium / Homo in fine temporum / Quae te vicit clementia / Ut ferres nostra crimina / Crudelem mortem patiens / Ut nos a morte tolleres / Inferni clausura penetrans / Tuos captivos redimens / Victor triumpho nobili / Ad dextram patris residens. / Ipsa te cogat pietas / Ut mala nostra superes / Parcendo et voti compotes / Nos tuo vultu facies / Tu esto nostrum gaudium / Qui es futurus praemium / Sit nostra in te gloria / Per cuncta sempre specula. Amen. ANTIPHONA: O Rex gloriae Domine virtutum, qui triumphator hic super omnes Coelos ascendisti, ne derelinquas nos orfanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis allaluia. Vers. Ascendit Deus in iubilatione alleluia. Resp. Et Dominus. ORATIO: Concede quaesumus omnipotens Deus: ut qui de hoc loco unigenitum tuum redemptorem nostrum ad Coelos ascendesse credimus ipsi quoque mente in caelestibus habitemus. Per eundem Christum &c.

[172] Il Monte degli Ulivi effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme. Esso è formato da tre alture: quella Nord (810 m), chiamta dai cristiani “Viri Galilaei”; quella centrale (808 m), dove viene collocato il luogo tradizionale dell’Ascensione; quella Sud (734 m) detta Monte dello scandalo.

[173] Le attuali mura di Gerusalemme vennero innalzate nel 1542 durante il regno di Solimano il Magnifico. Hanno un perimetro di circa 3 km e sono alte 13 m., sono munite di 34 piccole torri e hanno 8 porte.

[174] Probabilmente si riferisce alla Cittadella. Pesenti non cita il caratteristico minareto perché fu costruito solo nel 1635.

[175] Si tratta presumibilmente della “Porta di Erode”.

[176] Detta anche “Porta di Hebron”. Presso la porta di Giaffa si trova la Cittadella,un insieme di costruzioni irregolari e dirute fiancheggiate da torri; tra queste quella Nord-Est è detta “torre di David”.

[177] Detta anche “Porta di Sion”, si trova a Sud.

[178] Oggi è chiamata “Porta del Letame” o “Porta dei Mograbini” (Marocchini).

[179] La porta d’Oro di cui si è già detto.

[180] Ai tempi di Gesù la spianata del Moriah, ingrandita verso Nord, era circondata da portici superbi, ad eccezione dell’angolo Nord-Ovest, in cui sorgeva la fortezza Antonia. Il portico orientale conservava il nome di “Portico di Salomone”; il portico meridionale era chiamato “Regio” ed era il più bello con quattro file di colonne di 8 m coronate da capitelli corinzi. A Sud-Est si elevava a picco sulla valle del Cedron a un’altezza di 180 m ed è quindi possibile identificarlo con il “pinnacolo del Tempio” di cui parla l’evangelista Matteo (Mt 4,5-6). L’accesso alla zona all’interno dei portici era permesso solo agli ebrei ed era ben definita da una balaustrata che girava intorno all’edificio centrale. L’accesso nella parte proibita da parte di un incirconciso comportava la pena di morte. Oltrepassati i portici si accedeva al cortile dei Gentili, dove potevano accedere anche gli stranieri.

[181] Il “Portico di Salomone” era il portico orientale del Tempio.

[182] La porta di S. Stefano si trova a Est, e venne così denominata dai cristiani perché secondo la tradizione qui sarebbe stato lapidato il santo. Si chiama anche “porta dei Leoni” per i rilievi di due coppie di leoni affrontati che fiancheggiano l’ogiva, o “porta delle pecore” o, ancora, dagli arabi, “Bâb Sittia Maryam”, cioè “Porta della Vergine Maria” perché si credeva che in questo luogo fosse nata e perché conduceva alla tomba della Madonna nella valle del Cedron.

[183] Oggi è anche detta “Porta della Colonna” ed è la più alta e la più frequentata.

[184] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Tunc relicto Iesu omnes Discipuli fugierunt. Vers. Jacobus venit ad hunc locum. Resp. Non se comesturum voverat nisi prius videret Christum resuscitatum. ORATIO: Domine Iesu Christe consolator omnium et redemptor qui B. Apostolo tuo Iacobo Idaeorum metu in hoc latibulo tempore tuae passionis secretissime latitanti, tua resuscitatus potentia, eumque com’edere benigne suffisti esto nobis precibus ipsius Apostoli propitius et presta ut inter has barbaras nationes omesso omnis pusillanimitatis timore, fidem tuam constanter confiteri et predicare valeamus. Qui vivis &c.

[185] Ancora oggi i luoghi vengono indicati come tombe di Assalonne, San Giacomo (anche se per quanto riguarda San Giacomo Pesenti non parla di tomba, ma di nascondiglio) e Zaccaria, ma i monumenti sono soltanto commemorativie risalgono all’epoca ellenistica: nessuno di essi accolse le ceneri del defunto di cui porta il nome. Assalonne era figlio di re David e “mentre era ancora in vita si era fatto erigere questo monumento poiché diceva: «Non avendo figli, questo sarà il ricordo del mio nome» e chiamò il monumento con il nome suo , cosicché ancor oggi è chiamato la Mano di Assalonne” (2° Re, 18, 18); detto anche “tiara dei faraoni” per la forma conica della parte superiore, il pilastro di Assalonneè databile all’epoca del Secondo Tempio. San Giacomo molto probabilmente è l’apostolo Giacomo “il Minore”, cioè il figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna. Egli fu il primo vescovo di Gerusalemme e morì martire, gettato dagli Ebrei dal pinnacolo del Tempio nella valle del Cedron; Zaccaria potrebbe essere il profeta di cui si parla nel secondo libro delle Cronache (24,20-22), la cui uccisione nel santuario del Tempio è ricordata da Gesù insieme a quella di Abele (Mt 23,35)

[186] Questa fonte, detta anche fonte Ghihon, viene infatti ancora oggi chiamata dai cristiani Fontana della Vergine, ma questa denominazione pare piuttosto dovuta al fatto che secondo la tradizione qui Isaia profetizzò ad Acaz: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele” (Isaia 7,14). La stessa fonte è chiamata invece dagli arabi madre degli scalini a causa dei 32 scalini che bisogna scendere per attingervi l’acqua. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum, Salve radix sancta, Ex qua mundo lux est orta, Gaude gloriosa Super omnes speciosa, Vale valde decora Et pro nobis Christum sempre exora. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui virginalem aulam B. Mariae Virginia in qua abitare eligere dignatus es, da quaesumus, ut sua nos defensione munitos iucundos facies suae interesse commemorationi. Qui vivis et regnas &c.

[187] Detta anche Piscina di Siloe, era la fontana principale dell’antica Gerusalemme; è lunga 16 m e larga 4,25. si trova ai piedi dello sperone meridionale della collina dell’Ofel, nella parte più bassa di Gerusalemme. Fu costruita da re Ezechia (716-687 a.C.) all’interno delle mura per rifornire di acqua la città in caso di assedio. La piscina era collegata attraverso un canale lungo 550 m alla fonte Ghihon, unica sorgente d’acqua presente in città. Nel V secolo venne costruita una chiesa, poi trasformata in moschea, a ricordo del miracolo qui compiuto da Gesù con la guarigione del cieco nato.

[188] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Isaias in Hierusalem nobili genere natus, sub Manasse rege sectum in duas partes occubuit. Vers. Ora pro nobis B. Isaia. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Deus qui Beatum Isaiam profetici spiritus sublimasti, gratia mediumque pro zelo Iustitia sectum: hic inclito martirio laureasti: presta propitius, ut qui eius admiramur constantiam, sentiamus auxilium, Per Christum Do. Amen.