Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 10: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
 
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Seguitando s’arriva alla Porta '''[151]''', che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.
 
Seguitando s’arriva alla Porta '''[151]''', che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.
  
La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa '''[152]''', nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi '''[153]''', & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo ; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.
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La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa '''[152]''', nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi '''[153]''', & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo '''[154]'''; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.
  
Noi doppò fatte alcune orationi , & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo , in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta , nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione . Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina .
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Noi doppò fatte alcune orationi '''[155]''', & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo '''[156]''', in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta '''[157]''', nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’ suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione '''[158]'''. Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina '''[159]'''.
Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M.  in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta , & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli , mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire .
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Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato .
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Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città , & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo , & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale , & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale .
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Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia .
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Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo , della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi , riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese . Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte , con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello , & la sua Porta , & la Porta del Giaffa . Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David , & più a basso la porta Sterquillina , per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea , che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici  sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone , che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano , la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco . Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo : e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo , & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione .
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  La Valle del Cedron. Si riconoscono a sinistra il pilastro di Assalonne, la tomba di Giacomo e la tomba di Zaccaria
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Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. '''[160]''' in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta '''[161]''', & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli '''[162]''', mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire '''[163]'''.
Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe , & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse.
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Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire , & più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo , che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, & alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi .
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Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato '''[164]'''.
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Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città '''[165]''', & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo '''[166]''', & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale '''[167]''', & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale '''[168]'''.
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Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia '''[169]'''.
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Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo '''[170]''', della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi '''[171]''', riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese '''[172]'''. Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte '''[173]''', con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello '''[174]''', & la sua Porta '''[175]''', & la Porta del Giaffa '''[176]'''. Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David '''[177]''', & più a basso la porta Sterquillina '''[178]''', per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea '''[179]''', che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici '''[180]''' sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone '''[181]''', che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano '''[182]''', la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco '''[183]'''. Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo '''[184]''': e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo '''[185]''', & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione '''[186]'''.
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Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe '''[187]''', & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse '''[188]'''.
  
  
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'''[153]''' La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.
 
'''[153]''' La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.
  
L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna. ANTIPHONA: Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis  &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo. ANTIPHONA: Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum  &c.
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'''[154]''' L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: ''Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna.'' ANTIPHONA: ''Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis  &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo.'' ANTIPHONA: ''Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum  &c.''
  HYMNUS: Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus.  Amen. ANTIPHONA: O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna. ORATIO: Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.
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Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.
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  Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.
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  Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o Basilica di tutte le Nazioni. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.
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  ANTIPHONA: Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra. ORATIO: Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.
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  Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.
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  A destra del sagrato Basilica di tutte le nazioni si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: Vigilate et hic, orate. ANTIPHONA: Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum. ORATIO: Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis. ORATIO: Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae. ORATIO: Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.
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  Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c. Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del Credo da parte degli Apostoli.
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  Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c. L’orazione domenicale è il Padre Nostro. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del Padre Nostro e la formulazione del Credo da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.
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  Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca. ORATIO: Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.
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'''[155]''' HYMNUS: ''Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus. Amen.'' ANTIPHONA: ''O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna.'' ORATIO: ''Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.''
  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.
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  L’Ascensione al cielo di Gesù viene descritta dall’evangelista Luca sia nel Vangelo che negli Atti degli Apostoli, senza però dare indicazioni precise sul luogo dove avvenne. Tuttavia, fin dai primi tempi del cristianesimo, il fatto miracoloso venne collocato e ricordato sulla cima del Monte degli Ulivi. Si sa che al tempo di San Gerolamo (347–420 ca) vi era un tempio a forma rotonda, a cielo aperto, detto Imbomon, ossia “posto sulla cima”. La costruzione aveva un diametro di circa 32 m e al centro si trovava la “roccia sacra” sulla quale, secondo la tradizione, posava i piedi Gesù quando si elevò verso il cielo. Successivamente i crociati vi costruirono una cappella, che nel 1187 venne modificata dai musulmani che ne fecero una moschea murandone le arcate e aggiungendovi una cupola ottagonale di 6,60 m di diametro.
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'''[156]''' Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.
  HYMNUS: Iesu nostra redemptio / Amor et desiderium / Deus creator omnium / Homo in fine temporum / Quae te vicit clementia / Ut ferres nostra crimina / Crudelem mortem patiens / Ut nos a morte tolleres / Inferni clausura penetrans / Tuos captivos redimens / Victor triumpho nobili / Ad dextram patris residens. / Ipsa te cogat pietas / Ut mala nostra superes / Parcendo et voti compotes / Nos tuo vultu facies / Tu esto nostrum gaudium / Qui es futurus praemium / Sit nostra in te gloria / Per cuncta sempre specula.  Amen. ANTIPHONA: O Rex gloriae Domine virtutum, qui triumphator hic super omnes Coelos ascendisti, ne derelinquas nos orfanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis allaluia. Vers. Ascendit Deus in iubilatione alleluia. Resp. Et Dominus. ORATIO: Concede quaesumus omnipotens Deus: ut qui de hoc loco unigenitum tuum redemptorem nostrum ad Coelos ascendesse credimus ipsi quoque mente in caelestibus habitemus. Per eundem Christum &c.
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  Il Monte degli Ulivi effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme. Esso è formato da tre alture: quella Nord (810 m), chiamta dai cristiani “Viri Galilaei”; quella centrale (808 m), dove viene collocato il luogo tradizionale dell’Ascensione; quella Sud (734 m) detta Monte dello scandalo.
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'''[157]''' Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.
  Le attuali mura di Gerusalemme vennero innalzate nel 1542 durante il regno di Solimano il Magnifico. Hanno un perimetro di circa 3 km e sono alte 13 m., sono munite di 34 piccole torri e hanno 8 porte.
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  Probabilmente si riferisce alla Cittadella. Pesenti non cita il caratteristico minareto perché fu costruito solo nel 1635.
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'''[158]''' Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o ''Basilica di tutte le Nazioni''. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.
  Credo si tratti della “Porta di Erode”.
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  Detta anche “Porta di Hebron”. Presso la porta di Giaffa si trova la Cittadella,un insieme di costruzioni irregolari e dirute fiancheggiate da torri; tra queste quella Nord-Est è detta “torre di David”.
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'''[159]''' ANTIPHONA: ''Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra''. ORATIO: ''Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.''
  Detta anche “Porta di Sion”, si trova a Sud.
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  Oggi è chiamata “Porta del Letame” o “Porta dei Mograbini” (Marocchini).
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'''[160]''' Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.
  La porta d’Oro di cui si è già detto.
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  Ai tempi di Gesù la spianata del Moriah, ingrandita verso Nord, era circondata da portici superbi, ad eccezione dell’angolo Nord-Ovest, in cui sorgeva la fortezza Antonia. Il portico orientale conservava il nome di “Portico di Salomone”; il portico meridionale era chiamato “Regio” ed era il più bello con quattro file di colonne di 8 m coronate da capitelli corinzi. A Sud-Est si elevava a picco sulla valle del Cedron a un’altezza di 180 m ed è quindi possibile identificarlo con il “pinnacolo del Tempio” di cui parla l’evangelista Matteo (Mt 4,5-6).  
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'''[161]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.'' ORATIO: ''Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.''
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'''[162]''' A destra del sagrato della  ''Basilica di tutte le nazioni'' si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.
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'''[163]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ''Vigilate et hic, orate.'' ANTIPHONA: ''Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum.'' ORATIO: ''Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.''
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'''[164]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis.'' ORATIO: ''Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.''
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'''[165]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae.'' ORATIO: ''Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.''
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'''[166]''' ''Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c.'' Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del ''Credo'' da parte degli Apostoli.
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'''[167]''' ''Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c.'' L’orazione domenicale è il ''Padre Nostro''. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del ''Padre Nostro'' e la formulazione del ''Credo'' da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.
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'''[168]''' Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca.'' ORATIO: ''Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.''
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'''[169]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c.'' ORATIO: ''Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.''
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'''[170]''' L’Ascensione al cielo di Gesù viene descritta dall’evangelista Luca sia nel Vangelo che negli Atti degli Apostoli, senza però dare indicazioni precise sul luogo dove avvenne. Tuttavia, fin dai primi tempi del cristianesimo, il fatto miracoloso venne collocato e ricordato sulla cima del Monte degli Ulivi. Si sa che al tempo di San Gerolamo (347–420 ca) vi era un tempio a forma rotonda, a cielo aperto, detto ''Imbomon'', ossia “posto sulla cima”. La costruzione aveva un diametro di circa 32 m e al centro si trovava la “roccia sacra” sulla quale, secondo la tradizione, posava i piedi Gesù quando si elevò verso il cielo. Successivamente i crociati vi costruirono una cappella, che nel 1187 venne modificata dai musulmani che ne fecero una moschea murandone le arcate e aggiungendovi una cupola ottagonale di 6,60 m di diametro.
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'''[171]''' HYMNUS: ''Iesu nostra redemptio / Amor et desiderium / Deus creator omnium / Homo in fine temporum / Quae te vicit clementia / Ut ferres nostra crimina / Crudelem mortem patiens / Ut nos a morte tolleres / Inferni clausura penetrans / Tuos captivos redimens / Victor triumpho nobili / Ad dextram patris residens. / Ipsa te cogat pietas / Ut mala nostra superes / Parcendo et voti compotes / Nos tuo vultu facies / Tu esto nostrum gaudium / Qui es futurus praemium / Sit nostra in te gloria / Per cuncta sempre specula.  Amen.'' ANTIPHONA: ''O Rex gloriae Domine virtutum, qui triumphator hic super omnes Coelos ascendisti, ne derelinquas nos orfanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis allaluia. Vers. Ascendit Deus in iubilatione alleluia. Resp. Et Dominus.'' ORATIO: ''Concede quaesumus omnipotens Deus: ut qui de hoc loco unigenitum tuum redemptorem nostrum ad Coelos ascendesse credimus ipsi quoque mente in caelestibus habitemus. Per eundem Christum &c.''
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'''[172]''' Il Monte degli Ulivi effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme. Esso è formato da tre alture: quella Nord (810 m), chiamta dai cristiani “Viri Galilaei”; quella centrale (808 m), dove viene collocato il luogo tradizionale dell’Ascensione; quella Sud (734 m) detta Monte dello scandalo.
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'''[173]''' Le attuali mura di Gerusalemme vennero innalzate nel 1542 durante il regno di Solimano il Magnifico. Hanno un perimetro di circa 3 km e sono alte 13 m., sono munite di 34 piccole torri e hanno 8 porte.
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'''[174]''' Probabilmente si riferisce alla Cittadella. Pesenti non cita il caratteristico minareto perché fu costruito solo nel 1635.
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'''[175]''' Si tratta presumibilmente della “Porta di Erode”.
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'''[176]''' Detta anche “Porta di Hebron”. Presso la porta di Giaffa si trova la Cittadella,un insieme di costruzioni irregolari e dirute fiancheggiate da torri; tra queste quella Nord-Est è detta “torre di David”.
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'''[177]''' Detta anche “Porta di Sion”, si trova a Sud.
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'''[178]''' Oggi è chiamata “Porta del Letame” o “Porta dei Mograbini” (Marocchini).
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'''[179]''' La porta d’Oro di cui si è già detto.
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'''[180]'''  Ai tempi di Gesù la spianata del Moriah, ingrandita verso Nord, era circondata da portici superbi, ad eccezione dell’angolo Nord-Ovest, in cui sorgeva la fortezza Antonia. Il portico orientale conservava il nome di “Portico di Salomone”; il portico meridionale era chiamato “Regio” ed era il più bello con quattro file di colonne di 8 m coronate da capitelli corinzi. A Sud-Est si elevava a picco sulla valle del Cedron a un’altezza di 180 m ed è quindi possibile identificarlo con il “pinnacolo del Tempio” di cui parla l’evangelista Matteo (Mt 4,5-6).  
 
L’accesso alla zona all’interno dei portici era permesso solo agli ebrei ed era ben definita da una balaustrata che girava intorno all’edificio centrale. L’accesso nella parte proibita da parte di un incirconciso comportava la pena di morte. Oltrepassati i portici si accedeva al cortile dei Gentili, dove potevano accedere anche gli stranieri.
 
L’accesso alla zona all’interno dei portici era permesso solo agli ebrei ed era ben definita da una balaustrata che girava intorno all’edificio centrale. L’accesso nella parte proibita da parte di un incirconciso comportava la pena di morte. Oltrepassati i portici si accedeva al cortile dei Gentili, dove potevano accedere anche gli stranieri.
  Il “Portico di Salomone” era il portico orientale del Tempio.
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  La porta di S. Stefano si trova a Est, e venne così denominata dai cristiani perché secondo la tradizione qui sarebbe stato lapidato il santo. Si chiama anche “porta dei Leoni” per i rilievi di due coppie di leoni affrontati che fiancheggiano l’ogiva, o “porta delle pecore” o, ancora, dagli arabi, “Bâb Sittia Maryam”, cioè “Porta della Vergine Maria” perché si credeva che in questo luogo fosse nata e perché conduceva alla tomba della Madonna nella valle del Cedron.
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'''[181]''' Il “Portico di Salomone” era il portico orientale del Tempio.
  Oggi è anche detta “Porta della Colonna” ed è la più alta e la più frequentata.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Tunc relicto Iesu omnes Discipuli fugierunt. Vers. Jacobus venit ad hunc locum. Resp. Non se comesturum voverat nisi prius videret Christum resuscitatum. ORATIO: Domine Iesu Christe consolator omnium et redemptor qui B. Apostolo tuo Iacobo Idaeorum metu in hoc latibulo tempore tuae passionis secretissime latitanti, tua resuscitatus potentia, eumque com’edere benigne suffisti esto nobis precibus ipsius Apostoli propitius et presta ut inter has barbaras nationes omesso omnis pusillanimitatis timore, fidem tuam constanter confiteri et predicare valeamus. Qui vivis &c.
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'''[182]''' La porta di S. Stefano si trova a Est, e venne così denominata dai cristiani perché secondo la tradizione qui sarebbe stato lapidato il santo. Si chiama anche “porta dei Leoni” per i rilievi di due coppie di leoni affrontati che fiancheggiano l’ogiva, o “porta delle pecore” o, ancora, dagli arabi, “Bâb Sittia Maryam”, cioè “Porta della Vergine Maria” perché si credeva che in questo luogo fosse nata e perché conduceva alla tomba della Madonna nella valle del Cedron.
Ancora oggi i luoghi vengono indicati come tombe di Assalonne, San Giacomo (anche se per quanto riguarda San Giacomo Pesenti non parla di tomba, ma di nascondiglio) e Zaccaria, ma i monumenti sono soltanto commemorativie risalgono all’epoca ellenistica: nessuno di essi accolse le ceneri del defunto di cui porta il nome. Assalonne era figlio di re David e “mentre era ancora in vita si era fatto erigere questo monumento poiché diceva: «Non avendo figli, questo sarà il ricordo del mio nome» e chiamò il monumento con il nome suo , cosicché ancor oggi è chiamato la Mano di Assalonne” (2° Re, 18, 18); detto anche “tiara dei faraoni” per la forma conica della parte superiore, il pilastro di Assalonneè databile all’epoca del Secondo Tempio. San Giacomo molto probabilmente è l’apostolo Giacomo “il Minore”, cioè il figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna. Egli fu il primo vescovo di Gerusalemme e morì martire, gettato dagli Ebrei dal pinnacolo del Tempio nella valle del Cedron; Zaccaria potrebbe essere il profeta di cui si parla nel secondo libro delle Cronache (24,20-22), la cui uccisione nel santuario del Tempio è ricordata da Gesù insieme a quella di Abele (Mt 23,35)
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  Questa fonte, detta anche fonte Ghihon, viene infatti ancora oggi chiamata dai cristiani Fontana della Vergine, ma questa denominazione pare piuttosto dovuta al fatto che secondo la tradizione qui Isaia profetizzò ad Acaz: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele” (Isaia 7,14). La stessa fonte è chiamata invece dagli arabi madre degli scalini a causa dei 32 scalini che bisogna scendere per attingervi l’acqua. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum, Salve radix sancta, Ex qua mundo lux est orta, Gaude gloriosa Super omnes speciosa, Vale valde decora Et pro nobis Christum sempre exora. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui virginalem aulam B. Mariae Virginia in qua abitare eligere dignatus es, da quaesumus, ut sua nos defensione munitos iucundos facies suae interesse commemorationi. Qui vivis et regnas &c.
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'''[183]''' Oggi è anche detta “Porta della Colonna” ed è la più alta e la più frequentata.
  Detta anche Piscina di Siloe, era la fontana principale dell’antica Gerusalemme; è lunga 16 m e larga 4,25. si trova ai piedi dello sperone meridionale della collina dell’Ofel, nella parte più bassa di Gerusalemme. Fu costruita da re Ezechia (716-687 a.C.) all’interno delle mura per rifornire di acqua la città in caso di assedio. La piscina era collegata attraverso un canale lungo 550 m alla fonte Ghihon, unica sorgente d’acqua presente in città.  
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Nel V secolo venne costruita una chiesa, poi trasformata in moschea, a ricordo del miracolo qui compiuto da Gesù con la guarigione del cieco nato.
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'''[184]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Tunc relicto Iesu omnes Discipuli fugierunt. Vers. Jacobus venit ad hunc locum. Resp. Non se comesturum voverat nisi prius videret Christum resuscitatum.'' ORATIO: ''Domine Iesu Christe consolator omnium et redemptor qui B. Apostolo tuo Iacobo Idaeorum metu in hoc latibulo tempore tuae passionis secretissime latitanti, tua resuscitatus potentia, eumque com’edere benigne suffisti esto nobis precibus ipsius Apostoli propitius et presta ut inter has barbaras nationes omesso omnis pusillanimitatis timore, fidem tuam constanter confiteri et predicare valeamus. Qui vivis &c.''
  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Isaias in Hierusalem nobili genere natus, sub Manasse rege sectum in duas partes occubuit. Vers. Ora pro nobis B. Isaia. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Deus qui Beatum Isaiam profetici spiritus sublimasti, gratia mediumque pro zelo Iustitia sectum: hic inclito martirio laureasti: presta propitius, ut qui eius admiramur constantiam, sentiamus auxilium, Per Christum Do. Amen.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Tristes erant Apostoli / de nece sui Domini, / quem morte crudelissima / servi damnarant impii. / Sermone blando Angelus / prædixit mulieribus: / «In Galilæa Dominus / videndus est quantocius» / Illæ dum pergunt concitæ / Apostolis hoc dicere, / videntes eum vivere, / Christi tenent vestigia. / Quo agnito, Discipuli / in Galilæam propere / pergunt videre facies / desideratam Domini. / Quaesumus auctor omnium / In hoc Paschali gaudio / Ab omni mortis impetu / Tuum difende populum / Gloria tibi Domine / Qui surrexisti a mortuis / Cum Patre et sancto Spiritu / in sempiterna secula. Amen. ANTIPHONA: Omnes vos scandalum patiemini in me in nocye ista, quia scriptum est, percutiam Pastorem, et dispergentur oves greges. Vers. Omnes amici mei derelinquerunt me. Resp. Dominus autem assumpsit me. ORATIO: Benigne ac sempre dolcissime Iesu Christe delinquentium spes, atque refugium, qui Apostolos tuos nimio Iudaeorum terrore perterritos, in diversis locis in tue passionis agone latitante, post resurrectionem tuam in uno congregatos gloriosa tui optataque praesentia consolari sepius evoluisti: sic nos facies tua maxima pietate, et eorum precibus in omni tribulationis eventu solidatos esse, ut te in nobis resurgente nulla nos adversitate a te umquam separari contingat. Qui vivis, et regnas &c.
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'''[185]''' Ancora oggi i luoghi vengono indicati come tombe di Assalonne, San Giacomo (anche se per quanto riguarda San Giacomo Pesenti non parla di tomba, ma di nascondiglio) e Zaccaria, ma i monumenti sono soltanto commemorativie risalgono all’epoca ellenistica: nessuno di essi accolse le ceneri del defunto di cui porta il nome. Assalonne era figlio di re David e “mentre era ancora in vita si era fatto erigere questo monumento poiché diceva: «Non avendo figli, questo sarà il ricordo del mio nome» e chiamò il monumento con il nome suo , cosicché ancor oggi è chiamato la Mano di Assalonne” (2° Re, 18, 18); detto anche “tiara dei faraoni” per la forma conica della parte superiore, il pilastro di Assalonneè databile all’epoca del Secondo Tempio. San Giacomo molto probabilmente è l’apostolo Giacomo “il Minore”, cioè il figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna. Egli fu il primo vescovo di Gerusalemme e morì martire, gettato dagli Ebrei dal pinnacolo del Tempio nella valle del Cedron; Zaccaria potrebbe essere il profeta di cui si parla nel secondo libro delle Cronache (24,20-22), la cui uccisione nel santuario del Tempio è ricordata da Gesù insieme a quella di Abele (Mt 23,35)
  Il Campo Santo citato si trova oltre la valle dell’Hinnom o Geenna; viene solitamente chiamato l’Haceldama, “campo di sangue”. Si presume essere il “campo del vasaio” citato da Matteo (Mt 27, 7-8). Secondo l’evangelista il terreno fu acquistato dai sommi sacerdoti per la sepoltura dei forestieri con le 30 monete d’argento restituite da Giuda dopo il tradimento. Oggi ai margini di questo campo sorge un monastero ortodosso.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Princeps sacerdotum acceptis argenteis dixerunt, non licet mittere eos in corbonam, quia pretium sanguinis est. Vers. Concilio autem inita, emerunt ex illis hunc agrum. Resp. In sepultura pellegrinorum. ORATIO: Omnipotens clementissime Deus, qui ut mundum primorum parentum lapsu perditum redimere filium tuum unigenitum, ad nos profugos non crucifigendum tantum demisisti: verum etiam, ut largior quoquenostra esset redemptio, et scriptura de eo loquentes finem habere, vilissimo pretio impretiabilem vendi sustinuisti, quorum aequidem denariorum numero, hunc agrumemptum fuisse credimus nobis propterea presta redemptis, ut dignos poenitentiae fructus colligentes, eiusdem filij tui passionis meritum consequamur. Qui tecum vivit, et regnat &c.
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'''[186]''' Questa fonte, detta anche ''fonte Ghihon'', viene infatti ancora oggi chiamata dai cristiani ''Fontana della Vergine'', ma questa denominazione pare piuttosto dovuta al fatto che secondo la tradizione qui Isaia profetizzò ad Acaz: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele” (Isaia 7,14). La stessa fonte è chiamata invece dagli arabi ''madre degli scalini'' a causa dei 32 scalini che bisogna scendere per attingervi l’acqua. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum, Salve radix sancta, Ex qua mundo lux est orta, Gaude gloriosa Super omnes speciosa, Vale valde decora Et pro nobis Christum sempre exora. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Deus qui virginalem aulam B. Mariae Virginia in qua abitare eligere dignatus es, da quaesumus, ut sua nos defensione munitos iucundos facies suae interesse commemorationi. Qui vivis et regnas &c.''
  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Et ecce Stella quam viderant Magi in Oriente antecedebat eos: usque dum veniens staret supra, ubi puer erat. Vers. Videntes autem Stellam Magi Re gavisi sunt gaudio magno valde. ORATIO: Deus, qui unigenitum tuum gentibus Stella duce revelasti, concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus usque ad contemplandam spetiem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem Dominum &c.
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  Venendo da Gerusalemme, circa 1 km prima di Betlemme, sulla destra si nota un piccolo edificio con cupola: secondo la tradizione questo è il luogo ove Giacobbe eresse una stele sulla tomba della moglie Rachele, morta a Rama dando alla luce Beniamino.
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'''[187]''' Detta anche Piscina di Siloe, era la fontana principale dell’antica Gerusalemme; è lunga 16 m e larga 4,25. si trova ai piedi dello sperone meridionale della collina dell’Ofel, nella parte più bassa di Gerusalemme. Fu costruita da re Ezechia (716-687 a.C.) all’interno delle mura per rifornire di acqua la città in caso di assedio. La piscina era collegata attraverso un canale lungo 550 m alla fonte Ghihon, unica sorgente d’acqua presente in città. Nel V secolo venne costruita una chiesa, poi trasformata in moschea, a ricordo del miracolo qui compiuto da Gesù con la guarigione del cieco nato.
  Betlemme si trova sulla via di Hebron, a circa 9 km a Sud di Gerusalemme, a 777 m s.l.m., sulle colline del sistema montuoso della Giudea. Altro nome della cittadina è Efrata, che significa “la fruttifera”.
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  In quanto vi nacque e venne consacrato re dal profeta Samuele.
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'''[188]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Isaias in Hierusalem nobili genere natus, sub Manasse rege sectum in duas partes occubuit. Vers. Ora pro nobis B. Isaia. Resp. Ut digni efficiamur &c.'' ORATIO: ''Deus qui Beatum Isaiam profetici spiritus sublimasti, gratia mediumque pro zelo Iustitia sectum: hic inclito martirio laureasti: presta propitius, ut qui eius admiramur constantiam, sentiamus auxilium, Per Christum Do. Amen.''
  Nel 135 l’imperatore Adriano fece piantare sopra la grotta un boschetto consacrato al dio Adone per cercare di contrastare il culto cristiano. Nel 326 S. Elena rimosse il bosco e il terrapieno su cui si trovava e sulla grotta fece erigere una delle sue più belle basiliche, di cui si possono ammirare ancora oggi stupendi tratti di pavimento in mosaico. La costruzione venne rovinata durante la rivolta dei Samaritani, nel 529; qualche anno più tardi, nel 540, l’imperatore Giustiniano la restaurò, trasformando alquanto la sua pianta originale. La nuova basilica si salvò dalla distruzione persiana del 614, grazie al fatto che sul prospetto del Tempio erano raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano. Nel 1101 vi fu consacrato Baldovino I e vent’anni più tardi Baldovino II con la moglie. Poi subì un lungo declino, fino a quando nel 1646 i Turchi fusero il piombo del tetto per farne palle da cannone.
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  Effettivamente, in epoca non ben definita, davanti alla facciata vennero costruiti massicci contrafforti a difesa di eventuali assalti. Delle tre porte della facciata, due vennero murate e una venne ridotta a stretto e basso passaggio, proprio, come dice Pesenti, per evitare che i non cristiani vi entrassero con asini e cavalli. La piccolissima porta, alta appena m 1,20, è detta “porta dell’umiltà”.
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  La basilica misura 53,90 m di lunghezza, 26,20 di larghezza nella navata; nel transetto la larghezza è di 35,82 m.
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  Anche oggi si accede alla Grotta della Natività attraverso due scale che fiancheggiano l’abside centrale della basilica.
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  Ancora oggi i padri francescani hanno la proprietà esclusiva della parte della grotta detta della “mangiatoia”, o del “presepio”, mentre alcuni piccoli diritti (la stella con scritta latina e quattro lampade) e tutta la basilica sovrastante, eccetto un angolo riservato agli Armeni, sono di esclusiva proprietà dei greci ortodossi. I diritti dei cattolici vennero qui difesi strenuamente dai francescani, anche a costo di martirio e di sangue.
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  Ai tempi di Pesenti la chiesa di Santa Caterina era una piccola cappella medievale; l’attuale chiesa, parrocchia dei cattolici di Betlemme, venne costruita dai francescani nel 1882. Nei dintorni si notano resti di costruzioni del IV e V secolo e del tempo dei crociati.
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  Vers. Te ergo quaesumus famulis tuis subveni. Resp. Quos pretio sanguine redemisti. HYMNUS: Christe, redemptor omnium, / conserva tuos famulos, / beatae semper Virginis / placatus sanctis precibus. / Beata quoque agmina / caelestium spirituum, / praeterita, praesentia, / futura mala pellite. / Vates aeterni iudicis / apostolique Domini, / suppliciter exposcimus / salvari vestris precibus. / Martyres Dei incliti / confessoresque lucidi, / vestris orationibus / nos ferte in caelestibus.  / Chori sanctarum virginum / monachorumque omnium, / simul cum sanctis omnibus / consortes Christi facite. / Gentem auferte perfidam / credentium de finibus, / ut Christo laudes debitas / Persolvamus alacriter. / Gloria Patri ingenito / Eiusque Unigenito / Una cum sancto Spiritu / In sempiterna secula. Amen. ANTIPHONA: Hic de Virgine Maria Christus natus est, hic salvator aperuit hic caecinerunt Angeli laetati sunt Arcangeli hic exultant iusti dicentes Gloria in excelsis Deo, alleluia. Vers. Verbum caro factum est, Alleluia. Resp. Et habitavit in nobis alleluia. ORATIO: Concede quaesumus omnipotens Deus ut nos unigeniti tui nova per carnem nativitas liberet, quo sub peccati iugo vetustas servitus tenet. Per eundem Christum &c.
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L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Quando venit ergo. Sacri plenitudo temporis. Missus est ab arce Patris, Hic natus orbis conditor Atque centre virginali caro factus prodijt. Vagit infans inter acta conditus, Praesepio membra pannis involuta, Virgo mater alligat, et manus pedesque crura stricta cingit fascia. ANTIPHONA: Pastores venerunt ad Presepe festinanter et invenerunt Mariam et Ioseph et infantem positum in Praesepio alleluia. Vers. Notum hic fecit Dominus, alleluia. Resp. Salutare suum alleluia. ORATIO: Domine Iesu Christe, qui humiliter in diversorio isto nasci, ac in Presepio inter Asinum et Bovem collocari a Maria Virgine et Ioseph primitus adorari evoluisti, da nobis quaesumus in diversorio poenitentiae rinasci, ac in Presepio passionis tuae inter divinitatem et humanitatem tuam continuo collocari et a Maria Virgine et Ioseph sancto discere te solum et verum Deum sempre venerari. Qui vivis &c.
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  La grotta ha forma rettangolare; è lunga 12,30 m e larga 3,5. È divisa in due zone: da un lato vi è il luogo ove si commemora la nascita di Gesù, segnato con una stella d’argento, e di fronte il luogo della mangiatoia. Qui per tradizione si commemora anche la visita dei Magi, sebbene l’evangelista Matteo parli di una “casa”, il che farebbe pensare che, dopo la nascita e la visita dei pastori, la Sacra Famiglia si sia trasferita, come sarebbe ovvio, in una casa, forse di parenti o amici, in Betlemme. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Ibant Magi quam viderant Stellam sequentes praeviam lumen requirunt lumine Deum fatentur munere. ANTIPHONA: Apertis hic thesaurus suis obtulerunt Magi Domino aurum, thus, et mirrham, alleluia. Vers. Omnes de Sabba venient, alleluia. Resp. Aurum et thus deferentes alleluia. ORATIO: Deus qui in hoc sacratissimo loco unigenitum tuum Stella duce rivelasti: concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus, usque ad contemplandam spem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem &c.
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  Converrà qui citare un passo tratto dal Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa, del quale si è detto nell’introduzione a questo scritto: quando nell’agosto 1384 Leonardo Frescobaldi si recò a Venezia per salpare verso l’Egitto, si soffermò  visitare le più importanti chiese della città e degli immediati dintorni. Tra queste, “nella Chiesa di S. Donato a Murano fuori di Vinegia, vedemo in una grande arca di pietra cento novantotto corpi di fanciulli piccoli interi; i quali dicono che furono del numero degli innocenti, che Erode fece uccidere, a’ quali si vede i colpi e le ferite chiaramente a ogni membro naturale. Dicono che solevano essere dugento, ma quando i Veneziani feciono la pace col Re d’Ungheria, per patto n’ebbe due (GUGLIELMO MANZI, Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa con un Discorso dell’Editore sopra il Commercio degl’Italiani nel secolo XIV, Roma, Carlo Mordacchini 1818, p. 66). L’edizione del 1628 del Pesenti inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Sanctorum meritis incluta gaudia. / nam gliscit animus promere cantibus / victorum genus optimum. / Hi sunt quos retinens mundus inhorruit. / ipsum nam sterilis lore per aridam. / sprevere penitus teque secuti sunt. / Rex Christe bone caelitus. / Hi pro te furias atque ferocia. / calcarunt hominum saevaque verbera. / cessit his lacerans fortiter ungula / nec carpsit penetralia. / Ceduntur gladiis more bidentium / nec murmur resonat nec querimonia / sed corde tacito mens bene conscia. / conservat patientiam. / Quae vox quae poterit lingua retexere. / quae tu martyribus munera praeparas / rubri nam fluido sanguine laureis / ditantur bene fulgidis. / Te summa deitas unaque poscimus / ut culpas abluas noxia subtrahas. / des pacem famulis nos quoque gloriam / per cuncta tibi saecula. Amen. ANTIPHONA: Innocentes pro Christo infants hic occisi sunt, ab iniquo Rege lactentes interfecti sunt, ipsum sequuntur agnum sine macula et dicunt simper Gloria tibi Domine. Vers. Sub throno Dei omnes sancti clamant. Resp. Vindica sanguinem nostrum Deus noster. ORATIO: Deus cuius odierna die praeconium innocentes mrtyres non loquendo, sed moriendo confessi sunt, omnia in nobis vitiorum mala mortifica, et fidem tuam, quam lingua nostra loquitur, etiam moribus vita fatetur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
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  Sul proseguimento della grotta della Natività e nelle adiacenze vennero costruite delle cappelle sotterranee. Le prime due sono dedicate a San Giuseppe e ai Santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode; delle altre una è dedicata a S. Girolamo, un’altra a Sant’Eusebio di Cremona e alle due Sante matrone romane Paola e la figlia Eustochio, le quali, indirizzate da San Gerolamo all’ideale ascetico, vissero per molti anni accanto al luogo della Natività, qui morirono e furono sepolte.
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  San Gerolamo (Stridore, Dalmazia, 347 ca – Betlemme, 420 ca) nel 382 si era trasferito da Costantinopoli a Roma, dove era divenuto segretario del papa Damaso; ma a causa di invidie e gelosie da parte del clero romano, abbandonò la città ritirandosi a Betlemme, dove fondò un monastero. Qui, come ci dice Pesenti, visse molti anni (dal 385 al 420) dedicandosi ad un’intensa attività di studio, scrittura e direzione spirituale di tipo ascetico.
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  HYMNUS: Iste confessor domini sacratus. / festa plebs cuius celebrat per orbem / hoc die laetus meruit secreta / scandere caeli. / Qui pius prudens humilis pudicus / sobrius castus fuit et quietus. / vita dum praesens vegetavit eius. / corporis artus. / Ad sacrum cuius tumulum frequenter. / membra languentum modo sanitati. / quolibet morbo fuerint gravata. / restituuntur. / Unde nunc noster chorus in honore. / ipsius hymnum canit hunc libenter. / ut piis eius meritis iuvemur. / omne per aevum. / Sit salus illi decus atque virtus. / qui supra caeli residens cacumen. / totius mundi machinam gubernat. / trinus et unus. Amen. ANTIPHONA: O Doctor optime Ecclesiae sanctae lumen B. Hieronyme divinae legis amator, deprecare pro nobis filium Dei. Vers. Ora pro nobis B. Hieronyme. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Omnipotens sempiterne Deus qui per B. Hieronymi doctrinam et merita Ecclesiam tuam multipliciter illustrasti tribune nobis quaesumus ut qui commemorationem eius devota mente persolvimus, eius meriti set precibus ad gaudia aeterna pervenire feliciter mereamur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Te Deum laudamus; & arrivati al Choro si fa la Commemoratione di S. Catherina. ANTIPHONA: Veni sponsa Christi, accipe coronam, quam tibi Dominus praeparavit in aeternum. Vers. Ora pro nobis B. Catherina. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui dedisti legem Moysi in summitate Montis Synai et in eodem loco corpus B. Catherinae per sanctos Angelos tuos mirabiliter collocasti, tribune quaesumus, ut ad Montem, qui Christus est, pervenire valeamus. Per Christum Dominum nostrum.
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  Potrebbe forse trattarsi di un’antichissima grotta che si trova nei pressi della basilica dela Natività, ove oggi sorge un santuario che ricorda l’annuncio ai pastori e il canto degli Angeli alla nascita di Gesù.
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  L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni (si noti il Gloria tropato): PSALMUS: Gloria in excelsis Deo Et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te, glorificamus Te, Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam, Domine Rex coelestis, Deus Pater omnipotens. Domine Fili Unigenite, Jesu Christe, Spiritus et alme orphanorum paraclete Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris: Primogenitus Mariae Virginia Ma tris. Qui tollis peccata mundi miserere nobis; Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram, Ad Mariae gloriam. Qui sedes ad dexteram Patris miserere nobis. Quoniam Tu solus Sanctus, Mariam sanctificas Tu solus Dominus, Mariam gubernans, Tu solus Altissimus, Mariam coronans Jesu Christe, Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen. Vers. Evangelizo vobis gaudium magnum, quod erit omni populo. Resp. Quia natus est vobis hodie salvator qui est Christus Dominus. ORATIO: Deus qui miro ordine Angelorum misteria hominumque dispensas, concede propitius ut quibus tibi ministrantibus in Caelo sempre assistitur ab iis in terra vita nostra muniatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
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  Il campo dei pastori si trova al confine con il deserto di Giuda, a circa 3 km a Sud-Est di Betlemme, in una zona fertile. In questo luogo, durante degli scavi, vennero rinvenuti resti di un monastero bizantino del IV –VI secolo.
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Versione attuale delle 22:05, 15 ott 2009

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Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi [149], & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma [150].

Seguitando s’arriva alla Porta [151], che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.

La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa [152], nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi [153], & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo [154]; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.

Noi doppò fatte alcune orationi [155], & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo [156], in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta [157], nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’ suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione [158]. Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina [159].

Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. [160] in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta [161], & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli [162], mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire [163].

Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato [164].

Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città [165], & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo [166], & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale [167], & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale [168].

Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia [169].

Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo [170], della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi [171], riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese [172]. Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte [173], con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello [174], & la sua Porta [175], & la Porta del Giaffa [176]. Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David [177], & più a basso la porta Sterquillina [178], per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea [179], che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici [180] sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone [181], che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano [182], la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco [183]. Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo [184]: e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo [185], & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione [186].

Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe [187], & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse [188].


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NOTE

[149] La porta costituisce la quinta stazione della Via Dolorosa (Il Cireneo aiuta Gesù). Oggi conduce a una cappella francescana.

[150] Il velo di seta con cui la donna asciugò il volto di Gesù e su cui rimasero impressi i suoi tratti è conservato nella basilica di San Pietro a Roma fino dal 707. La porta che costituisce la sesta stazione della Via Dolorosa conduce oggi a una piccola chiesa armeno-ortodossa, in cui si trova la tomba della Santa.

[151] Ancora oggi tra la sesta e la settima stazione si nota un arco facente parte delle antiche mura della città al tempo di Gesù.

[152] In questo luogo, che la tradizione indicò fin da tempi remotissimi come Sepolcro della Madonna, sorse una prima chiesa nel V secolo. Questa primitiva costruzione venne distrutta nel 1010 e successivamente, nel 1130, restaurata dai Crociati che vi aggiunsero un’abbazia benedettina. I soldati di Saladino distrussero l’abbazia nel 1187, ma risparmiarono la tomba di Maria. Nel 1303 i francescani ne ottennero il possesso dal Sultano di Egitto ed essi vi si stabilirono fino al 1757, quando vennero scacciati definitivamente dai musulmani, istigati dai greci ortodossi, i quali poi subentrarono ai francescani nel possesso del luogo.

[153] La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.

[154] L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna. ANTIPHONA: Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo. ANTIPHONA: Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum &c.

[155] HYMNUS: Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus. Amen. ANTIPHONA: O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna. ORATIO: Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.

[156] Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.

[157] Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.

[158] Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o Basilica di tutte le Nazioni. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.

[159] ANTIPHONA: Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra. ORATIO: Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.

[160] Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.

[161] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

[162] A destra del sagrato della Basilica di tutte le nazioni si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.

[163] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: Vigilate et hic, orate. ANTIPHONA: Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum. ORATIO: Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.

[164] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis. ORATIO: Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.

[165] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae. ORATIO: Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.

[166] Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c. Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del Credo da parte degli Apostoli.

[167] Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c. L’orazione domenicale è il Padre Nostro. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del Padre Nostro e la formulazione del Credo da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.

[168] Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca. ORATIO: Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.

[169] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.

[170] L’Ascensione al cielo di Gesù viene descritta dall’evangelista Luca sia nel Vangelo che negli Atti degli Apostoli, senza però dare indicazioni precise sul luogo dove avvenne. Tuttavia, fin dai primi tempi del cristianesimo, il fatto miracoloso venne collocato e ricordato sulla cima del Monte degli Ulivi. Si sa che al tempo di San Gerolamo (347–420 ca) vi era un tempio a forma rotonda, a cielo aperto, detto Imbomon, ossia “posto sulla cima”. La costruzione aveva un diametro di circa 32 m e al centro si trovava la “roccia sacra” sulla quale, secondo la tradizione, posava i piedi Gesù quando si elevò verso il cielo. Successivamente i crociati vi costruirono una cappella, che nel 1187 venne modificata dai musulmani che ne fecero una moschea murandone le arcate e aggiungendovi una cupola ottagonale di 6,60 m di diametro.

[171] HYMNUS: Iesu nostra redemptio / Amor et desiderium / Deus creator omnium / Homo in fine temporum / Quae te vicit clementia / Ut ferres nostra crimina / Crudelem mortem patiens / Ut nos a morte tolleres / Inferni clausura penetrans / Tuos captivos redimens / Victor triumpho nobili / Ad dextram patris residens. / Ipsa te cogat pietas / Ut mala nostra superes / Parcendo et voti compotes / Nos tuo vultu facies / Tu esto nostrum gaudium / Qui es futurus praemium / Sit nostra in te gloria / Per cuncta sempre specula. Amen. ANTIPHONA: O Rex gloriae Domine virtutum, qui triumphator hic super omnes Coelos ascendisti, ne derelinquas nos orfanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis allaluia. Vers. Ascendit Deus in iubilatione alleluia. Resp. Et Dominus. ORATIO: Concede quaesumus omnipotens Deus: ut qui de hoc loco unigenitum tuum redemptorem nostrum ad Coelos ascendesse credimus ipsi quoque mente in caelestibus habitemus. Per eundem Christum &c.

[172] Il Monte degli Ulivi effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi di Gerusalemme. Esso è formato da tre alture: quella Nord (810 m), chiamta dai cristiani “Viri Galilaei”; quella centrale (808 m), dove viene collocato il luogo tradizionale dell’Ascensione; quella Sud (734 m) detta Monte dello scandalo.

[173] Le attuali mura di Gerusalemme vennero innalzate nel 1542 durante il regno di Solimano il Magnifico. Hanno un perimetro di circa 3 km e sono alte 13 m., sono munite di 34 piccole torri e hanno 8 porte.

[174] Probabilmente si riferisce alla Cittadella. Pesenti non cita il caratteristico minareto perché fu costruito solo nel 1635.

[175] Si tratta presumibilmente della “Porta di Erode”.

[176] Detta anche “Porta di Hebron”. Presso la porta di Giaffa si trova la Cittadella,un insieme di costruzioni irregolari e dirute fiancheggiate da torri; tra queste quella Nord-Est è detta “torre di David”.

[177] Detta anche “Porta di Sion”, si trova a Sud.

[178] Oggi è chiamata “Porta del Letame” o “Porta dei Mograbini” (Marocchini).

[179] La porta d’Oro di cui si è già detto.

[180] Ai tempi di Gesù la spianata del Moriah, ingrandita verso Nord, era circondata da portici superbi, ad eccezione dell’angolo Nord-Ovest, in cui sorgeva la fortezza Antonia. Il portico orientale conservava il nome di “Portico di Salomone”; il portico meridionale era chiamato “Regio” ed era il più bello con quattro file di colonne di 8 m coronate da capitelli corinzi. A Sud-Est si elevava a picco sulla valle del Cedron a un’altezza di 180 m ed è quindi possibile identificarlo con il “pinnacolo del Tempio” di cui parla l’evangelista Matteo (Mt 4,5-6). L’accesso alla zona all’interno dei portici era permesso solo agli ebrei ed era ben definita da una balaustrata che girava intorno all’edificio centrale. L’accesso nella parte proibita da parte di un incirconciso comportava la pena di morte. Oltrepassati i portici si accedeva al cortile dei Gentili, dove potevano accedere anche gli stranieri.

[181] Il “Portico di Salomone” era il portico orientale del Tempio.

[182] La porta di S. Stefano si trova a Est, e venne così denominata dai cristiani perché secondo la tradizione qui sarebbe stato lapidato il santo. Si chiama anche “porta dei Leoni” per i rilievi di due coppie di leoni affrontati che fiancheggiano l’ogiva, o “porta delle pecore” o, ancora, dagli arabi, “Bâb Sittia Maryam”, cioè “Porta della Vergine Maria” perché si credeva che in questo luogo fosse nata e perché conduceva alla tomba della Madonna nella valle del Cedron.

[183] Oggi è anche detta “Porta della Colonna” ed è la più alta e la più frequentata.

[184] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Tunc relicto Iesu omnes Discipuli fugierunt. Vers. Jacobus venit ad hunc locum. Resp. Non se comesturum voverat nisi prius videret Christum resuscitatum. ORATIO: Domine Iesu Christe consolator omnium et redemptor qui B. Apostolo tuo Iacobo Idaeorum metu in hoc latibulo tempore tuae passionis secretissime latitanti, tua resuscitatus potentia, eumque com’edere benigne suffisti esto nobis precibus ipsius Apostoli propitius et presta ut inter has barbaras nationes omesso omnis pusillanimitatis timore, fidem tuam constanter confiteri et predicare valeamus. Qui vivis &c.

[185] Ancora oggi i luoghi vengono indicati come tombe di Assalonne, San Giacomo (anche se per quanto riguarda San Giacomo Pesenti non parla di tomba, ma di nascondiglio) e Zaccaria, ma i monumenti sono soltanto commemorativie risalgono all’epoca ellenistica: nessuno di essi accolse le ceneri del defunto di cui porta il nome. Assalonne era figlio di re David e “mentre era ancora in vita si era fatto erigere questo monumento poiché diceva: «Non avendo figli, questo sarà il ricordo del mio nome» e chiamò il monumento con il nome suo , cosicché ancor oggi è chiamato la Mano di Assalonne” (2° Re, 18, 18); detto anche “tiara dei faraoni” per la forma conica della parte superiore, il pilastro di Assalonneè databile all’epoca del Secondo Tempio. San Giacomo molto probabilmente è l’apostolo Giacomo “il Minore”, cioè il figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna. Egli fu il primo vescovo di Gerusalemme e morì martire, gettato dagli Ebrei dal pinnacolo del Tempio nella valle del Cedron; Zaccaria potrebbe essere il profeta di cui si parla nel secondo libro delle Cronache (24,20-22), la cui uccisione nel santuario del Tempio è ricordata da Gesù insieme a quella di Abele (Mt 23,35)

[186] Questa fonte, detta anche fonte Ghihon, viene infatti ancora oggi chiamata dai cristiani Fontana della Vergine, ma questa denominazione pare piuttosto dovuta al fatto che secondo la tradizione qui Isaia profetizzò ad Acaz: “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele” (Isaia 7,14). La stessa fonte è chiamata invece dagli arabi madre degli scalini a causa dei 32 scalini che bisogna scendere per attingervi l’acqua. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Ave Regina Coelorum, Ave Domina Angelorum, Salve radix sancta, Ex qua mundo lux est orta, Gaude gloriosa Super omnes speciosa, Vale valde decora Et pro nobis Christum sempre exora. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui virginalem aulam B. Mariae Virginia in qua abitare eligere dignatus es, da quaesumus, ut sua nos defensione munitos iucundos facies suae interesse commemorationi. Qui vivis et regnas &c.

[187] Detta anche Piscina di Siloe, era la fontana principale dell’antica Gerusalemme; è lunga 16 m e larga 4,25. si trova ai piedi dello sperone meridionale della collina dell’Ofel, nella parte più bassa di Gerusalemme. Fu costruita da re Ezechia (716-687 a.C.) all’interno delle mura per rifornire di acqua la città in caso di assedio. La piscina era collegata attraverso un canale lungo 550 m alla fonte Ghihon, unica sorgente d’acqua presente in città. Nel V secolo venne costruita una chiesa, poi trasformata in moschea, a ricordo del miracolo qui compiuto da Gesù con la guarigione del cieco nato.

[188] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Isaias in Hierusalem nobili genere natus, sub Manasse rege sectum in duas partes occubuit. Vers. Ora pro nobis B. Isaia. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Deus qui Beatum Isaiam profetici spiritus sublimasti, gratia mediumque pro zelo Iustitia sectum: hic inclito martirio laureasti: presta propitius, ut qui eius admiramur constantiam, sentiamus auxilium, Per Christum Do. Amen.