Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 11: differenze tra le versioni

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Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande , del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri . Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno , fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina , nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa.
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Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire '''[189]''', & più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo '''[190]''', che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, & alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi '''[191]'''.
Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, Christe redemptor omnium , fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, Gloria in excelsis Deo. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra , & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente .
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Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode , & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi . Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni . Noi havendo fatte orationi in questi luoghi , ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento , ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta , ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste .
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Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri .
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Doppo l’haver visitato li detti luoghi, ritornassimo al Convento, riposandovi fin’al giorno seguente, nel quale levati di buon’hora, sentita la S. Messa, & fatta colatione, si ponemmo in ordine per andar a vedere il Fons signatus, & havendo tolto con noi per guardia da trenta di quelli nostrani, armati d’archi, & altr’arme, de quali molti hanno la lingua Italiana, per assicurarci che non fussimo impediti da gl’Arabi, dando a ciascuno de questi quattro maidini. Questo Fons Signatus dista da Betlehem in circa a quattro miglia Italiane. Noi v’andassimo a piedi per colli, & monti, i quali solevano essere fruttiferi, hora sono al tutto distrutti e dishabitati. Nasce il detto fonte in diverse parti de monti, & con diversi canali, è tirato tutto ad un sol luogo, il quale con dette acque in una valle fa tre laghi, che con muraglie d’inestimabil grossezza, & fortezza sostengono il peso, & la medesima acqua che soprabonda del primo lago, qual è nella più alta parte della valle: fa poi il secondo, & il terzo più abbasso, & detta acqua poi con un canale fatto con bellissimo, & maraviglioso artificio si conduce in Gierusalemme, che lo rende abondante di fontane. Per condur detta acqua in alcuni luoghi il Canale è fatto sotto le montagne, & è intagliato nella viva pietra passando fin dall’altra parte del monte. Appresso al primo lago, il quale può haver di circuito puoco men d’un miglio, vi si vedono le rovine d’un gran Palazzo, & si dice che qui il Re Salomone teneva le sue Regine, che erano da cinquecento, & le Concubine che giungevano al numero di settecento. Tutte queste sue donne dicesi che erano tenute in questo circonvicino per esser delitiosissimo, e di aria felice il paese. Al piede de gli tre laghi si vede il luogo, ove era l’amenissimo Hortus conclusus, il quale è irrigato d’acque chiare, e perenni, e giace tra due monticelli, e al tempo di Salomone era si pieno d’ogni più nobil sorte d’arbori, frutti, & fiori, che pareva un Paradiso Terrestre. Di quì poco lontana è anco la Villa, che sin hora si chiama Villa di Salomone, ove ammiravansi ne gli antichi secoli superbi edificij, hora miransi solitudini, e ruine . Noi havendo tutti questi luoghi rimirati, ritornassimo per altra via commodamente in Betlehem, ove ritrovassimo i restati, che ne aspettavano essendo di gia l’hora tarda. Quì havendo cenato andassimo a riposare. Aggiungo quì che in Betlehem vi sono molti Christiani nostrani, che hanno la lingua italiana per la pratica che tengono di continuo con i Padri, & molti di loro fanno Croci diverse d’oliva, & altri legnami, & dentro in certe nicchiette vi fanno porre da qualche Padre diverse cose sante. Altri di loro fanno Corone, che vendono poi a’ Pellegrini i quali le fanno toccare quei luoghi santi, & se le portano a suoi paesi. L’istesso si fa anco in Gierusalemme. Noi havendo disegnato d’andare in Hebron , che può esser lontano da quatordeci miglia, a veder il famoso Campo Damasceno, nel quale molti tengono che Iddio fabricasse il nostro primo padre Adamo, & che ancora vi fossero vissuti le prime genti della sua discendenza , & ove al tempo di David, & Salomone vi furono intorno molte Città popolate, e grandi, se bene hora sono quasi tutti quelli paesi ruinati, & dishabitati affatto; tralasciassimo nondimeno quel pensiero, informati che molti Arabi erano posti in aguato, con disegno d’assassinare, quanti di là passavano. Et fu vero, perche alcuni hebrei vi volsero andare, e furno spogliati, e ancora feriti, & malamente trattati. La matina, dunque seguente, che fu il mercoledì diecisette Aprile, udita la santissima Messa nella Chiesa della Natività, dessimo ordine d’andar alla Montana di Giudea, & tolto con noi interpreti, & huomini per guardia pagandoli, montati sopra asinelli si partissimo, & dopo due hore di camino in circa arrivassimo al fonte di S. Filippo, posto in una bella valle, ove sono Indulgenze, & l’acqua è buonissima, & la Fabrica fin’hora si mantiene in assai bella forma.
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Quì appresso si vedono le ruine d’una bella Chiesa, & altre habitationi tutte atterrate. A questa Fontana S. Filippo battezzò l’Ethiope Eunuco della Regina Candace .
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Essendoci quì rinfrescati salissimo per la montagna, & calando per l’altra parte, ci s’offerì a gli occhi un bel paese assai ben seminato, & colto di grano, piantato d’olive, & altre piante fruttifere. Più avanti seguiva un paese sterile, & dopo d’ haver cavalcato, & alcune volte anco caminato a piedi per le male salite, & calate della montagna, intorno a poco più d’un hora arrivassimo al deserto, ove si ridusse S. Gio. Battista dalla sua fanciullezza a farvi asprissima penitenza, onde poi venne alle rive del Giordano, & tra gli altri vi battezò N. S. In questo deserto si veggono quasi al piede della costa del monte (al qual luogo si va per dirupi) le rovine d’una Chiesa, e d’un Convento, e più a basso discendendo con difficoltà, s’arriva alla grotta, ove il detto S. Gio. dimorava, & in capo di detta grotta vi è un rilievo di pietra, come un’Altare, & questa era la pietra, che serviva per letto al Santo. Noi quì genuflessi, & fatte in silentio orationi, cantassimo doppò l’Hinno, Antra deserti teneris sub annis , usciti dall’antro, riconoscessimo la vicina Fontana, che dava a lui il bere, la quale chiara, e copiosa si raccoglie in due gran vasi fatti dalla natura nel vivo sasso, assai belli, & capaci. Fù a noi divoto favore il gustarne, fruttuosa meditatione il pensare l’asprezza, & la lunghezza della penitenza, che ivi fece il prima santo che nato, il cibo, il bere, il letto, l’albergo, che in quel remoto, solitario luogo v’hebbe il gran Patriarca de’ Santi Romiti. Indi partiti cavalcando circa quattro miglia per camino di molta fatica, & pericolo, arrivassimo alla casa de i Santi consorti Zacharia, e Elisabetta, che fu quella, ove da Betlehem venne la B. Vergine  a visitare S. Elisabetta sua parente, vecchia, e per favor del Cielo fatta gravida del glorioso San Giovanni, ove si trattenne per tre mesi, havendo nel sacratissimo Reliquiario del suo ventre la Maesta incarnata dell’Eterno Verbo, & ove pe’ i tanti miracoli, che successero, cantò il Cantico Magnificat anima mea Dominum. Sopra questa casa  era fabricata una bella Chiesa, con l’aggiunta d’un bel Convento: hora quasi il tutto è per terra, restandovi solo una parte del Choro, ove sono ancora alcune Imagini de Santi. Nella muraglia di detta Chiesa si discende per una scala di pietra, per la quale si dice, che per la istessa discendendo la B. Vergine, fù incontrata da S. Elisabetta, & sentì nel suo ventre S. Gio. far riverenza al suo Signore. Quì havendo fatte orationi, & rimirato il luogo, che hora è vilipeso, si partimmo, & passassimo ove tra due monti è una valletta, onde esce una fontana assai limpida, della quale si servivano i detti Santi a suo tempo. Seguitando poco avanti si vede la Villa, nella quale era la casa, in che nacque S. Gio. Battista , ove poi fù fabricata una bella Chiesa, della quale, ruinato tutto il resto, si conservano fin’hora le sole muraglie, & i volti, & se ne servono i paesani (che sono per lo più Mori) per stalla, ricetto d’animali. Caso in vero lagrimando il vedere, che luogo sì santo, habitato già da sì gran Santi, ch’erano padroni di lui, & di questo paese, hora sia con ogni atto d’irreverenza habitato da gente peggiore de i cani. Gli habitatori non volsero, che noi entrassimo ne i nominati luoghi, se prima non pagavamo loro alcuni maidini .
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Doppo d’haver veduto il tutto, si partimmo, & cavalcando per l’erta d’un monte, & doppo per colline assai ben coltivate, & piene d’olive, & d’altri fruttifere piante, in poco più d’un hora di camino arrivassimo ad’una Abbadia d’alcuni monachi Giorgiani, i quali n’apersero benignamente, & ne mostrorno il monasterio, & la Chiesa che è assai ben dipinta, & sotto all’altare maggiore conserva il tronco della palma, che fu tagliata per far il traverso della Croce sopra la quale fu inchiodato Christo, onde anco la Chiesa si chiama di S. Croce. Il Monasterio è ben guardato, & e circondato di buone & alte mura, ha le porte di ferro picciole, ma molto forti per ostare all’impeto di quegli infedeli, che alle volte vi vanno per far loro oltraggio. Di qui partiti in poco più d’un’hora ritornassimo in Gierusalemme essendo l’hora tarda, ove fussimo da’ Padri accarezzati, & cenato andassimo a riposare, come che stanchi per il viaggio, & per il sole molto ardente patito quel giorno. Nei giorni seguenti aspettando, che la caravana d’Egitto si metesse all’ordine per partirsi, non mancavamo di visitar di novo i luoghi Santi nella città, la Chiesa di S. Marco, la Porta ferrea, la Casa di S.Tomaso, ove era una bella Chiesa, che hora è rovinata, la Chiesa di S. Giacomo maggiore che tengono gli Armeni, & vi si vede la pietra sopra la quale fu a lui tagliata la testa, la Chiesa, ove era la Casa di Anna pontefice, ove fu prima menato prigione il Signore, & nella quale vi è tuttavia l’oliva, ove fu legato che ancora è verde, la Chiesa della Presentatione della Verg. Santiss. ove Giesu Christo fù circonciso, benché non sia concesso l’entrarvi, ma solo si saluta alla lontana la Probatica piscina, la Chiesa di S. Anna, ove nacque la B. V. M., la Casa d’Herode, ove fù flagellato N. Sig., la Casa di Pilato, l’Arco sopra quale fù mostrato al popolo, la via dolorosa, per la quale Giesu Christo passò con la Croce in spalla, andando verso il Monte Calvario al supplicio, la Chiesa ruinata dello Spasimo, la Casa di S. Veronica, & tutte le sere andavamo alla Chiesa del Santiss. Sepolcro; & perche non si poteva entrare, facevamo le orationi alla porta. Altre volte andando fuori della Porta del Castello visitassimo la Casa di Caifa , nella quale è poi stata fatta una Chiesa, & sopra l’Altar maggiore vi è posta la pietra, che servì per mettere alla bocca del Sepolcro di N. S.; il luogo ove habitò, & morse la Vergine Santissima doppo la morte di Christo, nel quale S. Gio. Evangelista celebrava la Messa, & ove si sepelliscono i Catolici, che muoiono in Gierusalemme; il tanto memorando Monte Sion, ove Giesu Christo fece tanti miracoli, & non potendo di presenza, lo riverivamo di lontano. Et più appresso alla muraglia, il luogo, ove gl’iniqui Giudei volsero far cadere il corpo della B. Vergine di man de gli Apostoli, che la portavano a sepellire. & ove S. Pietro pianse doppo haver negato il suo Signore, la Fontana chiamata Natatoria Siloe, ove Giesù illuminò il cieco nato, il luogo ove Esaia fu segato, & sepolto, & nel monte dell’offensione, ove stettero nascosti gli Apostoli nel tempo della persecutione, & passione di Christo, & ove è il Campo santo comperato per li trenta dinari, che Giuda gettò nel Tempio; & visitassimo di più la Valle tremenda di Giosafat, nella quale molte volte pensando, & confidando, come quì il giorno spaventevole del Giuditio tutti s’habbiamo a ritrovare per esser giudicati, & sentir la spaventevole ultima sentenza per gl’iniqui, & vedere con quanta forza, e horribilità l’ira d’Iddio scaricarassi sopra gli ostinati peccatori, & come da quì saranno rapiti da’ Diavoli alle sempiterne pene dell’Inferno, certo che non vi è persona, alla quale (ritrovandosi in questa Valle, & ciò considerando) non se gl’instecchino i capelli in testa, & non se gli agghiacci il sangue nelle vene, non tremi per timore, e versi al di fuori quasi sudor di sangue.
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Ma considerando ancora come qui il benigno Giesù volgendosi a’suoi divoti, & fedeli, con quel vivo splendore della sua Maestà tutti unitamente chiamerà, & condurrà alle beate stanze del Paradiso, entra nel cuore tal giubilo, che si desidera la venuta del giorno prefisso, e si risolve il poco della vita che resta, impiegarlo in modo, che alla morte niuna cosa s’opponga, che ritardi il godere la desiata gloria. Visitassimo in detta Valle la Chiesa, ove è il Sepolcro della B.V.M, & nella istessa la sepoltura di S. Gioseffo suo sposo, & de’ Santi consorti Gioachino, & Anna genitori. & più a basso in detta Valle vicino al fonte del torrente Cedron, le vestigie delle mani, & de’ piedi, che scolpite ivi nella pietra, come impresse in cera, lasciò nostro Signore essendo condotto prigione, le quali fin’hora molto apparenti si vedono. & più a basso, ove dimorò nascosto S. Giacomo minore, & dall’altra parte il fonte della B. V. M. Visitassimo ancora l’antro, overo grotta, ove Christo orava, & ove dormirono i tre Discepoli, & il luogo, nel quale da Giuda fù tradito, preso, e legato nostro Signore; & più ascendendo nel Monte Oliveto, ove S. Tomaso hebbe la cinta dalla Vergine Santissima ascendente in Cielo, ove Christo pianse sopra la Città di Gierusalemme, prevedendo la ruina di lei, ove gli Apostoli composero il Simbolo, ove Christo insegnò a’ suoi Apostoli a pregare, con l’Oratione Dominicale, ove predisse il Giuditio, il luogo parimente ove fece penitenza S. Pelagia; & nella sommità di detto Monte il luogo, ove Christo ascese al Cielo, & in memoria lasciò l’effigie delle sue piante nel marmo incise, come fin’hora si veggono. In Betania visitassimo la Casa ruinata di S. Martha, la pietra, sopra la quale s’assise N.S. mentre Marta, & Maria Maddalena vi parlarono di Lazaro suo fratello morto, la Casa di S. Maria Maddalena, della quale fù poi fatto un nobile Convento, che hora è tutto spianato, la Casa di Simone leproso, il Sepolcro, ove Christo richiamò a vita il già quatriduano Lazaro; & appresso alla Citta il luogo, ove fu lapidato & morto il Proto martire San Stefano, il quale in cadendo sopra il duro marmo vi lasciò la forma di tutto il suo corpo impressa, come fin’hora si vede, & in tutte le visite di questi luoghi accompagnate con orationi, sempre i Padri che venivano a mostrarli, leggevano ancora alcune orationi, overo Hinni particolari, & Evangelij trattanti de gli effetti ivi successi, & sovente vi aggiungevano gravi, & divoti sermoni, dichiarando i miracoli, e le cose, che vi occorsero. Ne furono ancora mostrate un giorno fuori della Città nella parte verso Tramontana le ruine dell’antica Gierusalemme, fra le quali vedesi sotto terra cavato per forza di scalpello nel duro marmo tutto d’un pezzo, un luogo in forma d’una sala, di lunghezza intorno a quindici braccia , & in un canto verso mezzo giorno vi è cavato un buco in forma quadra nell’istesso marmo, per il quale s’entra ben difficilmente, & solo carpone, per spatio d’otto braccia , che tanta è la lunghezza di detto forame. S’entra poi in un’altra sala fatta in quadro di dieci braccia  per ogni verso, la quale altresì è tutta tagliata a forza di ferro nel detto marmo. & è gran cosa, che il suolo, le pareti, e il sofitto è tutto d’un pezzo; e di più in detta sala vi sono sei porte (…) incavate, che vanno in altre camere, nelle quali; sono poi cavate alcune cellette, & si comprende esservi state sotterrate anticamente persone grandi, del che fanno fede l’ossa de’ cadaveri, che vi si veggono; che perciò chiamano detto luogo la Sepoltura de i Ré . Ma in vero hà del maraviglioso molto il vedere, come in un marmo solo vi si sia fatto quasi un compito Palazzo. Havendo noi più volte visitati questi Santissimi luoghi, & ivi con quella maggior divotione, che ci concede Dio, fatte orationi per noi, & per tutti li nostri parenti, & amici; la gente incominciò a far trattati della partenza: ma perche due Sig. Fiamenghi il mio compagno, & io eravamo risoluti di passar con la Caravana per il deserto dell’Egitto, & veder in particolare la gran Città del Cairo, essendovi ancora di ritorno quelli Sig. Pellegrini, che erano per l’istesso viaggio venuti, trattassimo con un Mucaro, che ci noleggiò tre Cameli per prezzo di quaranta piastre in tutto, & patto di spesar gli animali, & pagar li cafarri. Di questi tre animali uno caricossi della vettovaglia, & delle bagaglie; sopra gli altri due, accommodati con ceste (che paiono mezze letiche) una per parte, ove vi stà una persona dentro per luogo, s’accommodassimo noi per il viaggio, & facessimo anco provisione di buon vino, tolto da certi Caloieri Grechi, perche in detto viaggio non se ne ritrova fino in Cairo, pigliassio di più biscotto, & altre cose per il vitto, benche d’indi lontano tre giornate nella Città di Gaza, si faccia provedimento per passar il deserto. Nella Città di Gierusalemme si spende la moneta, quasi come in Egitto; i più spendibili dinari sono i Reali di Spagna, che chiamano Piastre, & i Toleri d’Alemagna, che si chiamano abuchelli. Il Reale di Spagna intiero vale trenta maidini, & un maidino vale diciotto soleri, che sono moneta di rame molto grossa, & pesante. I Cecchini, & Ongari da quei popoli pigliansi volontieri, ma si vogliono di peso, & belli in vista, & calando non gli accettano per alcuna valuta, e vagliono qnarantacinque maidini l’uno; alcune volte gli Hebrei li cambiano a qualche cosa d’avantaggio; altra sorte d’oro, nè di moneta non occorre portare in quelle parti, che la perdita sarebbe troppo grande. Havendo noi visitati, & riveriti questi luoghi Santi, perche s’approssimava il partire, & di già gli amici che erano venuti con noi di Soria, erano ritornati con la Caravana, & altri sì de’ Padri, come de’ Pellegrini erano andati verso Iaffa, per passarne in Cipro, che questa è la più breve, & di manco spesa, per ritornarsene in Europa, noi andassimo alla Cella del R. P. Guardiano, il quale si ritrovava un poco indisposto, & ringratiatolo infinitamente delle cortesie ricevute, & de’ travagli presi per noi, havendoci il Convento per tre settimmane intiere per sola charità alloggiati, e spesati, chiestagli buona licenza, e la sua santa benedittione, per ritornarci a’ nostri paesi, da sua Paternità fussimo ad uno per uno abbracciati, & benedetti tutti insieme poi con affettuoso ragionamento essortati alla ricognitione della gratia ricevuta dal Signore nella visita di quei Santi luoghi, alla memoria della vita, & passione di Christo, alla santità della vita, & alla fedele, e perseverante essecutione di ciò che la divota stima del grado, & Cavalerato ricevuto, impone.
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Io poi, soggiongeva, non mancarò a mio potere di pregare, e far pregare a questi nostri R. Padri N. S. che come vi hà, fra tanti mari, fatti favorevoli tanti venti, fra tanti viaggi, fra tanti pericolosi passi fatti sicuri, fra tanti inimici dissesi, fra tanti disaggi, e bisogni soccorsi, e felicemente condotti alla bramata meta del vostro altretanto lungo, grave, affannoso, e pericoloso, quanto pio, divoto, e santo pellegrinaggio, quì consolandovi con una compita, distinta, commoda, chiara, e replicata visita di questi santissimi luoghi, ove hà operata la salute del mondo, eleggendovi di più nel glorioso numero de’ favoriti soldati, e Cavalieri suoi; cosi continuando con voi, & in noi la grandezza de’ suoi celesti efficaci favori a’nostri paterni soggiorni e sicuri, e sani, e lieti vi ritorni, dandovi gratia di vivere il resto della nostra vita nel suo timore, di giunger puri, e immaculati alla morte, e di passar sicuri all’eterno possesso della gloria.
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Ciò detto, ne fece dono d’alquanti Agnus Dei, composti di Terrasanta, che egli di sua mano raccoglie in tutti i luoghi nominati, & riducendo la materia in polvere, col dragante fattane una pasta, & con piccioli impronti diversi stampatevi sopra imagini di Christo, & de Santi, de quali divisi, e lasciati indurire, & data loro la benedittione Apostolica, alla  partenza de’ Pellegrini ne dà a tutti, acciò segli portino a’ suoi paesi, che sono di gran divotione, & hanno molte Indulgenze. Ci diede ancora il privilegio solito a darsi ad ogni Cavaliero ascritto in quella Religione, registrato in bella forma in carta pecora, sottoscritto di sua mano, sigillato col sigillo della Santissima Resurrettione. Noi genuflessi lo ringratiassimo molto delle infinite cortesie da sua Paternità, & da tutti quei Rev. Padri ricevute, poi gli facessimo quella elemosina, che è solita a darsi dagli ascritti in detta Religione, & di più un’altra elemosina per divotione, & ricognitione della charità ricevuta da detti Padri, i quali sono molto bisognosi, essendo di continuo aggravati da Turchi di false imputationi; onde sempre costretti a dar loro denari, e robba del poverissimo Convento; oltra che d’ordinario i Padri sono molti in numero, ne hanno cosa alcuna di fermo, & solo aspettano l’elemosine, che le vengono fatte da Pellegrini, & ciò che gli viene mandato per charità dalle parti d’Europa, il che è molto poco in se, & meno alle necessarie grandissime spese, onde sempre il Convento ha debiti, paga grandi interessi, pigliando ne’ frequenti bisogni danari da certi Hebrei, che ne vogliono ingordissimi [interusuri]. E ricevuta […]
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la sua santa benedittione, ci ritirassimo con gli altri,
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pigliando congedo da molti Pellegrini
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nostri amici, raccomandandoci
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alle divote loro orationi.
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Fine del secondo libro.
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Seguitando il nostro viaggio per la costa ritornassimo passando appresso al monte Sion, & entrati nella Città, & nel Convento riposassimo alquanto. Il giorno seguente era il Sabato Santo dell’altre nationi, nel qual giorno fanno le cerimonie del fuogo santo, co’l quale fanno molte superstitioni, & per ritrovarsi apparati entrorno tutti con gran confusone; stava però alla porta il Sangiacho, & altri ministri, i quali vogliono vedere ad uno per uno il segno di havere pagato il datio dell’entrata, & per questa seconda volta si paga solamente un maidino per persona. Con questa occasione entrassimo anco alcuni di noi per rivedere, e godere quei luoghi tanto divoti, & la sera facessimo la solita processione & buona parte della notte veggiassimo in orationi, benche, per esservi tanta moltitudine di gente, il romore, e lo strepito era infinito. La mattina seguente che fu il sabato, molti Patriarchi, e altri si apparorno per far la processione con Mitre diverse in testa, & habiti a sua usanza, e prima alcuni de suoi religiosi portavano avanti Penelli diversi, & Croci, & tutti gridavano in suo linguaggio, altri sonavano diversi strani stromenti, e havendo tutti fatta la processione intorno alla Capella del Santissimo Sepolcro per tre volte, tutti i Patriarchi si fermorno avanti la porta dell’anticapella, & havendo mandato dentro uno ch’ammorzasse tutte le lampade, acciò non vi fusse fuoco, & ciò fatto noto a tutto il popolo, entrorno poi entro soli i principali Patriarchi de Greci, degl’Armeni, & de gl’Abissini, e fatte alcune cerimonie, & orationi per spatio d’una mezz’hora a sua usanza, fecero il fuoco, & di questo accese alcune candelette uscirno, gridando, che quel fuoco che havevano in mano, era disceso per miracolo dal Cielo, & che era fuoco santo, correndo tutte le nationi con infinite candelette stimandosi beato chi prima havesse potuto accender la sua; la onde in puochissimo spatio di tempo ne furno accese infinite, con le quali alcuni s’inceravano i vestimenti, & si affumavano la vita, altri dispensavano il fuoco, & la cera sopra a quelle tele, che havevano lavate nel fiume Giordano, riservandolo poi per cosa santissima, & adoprando dette tele per avolgervi i corpi morti, parendogli questo bastante alla sua salute, e di questo ne facevano allegrezza, & romore, in modo che pareva volesse cadere la Chiesa istessa. Queste cerimonie quando si finirono era hoggimai passato il mezzo giorno, il restante del quale dispensarono in allegrezze; noi facessimo le visite a tutti quei luoghi santi, crescendoci il desiderio tanto più di goderle, quanto più volte le visitavamo. La Domenica di mattina tutti offitiorno a suoi luoghi a sua usanza, in sue lingue, & furno fatti infiniti segni di allegrezza per il miracoloso giorno della Resurrettione. Havendo poi il Sangiacho aperta la porta tutti uscirono, & si ritirarono a gli alloggiamenti, noi andassimo al Convento, ove disinassimo con tutti i Rever. Padri, & Pellegrini che erano restati. Si diede poi ordine d’andar in Betlehem, che è lontano circa a sei miglia, & di già il R. P. Guardiano havea fatto venire di detto luogo molti Somieri a questo effetto, per servigio di tutti i Pellegrini, & d’alcuni Rev. Padri. Detto dunque il Vespero si partimmo di Gierusalemme, andando fuori per la porta del Castello, cavalcando per colline verso mezzo giorno, ove sono diversi campi piantati de fichi, d’olive, armandole, & altri frutti, non molto custoditi. Cavalcati circa a due miglia, arrivassimo al luogo, ove è l’arbore tanto antico, che tuttavia è verde, chiamato il Terebinto della Madonna, sotto il quale più volte la Vergine santissima nell’andare, & ritornar di Gerusalemme, in Betlehem, riposò all’ombra con il diletto suo figliuolo in braccio, il quale, dicono, che come ancora si vede per miracolo s’inchinò, per ripararli meglio dal Sole. Sono a detto arbore molte Indulgenze. Doppo noi smontati, & fatte le orationi solite, vi si riposassimo alquanto, piamente meditando come ivi fosse stato il Fattor dell’Universo, con la sua dilettissima madre. Questa pianta è da tutte le nationi tenuta in grande veneratione, nè altra di detta specie si trova in detto viaggio. Seguitando il camino in manco d’un miglio vedessimo la Cisterna, che si chiama de’ Magi, ove i tre Regi perdettero la luce della Stella andando in Gierusalemme '''[192]'''.
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Poco più avanti a mano sinistra si vede un Convento, ove stanno alcuni Caloieri Greci, che si chiamano di Santo Elia, & vi è una fontana, ove i Pellegrini sogliono bere; & all’incontro si vede nella Rupe il luogo, ove Elia si riposava, & per miracolo vi resta fin’hora improntata l’effigie delle sue membra, come se fusse stata non rupe, ma tenera materia. Quì è la mezza parte del viaggio, & di doppo si vede Betlehem, & riguardando indietro si vede Gierusalemme. & cavalcando circa un longo miglio si vede a man destra la Sepoltura di Rachele '''[193]''', che fin’hora vi si conserva. & più avanti un poco giù di strada, si vede la Cisterna chiamata di David, molto copiosa d’acqua buonissima. Alla fine arrivassimo alla distrutta città di Betlehem '''[194]''', già Città Regale '''[195]''', & assai grande, posta sopra diverse colline, hora tutta distrutta in modo, che di lei vi sono solamente alcune casette, habitate per lo più da Christiani, ma poveri; poiché gli Arabi vi fanno molti assassinamenti, rubbando ciò che ponno havere. In questa Città (della quale il nome viverà in eterno) è il luogo, ove Giesu Christo volse nascere in una povera casetta, appresso ad una stalla, che come sin’hora si vede, era nella costa d’un monticello, sotto ad una grotta: ma S. Elena ornò il luogo d’una Chiesa '''[196]''', & Convento, come fin’hora si vede, & doppo la distruttione della Citta hanno fatto i Christiani una muraglia intorno alla Chiesa, & Convento, assai forte, per reprimere l’impeto degli Arabi, & Mori, & vi si entra a capo chino solamente per una picciola porta, & bassa, per ostare, che non vi si possa condur dentro animali '''[197]'''.
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Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande '''[198]''', del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri '''[199]'''. Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno '''[200]''', fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina '''[201]''', nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa.
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Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, ''Christe redemptor omnium'' '''[202]''', fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, ''Gloria in excelsis Deo''. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra '''[203]''', & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente '''[204]'''.
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Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode '''[205]''', & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi '''[206]'''. Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni '''[207]'''. Noi havendo fatte orationi in questi luoghi '''[208]''', ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento '''[209]''', ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta '''[210]''', ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste '''[211]'''.
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Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri '''[212]'''.  
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Vai a '''[[Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 12]]'''
  
  
 
'''NOTE'''
 
'''NOTE'''
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'''[189]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: ''Tristes erant Apostoli / de nece sui Domini, / quem morte crudelissima / servi damnarant impii. / Sermone blando Angelus / prædixit mulieribus: / «In Galilæa Dominus / videndus est quantocius» / Illæ dum pergunt concitæ / Apostolis hoc dicere, / videntes eum vivere, / Christi tenent vestigia. / Quo agnito, Discipuli / in Galilæam propere / pergunt videre facies / desideratam Domini. / Quaesumus auctor omnium / In hoc Paschali gaudio / Ab omni mortis impetu / Tuum difende populum / Gloria tibi Domine / Qui surrexisti a mortuis / Cum Patre et sancto Spiritu / in sempiterna secula. Amen''. ANTIPHONA: ''Omnes vos scandalum patiemini in me in nocye ista, quia scriptum est, percutiam Pastorem, et dispergentur oves greges. Vers. Omnes amici mei derelinquerunt me. Resp. Dominus autem assumpsit me''. ORATIO: ''Benigne ac sempre dolcissime Iesu Christe delinquentium spes, atque refugium, qui Apostolos tuos nimio Iudaeorum terrore perterritos, in diversis locis in tue passionis agone latitante, post resurrectionem tuam in uno congregatos gloriosa tui optataque praesentia consolari sepius evoluisti: sic nos facies tua maxima pietate, et eorum precibus in omni tribulationis eventu solidatos esse, ut te in nobis resurgente nulla nos adversitate a te umquam separari contingat. Qui vivis, et regnas &c.''
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'''[190]''' Il Campo Santo citato si trova oltre la valle dell’Hinnom o Geenna; viene solitamente chiamato l’''Haceldama'', “campo di sangue”. Si presume essere il “campo del vasaio” citato da Matteo (Mt 27, 7-8). Secondo l’evangelista il terreno fu acquistato dai sommi sacerdoti per la sepoltura dei forestieri con le 30 monete d’argento restituite da Giuda dopo il tradimento. Oggi ai margini di questo campo sorge un monastero ortodosso.
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'''[191]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Princeps sacerdotum acceptis argenteis dixerunt, non licet mittere eos in corbonam, quia pretium sanguinis est. Vers. Concilio autem inita, emerunt ex illis hunc agrum. Resp. In sepultura pellegrinorum.'' ORATIO: ''Omnipotens clementissime Deus, qui ut mundum primorum parentum lapsu perditum redimere filium tuum unigenitum, ad nos profugos non crucifigendum tantum demisisti: verum etiam, ut largior quoquenostra esset redemptio, et scriptura de eo loquentes finem habere, vilissimo pretio impretiabilem vendi sustinuisti, quorum aequidem denariorum numero, hunc agrumemptum fuisse credimus nobis propterea presta redemptis, ut dignos poenitentiae fructus colligentes, eiusdem filij tui passionis meritum consequamur. Qui tecum vivit, et regnat &c.''
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'''[192]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Et ecce Stella quam viderant Magi in Oriente antecedebat eos: usque dum veniens staret supra, ubi puer erat. Vers. Videntes autem Stellam Magi Re gavisi sunt gaudio magno valde''. ORATIO: ''Deus, qui unigenitum tuum gentibus Stella duce revelasti, concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus usque ad contemplandam spetiem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem Dominum &c.''
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'''[193]''' Venendo da Gerusalemme, circa 1 km prima di Betlemme, sulla destra si nota un piccolo edificio con cupola: secondo la tradizione questo è il luogo ove Giacobbe eresse una stele sulla tomba della moglie Rachele, morta a Rama dando alla luce Beniamino.
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'''[194]''' Betlemme si trova sulla via di Hebron, a circa 9 km a Sud di Gerusalemme, a 777 m s.l.m., sulle colline del sistema montuoso della Giudea. Altro nome della cittadina è Efrata, che significa “la fruttifera”.
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'''[195]''' In quanto vi nacque e venne consacrato re dal profeta Samuele.
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'''[196]''' Nel 135 l’imperatore Adriano fece piantare sopra la grotta un boschetto consacrato al dio Adone per cercare di contrastare il culto cristiano. Nel 326 S. Elena rimosse il bosco e il terrapieno su cui si trovava e sulla grotta fece erigere una delle sue più belle basiliche, di cui si possono ammirare ancora oggi stupendi tratti di pavimento in mosaico. La costruzione venne rovinata durante la rivolta dei Samaritani, nel 529; qualche anno più tardi, nel 540, l’imperatore Giustiniano la restaurò, trasformando alquanto la sua pianta originale. La nuova basilica si salvò dalla distruzione persiana del 614, grazie al fatto che sul prospetto del Tempio erano raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano. Nel 1101 vi fu consacrato Baldovino I e vent’anni più tardi Baldovino II con la moglie. Poi subì un lungo declino, fino a quando nel 1646 i Turchi fusero il piombo del tetto per farne palle da cannone.
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'''[197]''' Effettivamente, in epoca non ben definita, davanti alla facciata vennero costruiti massicci contrafforti a difesa di eventuali assalti. Delle tre porte della facciata, due vennero murate e una venne ridotta a stretto e basso passaggio, proprio, come dice Pesenti, per evitare che i non cristiani vi entrassero con asini e cavalli. La piccolissima porta, alta appena m 1,20, è detta “porta dell’umiltà”.
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'''[198]''' La basilica misura 53,90 m di lunghezza, 26,20 di larghezza nella navata; nel transetto la larghezza è di 35,82 m.
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'''[199]''' Anche oggi si accede alla Grotta della Natività attraverso due scale che fiancheggiano l’abside centrale della basilica.
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'''[200]''' Ancora oggi i padri francescani hanno la proprietà esclusiva della parte della grotta detta della “mangiatoia”, o del “presepio”, mentre alcuni piccoli diritti (la stella con scritta latina e quattro lampade) e tutta la basilica sovrastante, eccetto un angolo riservato agli Armeni, sono di esclusiva proprietà dei greci ortodossi. I diritti dei cattolici vennero qui difesi strenuamente dai francescani, anche a costo di martirio e di sangue.
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'''[201]''' Ai tempi di Pesenti la chiesa di Santa Caterina era una piccola cappella medievale; l’attuale chiesa, parrocchia dei cattolici di Betlemme, venne costruita dai francescani nel 1882. Nei dintorni si notano resti di costruzioni del IV e V secolo e del tempo dei crociati.
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'''[202]''' Vers. ''Te ergo quaesumus famulis tuis subveni.'' Resp. ''Quos pretio sanguine redemisti.'' HYMNUS: ''Christe, redemptor omnium, / conserva tuos famulos, / beatae semper Virginis / placatus sanctis precibus. / Beata quoque agmina / caelestium spirituum, / praeterita, praesentia, / futura mala pellite. / Vates aeterni iudicis / apostolique Domini, / suppliciter exposcimus / salvari vestris precibus. / Martyres Dei incliti / confessoresque lucidi, / vestris orationibus / nos ferte in caelestibus.  / Chori sanctarum virginum / monachorumque omnium, / simul cum sanctis omnibus / consortes Christi facite. / Gentem auferte perfidam / credentium de finibus, / ut Christo laudes debitas / Persolvamus alacriter. / Gloria Patri ingenito / Eiusque Unigenito / Una cum sancto Spiritu / In sempiterna secula. Amen''. ANTIPHONA: ''Hic de Virgine Maria Christus natus est, hic salvator aperuit hic caecinerunt Angeli laetati sunt Arcangeli hic exultant iusti dicentes Gloria in excelsis Deo, alleluia''. Vers. ''Verbum caro factum est, Alleluia''. Resp. ''Et habitavit in nobis alleluia.'' ORATIO: ''Concede quaesumus omnipotens Deus ut nos unigeniti tui nova per carnem nativitas liberet, quo sub peccati iugo vetustas servitus tenet. Per eundem Christum &c.''
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'''[203]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: ''Quando venit ergo. Sacri plenitudo temporis. Missus est ab arce Patris, Hic natus orbis conditor Atque centre virginali caro factus prodijt. Vagit infans inter acta conditus, Praesepio membra pannis involuta, Virgo mater alligat, et manus pedesque crura stricta cingit fascia''. ANTIPHONA: ''Pastores venerunt ad Presepe festinanter et invenerunt Mariam et Ioseph et infantem positum in Praesepio alleluia. Vers. Notum hic fecit Dominus, alleluia. Resp. Salutare suum alleluia.'' ORATIO: ''Domine Iesu Christe, qui humiliter in diversorio isto nasci, ac in Presepio inter Asinum et Bovem collocari a Maria Virgine et Ioseph primitus adorari evoluisti, da nobis quaesumus in diversorio poenitentiae rinasci, ac in Presepio passionis tuae inter divinitatem et humanitatem tuam continuo collocari et a Maria Virgine et Ioseph sancto discere te solum et verum Deum sempre venerari. Qui vivis &c.''
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'''[204]''' La grotta ha forma rettangolare; è lunga 12,30 m e larga 3,5. È divisa in due zone: da un lato vi è il luogo ove si commemora la nascita di Gesù, segnato con una stella d’argento, e di fronte il luogo della mangiatoia. Qui per tradizione si commemora anche la visita dei Magi, sebbene l’evangelista Matteo parli di una “casa”, il che farebbe pensare che, dopo la nascita e la visita dei pastori, la Sacra Famiglia si sia trasferita, come sarebbe ovvio, in una casa, forse di parenti o amici, in Betlemme. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: ''Ibant Magi quam viderant Stellam sequentes praeviam lumen requirunt lumine Deum fatentur munere''. ANTIPHONA: ''Apertis hic thesaurus suis obtulerunt Magi Domino aurum, thus, et mirrham, alleluia''. Vers. ''Omnes de Sabba venient, alleluia.'' Resp. ''Aurum et thus deferentes alleluia.'' ORATIO: ''Deus qui in hoc sacratissimo loco unigenitum tuum Stella duce rivelasti: concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus, usque ad contemplandam spem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem &c.''
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'''[205]''' Converrà qui citare un passo tratto dal ''Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa'', del quale si è detto nell’introduzione a questo scritto: quando nell’agosto 1384 Leonardo Frescobaldi si recò a Venezia per salpare verso l’Egitto, si soffermò  visitare le più importanti chiese della città e degli immediati dintorni. Tra queste, “nella Chiesa di S. Donato a Murano fuori di Vinegia, vedemo in una grande arca di pietra cento novantotto corpi di fanciulli piccoli interi; i quali dicono che furono del numero degli innocenti, che Erode fece uccidere, a’ quali si vede i colpi e le ferite chiaramente a ogni membro naturale. Dicono che solevano essere dugento, ma quando i Veneziani feciono la pace col Re d’Ungheria, per patto n’ebbe due (GUGLIELMO MANZI, ''Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa con un Discorso dell’Editore sopra il Commercio degl’Italiani nel secolo XIV'', Roma, Carlo Mordacchini 1818, p. 66). L’edizione del 1628 del Pesenti inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: ''Sanctorum meritis incluta gaudia. / nam gliscit animus promere cantibus / victorum genus optimum. / Hi sunt quos retinens mundus inhorruit. / ipsum nam sterilis lore per aridam. / sprevere penitus teque secuti sunt. / Rex Christe bone caelitus. / Hi pro te furias atque ferocia. / calcarunt hominum saevaque verbera. / cessit his lacerans fortiter ungula / nec carpsit penetralia. / Ceduntur gladiis more bidentium / nec murmur resonat nec querimonia / sed corde tacito mens bene conscia. / conservat patientiam. / Quae vox quae poterit lingua retexere. / quae tu martyribus munera praeparas / rubri nam fluido sanguine laureis / ditantur bene fulgidis. / Te summa deitas unaque poscimus / ut culpas abluas noxia subtrahas. / des pacem famulis nos quoque gloriam / per cuncta tibi saecula. Amen''. ANTIPHONA: ''Innocentes pro Christo infants hic occisi sunt, ab iniquo Rege lactentes interfecti sunt, ipsum sequuntur agnum sine macula et dicunt simper Gloria tibi Domine. Vers. Sub throno Dei omnes sancti clamant. Resp. Vindica sanguinem nostrum Deus noster''. ORATIO: ''Deus cuius odierna die praeconium innocentes mrtyres non loquendo, sed moriendo confessi sunt, omnia in nobis vitiorum mala mortifica, et fidem tuam, quam lingua nostra loquitur, etiam moribus vita fatetur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.''
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'''[206]''' Sul proseguimento della grotta della Natività e nelle adiacenze vennero costruite delle cappelle sotterranee. Le prime due sono dedicate a San Giuseppe e ai Santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode; delle altre una è dedicata a S. Girolamo, un’altra a Sant’Eusebio di Cremona e alle due Sante matrone romane Paola e la figlia Eustochio, le quali, indirizzate da San Gerolamo all’ideale ascetico, vissero per molti anni accanto al luogo della Natività, qui morirono e furono sepolte.
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'''[207]''' San Gerolamo (Stridore, Dalmazia, 347 ca – Betlemme, 420 ca) nel 382 si era trasferito da Costantinopoli a Roma, dove era divenuto segretario del papa Damaso; ma a causa di invidie e gelosie da parte del clero romano, abbandonò la città ritirandosi a Betlemme, dove fondò un monastero. Qui, come ci dice Pesenti, visse molti anni (dal 385 al 420) dedicandosi ad un’intensa attività di studio, scrittura e direzione spirituale di tipo ascetico.
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'''[208]''' HYMNUS: ''Iste confessor domini sacratus. / festa plebs cuius celebrat per orbem / hoc die laetus meruit secreta / scandere caeli. / Qui pius prudens humilis pudicus / sobrius castus fuit et quietus. / vita dum praesens vegetavit eius. / corporis artus. / Ad sacrum cuius tumulum frequenter. / membra languentum modo sanitati. / quolibet morbo fuerint gravata. / restituuntur. / Unde nunc noster chorus in honore. / ipsius hymnum canit hunc libenter. / ut piis eius meritis iuvemur. / omne per aevum. / Sit salus illi decus atque virtus. / qui supra caeli residens cacumen. / totius mundi machinam gubernat. / trinus et unus. Amen''. ANTIPHONA: ''O Doctor optime Ecclesiae sanctae lumen B. Hieronyme divinae legis amator, deprecare pro nobis filium Dei. Vers. Ora pro nobis B. Hieronyme. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Omnipotens sempiterne Deus qui per B. Hieronymi doctrinam et merita Ecclesiam tuam multipliciter illustrasti tribune nobis quaesumus ut qui commemorationem eius devota mente persolvimus, eius meriti set precibus ad gaudia aeterna pervenire feliciter mereamur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.''
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'''[209]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: ''Te Deum laudamus; & arrivati al Choro si fa la Commemoratione di S. Catherina''. ANTIPHONA: ''Veni sponsa Christi, accipe coronam, quam tibi Dominus praeparavit in aeternum. Vers. Ora pro nobis B. Catherina. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi''. ORATIO: ''Deus qui dedisti legem Moysi in summitate Montis Synai et in eodem loco corpus B. Catherinae per sanctos Angelos tuos mirabiliter collocasti, tribune quaesumus, ut ad Montem, qui Christus est, pervenire valeamus. Per Christum Dominum nostrum.''
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'''[210]''' Potrebbe forse trattarsi di un’antichissima grotta che si trova nei pressi della basilica della Natività, ove oggi sorge un santuario che ricorda l’annuncio ai pastori e il canto degli Angeli alla nascita di Gesù.
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'''[211]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni (si noti il ''Gloria'' tropato): PSALMUS: ''Gloria in excelsis Deo Et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te, glorificamus Te, Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam, Domine Rex coelestis, Deus Pater omnipotens. Domine Fili Unigenite, Jesu Christe, Spiritus et alme orphanorum paraclete Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris: Primogenitus Mariae Virginia Ma tris. Qui tollis peccata mundi miserere nobis; Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram, Ad Mariae gloriam. Qui sedes ad dexteram Patris miserere nobis. Quoniam Tu solus Sanctus, Mariam sanctificas Tu solus Dominus, Mariam gubernans, Tu solus Altissimus, Mariam coronans Jesu Christe, Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen. ''Vers. ''Evangelizo vobis gaudium magnum, quod erit omni populo. ''Resp. ''Quia natus est vobis hodie salvator qui est Christus Dominus.'' ORATIO: ''Deus qui miro ordine Angelorum misteria hominumque dispensas, concede propitius ut quibus tibi ministrantibus in Caelo sempre assistitur ab iis in terra vita nostra muniatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.''
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'''[212]''' Il campo dei pastori si trova al confine con il deserto di Giuda, a circa 3 km a Sud-Est di Betlemme, in una zona fertile. In questo luogo, durante degli scavi, vennero rinvenuti resti di un monastero bizantino del IV –VI secolo.

Versione attuale delle 16:55, 20 ott 2009

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Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire [189], & più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo [190], che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, & alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi [191].

Seguitando il nostro viaggio per la costa ritornassimo passando appresso al monte Sion, & entrati nella Città, & nel Convento riposassimo alquanto. Il giorno seguente era il Sabato Santo dell’altre nationi, nel qual giorno fanno le cerimonie del fuogo santo, co’l quale fanno molte superstitioni, & per ritrovarsi apparati entrorno tutti con gran confusone; stava però alla porta il Sangiacho, & altri ministri, i quali vogliono vedere ad uno per uno il segno di havere pagato il datio dell’entrata, & per questa seconda volta si paga solamente un maidino per persona. Con questa occasione entrassimo anco alcuni di noi per rivedere, e godere quei luoghi tanto divoti, & la sera facessimo la solita processione & buona parte della notte veggiassimo in orationi, benche, per esservi tanta moltitudine di gente, il romore, e lo strepito era infinito. La mattina seguente che fu il sabato, molti Patriarchi, e altri si apparorno per far la processione con Mitre diverse in testa, & habiti a sua usanza, e prima alcuni de suoi religiosi portavano avanti Penelli diversi, & Croci, & tutti gridavano in suo linguaggio, altri sonavano diversi strani stromenti, e havendo tutti fatta la processione intorno alla Capella del Santissimo Sepolcro per tre volte, tutti i Patriarchi si fermorno avanti la porta dell’anticapella, & havendo mandato dentro uno ch’ammorzasse tutte le lampade, acciò non vi fusse fuoco, & ciò fatto noto a tutto il popolo, entrorno poi entro soli i principali Patriarchi de Greci, degl’Armeni, & de gl’Abissini, e fatte alcune cerimonie, & orationi per spatio d’una mezz’hora a sua usanza, fecero il fuoco, & di questo accese alcune candelette uscirno, gridando, che quel fuoco che havevano in mano, era disceso per miracolo dal Cielo, & che era fuoco santo, correndo tutte le nationi con infinite candelette stimandosi beato chi prima havesse potuto accender la sua; la onde in puochissimo spatio di tempo ne furno accese infinite, con le quali alcuni s’inceravano i vestimenti, & si affumavano la vita, altri dispensavano il fuoco, & la cera sopra a quelle tele, che havevano lavate nel fiume Giordano, riservandolo poi per cosa santissima, & adoprando dette tele per avolgervi i corpi morti, parendogli questo bastante alla sua salute, e di questo ne facevano allegrezza, & romore, in modo che pareva volesse cadere la Chiesa istessa. Queste cerimonie quando si finirono era hoggimai passato il mezzo giorno, il restante del quale dispensarono in allegrezze; noi facessimo le visite a tutti quei luoghi santi, crescendoci il desiderio tanto più di goderle, quanto più volte le visitavamo. La Domenica di mattina tutti offitiorno a suoi luoghi a sua usanza, in sue lingue, & furno fatti infiniti segni di allegrezza per il miracoloso giorno della Resurrettione. Havendo poi il Sangiacho aperta la porta tutti uscirono, & si ritirarono a gli alloggiamenti, noi andassimo al Convento, ove disinassimo con tutti i Rever. Padri, & Pellegrini che erano restati. Si diede poi ordine d’andar in Betlehem, che è lontano circa a sei miglia, & di già il R. P. Guardiano havea fatto venire di detto luogo molti Somieri a questo effetto, per servigio di tutti i Pellegrini, & d’alcuni Rev. Padri. Detto dunque il Vespero si partimmo di Gierusalemme, andando fuori per la porta del Castello, cavalcando per colline verso mezzo giorno, ove sono diversi campi piantati de fichi, d’olive, armandole, & altri frutti, non molto custoditi. Cavalcati circa a due miglia, arrivassimo al luogo, ove è l’arbore tanto antico, che tuttavia è verde, chiamato il Terebinto della Madonna, sotto il quale più volte la Vergine santissima nell’andare, & ritornar di Gerusalemme, in Betlehem, riposò all’ombra con il diletto suo figliuolo in braccio, il quale, dicono, che come ancora si vede per miracolo s’inchinò, per ripararli meglio dal Sole. Sono a detto arbore molte Indulgenze. Doppo noi smontati, & fatte le orationi solite, vi si riposassimo alquanto, piamente meditando come ivi fosse stato il Fattor dell’Universo, con la sua dilettissima madre. Questa pianta è da tutte le nationi tenuta in grande veneratione, nè altra di detta specie si trova in detto viaggio. Seguitando il camino in manco d’un miglio vedessimo la Cisterna, che si chiama de’ Magi, ove i tre Regi perdettero la luce della Stella andando in Gierusalemme [192].

Poco più avanti a mano sinistra si vede un Convento, ove stanno alcuni Caloieri Greci, che si chiamano di Santo Elia, & vi è una fontana, ove i Pellegrini sogliono bere; & all’incontro si vede nella Rupe il luogo, ove Elia si riposava, & per miracolo vi resta fin’hora improntata l’effigie delle sue membra, come se fusse stata non rupe, ma tenera materia. Quì è la mezza parte del viaggio, & di doppo si vede Betlehem, & riguardando indietro si vede Gierusalemme. & cavalcando circa un longo miglio si vede a man destra la Sepoltura di Rachele [193], che fin’hora vi si conserva. & più avanti un poco giù di strada, si vede la Cisterna chiamata di David, molto copiosa d’acqua buonissima. Alla fine arrivassimo alla distrutta città di Betlehem [194], già Città Regale [195], & assai grande, posta sopra diverse colline, hora tutta distrutta in modo, che di lei vi sono solamente alcune casette, habitate per lo più da Christiani, ma poveri; poiché gli Arabi vi fanno molti assassinamenti, rubbando ciò che ponno havere. In questa Città (della quale il nome viverà in eterno) è il luogo, ove Giesu Christo volse nascere in una povera casetta, appresso ad una stalla, che come sin’hora si vede, era nella costa d’un monticello, sotto ad una grotta: ma S. Elena ornò il luogo d’una Chiesa [196], & Convento, come fin’hora si vede, & doppo la distruttione della Citta hanno fatto i Christiani una muraglia intorno alla Chiesa, & Convento, assai forte, per reprimere l’impeto degli Arabi, & Mori, & vi si entra a capo chino solamente per una picciola porta, & bassa, per ostare, che non vi si possa condur dentro animali [197].

Noi tutti quì arrivati, smontati, & pagati di cafarro alcuni pochi maidini al Carcaia del Sangiacco, entrassimo per detta porticella, & poco avanti vedessimo la porta antica grande della Chiesa, & più a dentro la Chiesa assai grande [198], del la quale il tetto è sostentato di quattro ordini di colonne di marmo a dodici per ordine, con volti, & sopra il muro da tutte due le parti dipinte molte historie del Testamento vecchio, a mosaico, ma rose, e quasi distrutte dalla lunga serie de gli anni. Al Choro s’ascende per alcuni gradi, & sotto di lui vi è il luogo Sacrosanto e memorando, ove nacque il Redentor del mondo. Si discende a questo per due scale, fatte una per parte che sono sempre serrate, e di loro le porte, che sono di ferro, fermate, e assicurate con gran chiavi; acciò alcuno non vi vada senza saputa de i Padri [199]. Noi doppo haver doppo presa la perdonanza, havendo rimirata la Chiesa, ritornassimo verso la porta ove eravamo entrati, & havendone i Padri aperta una porticella, per questa entrassimo nel Convento, ove da i Padri, che di continuo al numero di sei in otto con un Guardiano vi stanno [200], fussimo caramente ricevuti, accarezzati, & condotti per tutto il luogo il quale è assai grande, & bello, d’aria buonissima, commodo, & riguardevole di giardini, onde se qualche Padre s’inferma in Gierusalemme, doppo si manda a rihaversi. Doppo d’haver quivi preso alquanto di riposo, da i Padri fussimo condotti in una Chiesa dedicata a S. Catherina [201], nella quale fanno ordinariamente i loro ufficij, & vi sono tutte le Indulgenze, che sono nel Monte Sinai, ove riposa il corpo di detta Santa.

Havendo fatte quì le debite orationi per l’acquisto delle Indulgenze, dataci in mano a tutti una candela accesa, cantando l’Hinno, Christe redemptor omnium [202], fummo condotti per una strada sotterranea fatta a volto, & parte intagliata nella rupe, e per questa introdotti alla Chiesa, che è sotto al Choro della Chiesa grande. Ardono in questa sotterranea Chiesa molte lampadi, & è fatta a volto, con muraglie coperte di lastre di marmo, longa da quindici passi, & larga quattro. Nella parte verso mezzo giorno vi è il maggior Altare, sopra il quale si celebra la Santissima Messa, & sotto vi si vede il luogo istesso, ove la Vergine immaculata partorì il Creator del mondo; luogo riverito dal Cielo, sopra’l quale allhora scesero tanti Angioli festeggianti, e cantanti, Gloria in excelsis Deo. Noi quì arrivati, & genuflessi rimirando il luogo, fatte orationi, vedessimo, e baciassimo humilmente sotto detto Altare, ove è un buco nel marmo di color bigio, in forma rotonda, posto ivi a punto, ove la Vergine Benedetta diede al Mondo il Creator del Mondo. In questo punto a tutti venne tanta allegrezza, e tanto giubilo di cuore, che (quasi ci si struggesse tutto l’interno) per tenerezza da gli occhi copiose lagrime ci uscivano, & per buon spatio restassimo attoniti, & quasi di senso privi, considerando l’altissimo misterio quì dall’Onnipotente esseguito. Dalla parte verso Ponente vi si vede il vivo sasso, sotto il quale col bue, & l’asino era il Presepio, in che il nato Signore fu riposto. & v’è hora accommodato un’Altare, ove si celebra [203], & dall’altra parte vi risponde ben picciolo Altare nel luogo, ove fù adorato da i tre Regi, venuti a questo effetto infin dall’Oriente [204].

Doppo la dimora doppo fatta più di due hore, spese in orationi, & contemplationi, fussimo condotti per altra strada sotterranea nel luogo, ove furono sepolti i tanti fanciulli innocenti, che furono morti in detta Città per comandamento di Herode [205], & di là in altri luoghi, ove sono i Sepolcri prima di S. Eusebio discepolo di San Hieronimo, & doppo, poco più avanti, di S. Paola, & di S. Eustochia sua figliuola nobile Romane, che delle sue facoltà fecero accommodare il detto Convento, & volsero passare, & finire le sue vite, per devotione in questi paesi [206]. Et passando più avanti, si vede in un’antro assai spatioso il Sepolcro, ove molto tempo è stato sepolto il corpo del grande, e divoto Dottore, & Scrittore S. Hieronimo. In questo istesso luogo tradusse egli la Bibbia di lingua Hebrea in Greco, & in latino, & vi compose tante opere, v’acquistò tanti meriti, passandovi in sante & celesti attioni, & contemplationi la sua vita per spatio di cinquant’anni [207]. Noi havendo fatte orationi in questi luoghi [208], ritornassimo per l’istesse sotterranee vie nel Convento [209], ove per esser l’hora tarda, si concedessimo alle necessita di natura, cena, e riposo. La mattina seguente, che fù il lunedì 15 Aprile, ritornassimo alla detta Chiesa della Natività, rinovando orationi, & meditationi de i misterij ivi operati. & doppo haver ascoltata la Santissima Messa, che fù con bella solennità cantata da quei divoti Padri, ritornassimo nel Convento. Dopo pranso andassimo fuori, e visitassimo la Grotta [210], ove stette nascosta la B.Verg. col sacrosanto bambino, quì nutricandolo, & celandolo alla gelosa crudeltà d’Herode. Questa grotta è lontana dal Convento un tiro d’arco, & per andarvi dentro si discende per alcuni gradi intagliati nella rupe. Sorge in mezzo a lei un’Altare, ove si celebra alcune volte la S. Messa. Della terra, ò polve di questa grotta tutti ne pigliano per divotione, e credono piamente, che sia stata benedetta dalla Vergine Santissima, & conferita a lei virtù di restituir subito il latte alle donne, che l’habbian perduto, se con divotione pigliano un poco di detta terra bevendola con acqua, ò vino; divotione, & rimedio, a che ricorrono gl’istessi Mori, & Turchi. Havendo quì fatte orationi, ritornassimo fuori, & andassimo a vedere ove già era la Casa del glorioso S. Gioseffo marito della B. Verg. M. & padre putativo di Christo, la quale hora è quasi distrutta, & di là ne condussero alla Villa de’ Pastori, nella quale soleva esser una bella Chiesa, nel luogo ove da’ Pastori la beata Notte della Natività furono sentite l’Angeliche lietissime melodie, e feste [211].

Detto luogo è lontano dal Convento circa a due miglia, & è situato in una bella valle, che è abbondante di pascoli assai buoni, & tutta amena; ma hora il paese nel resto è tutto distrutto dagli Arabi ladri [212].


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NOTE

[189] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Tristes erant Apostoli / de nece sui Domini, / quem morte crudelissima / servi damnarant impii. / Sermone blando Angelus / prædixit mulieribus: / «In Galilæa Dominus / videndus est quantocius» / Illæ dum pergunt concitæ / Apostolis hoc dicere, / videntes eum vivere, / Christi tenent vestigia. / Quo agnito, Discipuli / in Galilæam propere / pergunt videre facies / desideratam Domini. / Quaesumus auctor omnium / In hoc Paschali gaudio / Ab omni mortis impetu / Tuum difende populum / Gloria tibi Domine / Qui surrexisti a mortuis / Cum Patre et sancto Spiritu / in sempiterna secula. Amen. ANTIPHONA: Omnes vos scandalum patiemini in me in nocye ista, quia scriptum est, percutiam Pastorem, et dispergentur oves greges. Vers. Omnes amici mei derelinquerunt me. Resp. Dominus autem assumpsit me. ORATIO: Benigne ac sempre dolcissime Iesu Christe delinquentium spes, atque refugium, qui Apostolos tuos nimio Iudaeorum terrore perterritos, in diversis locis in tue passionis agone latitante, post resurrectionem tuam in uno congregatos gloriosa tui optataque praesentia consolari sepius evoluisti: sic nos facies tua maxima pietate, et eorum precibus in omni tribulationis eventu solidatos esse, ut te in nobis resurgente nulla nos adversitate a te umquam separari contingat. Qui vivis, et regnas &c.

[190] Il Campo Santo citato si trova oltre la valle dell’Hinnom o Geenna; viene solitamente chiamato l’Haceldama, “campo di sangue”. Si presume essere il “campo del vasaio” citato da Matteo (Mt 27, 7-8). Secondo l’evangelista il terreno fu acquistato dai sommi sacerdoti per la sepoltura dei forestieri con le 30 monete d’argento restituite da Giuda dopo il tradimento. Oggi ai margini di questo campo sorge un monastero ortodosso.

[191] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Princeps sacerdotum acceptis argenteis dixerunt, non licet mittere eos in corbonam, quia pretium sanguinis est. Vers. Concilio autem inita, emerunt ex illis hunc agrum. Resp. In sepultura pellegrinorum. ORATIO: Omnipotens clementissime Deus, qui ut mundum primorum parentum lapsu perditum redimere filium tuum unigenitum, ad nos profugos non crucifigendum tantum demisisti: verum etiam, ut largior quoquenostra esset redemptio, et scriptura de eo loquentes finem habere, vilissimo pretio impretiabilem vendi sustinuisti, quorum aequidem denariorum numero, hunc agrumemptum fuisse credimus nobis propterea presta redemptis, ut dignos poenitentiae fructus colligentes, eiusdem filij tui passionis meritum consequamur. Qui tecum vivit, et regnat &c.

[192] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Et ecce Stella quam viderant Magi in Oriente antecedebat eos: usque dum veniens staret supra, ubi puer erat. Vers. Videntes autem Stellam Magi Re gavisi sunt gaudio magno valde. ORATIO: Deus, qui unigenitum tuum gentibus Stella duce revelasti, concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus usque ad contemplandam spetiem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem Dominum &c.

[193] Venendo da Gerusalemme, circa 1 km prima di Betlemme, sulla destra si nota un piccolo edificio con cupola: secondo la tradizione questo è il luogo ove Giacobbe eresse una stele sulla tomba della moglie Rachele, morta a Rama dando alla luce Beniamino.

[194] Betlemme si trova sulla via di Hebron, a circa 9 km a Sud di Gerusalemme, a 777 m s.l.m., sulle colline del sistema montuoso della Giudea. Altro nome della cittadina è Efrata, che significa “la fruttifera”.

[195] In quanto vi nacque e venne consacrato re dal profeta Samuele.

[196] Nel 135 l’imperatore Adriano fece piantare sopra la grotta un boschetto consacrato al dio Adone per cercare di contrastare il culto cristiano. Nel 326 S. Elena rimosse il bosco e il terrapieno su cui si trovava e sulla grotta fece erigere una delle sue più belle basiliche, di cui si possono ammirare ancora oggi stupendi tratti di pavimento in mosaico. La costruzione venne rovinata durante la rivolta dei Samaritani, nel 529; qualche anno più tardi, nel 540, l’imperatore Giustiniano la restaurò, trasformando alquanto la sua pianta originale. La nuova basilica si salvò dalla distruzione persiana del 614, grazie al fatto che sul prospetto del Tempio erano raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano. Nel 1101 vi fu consacrato Baldovino I e vent’anni più tardi Baldovino II con la moglie. Poi subì un lungo declino, fino a quando nel 1646 i Turchi fusero il piombo del tetto per farne palle da cannone.

[197] Effettivamente, in epoca non ben definita, davanti alla facciata vennero costruiti massicci contrafforti a difesa di eventuali assalti. Delle tre porte della facciata, due vennero murate e una venne ridotta a stretto e basso passaggio, proprio, come dice Pesenti, per evitare che i non cristiani vi entrassero con asini e cavalli. La piccolissima porta, alta appena m 1,20, è detta “porta dell’umiltà”.

[198] La basilica misura 53,90 m di lunghezza, 26,20 di larghezza nella navata; nel transetto la larghezza è di 35,82 m.

[199] Anche oggi si accede alla Grotta della Natività attraverso due scale che fiancheggiano l’abside centrale della basilica.

[200] Ancora oggi i padri francescani hanno la proprietà esclusiva della parte della grotta detta della “mangiatoia”, o del “presepio”, mentre alcuni piccoli diritti (la stella con scritta latina e quattro lampade) e tutta la basilica sovrastante, eccetto un angolo riservato agli Armeni, sono di esclusiva proprietà dei greci ortodossi. I diritti dei cattolici vennero qui difesi strenuamente dai francescani, anche a costo di martirio e di sangue.

[201] Ai tempi di Pesenti la chiesa di Santa Caterina era una piccola cappella medievale; l’attuale chiesa, parrocchia dei cattolici di Betlemme, venne costruita dai francescani nel 1882. Nei dintorni si notano resti di costruzioni del IV e V secolo e del tempo dei crociati.

[202] Vers. Te ergo quaesumus famulis tuis subveni. Resp. Quos pretio sanguine redemisti. HYMNUS: Christe, redemptor omnium, / conserva tuos famulos, / beatae semper Virginis / placatus sanctis precibus. / Beata quoque agmina / caelestium spirituum, / praeterita, praesentia, / futura mala pellite. / Vates aeterni iudicis / apostolique Domini, / suppliciter exposcimus / salvari vestris precibus. / Martyres Dei incliti / confessoresque lucidi, / vestris orationibus / nos ferte in caelestibus. / Chori sanctarum virginum / monachorumque omnium, / simul cum sanctis omnibus / consortes Christi facite. / Gentem auferte perfidam / credentium de finibus, / ut Christo laudes debitas / Persolvamus alacriter. / Gloria Patri ingenito / Eiusque Unigenito / Una cum sancto Spiritu / In sempiterna secula. Amen. ANTIPHONA: Hic de Virgine Maria Christus natus est, hic salvator aperuit hic caecinerunt Angeli laetati sunt Arcangeli hic exultant iusti dicentes Gloria in excelsis Deo, alleluia. Vers. Verbum caro factum est, Alleluia. Resp. Et habitavit in nobis alleluia. ORATIO: Concede quaesumus omnipotens Deus ut nos unigeniti tui nova per carnem nativitas liberet, quo sub peccati iugo vetustas servitus tenet. Per eundem Christum &c.

[203] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Quando venit ergo. Sacri plenitudo temporis. Missus est ab arce Patris, Hic natus orbis conditor Atque centre virginali caro factus prodijt. Vagit infans inter acta conditus, Praesepio membra pannis involuta, Virgo mater alligat, et manus pedesque crura stricta cingit fascia. ANTIPHONA: Pastores venerunt ad Presepe festinanter et invenerunt Mariam et Ioseph et infantem positum in Praesepio alleluia. Vers. Notum hic fecit Dominus, alleluia. Resp. Salutare suum alleluia. ORATIO: Domine Iesu Christe, qui humiliter in diversorio isto nasci, ac in Presepio inter Asinum et Bovem collocari a Maria Virgine et Ioseph primitus adorari evoluisti, da nobis quaesumus in diversorio poenitentiae rinasci, ac in Presepio passionis tuae inter divinitatem et humanitatem tuam continuo collocari et a Maria Virgine et Ioseph sancto discere te solum et verum Deum sempre venerari. Qui vivis &c.

[204] La grotta ha forma rettangolare; è lunga 12,30 m e larga 3,5. È divisa in due zone: da un lato vi è il luogo ove si commemora la nascita di Gesù, segnato con una stella d’argento, e di fronte il luogo della mangiatoia. Qui per tradizione si commemora anche la visita dei Magi, sebbene l’evangelista Matteo parli di una “casa”, il che farebbe pensare che, dopo la nascita e la visita dei pastori, la Sacra Famiglia si sia trasferita, come sarebbe ovvio, in una casa, forse di parenti o amici, in Betlemme. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Ibant Magi quam viderant Stellam sequentes praeviam lumen requirunt lumine Deum fatentur munere. ANTIPHONA: Apertis hic thesaurus suis obtulerunt Magi Domino aurum, thus, et mirrham, alleluia. Vers. Omnes de Sabba venient, alleluia. Resp. Aurum et thus deferentes alleluia. ORATIO: Deus qui in hoc sacratissimo loco unigenitum tuum Stella duce rivelasti: concede propitius ut qui iam te ex fide cognovimus, usque ad contemplandam spem tuae celsitudinis perducamur. Per eundem &c.

[205] Converrà qui citare un passo tratto dal Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa, del quale si è detto nell’introduzione a questo scritto: quando nell’agosto 1384 Leonardo Frescobaldi si recò a Venezia per salpare verso l’Egitto, si soffermò visitare le più importanti chiese della città e degli immediati dintorni. Tra queste, “nella Chiesa di S. Donato a Murano fuori di Vinegia, vedemo in una grande arca di pietra cento novantotto corpi di fanciulli piccoli interi; i quali dicono che furono del numero degli innocenti, che Erode fece uccidere, a’ quali si vede i colpi e le ferite chiaramente a ogni membro naturale. Dicono che solevano essere dugento, ma quando i Veneziani feciono la pace col Re d’Ungheria, per patto n’ebbe due (GUGLIELMO MANZI, Viaggio di Lionardo di Niccolò Frescobaldi Fiorentino in Egitto e in Terra Santa con un Discorso dell’Editore sopra il Commercio degl’Italiani nel secolo XIV, Roma, Carlo Mordacchini 1818, p. 66). L’edizione del 1628 del Pesenti inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Sanctorum meritis incluta gaudia. / nam gliscit animus promere cantibus / victorum genus optimum. / Hi sunt quos retinens mundus inhorruit. / ipsum nam sterilis lore per aridam. / sprevere penitus teque secuti sunt. / Rex Christe bone caelitus. / Hi pro te furias atque ferocia. / calcarunt hominum saevaque verbera. / cessit his lacerans fortiter ungula / nec carpsit penetralia. / Ceduntur gladiis more bidentium / nec murmur resonat nec querimonia / sed corde tacito mens bene conscia. / conservat patientiam. / Quae vox quae poterit lingua retexere. / quae tu martyribus munera praeparas / rubri nam fluido sanguine laureis / ditantur bene fulgidis. / Te summa deitas unaque poscimus / ut culpas abluas noxia subtrahas. / des pacem famulis nos quoque gloriam / per cuncta tibi saecula. Amen. ANTIPHONA: Innocentes pro Christo infants hic occisi sunt, ab iniquo Rege lactentes interfecti sunt, ipsum sequuntur agnum sine macula et dicunt simper Gloria tibi Domine. Vers. Sub throno Dei omnes sancti clamant. Resp. Vindica sanguinem nostrum Deus noster. ORATIO: Deus cuius odierna die praeconium innocentes mrtyres non loquendo, sed moriendo confessi sunt, omnia in nobis vitiorum mala mortifica, et fidem tuam, quam lingua nostra loquitur, etiam moribus vita fatetur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

[206] Sul proseguimento della grotta della Natività e nelle adiacenze vennero costruite delle cappelle sotterranee. Le prime due sono dedicate a San Giuseppe e ai Santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode; delle altre una è dedicata a S. Girolamo, un’altra a Sant’Eusebio di Cremona e alle due Sante matrone romane Paola e la figlia Eustochio, le quali, indirizzate da San Gerolamo all’ideale ascetico, vissero per molti anni accanto al luogo della Natività, qui morirono e furono sepolte.

[207] San Gerolamo (Stridore, Dalmazia, 347 ca – Betlemme, 420 ca) nel 382 si era trasferito da Costantinopoli a Roma, dove era divenuto segretario del papa Damaso; ma a causa di invidie e gelosie da parte del clero romano, abbandonò la città ritirandosi a Betlemme, dove fondò un monastero. Qui, come ci dice Pesenti, visse molti anni (dal 385 al 420) dedicandosi ad un’intensa attività di studio, scrittura e direzione spirituale di tipo ascetico.

[208] HYMNUS: Iste confessor domini sacratus. / festa plebs cuius celebrat per orbem / hoc die laetus meruit secreta / scandere caeli. / Qui pius prudens humilis pudicus / sobrius castus fuit et quietus. / vita dum praesens vegetavit eius. / corporis artus. / Ad sacrum cuius tumulum frequenter. / membra languentum modo sanitati. / quolibet morbo fuerint gravata. / restituuntur. / Unde nunc noster chorus in honore. / ipsius hymnum canit hunc libenter. / ut piis eius meritis iuvemur. / omne per aevum. / Sit salus illi decus atque virtus. / qui supra caeli residens cacumen. / totius mundi machinam gubernat. / trinus et unus. Amen. ANTIPHONA: O Doctor optime Ecclesiae sanctae lumen B. Hieronyme divinae legis amator, deprecare pro nobis filium Dei. Vers. Ora pro nobis B. Hieronyme. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Omnipotens sempiterne Deus qui per B. Hieronymi doctrinam et merita Ecclesiam tuam multipliciter illustrasti tribune nobis quaesumus ut qui commemorationem eius devota mente persolvimus, eius meriti set precibus ad gaudia aeterna pervenire feliciter mereamur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

[209] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: HYMNUS: Te Deum laudamus; & arrivati al Choro si fa la Commemoratione di S. Catherina. ANTIPHONA: Veni sponsa Christi, accipe coronam, quam tibi Dominus praeparavit in aeternum. Vers. Ora pro nobis B. Catherina. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui dedisti legem Moysi in summitate Montis Synai et in eodem loco corpus B. Catherinae per sanctos Angelos tuos mirabiliter collocasti, tribune quaesumus, ut ad Montem, qui Christus est, pervenire valeamus. Per Christum Dominum nostrum.

[210] Potrebbe forse trattarsi di un’antichissima grotta che si trova nei pressi della basilica della Natività, ove oggi sorge un santuario che ricorda l’annuncio ai pastori e il canto degli Angeli alla nascita di Gesù.

[211] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni (si noti il Gloria tropato): PSALMUS: Gloria in excelsis Deo Et in terra pax hominibus bonae voluntatis. Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te, glorificamus Te, Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam, Domine Rex coelestis, Deus Pater omnipotens. Domine Fili Unigenite, Jesu Christe, Spiritus et alme orphanorum paraclete Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris: Primogenitus Mariae Virginia Ma tris. Qui tollis peccata mundi miserere nobis; Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram, Ad Mariae gloriam. Qui sedes ad dexteram Patris miserere nobis. Quoniam Tu solus Sanctus, Mariam sanctificas Tu solus Dominus, Mariam gubernans, Tu solus Altissimus, Mariam coronans Jesu Christe, Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen. Vers. Evangelizo vobis gaudium magnum, quod erit omni populo. Resp. Quia natus est vobis hodie salvator qui est Christus Dominus. ORATIO: Deus qui miro ordine Angelorum misteria hominumque dispensas, concede propitius ut quibus tibi ministrantibus in Caelo sempre assistitur ab iis in terra vita nostra muniatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

[212] Il campo dei pastori si trova al confine con il deserto di Giuda, a circa 3 km a Sud-Est di Betlemme, in una zona fertile. In questo luogo, durante degli scavi, vennero rinvenuti resti di un monastero bizantino del IV –VI secolo.