Ginevra Agliardi. Il progetto di Leopoldo Pollach per il giardino di villa Pesenti-Agliardi a Sombreno - Introduzione: differenze tra le versioni
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Versione attuale delle 12:54, 8 set 2011
“Il Pollach non ebbe grandi meriti; nulla egli fece che abbia un’impronta veramente personale ed anche la sua opera migliore altro non è che un’imitazione del maestro” . Se l’opinione della critica avesse confermato il giudizio della Del Convito, una tesi sul progetto del Giardino di Villa Pesenti-Agliardi di Leopoldo Pollach non sarebbe oggi di alcun interesse. Così però non è stato, anche se gli studi sull’opera dell’architetto austriaco non sono stati molti. La prima studiosa a occuparsi più approfonditamente di Leopoldo Pollach e a intuirne il valore e l’originalità fu l’ungherese Anna Zàdor . In realtà la sua attenzione era rivolta da principio al fratellastro di Pollach, Mihàly , l’importante architetto neoclassico attivo a Budapest. Da qui, per ricercare notizie al riguardo giunse fino all’Archivio di Stato di Milano, dove, inaspettatamente, scoprì un fondo archivistico denominato Carte Pollach: “Negli ultimi degli anni ’20 – racconta la stessa Zàdor - ho cercato nell’Archivio di Stato di Milano qualche documentazione sui rapporti tra la cultura neoclassica ungherese e quella italiana (…). Le mie ricerche ebbero successo, portandomi a ritrovare anche un fondo archivistico importantissimo per chiarire questo problema. L’imponente fondo suddetto si era formato da un lascito, arrivato alla fine dell’Ottocento per dono dell’archivista Corbetta all’Archivio di Stato di Milano, e venne inserito fra gli Archivi Privati, dono Corbetta, con la denominazione Carte Pollach. (…) Le Carte Pollach, contenevano il ricco fondo di uno studio professionale, comprendendo in maggior parte scritti, schizzi, disegni e documenti di Leopoldo Pollach e del figlio Giuseppe (…). Preparavo il manoscritto di una monografia sul Pollach, prima fra le pubblicazioni in Italia (…). Durante la guerra il manoscritto fu perduto. Un frammento di circa cento pagine dattiloscritte l’ho trovato tra le mie carte, e da questo attingo i dati comunicati nel presente scritto. Dopo la guerra, constatata la scomparsa dei miei scritti a Budapest, la perdita del manoscritto a Milano e la distruzione delle Carte Pollach nell’Archivio, il professor Nicodemi mi incoraggiò a scrivere un breve saggio pubblicato in italiano nel 1963” . Si tratta del primo articolo monografico dedicato a Leopoldo Pollach, tanto più importante perché basato su quelle Carte Pollach andate distrutte durante la guerra, come abbiamo appena letto. Tra l’altro, conteneva due planimetrie di giardini di Pollach, di cui oggi non si hanno altre notizie. Tra i risultati più significativi degli studi della Zàdor – che vanno dagli ultimi anni Venti fino ai Settanta - vi è proprio la critica di quella tesi che considerava Pollach un minore, semplice imitatore del maestro Piermarini. Questa tesi, tuttavia, era ancora viva alla fine degli anni Cinquanta nei giudizi di Paolo Mezzanotte e Giacomo Bascapé e sarà messa definitivamente in questione solo grazie agli studi di Gianni Mezzanotte, attento recensore di Pollach in un capitolo del volume Architettura neoclassica in Lombardia: siamo nel 1966. Dopo questa data sono da segnalare gli studi di Franca Dalmasso , che scoprì il progetto inedito di un giardino per Villa Mazzetti Grosso a Riva di Chieri. I suoi articoli al riguardo, apparsi nel 1973, sono i primi interamente dedicati ad un giardino di Pollach. Sui giardini dell’architetto austriaco, poi, scrisse pagine importanti – dopo quelle di Perogalli sul giardino di Villa Pesenti-Agliardi, di cui ci occuperemo in seguito - Gisella Galletti, nel saggio da lei curato per il catalogo della mostra I maestri di Brera (1975) , contribuendo così alla rivalutazione di questa parte della sua opera. Sull’argomento in seguito hanno dato significativi contributi anche Agostino Terranova, Renato Pallavicini (1978) e Fausto Testa (1995) . Nel 1978 ebbe luogo la prima ed unica mostra su Pollach. Il Teatro Sociale di Bergamo, infatti, opera dell’architetto austriaco, rischiava di essere demolito dal Comune di Bergamo. L’Associazione culturale Italia Nostra allora organizzò una mostra monografica con l’esplicita intenzione di rivalutare l’opera di Pollach e, di conseguenza, scongiurare il pericolo della demolizione dell’edificio. Il catalogo di quella mostra cominciava così: “un enigmatico dilemma continua a gravare sul personaggio: se sia opportuno dare credito alle poche perle fin qui conosciute della sua produzione, o piuttosto considerarlo eccezione fortunata del lavoro, per il resto discontinuo di un ‘minore’. Occorre sciogliere tale dilemma: questa mostra vuole esibire, almeno, che vi sono ormai i materiali sufficienti per farlo e in direzione positiva” . Il ragionamento pratico sottinteso era evidente: se Pollach non era un minore, allora non si poteva demolire il suo Teatro Sociale. La mostra sortì il suo effetto e, inoltre, fu occasione di nuovi studi e nuove scoperte. La più interessante, almeno nell’ambito dei giardini, fu il ritrovamento della planimetria della proprietà di Montecchio in Val Calepio. Dopo il Catalogo della Mostra di Italia Nostra, bisogna ricordare una serie di articoli di Laura Maggi, Paolo Prina e Silvia Berengo Gardin sui lavori di Pollach a Pavia . Laura Maggi pubblicò pure un articolo sul viaggio di Pollach a Roma , in cui riportava i disegni conservati al Gabinetto dei disegni del Castello di Milano . Come si vede, la letteratura – che verrà utilizzata e discussa nel corso di questa tesi - non è moltissima, seppur bastante a sfatare il luogo comune di un Pollach architetto minore. Con ciò è già detto anche il primo motivo che mi ha spinto ad occuparmi del progetto di un suo giardino, cioè l’interesse per un architetto per nulla di secondo piano e, tra l’altro, ancora non molto studiato. Il secondo motivo è la carenza di studi proprio sui suoi giardini – aspetto invece molto interessante – e in particolare su quello di Villa Pesenti-Agliardi, su cui esiste soltanto un articolo di Carlo Perogalli . Il terzo è la possibilità di accedere all’Archivio privato della famiglia Pesenti, finito in casa Agliardi, seguendo le vicende ereditarie. In esso si trova il progetto per il giardino della Villa Pesenti-Agliardi, composto da una planimetria e da numerose tavole, insieme ad altri importanti documenti scritti, tra cui il “diario del fattore”, che aiuta a ricostruire le fasi di costruzione della villa e del giardino. L’esistenza di un tale ricco materiale documentario è di per sé un fatto raro in confronto con la situazione documentaria relativa agli altri giardini dello stesso architetto. Soltanto sul giardino di Riva di Chieri esiste un archivio altrettanto ricco. Il progetto completo del giardino di Sombreno è presentato in seguito nella prima parte. Il quarto motivo che sta alla base di questa tesi è l’esistenza di diversi inediti, non ancora pubblicati e tanto meno studiati. Ho scoperto, per esempio, all’Archivio Storico Lombardo , quattro faldoni contenenti documenti inediti su Leopoldo Pollach (e suo figlio Giuseppe). Tra questi, oltre a numerose lettere, si trova un interessante “Inventario dei libri” posseduti dall’architetto austriaco. L’ho utilizzato per ricostruire la sua biblioteca e le sue letture, elemento filologicamente determinante per la valutazione di tutta la sua opera e anche del progetto del giardino di Sombreno. Ho inserito, inoltre, alla fine della tesi una lista completa degli archivi in cui sono conservati documenti di Pollach, con la descrizione dei relativi documenti Questo lavoro è articolato in tre parti, una sorta di tesi, antitesi e sintesi. La prima, infatti, è una semplice descrizione del progetto, completa di fotografie delle tavole e della planimetria, a cui è allegata una sintetica biografia del committente, Pietro Pesenti. La seconda si allontana apparentemente dall’oggetto specifico della tesi, cioè dal giardino di Sombreno, per soffermarsi su Pollach e il suo tempo, l’ambiente culturale in cui si formò, i suoi libri, le sue amicizie e i suoi viaggi. Tra i suoi libri mi soffermerò in modo particolare sulla trattatistica sui giardini del tempo. In questa parte si esamineranno anche più da vicino, seppur brevemente: lo sviluppo del landscape garden in Europa e in Italia in particolare; i giardini di Piermarini, maestro di Pollach; gli altri giardini di Pollach. La terza parte ritorna al progetto del giardino di Sombreno, forte delle acquisizioni su Pollach e il suo tempo, per tentarne una spiegazione. Il confronto del progetto in questione con le letture e i viaggi del suo autore, nonché con gli altri giardini del tempo e con gli altri giardini di Pollach, permetterà una analisi filologica, la riconduzione dei vari elementi alle loro fonti, favorendo, di conseguenza, la risposta alla domanda fondamentale: quanto è originale e quanto è riuscito il progetto del giardino di Villa Pesenti-Agliardi?