Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 4: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
 
(14 versioni intermedie di uno stesso utente non sono mostrate )
Riga 1: Riga 1:
 
Torna a '''[[Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 3]]'''
 
Torna a '''[[Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 3]]'''
  
A piedi dunque se n’andassimo nella Città al luogo, ove era la Chiesa, & Convento altre volte de Frati Zoccolanti, hora il tutto è rovinato, & a pena ve’n’appare forma alcuna. Arrivati ove era la Chiesa, calati con lumi da quattro scalini, entrassimo per un piciol uscio nel loco Santissimo ove era la casa, che hora si ritrova a Loreto: & si vede chiaramente il miracolo della trasportatione anco da luoghi, restati fabricati dell’istessa materia di calze, & mattoni. S. Elena madre di Costantino Imperatore, la quale fabricò, & adornò di Chiese, & Conventi molti de luoghi ove Giesù Christo Sig. nostro dimorò, patì, & fece miracoli, quì in particolare haveva fatta una bellissima Chiesa & convento, & era la Chiesa sopra il loco vacuo restato, & in memoria vi sono piantate due Colonne di marmore berettino nel mezzo, una nel luogo, ove la Vergine Santissima si ritrovava quando fu salutata, l’altra ove fu annunciata dall’Angelo. Qui ingienochiati, facendo oratione, ringratiassimo il grande Iddio, che ci havesse concessa tanta gratia di puoter arrivar a visitar il loco, ove s’incarnò la Salute dell’Universo, & contemplando le Santissime dimore, attioni & orationi ivi fatte della Regina dei Cieli, & gli operati misteri divini, non vi fu persona di noi che potesse ritener le lagrime: o come era caro a noi il dimorar in quel luogo; ma instandoci quegli Arabi al partire, doppò la troppo breve dimora d’un quarto d’hora, bacciato, & lambito quel sacrosanto suolo, uscissimo fuori, e caminando verso la valle, ove avevamo lasciati i Muli.  
+
Per continuar il nostro viaggio, & unirci alla Caravana, ci convenne ascendere un monte molto faticoso, che nella sommità apriva una bella pianura, benissimo coltivata: cavalcando giungessimo all’imbrunirsi del Cielo ad’Ottochiar, villaggio puoco discosto dal Monte Tabor, & allogiati nel Cane al solito, si facessimo cucinare il pesce, che ci riusci di pretioso gusto. Riposati la notte, la mattina seguente, che fu alli ventiotto, di buon hora, havendo prima detto al Caravan bassi, che ne desse la guida, & gli Arabi, che ne conducessero alla Città di Nazarette, che è lontana, & fuor di strada da quatro hore di camino, egli subito gli fece mettere all’ordine, & noi lasciando li servitori con le robbe dietro alla Caravana, montassimo a cavallo con la guida facendo il viaggio per boschi, & monti senza strada, o sentiero & in spatio di quatro hore in circa, nel calar d’un monte, havessimo sotto gl’occhi la hora quasi distrutta Città di Nazarette '''[56]''' al presente habitata dai peggiori huomini del Mondo, la qual e posta sopra una collina: e non fermandoci, giungessimo in una valletta piena di piante antiche d’Olive, quì uno di quelli Arabi, che ci haveva accompagnati, andò nella Città a parlar con li Governatori, acciò potessimo andar sicuramente a visitar il loco Santissimo di Nazarette '''[57]'''. Ritornò l’Arabo con uno de prencipali, che ci negò l’andata, se non gli pagavamo il cafarro; & con tutto che gli dicessimo haver pagato al Caravam bassi (d’accordo sorsi con quell’Arabo, che ne condusse) ci sforzò, se volevamo vedere il luogo a donargli altri diece reali tra tutti.
Havendo inteso che nel circonvicino luogo v’era la Fontana, ove la Vergine Santissima andava a pigliar l’acqua , pregassimo un di quegl’Arabi, che la ci insegnasse: egli doppo molte negative si ridisse a farlo per un donativo di quattro altri reali, ci condusse dunque al luogo, che può esser lontano dalla Citta un quarto di miglio, ove per materia dell’oratione, divota cosa ci fu il considerar le tante volte che a quella fonte per acqua se n’era andata la madre di Dio: & havendone ancora noi devotamente bevuto, molto consolati ritornassimo al viaggio, tirando verso il Monte Tabor, & cavalcando per monticelli in tre hore di viaggio fussimo alle radici di lui.  
+
 
Questo monte sale altissimo : è tutto posto in isola, e mirasi intorno alcuni monticelli, dietro alla costa, del quale per erto calle poggiando noi, havessimo l’intoppo d’un folto bosco, che ci tolse la comodità del cavalcare. Onde smontati lasciando alcuni alla guardia de muli s’inviassimo a piedi alla salita che ci riuscì molto difficile, tanto che prima del giunger alla sommità, ne convenne molte volte riposare. Nel resto del viaggio a piedi vi consumassimo circa due hore. Arrivati cola su stanchi, & molli di sudore, doppò alquanto di riposo, si dessimo a rimirar il sito. Nel sommo suo quel monte spiega una bellissima pianuretta di circuito circa un quarto di miglio, ove vedesi che anticamente sono stati belli edificij; di Chiese, & Monasterij . Hora vi si conservano solo in un luogo alquanto sotterra tre Capellette, ove Giesù Christo alla presenza de’ tre favoriti Apostoli suoi, Pietro, Giacomo, & Giovanni, si transfigurò apparendovi Moisè, & Helia.
+
A piedi dunque se n’andassimo nella Città al luogo, ove era la Chiesa, & Convento altre volte de Frati Zoccolanti, hora il tutto è rovinato, & a pena ve’n’appare forma alcuna. Arrivati ove era la Chiesa, calati con lumi da quattro scalini, entrassimo per un piciol uscio nel loco Santissimo ove era la casa, che hora si ritrova a Loreto: & si vede chiaramente il miracolo della trasportatione anco da luoghi, restati fabricati dell’istessa materia di calze, & mattoni. S. Elena madre di Costantino Imperatore, la quale fabricò, & adornò di Chiese, & Conventi molti de luoghi ove Giesù Christo Sig. nostro dimorò, patì, & fece miracoli, quì in particolare haveva fatta una bellissima Chiesa & convento, & era la Chiesa sopra il loco vacuo restato, & in memoria vi sono piantate due Colonne di marmore berettino '''[58]''' nel mezzo, una nel luogo, ove la Vergine Santissima si ritrovava quando fu salutata, l’altra ove fu annunciata dall’Angelo. Qui ingienochiati, facendo oratione, ringratiassimo il grande Iddio, che ci havesse concessa tanta gratia di puoter arrivar a visitar il loco, ove s’incarnò la Salute dell’Universo, & contemplando le Santissime dimore, attioni & orationi ivi fatte della Regina dei Cieli, & gli operati misteri divini, non vi fu persona di noi che potesse ritener le lagrime: o come era caro a noi il dimorar in quel luogo; ma instandoci quegli Arabi al partire, doppò la troppo breve dimora d’un quarto d’hora, bacciato, & lambito quel sacrosanto suolo, uscissimo fuori, e caminando verso la valle, ove avevamo lasciati i Muli.  
Quì havendo fatta oratione, & considerato come in quel luogo apunto vi era stato il Redentor del mondo, e vi haveva mostrato in parte i raggi della sua gloria, non mancassimo di pregare humilmente gratia di poter da questo, doppò la vita presente, salir al monte del Paradiso, & ivi goder gli immensi splendori della sua Maestà.
+
 
Nel riconoscere quella pianuretta ritrovassimo due grandi cisterne piene d’acqua, socorso oportuno all’ardente sete, che penosamente ci affligeva: indi riguardati i paesi circonvicini, che molto da longi si scoprono per esser altissimo il monte, & dimoratici più d’un hora & rinfrescati, ritornassimo giù per li medesimi dirupi al luogo, ove ci aspettavano con li muli, & rimontati, dietro alla guida in poco tempo venessimo ad’una pianura, ove la Caravana era allogiata. Smontati, & riposati ivi restammo all’aria fin all’alba del giorno seguente, che fu alli 29. di Marzo.
+
Havendo inteso che nel circonvicino luogo v’era la Fontana, ove la Vergine Santissima andava a pigliar l’acqua '''[59]''', pregassimo un di quegl’Arabi, che la ci insegnasse: egli doppo molte negative si ridisse a farlo per un donativo di quattro altri reali, ci condusse dunque al luogo, che può esser lontano dalla Citta un quarto di miglio, ove per materia dell’oratione, divota cosa ci fu il considerar le tante volte che a quella fonte per acqua se n’era andata la madre di Dio: & havendone ancora noi devotamente bevuto, molto consolati ritornassimo al viaggio, tirando verso il Monte Tabor, & cavalcando per monticelli in tre hore di viaggio fussimo alle radici di lui.
All’alba dunque inviandoci, & cavalcando per pianure, & colli di molta fertilità a mezzo il camino intorno vedessimo à piedi d’un monte la Città di Nain, ove Giesù Christo Signor nostro resuscitò il figliolo della vedova; se bene non si vede Nain, ma solo le vestigia di quella Città , ch’hora poco più che le vestigia vi restano di lei: & seguitando a mezzo giorno arrivassimo a Gienin Castello , ove riposassimo in una bella pianura, apresso ad un fonte il resto del giorno. Verso la sera venne l’Emir riscotitor del Cafarro, & fece comandamento, che tutta la Caravana si riducesse ad’allogiar al solito nel Cane; s’ubedì, & quì si restò tutta la notte. La matina seguente, che fu alli trenta quando si pensavamo partirsi per tempo, l’Emir che riscoteva il Cafarro, dimandò quasi il doppio del solito, onde vi fu molto che gridare, & poco mancovi, che non si venesse alle mani col Caravam bassi, & gli altri principali della caravana; & se noi non eravamo accordati col detto Caravan bassi, eravamo costretti pagar diece cechini per testa; ma ci fu tanto che dire, & che fare, che passo mezzo giorno prima che fusse composta la cosa. Questo è il peggior luogo che si passi, & il più grosso Cafarro, che si paghi in tutto quello viaggio, essendone patrone un Arabo crudele. Nel riscotersi il danaro tocorno a molti poveri Armeni, & ad altri Christiani del paese molte indegne percosse. Quasi ad’hora di vespro si movessimo al viaggio, e cavalcando poche hore, arrivassimo in una pianura tra due monti, ove di novo fussimo incontrati da un altro Capo d’Arabi, che ne fece fermare la notte in detto luogo; & la matina seguente, che fu l’ultimo del mese ne fece pagare un altro Cafarro. Indi usciti cavalcando, vedessimo puoco giù di strada le vestigie di Sebesten , Citta, & la Chiesa di Santo Gio.Battista eretta, ove il detto Santo fu decollato; & in un prato alcune colonne in piedi, & alcune cadute, & rovinate, et pare esservi stato un bel theatro; & seguendo sin doppo il mezzo giorno arrivassimo alla Città di Napolosa , detta già, Sicar, ove riposassimo tutto il resto del giorno: è assai bella & habitata questa Città; & giace in una valetta, tra due monticelli.  
+
 
 +
Questo monte sale altissimo '''[60]''': è tutto posto in isola, e mirasi intorno alcuni monticelli, dietro alla costa, del quale per erto calle poggiando noi, havessimo l’intoppo d’un folto bosco, che ci tolse la comodità del cavalcare. Onde smontati lasciando alcuni alla guardia de muli s’inviassimo a piedi alla salita che ci riuscì molto difficile, tanto che prima del giunger alla sommità, ne convenne molte volte riposare. Nel resto del viaggio a piedi vi consumassimo circa due hore. Arrivati cola su stanchi, & molli di sudore, doppò alquanto di riposo, si dessimo a rimirar il sito. Nel sommo suo quel monte spiega una bellissima pianuretta di circuito circa un quarto di miglio, ove vedesi che anticamente sono stati belli edificij; di Chiese, & Monasterij '''[61]'''. Hora vi si conservano solo in un luogo alquanto sotterra tre Capellette, ove Giesù Christo alla presenza de’ tre favoriti Apostoli suoi, Pietro, Giacomo, & Giovanni, si transfigurò '''[62]''' apparendovi Moisè, & Helia.
 
   
 
   
 +
Quì havendo fatta oratione, & considerato come in quel luogo apunto vi era stato il Redentor del mondo, e vi haveva mostrato in parte i raggi della sua gloria, non mancassimo di pregare humilmente gratia di poter da questo, doppò la vita presente, salir al monte del Paradiso, & ivi goder gli immensi splendori della sua Maestà.
 +
 +
Nel riconoscere quella pianuretta ritrovassimo due grandi cisterne piene d’acqua, socorso oportuno all’ardente sete, che penosamente ci affligeva: indi riguardati i paesi circonvicini, che molto da longi si scoprono per esser altissimo il monte, & dimoratici più d’un hora & rinfrescati, ritornassimo giù per li medesimi dirupi al luogo, ove ci aspettavano con li muli, & rimontati, dietro alla guida in poco tempo venessimo ad’una pianura, ove la Caravana era allogiata. Smontati, & riposati ivi restammo all’aria fin all’alba del giorno seguente, che fu alli 29 di Marzo.
 +
 +
All’alba dunque inviandoci, & cavalcando per pianure, & colli di molta fertilità a mezzo il camino intorno vedessimo à piedi d’un monte la Città di Nain, ove Giesù Christo Signor nostro resuscitò il figliolo della vedova; se bene non si vede Nain, ma solo le vestigia di quella Città '''[63]''', ch’hora poco più che le vestigia vi restano di lei: & seguitando a mezzo giorno arrivassimo a Gienin Castello '''[64]''', ove riposassimo in una bella pianura, apresso ad un fonte il resto del giorno. Verso la sera venne l’Emir riscotitor del Cafarro, & fece comandamento, che tutta la Caravana si riducesse ad’allogiar al solito nel Cane; s’ubedì, & quì si restò tutta la notte. La matina seguente, che fu alli trenta quando si pensavamo partirsi per tempo, l’Emir che riscoteva il Cafarro, dimandò quasi il doppio del solito, onde vi fu molto che gridare, & poco mancovi, che non si venesse alle mani col Caravam bassi, & gli altri principali della caravana; & se noi non eravamo accordati col detto Caravan bassi, eravamo costretti pagar diece cechini per testa; ma ci fu tanto che dire, & che fare, che passo mezzo giorno prima che fusse composta la cosa. Questo è il peggior luogo che si passi, & il più grosso Cafarro, che si paghi in tutto quello viaggio, essendone patrone un Arabo crudele. Nel riscotersi il danaro tocorno a molti poveri Armeni, & ad altri Christiani del paese molte indegne percosse. Quasi ad’hora di vespro si movessimo al viaggio, e cavalcando poche hore, arrivassimo in una pianura tra due monti, ove di novo fussimo incontrati da un altro Capo d’Arabi, che ne fece fermare la notte in detto luogo; & la matina seguente, che fu l’ultimo del mese ne fece pagare un altro Cafarro. Indi usciti cavalcando, vedessimo puoco giù di strada le vestigie di Sebesten '''[65]''', Citta, & la Chiesa di Santo Gio. Battista eretta, ove il detto Santo fu decollato; & in un prato alcune colonne in piedi, & alcune cadute, & rovinate, et pare esservi stato un bel theatro; & seguendo sin doppo il mezzo giorno arrivassimo alla Città di Napolosa '''[66]''', detta già, Sicar, ove riposassimo tutto il resto del giorno: è assai bella & habitata questa Città; & giace in una valetta, tra due monticelli.
 +
 +
La mattina seguente, che fu il primo d’Aprile doppo un longo contrasto, & disturbo per l’interesse del Cafarro, inviatisi fuori della porta circa a un miglio, alquanto giu di strada, a man manca, ne fu mostrato il luogo, ove è il pozzo; sopra’l quale assiso Nostro Signore dimandò da bere alla Samaritana, dal quale benché con fatica levati alcuni sassi dalla bocca, cavassimo acqua, & per devotione ne bevessimo. V’era quì anco per memoria del tutto, fatta una bella Chiesa, ma l’insulto del tempo, o degl’huomini l’havea distrutta '''[67]'''. Seguitando il viaggio per una bella pianuretta, & per monticelli assai abondanti d’olive, verso sera arrivassimo a Canlate, & allogiassimo alla campagna. La mattina seguente, che fu alli doi d’Aprile, levati all’aurora, & cavalcando, a mezza mattina da un alto colle, vedessimo di lontano la desiata, bramata, sospirara Santa Città di Gierusalemme, onde subito balzati per allegrezza da Cavallo, basciata la terra con giubilo infinito, cantassimo il ''Te Deum laudamus''.
 +
 +
Rimontati, senza aspettar il resto della Caravana, cavalcando di buon passo, per colli, & pianure, che tutte tempestate vedevansi d’infinite roine di Theatri, aquedotti, & Edifitij, quasi tutti spianati fin alli fondamenti, passata l’hora di mezzo giorno, arrivassimo alla Città, & ne fu detto, che andassimo alla porta chiamata, Babel Cali, che di la entraressimo.
  
Carta della Palestina, dal Pauli, codice diplomatico del Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano (Roma, 1594)
 
La mattina seguente, che fu il primo d’Aprile doppo un longo contrasto, & disturbo per l’interesse del Cafarro, inviatisi fuori della porta circa a un miglio, alquanto giu di strada, a man manca, ne fu mostrato il luogo, ove è il pozzo; sopra’l quale assiso Nostro Signore dimandò da bere alla Samaritana, dal quale benché con fatica levati alcuni sassi dalla bocca, cavassimo acqua, & per devotione ne bevessimo. V’era quì anco per memoria del tutto, fatta una bella Chiesa, ma l’insulto del tempo, o degl’huomini l’havea distrutta . Seguitando il viaggio per una bella pianuretta, & per monticelli assai abondanti d’olive, verso sera arrivassimo a Canlate, & allogiassimo alla campagna. La mattina seguente, che fu alli doi d’Aprile, levati all’aurora, & cavalcando, a mezza mattina da un alto colle, vedessimo di lontano la desiata, bramata, sospirara Santa Città di Gierusalemme, onde subito balzati per allegrezza da Cavallo, basciata la terra con giubilo infinito, cantassimo il Te Deum laudamus.
 
Rimontati, senza aspettar il resto della Caravana, cavalcando di buon passo, per colli, & pianure, che tutte tempestate vedevansi d’infinite roine di Theatri, aquedotti, & Edifitij, quasi tutti spianati fin alli fondamenti, passata l’hora di mezzo giorno, arrivassimo alla Città, & ne fu detto, che andassimo alla porta chiamata, Babel Cali, che di la entraressimo.
 
 
Quì dismontati, mandassimo aviso al Convento, al Reverendo Padre Guardiano della nostra venuta, il quale mandò il Truciman maggiore, per la licenza del Sangiacco, & ottenutala, ne venne à ritrovar alla porta, ne fece entrare, & ne condusse al Convento, ove fussimo incontrati da molti di quei Reverendi Padri, & molto accarezzati da tutti, & in particolare da quelli, che erano venuti in nostra compagnia da Vinegia, fino in Cipro. & havendo prima buona pezza discorso delle cose a loro, & a noi avvenute per il viaggio, è doppò presa la refettione, che tra tanto altri ci haveano apprestata, passassimo il restante di quel giorno fino presso a sera, visitando divotamente la desiata Chiesa, & rimirando quel puoco commodo Convento.
 
Quì dismontati, mandassimo aviso al Convento, al Reverendo Padre Guardiano della nostra venuta, il quale mandò il Truciman maggiore, per la licenza del Sangiacco, & ottenutala, ne venne à ritrovar alla porta, ne fece entrare, & ne condusse al Convento, ove fussimo incontrati da molti di quei Reverendi Padri, & molto accarezzati da tutti, & in particolare da quelli, che erano venuti in nostra compagnia da Vinegia, fino in Cipro. & havendo prima buona pezza discorso delle cose a loro, & a noi avvenute per il viaggio, è doppò presa la refettione, che tra tanto altri ci haveano apprestata, passassimo il restante di quel giorno fino presso a sera, visitando divotamente la desiata Chiesa, & rimirando quel puoco commodo Convento.
 +
 +
 +
 +
Vai a '''[[Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 5]]'''
  
  
 
'''NOTE'''
 
'''NOTE'''
  
Il Cairo è in verità a 30° di latitudine.
+
'''[56]''' I numerosi luoghi di culto cristiani, cappelle o basiliche, che sorsero lungo i secoli, vennero completamente distrutti durante le persecuzioni contro i cristiani. Fra questi vi era un sontuoso tempio a tre navate eretto al tempo dei Crociati da Tancredi, principe della Galilea. Esso fu raso al suolo dal feroce Bibaris nel 1263. Solo nel 1620, quindi otto anni dopo la visita di Pesenti, i Francescani ottennero il permesso di costruire sopra la grotta dell’Annunciazione una modesta chiesa, demolita poi nel 1955 per far posto all’attuale basilica.
  Rosetta, Rashid in arabo, si trova sulla riva destra del braccio occidentale del Nilo, a una decina di chilometri dalla foce, e a circa 180 km in linea d’aria dal Cairo. La città sorse nel sec. IX, probabilmente sulle rovine di un antico centro. Nel ‘600 e ‘700 era il principale porto egiziano, ma in seguito perse importanza e decadde a causa delll’espansione del porto di Alessandria.
+
 
  Si riferisce al piccolo braccio di mare che collega la baia di Idku con il famoso golfo di Abu Qir, tra Rosetta e Alessandria.
+
'''[57]''' Nazareth sorge a circa 120 km da Gerusalemme, a 350-400m s.l.m., ossia sugli ultimi contrafforti verdeggianti dei monti di Galilea. Ai tempi di Gesù era un piccolo e sconosciuto villaggio. Fin dai primi tempi del cristianesimo venne considerato luogo di culto e nel corso dei secoli sorsero numerose cappelle e basiliche, puntualmente distrutte durante le persecuzioni che si abbatterono a Nazareth contro i cristiani. Tra gli edifici più sontuosi vi fu il tempio a tre navate, costruito al tempo dei crociati da Tancredi, principe di Galilea. Raso al suolo nel 1263 per opera del feroce Bibaris; solo nel 1620, quindi sette anni dopo il pellegrinaggio di Pesenti, i Francescani poterono tornare e curare la costruzione di una modesta chiesa posta sopra la grotta dell’Annunciazione. Nel 1955 la costruzione francescana venne demolita per far posto all’attuale Basilica.
  È curioso che Pesenti, molto probabilmente informato dalla gente del posto, creda che i camaleonti vivano d’aria; questi animali infatti si cibano di insetti che catturano con la lingua vischiosa che viene estroflessa con movimento rapidissimo. Questa peculiare modalità di cibarsi può forse aver originato la credenza che il camaleonte viva d’aria.
+
 
  Attualmente è il principale porto egiziano sul Mediterraneo; si trova all’estremità occidentale del delta del Nilo su una stretta lingua di terra compresa tra il Mediterraneo e una laguna (lago Maryù). La distanza da Rosetta ad Alessandria è di una sessantina di km.
+
'''[58]''' Grigio.
  Alessandria venne fondata da Alessandro Magno nel 332-331 a.C. a ovest del delta del Nilo e fu la capitale dell’Egitto ellenistico; punto di incontro più importante per gli scambi culturali e commerciali tra oriente e occidente e quindi con una grandissima tradizione culturale. Dopo secoli ricchi di storia in cui la città occupò una posizione di spicco da un punto di vista sia economico che culturale, nel 642 Alessandria venne occupata dagli arabi e, con la fondazione del Cairo come capitale (sec. X), iniziò il suo declino politico e culturale. Dal 1517 venne a far parte dell’impero ottomano fino all’occupazione napoleonica, vivendo un lungo periodo di abbandono, tant’è che pochi e scarsamente significativi sono i resti del periodo islamico: il forte di Qā’it Bey, costruito sul luogo dell’antico faro, e alcune moschee ottomane del ‘600, che probabilmente Pesenti non vide. Anche i reperti archeologici degli antichi splendori ellenistici sono poveri e dispersi, costituiti essenzialmente da mura, colonne, fondazioni, elementi architettonici e numerose sculture, perché oltre al famoso incendio del 48 a.C. che distrusse la prima biblioteca del mondo antico, la biblioteca del Serapeo, ricca di 700.000 volumi, la città conobbe nei secoli varie devastazioni, le ultime delle quali apportate dalla dominazione araba. La ripresa di Alessandria dovrà attendere fino all’inizio dell’’800 e si consoliderà con il taglio dell’istmo di Suez (1869) e l’occupazione inglese (1882).
+
 
  Il forte di Qā’it Bey (v. nota precedente).
+
'''[59]''' Si tratta dell’unica fontana pubblica esistente nella Nazareth vecchia. Una leggenda tramandata dai vangeli apocrifi narra che qui la Madonna era solita attingere l’acqua e che proprio qui ebbe la prima apparizione dell’arcangelo Gabriele che le rivolse il saluto: “Ave, o piena di grazia!”
  La polacca era un veliero da trasporto con due o tre alberi e il bompresso, in uso nel Mediterraneo.
+
 
  Bottarga, ossia uova di muggine presate e seccate sotto sale.
+
'''[60]''' La vetta del monte Tabor è a 588m s.l.m., ma la strada che vi porta è molto ripida e con numerosi e stretti tornanti.
  In un veliero con o tre o più alberi il trinchetto è il primo albero dal lato di prora. Lo stesso nome viene dato al pennone più basso dell’albero di trinchetto e alla vela inferiore e più ampia inferita a tale pennone.
+
 
  Nei velieri a vele quadre la gabbia è la seconda vela dell’albero di maestra, a partire dal basso.
+
'''[61]''' Fin dal IV secolo il monte Tabor venne costellato di chiese e monasteri e non solo sulla spianata: la prima costruzione probabilmente fu un monumento sacro dedicato alla Trasfigurazione di Gesù eretto nel IV secolo nell’angolo Sud-Est della spianata. Più tardi, nel VI secolo, si aggiunsero tre basiliche, a memoria delle tre “tende” di cui parla Pietro nel Vangelo di Matteo. Giunti i Crociati, con il principe di Galilea Tancredi, ingrandirono e abbellirono il suddetto santuario e vi costruirono un’abbazia attigua. Essi circondarono quindi le costruzioni con una cinta fortificata affidandole, poi ai monaci benedettini. Scelta indubbiamente oculata, tant’è che nella parte Nord della spianata, non fortificata, nel 1183 giunsero le truppe distruttrici di Saladino che compirono un’orribile strage di monaci, senza però riuscire a forzare le porte dell’abbazia benedettina. Dopo la sconfitta dei Crociati a Hattin (1187), con i Saraceni iniziò la rovina del Santuario, che venne poi completamente distrutto dal feroce sultano Malek al-Adel nel 1211-1212. Del periodo saraceno è rimasta fino ad oggi una bella torre della fortezza. Durante la tregua conclusa da Federico II nel 1229 e durata dieci anni, la Basilica fu ricostruita dai cristiani, anche se in forma più modesta. Anche questa però venne distrutta nel 1263, ad opera del sultano Bibaris, lo stesso che distrusse anche la basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Seguì un periodo di totale abbandono durato per quasi quattro secoli, fino cioè al 1631, allorché i Francescani riuscirono ad entrare in possesso dei ruderi dell’antichissimo Santuario.
  Vento di libeccio; termine che deriva dall’arabo “garbī”, ossia “occidentale”.
+
 
  Per orza si intende il lato dell’imbarcazione verso il quale soffia il vento, cioè il lato sopravvento. Orza è anche il cavo che serve a tesare la vela dal lato di sopravvento. “Navigare di orza”, o orzare, significa quindi navigare con la prora orientata verso la direzione da cui spira il vento.
+
'''[62]''' In realtà gli evangelisti non dicono dove sia avvenuta la Trasfigurazione. Alcuni esegeti infatti pensano che si potrebbe collocare sul monte Ermon, citato insieme al Tabor, nel salmo 88 tra le meraviglie della creazione “per celebrare il nome di Dio”. Secondo questi studiosi alcuni dubbi sulla identificazione del monte Tabor come monte della Trasfigurazione sorgono a motivo del fatto che occorrevano sei giorni di cammino a piccole tappe di 25 km al giorno per andare da Cesarea di Filippo, dove si trovava Gesù con i discepoli al momento della confessione di fede di Pietro, alla cima dell’”alto monte”, come viene definito dall’evangelista Marco. Tuttavia la tradizione che vuole come luogo della Trasfigurazione il monte Tabor, è antichissima: tramite la testimonianza di Origene, al principio del III secolo, si può far risalire quasi a tempi apostolici. Il Tabor si considera una montagna unica in Palestina a causa delle sue pittoresche caratteristiche, per la vegetazione e per la bellezza del suo panorama.
  La bolina (meno frequentemente chiamata anche borina, bulina o burina) è il cavo applicato all’orlo di una vela quadra per tesarla e farle così prendere quanto più vento possibile. La navigazione di bolina è la rotta di una nave a vela che stringa al massimo il vento, quasi risalendo contro di esso.
+
 
  Per la precisione il mozzo era un giovane di età inferiore ai diciott’anni, che non avesse ancora compiuto i 24 mesi di navigazione, imbarcato su una nave mercantile per apprendere il mestiere di marinaio e addetto a i servizi secondari di bordo.
+
'''[63]''' Il villaggio conserva ancora oggi lo stesso nome. Nain si trova a circa 10 km a Sud-Est di Nazareth, sul versante settentrionale del monte More. Al tempo di Gesù probabilmente era un villaggio abbastanza grande; nei pressi di Nain si possono vedere delle tombe scavate nella roccia che potrebbero risalire ai tempi di Gesù. È possibile che all’epoca della visita di Pesenti fossero ancora visibili i resti di un’antica chiesa edificata a memoria del miracolo della resurrezione del figlio unico della vedova compiuto in questo luogo da Gesù. Sulle rovine di questa antica chiesa nel 1880 i Francescani costruirono una cappella.
  La peota era una barca veneziana di media grandezza, a più remi o a vela. “Peota” è quindi anche la denominazione veneziana di “pilota”, che un tempo era colui che guidava la nave lungo la rotta stabilita.
+
 
  La botte era un’antica unità di misura di stazza, equivalente ad una tonnellata.
+
'''[64]''' Attuale Djenin, una trentina di chilometri a sud di Nazareth.
  Barberia, attuale Maghreb.
+
 
  Corrispondeva al punto più settentrionale della Cirenaica (oggi in Libia).
+
'''[65]''' Sebaste, oggi chiamata Sebastiyè, si trova a 77 km da Gerusalemme. Secondo la tradizione nella vicinanze di questo villaggio, a sud-est della collina dove sorgeva Samaria, venne sepolto San Giovanni Battista. Per custodirne il cenotafio nel IV secolo venne costruita una basilica, sostituita poi nel XII secolo, al tempo dei crociati, da una nuova chiesa. Attualmente sulle rovine di questa chiesa sorge una moschea. Secondo alcuni studiosi la sepoltura di Giovanni Battista a Sebaste è solo una leggenda senza alcun fondamento, in quanto i discepoli con tutta probabilità seppellirono Giovanni in Trasgiordania, a Macheronte, dove era stato ucciso. A Sebaste si venerano anche i sepolcri dei profeti Eliseo e Abdia. La città è anche conosciuta perché vi predicò con molto successo il diacono Filippo e fu visitata dagli Apostoli Pietro e Giovanni.
  La fusta era una nave strutturalmente analoga alla galea, ma più piccola e quindi più agile e veloce, con 18 o 22 remi per lato e una vela latina, cioè triangolare. Era usata per lo più dai pirati del Mediterraneo tra il XIV e il XVII secolo. “Per potenziare al massimo le capacità di manovra, i barbareschi tesero costantemente a rendere più leggere le loro galere riducendo al minimo indispensabile l’artiglieria di bordo, le munizioni e le scorte idriche e alimentari.” (cfr. M. LENCI, op. cit).
+
 
  La guardia della diana sulle navi era il turno di guardia dalle quattro alle otto del mattino.
+
'''[66]''' Naplusa, attuale capoluogo della Samaria.
  Per brigantino si intende un veliero con due alberi a vele quadre e bompresso; talora ha una randa alla vela maestra.  
+
 
  Questi erano gli inconvenienti delle imbarcarcazioni non dotate di remi e vogatori, senza altro mezzo propulsivo che non fosse il sistema velico.
+
'''[67]''' Nel IV secolo fu costruita sopra il pozzo una chiesa, danneggiata poi dalle rivolte dei samaritani del 484 e del 529. La costruzione venne restaurata sotto l’imperatore Giustiniano (528-565), ma poi andò in rovina. Più tardi i Crociati vi costruirono un tempio a tre navate, che fu a sua volta distrutto verso il 1187 e restaurato solo in tempi recenti, quindi Pesenti non trovò in questo luogo che antiche rovine.
  Etna.
+
  Il Capo Spartivento si trova all’estremità sud-orientale della Calabria.
+
  Le petriere erano armi da fuoco, una sorta di bombardelle che lanciavano in un sol colpo una ventina di palle di pietra di un chilo di peso ognuna (V. T. Argiolas, op. cit).
+
  La tartana è una grossa barca da carico e da pesca con un albero a vela latina e uno o più fiocchi.
+
  Considerata la situazione di isolamento dei 25 giorni di navigazione, viene risparmiato alla ciurma l’obbligo della quarantena, secondo cui tutti i membri dell’equipaggio provenienti da località sospette avrebbero dovuto sostare lontano dai porti per un periodo determinato di giorni, generalmente 40, per verificare che non fossero portatori di malattie contagiose. Tale provvedimento era stato istituito in seguito alla tremenda epidemia di peste diffusasi in Europa nel 1347 proprio a causa di dodici galere genovesi provenienti da Caffa, colonia genovese sul mar Nero, che portavano inconsapevolmente a bordo i topi portatori del terribile bacillo.
+
La feluca era una nave piccola e lunga, stretta e leggera, con due alberi a vele latine e otto o dodici remi che permettevano all’imbarcazione di viaggiare anche in condizioni di vento sfavorevoli.
+
  Tropea.
+
  Amantea.
+
  Palinuro.
+
  Acciaroli, attualmente in Campania.
+
  Capri.
+
  Banditore, araldo.
+

Versione attuale delle 16:21, 6 ott 2009

Torna a Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 3

Per continuar il nostro viaggio, & unirci alla Caravana, ci convenne ascendere un monte molto faticoso, che nella sommità apriva una bella pianura, benissimo coltivata: cavalcando giungessimo all’imbrunirsi del Cielo ad’Ottochiar, villaggio puoco discosto dal Monte Tabor, & allogiati nel Cane al solito, si facessimo cucinare il pesce, che ci riusci di pretioso gusto. Riposati la notte, la mattina seguente, che fu alli ventiotto, di buon hora, havendo prima detto al Caravan bassi, che ne desse la guida, & gli Arabi, che ne conducessero alla Città di Nazarette, che è lontana, & fuor di strada da quatro hore di camino, egli subito gli fece mettere all’ordine, & noi lasciando li servitori con le robbe dietro alla Caravana, montassimo a cavallo con la guida facendo il viaggio per boschi, & monti senza strada, o sentiero & in spatio di quatro hore in circa, nel calar d’un monte, havessimo sotto gl’occhi la hora quasi distrutta Città di Nazarette [56] al presente habitata dai peggiori huomini del Mondo, la qual e posta sopra una collina: e non fermandoci, giungessimo in una valletta piena di piante antiche d’Olive, quì uno di quelli Arabi, che ci haveva accompagnati, andò nella Città a parlar con li Governatori, acciò potessimo andar sicuramente a visitar il loco Santissimo di Nazarette [57]. Ritornò l’Arabo con uno de prencipali, che ci negò l’andata, se non gli pagavamo il cafarro; & con tutto che gli dicessimo haver pagato al Caravam bassi (d’accordo sorsi con quell’Arabo, che ne condusse) ci sforzò, se volevamo vedere il luogo a donargli altri diece reali tra tutti.

A piedi dunque se n’andassimo nella Città al luogo, ove era la Chiesa, & Convento altre volte de Frati Zoccolanti, hora il tutto è rovinato, & a pena ve’n’appare forma alcuna. Arrivati ove era la Chiesa, calati con lumi da quattro scalini, entrassimo per un piciol uscio nel loco Santissimo ove era la casa, che hora si ritrova a Loreto: & si vede chiaramente il miracolo della trasportatione anco da luoghi, restati fabricati dell’istessa materia di calze, & mattoni. S. Elena madre di Costantino Imperatore, la quale fabricò, & adornò di Chiese, & Conventi molti de luoghi ove Giesù Christo Sig. nostro dimorò, patì, & fece miracoli, quì in particolare haveva fatta una bellissima Chiesa & convento, & era la Chiesa sopra il loco vacuo restato, & in memoria vi sono piantate due Colonne di marmore berettino [58] nel mezzo, una nel luogo, ove la Vergine Santissima si ritrovava quando fu salutata, l’altra ove fu annunciata dall’Angelo. Qui ingienochiati, facendo oratione, ringratiassimo il grande Iddio, che ci havesse concessa tanta gratia di puoter arrivar a visitar il loco, ove s’incarnò la Salute dell’Universo, & contemplando le Santissime dimore, attioni & orationi ivi fatte della Regina dei Cieli, & gli operati misteri divini, non vi fu persona di noi che potesse ritener le lagrime: o come era caro a noi il dimorar in quel luogo; ma instandoci quegli Arabi al partire, doppò la troppo breve dimora d’un quarto d’hora, bacciato, & lambito quel sacrosanto suolo, uscissimo fuori, e caminando verso la valle, ove avevamo lasciati i Muli.

Havendo inteso che nel circonvicino luogo v’era la Fontana, ove la Vergine Santissima andava a pigliar l’acqua [59], pregassimo un di quegl’Arabi, che la ci insegnasse: egli doppo molte negative si ridisse a farlo per un donativo di quattro altri reali, ci condusse dunque al luogo, che può esser lontano dalla Citta un quarto di miglio, ove per materia dell’oratione, divota cosa ci fu il considerar le tante volte che a quella fonte per acqua se n’era andata la madre di Dio: & havendone ancora noi devotamente bevuto, molto consolati ritornassimo al viaggio, tirando verso il Monte Tabor, & cavalcando per monticelli in tre hore di viaggio fussimo alle radici di lui.

Questo monte sale altissimo [60]: è tutto posto in isola, e mirasi intorno alcuni monticelli, dietro alla costa, del quale per erto calle poggiando noi, havessimo l’intoppo d’un folto bosco, che ci tolse la comodità del cavalcare. Onde smontati lasciando alcuni alla guardia de muli s’inviassimo a piedi alla salita che ci riuscì molto difficile, tanto che prima del giunger alla sommità, ne convenne molte volte riposare. Nel resto del viaggio a piedi vi consumassimo circa due hore. Arrivati cola su stanchi, & molli di sudore, doppò alquanto di riposo, si dessimo a rimirar il sito. Nel sommo suo quel monte spiega una bellissima pianuretta di circuito circa un quarto di miglio, ove vedesi che anticamente sono stati belli edificij; di Chiese, & Monasterij [61]. Hora vi si conservano solo in un luogo alquanto sotterra tre Capellette, ove Giesù Christo alla presenza de’ tre favoriti Apostoli suoi, Pietro, Giacomo, & Giovanni, si transfigurò [62] apparendovi Moisè, & Helia.

Quì havendo fatta oratione, & considerato come in quel luogo apunto vi era stato il Redentor del mondo, e vi haveva mostrato in parte i raggi della sua gloria, non mancassimo di pregare humilmente gratia di poter da questo, doppò la vita presente, salir al monte del Paradiso, & ivi goder gli immensi splendori della sua Maestà.

Nel riconoscere quella pianuretta ritrovassimo due grandi cisterne piene d’acqua, socorso oportuno all’ardente sete, che penosamente ci affligeva: indi riguardati i paesi circonvicini, che molto da longi si scoprono per esser altissimo il monte, & dimoratici più d’un hora & rinfrescati, ritornassimo giù per li medesimi dirupi al luogo, ove ci aspettavano con li muli, & rimontati, dietro alla guida in poco tempo venessimo ad’una pianura, ove la Caravana era allogiata. Smontati, & riposati ivi restammo all’aria fin all’alba del giorno seguente, che fu alli 29 di Marzo.

All’alba dunque inviandoci, & cavalcando per pianure, & colli di molta fertilità a mezzo il camino intorno vedessimo à piedi d’un monte la Città di Nain, ove Giesù Christo Signor nostro resuscitò il figliolo della vedova; se bene non si vede Nain, ma solo le vestigia di quella Città [63], ch’hora poco più che le vestigia vi restano di lei: & seguitando a mezzo giorno arrivassimo a Gienin Castello [64], ove riposassimo in una bella pianura, apresso ad un fonte il resto del giorno. Verso la sera venne l’Emir riscotitor del Cafarro, & fece comandamento, che tutta la Caravana si riducesse ad’allogiar al solito nel Cane; s’ubedì, & quì si restò tutta la notte. La matina seguente, che fu alli trenta quando si pensavamo partirsi per tempo, l’Emir che riscoteva il Cafarro, dimandò quasi il doppio del solito, onde vi fu molto che gridare, & poco mancovi, che non si venesse alle mani col Caravam bassi, & gli altri principali della caravana; & se noi non eravamo accordati col detto Caravan bassi, eravamo costretti pagar diece cechini per testa; ma ci fu tanto che dire, & che fare, che passo mezzo giorno prima che fusse composta la cosa. Questo è il peggior luogo che si passi, & il più grosso Cafarro, che si paghi in tutto quello viaggio, essendone patrone un Arabo crudele. Nel riscotersi il danaro tocorno a molti poveri Armeni, & ad altri Christiani del paese molte indegne percosse. Quasi ad’hora di vespro si movessimo al viaggio, e cavalcando poche hore, arrivassimo in una pianura tra due monti, ove di novo fussimo incontrati da un altro Capo d’Arabi, che ne fece fermare la notte in detto luogo; & la matina seguente, che fu l’ultimo del mese ne fece pagare un altro Cafarro. Indi usciti cavalcando, vedessimo puoco giù di strada le vestigie di Sebesten [65], Citta, & la Chiesa di Santo Gio. Battista eretta, ove il detto Santo fu decollato; & in un prato alcune colonne in piedi, & alcune cadute, & rovinate, et pare esservi stato un bel theatro; & seguendo sin doppo il mezzo giorno arrivassimo alla Città di Napolosa [66], detta già, Sicar, ove riposassimo tutto il resto del giorno: è assai bella & habitata questa Città; & giace in una valetta, tra due monticelli.

La mattina seguente, che fu il primo d’Aprile doppo un longo contrasto, & disturbo per l’interesse del Cafarro, inviatisi fuori della porta circa a un miglio, alquanto giu di strada, a man manca, ne fu mostrato il luogo, ove è il pozzo; sopra’l quale assiso Nostro Signore dimandò da bere alla Samaritana, dal quale benché con fatica levati alcuni sassi dalla bocca, cavassimo acqua, & per devotione ne bevessimo. V’era quì anco per memoria del tutto, fatta una bella Chiesa, ma l’insulto del tempo, o degl’huomini l’havea distrutta [67]. Seguitando il viaggio per una bella pianuretta, & per monticelli assai abondanti d’olive, verso sera arrivassimo a Canlate, & allogiassimo alla campagna. La mattina seguente, che fu alli doi d’Aprile, levati all’aurora, & cavalcando, a mezza mattina da un alto colle, vedessimo di lontano la desiata, bramata, sospirara Santa Città di Gierusalemme, onde subito balzati per allegrezza da Cavallo, basciata la terra con giubilo infinito, cantassimo il Te Deum laudamus.

Rimontati, senza aspettar il resto della Caravana, cavalcando di buon passo, per colli, & pianure, che tutte tempestate vedevansi d’infinite roine di Theatri, aquedotti, & Edifitij, quasi tutti spianati fin alli fondamenti, passata l’hora di mezzo giorno, arrivassimo alla Città, & ne fu detto, che andassimo alla porta chiamata, Babel Cali, che di la entraressimo.

Quì dismontati, mandassimo aviso al Convento, al Reverendo Padre Guardiano della nostra venuta, il quale mandò il Truciman maggiore, per la licenza del Sangiacco, & ottenutala, ne venne à ritrovar alla porta, ne fece entrare, & ne condusse al Convento, ove fussimo incontrati da molti di quei Reverendi Padri, & molto accarezzati da tutti, & in particolare da quelli, che erano venuti in nostra compagnia da Vinegia, fino in Cipro. & havendo prima buona pezza discorso delle cose a loro, & a noi avvenute per il viaggio, è doppò presa la refettione, che tra tanto altri ci haveano apprestata, passassimo il restante di quel giorno fino presso a sera, visitando divotamente la desiata Chiesa, & rimirando quel puoco commodo Convento.


Vai a Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 5


NOTE

[56] I numerosi luoghi di culto cristiani, cappelle o basiliche, che sorsero lungo i secoli, vennero completamente distrutti durante le persecuzioni contro i cristiani. Fra questi vi era un sontuoso tempio a tre navate eretto al tempo dei Crociati da Tancredi, principe della Galilea. Esso fu raso al suolo dal feroce Bibaris nel 1263. Solo nel 1620, quindi otto anni dopo la visita di Pesenti, i Francescani ottennero il permesso di costruire sopra la grotta dell’Annunciazione una modesta chiesa, demolita poi nel 1955 per far posto all’attuale basilica.

[57] Nazareth sorge a circa 120 km da Gerusalemme, a 350-400m s.l.m., ossia sugli ultimi contrafforti verdeggianti dei monti di Galilea. Ai tempi di Gesù era un piccolo e sconosciuto villaggio. Fin dai primi tempi del cristianesimo venne considerato luogo di culto e nel corso dei secoli sorsero numerose cappelle e basiliche, puntualmente distrutte durante le persecuzioni che si abbatterono a Nazareth contro i cristiani. Tra gli edifici più sontuosi vi fu il tempio a tre navate, costruito al tempo dei crociati da Tancredi, principe di Galilea. Raso al suolo nel 1263 per opera del feroce Bibaris; solo nel 1620, quindi sette anni dopo il pellegrinaggio di Pesenti, i Francescani poterono tornare e curare la costruzione di una modesta chiesa posta sopra la grotta dell’Annunciazione. Nel 1955 la costruzione francescana venne demolita per far posto all’attuale Basilica.

[58] Grigio.

[59] Si tratta dell’unica fontana pubblica esistente nella Nazareth vecchia. Una leggenda tramandata dai vangeli apocrifi narra che qui la Madonna era solita attingere l’acqua e che proprio qui ebbe la prima apparizione dell’arcangelo Gabriele che le rivolse il saluto: “Ave, o piena di grazia!”

[60] La vetta del monte Tabor è a 588m s.l.m., ma la strada che vi porta è molto ripida e con numerosi e stretti tornanti.

[61] Fin dal IV secolo il monte Tabor venne costellato di chiese e monasteri e non solo sulla spianata: la prima costruzione probabilmente fu un monumento sacro dedicato alla Trasfigurazione di Gesù eretto nel IV secolo nell’angolo Sud-Est della spianata. Più tardi, nel VI secolo, si aggiunsero tre basiliche, a memoria delle tre “tende” di cui parla Pietro nel Vangelo di Matteo. Giunti i Crociati, con il principe di Galilea Tancredi, ingrandirono e abbellirono il suddetto santuario e vi costruirono un’abbazia attigua. Essi circondarono quindi le costruzioni con una cinta fortificata affidandole, poi ai monaci benedettini. Scelta indubbiamente oculata, tant’è che nella parte Nord della spianata, non fortificata, nel 1183 giunsero le truppe distruttrici di Saladino che compirono un’orribile strage di monaci, senza però riuscire a forzare le porte dell’abbazia benedettina. Dopo la sconfitta dei Crociati a Hattin (1187), con i Saraceni iniziò la rovina del Santuario, che venne poi completamente distrutto dal feroce sultano Malek al-Adel nel 1211-1212. Del periodo saraceno è rimasta fino ad oggi una bella torre della fortezza. Durante la tregua conclusa da Federico II nel 1229 e durata dieci anni, la Basilica fu ricostruita dai cristiani, anche se in forma più modesta. Anche questa però venne distrutta nel 1263, ad opera del sultano Bibaris, lo stesso che distrusse anche la basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Seguì un periodo di totale abbandono durato per quasi quattro secoli, fino cioè al 1631, allorché i Francescani riuscirono ad entrare in possesso dei ruderi dell’antichissimo Santuario.

[62] In realtà gli evangelisti non dicono dove sia avvenuta la Trasfigurazione. Alcuni esegeti infatti pensano che si potrebbe collocare sul monte Ermon, citato insieme al Tabor, nel salmo 88 tra le meraviglie della creazione “per celebrare il nome di Dio”. Secondo questi studiosi alcuni dubbi sulla identificazione del monte Tabor come monte della Trasfigurazione sorgono a motivo del fatto che occorrevano sei giorni di cammino a piccole tappe di 25 km al giorno per andare da Cesarea di Filippo, dove si trovava Gesù con i discepoli al momento della confessione di fede di Pietro, alla cima dell’”alto monte”, come viene definito dall’evangelista Marco. Tuttavia la tradizione che vuole come luogo della Trasfigurazione il monte Tabor, è antichissima: tramite la testimonianza di Origene, al principio del III secolo, si può far risalire quasi a tempi apostolici. Il Tabor si considera una montagna unica in Palestina a causa delle sue pittoresche caratteristiche, per la vegetazione e per la bellezza del suo panorama.

[63] Il villaggio conserva ancora oggi lo stesso nome. Nain si trova a circa 10 km a Sud-Est di Nazareth, sul versante settentrionale del monte More. Al tempo di Gesù probabilmente era un villaggio abbastanza grande; nei pressi di Nain si possono vedere delle tombe scavate nella roccia che potrebbero risalire ai tempi di Gesù. È possibile che all’epoca della visita di Pesenti fossero ancora visibili i resti di un’antica chiesa edificata a memoria del miracolo della resurrezione del figlio unico della vedova compiuto in questo luogo da Gesù. Sulle rovine di questa antica chiesa nel 1880 i Francescani costruirono una cappella.

[64] Attuale Djenin, una trentina di chilometri a sud di Nazareth.

[65] Sebaste, oggi chiamata Sebastiyè, si trova a 77 km da Gerusalemme. Secondo la tradizione nella vicinanze di questo villaggio, a sud-est della collina dove sorgeva Samaria, venne sepolto San Giovanni Battista. Per custodirne il cenotafio nel IV secolo venne costruita una basilica, sostituita poi nel XII secolo, al tempo dei crociati, da una nuova chiesa. Attualmente sulle rovine di questa chiesa sorge una moschea. Secondo alcuni studiosi la sepoltura di Giovanni Battista a Sebaste è solo una leggenda senza alcun fondamento, in quanto i discepoli con tutta probabilità seppellirono Giovanni in Trasgiordania, a Macheronte, dove era stato ucciso. A Sebaste si venerano anche i sepolcri dei profeti Eliseo e Abdia. La città è anche conosciuta perché vi predicò con molto successo il diacono Filippo e fu visitata dagli Apostoli Pietro e Giovanni.

[66] Naplusa, attuale capoluogo della Samaria.

[67] Nel IV secolo fu costruita sopra il pozzo una chiesa, danneggiata poi dalle rivolte dei samaritani del 484 e del 529. La costruzione venne restaurata sotto l’imperatore Giustiniano (528-565), ma poi andò in rovina. Più tardi i Crociati vi costruirono un tempio a tre navate, che fu a sua volta distrutto verso il 1187 e restaurato solo in tempi recenti, quindi Pesenti non trovò in questo luogo che antiche rovine.