Troilo Lupi, pittore: differenze tra le versioni

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Figlio di Bernardo.
 
Figlio di Bernardo.
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Nato prima del 1550 + post 1601
  
  

Versione delle 21:01, 9 gen 2008

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Figlio di Bernardo.

Nato prima del 1550 + post 1601


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 272-273:


Figlio di Bernardo Lupi, era originario di Averara. Non sappiamo se appartenesse alla famiglia che ci interessa, appare strana la provenienza da Averara. A favore dell’appartenenza alla famiglia, oltre al nome, vi è il fatto che lavorò a Cenate San Martino, ove i Lupi avevano il castello. Bisogna ricordare che Troilo, figlio di Filippo, nel 1521 fu inviato proprio ad Averara. Uno dei figli del condottiere Detesalvo aveva nome Bernardino. Si potrebbe forse trattare di un nipote di Troilo, forse da un figlio non legittimo.

Fu pittore, ma di lui ci restano poche opere. Come tale lo troviamo citato il 23 dicembre 1569; lo troviamo poi il 13 luglio 1571 come abitante a Bergamo nella contrada di Porta Osio, vicinia di San Leonardo, il 7 febbraio 1573 è nominato come padre di un Bernardo.

Il 9 marzo 1575 per pagare un debito cedette a Felice fu Girolamo Bonzanno de Mora la propria casa confinante ad ovest con la chiesa di San Lazzaro, con il patto di riaverla se entro due anni avesse versato la somma di 1˙541:8 lire, oltre a spese e diritti. Vi sarebbe rimasto in affitto pagando 70 lire annue.

Nel corso del processo tenuto da San Carlo Borromeo nel 1575 contro il Canonico Cristoforo Minoli per simonia relativa al Beneficio di San Lorenzo in città, egli fu fra gli interrogati.

L’11 maggio 1576 gli venne affidata la decorazione della cappella di Sant’Anna da parte del Consorzio di Sant’Alessandro in Colonna.

Nel 1578 dipinse uno stendardo per la parrocchiale di Cenate Sotto che venne poi disfatto e dopo la pulizia della pittura, riposto in sagrestia; raffigurante la Madonna con il Bambino ed i santi Rocco e Martino, firmato Troilus lupus | faciebat | MDLXXV | III. Sul verso si trova un Cristo che sale sul Calvario portando la croce.

Nel 1582 affrescò la cappella della Trinità nella chiesa di Sant’Agostino, cioè l’ultima cappella dal lato del Vangelo con finta architettura, vari cartellami, paesi, festoni, frutti e trofei ecclesiastici. In un cartello nel lato del Vangelo poco più in alto della mensa si appose la scritta Troilus Lupus faciebat MDLXXXII. È interessante l’angioletto che tiene il triregno.

Dipinse pure festoni, cartellami e trofei ecclesiastici per la grande arcata che introduceva all’altar maggiore della chiesa di San Gottardo dei Serviti fuori porta Sant’Alessandro, rifatta nel 1583 e demolita nel 1801.

Nel 1586 affrescò la cappella di San Marco della famiglia Passi in Sant’Agostino, la prima dal lato del Vangelo. Sono degni di nota l’architettura, i Santi Agostino e Girolamo nelle due nicchie laterali, il Redentore nella volta, lo Spirito santo ed il Padre eterno. In un angolo dal lato del Vangelo era dipinto un “pollicino” nel quale si leggeva: Troilus Lupus pinxit an. M.D. LXXXVI.

Nel 1588 venne pagato dal Comune per pitture eseguite nell’aula del vicario pretorio.

Dipinse pure la sala grande dell’appartamento dei conti Albani nella villa detta la Zogna a Bergamo, ove finse un basamento compartito in vari riquadri ornati con teste di leone, e dipinse poi al di sopra colonne, cornicione, soffitto diviso in otto ripartimenti nei quali vi erano tele alla maniera del Tintoretto, oltre a numerose altre decorazioni. Il tutto scomparve con i rimodernamenti del XIX secolo e con la demolizione del XX. Le pitture furono però trasportate dai Suardi nella villa di Trescore prima di cedere, verso il 1880, la Zogna al Demanio, che la trasformò nella caserma Scotti.

Sposò, anteriormente al 10 gennaio 1588, Giovannina fu Gerolamo Mora detto dei Bonzanni.

Viveva ancora il 14 aprile 1590, quando chiese copia dell’estimo di Gerolamo Mora, ed il 27 agosto di quell’anno.

Nel 1586 lo troviamo sposato di Telia Bonzanni de Mora, mentre il 4 ottobre 1601 fece testamento la vedova, di circa 60 anni, e lasciò erede la figlia Elisabetta, avuta da Troilo, ed a Valerio, figlio di Troilo e della sua prima moglie, lasciò alcuni diritti. Morì alla fine del secolo e lasciò una sola figlia, avuta dalla moglie, di nome Elisabetta, che rimase sua erede.