Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 10: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia '''[169]'''.
 
Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia '''[169]'''.
  
Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo , della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi , riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese . Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte , con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello , & la sua Porta , & la Porta del Giaffa . Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David , & più a basso la porta Sterquillina , per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea , che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici  sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone , che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano , la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco . Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo : e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo , & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione .
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Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo '''[170]''', della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi , riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese . Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte , con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello , & la sua Porta , & la Porta del Giaffa . Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David , & più a basso la porta Sterquillina , per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea , che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici  sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone , che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano , la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco . Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo : e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo , & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione .
  
 
La Valle del Cedron. Si riconoscono a sinistra il pilastro di Assalonne, la tomba di Giacomo e la tomba di Zaccaria
 
La Valle del Cedron. Si riconoscono a sinistra il pilastro di Assalonne, la tomba di Giacomo e la tomba di Zaccaria
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'''[168]''' Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca.'' ORATIO: ''Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.''
 
'''[168]''' Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca.'' ORATIO: ''Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.''
  
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'''[169]''' L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: ''Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c.'' ORATIO: ''Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.''
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Versione delle 20:02, 15 ott 2009

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Quì era fabricata una Chiesa e Convento, hora il tutto serve per Bagno de Turchi [149], & voltando per la strada a mano stanca si vede il Palazzo, che fu del ricco Epulone, che è quasi rovinato, & da nissuno è habitato, dicendosi che di continuo vi si sente romore grandissimo, che pare habitato da una infinita de mali spiriti. Seguitando la strada a mano destra puoco avanti si vede la porta della Casa già di S. Veronica, la quale sentendo che Christo N. S. era condotto al martirio, al rumore uscita di Casa, & vedendolo tutto affannato e lasso, con la faccia ripiena di sudore, lagrime & sangue, corse per charita co’l suo mantile ad asciugarlo, & in rimuneratione meritò, che gli restasse impressa l’effigie della sua pretiosissima faccia, come fin hora si vede, & si riserba nella Città di Roma [150].

Seguitando s’arriva alla Porta [151], che anticamente era nella muraglia, & di quì s’usciva della Città, & si chiamava Porta Iudicialis, di dove erano condotti tutti i condannati a morte. Di quì s’andava al monte Calvario, ma perche hora vi sono fabricate molte case, non si sa la vera strada, ma ben si vede che era poco discosta. Noi havendo fatta questa strada de dolori con quelle più devote orationi, & contemplationi, che ne fu dalla divina gratia concesso, essendo ancora tardo, si ritirassimo al Convento a riposare.

La mattina seguente, che fu l’ottava del venerdì Santo, levati per tempo noi Pellegrini con alcuni Rev. Padri andassimo fuori di Gierusalemme & arrivassimo nella Valle de Giosafat alla Chiesa [152], nella quale è il Sepolcro, ove da gli Apostoli fu riposto il corpo della vergine Santissima, dal quale pochi giorni doppò ascese al Cielo. Avanti la Chiesa è una piazetta in quadro, e quì è la Porta per la quale s’entra, & si discende per una scala assai spatiosa di cinquanta gradi di marmo, larghi & spatiosi [153], & alla metà si vede nella muraglia in una Capelletta dalla parte destra la Sepoltura di S. Gioachino e di Santa Anna, Genitori della Beata Vergine, & all’incontro in un’altra simile Capelletta vi si vede la sepoltura di S. Gioseffo [154]; nel fondo della Scala vi e una Cisterna d’acqua molto buona. La Chiesa è assai spatiosa ma per esser tanto sotto terra è oscura, & bisogna portar candele accese per vedervi; in mezzo alla Chiesa v’è una Capelletta fatta attorno al Santo Monumento & in essa vi stanno appese quasi di continuo venti lampadi accese. Vi si entra per due portelle assai piccole, & basse, e’l monumento serve per altare sopra il quale solo i Catholici ponno ufitiare, & quasi ogni giorno qualche R. Padre vi celebra la S. Messa, & in particolare il Venerdi.

Noi doppò fatte alcune orationi [155], & pensato come quì fusse riposto quel Sacrosanto immaculato corpo [156], in cui compiacque incarnarsi il Fattor dell’universo, havendovi sentita anco la Messa, ritornassimo a salire per i medesimi gradi, e usciti, visitassimo poco longi la grotta [157], nella quale molte volte nostro Signore faceva orationi co’ suoi Apostoli, nella quale s’entra per una stretta via soterranea. La Grotta è assai spatiosa, & vi sono molte caverne, nelle quali molti divoti Christiani fanno le sue contemplative orationi. Vi da lume un forame quasi rotondo, che s’apre nel mezzo verso Levante; v’è quì un pezzo di Colonna, posto nel luogo, ove stando N. Signore in oratione gli apparve l’Angelo annuntiandogli la futura passione [158]. Quì si ora mentalmente, doppo diconsi alcuni Miserere & alla fine vi si fa disciplina [159].

Quindi usciti andando verso il monte Oliveto ne fu mostrato il luogo, ove da S. Tomaso fu vista ascendere al Cielo la B. V. M. [160] in corpo & anima, & per segno n’hebbe da lei la sua cinta [161], & puoco discosto è il luogo, ove stavano i tre Apostoli [162], mentre nostro Signore faceva oratione, & li ritrovò a dormire [163].

Vi si vede poi il luogo, ove fu tradito, preso, legato, & strascinato [164].

Salendo il monte Oliveto visitassimo il sito, ove Christo pianse sopra la Città [165], & più avanti, ove gli Apostoli composero il Simbolo [166], & ove N. S. disse & insegnò l’oratione Dominicale [167], & più verso la cima, ove parlò agl’Apostoli del Giuditio Generale [168].

Arrivati alla sommità, fra alcune Case vedessimo le rovine d’una Chiesa, & Convento fatti già fare da S. Pelagia [169].

Quì apresso era la Chiesa della Santissima Ascensione, ma hora poco più che le reliquìe vi restano, & fra queste la copola di mezzo [170], della quale hanno il governo certi santoni, da’ quali, havendogli donati alcuni maidini, ne fù concesso l’entrata. In mezzo a detta Capella nel marmo dell’istesso monte si vede impressa forma de’ santissimi piedi di N. S. la qual vi lasciò in testimonio il giorno, che essendo in questo medesimo luogo, in presentia de’ suoi Apostoli ascese al Cielo, & ove si crede habbia a ritornare nel tremendo giorno del giuditio a dare la spaventevole finale sentenza. Doppo havendo fatte orationi , riverite, & baciate humilmente le dette sì ben impresse divine forme de’ piedi, uscimmo. Il Monte Oliveto è assai alto, & chi di là mira intorno scopre molto paese . Verso Levante si vedono i monti della Quarantana, il fiume Giordano, e il Mar morto, & i monti dell’Arabia; più verso mezzo giorno la Città distrutta di Betlehem, ove nacque N.S. la montagna di Giudea, e il deserto di San Gio. Battista: verso Ponente vi è il monte dove è situata la Città di Gierusalemme, & verso Tramontana, la Palestina, & le ruine della Città antica. Ritornassimo doppo per il medesimo sentiero & giungessimo ove Giesu Christo pianse sopra la rovina antiveduta della Città, luogo dal quale essa si vede meglio, che da qual si voglia altro. Quì mentre riposavamo un poco, un Rev. Padre ne mostrò il sito della Città, che è posta quasi in forma quadra, sopra la costa del monte, cinta di muraglie assai forte , con diverse torri, & verso la parte più alta, che tira a ponente si vede il Castello , & la sua Porta , & la Porta del Giaffa . Verso la parte più alta, che piega a mezzo giorno, vi si vede il memorando monte Sion, che è fuor della Città. Nella muraglia vi è la Porta di David , & più a basso la porta Sterquillina , per la quale fu condutto N.S. in prigione, più in giù ancora verso la valle, vi si vede presso alla muraglia la Chiesa della Presentatione della Vergine Santissima, ove soleva essere un bel Convento. Nella parte verso Levante, la qual è sopra la Valle di Giosafat, nella muraglia si vede la Porta Aurea , che hora è murata. Di quì si soleva andare nel Tempio, che vi è vicino, il qual Tempio è posto in un prato fatto in quadro cinto di belle muraglie, & nel mezzo si vedono bellissimi portici sostentati da Colonne di marmo, & la copola grande, coperta di piombo; questo è stato rifatto, ò più tosto fatto nel luogo istesso, ove già fu tempo tutto maiestoso, bello, maraviglioso, e grande campegiava quel di Salomone , che molte volte è stato distrutto, ma in particolare da Tito Imperatore. In questa parte della Città vi è la Porta di S. Stefano , la qual è una delle più frequentate. Dalla parte verso tramontana, ove solevano essere la maggior parte delle habitationi, per esser la più piana, hora vi è fatta una muraglia che restringe la Città, il circuito della quale può essere di tre miglia Italiani, da questa parte vi sono assai Torri, & vi è sola la porta di Damasco . Le habitationi, che sono in detta cinta puonno esser al mio giuditio circa a cinquecento, ma poco habitate, & se non fusse il concorso delle genti straniere, che vi vengono da tutto il mondo, questo paese sarebbe ò destrutto, ò deserto affatto. Essendoci stati additati questi luoghi, ritornassimo nella valle di Giosafat, e discendendo per quella via, la quale va verso mezzo giorno, vedessimo ove restorno gli otto Apostoli, quando N. S. andò con gli altri tre ad orare, luogo tutto ripieno di piante d’olive, più abbasso presso al ponte, che piega sopra il torente Cedron, dalla parte verso Levante vi è il Sepolcro d’Absalone, il qual è assai grande, & bello, intorno a i cui fondamenti vi si vedono molti sassetti gettativi da Mori, che passano, & dicono, che il detto Absalone meritava esser lapidato, havendo mosso essercito contra suo padre. Più abbasso vi è una grotta, ove stette nascosto S. Giacomo : e appresso vi è un altro Sepolcro molto adorno, che fu di Zacaria primo , & più abasso dalla parte di Gierusalemme vi è la fontana della B. Verg. Maria, & per andare dove è l’acqua, si discende per molti gradi. Quì dicono che la Vergine molte volte habbia lavato i suoi drappi, & di questa se ne sia servita per le sue occorenze, onde, come noi pure facessimo, ogn’uno ne bevè, per divotione .

La Valle del Cedron. Si riconoscono a sinistra il pilastro di Assalonne, la tomba di Giacomo e la tomba di Zaccaria Più verso il monte visitassimo il fonte chiamato Natatoria Siloe , & un puoco più a basso trovassimo l’arbore tanto antico chiamato, Quercus Rogel, sotto il quale fu segato, & sepolto Isaia Profeta, per comandamento del Ré Manasse. Et essendo andati fin al piede del monte, detto della offensione, per ritornar verso casa salimmo al monte, nel quale vedessimo il luogo, ove si nascosero gli Apostoli, quando Giesu Christo fu condotto a morire , & più su salendo, vedemmo il luogo detto Campo Santo , che fu comperato per pretio delli trenta danari, che Giuda pentito d’haver tradito il suo Maestro gettò nel tempio. Detto luogo è stato cavato, e doppo cinto di grosse mura, e di dentro nel voto gli Armeni, & alcuni altri sepeliscono i suoi morti, gettandoli da di sopra per certi buchi .


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NOTE

[149] La porta costituisce la quinta stazione della Via Dolorosa (Il Cireneo aiuta Gesù). Oggi conduce a una cappella francescana.

[150] Il velo di seta con cui la donna asciugò il volto di Gesù e su cui rimasero impressi i suoi tratti è conservato nella basilica di San Pietro a Roma fino dal 707. La porta che costituisce la sesta stazione della Via Dolorosa conduce oggi a una piccola chiesa armeno-ortodossa, in cui si trova la tomba della Santa.

[151] Ancora oggi tra la sesta e la settima stazione si nota un arco facente parte delle antiche mura della città al tempo di Gesù.

[152] In questo luogo, che la tradizione indicò fin da tempi remotissimi come Sepolcro della Madonna, sorse una prima chiesa nel V secolo. Questa primitiva costruzione venne distrutta nel 1010 e successivamente, nel 1130, restaurata dai Crociati che vi aggiunsero un’abbazia benedettina. I soldati di Saladino distrussero l’abbazia nel 1187, ma risparmiarono la tomba di Maria. Nel 1303 i francescani ne ottennero il possesso dal Sultano di Egitto ed essi vi si stabilirono fino al 1757, quando vennero scacciati definitivamente dai musulmani, istigati dai greci ortodossi, i quali poi subentrarono ai francescani nel possesso del luogo.

[153] La lunga scalinata fu costruita dai Crociati che vollero chiudere l’ingresso primitivo lungo il torrente Cedron in quanto causa di frequenti inondazioni.

[154] L’edizione del 1628 specifica che “qui si dice le seguenti orationi: Al Sepolcro di S. Gioachino. ANTIPHONA: Similavit te Deus Ioachim viro sapienti, qui edificavit domum suam supra petram. Ora pro nobis B. Ioachim. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui nos B. Ioachim Patris genitricis Dei commemoratione letificas, concede propitius ut eius memoria olimus etiam patrocinia sentiamur. Per Christum &c. Al Sepolcro di S. Anna. ANTIPHONA: Haec est radix, et stirps Ieffe, ex qua Virgo sumpsit esse quae divinum proferì florem et fert fructum contra mortem. Vers. Ora pro nobis B. Anna. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Deus qui B. Annam matrem tuae genitricis fieri evoluisti presta quaesumus ut apud te meritis utriusque ma tris et filie regna coelestia consequamur. Qui vivis &c. Al Sepolcro di S. Gioseffo. ANTIPHONA: Sancte Joseph suffragia nos tueantur iugiter et ad regna coelestia nos perducant feliciter. Vers. Ora pro nobis B. Ioseph. Risp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Da quaesumus Domine B. Iosepho sponsis genitricis Dei Mariae solemnitatibus gloriari, ut eius sempre et patro civijs sublevemur, et fidem congrua devotione sectemur. Per Christum Dominum nostrum &c.

[155] HYMNUS: Ave maris stella, / Dei Mater alma / Atque semper virgo / Felix caeli porta / Sumens illud ave / Gabrielis ore / Funda nos in pace / Mutans Evae nomen / Solve vincla reis / Profer lumen caecis / Mala nostra pelle / Bona cuncta posce / Monstra te esse matrem / Sumat per te preces / Qui pro nobis natus / Tulit esse tuus / Virgo singularis / Inter omnes mitis / Nos culpis solutos / Mites fac et castos / Vitam praesta puram / Iter para tutum / Ut videntes Jesum / Semper collaetemur / Sit laus Deo Patri / Summo Christo decus / Spiritui sancto / Tribus honor unus. Amen. ANTIPHONA: O Gloriosa Domina assumpta super sydera, quae nec primam similem, nec habere sequentem, sola sine exemplo placuit Virgo Christo. Vers. Esaltata est sancta Dei genitrix. Resp. Super choros Angelorum ad coelestia regna. ORATIO: Famulis tuis quaesumus Domine coelestis gratiae munus impartire, ut sicut B. V. nobis extitit salutis exordium: ita eius assumptio gloriosa aditum ad gaudium tributa Angelorum. Per Christum &c.

[156] Effettivamente si trova in questo luogo una tomba o pietra sepolcrale che, come quella di Gesù, è stata tagliata e isolata dalla roccia circostante. Si tratta di una tomba che ha tutte le caratteristiche di una tomba del I secolo d.C. e fin da allora venne venerata dai cristiani come luogo di sepoltura della Madonna. Sulla lastra del sepolcro ci sono tre grossi fori che permettono ai fedeli di toccare l’interno della tomba di Maria. Non bisogna però dimenticare che esiste un’altra tomba della Vergine, e precisamente ad Efeso in Turchia: secondo un’altra versione della tradizione, infatti, l’apostolo Giovanni portò con sé la madre di Gesù quando vi si trasferì.

[157] Pesenti si riferisce forse alla cosiddetta “grotta del Getsemani” o “degli Apostoli”: questa grotta si trova nell’Orto degli Ulivi, dove probabilmente c’era il frantoio per la lavorazione delle olive. Qui, secondo la tradizione, dopo l’Ultima Cena Gesù lasciò otto dei suoi discepoli e qui venne tradito da Giuda e catturato. La grotta è di forma irregolare, lunga circa 17 metri, larga 9 e alta 3,50. Fu venerata e trasformata in chiesa rustica fin dai primi tempi del cristianesimo, come testimoniano i resti di pavimento in mosaico.

[158] Non si capisce se Pesenti si stia riferendo alla “roccia dell’agonia”: un banco di roccia grezza che da sempre i cristiani venerano come luogo ove Gesù agonizzò e sudò sangue pregando nella sua ultima notte. In questo luogo l’imperatore Teodosio (379 – 393 d.C.) costruì una basilica che venne poi distrutta dai Persiani. Nel 1145 i crociati vi eressero una chiesa col nome di San Salvatore. Sui resti di queste antiche costruzioni nel 1920–1924 venne costruita l’attuale chiesa dell’Agonia o Basilica di tutte le Nazioni. La roccia dell’Agonia ora si trova davanti all’altare maggiore della suddetta basilica.

[159] ANTIPHONA: Dominus Iesus Christus mundi redemptor,facta cum discipulis Cena venit in hunc locum, celesti patri oraturus, et cum prolixius or affet, factus est in agonia. Vers. Factus est autem sudor eius. Resp. Tanquam guttas sanguinis decurrentis in terra. ORATIO: Domine Iesu Coriste dolcissime qui antequam patererit Hierosolymam egressus ad hunc orationis tue locum more solito perpetrasti ut te sponte passurum demonstrares, ubi factus in agonia preangustia calicis passionis tuae bibendi guttas sanguineas insudasti: tuae assumete carnis veritatem pro orando hinc tuam imploramus clementiam ut nobis spiritum in oratione corroborans agonia tuae nos sociare digneris, quo nullis tentationibus territi: cuncta adversantia te adiuvante vincamus. Qui cum Patre et Spiritu sancto &c.

[160] Attualmente i cattolici venerano il mistero dell’Assunzione della Madonna nella grotta degli Apostoli, poiché l’attigua basilica dell’Assunzione è in mano agli ortodossi.

[161] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sancta Maria suburre miseris, iuva pusillanimes, refove flebiles. Ora prop populo, interveni pro clero, intercede pro devoto foemineo sexu. Sentiant omnes tuum iuvamen quicumque celebrant tuam sanctam commemorationem. Vers. Ora pro nobis sancta Dei genitrix. Resp. Ut digni efficiamur promissionibus Christi. ORATIO: Famulorum quorum quaesumus Domine delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris genitricis filij tui Domini nostri Iesu Christi intercessione salvemur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

[162] A destra del sagrato della Basilica di tutte le nazioni si trovano i resti della chiesa crociata di San Salvatore e la massa rocciosa, detta “Rocce dei Tre Apostoli” a cui fa riferimento Pesenti. Secondo la tradizione qui Gesù lasciò Pietro, Giacomo e Giovanni e si appartò a pregare. Poco lontano si trova la “Grotta del Getsemani”.

[163] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: Vigilate et hic, orate. ANTIPHONA: Assumpto autem Iesu Petro et duobus filijs Zebedei, coepit contristari et mestus esse tunc ait illis. Tristis est anima mea usque ad mortem, sustinete hic et vigilate mecum. Vers. Et reversus ad discipulos suos ait Petro. Resp. Non potuisti una hora vigilare mecum. ORATIO: Dolcissime Domine Iesu Christe, qui quantum humanam possit fragilitas praenosceris, discipulos tuos praedilectos: quos ex nimia cordis tristizia, et urgens corporis necessitas, valium hic saporem immerserat benignissime excitasti, atque ut orazioni vocarent exortatus fuisti, omnem negligentiae nostrae, somnolentiaeque corporem a nobis procul repelle: ut salutiferum totius vitae tuae decursum vigilantis ac devotius contemplari mereamur. Qui vivis &c.

[164] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Dederat autem eis signum traditor dicens: Quemcumque osculatus fuero ipse est, tenete eum, et cucite caute. Vers. Dixit Iesus tradenti se. Resp. Iuda osculo filium homini tradis. ORATIO: Domine Iesu Christe umani generis benigne redemptor qui ob maximum erga nos amorem tuum a discipulo in hoc orto sancto, primum tradi, deinde ab immanissima Idaeorum manu capi, ligari atque ignominiose tamquam latro ad pontificis praesentiam plectendus perduci sustinuisti, postremo vero turpissimam crudelissimamque mortem appetire ut nos de inimicis rugientis captivitate absolvens ultro evoluisti: concede nobis quaesumus: ut cuncta huiuscemodi adversaequo atque constanti animo tolerare et tollerando pro tui nominis gloria eiusdem cum gaudere quaeamus. Qui vivis &c.

[165] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Cum appropinquasset Iesus Hierusalem, videns civitatem flevit super illam. Vers. Non relinquent in te lapidem super lapidem. Resp. Eo quod non noverit tempus visitationis tuae. ORATIO: Inclina Domine aurem tuam precibus suplicantium, ut qui super hanc sanctam Civitatem Iudaeorum magis infidelitatem, quam urbis ruinam, te magnae motum pietate hic flevisse credimus, ab omni nos infidelitatis vulnere liberari, lacrymarum tuarum, participes esse possimuss. Qui vivis et regnas &c.

[166] Credo in Deum Patrem omnipotentem, &c. Pesenti si riferisce probabilmente alla formulazione del Credo da parte degli Apostoli.

[167] Pater noster, qui es in Coelis, sanctificetur &c. L’orazione domenicale è il Padre Nostro. Il luogo qui descritto da Pesenti si trova vicino alla cima del Monte degli Olivi, sopra una grotta dove la tradizione colloca molti discorsi di Gesù, l’insegnamento, appunto, del Padre Nostro e la formulazione del Credo da parte degli Apostoli dopo la Pentecoste. Qui l’imperatrice Elena fece costruire nel IV secolo una basilica che chiamò “in Eleona”, cioè “nell’Oliveto”. Dopo varie distruzioni attraverso i secoli, i crociati costruirono, sulle rovine dell’Eleona, la Chiesa del Pater. Attualmente, sulle rovine della chiesa crociata, sorge un santuario ottocentesco tenuto dalle Carmelitane.

[168] Il discorso escatologico di Gesù, riguardante la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la fine del mondo, fu fatto sul monte degli Ulivi, ma, a contrario di quanto dice Pesenti, non è possibile fissarne il punto preciso. A ricordo di questi discorsi oggi, sui resti di un’antica chiesa del VII secolo (forse la Chiesa fatta erigere da Santa Pelagia a cui fa riferimento Pesenti), sorge un santuario moderno. L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Sedente Iesu super hunc Montem Oliveti, accesserunt ad eum Discipuli eius secreto dicentes: Domine quando haec erunt, et quod signum adventus tui et consumationis seculi. Vers. Consurget enim gens in gentem et regnum in regnum. Resp. Et erunt pestilentiae et fame set terremotus per loca. ORATIO: Presta nobis Domine Iesu Christe pater futuri seculi, ut tuis sacris actionibus eruditi, Sudicio illo tremendo: de quo Apostolis tuis hoc in loco petentibus locutus fuisti: meritis tuae passionis sanctissimae, leti interesse mereamur. Qui vivis et regnas &c.

[169] L’edizione del 1628 inserisce qui le seguenti orazioni: ANTIPHONA: Pelagia meretrix, quidam nocte poenitentia ducta, de domo suae effugiens in montem Oliveti se contulit, ubi habitum heremitae accipiens in hac parva Cellula se inclusit, et Deo in multa abstinentia deservivit. Vers. Ora pro nobis. Resp. Ut digni efficiamur &c. ORATIO: Exaudi nos Deus salutaris noster, ut sicut de beata Pelagia conversione gaudeamus, ita eius admirabilis poenitentiae animemur exemplo. Per Dominum nostrum &c.

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