Troilo Lupi (05): differenze tra le versioni
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| + | Nacque da Filippo e da Dandola Leoni, è citato come maggiorenne nel 1489. | ||
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| + | Si segnalò insieme con i fratelli Giovanni Antonio e Salvo in una sontuosa giostra che si fece in Bergamo il 4 luglio 1496. | ||
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| + | Partecipò attivamente alle vicende belliche del 1509-1514 e degli anni successivi. | ||
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| + | Il 1° ottobre 1510, per ordine del luogotenente regio, il podestà Agostino Panigarola intimò a lui e ad altri cittadini di lasciare Bergamo entro tre giorni e di portarsi entro 12 nel Delfinato al confino e di dare entro altri 12 notizie del loro arrivo con lettere dei governatori di quei luoghi ai regi deputati. | ||
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| + | Nell’aprile 1517 fu inviato a Venezia da alcuni cittadini che volevano una diversa riforma del Consiglio cittadino. | ||
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| + | Fu nel Consiglio di Bergamo: 14 agosto 1512, 1513, 7 ottobre 1515, giugno-luglio 1517, 1518, 1519, 1521, 1522, 1523. | ||
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| + | Essendo di nuovo l’anno 1521 sceso in Italia con 18˙000 Svizzeri il cardinal Matteo Scinner, vescovo Sedunense, a favore dei Veneziani ed essendosi trattenuto in quel di Bergamo, Troilo fu mandato presso di lui e vi restò finché il cardinale rimase nel Bergamasco e poi assistette sempre il podestà di Bergamo Giovan Vituri, dal quale fu anche mandato ad Averara con importanti incarichi, impiegandosi valorosamente in difesa della patria. | ||
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| + | Il 20 ottobre 1521 alle ore 14 il podestà scrisse a Troilo che quella notte aveva ricevuto le sue lettere con notizie di grandissima importanza. Disse che il giorno precedente erano giunti gli Svizzeri al campo e che quella notte aveva piovuto e continuava ancora e credeva che non si sarebbe mosso. Disse di inviare qualche persona pratica, magari che sapesse il tedesco, per capire tutto. Il 21 ottobre 1521 alle ore 14 il podestà scrisse a Troilo scrisse dicendo che aveva ricevuto il giorno precedente sue lettere che lo avvisavano dell’andare degli Svizzeri a Calepio. Lo ringraziò e gli disse di inviare più persone nel campo degli Svizzeri per vedere e capire cosa facevano e poi far sapere. Il 5 novembre Giovanni Vituri podestà e vicecapitano di Bergamo, inviò Troilo ad Averara ed altri di questo territorio per svolgere alcune cose per la Signoria. Ordinò a qualsiasi vicario sindaco e Comune ed uomini di dargli obbedienza ed ogni cosa necessaria. Il 6 novembre 1521 a Giovanni Maria avendo deciso per queste occorrenze di far 1˙000 schioppetteri nel Bresciano e Bergamasco il capitano Paolo Nani capitano di Bergamo da Rivoltella nel Cremasco pensò di darne 200 a lui. Esortò a cercar di aver buoni risultati e di tener buoni capi squadra. | ||
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| + | Il 6 settembre 1523 fu scritto a Troilo che avendo saputo del Torrzer di Lanzichenecchi a Lovere gli avevano ordinato di trasferirsi il più presto possibile e guidarlo per la via più breve alla via di Vaver e far loro accelerare il cammino. Il capitano la mattina dopo si sarebbe portato verso quei Lanzichenecchi andando a San Paolo ed il Lupi li avrebbe incontrati ed avrebbe riferito a San Paolo. | ||
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| + | Il 6 aprile 1524 i Rettori, volendo difendere il territorio dall’invasione dei Grigioni ed altri nemici che minacciavano di voler scendere dalla Bergamasca in Gera d’Adda, deputarono Troilo e Giovanni Maria a condurre truppe del paese e soprattutto della Val Cavallina sopra e sotto Lovere ed altrove ove fosse stato necessario. Ordinarono al podestà di Lovere, consoli, sindaci ed uomini di ubbidire loro ed il 24 ottobre diedero una lettera a Troilo con la quale si ordinava a vicari, sindaci e consoli di ogni luogo dove fosse capitato di dargli obbedienza per raccogliere il maggior numero di armati e mandarli a Bergamo. | ||
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| + | Il 29 agosto 1525 i Rettori scrissero a Troilo, chiedendo di venir subito da loro a Bergamo con le polizze delle descrizioni degli uomini atti a portar armi fatte da lui. Il 30 Paolo Valareso podestà e Nicola Michel Capitano incaricarono il “fedelissimo Troilo” di trasferirsi subito in Val Seriana Inferiore ed in Val Gandino per far la scelta del numero di fanti che era stato scritto ed ordinarono ai vicari, sindaci e consoli di prestargli fede ed obbedienza. | ||
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| + | Nel 1527, essendo, come i suoi fratelli, capitano delle fanterie venete, morì al campo veneziano a Cassano ove vi era il Duca d’Urbino. | ||
Versione delle 18:29, 9 gen 2008
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(n. ca. 1471 † Chiuduno [Bg], 10 luglio 1500)
Milite, armigero
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Figlio di FILIPPO e di Dandola Leoni.
GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 271-272:
Nacque da Filippo e da Dandola Leoni, è citato come maggiorenne nel 1489.
Si segnalò insieme con i fratelli Giovanni Antonio e Salvo in una sontuosa giostra che si fece in Bergamo il 4 luglio 1496.
Partecipò attivamente alle vicende belliche del 1509-1514 e degli anni successivi.
Il 1° ottobre 1510, per ordine del luogotenente regio, il podestà Agostino Panigarola intimò a lui e ad altri cittadini di lasciare Bergamo entro tre giorni e di portarsi entro 12 nel Delfinato al confino e di dare entro altri 12 notizie del loro arrivo con lettere dei governatori di quei luoghi ai regi deputati.
Nell’aprile 1517 fu inviato a Venezia da alcuni cittadini che volevano una diversa riforma del Consiglio cittadino.
Fu nel Consiglio di Bergamo: 14 agosto 1512, 1513, 7 ottobre 1515, giugno-luglio 1517, 1518, 1519, 1521, 1522, 1523.
Essendo di nuovo l’anno 1521 sceso in Italia con 18˙000 Svizzeri il cardinal Matteo Scinner, vescovo Sedunense, a favore dei Veneziani ed essendosi trattenuto in quel di Bergamo, Troilo fu mandato presso di lui e vi restò finché il cardinale rimase nel Bergamasco e poi assistette sempre il podestà di Bergamo Giovan Vituri, dal quale fu anche mandato ad Averara con importanti incarichi, impiegandosi valorosamente in difesa della patria.
Il 20 ottobre 1521 alle ore 14 il podestà scrisse a Troilo che quella notte aveva ricevuto le sue lettere con notizie di grandissima importanza. Disse che il giorno precedente erano giunti gli Svizzeri al campo e che quella notte aveva piovuto e continuava ancora e credeva che non si sarebbe mosso. Disse di inviare qualche persona pratica, magari che sapesse il tedesco, per capire tutto. Il 21 ottobre 1521 alle ore 14 il podestà scrisse a Troilo scrisse dicendo che aveva ricevuto il giorno precedente sue lettere che lo avvisavano dell’andare degli Svizzeri a Calepio. Lo ringraziò e gli disse di inviare più persone nel campo degli Svizzeri per vedere e capire cosa facevano e poi far sapere. Il 5 novembre Giovanni Vituri podestà e vicecapitano di Bergamo, inviò Troilo ad Averara ed altri di questo territorio per svolgere alcune cose per la Signoria. Ordinò a qualsiasi vicario sindaco e Comune ed uomini di dargli obbedienza ed ogni cosa necessaria. Il 6 novembre 1521 a Giovanni Maria avendo deciso per queste occorrenze di far 1˙000 schioppetteri nel Bresciano e Bergamasco il capitano Paolo Nani capitano di Bergamo da Rivoltella nel Cremasco pensò di darne 200 a lui. Esortò a cercar di aver buoni risultati e di tener buoni capi squadra.
Il 6 settembre 1523 fu scritto a Troilo che avendo saputo del Torrzer di Lanzichenecchi a Lovere gli avevano ordinato di trasferirsi il più presto possibile e guidarlo per la via più breve alla via di Vaver e far loro accelerare il cammino. Il capitano la mattina dopo si sarebbe portato verso quei Lanzichenecchi andando a San Paolo ed il Lupi li avrebbe incontrati ed avrebbe riferito a San Paolo.
Il 6 aprile 1524 i Rettori, volendo difendere il territorio dall’invasione dei Grigioni ed altri nemici che minacciavano di voler scendere dalla Bergamasca in Gera d’Adda, deputarono Troilo e Giovanni Maria a condurre truppe del paese e soprattutto della Val Cavallina sopra e sotto Lovere ed altrove ove fosse stato necessario. Ordinarono al podestà di Lovere, consoli, sindaci ed uomini di ubbidire loro ed il 24 ottobre diedero una lettera a Troilo con la quale si ordinava a vicari, sindaci e consoli di ogni luogo dove fosse capitato di dargli obbedienza per raccogliere il maggior numero di armati e mandarli a Bergamo.
Il 29 agosto 1525 i Rettori scrissero a Troilo, chiedendo di venir subito da loro a Bergamo con le polizze delle descrizioni degli uomini atti a portar armi fatte da lui. Il 30 Paolo Valareso podestà e Nicola Michel Capitano incaricarono il “fedelissimo Troilo” di trasferirsi subito in Val Seriana Inferiore ed in Val Gandino per far la scelta del numero di fanti che era stato scritto ed ordinarono ai vicari, sindaci e consoli di prestargli fede ed obbedienza.
Nel 1527, essendo, come i suoi fratelli, capitano delle fanterie venete, morì al campo veneziano a Cassano ove vi era il Duca d’Urbino.