Castello di Cenate Sotto - FASE XIII: differenze tra le versioni

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'''Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 64-66:'''
 
'''Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 64-66:'''
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'''L’INTERVENTO DELLA PARTE NORD (FASE XIII, 1997-2003)'''
 
'''L’INTERVENTO DELLA PARTE NORD (FASE XIII, 1997-2003)'''

Versione delle 18:17, 2 mag 2008

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Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 64-66:


L’INTERVENTO DELLA PARTE NORD (FASE XIII, 1997-2003)

Nel 1997 fu progettato ed iniziato un radicale restauro, ancora in corso, con la suddivisione dell’edificio in vari appartamenti.

L’architetto Tullio Leggeri di Seriate stese il progetto ed il 17 ottobre comunicò l’inizio dei lavori, eseguiti dall’impresa Leggeri s.p.a. di Seriate e dei quali fu direttore.


Premessa e filosofia del restauro

(di Simona Leggeri)


L’intervento di restauro dell’edificio denominato “Castello Lupi”, abitato parzialmente dal 1945 dal solo custode, verte sostanzialmente alla realizzazione di più unità abitative ricavate all’interno del complesso.

Nel corso di questi anni, durante i quali ha subito un lento ma costante degrado, non è stato possibile individuare nessun operatore privato che affrontasse l’onere di una ristrutturazione completa dell’edificio in quanto, sia le grandi dimensioni dello stesso, sia la posizione decentrata rispetto alla città non avevano reso appetibile, dal punto di vista speculativo, l’intervento.

L’unico modo per poter recuperare interamente il Castello, è stato quello di ricavare delle unità residenziali che, rispettose della conservazione di tutte quelle parti intoccabili (volte, pareti affrescate, pavimenti, ecc...) perché ricche di storia e d’arte, risultassero compatibili con le attuali esigenze abitative.

Durante lo studio delle suddivisioni si è avuta particolarmente cura nel mantenere inalterate le dimensioni e le qualità dei saloni affrescati, provvedendo a realizzare le nuove camere, i disimpegni, i bagni e le cucine, nelle aree architettonicamente meno apprezzabili e cioè quelle destinate alla servitù ed al deposito di derrate alimentari e granaglie (ammezzati e soffitte). A dimostrazione dell’attenzione con la quale è stato frazionato l’edificio, basti ricordare che all’interno sono state individuate solamente 12 unità abitative, a fronte di una superficie di calpestio di oltre 4000 mq.

Costituendo sin dall’inizio un “condominio” composto dai futuri fruitori dell’immobile, è stato possibile ripartire la spesa di restauro in più persone, direttamente interessate a costruirsi la propria abitazione, che hanno accettato l’onere dell’intervento di recupero, pur consapevoli di rischiare in un’operazione che non avrebbe dato loro alcuna certezza circa la spesa da sostenere, dato gli imprevisti tipici di questi interventi.

Alla base dell’intero intervento di restauro vi è il totale rispetto del fabbricato.

Nella fase preliminare, ad esempio, si è provveduto a tutelare e proteggere i pavimenti in seminato veneziano ed in cotto, tramite la posa di uno strato di cartoncino e di un successivo assito in legno; si è provveduto, inoltre, a puntellare tutti i soffitti lignei per permettere il totale recupero delle travature e dei solai soprastanti.

I rinforzi di quest’ultimi sono stati effettuati senza dover ricorrere all’uso di malte o cementi, per non creare situazioni d’incompatibilità tra i materia