Per la storia dell’Ospedale di S. Marco in Bergamo
in “Storia della Sanità a Bergamo. L’Ospedale nella Città” Bergamo, 2002, pp. 40-43.
di MARIA MENCARONI ZOPPETTI
L’architetto della Ca’ Grande
Le scarne informazioni che possedevamo non davano certezza del fatto che la costruzione del nuovo edificio fosse iniziata allora; oggi, però, siamo venuti a conoscenza di un insieme di dati che fanno chiarezza su alcune fondamentali fasi costruttive della Casa Grande. Il primo riferimento accertato che parla del cantiere ospedaliero si trova nell’Archivio dell’Ospedale Maggiore di Bergamo , in un Libro delle Parti dell’Ospedale che contiene atti redatti dagli amministratori del Luogo Pio tra il 1479 e il 1487 , dove, alla data 2 luglio 1479, fu riportato un importantissimo inedito documento in cui si dichiarava che esisteva un progetto, in base al quale si era iniziata la costruzione e si era data forma al nuovo complesso ospedaliero, di mano di un architetto che viene definito magistrum Joannem Antonium de (al de che dovrebbe chiarire l’identità del personaggio o la sua provenienza, segue uno spazio vuoto nel testo) . L’architetto non seguiva il cantiere, che fu affidato a tecnici locali, ma, nonostante la fabbrica fosse stata iniziata secondo il progetto, erano state apportate delle varianti che non potevano essere accettate senza discussione. La mutatio, ormai avvenuta, tuttavia creava imbarazzo ai Rettori dell’ospedale, che, pur essendo convinti che fosse migliore, laudabilior, la prima forma per ipsum magistrum Joannem Antonium erecta, non volevano però imporla in maniera temeraria o senza considerazione per il locale direttore dei lavori; pertanto convocarono nell’hospicium dell’ospedale (la sala di riunioni, evidentemente già costruita) molti nobili uomini rappresentativi della città e tra questi i "tecnici" più rinomati al tempo: maestro Petrino (Pecino) Moroni , maestro Jacopino Moroni, suo nipote, definiti inzignerios, maestro Alessio Agliardi magnum inzignerium, oltre a maestro Giovanni figlio del maestro Martino Carrara, al quale era attribuita la fantasia (così nel documento) che aveva dato luogo al cambiamento. Oltre a questi, come non bastassero, molti altri importanti cittadini, sia militari, che dottori, che nobili uomini quanto gli altri nominati. Era presente il Consiglio dell’Ospedale al completo. Una sorta di tribunale altamente qualificato che doveva giudicare e della forma stabilita e costruita secondo il progetto dì maestro Giovanni Antonio e della fantasia, del mutamento, apportato da maestro Giovanni Carrara. Spiegata e compresa la mutazione e sentito il parere dell’ingegnere Alessio Agliardi , si ascoltarono le ragioni del cambiamento e le spiegazioni giustificative di Giovanni Carrara, ma tutti concordemente, tranne naturalmente quest’ultimo, decisero che la fabbrica venisse proseguita iuxtam formam datam dal sopraddetto maestro Giovanni Antonio; si stabilì comunque, per economizzare, forse, ma anche per poter procedere celermente, che non venissero distrutte le fondamenta dei muri che erano già stati fati, perché potevano essere convenientemente utilizzate anche per proseguire la costruzione secondo il primitivo progetto.
17. Nel Luglio del 1479 è iniziato il cantiere vero e proprio della Casa Grande dell'Ospedale, la cui prima pietra era stata posta nel 1474. Il progetto per l'erezione dell'edificio è di Magistrum Ioannem Antonium. Poiché sono state apportate modifiche, i Rettori dell'ospedale, molti nobili in rappresentanza della comunità e i più importanti architetti ingegneri bergamaschi, tra cui il grande ingegnere Alessio Agliardi vengono convocati presso il cantiere per stabilire se continuare la fabbrica secondo il progetto dei Maestro, che non può che essere Giovanni Antonio Amedeo, architetto e scultore della Cappella Colleoni.
Trascrizione del documento 17
1479 die secundo Iulii in cuna hospicii prefati hospitalis. Quoniam reperitur fabrica prefati hospitalis posita in prato vacato Prato Sancti Bartholamei in aliquibus esse mutata et variata a forma data per magistrum Joannem Antonium de…, quantumcumque secundum dictam formam ut supra incepta fuerit, et si dicta mutatio facta fuerit ex aparere ********** attamen est *** ipsa mutatio facta; et cum et quod sit demonstratione et ipsa prima forma et ipsa mutatio *** domini et presidentes dicti hospitalis stant in aliquali ambiguitate quam formam sequi debeant, videlicet an primam, videlicet datam per suprascriptum magistrum Ioannem Antonium, an formam mutatam, et si eis videatur laudabilior prima, videlicet forma per ipsum magistrurn Ioannem Antonium erecta, attamen ne videantur temerarie et sine consilio quicquam agere, ipsi prefati domini presidente vocarunt infrascriptos nobiles cives ut et ipsi in hospicium dicti hospitalis se convocare dignarentur in unum una cum eis, audituri rationes prime forme et rationes mutationis ipsius prime forme et terminaturi quidfiendum, videlicet: spect. d. Christophorum de Beroys doctorem Christophorurn de Advocatis Benalium d. Ioanoli de Benaliis Antonium de Brembate Ioannem de Adraria Benzium de Suardis Domenginum de Albana Colam de Medolaco Mag.rum Petrinum de Moronibus Mag.rum Iacobinum de Moronibus eius nepotem et inzignerios Mag.rum Alexium de Ayardis magnum inzignierium, et etiam Mag.rum Ioannem mag.ri Martini de Cararia a quo dicitur procesisse fantasia suprascripte mutationis, et ultra suprascriptos supra nominatos quamplurimos nobiles cives, licet tantum suprascripti supra specificati venerint, et tandem per consilium hospitalis in quo aderant omnes infrascripti, videlicet: Spect. d. Doratinus de Albano minister prefati hospitalis d. Antonius de Rivola d. Iacobus de Rota d. Ioannes de Canova d. Gerardus de Mozatis et d. Franciscus de Petergalis consiliarii prefati hospitalis preposito prefatii d. civibus presentialiter existentibus ut supra quid eis videtur, an prefatum hospitale debeat sequi formam erectam per suprascriptum mag.rum Ioannem Antonium an formam mutatam ut supra; qui prefati d. cives convocati ut supra una cum prefatis dominis et presidentibus audita et intelecta fantasia et aparere suprascripti mag.ri Alexii circa predicta cum rationibus ipsius fantasie sue et rationibus quibus suprascriptus mag.r Ioannes laudavit mutationem suprascripte forme erede per suprascriptum mag.rum Io. Antonium, que tales quales deus novit videntur; tandem per omnes supranominatos una cum prefatis dominis et presidentibus concorditer, nemine discrepante excepto suprascripto mag.ro Joanne, terminatum fuit procedendum esse ad fabricam predictam iuxta formam datam per suprasciptum dominum mag.rum Io. Antonium, hoc tamen intelecto quoti attamen non extripentur fundamenta murorum hucusque factorum, sed illis fundamentis benepossit addi pro convenientia suprascripte forme.
3. Pietro Isabello e le trasformazioni cinquecentesche dell’Ospedale Naturalmente la cosa [la ristrutturazione dell’edificio intorno al 1535-36, n.d.r.] era stata presentata al giudizio dei periti e per la realizzazione degli interni ci si sarebbe serviti di un progetto che era stato visionato e valuato sul modellum (non è qui specificato se di legno come quello dell’Amadeo), che era stato predisposto da magistro Petro Abano archytecto [cioè Pietro Isabello, n.d.r.] il più famoso architetto del momento che era stato allievo di Alessio Agliardi .
[Sempre relativamente alle trasformazioni cinquecentesche dell’Ospedale]:
LUCIO FRANCHINI La ‘Casa Grande’ di S. Marco: un monumento bergamasco nell’antico sistema architettonico-ospedaliero lombardo, in “Storia della Sanità a Bergamo. L’Ospedale nella Città” Bergamo, 2002, p. 176. Erano presenti, perché espressamente convocati, anche i protagonisti più significativi della scena architettonica bergamasco: Pietrino Moroni e il nipote Giacomino, maestri ingegneri, Alessio Agliardi “magnum inzignerium” e il maestro Giovanni, figlio del costruttore Martino Carrara che sarebbe stato il responsabile, così si diceva, dei cambiamenti introdotti. Dal giudizio generale doveva sortire il partito migliore. L’Agliardi espresse la propria opinione e Giovanni Carrara chiarì le sue ragioni dimostrando la validità dei cambiamenti delle “infrascripte forme erecte per suprascriptum Joannem Antonium” […] È stato osservato che “per le opere di qualità i bergamaschi si rivolgevano altrove” e quindi soltanto un artista con aggiornate conoscenze e di provato e indiscusso merito avrebbe potuto soddisfare la pubblica committenza con un progetto valido sotto il profilo funzionale e formale. Significativa, a questo proposito, è la compattezza della cittadinanza nel riconoscere le qualità del progetto originario di un maestro foraneo a fronte dell’opera di maestri concittadini, tra i quali spiccava sopra tutti l’Agliardi, ingegnere e architetto al servizio della Repubblica, valutato anche fuori patria come capace professionista.