Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 2
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Il giorno seguente passassimo a vista dell’Isole Stivali, & di la a Sapientia: quì appresso sono le Città di Modon, e Coron, ove habitano quasi sempre Corsari [15], & è uno de’ più pericolosi passi, che siano nel Mar Mediterraneo, passati per la Iddio gratia senza alcuno impedimento fussimo a vista di Capo Matapan, & seguitando il viaggio verso l’Isola di Cerigo [16], che è alla bocca dell’Arcipelago tra Candia [17], e la Morea, essendo il giorno verso la sera, dalla guardia, che era in gabbia, fussimo avisati, c’haveva scoperto una vela, che veniva dalli Gozzi Isole di Candia. Onde dubitandosi che fussero Corsari, poiche al Zante s’hebbe nuova, come pochi giorni avanti, un Berton [18] di Barbaria haveva preso una Tartana, subito si nettò la coperta, & si mandò tutto a basso dalle bocche porte, perche non si patisse impedimento.
Quì molti de’ Rever. Padri, & altri Pellegrini, & passaggieri, dubitorno assai di qualche cattivo incontro, e ne stavano con grandissima paura; altri sì de’ Padri, come de’ passaggieri, havendo fatto cuore, diedero mano all’arme, apparecchiandosi alla difesa.
Il Vasello si andava approssimando, e veniva sopra vento, aumentando il sospetto che fossero Corsari; dalla nostra parte nondimeno non si scemava l’animo; poiche la nostra Nave era tutta armata, & benissimo all’ordine, con circa quaranta pezzi d’artiglieria [19], & munitione abondante, buonissimi bombardieri, e altri soldati. Sopragiunse la notte, & tutti seguitando il suo viaggio all’apparir del giorno seguente non si viddero comparir più vele.
Giunti sotto vento a Candia, passati i Gozzi, il giorno seguente havessimo il vento da Sirocco assai gagliardo, che faceva molto gonfiar il Mare: & perche era vento a noi contrario, ne convenne star su le volte, & andar verso l’Egitto, & ritornar per Candia. Il vento durò cinque giornate rinforzandosi sempre più, & causò aspra fortuna, e molto poco viaggio trovassimo haver avanzato, ritrovandoci ancora a vista di Candia.
Ritornò il vento per maestro, che ne rallegrò molto, & seguitando il viaggio giungessimo nel Golfo di Setelia, dove se bene quasi sempre sogliono regnar fortune grandissime, la Nave nondimeno faceva assai buon viaggio, avenne quì, che ritrovandosi il Capo de Bombardieri gravemente amalato passò all’altra vita, havendo però ricevuto dalli Rever. Padri i dovuti Sacramenti. Li marinari doppò di haverlo spogliato, & lavato, involtolo, & cucito in un pezzo di vela, & a piedi messevi due pietre assai pesanti, posto sopra una tavola fu portato ad alto. Qui messo sopra la sponda della Nave sotto vento, havendo ricevuti da’ R. Padri l’essequie, & dal nostr’huomo co’l fischio di nave tre volte la raccomandatione a tutti d’un Pater, e una Ave Maria per l’anima sua, alzata la tavola, fu sepolto nell’onde del Mare.
La Nave era spinta d’assai buon vento, si che in puochi giorni ci portò a vista dell’isola di Cipro: ma ritrovandoci troppo verso mezzo giorno, ne potendo andar al porto di Limisso [20], ove la nave haveva da scaricare alcune mercantie, andassimo alle Saline, porto, nel quale quasi tutte le Navi caricano, e scaricano le mercantie di tutta l’Isola.
Quivi arrivati alli vinti di Ottobrio, si fece il solito saluto con tiri di Artiglieria, & datto fondo all’ancore, mandato il batello con lo scrivano a terra per haver prattica subito ne rihavessimo la licentia; onde smontati tutti andassimo all’Arnica [21], & entratti nel Convento havessimo care accoglienze.
Quest’Isola e assai abondante & fertile di buon vino, e del più potente che si faccia in tutte l’Isole di Levante: il Cottone vi cresce in tanta quantità che è cosa incredibile, vi sono buonissime Carni, & in particolare Castrati di smisurata grandezza, havendo le code si larghe, & grasse che molte pesano più di diece libre l’una; vi è una tal sorte d’Augeletti, di cui pigliano gran numero, & molti ne acconciano con aceto in vasi di terra, & ne portano nelle Navi in tutte le parti di Europa. L’Isola è delle megliori che siano nel Mare Mediteraneo: e paese assai caldo, & nel tempo che era posseduta dalla Serenissima Signoria di Vinegia [22] haveva molte Citta, & Castelli, tra quali le principali erano Famagosta, & Nicosia, hora che la possede il Turco è molto distrutta.
Riposati che fussimo doi giorni dovendosi passar il golfo del Mare, che puo essere da trecento miglia per andar al Iaffo [23] porto il più vicino al viaggio di Gierusalemme, e perciò necessitati a pigliar un’altra Nave, si trattò con un patrone d’un Caramussale [24], il quale diceva haver più volte condutta la famiglia, et Pellegrini, et mostrava molto amorevole apparenza. Fu conchiuso l’accordo da certi mercanti Venetiani, con patto che a lui si dessero cento e vinti Ducatti, & che egli conducesse tutti li Rever. Padri, & da dieci Pellegrini, & tutte le loro robbe, & gionto a detto porto ivi aspetasse quindeci giorni la famiglia vecchia, & chi voleva ritornare, & ci riconducesse in Cipro a detto Porto, e gli fu datta la meta de danari a buon conto. Il giorno seguente appressorno il Caramussale alla Nave, per caricar le robbe. Havendolo io ben riguardato, & conosciuto molto mal all’ordine di vele, di corde, & de Marinari, & avertito anco da alcuni Pellegrini che erano ivi di ritorno, come meglio sarebbe che io me ne fossi andato in Soria [25], & restar ivi quella invernata [26], & poi passar al principio di Quadrigesima con la Caravana d’Armeni e Greci per Damasco e terra Santa per ritrovarmi in Gierusalemme ne’ tempi di Passione, per veder la moltitudine delle genti, che vi concorrono, & le Cerimonie che si fanno, mi risolsi di cosi fare: onde rimesse le mie robbe nella prima Nave havendo lettere di favore & credito per quei paesi, & havendo compagnia d’alcuni mercanti, curioso anco di veder quelle parti m’accinsi a far tal viaggio, & cosi fece un altro Pellegrino Gentil’huomo Bolognese nomato il Sig. Bonifacio Neri, che s’unì meco di camerata ancora.
Il Caramussale essendo carico, & imbarcati li Reverendi Padri con gli altri Pellegrini, il giorno seguente fece vela, & come poi mi fu riferito da detti Reverendi in Gierusalemme, patì molte fortune con pericolo grandissimo di sommergersi; perche havendo il patrone, che era Greco, mal pratico di Navigare, & anco nimico di Chatolici non si curava perdere il Caramussale, & se stesso, per affondar tanti, & si devoti Religiosi: & se non che nella compagnia v’erano alcuni Frati periti del Navigare ch’avertiti del mal governo e animo del padrone fecero forza & preso il timone di mano al patrone drizzorno il Caramusciale a buon viaggio, la cosa passava male: con tutto ciò stettero in Mare da vinti giorni, & essendogli venuta a meno la vittovaglia, gli ultimi giorni dispensavano i fragmenti del biscotto scarsamente, & se restavano pur doi giorni di più in Mare, molti sariano mancati per disaggio. Ma la bontà del sommo Creatore, il quale non ha permesso che mai alcune famiglie fin hora siano ne affondate, ne prese, quando manco vi pensavano fece ch’arrivassero in porto, e avuta prattica, smontati e scaricate le robbe, mandando subito ad avisare il P. Guardiano vecchio, hebbero di Rama da amici soccorso, & il secondo giorno si missero in camino verso Gierusalemme, tanto da tutti desiderato. Ma cosa grande avenne che non furono ancora partiti di Ramma, che hebbero nuova certa, come il Caramuffiale essendo smontati la più parte de Marinari, & havendo fatta acqua assai, si era rotto, & affondato, miracolo veramente stupendo.
Ma ritornando al nostro viaggio, dopo che il patrone della nostra Nave hebbe scaricate alcune robbe, & messo il tutto all’ordine, & tutti imbarcati, si fece vela alli 25 Ottobrio, & navigando alla costa dell’Isola pasassimo a vista della Citta, & porto di Famagosta [27], & seguitando il viaggio lasciata l’Isola, & entrati nel golfo delle Giazze, si levò vento da Levante, che non ci lasciò andar avanti, onde stando sempre su le volte avanzassimo puoco; tuttavia nel quinto giorno fussimo a visto del Capo Ganzir, & in altri trei giorni, essendo ritornato il vento da Tramontana, nel porto di Alessandretta [28], chiamato ancora di Scalderona, sicuri & sani entrassimo, ringratiando il misericordioso Giesù Christo, che ci havesse fatta gratia d’arrivare a salvamento al desiato Porto, e salutato con alcuni tiri di Artegliaria, & con le Trombe dato segno d’allegrezza, ne fu da altri Vaselli Inglesi, et Francesi, che erano in porto, risposto in segno d’amicizia con molti tiri, risuonando tutt’il porto di trombe, & allegrezze, datto Muli fondo all’ancore, mandato il Batello in terra, si hebbe pratica, et perche era tardo, restassimo in Nave fin al giorno seguente, che fu il secondo di Novembre.
La mattina smontati andassimo alla Casa del Viceconsole per la Serenissima Signoria di Vineggia, il quale ne fece molte accoglienze. Questo è quel porto che si dice essere stato anticamente habitato dalle donne Amazzone, & vi e ancora una Torre in mezzo a certe paludi chiamata la Torre delle Amazzone. Quì vengono portate molte robbe dalla Caramania [29], & Natolia, lochi assai vicini: vi si fa un bel mercato ad un loco chiamato il Baiasso, e vi si vende assai Cottone filato, & lane buonissime per far Matarazzi. L’aria vi è pestifera, & pochi vi stanno che non s’amalino, onde fussimo consigliati partirsi quanto prima, facessimo dunque l’istesso giorno scaricar le nostre robbe, & il Viceconsole ne fece gratia di farne ritrovar Cavalli, & Mule per andar verso Aleppo [30], & ancho ne diede doi Gianiceri per guida: s’accordassimo per li & Cavalli in otto Ducati per uno, & di più ogni sera un quarto per il mangiar de Cavalli, & di dar alli Gianizzeri [31], come è il consueto, vinti Ducati & panno per far una vesta, tra tutti, & fargli le spese.
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NOTE
[15] Anche Modone (l’attuale Methoni) e Corone, nel Peloponneso, erano state cedute da Venezia ai Turchi nel 1503 e per questo erano da tempo ritenute pericoloso covo di corsari. Era stata una perdita significativa, perché Modone era un’importante base militare e commerciale della Repubblica Veneta. Come avamposto fortificato era considerato uno degli “occhi della Repubblica”, che osservavano i movimenti nemici, pirati o turchi che fossero. Come stazione di transito sulla via del Levante riceveva spezie, seta grezza, tinture e cera, importate da mercantili privati; le galee dello Stato provvedevano poi al trasporto delle merci da Modone a Venezia. Si notino ancora i tempi di navigazione: 15 giorni per raggiungere l’isola da Venezia nel 1384 (diario di Frescobaldi), 16 giorni nel 1612.
[16] Attuale isola di Kythera.
[17] Creta.
[18] Il bertone era un grosso tre alberi da carico a vele quadre, con castelli altissimi.
[19] Fin dall’inizio le armi da fuoco si distinsero in armi portatili e in artiglierie. Quelle portatili erano: pistole, archibugi e moschetti; le artiglierie si distinsero in falconi, falconetti, spingarde, cannoni, colubrine, bombarde, mortai e petriere.(cfr. TOMMASO ARGIOLAS, Armi ed eserciti del rinascimento italiano, ed. Newton & Compton, Roma, 1991, p. 106).
[20] Limassol.
[21] Larnaca.
[22] Cipro rimase sotto il dominio veneziano fino al 1571, quando venne conquistata dai turchi.
[23] Giaffa.
[24] Il caramussale era un bastimento a vela da carico turco, munito di un alto castello a poppa. Il termine veniva dal turco qarāmussāl.
[25] Siria.
[26] In età moderna vi erano mesi in cui era evitata la navigazione: generalmente si navigava da aprile a settembre. In autunno e inverno si prendeva il largo solo per gravi urgenze, soprattutto se si trattava di galere e imbarcazioni simili, più vulnerabili dei velieri alle tempeste. (cfr. M. LENCI, op. cit.)
[27] Famagosta è situata sulla costa orientale dell’isola di Cipro, nella baia di Famagosta. Venne fondata, col nome di Arsinoe, attorno al III sec. a. C. da Tolomeo II Filadelfo che intendeva stabilire nel Mediterraneo orientale l’egemonia egiziana. Essa venne poi distrutta nel 647 d.C. durante l’occupazione araba di Cipro, quindi, nuovamente restaurata, godette di un lungo periodo di fortuna a partire dal 1195, anno di fondazione del regno crociato dell’isola sotto la dinastia dei Lusignano. L’importanza del porto suscitò l’interesse di Genova e Venezia che vi aprirono i loro fondaci finchè nel 1489 Caterina Cornaro, vedova di Giacomo II di Lusignano, cedette l’isola alla Repubblica di Venezia, che fece di Famagosta il centro economico dei propri traffici. L’assedio della città nel 1570-71 segnò il punto culminante della guerra tra turchi e veneziani per il possesso dell’isola, che terminò con la resa del governatore veneziano Bragadin al comandante turco Mustafà Pascià che prese possesso dell’isola. La perdita di Cipro determinarono nella Repubblica di San Marco un riassestamento di ordine finanziario e costituzionale che incise notevolmente sullo sviluppo della società veneziana alla fine del ‘500.
Tra le numerose costruzioni del periodo veneziano ricordiamo l’imponente bastione Martinengo (1558).
[28] Nell’attuale Turchia; fu fondata dai greco-macedoni dopo la battaglia di Isso (333 a.C.).
[29] Attuale Iran sud-orientale.
[30] Aleppo si trova nell’attuale Siria nord-occidentale, vicino al confine con la Turchia. È una città antichissima, già presente nel II millenio a.C. nella sfera di influenza ittita. Dopo una lunga storia in cui Aleppo conobbe periodi di diverse dominazioni (fu conquistata dai persiani, da Alessandro Magno, dai Seleucidi e dai romani) la città, a lungo contesa tra musulmani e bizantini, venne sottomessa nel 1078 ai Selgiuchidi. Nel 1189 Saladino la trasformò in centro di resistenza ai Crociati facendovi costruire un complesso architettonico tra i maggiori della Siria. Nel 1260 venne gravemente danneggiata dai Mongoli e in seguito venne sottomessa ai mamelucchi d’Egitto. Dal 1520 venne annessa all’impero ottomano. Nel periodo che seguì Aleppo mantenne la propria importanza commerciale e prosperità.
[31] Il termine del deriva dal turco yeniçeri che significa “nuovo soldato” e collettivamente, “nuova milizia”. I giannizzeri formavano le unità di fanteria dell’esercito ottomano. I gianizzeri costituivano un’aristocrazia militare ristretta, il cui numero non superò mai poche migliaia di unità. Al vertice vi era una sorta di consiglio supremo degli ufficiali detto divano. Giannizzeri erano gli alti funzionari governativi, i comandanti militari, i ministri dell’esercito e della marina, i tesorieri, gli ufficiali pagatori e gli effettivi delle guarnigioni stanziate nell’entroterra (cfr. M. LENCI, op. cit.)