Pellegrinaggio di Gerusalemme - Parte 4
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Per continuar il nostro viaggio, & unirci alla Caravana, ci convenne ascendere un monte molto faticoso, che nella sommità apriva una bella pianura, benissimo coltivata: cavalcando giungessimo all’imbrunirsi del Cielo ad’Ottochiar, villaggio puoco discosto dal Monte Tabor, & allogiati nel Cane al solito, si facessimo cucinare il pesce, che ci riusci di pretioso gusto. Riposati la notte, la mattina seguente, che fu alli ventiotto, di buon hora, havendo prima detto al Caravan bassi, che ne desse la guida, & gli Arabi, che ne conducessero alla Città di Nazarette, che è lontana, & fuor di strada da quatro hore di camino, egli subito gli fece mettere all’ordine, & noi lasciando li servitori con le robbe dietro alla Caravana, montassimo a cavallo con la guida facendo il viaggio per boschi, & monti senza strada, o sentiero & in spatio di quatro hore in circa, nel calar d’un monte, havessimo sotto gl’occhi la hora quasi distrutta Città di Nazarette [56] al presente habitata dai peggiori huomini del Mondo, la qual e posta sopra una collina: e non fermandoci, giungessimo in una valletta piena di piante antiche d’Olive, quì uno di quelli Arabi, che ci haveva accompagnati, andò nella Città a parlar con li Governatori, acciò potessimo andar sicuramente a visitar il loco Santissimo di Nazarette [57]. Ritornò l’Arabo con uno de prencipali, che ci negò l’andata, se non gli pagavamo il cafarro; & con tutto che gli dicessimo haver pagato al Caravam bassi (d’accordo sorsi con quell’Arabo, che ne condusse) ci sforzò, se volevamo vedere il luogo a donargli altri diece reali tra tutti.
A piedi dunque se n’andassimo nella Città al luogo, ove era la Chiesa, & Convento altre volte de Frati Zoccolanti, hora il tutto è rovinato, & a pena ve’n’appare forma alcuna. Arrivati ove era la Chiesa, calati con lumi da quattro scalini, entrassimo per un piciol uscio nel loco Santissimo ove era la casa, che hora si ritrova a Loreto: & si vede chiaramente il miracolo della trasportatione anco da luoghi, restati fabricati dell’istessa materia di calze, & mattoni. S. Elena madre di Costantino Imperatore, la quale fabricò, & adornò di Chiese, & Conventi molti de luoghi ove Giesù Christo Sig. nostro dimorò, patì, & fece miracoli, quì in particolare haveva fatta una bellissima Chiesa & convento, & era la Chiesa sopra il loco vacuo restato, & in memoria vi sono piantate due Colonne di marmore berettino [58] nel mezzo, una nel luogo, ove la Vergine Santissima si ritrovava quando fu salutata, l’altra ove fu annunciata dall’Angelo. Qui ingienochiati, facendo oratione, ringratiassimo il grande Iddio, che ci havesse concessa tanta gratia di puoter arrivar a visitar il loco, ove s’incarnò la Salute dell’Universo, & contemplando le Santissime dimore, attioni & orationi ivi fatte della Regina dei Cieli, & gli operati misteri divini, non vi fu persona di noi che potesse ritener le lagrime: o come era caro a noi il dimorar in quel luogo; ma instandoci quegli Arabi al partire, doppò la troppo breve dimora d’un quarto d’hora, bacciato, & lambito quel sacrosanto suolo, uscissimo fuori, e caminando verso la valle, ove avevamo lasciati i Muli.
Havendo inteso che nel circonvicino luogo v’era la Fontana, ove la Vergine Santissima andava a pigliar l’acqua [59], pregassimo un di quegl’Arabi, che la ci insegnasse: egli doppo molte negative si ridisse a farlo per un donativo di quattro altri reali, ci condusse dunque al luogo, che può esser lontano dalla Citta un quarto di miglio, ove per materia dell’oratione, divota cosa ci fu il considerar le tante volte che a quella fonte per acqua se n’era andata la madre di Dio: & havendone ancora noi devotamente bevuto, molto consolati ritornassimo al viaggio, tirando verso il Monte Tabor, & cavalcando per monticelli in tre hore di viaggio fussimo alle radici di lui.
Questo monte sale altissimo [60]: è tutto posto in isola, e mirasi intorno alcuni monticelli, dietro alla costa, del quale per erto calle poggiando noi, havessimo l’intoppo d’un folto bosco, che ci tolse la comodità del cavalcare. Onde smontati lasciando alcuni alla guardia de muli s’inviassimo a piedi alla salita che ci riuscì molto difficile, tanto che prima del giunger alla sommità, ne convenne molte volte riposare. Nel resto del viaggio a piedi vi consumassimo circa due hore. Arrivati cola su stanchi, & molli di sudore, doppò alquanto di riposo, si dessimo a rimirar il sito. Nel sommo suo quel monte spiega una bellissima pianuretta di circuito circa un quarto di miglio, ove vedesi che anticamente sono stati belli edificij; di Chiese, & Monasterij [61]. Hora vi si conservano solo in un luogo alquanto sotterra tre Capellette, ove Giesù Christo alla presenza de’ tre favoriti Apostoli suoi, Pietro, Giacomo, & Giovanni, si transfigurò [62] apparendovi Moisè, & Helia.
Quì havendo fatta oratione, & considerato come in quel luogo apunto vi era stato il Redentor del mondo, e vi haveva mostrato in parte i raggi della sua gloria, non mancassimo di pregare humilmente gratia di poter da questo, doppò la vita presente, salir al monte del Paradiso, & ivi goder gli immensi splendori della sua Maestà.
Nel riconoscere quella pianuretta ritrovassimo due grandi cisterne piene d’acqua, socorso oportuno all’ardente sete, che penosamente ci affligeva: indi riguardati i paesi circonvicini, che molto da longi si scoprono per esser altissimo il monte, & dimoratici più d’un hora & rinfrescati, ritornassimo giù per li medesimi dirupi al luogo, ove ci aspettavano con li muli, & rimontati, dietro alla guida in poco tempo venessimo ad’una pianura, ove la Caravana era allogiata. Smontati, & riposati ivi restammo all’aria fin all’alba del giorno seguente, che fu alli 29 di Marzo.
All’alba dunque inviandoci, & cavalcando per pianure, & colli di molta fertilità a mezzo il camino intorno vedessimo à piedi d’un monte la Città di Nain, ove Giesù Christo Signor nostro resuscitò il figliolo della vedova; se bene non si vede Nain, ma solo le vestigia di quella Città [63], ch’hora poco più che le vestigia vi restano di lei: & seguitando a mezzo giorno arrivassimo a Gienin Castello [64], ove riposassimo in una bella pianura, apresso ad un fonte il resto del giorno. Verso la sera venne l’Emir riscotitor del Cafarro, & fece comandamento, che tutta la Caravana si riducesse ad’allogiar al solito nel Cane; s’ubedì, & quì si restò tutta la notte. La matina seguente, che fu alli trenta quando si pensavamo partirsi per tempo, l’Emir che riscoteva il Cafarro, dimandò quasi il doppio del solito, onde vi fu molto che gridare, & poco mancovi, che non si venesse alle mani col Caravam bassi, & gli altri principali della caravana; & se noi non eravamo accordati col detto Caravan bassi, eravamo costretti pagar diece cechini per testa; ma ci fu tanto che dire, & che fare, che passo mezzo giorno prima che fusse composta la cosa. Questo è il peggior luogo che si passi, & il più grosso Cafarro, che si paghi in tutto quello viaggio, essendone patrone un Arabo crudele. Nel riscotersi il danaro tocorno a molti poveri Armeni, & ad altri Christiani del paese molte indegne percosse. Quasi ad’hora di vespro si movessimo al viaggio, e cavalcando poche hore, arrivassimo in una pianura tra due monti, ove di novo fussimo incontrati da un altro Capo d’Arabi, che ne fece fermare la notte in detto luogo; & la matina seguente, che fu l’ultimo del mese ne fece pagare un altro Cafarro. Indi usciti cavalcando, vedessimo puoco giù di strada le vestigie di Sebesten [65], Citta, & la Chiesa di Santo Gio. Battista eretta, ove il detto Santo fu decollato; & in un prato alcune colonne in piedi, & alcune cadute, & rovinate, et pare esservi stato un bel theatro; & seguendo sin doppo il mezzo giorno arrivassimo alla Città di Napolosa [66], detta già, Sicar, ove riposassimo tutto il resto del giorno: è assai bella & habitata questa Città; & giace in una valetta, tra due monticelli.
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NOTE
[56] I numerosi luoghi di culto cristiani, cappelle o basiliche, che sorsero lungo i secoli, vennero completamente distrutti durante le persecuzioni contro i cristiani. Fra questi vi era un sontuoso tempio a tre navate eretto al tempo dei Crociati da Tancredi, principe della Galilea. Esso fu raso al suolo dal feroce Bibaris nel 1263. Solo nel 1620, quindi otto anni dopo la visita di Pesenti, i Francescani ottennero il permesso di costruire sopra la grotta dell’Annunciazione una modesta chiesa, demolita poi nel 1955 per far posto all’attuale basilica.
[57] Nazareth sorge a circa 120 km da Gerusalemme, a 350-400m s.l.m., ossia sugli ultimi contrafforti verdeggianti dei monti di Galilea. Ai tempi di Gesù era un piccolo e sconosciuto villaggio. Fin dai primi tempi del cristianesimo venne considerato luogo di culto e nel corso dei secoli sorsero numerose cappelle e basiliche, puntualmente distrutte durante le persecuzioni che si abbatterono a Nazareth contro i cristiani. Tra gli edifici più sontuosi vi fu il tempio a tre navate, costruito al tempo dei crociati da Tancredi, principe di Galilea. Raso al suolo nel 1263 per opera del feroce Bibaris; solo nel 1620, quindi sette anni dopo il pellegrinaggio di Pesenti, i Francescani poterono tornare e curare la costruzione di una modesta chiesa posta sopra la grotta dell’Annunciazione. Nel 1955 la costruzione francescana venne demolita per far posto all’attuale Basilica.
[58] Grigio.
[59] Si tratta dell’unica fontana pubblica esistente nella Nazareth vecchia. Una leggenda tramandata dai vangeli apocrifi narra che qui la Madonna era solita attingere l’acqua e che proprio qui ebbe la prima apparizione dell’arcangelo Gabriele che le rivolse il saluto: “Ave, o piena di grazia!”
[60] La vetta del monte Tabor è a 588m s.l.m., ma la strada che vi porta è molto ripida e con numerosi e stretti tornanti.
[61] Fin dal IV secolo il monte Tabor venne costellato di chiese e monasteri e non solo sulla spianata: la prima costruzione probabilmente fu un monumento sacro dedicato alla Trasfigurazione di Gesù eretto nel IV secolo nell’angolo Sud-Est della spianata. Più tardi, nel VI secolo, si aggiunsero tre basiliche, a memoria delle tre “tende” di cui parla Pietro nel Vangelo di Matteo. Giunti i Crociati, con il principe di Galilea Tancredi, ingrandirono e abbellirono il suddetto santuario e vi costruirono un’abbazia attigua. Essi circondarono quindi le costruzioni con una cinta fortificata affidandole, poi ai monaci benedettini. Scelta indubbiamente oculata, tant’è che nella parte Nord della spianata, non fortificata, nel 1183 giunsero le truppe distruttrici di Saladino che compirono un’orribile strage di monaci, senza però riuscire a forzare le porte dell’abbazia benedettina. Dopo la sconfitta dei Crociati a Hattin (1187), con i Saraceni iniziò la rovina del Santuario, che venne poi completamente distrutto dal feroce sultano Malek al-Adel nel 1211-1212. Del periodo saraceno è rimasta fino ad oggi una bella torre della fortezza. Durante la tregua conclusa da Federico II nel 1229 e durata dieci anni, la Basilica fu ricostruita dai cristiani, anche se in forma più modesta. Anche questa però venne distrutta nel 1263, ad opera del sultano Bibaris, lo stesso che distrusse anche la basilica dell’Annunciazione a Nazareth. Seguì un periodo di totale abbandono durato per quasi quattro secoli, fino cioè al 1631, allorché i Francescani riuscirono ad entrare in possesso dei ruderi dell’antichissimo Santuario.
[62] In realtà gli evangelisti non dicono dove sia avvenuta la Trasfigurazione. Alcuni esegeti infatti pensano che si potrebbe collocare sul monte Ermon, citato insieme al Tabor, nel salmo 88 tra le meraviglie della creazione “per celebrare il nome di Dio”. Secondo questi studiosi alcuni dubbi sulla identificazione del monte Tabor come monte della Trasfigurazione sorgono a motivo del fatto che occorrevano sei giorni di cammino a piccole tappe di 25 km al giorno per andare da Cesarea di Filippo, dove si trovava Gesù con i discepoli al momento della confessione di fede di Pietro, alla cima dell’”alto monte”, come viene definito dall’evangelista Marco. Tuttavia la tradizione che vuole come luogo della Trasfigurazione il monte Tabor, è antichissima: tramite la testimonianza di Origene, al principio del III secolo, si può far risalire quasi a tempi apostolici. Il Tabor si considera una montagna unica in Palestina a causa delle sue pittoresche caratteristiche, per la vegetazione e per la bellezza del suo panorama.
[63] Il villaggio conserva ancora oggi lo stesso nome. Nain si trova a circa 10 km a Sud-Est di Nazareth, sul versante settentrionale del monte More. Al tempo di Gesù probabilmente era un villaggio abbastanza grande; nei pressi di Nain si possono vedere delle tombe scavate nella roccia che potrebbero risalire ai tempi di Gesù. È possibile che all’epoca della visita di Pesenti fossero ancora visibili i resti di un’antica chiesa edificata a memoria del miracolo della resurrezione del figlio unico della vedova compiuto in questo luogo da Gesù. Sulle rovine di questa antica chiesa nel 1880 i Francescani costruirono una cappella.
[64] Attuale Djenin, una trentina di chilometri a sud di Nazareth.
[65] Sebaste, oggi chiamata Sebastiyè, si trova a 77 km da Gerusalemme. Secondo la tradizione nella vicinanze di questo villaggio, a sud-est della collina dove sorgeva Samaria, venne sepolto San Giovanni Battista. Per custodirne il cenotafio nel IV secolo venne costruita una basilica, sostituita poi nel XII secolo, al tempo dei crociati, da una nuova chiesa. Attualmente sulle rovine di questa chiesa sorge una moschea. Secondo alcuni studiosi la sepoltura di Giovanni Battista a Sebaste è solo una leggenda senza alcun fondamento, in quanto i discepoli con tutta probabilità seppellirono Giovanni in Trasgiordania, a Macheronte, dove era stato ucciso. A Sebaste si venerano anche i sepolcri dei profeti Eliseo e Abdia. La città è anche conosciuta perché vi predicò con molto successo il diacono Filippo e fu visitata dagli Apostoli Pietro e Giovanni.
[66] Naplusa, attuale capoluogo della Samaria.