La guerra degli Uscocchi e i rapporti coll’Austria: relazioni di commissari

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di BORTOLO BELOTTI

tratto da Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, 3ª ed. vol. V, p. 37

Finite le preoccupazioni per la guerra del Monferrato, in cui si era distinto anche il bergamasco Ezechiele Solza, Venezia aveva dovuto prendere l’offensiva nell’Istria e sulle frontiere orientali del Friuli, per far cessare la campagna di aggressione intrapresa dagli Uscocchi nell’Adriatico, con gravissimo danno del prestigio veneziano in quel mare, caro più di ogni altra cosa alla Repubblica. L’Austria, la quale pretendeva alla libera navigazione nell’Adriatico, non vedeva di malocchio quei pirati, e sotto mano li aiutava; sicché Venezia dovette decidere di farsi giustizia da sé , come se la fece con energiche azioni, a cui presero parte anche Bergamaschi, come Giacomo Berlendis e Alessandro Agliardi, che si distinsero nell’attacco di Segna e di Trieste. La Repubblica dovette inoltre battersi cogli arciducali, in una campagna nel Friuli, per la quale Bergamo formò una compagnia di cinquanta corazze a spese pubbliche, affidandone il comando a Leonino Secco Suardo (17 gennaio 1616), e a cui poi, e specialmente nell’assedio di Gradisca, parteciparono altri Bergamaschi, come Gianfranco Albani, Gerardo Benaglio, condottiere di una compagnia di corazze e poi tenente generale della cavalleria leggera veneta, Nicolo Barboglio da Lovere, e più ancora Francesco Martinengo, evidentemente tornato nelle grazie della Repubblica e anzi nominato al posto del provveditore generale Giustiniani, veronese, ucciso da un colpo d’archibugio. Erano col Martinengo anche due suoi figliuoli, Gasparo e Gerardo.

A un certo momento Venezia temette che Spagna ed Austria l’assalissero contemporaneamente; e allora si alleò al duca di Savoia, Carlo Emanuele, e all’Olanda. Nel Consiglio dei Dieci si era infatti riferito essersi nuovamente saputo da buona e sicura parte che da pochi giorni in qua in ragionamenti seguiti in congressi de ministri de principi grandi habbia uno di essi detto Bressa e Bergamo tuoranno di mezzo. Un’altra volta, discorrendosi degli uomini della Repubblica, sarebbe stato detto: Che vorreste che facessero [i Veneziani] se li dessero da tutte due le bande? Altri aveva aggiunto che in altro ragionamento ancora si sono tenuti propositi particolarmente sopra Bressa e sopra Bergamo et s’è dello che quello che non ha fatto il governator passato di Milano, vuol supplire il presente et che questo sia un altro conte di Fuentes. E Lorenzo Giustiniani, capitano di Bergamo, annunciava (2 agosto 1616) che la milizia spagnola si accalcava ai confini di Brescia, Crema e Bergamo, ammonendo che, sebbene egli ritenesse non essere possibili novità, tuttavia era saggio consiglio provvedere. Anche il residente a Milano, pure sperando che non si facessero movimenti, consigliava (8 agosto) di star pronti e di mandar genti ai confini.

In conseguenza di ciò, tra il 1616 e il 1617, dopo aver rigorosamente proibito ogni esportazione delle armi fabbricate a Gromo, Valgoglio, Gandellino e Fiumenero (2 aprile 1616), Venezia faceva continuamente ispezionare i confini verso l’Adda e verso la Valtellina, per accertare, specialmente in Val Brembana, i posti più pericolosi e i punti più adatti a una eventuale resistenza. Più particolarmente i commissari concordemente raccomandavano come posto di difesa Zogno; e Lodovico Rota ne dava tre ragioni: La prima, perché San Giovanni Bianco non impedisce assolutamente il passo a nimici, potendosi venir da Taecchio a Zogno per strada che non può essere difesa da San Giovanni Bianco. La seconda, che, impadronitisi i ritmici di Zogno, oltre che possono calar più a basso a loro bell’agio, tutto il paese di sopra da Zogno riman impegnato in poter loro, non potendo da noi esser soccorso. La terza, all’incontro, Zogno quasi chiave della valle richiude in sé tutti i passi, fuorché quel di Brembilla, che termina al ponte di Sedrina: onde o dall’Olmo, o da Taecchio calino i nimici, come questo posto è ben diffeso e ben guardato questo ponte (che dovrà esser cra particolare di chi assisterà a Zogno), rimangono impediti, né possono più oltre passare.

Della Val Taleggio diceva il Rota che “resterà tutta a chi prima l’occuperà, et l’occuparla sarà facile dal canto nostro, avendo noi tre passi da entrarvi, et li Milanesi due soli et più difficili; et essendo li sudditi di Sua Serenità in detta Valle più forti degli altri, possedendovi i nostri dieci terre et quelli solamente cinque; e intanto si provvedeva a restaurare i muri e a rifar le porte del castello di Pizzino. Il 26 settembre 1617 fu ratificata a Madrid la pace sottoscritta a Parigi il 6 di quello stesso mese; ma l’anima della Spagna non mutò […]