Meraviglia

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Spreti, App., parte II, p. 319)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1935, Appendice, parte II, pp. 319-322:

Il Fagnani ritiene che il nome della casata tragga origine da insigne capostipite, decorato da tanto singolari virtù da poter essere denominato Mirabilia. Il Corio, nella vita di Ottone IV, riferisce una narrazione colorata di leggenda, secondo cui Meraviglia avrebbe sacrificato la vita alla fede di una incontaminata virtù.

I Meraviglia, nelle ripetute lotte fra le fazioni, parteggiavano in favore della Motta, e così li annovera - illi de Mirabiliis - il Fiamma, anno 1198. (Giulini: Storia di Milano, vol. IV, pag. 105).

MANFREDO, il 31 dicembre 1167 sottoscrive il giuramento d’Alleanza coi Lodigiani, al quale partecipano le città di Cremona, Milano, Brescia, Bergamo; ALBERTO, fra i consoli del Comune, interviene all’atto in cui si concede la facoltà di trattare la pace coi Pavesi (9 gennaio 1202), alla convalida della procura a Giordano de Sabello (13 dicembre 1202) e al trattato di Alleanza con Vercelli (5 marzo 1215) (Gli Atti del Comune di Milano fino all’anno 1216 a cura di C. Manaresi); ALBERTO il 4 aprile 1258, nella Basilica di Sant’Ambrogio, segnò in favore della Motta e della Credenza, un atto di conciliazione coi Capitani e Valvassori. (Archivio Civico Milano, B. Corio, R. Fagnani).

Nel 1277 la famiglia è compresa nella Matricola di Ottone Visconti, che stabiliva l’esclusivo diritto all’Ordinariato della Metropolitana ed all’ammissione al Patriziato. (Editto di Ottone Visconti 20 aprile 1277. Copia del catalogo originale in Cod. Bibl. Ambros. fol. sig. S. n. 311, Sig. A. 112. Giulini, Storia di Milano, vol. IV, pag. 644. Merula Alessandrino, libro IV, fol. 121).

UBERTINO nel 1311 venne eletto a far parte di una commissione di giurisperiti, cui venne affidato l’ufficio di riformare il Consiglio Generale, e, con altri sette giureconsulti, ebbe il mandato di vigilare contro le ribellioni che avversavano Enrico VII. (Giulini, Storia di Milano, vol. IV, pag. 883); JACOPO fu scelto fra gli ottimati milanesi, aderenti ai Torriani che, nel 1311, auspice ed intermediario Enrico VII, attutirono la lotta implacabile coi Visconti; UBIZZOLO fece parte del riformato Consiglio Generale, convocato il 7 settembre 1335, per nominare il messo che doveva recarsi ad Avignone a giurare obbedienza a Benedetto XII; IANSELINO, Consiliario e Decurione, redasse l’istrumento di mandato per coloro che si recarono dal Papa Benedetto XII per ottenere la liberazione di Milano dall’interdetto lanciato da Giovanni XXII. (Fagnani: Famiglie, Lett. M. Bibl. Ambros.); ALBERTO, GEROLAMO, NICOLA, PASINO e FEDERICO, il 22 giugno 1388, intervennero al Consiglio Generale convocato pel giuramento di fedeltà al primogenito di Gian Galeazzo Visconti. (Meriggia e Fagnani).

I Meraviglia, fedelissimi ai Visconti, si unirono agli altri maggiorenti Ghibellini che valorosamente si opposero agli attacchi dei Guelfi, guidati da Ottone Ruscone (23 maggio 1404). (Corio, Fagnani, Meriggia e Crescenzio).

CRISTOFORO, nel 1416, Camerario Ducale, Castellano della Rocca di Castello Arquato; VINCENZO (1420) Castellano di Chiavenna (lettere Ducali, vol. III, fol. 33). Con GIOVANNI, detto ZANINO, la casata inizia il periodo del suo più ricco splendore. Zanino, famigliare di Filippo Maria Visconti, nel 1420 Questore e Maestro alle Ducali entrate, il 16 novembre 1441 venne investito del feudo di Ghemme che Corradino de’ Capitani da Vimercate, quale procuratore speciale del Duca, aveva liberato dalla soggezione alla città di Novara. (Archivio Storico Milanese, Reg. Visconti, 14, M. alias B. B.).

Noto per il suo fasto, Zanino ospitò con magnificenza Alfonso d’Aragona, Enrico di Galizia e Giovanni di Navarra nel suo palazzo, che sorgeva presso la Chiesa di S. Nazaro alla Petrasanta, nella contrada che ancor oggi porta il nome de’ Meravigli. Il fatto veniva poi ricordato da una lapide murata sulla casa colla iscrizione: «A Joannino Mirabilia Ghemidae Feudatario sub Philippo Maria Vicecomite Mediolani Duce aedificata unoque ex tribus magnatibus qui Reges Neapolis et Navarrae eiusdem jussu colendos onorifice acceperunt».

NICCOLÒ, nel 1449, emerse fra gli undici capitani e difensori della libertà, durante l’aurea repubblica Ambrosiana e con FRANCESCO venne eletto fra coloro che dovettero prestare giuramento di sommissione a Francesco Sforza (11 marzo 1450) (Archivio Storico Milanese, Pot. Sov. Franc. I Sforza, cart. 11, fasc. II); ANTONIO, Camerario di Francesco Maria Sforza, Scalco Generale, da cui ottenne particolari patenti di immunità il 27 febbraio 1464 confermate dalla Duchessa Bianca Maria e dal Duca Galeazzo Maria il 18 febbraio 1467 e successivamente riconfermate l’11 luglio 1495 da Ludovico Maria Sforza ai figli Giovanni Luigi, Giovanni Cristoforo, Giovanni Stefano. (Archivio Storico, Collegio Giureconsulti, Patenti M. Documenti autentici Archivio della Casa). Di tale privilegio godette pure il fratello AMBROGIO anch’esso Camerario Ducale (1470), da Galeazzo Maria Sforza nominato nel 1477 Pretore di Cremona e successivamente Pretore di Novara, nel 1496 eletto Senatore di Roma. (Fagnani, Famiglia Ambrosiana. Archivio Storico Milanese. Documenti autentici della casa).

Da Antonio discese GIOVANNI LUIGI, che sotto Luigi XII ebbe la prefettura del pubblico erario nel 1495. (Archivio Storico di Milano. Fagnani, Famiglia Ambrosiana).

Da Ambrogio discesero GIOVANNI, fra i difensori delle civiche libertà all’atto di annessione dello Stato di Milano nei domini di Luigi XII (1503) e GIOVANNI ALBERTO, detto ALBERTO, distintosi alla Corte di Francia per meriti singolari, venne investito da Luigi XII della Signoria di Ripalta (12 gennaio 1503); fu nominato Maestro delle entrate il 26 gennaio 1512 e successivamente da Francesco I infeudato di Casale Noseto l’11 dicembre, 1524. (Documenti autentici nell’Archivio della Casa firmati da Francesco I e da Robertet); conduceva vita fastosissima nella sua casa di cui il Lomazzo celebra le pitture attribuite al Troso di Monza. (Archivio Storico di Milano, Meravigli, contrada N. 210). Egli è la figura più nota, e venne decapitato nel 1533. La sua fine, circondata di mistero, fu narrata da tutti gli storici di Milano; il Montaigne e l’Aretino si interessarono alla tragica e non chiara vicenda, conosciuta e commentata in Italia e fuori per gli alti personaggi che vi si trovarono coinvolti. Nel 1532 il re di Francia Francesco I, sospettando che attraverso il De-Leva la preponderanza imperiale negli affari del Ducato di Milano diventasse eccessiva, pensò d’aver presso quella Corte un suo Ambasciatore.

Alberto Meraviglia, stabilito a Parigi, favorito e scudiere del Re Francesco I, che l’aveva investito di parecchi feudi, fu la persona scelta e fu mandato a Milano sotto pretesto di visite famigliari, ma munito di credenziali per Francesco II Sforza e di lettere e istruzioni segrete, che lo accreditavano, al fine di persuadere il Duca a iniziare una politica di minor soggezione all’Imperatore e di simpatia alla Francia. Della cosa, per l’assiduita del Meraviglia a Corte, per la benevolenza del Duca a suo favore, per il tono che assumevano la vita e le maniere del nuovo venuto, ne ebbe sentore il De Leva, che subito informò Carlo V. Un fatto avvenne, non ben chiaro nelle sue origini, tuttora controverse, che favorì l’Imperatore e che perdette il Meraviglia; forse un tranello nel quale egli si cacciò senza riflettere, forse un mero caso. Una zuffa violenta e cruenta fra gli uomini del Meraviglia e gli uomini di un Castiglioni, di nobile casata e famigliare del Duca, invidioso e irato contro il favorito recente. Il Castiglioni, che s’era mosso per vendicare i suoi malconci, rimase ucciso da un colpo d’archibugio partito dalla casa del Meraviglia e il Duca, che dubitava si cominciasse a sospettare di lui e del Meraviglia, l’abbandonò. Il Meraviglia, arrestato, ebbe, dopo un processo sommario, mozza la testa. Ciò suscitò le ire di Francesco I che, offeso nella persona del proprio scudiere e rappresentante, sollevò incidenti diplomatici minacciando di ricorrere alle armi, e molti commenti e chiacchiere presso le Corti. Ne scrisse il Montaigne, se ne occupò l’Aretino in una satira, accusando apertamente il Duca d’aver abbandonato il Meraviglia per timore di Carlo V. Il fatto è diffusamente narrato e commentato dal Verri (Storia di Milano, tomo II, capitolo XXVI), e da Carlo Rosmini (Storia di Milano fino al 1535, tomo III). Marino Sanudo nei suoi Diari ricorda i Meraviglia e Alberto nei volumi XL, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, LI, LV, LVI, LVII, LVIII; Carlo Rosmini: La morte di Alberto Meraviglia (in Archivio Storico Lombardo, anni I, fascicolo III, settembre 1874, citato nella bibliografia alla Vita di Francesco II Sforza nel volume XV della Enciclopedia Italiana); Attilio Portioli: Altre notizie sulla morte di Alberto Meraviglia (in Archivio Storico Lombardo, anno II, fasc. I, marzo 1875); Ettore Verga: Pronostico satirico di Pietro Aretino, edito ed illustrato dal Luzio (dalla bibliografia del volume XIV, anno 1900, dall’Archivio Storico Lombardo); Damiano Muoni: Cenni genealogici sulla Famiglia Meraviglia Mantegazza (in Giornale araldico Genealogico, Fermo 1873); Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana (volume IV); Codici Trivulziani (dal numero 1815 al 1824, numero 1177); Montaigne: Essais (Livre premier, chapitre IX); Daniels: Storia di Francia (volume II, traduzione di Padre Berti); Robertson: La storia del Regno di Carlo V (tomo IV).

Così tragica vicenda in parte disperse il numeroso Casato. La tradizione, la quale vorrebbe che i figli dello sventurato Giovanni Alberto ottenessero protezione dalla Corte di Savoia, ispirò il patetico romanzo di Alessandro Dumas: Le page du Duc de Savoie.

Mentre uno dei rami riparò in Francia, assumendovi il nome di MERVEILLE, l’altro dei Meraviglia Crivelli si trapiantava a Vienna dove ancora nel 1847 si annoverava ANTON Graf VON MERAVIGLIA CRIVELLI, Gran Cerimoniere di Corte dell’Arciduca Ranieri il quale ebbe due figlia: la Principessa Hohenlohe Waldenburg Schillingfürst e la Contessa Von Stürgkh.

In Milano restò il ramo primogenito allora rappresentato da GIOVANNI sposo nel 1489 a Florida de’ Siccis dai quali discesero:

ANTONIO, sposo a Sofia de’ Terzaghi; GIOVANNI BATTISTA, nel 1588 sposo a Beatrice de’ Corti; LUIGI, sposo a Barbara Lampugnani; CARLO FRANCESCO, Dottore Collegiato, sposo nel 1681 ad Anna Cambiaga, LUIGI, marito di Francesca Radaella; ANGELO LUIGI, Vicario della pretura di Cremona 1716-17, Dottore Collegiato di Milano, Avvocato fiscale generale, Senatore, Presidente del Magistrato Ordinario e Straordinario, Consigliere intimo di Stato nel 1756, sposo a Costanza Mantegazza.

Angelo Luigi con istrumento 29 gennaio 1722 accettò il patto espresso di assumere il titolo di marchese ed il nome del Casato della Consorte, e pertanto il giorno 8 settembre 1724 prestò giuramento di fedeltà per il feudo di Liscate. (Vedi Meraviglia Mantegazza in Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana: vol. IV, pag. 564-565).

La famiglia MERAVIGLIA MANTEGAZZA è iscritta nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933 coi titoli di Marchese di Liscate (mpr.), Patrizio Milanese (m.), Trattamento di Don e Donna in persona di:

AQUILINO, di Giuseppe, di Luigi, n. a Milano 10 settembre 1857, † ivi 29 giugno 1928, spos. ivi 18 agosto 1890 con Maria Antonietta Bassi. Figli: LUIGI UBERTO, n. a Milano 30 nov. 1892, spos. a Cremona 23 maggio 1927 con Chiara Ferrari; Beatrice, n. a Milano 28 febbraio 1895, † 2 marzo 1917.

Figli di Luigi Uberto, non iscritti nell’El. Uff. Nob. Ital. 1933, ma dei quali è stata richiesta la regolare iscrizione alla Consulta Araldica: ALBERTO, nato a Milano il 13 novembre 1928; Emilia, nata ivi 7 dicembre 1930; PIETRO, n. ivi 19 febbraio 1935.

Fratello di Aquilino: SAULE, n. a Firenze 29 luglio 1871, spos. a Milano 8 gennaio 1912 con Anna Maria Bozzetti. Figlia, di Saule: Giulia, n. ivi 3 maggio 1913.

v. s. [Vittorio Spreti]


Vedi anche Meraviglia Mantegazza


Genealogia

Genealogia Meraviglia

Genealogia Meraviglia Mantegazza

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: D’oro a tre scaglioni d’azzurro. (Arch. Stato Milano, Codice Araldico, pag. 204).

CIMIERO: Una sirena tenente con le mani le estremità della sua doppia coda.

MOTTO: Nul bien sans peine.

Stemmi famiglia Meraviglia

Storia

Personaggi

Dimore

Milano

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-alberto-meraviglia_(Dizionario-Biografico)/

http://verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30374&action=M&tipo=2

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note