Palazzo Lupi in Antescolis (Bergamo)
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Gabriele Medolago, Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, pp. 167-168:
di Gabriele Medolago
Sorse in una zona di importanti ritrovamenti archeologici, di fronte al Monastero di Santa Maria di Rosate, nella vicinia di Antescolis, sull’altura corrispondente all’isolato circoscritto da via Rosate, piazzetta Terzi, piazza Rosate, un tempo occupata da case, e piazza Reginaldo Giuliani.
Il luogo era anticamente detto Monticello e presso di esso sorgeva la torre di Santa Maria, della quale furono ritrovate tracce prima della costruzione del Liceo Sarpi. Nei secoli bassomedioevali fu detto Grumello degli Adelasi, passò poi ai Suardi ed infine a Detesalvo Lupi, probabilmente per esproprio fatto dalla Serenissima [635]
Nell’estimo del 1427 non compare Detesalvo, mentre in quello del 1447 lo troviamo estimato per 40 lire e due taglie, ma non si capisce ove fosse situata la sua abitazione, data l’unione nel registro delle vicinie di San Salvatore, San Giovanni Evangelista d’Arena e Sant’Agata, come pure nel 1448 e nel 1451. In atti del 22 maggio e 24 luglio di quell’anno lo troviamo abitante di Antescolis. Si è ipotizzato che egli vi si sia trasferito in quel momento.
Il 9 gennaio 1459 è citata la sala della residenza di Detesalvo nella vicinia di Antescolis [641].
Sull’angolo nord-ovest di questo isolato si trovava la cosiddetta “casa vecchia”, pare la prima abitazione del condottiere, posta all’inizio dell’attuale piazza Rosate verso Santa Maria Maggiore e che ancor’oggi conserva evidenti tracce medioevali. Il Mazzi ritiene che questa sia stata la prima proprietà, poi ampliatasi con i beni confiscati ai Suardi sino a comprendere tutto l’isolato ed anche la sommità del rilievo, ove ai suoi tempi si trovava un orto. Di questa casa ci fornisce interessanti descrizioni la divisione del 16 aprile 1477 e successivamente abbiamo altre citazioni delle singole parti.
Il 30 gennaio 1738 con scrittura privata Cesare Lupi, padre del Canonico Mario, vendette ai fratelli marchesi Luigi e Gerolamo fu marchese Antonio Terzi una porzione del proprio orto posta nell’angolo dello stesso, annesso alle sue case, dirimpetto alla porta delle Monache di Rosate, cioè al piede dell’angolo orientale e due braccia (1.061828 metri) verso ovest. La porzione ceduta confinava ad est con la strada ed oltre in parte con la casa abitata dai romiti delle Monache di Rosate ed in parte con la casa dei compratori, ad ovest con il rimanente dell’orto di Cesare, a sud con la strada ed oltre con il convento di Rosate, a nord con la casa del conte cavalier Giovanni Giacomo fu conte Flaminio Tassi, affittata al Canonico e fratelli Besi. Testimoni e mediatori furono Cristoforo Vimercati Sozzi e Paolo Bresciani. Il rimanente dell’orto sarebbe stato chiuso con un muro diretto verso nord, parallelo a casa Terzi, che si trovava di fronte a quella del Lupi, lungo tutta l’estensione. La muraglia in pietra per sostenere il terrapieno dell’orto rimasto a Cesare sarebbe stata fatta a spese dei Terzi, ricollocandovi i pilastri che vi erano in quel momento e risistemando la scaletta dell’orto stesso se fosse stata danneggiata e la muraglia se si fosse rovinata. I Terzi avrebbero potuto fare una o più nicchie nella costruenda muraglia, visto che volevano demolire l’attuale ed asportare il terreno ed avrebbero potuto usare il materiale. Si obbligarono a non costruire mai in quella porzione di terreno, ma a lasciarla sempre ad uso di piazza. La scrittura venne consegnato al notaio Aurelio Terzi che il 1° febbraio, in una sala del palazzo di proprietà ed abitazione Terzi in vicinia di San Cassiano, redasse l’atto per il prezzo di 150 zecchini dei quali fu data ricevuta. Su progetto di Filippo Alessandri fu poi realizzata una nicchia che è quella ancor’oggi esistente in piazzetta Terzi.
Questo edificio nel 1761, quando era posseduto da Cesare, viene descritto come casa dominicale per propria abitazione con orto, dirimpetto a Santa Maria di Rosate, in vicinia di Antescolis, parrocchia di San Salvatore, confinante ad est, sud ed ovest con la strada, a nord con Carlo Lupi ed in parte con i conti Marco e Lanfranco fratelli Benaglio ed in parte con il conte Francesco fu Giacomo Tassis. Era affittata parzialmente al Canonico Giovanni Medolago.
Monsignor Lupi, dopo la morte del padre nel 1781, “fabbricò” questa sua casa di città facendo una nuova scala, chiudendo le logge ed abbellendo alcune stanze.
Il 30 aprile 1809 per petizione 918 venne accatastata ad Alberico e fratello Ricuperati.
L’ingegner Elia Fornoni (1847-1925) ricorda che la casa Lupi, ai suoi tempi casa Bazzini, da poco acquistata da alcune monache, si estendeva col suo giardino sulla sommità del colle. In una sala si vedeva ancora, o almeno vi si vedeva quando le monache l’avevano acquistata, lo stemma dei Lupi, scolpito su di un camino.
NOTE:
[635] Il Grumello degli Adelasi si trova citato sin dal 1263 in una descrizione delle vicinie cittadine (Statuto 1263 coll. 2, c. 100 in Statuto 1331 coll. 2 c. 48 (corr. 49); Mazzi “L’atto…” 8) ricalcata su quella del 1230 o 1231 (Mazzi “Lo statuto del 1263” 25 e seg.; Mazzi “L’atto…” 8). Descrizioni del 1263 e 1353 a partire da via Rosate all’estremità orientale della piazza, quasi in continuazione di via Mario Lupi procedendo verso ovest e verso S. Maria vi erano a margine della piazza le case di quelli di Crema passate agli eredi di Abiatico Abiatici, poi seguiva la casa di Federico di Caviate passata agli stessi eredi, cui teneva dietro la casa dei Rapazelti passata agli Adelasii che vi innalzarono una torre e con tutto il sovrastante gromo passò poi ai Suardi (Statuto 1331 2. 46 (47), 47 (48), Statuto 1353 16, 112, 123; Mazzi “I «Confines…” 339-340), ai quali apparteneva già nel 1308 (Un foglio inserito nella miscellanea Ronchetti “Documenti per…” cita un atto del not. Ruggero da Lallio del 1308 fatto nella vicinia di Antescolis super Gromulo dominorum de Suardis) e 1353 (Statuto 1353 coll. 16 c. 112; Mazzi “L’atto…” 8). Nello statuto del 1453 si trova: grumellum quondam illorum de Adelaxiis et quondam domini Amei de Suardis et modo magnifici domini Detesalvi de Lupis (Statuto 1453 coll. 7 c. 84; Mazzi “L’atto…” 8).
[641] In Civitate pergami In salla Residentie et habitationis Spectabili Millitis domini detessalvi de luppis de costa Civis Civitatis pergami sita In vicinia de anteschollis e poi Magnificus et Nobillis Millex dominus Detessalvus filius quondam domini Girardj de luppis de la costa vallis Brembane Civis Civitatis pergami et habitator In vicinia de anteschollis Qui professus fuit se etate vigintiquinque annorum et plurium, diede ricevuta di un pagamento di 100 ducati da atto del not. Lanfranco Maffeis (Not. Raffaele Rota imbrev. 1447-1458).