De alio, Lalio, Ayardi e Adelasio
di Gian Paolo Agliardi
Vedi anche Da leggenda a storia: la “Genealogia d’Astino” di Gian Paolo Agliardi
La famiglia dei Lallio non mantenne un’identità forte come quella dei Terzi e soprattutto dei Martinengo: si giunse così a uno smembramento che portò al germogliare delle famiglie Ayardi e Adelasio, presumibilmente derivate da nomi propri di importanti membri di una stessa famiglia . Il collegamento tra i nomi Lallio e Agliardi in Menant non risulta, ovviamente, anche perché esula dal tema. Fu invece evidenziato da antichi storici bergamaschi tra i quali il citato Donato Calvi, derivandolo presumibilmente da tradizioni orali e poi si sarebbe evidenziato solo verso fine XII sec.
I cognomi sia Lallio che Agliardi furono storpiati in vari modi (anche De Lay) e per i nostri antenati anche in tempi relativamente recenti. È anche facile confondere i Lallio capitani di con i Lallio provenienti da.
Si pone poi il problema del nesso tra i Lallio o del Alio con gli Ayardi poi Agliardi e gli Adelaxi poi Adelasio.
Cito alcuni documenti che sembrano convalidare i rapporti in seno a una comune discendenza dai Lallio.
• Il Camozzi, nello stemmario, dà per scontato l’abbinamento dei nomi Lallio e Agliardi. Vi sono anche evidenti analogie dei ciuffi d’aglio nei rispettivi stemmi. Per gli Adelasio l’analogia con i Lallio è solo formale.
• In un primo documento genealogico del 1175 risulta un Ayardi de capitani di Lallio; nei successivi, in ben sei è abbinato agli Adelaxi (Adelasio), in uno indicandoli addirittura come fratelli ; ciò agli inizi del 1200 e poi non più. A questo proposito è curioso notare come il Guerrini, analizzando lo strano nome dall’Alio che in un’altra versione era Dellalio , ne collegasse l’origine con Lallio o con Adelaide , quest’ultimo alquanto assonante con il nome Adelaxi. • un Alexander Ayardi dall’Aglio, teste in un atto dell’11 luglio 1193, di cui però risulta solo l’omonimia, ma non documenti che lo colleghino alla famiglia che allora o poco dopo era detta Ayardi de la Vinea de Verdello. • Ayardo doveva essere un nome proprio, diventato poi cognome, e compare come nome di un personaggio dei da Sovere nel 1275. Il nome dell’Allio, dal gran pettegolo Nassino (Brescia 1517), fu stranamente attributo come antico dei Martinengo, forse per spregio; comunque non può esserselo inventato . • La presenza di persone con questo nome nei dintorni di Mologno. Un Agliardi verso il 1200 era Abate nell’abbazia di Vall’Alta, abbastanza vicina a Mologno. Abbiamo poi un ser Aiardus, figlio di ser Lanfrancus Ayardi, che nel 1217 era console e gastaldo di Ardesio, dove essi gestivano miniere d’argento che erano già dei Gisalbertini e poi Martinengo, indi vescovili. Un Ayardo compare inoltre nella genealogia dei da Sovere nel 1275 . La famiglia Agliardi si spostò ben presto nei dintorni di Bergamo, in luoghi in precedenza dei Gisalbertini: Lurano, Levate e Comun Nuovo, con presenze patrimonialmente documentate, il che non risulta per Verdello e per Lallio, che però figurano invece citati in alcuni atti quasi come predicati. . La presenza di un Ayardus, Console di Giustizia di Bergamo nel 1175, testimonia presumibilmente una presenza in città, forse già allora necessaria e non da pochi giorni, per accedere a pubbliche cariche. Vi era stata evidentemente una diaspora anche verso Lovere e Sovere, dove ancor oggi abitano molti Agliardi, senza notizie di parentela con il ramo comitale. Risulta che il castello dei Celeri (sec. XII ca.) nella località Corti di Costa Volpino, sia entrato in possesso di famiglie Agliardi fin dal 1650 circa, ed è tuttora proprietà dei discendenti di quell’eventuale antichissimo ramo .
Sombreno, 30 maggio 2007 (Revisione gennaio 2008)