Gabriele Medolago. Biografia del Canonico Mario Lupo - Opere

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Lupi (Antescolis) 11a Mario (Canonico) De notis Chronologicis.jpg
Lupi (Antescolis) 11a Mario (Canonico) De Parochiis.jpg
Circolare del tipografo Antoine sul De Parochiis del Canonico Mario Lupi

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Vedi anche:

Parte 1ª Biografia del Canonico Mario Lupo

Parte 2ª Gli ultimi anni e la morte

Parte 3ª Incarichi e onori

Parte 4ª Incarichi vari

Parte 6ª Opere: la genealogia Suardi

Parte 7ª Genealogie e biografie

Parte 8ª Vita di Detesalvo Lupi

Parte 9ª Scritti vari

Parte 10ª Studi di storia bergamasca

Parte 11ª Epistolario

Parte 12ª Il Codex Diplomaticus

Parte 13ª Il Codex Diplomaticus, Critiche e onori

Parte 14ª Il Codex Diplomaticus, Secondo Volume


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, p. 244-248:


Componimenti poetici

Don Ronchetti ricorda come ai tempi degli studi nel Collegio mariano di Bergamo il Lupi avesse scritto alcuni componimenti.

Si conserva in Civica la fotografia di un sonetto a Lesbia Cidonia. Specola documenti 1231. Anche nella corrispondenza con l’amico dottor Quarenghi troviamo menzionato un epigramma encomiastico nel luglio 1790 ed un distico satirico composto quando era in Roma.

Filosofia e Teologia

Del Lupi ci rimangono anche manoscritti di filosofia e teologia:

Appunti di filosofia e teologia MMB 520, già Lambda IV, 2 (6), f. 456-470

Delle Dottrine De Filosofi Peripatetici circa li tempi di Cristo che anno raporto alla religione MMB 520, già Lambda IV, 2 (6), f. 433-447


Prefazioni e declamazioni

Si conservano i testi di alcune dissertazioni e prefazioni, ovverosia discorsi inaugurali, prolusioni.

Academiæ Capitolinæ Leges MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 49-50

Dissertazione Sopra il Suono detta Nell’Academia di Fisico Matematica che s’adunava in Campidoglio l’an. 1745 MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 51-64

Prefazione detta in un adunanza l’An: 1746 in lode della vita rustica MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 65-66

Prefazione Detta in un adunanza che si tenne nella sala del Pio luogo della Misericordia Presenti i Presidi di quello l’anno inanzi alla rinovazione dell’Accademia Cioè 1747 MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 91-92

Prefazione Detta l’Agosto dell’anno 1750 MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 93-.

Cicalata detta nel Academia degl’Eccitati di Berg.mo Il Venerdì Gnocolare Ultimo del Carnovale 1752 Il Tema dell’Academia era delle Varie Pazzie degl’Uomini MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 68-74. In essa parla delle follie di alcuni filosofi [1526].

Prefazione 31 Agosto 1755 MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 94-95. Tratta dello studio delle antichità medioevali.

Prefazione l’an: 1757 MMB 520, già Lambda IV, 2 (2), f. 96-97


Sulle sillabe lunghe e brevi

L’amico abate Don Giuseppe Rota, maestro nelle scuole della Magione, poi parroco di San Salvatore in Bergamo alta ed indi di Levate, gli presentò alcune affermazioni in materia di sillabe lunghe e brevi, chiedendogli di fare le sue controdeduzioni e, visto che esse gli sembrarono molto buone, lo pregò di metterle per iscritto, cosa che fece con il manoscritto cui Don Femi appose il titolo “Intorno alle antiche regole delle sillabe lunghe, e brevi”, conservato in Biblioteca civica MMB 520, già Lambda IV, 2 (3), f. 98-111 ed Addenda MMB 520, già Lambda IV, 2 (3), f. 112-129.


Il De notis chronologicis e la relativa polemica

Sino dai primi suoi anni il Lupi si sentì portato per gli studi di cronologia e vi si applicò proficuamente. Nel 1742, mentre studiava a Roma la storia ecclesiastica, fu colpito dalla questione degli anni di nascita e di morte di Cristo, iniziò quindi ricerche sull’argomento e stese alcune memorie. Nel 1743, quando fu aperta nel Collegio romano la scuola di storia ecclesiastica, professore della quale fu Padre Pietro Lazzari S.J., iniziò a frequentarla, si legò d’amicizia con lui e gli comunicò le proprie osservazioni sulla questione degli anni. Padre Lazzari lodò il suo ingegno e lo consigliò di continuare. Le osservazioni crebbero ed il maestro lo invitò a sistemarle in due dissertazioni alle quali egli si dedicò quell’anno ed il seguente, dato che, non essendo più alunno del Collegio, aveva più tempo per andare nelle biblioteche e dai letterati. Quando furono finite con l’assistenza del Lazzari furono fatte leggere ad altri dotti, giudicate degne di pubblicazione e date alle stampe.

Il volume è in 4° grande, 195x270 mm, di [4], 209 pagine, con frontespizio a due colori e vignetta al centro raffigurante lo stemma del pontefice sorretto da due angioletti. Reca il titolo: MARII LUPI | CANONICI BERGOMATIS | DE NOTIS CHRONOLOGICIS | ANNI MORTIS, ET NATIVITATIS | DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI | DISSERTATIONES DUÆ | ROMÆ, MDCCXLIV. | TYPIS, ET SUMPTIBUS HIERONIMI MAINARDI. SUPERIORUM FACULTATE. Ebbe l’imprimatur da monsignor Ferdinando Maria Rossi (1696-1775) arcivescovo di Tarso (1739-1751) vicesegretario, fu approvato il 6 agosto 1744 da Luca Nicola Recco ed il 27 da Giovanni Francesco Baldini C.R.S. dal Collegio Clementino ed ebbe l’imprimatur di Fra Luigi Nicola Ridosi O.P., maestro del Sacro Palazzo apostolico. Reca una dedicatoria al pontefice Benedetto XIV firmata dall’autore e comprende 2 dissertazioni, divise in 10 capitoli la prima ed in 9 la seconda. L’opera ebbe l’approvazione generale ed immediato successo, tanto che il libro venne esaurito in pochi giorni, benché ne fossero state stampate molte copie.

Quando il Lupi passò da Modena sulla via del ritorno a Bergamo ne donò copia al Muratori, che con lettera del 24 agosto 1745 lo ringraziò, dicendo di aver letto l’opera in villeggiatura, lodando come avesse trattato uno dei più scabrosi argomenti di ecclesiastica erudizione, encomiò l’opera ed il giudizio, si congratulò per i profitti fatti nella scuola di Roma e lo esortò a produrre ancora per onorare l’Italia.

Avendo il Giornale letterario di Firenze censurate e riprese alcune proposizioni di Don Giuseppe Rota sulle sillabe e brevi, questi rispose rintuzzandone la censura con un dotto opuscolo, nel quale nominava le persone che egli aveva consultato, fra le quali vi era anche il Lupi, che definiva noto per le sue dissertazioni cronologiche. Padre Zaccaria S.J., nel I tomo della sua “Storia letteraria d’Italia”, uscito nel 1750, relazionando sul lavoro dell’abate Rota, asserì che questi aveva sbagliato, dato che delle dissertazioni cronologiche, uscite a Roma nel 1744, come “sapeva tutta Roma”, era autore Padre Lazzari, che aveva accordato al Lupi suo alunno di stamparlo sotto il suo nome. Il Lupi, benché avesse documenti per confutare questa affermazione, si limitò a scrivere al dottor Lami di darne una solenne smentita e di coinvolgere Padre Lazzari. Il Lami con una lettera del 25 aprile 1750 da Firenze disse di aver riportato nelle sue Novelle letterarie di Firenze in parte la lettera del Lupi contro lo Zaccaria e gli chiese un’apologia formale. Padre Zaccaria riprese varie volte la sua affermazione, ma il Lupi, benché avesse già preparato per insistenza di un amico una dotta apologia e fosse sollecitato a darla alle stampe, non permise che fosse stampata neanche sotto il nome dell’amico che la voleva pubblicare e non diede a nessuno copia dei documenti che provavano come fossero andate le cose. Molti presero le sue difese ed in molte opere che uscirono fra il 1753 ed il 1760 venne sostenuta la sua causa da autori, non solo non da lui sollecitati, ma a lui del tutto sconosciuti ed a sua insaputa. Fra queste opere vi furono il Novellista Fiorentino, il Giornale Fiorentino, il Supplemento ai tre primi tomi della Storia Letteraria in Lucca 1735, le Osservazioni di Eusebio Eraniste, cioè Padre Patuzzi, tomo I, le Lettere di Agenore a Filarco, cioè del lettore Padre Miglioli O.P. stampate in Ferrara 1759, la Notomia di tutti i Tomi d’Istoria Letteraria del 1760 e le Lettere di ragguaglio di Rambaldo Norimene. Nelle lettere di Agenore a Filarco si fece un confronto del parere di Padre Lazzari intorno all’anno della natività e della morte di Cristo con quello del Lupi e si mostrarono tra loro del tutto diversi, confrontandoli anche con alcune Tesi cronologiche intitolate: De anno Christi natali ab orbe condito exercitatio chronologica ex prolegomenis Historiæ ecelesiasticæ habenda a Patribus societatis Jesu esposte nell’agosto 1755 nel Collegio Romano, opera di Padre Lazzari, benché non firmate. Questi in persona lealmente smentì la diceria, scrivendo personalmente al Lupi il 24 marzo 1757: Ella è il vero autore delle sopraccennate dissertazioni De notis chronologicis, e queste, sopra le quali io non’ho un immaginabile diritto, sono state falsissimamente a me attribuite. La lettera ebbe l’imprimatur per essere pubblicata fuori Roma in data 26 aprile 1758. Infine lo stesso Padre Zaccaria nel tomo XI della sua opera ritrattò l’affermazione e la questione si chiuse con la fine del 1760 [1534]. Nel 1761 l’abate Volpi ricordava l’erronea attribuzione, citando la ritrattazione dello Zaccaria e la lettera del Lazzari.

Il Lupi ebbe sempre l’attenzione per la cronologia, richiedeva note cronologiche di documenti soprattutto privati in varie città ad amici, come ad esempio al Tiraboschi ed al Mascheroni. Anche nella prefazione al Codex ricorda l’importanza della cronologia, anzi l’attenzione cronologica percorre tutta l’opera.

Fra i suoi manoscritti ne troviamo svariati attinenti alla cronologia, al “De notis chronologicis” ed alla polemica relativa:

Lettera sopra l’anno del Nascimento di Cristo scritta in Roma l’an: 1742, di 16 carte, conservato presso la Biblioteca civica di Bergamo MMB 731, già Lambda IV, 1 (3).

Dissertationis Pars Altera De Caracteristicis Anni Christi Natalitis, MMB 520 già Lambda IV, 2 (6), f. 345-365

Prima Dissertazione Sopra li testimonij degli Enrici che anno raporto a Cristo Detto nell’Academia di Storia Ecles.ca Presso M.e Erba In Roma l’an: 1744 MMB 520 già Lambda IV, 2 (6), f. 403-416 (copiata in MMB 520 già Lambda IV, 2 (6), f. 448-455 da altra mano)

'Seconda Dissertate sopra li testimonij degli Enrici che anno raporto a Cristo An: 1745 In Roma MMB 520 già Lambda IV, 2 (6), f. 417-432

Accurate Notizie di quanto concerne a cio, che l’autore della Storia Letteraria d’Italia a Varie riprese ha scritto contro il Sig.r Canonico Mario Lupo riguardo alle sue dissertazioni De Notis Chronologicis et Natalis DNJC Di Un Amico del Sig.r Canonico pienamente informato di questo Affare MMB 520, già Lambda IV, 2 (6), f. 366-399

Dal Libro Intitolato Notomia di tutti i Tomi della Storia Letteraria usciti fin ora alla luce che serve di proseguimento a due Tomi di suplemento dell’Anonimo Autore in Lucca 1760 MMB 520, già Lambda IV, 2 (6), f. 1760-402


Il De parochiis

Mentre stava lavorando alla stesura del prodromo al Codice nel 1775-1779 il Lupi decise d’inserirvi alcune dissertazioni sopra vari punti che sembravano richiederle. Una di esse era relativa alle pievi ed alle parrocchie prima dell’anno 1000.

Sollecitato da molti, stese una dissertazione a confutazione di un libro intitolato De’ parroci, nel quale questi venivano esaltati a danno dei Canonici, e che già era stato censurato per ordine di monsignor Redetti.

In seguito con un’altra lunga dissertazione che gli costò lungo studio e fatica, anche perché si opponeva alla comune opinione, iniziò a dimostrare che nelle città episcopali non vi erano state parrocchie prima del 1000, eccetto la cattedrale. Di questo lavoro di ricerca abbiamo memoria ad esempio in una lettera del 14 dicembre 1778 all’abate Tiraboschi nella quale gli chiese se nel “De Antiquitatibus Christianis” del Bingammo, si parlasse dell’origine delle parrocchie. Consigliato anche dai suoi amici, decise però di pubblicare a parte questa dissertazione ed un’altra sulla preminenza dei Canonici, e per un certo tempo rimasero incompiute. Nel 1785 sospese la stesura del secondo tomo del Codex e delle Memorie perché alcuni amici lo sollecitavano a rifare le dissertazioni delle parrocchie, alle quali aveva già accennato nel primo volume del Codex, e questo gli richiese nuove ricerche ed assidua applicazione per tutto l’anno a varie riprese causa le solite occupazioni e dovendo rispondere ad una quantità di lettere su argomenti che necessitavano di ricerche approfondite.

Ne derivò un’opera composta da tre dissertazioni latine. In una lettera del 1° giugno 1787 al Tiraboschi scrisse di aver quasi finita la terza ed ultima di esse e questi se ne rallegrò in una del 13 successivo. In quest’anno terminò di correggerle ed ampliarle, grazie anche all’aiuto di un “privato amico”, persona intelligente ed affezionata della cui opinione soleva fare gran conto, e di Padre Don Alessandro Barca, suo amico. Con codicillo al suo testamento steso il 20 settembre precisò che le dissertazioni dovevano essere stampate per prime, o la loro stampa portata a termine, e poi le altre opere.

L’opera venne approvata da P. F. Serafino Bonaldi, inquisitore generale del Sant’Uffizio di Bergamo, e da Andrea Querini, Zaccaria Vallareso e Francesco Pesaro, riformatori dello Studio di Padova, il 10 gennaio 1787, con la solita prescrizione della consegna di copie alle Biblioteche pubbliche di Venezia e Padova.

Ottenuta da Venezia l’approvazione, all’inizio del 1788 se ne cominciò la stampa nella tipografia di Vincenzo Antoine. In una lettera dell’11 febbraio al Tiraboschi il Lupi definì sciagurate le proprie dissertazioni sulle parrocchie che erano in mano dello stampatore, ma ne ignoriamo il motivo. Il 20 il Tiraboschi si rallegrò che si stessero stampando. Il Lupi fu a lungo impegnato nel rivedere e correggere le bozze, anche con l’assistenza del Ronchetti. Nel frattempo, nel 1787, il conte Luigi Mozzi Canonico della cattedrale pubblicò la sua “Storia delle rivoluzioni della Chiesa d’Utrecht”, nella quale volle onorare monsignor Lupi citando, anche se poco esattamente, una delle sue dissertazioni, non ancora pubblicate. Monsignor Bossi-Visconti, scrivendo contro quest’opera del Mozzi, in una lunga lettera stampata, intitolata Lettera nona Ultrajettina, confutò le dissertazioni senza averle viste. Il Mozzi ne donò un esemplare al Lupi, che ne fu più sorpreso che dispiaciuto. Successivamente il Bossi, dopo aver letto le dissertazioni, le lodò molto con alcuni suoi amici e venuto a Bergamo volle visitare monsignor Lupi ed averlo poi per amico.

L’opera ebbe il titolo: DE PAROCHIIS | ANTE ANNUM CHRISTI | MILLESIMUM | MARII LUPI | AB HONORARIO CUBICOLO | PII SEXTI | PONTIFICIS MAXIMI | ET BERGOMATIS ECCLESIÆ | PRIMICERII | DISSERTATIONES TRES. | BERGOMI MDCCLXXXVIII. | APUD VINCENTIUM ANTOINE | SUPERIORUM PERMISSU. Il volume in 4° grande di 203x270 mm, stampato su buona carta e con buoni caratteri, comprende [4], XIV, 424 pagine è decorato in alcuni esemplari da un’antiporta con il ritratto del Lupi disegnato da Pietro Roncalli ed inciso da Pietro Becceni. Nel frontespizio si trova una vignetta xilografica con la scritta Baptisterium Civitatis Bergomi. A pagina 424 si trova l’errata corrige. La stampa terminò nel settembre; il 18 di quel mese il Lupi scrisse al Tiraboschi che le dissertazioni erano state composte per entrare nel primo volume del codice e perciò ne erano come un’appendice e chiedendone un giudizio ed un ragguaglio nei fogli letterari. In una lettera allo stesso del 22 dicembre lo ringraziò per quanto faceva per la vendita dell’opera e, premendogli più la celebrità che l’interesse, diede facoltà di fissare il prezzo che avesse ritenuto opportuno, lasciando al libraio il 10% secondo il consueto, e di fare regali. A Bergamo si vendeva al prezzo di 8 paoli e mezzo, propose di venderlo a 9, viste le spese di trasporto e dogana. Propose anche di inserire un estratto della sua opera nel giornale di Modena. Il Tiraboschi in una lettera del 24 gli assicurò che lo avrebbe fatto ed il 31 gli scrisse che aveva ricevuto un’altra copia dell’opera e l’estratto, che gli era sembrato adatto ad essere pubblicato, aggiungendo qualche parola sui corepiscopi.

Il tipografo Antoine stampò una lettera, datata 30 agosto 1788, con la quale si illustrava l’appena edito volume e se ne narrava la genesi.

Appena terminata la stampa del volume il Lupi ne fece presentare una copia al pontefice accompagnandola con una riverente lettera, nella quale ribadiva che erano quasi un’appendice del primo tomo del codice. Il papa gradì il dono e l’opera ed il 14 gennaio 1789 ringraziò. Subito ne furono vendute moltissime copie e monsignor Lupi, oltre a regalarne diversi esemplari a vari Cardinali, Vescovi, Prelati e suoi amici letterati, ne mandò in dono a ciascuno dei Capitoli dello Stato veneto ed a molti altri dei più importanti d’Italia ed anzitutto al Capitolo della metropolitana di Milano. Tutti gradirono il dono ed egli ricevette moltissime lettere di ringraziamento. Ad esempio il 30 novembre 1788 i Canonici di Novara si congratularono ed egli rispose il 13 dicembre ed il 2 giugno 1789 Pietro Mazzonio segretario del primicerio e dei canonici della Collegiata di San Petronio di Bologna ringraziò per il dono trasmesso. Ebbe ringraziamenti e congratulazioni anche dall’abate Serassi il 28 febbraio 1789 e da Paolo Maria Locatelli il 10 novembre. L’opera fu generalmente applaudita dai dotti e lodata persino da coloro che erano “per partito tutti addetti ad esaltare i Parroci”. Il Tiraboschi in una lettera al Lupi del 18 febbraio 1789 disse di aver ricevuto dal Mozzi le 6 copie del volume delle Parrocchie e di averle vendute senza darle al libraio, riducendo il prezzo della percentuale del 10% dovuta a questi per renderne più agevole la vendita. Il Lupi gli rispose il 25 ringraziandolo e dicendo che se tutti avessero fatto così non ne sarebbero restate e che il prezzo fissato andava benissimo. Chiese copia del tometto nel quale sarebbe stato stampato l’articolo di recensione. In una successiva lettera dell’8 aprile il Tiraboschi comunicò che gli era stata chiesta un’altra copia e che forse gliene sarebbero state chieste altre e chiese l’invio di quattro. Il Lupi il 16 aprile ringraziò e disse di aver quel giorno inviato a Milano le copie, aggiungendo che gliene erano state chieste 10 per Lucca e la vendita andava bene, tranne che a Bergamo. Chiese l’articolo nel giornale letterario e nuovamente copia del tometto. Aggiunse di non esser molto contento di quanto pubblicato sul “foglio di Roma”. Con una lettera del 9 settembre il Tiraboschi comunicò che l’estratto dell’opera sulle parrocchie era in mano dello stampatore ed in parte già stampato, ma il giornale usciva lentamente e non sapeva quando si sarebbe stampato. Dell’opera si parlò nel Giornale ecclesiastico di Roma il 7 maggio 1789 numeri 34, 35 e 36; nel catalogo ragionato di libri nuovi volume X del maggio 1789, nel Giornale letterario di Pisa tomo 74, pagina 26; nel nuovo Giornale d’Italia N.° 59, nell’estratto della letteratura Europea N.° 16; nella continuazione delle Novelle letterarie di Milano, e nel Giornale di Giacomo Storti, in alcuni di Francia ed in varii altri.


NOTE

[1526] RonchBiogr 23. Stranamente dice che nei suoi scritti questa cicalata non si trovava più essendogli stata rubata. Egli pone anche la data 1762.

[1534] RonchBiogr 26-34. L’abate Volpi “Dell’identitià…” pag . XVI, scrivendo nel 1761, afferma che la Repubblica Letteraria era già ben informata e persuasa del suo valore data la sua pregevole opera De notis. Ribadisce che essa era stata attribuita per mancanza di notizie dall’autore della storia letteraria al P. Lazzeri, ma egli nel tomo 11 aveva disdetto l’affermazione e P. Lazzeri in una lettera al Lupi l’aveva smentita. La lettera si trova in “Autografi…”.