Gabriele Medolago. Biografia del Canonico Mario Lupo - Incarichi e onori

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Vedi anche:

Parte 1ª Biografia del Canonico Mario Lupo

Parte 2ª Gli ultimi anni e la morte

Parte 4ª Incarichi vari

Parte 5ª Opere

Parte 6ª Opere: la genealogia Suardi

Parte 7ª Genealogie e biografie

Parte 8ª Vita di Detesalvo Lupi

Parte 9ª Scritti vari

Parte 10ª Studi di storia bergamasca

Parte 11ª Epistolario

Parte 12ª Il Codex Diplomaticus

Parte 13ª Il Codex Diplomaticus, Critiche e onori

Parte 14ª Il Codex Diplomaticus, Secondo Volume



INCARICHI, ONORI ED OPERE

Mario Lupi fu una figura di rilievo all’interno della società bergamasca del suo tempo. Non solo ebbe incarichi ed onori all’interno della Chiesa bergamasca, al cui decoro ed alla difesa dei diritti della quale dedicò sempre grande attenzione, ma fu molto attivo anche nella vita culturale cittadina, italiana ed internazionale.

Fu altresì attivissimo ricercatore e scrittore e di lui ci rimangono numerose opere edite ed inedite, inoltre nell’espletare i suoi molteplici incarichi stese numerose relazioni che si conservano manoscritte.

Canonico (1743-1789) e Primicerio (1762-1789) della Cattedrale di Bergamo

Il 5 marzo 1743 il Capitolo della cattedrale di Bergamo, data la morte del conte Giulio Secco Suardo, canonico della classe sacerdotale e suo lontano cugino, spirato il giorno 2, e le opzioni di Martino Beltramelli, Giovanni Paolo Marenzi, Giacomo Benaglio e Francesco Cucchi coadiutore, a nome di Antonio Busca, e di Giulio Alessandri, elesse il Lupi Canonico con 24 voti favorevoli e 14 contrari, mentre l’altro proposto Antonio Alessandri ne ebbe 15 contro 23. Avuta notizia della nomina, egli ringraziò il Capitolo.

Il 16 da Roma, con atto autenticato dal notaio Marco Antonio Lotti, nominò suo procuratore per prendere possesso del canonicato il Canonico marchese Taddeo Rota (-1764) che il giorno 28 venne immesso nel possesso dal Canonico decano Defendente Olmo che gli impose il berretto sul capo, previo giuramento. Il Canonico conte Giacomo Rivola gli fece baciare l’altar maggiore in mezzo ed ai lati, aprire e chiudere la porta della sagrestia, suonare la campanella. Venne quindi accolto nel Capitolo e gli fu assegnato un posto nel coro. Pagò poi al Canonico Giovanni Antonio Medolago, deputato alla Fabbrica, le consuete 70 libbre.

Tornato da Roma il Lupi il 19 luglio 1745 fece la professione di Fede e confermò il giuramento fatto dal suo procuratore ed i Canonici decisero di ammetterlo alla residenza ed a lucrare delle quotidiane distribuzioni. Lo troviamo nelle riunioni del Capitolo a partire dal 27 dello stesso mese.

Il 18 marzo 1747, data la morte di Giacomo Alessandri, Canonico della classe sacerdotale e l’opzione di Giulio Alessandri, il Lupi optò per la prebenda di quest’ultimo.

Come gli altri Canonici, fece una dichiarazione il 20 giugno 1749 quando venne composta una controversia fra l’arcidiacono ed il primicerio.

Il 10 settembre 1754 dichiarò di voler optare per la prebenda del conte Canonico Giovanni Ambiveri. Il 14 aprile 1759 con 26 contro 12 voti venne eletto cantore, prendendo il posto del conte Canonico Giacomo Benaglio, succeduto a sua volta come primicerio all’Adelasio, morto il 9 aprile, e giurò subito, genuflesso davanti all’arcidiacono. Secondo gli statuti capitolari il cantore aveva diritto di successione al primicerio e veniva quasi ad essere un viceprimicerio.

Il 4 settembre 1762, alla morte del primicerio Giacomo Benaglio, spirato il 5 agosto precedente, il Lupi gli succedette e come cantore al suo posto venne eletto Giacomo Rivola.

Il 29 aprile 1763 i Canonici si portarono nel coro ed il Lupi venne ricevuto dal deputato Rota, si inginocchiò davanti all’arcidiacono, giurò toccando i Vangeli, baciò l’altar maggiore al centro ed ai lati, chiuse ed aprì la porta della sagrestia, suonò la campanella. Gli venne quindi assegnato il nuovo posto nel coro e versò al Canonico conte Giovanni Passi deputato alla Fabbrica le consuete 70 lire. Il Ronchetti dice che, senza che impiegasse alcun officio o protezione, gli fu conferito anche il canonicato vacante, la cui prebenda era posta in Brembate Sopra e che egli la migliorò molto costruendovi alcune stanze dominicali e riportando i beni, che erano quasi abbandonati, a buona coltura. Il 2 maggio successivo venne unanimemente confermato in tutti i suoi offici e deputazioni ed ammesso alla residenza come primicerio.

In alcune minute di lettere non datate, ma probabilmente del 1773 o poco lontane, manifestò la volontà di rinunziare al primicerato, per non venir meno ai doveri del ruolo, dati i suoi troppi impegni e gli incarichi datigli dal Capitolo. Era infatti contraddittore, deputato alla Fabbrica attuale e vecchia, sindaco dell’altare, ai beni di Stezzano, all’acqua Morlana, all’affare della Redecima, all’affare dell’unione dei Benefici capitolari. In un’altra lettera lamentò che alcuni avessero quasi sdegno contro l’officio di primicerio ed affermò di non aver fatto nulla che non avesse trovato negli scritti del Reverendissimo Can.co Adelasio di gloriosa memoria o che gli fosse stato suggerito dai capitolari. In un’altra ancora espose una raccolta di documenti, quasi tutti dell’Archivio capitolare, sui diritti e le “onorevolezze”.

L’11 marzo 1775 vennero eletti quattro deputati per valutare con lui, cui spettavano i riti in quanto primicerio, se conveniva far cantar Messa i giorni feriali dal mansionario e da altri sacerdoti. Il 12 giugno 1780 venne eletto viceprimicerio il Canonico Giuseppe Caleppio. Il 20 febbraio 1781 il Lupi optò per la prebenda del Canonico Giuseppe Lochis morto il 16 e per la sua optò il conte Gerolamo Berizzi. Essendo il 22 marzo 1784 morto Giuseppe Rovetta, Canonico subdiaconale, il 26 Mario Lupi optò per la sua prebenda, l’Agliardi per quella di Giulio Brembati non sacerdotale ed Alessandro Lupi per quella dell’Agliardi.

Il 6 settembre 1785 il Capitolo diede unanimemente il proprio assenso per la giubilazione del Lupi dopo 40 anni completi di servizio canonicale, non venendogli computati i due nei quali dopo la sua elezione si era trattenuto in Roma. Rimase tuttavia titolare dell’onore sino alla morte. Il 12 novembre 1789, dopo la sua morte, optò per la sua prebenda il conte Gerolamo Berizzi ed a quella di questi l’Agliardi, mentre a quest’ultima fu eletto Giuseppe Medolago.


Gli incarichi capitolari

Archivista della Cattedrale (1746-1789)

Il 4 luglio 1746 con 27 voti contro 7 il Lupi venne eletto deputato all’Archivio della cattedrale unitamente a Mario Albani che fu confermato, a Carlo Colleoni ed al Rovetta Canonico teologo. Questa elezione segnò l’ingresso ufficiale del Lupi nell’Archivio capitolare, che era fra i maggiori di Bergamo. Venne confermato il 5 luglio 1749 con 23-3 voti, furono poi eletti il Rovetta, il Colleoni e Taddeo Rota. Il 22 il Capitolo, su loro segnalazione, decise di fare sistemare alcuni libri consunti per vetustà con una spesa di 100 lire circa. Il 7 luglio 1755 il Lupi venne confermato con 22 contro 2 voti, con Taddeo Rota, Giovanni Girolamo Albani ed il Rovetta, il 14 luglio 1758 con 27 voti, insieme con Gerolamo Albani ed Antonio Passi. Anche il 20 luglio 1761 venne unanimemente confermato e furono eletti anche Antonio Passi, Gerolamo Albani e Taddeo Rota. Così pure il 19 luglio 1764 venne rieletto con 26 a 3 voti, con lui ci furono Francesco Bresciani, Francesco Ginammi e Francesco Cucchi. Il 20 luglio 1767 fu nuovamente confermato con 25-3, con il Gritti Morlacchi, Alessandro Manganoni ed il Cucchi.

Il 23 agosto 1768 gli archivisti riferirono nella riunione capitolare che era opportuno far trascrivere un antico codice manoscritto sui santi di Marco Antonio Benaglio ed altre antichità della cattedrale e di svariate chiese della città e diocesi che si trovavano nella Biblioteca dei Canonici regolari, cosa che si sarebbe potuta fare con circa 150 lire di spesa. All’unanimità il Capitolo acconsentì. Nel Codice il Lupi ricorda un manoscritto del Benaglio fornitogli dall’abate Trombelli.

Il 23 luglio 1770 il Lupi venne unanimemente rieletto archivista con il Gritti Morlacchi, anch’egli raccoglitore di memorie storiche, e Giovanni Antonio Colleoni, fu confermato il Cucchi. Il 22 luglio 1773 venne confermato all’unanimità con il Gritti Morlacchi ed il Colleoni. Il 22 luglio 1776 venne unanimemente rieletto con il Gritti Morlacchi ed il Rovetta. Il 22 luglio 1779 fu di nuovo confermato all’unanimità, furono eletti anche il Rovetta e l’Agliardi.

Il 2 agosto 1782 fu eletto deputato all’Archivio all’unanimità, unitamente all’Agliardi ed al conte Giuseppe Greppi. Il 29 luglio 1785 fu confermato con 29-0 e furono eletti l’Agliardi con 21-9, il Gritti Morlacchi ed il conte Greppi. Il 31 agosto 1787 venne unanimemente confermato l’Agliardi e fu rieletto il Lupi con 36-1, unitamente al Gritti Morlacchi.

Deputato per la Fabbrica

Il 29 dicembre 1745 venne eletto deputato alla Fabbrica nuova della Cattedrale, detta anche Fabbrica attuale, con 20 voti contro 11.

Il 26 dicembre 1753 fu eletto deputato per la Fabbrica vecchia con 21 a 12 ed il 26 dicembre 1754 venne unanimemente confermato.

Il 4 luglio 1755 con 18 a 9 venne eletto deputato per la casa canonicale, il 19 luglio 1764 per il fondo dell’antica chiesa, il 29 dicembre 1764, con 17-8 voti, per la Fabbrica nuova.

Il 26 dicembre 1770 venne eletto con 19-7 e 23-3 deputato per la Fabbrica vecchia ed il 26 dicembre 1771 fu confermato all’unanimità. Venne rieletto il 26 settembre 1772 con voti 20-4 e confermato unanimemente il 26 dicembre 1773. Fu poi nuovamente eletto l’11 dicembre 1779 con 17-8, confermato il 26 dicembre 1780 con 17-6, rieletto il 26 dicembre 1781 con 18-3, unanimemente confermato il 26 dicembre 1782 e rieletto il 26 dicembre 1783 con 19-7, unanimemente confermato il 26 dicembre 1784.

Deputato all’altare e per la realizzazione di arredi in Cattedrale

Il 29 dicembre 1759 venne eletto sindaco ovverosia deputato alla cura dell’altare della Cattedrale con 23 voti a 8, come pure il 29 dicembre 1767 con 13-9, il 29 dicembre 1769 con 23-2, il 5 gennaio 1773 con 11-9, il 29 dicembre 1774 con 20-14 e 19-15, il 30 dicembre 1776 con 14-7, il 30 dicembre 1783 con 16-12.

Il 26 dicembre 1757 venne eletto deputato per fare un capocielo sull’altare ed il 24 maggio 1760 con 24-4 voti per far fare un baldacchino serico.

Monsignor Andrea Zucchi, arciprete della cattedrale, ordinò un elegante calice d’oro ingioiellato per farne dono alla stessa, che però non fu finito. Con suo testamento dell’8 giugno 1760 lasciò sua erede la Compagnia di Gesù, ma senza nominare il calice. Morto lui il 26 settembre 1764, la successione ai Gesuiti non ebbe luogo per una sentenza della Quarantia e gli eredi pretesero anche il calice. Il 7 settembre 1766 il Lupi venne eletto dal Capitolo con 23-8 voti deputato per portarlo a termine. Ritornato in Patria da Venezia e Padova nel 1767 trovò un’accesa controversia intorno al calice ed il 3 luglio egli e gli altri deputati ebbero ampia facoltà per la lite con gli eredi fratelli Cedrelli. Il 10 gennaio 1769 ebbero ulteriori facoltà. Dopo varie trattative la causa fu affidata a due Cavalieri. Il Lupi, essendo allora deputato all’altare di Sant’Alessandro, stese una lunga allegazione comprovante una vera e reale donazione inter vivos, alla quale lavorò per due interi mesi, rintracciando gran quantità di leggi, testi d’autori e ragioni per sostenerla. Non volendo però uno degli arbitri smuoversi dal suo parere, l’affare fu accomodato con la corresponsione da parte del Capitolo della metà del valore del calice.

Deputato per i beni del Capitolo

Il 30 giugno 1746 venne eletto deputato per i beni di Seriate con 24 voti a 17 e per il campo di Val Sant’Alessandro e Bottanuco. Il 3 settembre 1749 recedette da deputato a Spirano. Il 4 luglio 1752 venne eletto deputato per Osio con 22-1. Il 4 luglio 1755 venne eletto deputato per i beni di Seriate con 19 voti contro 8. Il 20 luglio 1767 divenne deputato per Stezzano con voti 14-14 e poi 17-11. Il 30 dicembre venne eletto deputato per eleggere il fattore con 14-6. Il 23 luglio 1770 venne eletto deputato per i beni di Stezzano con 15-8 e così il 22 luglio 1773 con 19-5 quando fu unanimemente confermato per la roggia Morgola, incarico nel quale fu confermato anche il 22 luglio 1779.

Incaricato delle celebrazioni

Molto impegno il Lupi profuse anche nelle celebrazioni in cattedrale. La prima occasione fu la beatificazione del cardinal Gregorio Barbarigo, vescovo di Bergamo e di Padova per la quale il Capitolo era stato il primo a fare istanza presso la santa Sede perché fosse introdotta e per la quale aveva replicato le suppliche due volte.

Il 7 dicembre 1761 con 24 voti a 9 il Lupi venne eletto deputato dal Capitolo per trattare con il vescovo per le celebrazioni, unitamente al Canonico marchese Taddeo Rota. Il 29 marzo 1762 essi riferirono sui contatti avuti con il vescovo ed i deputati eletti dalla città. Anche il 14 aprile relazionarono sulla reliquia, l’effigie e le celebrazioni.

Il Capitolo volle solennizzare con ogni pompa l’avvenimento e ricevette dal doge 2˙000 ducati per rendere più splendida la celebrazione. Decise di realizzare anche opere durature ed in meno di tre mesi, grazie anche a generose oblazioni, in gran parte dei Canonici, con l’assistenza del Lupi furono realizzati ornati con eleganti stucchi nella volta del coro e della crociera, che con altri che già vi erano dal cornicione in giù furono riccamente indorati con oro finissimo, nel grande ovale e nelle vele della cupola furono dipinti affreschi dal celebre Carlo Innocenzo Carloni, i fratelli Galliari dipinsero il grande planisfero nel luogo della gran cupola, che ne rappresentava una come quella del disegno del cavalier Carlo Fontana della fine del XVII secolo. Nella prima cappella dal lato dell’Epistola nella navata di mezzo fu costruita una buona parte dell’altare in fine marmo simile ad alabastro, dedicato al nuovo Beato. Nelle altre cappelle gli altari furono tutti terminati con pittura in prospettiva, secondo il disegno con cui si andavano man mano terminando in marmo. Fu poi gran cura eseguita tutta la paratura. Nei giorni 20-22 agosto si celebrò un solenne Triduo nella cattedrale. Il Lupi persuase le Monache di Santa Grata, ove era badessa sua zia Vittoria Lupi, a far dorare la loro Chiesa, cosa che fu fatta sotto la sua direzione.

Ci sono rimaste registrazioni dei pagamenti da lui fatti per le opere in cattedrale.

Il 9 giugno 1763 il Lupi venne eletto deputato per l’esposizione dei corpi di Sant’Alessandro e dei suoi compagni con 22 voti a 9.

Dalla sua elezione a Canonico era nata in lui la devozione per i Santi Fermo, Rustico e Procolo; il 29 aprile 1765, subito dopo Pasqua, per primo propose e promosse in Capitolo la traslazione dei corpi dei tre santi, che unanimemente fu deliberata dai Canonici ed alla quale egli con altri fu deputato con 19 a 3 voti.

Il Capitolo decise di terminare la doratura della cattedrale, tutti gli stucchi della volta e le pitture ed affidò queste opere alla cura del Lupi e del conte Canonico Francesco Bressani, i quali assiduamente se ne occuparono l’intero autunno ed il dicembre di quell’anno e nel seguente, ottenendo anche abbondanti oblazioni dei Canonici. In meno di 8 mesi vennero terminati gli stucchi in tutta la volta e della navata di mezzo, che furono indorati con finissimo oro di veneto zecchino, insieme con quelli già esistenti. Il celebre pittore milanese Federico Ferrari dipinse i grandi quadri della volta. Dopo di questo, per far preparare le tante cose che occorrevano per la funzione, il Lupi fu occupato dalla mattina di buon’ora sino a sera per tutto il mese d’agosto, sino all’8 settembre, quando terminò la funzione, durata cinque giorni, che ebbe un ottimo successo, accompagnata da apparati e da illuminazioni, così che la città con i borghi formava una scena dipinta, ornata, luminosa, con musiche, processioni e gran concorso di forestieri ed affollamento di gente.

Contraddittore

Dopo essere stato nel 1762 nominato primicerio venne anche scelto come contradditore, ossia difensore capitolare. Lo troviamo in questo incarico dal 4 settembre 1772, sino alla morte, infatti, il 29 dicembre 1789 il Canonico Agliardi con 17-8 voti fu eletto contraddittore al suo posto.

Il 14 giugno 1775, dopo che erano state lette alcune lettere del conte monsignor Antonio Maria Ambiveri (1727-1782), vescovo di Aeropoli (1775-1782), si nominarono cinque deputati per esaminare quanto espostovi, unitamente al Lupi in quanto contraddittore ed essi il 23 riferirono.

In questo ruolo egli usò spesso la sua conoscenza degli archivi per trovare documenti a favore delle rivendicazioni del Capitolo e del clero bergamaschi nei confronti di Venezia.

Nel 1769, essendo già stata accordata ad alcuni Capitoli la collazione dei propri canonicati negli 8 mesi riservati, anche altri Capitoli volevano lo stesso, il Lupi, per il suo officio di contradditore, propose di ricorrere al doge, esponendo i privilegi del Capitolo. Se ne trattò in alcune riunioni capitolari, ma non si arrivò ad una decisione. Alcuni decisero di tentare un ricorso in proprio e perciò chiesero al Lupi di raccogliere dall’Archivio capitolare i documenti opportuni. Egli stese un’allegazione con annessi documenti e tenne carteggio con il Nunzio della città in Venezia, ma senza arrivare ad una decisione. Alla fine il Senato decise di sollecitare i Capitoli che non avevano fatto ricorso a produrre i loro titoli. Si trasmisero quindi a Venezia i documenti raccolti dal Lupi a nome del Capitolo e della Città e subito arrivò il rescritto concedente al Capitolo la facoltà di conferire i benefici in ogni tempo.

Mentre si trattava questa questione ne sorse un’altra per un decreto con cui venivano sottoposti tutti i beni ecclesiastici, nessuno escluso, alle gravezze dei sudditi veneti, maggiori di quelle dei laici.

Il 10 aprile 1769 su segnalazione del Lupi e del Canonico Francesco Cucchi si parlò di un “grave affare” che riguardava la Mensa capitolare ed entrambi vennero eletti con 21 voti a 8 per occuparsene. Avendo il Senato veneto il 28 gennaio di quell’anno decretato il nuovo estimo, il vescovo monsignor Redetti, per cercare di evitare, per quanto possibile, l’imposta che pesava soprattutto al Capitolo, i cui beni chiamati di Mensa erano sempre stati esenti e liberi da ogni peso, e conservare in parte o in tutto l’esenzione, con decreto del 15 aprile nominò alcuni difensori del clero fra i quali il Lupi [1419], che il 10 maggio relazionarono al Capitolo che decise di ricorrere, vista l’esenzione concessa dal doge il 20 luglio 1480. Il 26 con 28 voti a 12 il Lupi venne eletto per informarsi e riferire sulla questione, ma il 27 rinunziò. Di questo però il Lupi si occupò tutto quell’anno ed il seguente. Finalmente fu presentata in collegio una supplica, che fu rimessa al Magistrato delle Decime, ed egli dovette stendere informazioni e scritture; ma l’affare rimase in sospeso per un nuovo decreto, con il quale il Senato veneto stabilì che finché non fosse stata imposta la prima Decima non sarebbero stati ammessi ricorsi.

Un decreto veneto ordinò ai Canonici optanti le prebende di prendere di nuovo il possesso temporale e poiché, sebbene il Senato dichiarasse che la tassa doveva essere pagata solo sull’accrescimento della rendita, si continuava ad esigerla per intero, egli persuase il Capitolo a prendere posizione sulla questione, che fu a lui affidata il 29 dicembre, quando venne eletto con 23-2 voti uno dei due canonici deputati per sostenere la controversia unitamente agli altri Capitoli del dominio veneto, chiedendo l’esecuzione del decreto del Senato dell’11 marzo precedente.

Nel 1770 egli fece in modo di coinvolgere in questo gli altri Capitoli dello stato e riuscì a condurre la cosa in modo da ottenere, almeno per la maggior parte, di pagare solamente sopra il di più. Sopravvenne poi la proibizione per tutti coloro che conferivano benefizi semplici, fra i quali vi era anche il Capitolo, di farlo sino a nuovo ordine e si temeva si volesse destinarli ad altri usi. Egli fu dapprima promotore e poi venne eletto deputato per un’azione volta ad ottenere che i benefizi di ordinaria collazione capitolare fossero uniti alle prebende più modeste. Non avendo raggiunto questo scopo, essendo sul finire dell’anno vacati due benefizi, si diede da fare per ottenere che il Capitolo li potesse conferire. La cosa fu rinviata al seguente anno 1771, quando, grazie alla sua opera, arrivò finalmente un decreto del doge grazie al quale i benefici in quel momento vacati furono liberamente conferiti dal Capitolo.

Nel 1774 il Capitolo ebbe da Venezia alcuni riscontri, che davano speranza di ottenere l’esenzione fin allora goduta dalla Mensa capitolare dalle nuove imposte di Decime e campatico. Per questo affare il Lupi si dovette recare a Venezia dove rimase dall’inizio della Quaresima sino a Pasqua, ma poiché trovò impossibile risolvere in fretta la questione, trovò un patrocinante, che però non rientrava in Magistrato che a settembre. Il Lupi però, avendo rilevato che altri decreti simili a quello che si sperava di ottenere non erano stati eseguiti, decise di interrompere ogni azione e di risparmiare le spese.

Il 17 agosto i deputati relazionarono sulla lite.

Nel 1775, nonostante la sordità, dovette occuparsi di vari affari. Il più rilevante fu quello riguardante l’imposizione della Decima e campatico a tutto il Clero e Luoghi pii. Egli si diede molto da fare per far valere l’esenzione delle rendite capitolari per le quotidiane distribuzioni, ma non ebbe buon effetto. Riguardo poi alla causa dei Luoghi pii e del Clero di cui era difensore, grazie a lui si scoprirono vari indebiti aggravi sulle rendite, specialmente della foglia di gelso e sul lino e gravi errori nei conteggi. Quindi convocò più volte riunioni dei componenti del Clero e dei Presidenti dei Luoghi pii e tutti gli affidarono l’affare per il quale dovette scambiare continui carteggi con Venezia, dove giudicò bene che per tale questione venisse mandato un procuratore. Nell’anno seguente si concluse felicemente l’affare della tassazione della foglia, che era stata messa a 6 grossi il peso e fu ridotta ad 1 grosso, con per la provincia il vantaggio di 2˙000 ducati all’anno.

Si trovano numerose lettere speditegli soprattutto da Venezia da Pietro Tasca, Giuseppe Rigamonti, dal Canonico Nicolò Bianchini, da Benedetto Apostolo, dal cugino Abate Benaglio, da Benedetto Serenelli, Antonio Zeno e da altri su questa materia degli anni 1769-1775.

Nell’anno 1778, a seguito di un proclama approvato dal doge, la Città obbligò il Clero a pagare le gravezze civiche, che dopo l’imposizione della Decima non erano nei cinque anni precedenti state pagate, con l’aggiunta di altre, concedendo quattro mesi per il saldo. Il Lupi come difensore del Clero cominciò ad esaminare seriamente la questione, ma, non essendosi potuto riunire il Clero nei primi mesi del 1779, non si fece nulla e la Città non volle concedere tempo per far esaminare la cosa in Venezia ed ordinò l’esazione. Tuttavia, unitamente al priore dei parroci, anch’egli difensore del Clero, si diede da fare a Venezia, ma non si trovò modo da esimersi dalle nuove gravezze, nonostante l’approvazione del Senato, mentre per altre questioni e specialmente per la pena o capo soldo nella quale si diceva fossero incorsi i beni di mano morta per non aver pagato in tempo si venne grazie a lui ad una composizione vantaggiosa per il Clero. Di queste cose continuò ad occuparsi anche negli anni seguenti.

Ci restano alcuni suoi manoscritti relativi a queste controversie:

“Circa la Nuova Gravezza imposta al Clero intitolata Decima.” Il titolo ed il manoscritto non sono di suo pugno. MMB 520, già Lambda IV, 2 (5), f. 263-276.

Carte del Clero per Le gravezze da Pagarsi In Citta In Proposito dell’Acrescimento di lire 20000 all'anno MMB 520, già Lambda IV, 2 (5), f. 277-280 ed altro 281-302

Ci resta anche un foglio (due carte) per l’esenzione del Capitolo; contiene anche un Promemoria P il Capitolo della Cattedrale di Berg.°

Nei suoi documenti si trovano anche copie di decreti del 1768 e di suo pugno copia del decreto del 18 settembre 1771 in Pregadi.


Segue Parte 4ª Incarichi vari


NOTE

[1419] Essi erano: il prevosto Pietro Bresciani, i Can. Gio: Ant. Medolago e Mario Lupi, il co: Don Bernardo Regazzoni prevosto di Pignolo, Gio: Batt. Caseri parroco di S. Lorenzo in città, Don Rocco Ghilardi e Don Gius. Gavazzoli parroci porzionari di S. Aless. in Colonna, Gio: Batt. Agliardi prevosto e vicario foraneo di Almenno, Gaetano Perini prevosto di Ghisalba e Andrea Rondi prevosto di Calusco. “Miscellanea” 71; RonchBiogr 58